Destinazione Svezia 1: Stoccolma

8 10 2011

stortorget

Destinazione Svezia: cinque puntate, cinque racconti per condividere le nostre ultime vacanze estive. Da Stoccolma a Göteborg, poi su fino nell’estremo nord lappone, e poi di nuovo verso sud fino terminando con un paio di giorni sull’isola di Gotland.
Poi prometto e giuro che torno a cucinare.

by night

A Stoccolma c’ero già stato quattro anni fa, dimenticando la macchina fotografica a casa. Poco male, mi sono rifatto questa volta. La capitale svedese, scenograficamente adagiata sul Baltico, è stata la nostra destinazione iniziale e finale. Ci ha accolti con la pioggia e ci ha purtroppo anche salutati con la pioggia in questa strana estate fredda. Per dormire, abbiamo scelto una soluzione spartana ma ideale: la Kronprinsesse Märtha, nave ancorata sul Baltico che ospita il LogInn Hotel.

our hotel relax northern light royal lion

Inutile dire che mezza giornata è stata interamente dedicata alla visita di Gamla Stan, la città vecchia, il cuore medievale, storico e geografico di Stoccolma. Piazze medievali, chiese e palazzi rinascimentali e barocchi si inseguono lungo le sue stradine tortuose. La cosa migliore da fare è quella di perdersi nei suoi meandri.

lost in gamla stan

Chai latte con latte di soia da Chockladkoppen sulla scenografica Stortorget prima di proseguire verso Storkyrkan, la cattedrale di Stoccolma, il più antico edificio cittadino (risalente al 1306).
Segue pranzo (ripetuto poi anche l’ultimo giorno di permanenza svedese) da Hermitage, accogliente ristorante vegetariano con menù a buffet. E, dall’altro lato della strada, si può fare una pausa con panetteria e dolci vegani e macrobiotici da Naturbageriet (ce n’è anche un’altra in Rehnsgatan, a Södermalm, ma è solo d’asporto e non ci si può sedere).

bicycle arctic berry cake in church

Sospinti dalla pioggia ci rifugiamo nel pomeriggio nel Kungliga Slottet, il palazzo reale di fine Seicento con i suoi sfarzosi appartamenti di stato, la Skattkammaren (la tesoreria reale in cui sono custoditi corone, scettri e altri ori e argenti), la Slottskyrkan (Cappella Reale), le sculture romane di Gustavo III nel neoclassico Gustav III:s Antikmuseum e le fondamenta del vecchio palazzo reale medievale andato a fuoco nel 1697 al Museum Tre Kronor.

kungliga slottet

Durante la visita ai vari ambienti veniamo però sorpresi da un gran baccano e musica a palla provenienti dall’esterno. Ci eravamo scordati del Stockholm Pride, la parata LGBT più importante del Nordeuropa.

stockholm pride 2011_mosaic1

D’obbligo interrompere momentaneamente la visita a palazzo per immergersi nel bagno di folla e assistere alla sfilata di gruppi di ogni genere, dai medici ai pompieri, dalle infermiere alle ginnaste. Non poteva mancare anche il gruppo vegan antispecista.

stockholm pride 2011 mosaic 2

In serata ci dirigiamo verso Norrmalm, con il suo miscuglio di edifici neoclassici e contemporanei. Vaghiamo alla ricerca di un ristorante, e incappiamo nell’ottimo Malaysia, con una vasta scelta di piatti vegani e di carni di soia (ottimo il satay).
Il cuore della vita notturna è però a Södermalm, l’elegante quartiere dove gustiamo un breve accenno di movida nordica al Marie Laveau, elegante bar di design ricavato in una vecchia macelleria. Meglio i cocktail della carne, no?

marie laveau

Il giorno successivo viene dedicato, nonostante il maltempo, alla Versailles svedese, a Ekerö, nella contea di Stoccolma: Drottningholm.

drottningholm

Il palazzo, Drottningholms Slott, contemporaneo di Versailles e scenograficamente affacciato sul Lago Mälaren, è eccezionale. La visita guidata consente di ammirarne i magnifici interni, tra cui la barocca camera da letto reale della regina Hedvig Eleonora.

drottningholm park drottningholm park hercules

Altrettanto eccezionali i giardini, in cui si nascondono, ben celati, il Kina Slott, il sontuoso padiglione cinese fatto costruire da re Adolfo Federico per il compleanno della consorte Lovisa Ulrika nel 1753 (pare in una sola notte), e la particolarissima Tenda delle Guardie, che tenda non è, sempre di fine Settecento.

kina slott

Uniche delusioni sono state l’impossibilità di visitare lo Slottsteater, chiuso per un allestimento teatrale, e il ristorante del complesso, il Drottningholms Paviljongen, dove ho recuperato solo una misera insalata (nessun problema invece per i vegetariani – ovunque è possibile trovare un’opzione senza carne e pesce).

stockholm, people, dogs

A Stoccolma ci rientriamo a fine vacanza, per trascorrervi le ultime 24 ore. L’addio alla città lo diamo la sera prima di partire, con la cena da Lao Wai, caldamente consigliatomi da Vale e Ale (grazie! tack!), stracolmo all’inverosimile, in cui ci fiondiamo nonostante avessi chiamato per prenotare e mi fosse stato detto che non c’era posto. Con faccia da tolla tipicamente italica, ci presentiamo lo stesso, e riusciamo ad accaparrarci un posticino. La cucina è deliziosa, e la scelta dei tè cinesi ottima.

unknown lao wai waiting for green light

L’ultimo giorno è dedicato, complice un volo di rientro in tarda serata, allo shopping: dai grandi magazzi Åhléns per acquistare souvenir e dvd di film svedesi mai usciti in Italia, a PUB (quelli dove aveva lavorato Greta Garbo prima di diventare famosa) a caccia di regali e di capi eco-friendly di stilisti svedesi (come House of Dagmar), dallo splendido Chockladfabriken, paradiso del cioccolato (i lecca lecca di cioccolato fondente!), a Small Island, con la sua nutrita selezione di cioccolato dei migliori produttori europei, nonché caffè e spezie, a Duranis, minuscolo concept store in Gamla Stan, dove, cercando di non distruggere le tazzine di antiquariato pericolosamente in bilico su cataste di libri sistemati alla bell’e meglio su contenitori di tè Kusmi, ho cercato di difendermi dal solerte spirito commerciale della proprietaria, Linnéa, accanita personal shopper decisa a farmi diventare il suo miglior cliente. Per mia fortuna si è dovuta scontrare con il tetto massimo della mia carta di credito.

chocolate tea a bit of everything pepparkakorna chockladfabriken PUB böcker

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Genova

25 09 2011

sunday morning

Preferisco Genova a tutte le città che ho abitato. Mi ci sento perduto e familiare, piccolo e straniero. Ha una distesa di cupole, di monti calvi, di mare, di fumi, di neri fogliami, di tetti rosa e quella lanterna, così alta ed elegante, e meandri popolosi, labirinti affollati le cui viuzze salgono, scendono, si intersecano improvvisamente, sbucano sulla veduta del porto. Genova, una città piena di sorprese, di porte scolpite in marmo, ardesia, casse, formaggi, scale, biancheria al posto del cielo, cancellate, bizzarro dialetto dal suono nasale e irritante, dalle abbreviazioni strane. Vocaboli arabi o turchi. Mentre Firenze si contempla e Roma sogna e Venezia si lascia vedere, Genova si fa e rifà.” (Paul Valéry)

shots of genoa

È da un po’ che volevo scrivere di Genova, una città che a me piace moltissimo, a torto spesso un po’ negletta dai più. L’occasione è arrivata qualche tempo fa, quando ci siamo ritornati per assistere alla versione italiana di Cats. Con questa scusa ne abbiamo approfittato anche per visitare o rivisitare luoghi e monumenti della città.

shots of genoa 2

L’arrivo in treno da Torino è di sabato all’ora di pranzo. Ci incontriamo con un’amica e ci dirigiamo da Bliss, locale vegetariano non lontano dal centro storico. Il ristorante, d’ispirazione indiana, offre a pranzo un menù a prezzo fisso particolarmente saziante (con versione vegan). Sorrisi, cordialità, sapori ben calibrati. Da provare il vino analcolico. Ci vorrei tornare per cena, con un più interessante menù alla carta. *** IL LOCALE HA CHIUSO A NOVEMBRE 2011***

bliss, genoa

Il pomeriggio è dedicato a esplorare parte del notevole patrimonio architettonico della Genova ducale, costituito dai bellissimi Palazzi dei Rolli e le Strade Nuove, (nominate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco nel 2006), che culminano nella splendida Via Garibaldi, punto di separazione tra i quartieri medievali (e delle classi meno abbienti), e quelli rinascimentali. Gli edifici inseriti nella lista Unesco sono 42, ma in totale si tratta di oltre 130 residenze che coprono tutto l’esteso centro storico della città (il più vasto d’Europa). 

via garibaldi palazzo grimaldi doria tursi palazzo bianco

Bellissimi gli affreschi di Palazzo Angelo Giovanni Spinola (oggi sede di una banca), così come il cortile di Palazzo Grimaldi Doria Tursi, che custodisce uno dei violini di Niccolò Paganini (il “Cannone”).

genoa shots 3

Ma i più belli in assoluto sono Palazzo Rosso e Palazzo Bianco, con le loro splendide raccolte di pittura rinascimentale e barocca.

palazzo rosso from palazzo bianco

Da qui un salto nei caruggi medievali di Genova, con il trambusto tipico del sabato pomeriggio, tra negozi, genovesi intenti a fare la spesa, colori e odori. Degna di nota la fornitissima olioteca Le Gramole, dove poter trovare il meglio dell’artigianato alimentare ligure, tra cui oli, creme di olive, pasta (i croxetti sono da provare) e una strana, ma buonissima, confettura di olive taggiasche.

walking in via garibaldi saturday shopping stairs

Breve passaggio alla Locanda di Palazzo Cicala, bella residenza storica di fronte alla Cattedrale dove abbiamo pernottato, e spostamento poi in direzione Molo Nuovo per lo spettacolo (con cena veloce in un non memorabile ristorante giapponese).

La domenica mattina, dopo una colazione a base di focaccia (controllate che non abbia latte o strutto), rimaniamo in zona Porto Antico. Si comincia dalla Cattedrale di San Lorenzo, con la sua particolarissima facciata gotica a strisce bianche e nere, con all’interno la Cappella di San Giovanni Battista e il Museo del Tesoro.

cathedral, sunday morning candles prayer

Da qui ci aspetta una mostra di arte contemporanea a Palazzo Ducale, dal cui interno si intravede ancora meglio la Torre Grimaldina, prigione “politica” della Repubblica di Genova. Usciti poi su Piazza De Ferrari, è la volta di qualche scatto al Palazzo della Nuova Borsa, in stile Liberty, e al Teatro Carlo Felice.

Una visita a Genova non può non includere la Casa di Cristoforo Colombo, claustrofobico luogo di nascita del grande esploratore, con il contiguo Chiostro di Sant’Andrea e Porta Soprana, unico punto rimasto della cinta difensiva della città medievale.

political prison caruggi chiostro di sant'andrea

Dopo aver vagabondato per gli stretti caruggi tra via San Lorenzo e il Molo Vecchio, alla ricerca di un locale dove pranzare, ci fermiamo da I Tre Merli sul Porto Antico, dove gustare uno dei miei piatti preferiti, la farinata, abbondantemente cosparsa di rosmarino, calda e fragrante.

farinata narrow wine

Ultimo giro per il Porto Antico prima di riprendere il treno per rientrare a casa: il bel Palazzo San Giorgio cerca di mostrare le sue grazie nonostante la non felice sopraelevata che costeggia il molo, e Il Bigo di Renzo Piano ci permette di godere di un’ultima vista sui suggestivi tetti di Genova.

il bigo palazzo san giorgio piazza de ferrari genoa's roofs

Genova
gli indirizzi

Bliss  ***IL LOCALE HA CHIUSO A NOVEMBRE 2011***
Via Teodosia, 9r
Tel. 010 3106391

Cucina: vegetariana di ispirazione indiana –buona scelta vegan e crudista
Orari: lun-mer 12-15, gio-sab 12-15 e 19.30-22.30, dom chiuso
Prezzi: EUR 10 menù fisso a pranzo; EUR 30-35 a cena bevande incluse
Specialità vegan: frittatine di ceci; pritijaya; pasta ligure; lasagnette crudiste; falafel; tex willer (seitan con fagioli, patate e salsa barbecue); altri piatti variabili secondo stagionalità.

A pranzo propongono un thalis indiano a base di cereali, legumi e verdure. Porzioni abbondanti, opzione vegan. A cena anche piatti crudisti.

Le Gramole
Via dei Macelli di Soziglia, 69r
Tel. 010 2091686

Olioteca in cui perdersi. Oli extravergini liguri, olio di noce, creme di olive,
pasta ligure di grano duro e soprattutto la confettura di olive taggiasche.

I Tre Merli – Restaurant and Wine Bar
Porto Antico Palazzina Millo
Tel. 010 2465466

A parte la farinata (e le insalate), di vegan non c’è praticamente nulla.
Ma la farinata è semplicemente sublime.

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Praga

18 09 2011

prague perspective

Era da un po’ che volevo andarci. Almeno dal 1997. Per chi ancora non lo sapesse, ho una passione smodata per qualsiasi tipo di linguaggio umano. Se avessi tempo e risorse illimitate probabilmente me ne starei tutto il giorno a leggere e studiare qualsiasi lingua mi capiti a tiro. Al liceo e all’università, godendo di maggiore tempo libero, mi sono dedicato a gettare le basi di una quindicina di lingue diverse, senza molto filo logico per la verità. In alcuni casi si è trattato di relazioni durature che continuano ancora adesso (come nel caso del giapponese), in altri di brevi amori, passioni fugaci o semplici avventure. Una relazione che sembrava promettere bene è stata quella con il ceco. È stato durante il mio periodo slavo: il russo lo abbozzavo da autodidatta già dal liceo, il polacco era lì che mi tentava, e il ceco… Praga, i castelli boemi, le fiabe della tradizione centroeuropea, erano richiami culturali troppo forti per non interessarmi anche alla loro lingua. La relazione durò un anno, complice l’Associazione Italo-Ceca di Torino Doba, dove mi iscrissi al corso di lingua per principianti con risultati oserei anche dire soddisfacenti.

cards st vitus holiness a shop in prague

Dopo un anno di passione però l’amore svanì, non tanto per la lingua, sicuramente una delle più melodiose nella sfera slavofona, quanto a causa della mia maledetta Wanderlust, che mi portava a errare verso nuovi progetti e nuove infatuazioni. Col tempo per fortuna costanza e saggezza hanno pian piano preso il sopravvento (oltre a qualche pelo e capello bianco), e ora scelgo con molta cura le mie “compagne” di studio e di tempo libero, quest’ultimo purtroppo sempre troppo scarso.

i do

Comunque, a parte un piccolo kit di sopravvivenza a base di di Ahoj, Na shledanou, Děkuji e Mluvíte anglicky?, poco è rimasto purtroppo di quell’anno. Poco male, il proverbiale poliglottismo slavo si esplica in solitamente fluenti inglese e tedesco, con molti che abbozzano pure qualche frase nella lingua del sì.

dad riding afternoon walking changing the guard

Che dire di Praga? Si rischia effettivamente di essere banali, è un po’ come dover tessere le lodi di Firenze, Parigi, Roma o Venezia. Bella è bella, anzi è bellissima, senza dubbio una delle più magnifiche città del globo. E questo lo sanno anche le migliaia di turisti che abbiamo trovato in un inizio di agosto freddo e piovoso. Ma pazienza, si dribblano gli americani in pantaloncini e calze di spugna e i cinesi intenti a fotografare qualsiasi cosa (eh sì, in questo hanno preso dai giapponesi) sul Ponte Carlo, e ci si gode le viuzze acciottolate di Malá Strana con i praghesi che portano a spasso i loro cani sotto la pioggia o Hradčany di sera quando tutti si sono ormai rinchiusi nei loro alberghi. 

narrow maly buddha, prague night shadows

Den 1 (=Giorno 1)
Partenza sabato 30 luglio, volo easyJet Milano-Praga, in poco più di un’ora atterriamo e, affittata l’auto (ero con mia madre, poco propensa a perdersi fra metropolitana e mezzi pubblici) ci dirigiamo verso il Radisson Blu Alcron Hotel con i suoi interni art-deco originali. Albergo non economicissimo, ma selezionato per via di una superpromozione su booking.com, da consigliare per l’attenzione verso i vegan, dal latte e yogurt di soia a colazione, a tofu e piatti vegetali nel ristorante dell’albergo La Rotonde (ci abbiamo cenato una sera con poca voglia di uscire ancora causa pioggia battente). C’è anche da dire che a Praga essere vegan è davvero semplice, dato che di alternative se ne trovano un po’ ovunque.

maitrea, prague tofu in prague lehká hlava, prague

Il primo pomeriggio viene dedicato a uno dei grandi amori letterari di mia madre, un ebreo-praghese-di-madrelingua-tedesca (dai, è facile), quintessenza del crogiuolo di popoli della Praga di inizio Novecento. Il  Museo Franz Kafka (Muzeum Franzy Kafky) vanta un allestimento davvero eccezionale, valorizzato anche dalla scultura Proudy di David Černý di fronte all’ingresso (sì, quella di due uomini che urinano in un laghetto a forma di Repubblica Ceca… E il getto traccia famose citazioni della letteratura ceca), e dal bel negozio del museo sul lato opposto della piazzetta. Un breve sguardo a Malá Strana e poi cena da Maitrea, locale vegetariano in pieno centro, ambientazione orientaleggiante, richiami buddhisti, ricco menù di squisitezze. Da non perdere i piatti della tradizione ceca in versione cruelty-free.

k for... pissing malá strana

Den 2
Domenica piovigginosa a Praga. Ma forse è il tempo ideale per avventurarsi in Josefov, l’antica città ebraica nella città. Lunga coda per il biglietto d’ingresso al Museo Ebraico (Židovské Muzeum), comprensivo dell’ingresso a tutte le sinagoghe del quartiere. Si comincia dalla Sinagoga Pinkas (Pinkasova Synagóga), spoglio edificio del XVI secolo con riportati, su tutte le pareti interne, nomi e date di nascita e di morte dei quasi 80.000 ebrei cechi vittime del nazismo. Da qui si accede poi al Vecchio Cimitero Ebraico (Starý Židovský Hřbitov), con le centinaia di lapidi accavallate una sull’altra, perennemente all’ombra dei sambuchi.  La visita prosegue nella Sinagoga Klaus (Klauzová Synagóga) e nella Sala Cerimoniale (Obřadní Síň), con esposizioni riguardanti le cerimonie e le tradizioni ebraiche.

old jewish cemetery

Altra sinagoga è la Maisel (Maiselova Synagóga), con un’attenta ricostruzione del giudaismo ceco dal Medioevo al XIX secolo. Due passi di fronte al Municipio Ebraico (Židovská Radnice) con l’orologio dalle lancette che ruotano da destra a sinistra (come da tradizione ebraica) e l’affascinante Sinagoga Vecchio-Nuova (Staronová Synagóga), del Duecento, la più antica sinagoga europea ancora in funzione, nel cui sottotetto, secondo la leggenda, si troverebbe il corpo del Golem, il guardiano d’argilla creato dal Rabbino Löw. Non mi sono avventurato a cercarlo, dato che se ne trovano tanti altri in versione souvenir nei negozi delle varie sinagoghe.

anti-clockwise may the golems help you old-new synagogue

Cena a Hradčany, la collina di Praga, al Malý Buddha (Piccolo Buddha), sala da tè e ristorante asiatico con cucina thailandese, cinese e vietnamita ospitato in un antico palazzo barocco con soffitti a volta, candele e un enorme altare buddhista.

Den 3
Lunedì per fortuna soleggiato, interamente dedicato alla collina di Hradčany e al Castello di Praga (Pražský Hrad). Mentre ci dirigiamo dall’altro lato della Moldava, ecco apparire la Casa Danzante (Tančící Dům) di Frank Gehry e Vlado Milunić, dall’inconfondibile sagoma.

ginger & fred

Prima di entrare al Castello, sosta davanti  al Palazzo Černin (Černinský Palác), oggi sede Ministero degli Esteri, ma un tempo usato come quartier generale delle SS e poi scenario della defenestrazione “accidentale” di Jan Masaryk
Facendosi largo tra la folla riunita per il cambio della guardia, entriamo nel Castello, anche questo splendida città nella città, con le sue decine di luoghi da scoprire. In primis l’imponente Cattedrale di San Vito (Chrám sv Víta), gelosa custode dei gioielli della corona ceca, con la loro maledizione, l’enorme Monolite di Plečník in granito, l’Antico Palazzo Reale (Starý Královský Palác) e il bellissimo soffito gotico della Sala di Venceslao (Vladislavský Sál).

silver holiness granite gothic ceiling

Ecco poi la Basilica di San Giorgio (Bazilika sv Jiří), chiesa in realtà romanica ma ben mascherata da una facciata di stucchi crema e rossi, non prima di una doverosa sosta per una dissetante Pilsner Urquell. Segue shopping da Manufaktura, catena di negozi che propone il meglio dell’artigianato ceco in chiave ecologica e solidale. Dai giocattoli in legno, alle ceramiche, ai cosmetici non testati (certificati HCS), senza parabeni e quasi tutti vegan, con interessanti varianti quali quelli alla birra ceca.

mix of styles sewage blue

Da ultimo il pittoresco Vicolo d’Oro (Zlatá Ulička), le sue affascinanti casette colorate, la Torre Daliborka e un trdlo (manicotto di Boemia) caldo e inaspettatamente vegan. (attenzione, Stefania nei commenti qui sotto scrive giustamente di fare molta attenzione e di chiedere bene, perché potrebbero non solo contenere uova o latticini, ma anche lardo. Io ho chiesto tutto nello specifico e mi è stato detto che non c’erano ingredienti di origine animale…).

making trdlos 1 trdlo making trdlos 2

Prima di andare via, ultimo giro di acquisti al Hračky-Houpací Kůň, vera mecca di giocattoli tradizionali cechi  (bellissime le bamboline in legno). 

czech toys

Serata al Teatro degli Stati Generali (Stavovské Divadlo), interessante, più che per la qualità degli spettacoli (ci attendono alcune arie mozartiane da Le Nozze di Figaro, Die Zauberflöte e Die Entführung aus dem Serail), per i suoi splendidi interni originali che videro lo stesso Mozart dirigere la prima Don Giovanni nel 1787.

ready for opera mozart's soul back to the past

Den 4
Ultimo giorno utile per scoprire Praga. Tanti, troppi i luoghi ancora da vedere, i locali da provare, i negozi in cui andare. Ci accontentiamo di percorrere a piedi uno dei simboli della città, il Ponte Carlo (Karlův Most), storico collegamento tra Malá Strana e Staré Město, per poi dirigerci verso Piazza della Città Vecchia (Staroměstské Náměstí) e attendere lo spettacolo che le varie statuine dell’Orologio Astronomico (Staroměstský Orloj) compiono pazientemente da secoli ogni ora.

gate to the bridge the damned charles' bridge what's the time? ring the bell our lady of tyn

Non resta che perdersi nel labirinto di vicoli e passaggi coperti della Città Vecchia, rifocillarsi al Country Life (vedi sotto) e aspettare pazientemente che mia madre saltelli tra negozi vintage ed etnici, per poi rituffarsi in un ultimo bagno di folla. 
Le ultime ore praghesi ci conducono alla Sinagoga Spagnola (Španělská Synagóga), dagli elaborati interni moreschi e con una bellissima mostra sul giudaismo ceco nel XX secolo, e a alla statua dedicata a Kafka da Jaroslav Róna, proprio di fianco alla sinagoga.

vintage shopping kafka&kafka think pink

L’ultima cena praghese non può che essere da Lehká Hlava, locale vegetariano sempre affollato in cui è d’obbligo la prenotazione, soprattutto per cenare nella sala con il cielo stellato. Personale gentile, piatti eccezionali.

Den 5
La vacanza è conclusa, il tempo di chiudere le valigie, tornare in aeroporto e… Na shledanou Praho!

air balloon

COUNTRY LIFE
Nel dedalo di viuzze dietro Piazza della Città Vecchia si incontra questo locale (con annesso negozio di prodotti alimentari), che offre un buffet interamente vegetale ma, soprattutto, decisamente gustoso. Primo negozio-ristorante veg nella Praga postcomunista, Country Life ha anche altre filiali dislocate in città. La sede storica ha anche un piccolo dehors in un cortile seicentesco.

country life, prague

Dopo aver preso vassoio, piatto e posate, non resta che assecondare il proprio appetito in una vasta scelta che spazia dalle più classiche insalate, che si possono comporre a piacimento attingendo da contenitori di verdure crude e cotte, semi oleosi, cereali integrali e legumi, a interessanti hamburger di miglio o di grano saraceno, a sfiziosi involtini di pasta sfoglia con wurstel di soia, fino a un’ottima pizza di verdure e formaggio vegan.

country life, prague country life, prague country life, prague country life, prague

Buona anche la scelta dei dessert, in questo caso una torta di banane e vaniglia. Si paga a peso, si spende poco. Tutto bio, tutto vegan, tutto ottimo. Il problema è forse riuscire poi ad alzarsi da tavola.

country life, prague

Country Life – Melantrichova
Melantrichova 15
Praha
Metro: Můstek
Tel. +420 224 213 366

Cucina: vegan
Orari: lun-gio 9-20.30, ven 9-18, 11-20.30 dom
Prezzi: 200-350 CZK (da 8 a 14 EUR)
Piatti vegan: buffet di insalate, cereali integrali, legumi, burger di grano saraceno e di miglio, pizza, zucchine ripiene di soia, rotoli di sfoglia con wurstel; crostate, torte di cioccolato, banane, vaniglia.
Note: accessibile ai disabili.

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Pomeriggi d’arte a Torino

22 08 2011

sandretto re rebaudengo foundation

Rientrato da due giorni dalle vacanze estive, trascorse quest’anno tra Praga e la Svezia (ma saranno oggetto di futuri racconti), mi godo ancora per un po’ una Torino praticamente deserta sfruttandone la ricca offerta culturale che per fortuna non va in ferie.

È l’occasione giusta per rivisitare due centri importanti dell’arte contemporanea a Torino, localizzati in due zone residenziali della città molto caratteristiche.

gam galleria civica d'arte moderna e contemporanea

Il primo è la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, nell’elegante quartiere della Crocetta, ricchissima raccolta di opere dal XVIII secolo a oggi, recentemente ristrutturato e revisionato: l’esposizione, che un tempo seguiva un più tradizionale ordine cronologico, è stata ora suddivisa in aree tematiche che vengono cambiate con una certa regolarità. Sempre interessanti anche le mostre temporanee nel piano interrato. E poi ricorda un po’ il MoMA

Il secondo è la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, un essenziale parallelepipedo di cemento bianco, nel più popolare Borgo San Paolo. Lo spazio è davvero ideale per le splendide mostre di arte contemporanea che vi si tengono. Molto bello anche il caffè interno, Spazio.

fondazione sandretto re rebaudengo

Il pomeriggio d’arte si è poi degnamente concluso nel miglior ristorante indiano della città, Gandhi (vedi sotto).

rainy day royal armoury sorbets

Secondo pomeriggio, secondo breve giro, questa volta con i miei che non erano mai stati all’Armeria Reale, la nutrita collezione di armi, armature e vessilli storici di Casa Savoia, esposta nella splendida cornice della rinnovata Galleria Beaumont. A seguire, i sorbetti di A Meno 18, sul lato opposto di Piazza Castello rispetto al museo: nel mio caso, pera, uva fragola e mandarino tardivo di Ciaculli, piacevole e dolcissimo.

gandhi, turin

GANDHI
A detta di molti critici gastronomici e riviste di settore il miglior ristorante indiano di Torino, effettivamente è anche uno dei miei preferiti, grazie soprattutto al calibrato uso delle spezie, che non coprono i piatti ma li esaltano in maniera perfetta, e alla correttezza delle porzioni, oltre a un sapiente utilizzo delle materie prime con piatti che non danno mai quello spiacevole effetto di pesantezza tipico di altri posti.
Ristorante elegante nei toni del rosso, del marrone e dell’ocra, con quadri di dignitari indiani e statue di divinità sparse un po’ ovunque. I lampadari colorati conferiscono ulteriore fascino all’ambientazione, calda e accogliente d’inverno, piacevole d’estate. I camerieri indossano abiti tradizionali, sono gentili anche se a volte un po’ confusionari. Pazienza, si passa oltre per gustare i loro piatti.

gandhi, turin

Il Gandhi propone una serie di menù fissi, tra cui tre vegetariani (di cui uno ayurvedico), oltre alla carta. Nessuno di questi è però totalmente vegan, e conviene quindi scegliere dal menù e sincerarsi che non sia stato utilizzato ghee nelle cotture. Io ormai sono avvezzo a ordinare un mio personalissimo menù da cui non riesco proprio a discostarmi: un antipasto di pakora di verdure davvero perfetto, senza alcuna nota grassa; il curry di ceci, speziato al punto giusto e accompagnato da riso basmati; e per finire il sorbetto al mango, non troppo dolce e ben equilibrato. Il tutto accompagnato da birra e tè indiani (ma si può optare anche per il vino delle Nandi Hills).

Gandhi
Corso Regio Parco 24
Torino
Tel. 011 2470643
Google Maps

Cucina: indiana, con piatti vegan
Orari: lun-dom 19.30-24
Prezzi: EUR 25-30 per tre portate e bevande
Piatti vegan: pakora di verdure; riso basmati con verdure; dhal di lenticchie; curry di ceci; curry di lenticchie e fagioli neri; verdure miste in salsa di pomodoro; sorbetti.
Note: accessibile ai disabili.

Se ti è piaciuto l’articolo, vedi anche 48 ore d’inverno a Torino.

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Tokyo, sakura, e fucha-ryori

26 06 2011

red aprons

Il mio personale omaggio al Giappone dopo gli eventi di marzo si è fatto un po’ aspettare, ma è giunto il momento di presentare una Tokyo primaverile ricca dei luoghi che amo di più, con qualche consiglio per viverne le sue le mille sfaccettature in un tropo breve fine settimana.

lamps 2 lamps waiting think pink

Dopo la Kyoto autunnale, ecco una Tokyo primaverile, tra luoghi dell’anima e del palato, durante i festeggiamenti dell’Hinamatsuri e con l’aspettativa della fioritura dei ciliegi (sakura). E con un occhio particolare alla cucina shōjin-ryōri, la tradizionale arte culinaria vegana del buddismo zen. Brevi note di viaggio e piccoli suggerimenti.

    bon, tokyo

  • La migliore shōjin-ryōri (cucina vegetariana buddhista) della capitale nelle stanze di Bon, di cui parlo meglio in basso.

109 building

  • Un giro al 109 Building a Shibuya, dove vedere tutte le ultimissime nippo-tendenze che solo in minima parte arriveranno anche in Europa. E poi è impareggiabile osservare la ressa di kogyaru che vi si accalca…

ginza

  • Ginza, la corrispettiva giapponese della Fifth Avenue newyorchese, con quel suo aspetto sofisticato e un po’ snob, dove trascorrere qualche ora per negozi e gallerie d’arte.

    buddha

  • Asakusa, il cuore della vecchia Shitamachi, con lo splendido Sensō-ji, e il suo grande incensiere il cui fumo garantisce buona salute.

    inori incense incense inori2

  • La cucina macrobiotica inventiva del Brown Rice Cafe.

    brown rice cafe, tokyo

    kappabashi-dori

  • Kappabashi-dōri, il paradiso dell’attrezzistica da cucina, con i suoi negozi specializzati nel rifornire i ristoranti.

    cafe eight, tokyo

  • Le squisite del miglior ristorante vegan della città, il Cafe Eight.

    kanro shichifukujin, tokyo

  • La pasticceria giapponese e i piattini macrobiotici del pittoresco Kanro Shichifukujin.

bon, tokyo

BON

bon, tokyo

Bon, ristorante in attività da più di cinquant’anni, offre il meglio della cucina fucha-ryōri, la versione cinese della cucina dei templi buddisti. Il locale, in una piccola via vicino al tempio Saitoku, è una splendida oasi di pace e rilassatezza. Si viene accolti con un sorriso (la prenotazione è d’obbligo in locali come questo), si lasciano le scarpe all’ingresso e si viene condotti in stanze private in stile giapponese. La porta scorrevole viene chiusa, e in silenzio si potrà apprezzare la decorazione del tokonoma e il piccolo giardino interno.

bon, tokyo

Si inizia con una tazza di tè, che varia a seconda delle stagioni, e si termina con il tè, con lo scopo di portare amicizia e pace fra i commensali. Il cibo è stagionale, e i piatti riflettono il susseguirsi delle stagioni, com’è d’uopo nella cucina zen.

bon, tokyo

Dopo il tè di fiori di ciliegio e dopo aver ordinato il mio amato umeshu (vino di prugne) e il tè kukicha che accompagneranno il pasto, inizia la successione delle varie portate, servite con cura e diligenza dai camerieri in kimono. Le portate seguono un ordine prestabilito.

bon, tokyo

Si inizia con lo shao ping (o shosai), l’antipasto freddo, costituito da verdure di stagione intagliate e fettine di seitan…

bon, tokyo bon, tokyo bon, tokyo

per poi procedere con crema di riso e tofu al miso.

bon, tokyo

A seguire lo shunkan, una presentazione decorativa di vegetali cotti, in questo caso a richiamare il rosa della primavera.

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È poi la volta dell’unpen, una zuppa densa di derivazione cinese che riprende antiche ricette del XVII secolo, a base di radici e funghi primaverili.

bon, tokyo

Dopo il tepore della zuppa, è la volta di ritornare a un piatto freddo, l’otsukuri, ovvero verdure presentate a sashimi, quindi fredde e tagliate in maniera sottilissima.

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Segue l’onsai, la ciotola di calde verdure bollite e accompagnate da una stupenda salsina di miso bianco.

bon, tokyo

Non può poi mancare uno dei miei piatti preferiti della cucina zen, uno dei classici della fucha-ryōri, ovvero l’anguilla vegetale, sapientemente realizzata con sottili strati di yuba e alga nori e grigliata sapientemente in modo da renderla tenera e saporita.

bon, tokyo

Altro classico immancabile è il mafu, il tofu di sesamo servito bello gelido, dal sapore inconfondibile e dalla consistenza deliziosa.

bon, tokyo

A seguire il delicatissimo yuji, il tempura di verdura lieve come una nuvola. Tra gli ingredienti, anche l’apice della piantina di riso con i suoi chicchi, sapientemente impastellati e fritti con il gambo (si mangia tutto!).

bon, tokyo

È l’ora di cambiare tè, un classico sencha giapponese per ripulire il palato dal fritto dello yuji.

bon, tokyo

Il pasto sta ormai per concludersi. Immancabili messaggere della fine del viaggio gastronomico, le tre ciotole contenenti zuppa di miso, riso al vapore e tsukemono (verdure fermentate) vengono servite in contemporanea.

bon, tokyo

Da ultimo il suigo, il piattino di frutta e kanten che conclude questa avventura del palato.

Bon
1-2-11, Ryusen
Taito-ku
Tōkyō
Tel. +81-3-3872-375
Metro: Iriya
Google Maps

Cucina: fucha-ryōri (cucina buddista zen vegan, d’ispirazione cinese)
Orari: lun-mar-gio-ven 12-15 (ultimo ordine 13.30); sab 12-21 (ultimo ordine 19); dom 12-20 (ultimo ordine 18), chiuso il mercoledì.
Prezzi: menù da JPY 6000 (EUR 41) a JPY 10.000 (EUR 82).
Altri commenti: Happy Cow

Per leggere altro su Tokyo, clicca qui.

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Tibits

5 02 2011

tibits, zurich

Un buon indirizzo dove andare a pranzare o a cenare a Zurigo è Tibits, locale vegetariano aperto a pranzo e cena dal servizio veloce e che propone interessanti proposte. Centralissimo, localizzato dietro il Teatro dell’Opera, è anche a due passi dal lungolago.

tibits, zurich tibits, zurich tibits, zurich tibits, zurich

Fratello minore dello storicissimo Hiltl (a quanto pare il primissimo ristorante vegetariano d’Europa ancora in funzione, inaugurato nel 1898), e con gemelli a Londra e in altre città svizzere, Tibits vede ha il suo punto forte nel ricco menù a buffet disposto su un ampio tavolo centrale, con numerosissime opzioni vegane: dal tabulè alla caprese con pomodoro e tofu marinato, dai pakora indiani alle crocchette, dalle insalate ai piatti di legumi.  Ottimi anche i sandwich e soprattutto i centrifugati di frutta e verdura.

Il prezzo è dato dal peso di quanto si è preso, ma i costi sono comunque contenuti, ed è possibile mangiare anche nel dehors esterno quando il clima si fa più mite.
Unico neo il fatto di non aver potuto scattare molte foto, dato che sono stato redarguito da uno dei camerieri. A quanto pare la privacy in Svizzera è questione basilare!

tibits, zurich

 

Tibits
Seefeldstrasse 2
8008 Zürich
Tel. +41 (0)44 260 22 32
Google Maps

Cucina: vegetariana, vegana
- carne/pesce: no
- latticini:
- uova:
Orari: lun-ven 06.30-24.00, sab 08.00-24.00, dom 09.00-24.00
Prezzi: CHF 4,50 (EUR 3,16) per 100g di cibo al buffet; CHF 7,50 (EUR 5,80) le zuppe; CHF 7,80 (EUR 6) i sandwich
Piatti vegan: cuscus, insalate di legumi e cereali, caprese di tofu, pakora indiani.
Note: non accettano carte di credito; accessibile ai disabili
Altre recensioni: Happy Cow

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48 ore, d’inverno, a Torino

16 01 2011

water

Mi è stato più volte chiesto, sia nei commenti che in privato, di scrivere una guida sulla mia città. Impresa assolutamente non facile, dato che presuppone una nuova visione di luoghi in cui passo tutti i giorni. L’idea che mi è venuta in mente è stata quindi quella di presentare alcuni classici imperdibili insieme a proposte più particolari o meno note. La scelta è inoltre stata circoscritta a luoghi affrontabili durante un fine settimana invernale, stagione in cui la città rende meglio al chiuso che all’aperto, avendo un clima piuttosto rigido (ecco perché tutti ‘sti musei e caffè!). Mi sono quindi concesso, per tre fine settimana, di vivere Torino nell’inconsueto ruolo di viaggiatore ed esploratore, ed è stato piuttosto divertente viverla con occhi nuovi. Non mi resta che augurarvi buon viaggio!

lights in the night

CULTURA

  • Non può mancare, in un giro a Torino, la visita al suo monumento-feticcio, la Mole Antonelliana, folle creazione di Alessandro Antonelli (sarebbe dovuta divenire la sinagoga della città, ma l’architetto si fece prendere un po’ la mano), sede dell’altrettanto stupefacente Museo Nazionale del Cinema, un meraviglioso viaggio multimediale alla scoperta della settima arte. Da non perdere inoltre l’ascesa con l’ascensore di vetro che vi catapulterà in meno di un minuto a 85 metri d’altezza, per una visione a tutto tondo della città.

symbol

  • Altra tappa obbligata è il Museo Egizio, con la più importante collezione sull’Antico Egitto dopo quello del Cairo. Lo statuario illuminato allestito da Dante Ferretti è da brividi.

sphynx sekhmet ramses an imperial embrace

  • L’austero Palazzo Reale, tanto severo all’esterno, quanto sfarzoso all’interno: la visita a entrambi i piani è altamente consigliata. E poi potete essere trattati da re al Caffè Reale, nella Regia Frutteria, circondati da antiche stoviglie savoiarde.

a whiter shade of pale

double-face palace

  • Il neonato MAO – Museo d’Arte Orientale, nel bellissimo Palazzo Mazzonis, è un elegante percorso storico e artistico attraverso tutta l’Asia. Sicuramente il mio museo preferito.

visions

ENOGASTRONOMIA

  • Baudracco è una delle gastronomie più rinomate della città: polenta, verdure e pere Martin Sec al forno tra i piatti già pronti adatti per chi è vegan. E poi ci trovate le birre aromatizzate della Mort Subite.
  • Un salto da Terre Di, cooperativa sociale nell’elegante quartiere di Cit Turin, con molti prodotti selezionati da piccoli produttori bio piemontesi, dall’orzo alla nocciola gentile delle Langhe, così come al punto vendita in città della cooperativa agricola Il Frutto Permesso, con un’ampia scelta di prodotti ortofrutticoli e conserve bio (magari mi ci beccate pure a far la spesa!).

chestnuts

  • Fate incetta di spezie rare e di ogni tipo all’Antica Erboristeria della Consolata. Sembra di tornare indietro di duecento anni, con tutte le erbe e le spezie conservate in vasi di vetro un po’ impolverati disposti su pareti interamente in legno.
  • Piemonte, terra di vini. E uno dei migliori posti dove degustare e acquistare qualche bottiglia è l’Enoteca Parola, in pieno centro storico. Nelle vicinanze consiglio inoltre il piccolo negozio di specialità gastronomiche Gusti e Sapori Antichi, con tante piccole gemme culinarie molto interessanti (i croxetti liguri, tanto per indicarne una).

    choco-holic

  • Se vi trovate in città il quarto sabato del mese, non perdete Oltremercato, in Piazza Palazzo di Città. Magari riuscite a trovare le patate nere (o viola).

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RISTORANTI

  • Per un pasto veloce, mentre siete in giro, consiglio il Brek di Piazza Solferino, con le sue sale tematiche, arredate in ambientazioni diverse, dal teatro alla biblioteca, dall’atelier del pittore al giardino (v. in basso). Un altro si trova in Piazza Carlo Felice, davanti alla stazione di Porta Nuova, ma meno particolare nell’ambientazione.
  • Uno dei migliori ristoranti indiani della città, Gandhi propone una cucina interessante con i grandi classici della penisola. Numerose le opzioni vegan.
  • Per una pizza di qualità, magari dopo la visita al Museo Egizio, si può andare in uno dei locali di Piero Chiambretti, come lo Sfashion Café.

    veggie pakora grissini vino

  • Voglia di sushi vegetariano e zuppa di miso, magari accompagnati da una birra giapponese o da un umeshu? Japs è quello che fa al caso vostro.
  • Una delle migliori gastronomie vegetariane della città è il simpatico Oh! Mio Bio, con annesso mini-shop, aperto a pranzo e il venerdì e sabato sera. Davvero bravi e gentili, ve lo consiglio caldamente. Inoltre organizzano anche un bel po’ di eventi sempre molto interessanti.
  • Un piatto fumante di pasta e fagioli, accompagnati da un vino corposo delle Langhe e splendidi antipasti di verdure li trovate da Enò, una vineria perennemente affollata nel multietnico quartiere di San Salvario. E poi interessanti cocktail e un’ampia selezione di cioccolato modicano. E infine, ma solo a pranzo, dal lunedì al sabato, monopiatto macrobiotico-vegano.

    the color purple candles candies

  • Per concludere, un bel ristorante per incalliti viaggiatori: Kipling, con la sua ambientazione etnica e alcune proposte adatte anche a chi è vegan (il loro guacamole è splendido).

pastiglie leone

SHOPPING

  • Un giro il sabato mattina al Balôn, lo storico mercato delle pulci della città, nel suggestivo quartiere di Borgo Dora, con bancarelle di robivecchi e antiquari.

flea market

  • Se proprio volete fare un salto in un centro commerciale, provate il Parco Commerciale Dora, con le sue interessanti architetture post-industriali. Meglio ancora l’Iperbiobottega, uno dei più grandi supermercati del biologico d’Europa, dove troverete di tutto, dalle scarpe vegan (da Govinda) al mopur. E ci si può rifocillare all’interno, nella Gastronomia Pane e Luna, con un’ampia scelta di piatti 100% vegetali.

    contemporary architectures

  • Un giro sulla pedonale Via Garibaldi, l’arteria dello shopping a prezzi ragionevoli: tra gli altri, vi troverete la boutique dell’Erbolario, con biocosmesi e prodotti non testati su animali, e la catena giapponese Muji con i suoi articoli per la casa e la sua cancelleria.

caffeine

il fornaio memories compro libri

VITA NOTTURNA (E MATTUTINA)

Varia e movimentata, la movida sul Po è ricca di spunti e di iniziative. Due su tanti i posti da consigliarvi, per un rapido assaggio di tutto quello che la città può offrire: l’Alcool, da cui potrete smaltire eventuali eccessi da cocktail ammirando le luci della collina che si riflettono nel fiume, e la brasserie Chez Gaby, sulla splendida Piazza Carlo Emanuele II (meglio nota come Piazza Carlina), al caldo del suo camino giù nell’infernot. Ma se vi fermate solo un fine settimana non fate troppo tardi, vi aspetta uno dei più bei caffè storici della città: Al Bicerin. Minuscolo e accogliente, da provare la domenica mattina presto quando ancora non è follemente gremito come d’abitudine. E se non riuscite a sedervi, fate incetta nella sua cioccolateria di fianco. Il cioccolato al ratafià è uno spettacolo.

al-cool

Visualizza la mappa di Torino del Cucchiaio di Legno

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BREK

Di Brek è piena l’Italia, e di sicuro sono un buon posto dove trovare cibo vegan senza troppi problemi: una pasta e un’insalatona con verdure miste e legumi sono sempre assicurate. Niente di che, certamente, ma d’altronde quando si viaggia mica si ha sempre la possibilità di sedersi e godersi il pranzo o la cena per due ore, oltre all’indubbio vantaggio economico (i prezzi sono naturalmente molto onesti). A Torino di Brek ce n’è due, entrambi nel centro storico. Uno, con un bel dehors nel cortile interno, in Piazza Carlo Felice, proprio di fronte alla stazione di Porta Nuova.

brek, turin brek, turin brek, turin

L’altro, di cui parlo qui, si affaccia su una delle piazze più belle di Torino, Piazza Solferino, e si sviluppa su tre piani in una serie di sale comunicanti fra di loro, ma ognuna arredata con un tema diverso. Oltrepassata la zona self-service, organizzata per isole tematiche, si salgono le scale e si raggiungono il “giardino”, il teatro, la biblioteca, lo studio del pittore. E per i bambini, c’è una sala apposita dedicata. Nota inoltre positiva è che il personale è molto gentile e disponibile, e il ristorante è aperto tutti i giorni a pranzo e cena.

brek, turin brek, turin brek, turin brek, turin

Brek

Via Santa Teresa 23
10121 Torino
Tel. +39 011 545424
Bus: Solferino
Google Maps

Piazza Carlo Felice 22
1012 Torino
Tel. +39 011 534556
Bus: Porta Nuova FS
Metro: Porta Nuova
Google Maps

Cucina: self-service, italiana
- carne/pesce: sì
- latticini:
- uova:
Orari: tutti i giorni 11.30-15 e 18.30-22
Prezzi: EUR 10-15 circa
Piatti vegan: primi piatti (pasta), salad bar con verdure cotte, crude e legumi; frutta fresca e macedonie.
Note: carte di credito accettate.

 
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Golosi di Salute

28 12 2010

golosi di salute, alba

Era da un po’ che facevo il filo alla pasticceria di Luca Montersino e, complice un sabato pomeriggio di un paio di settimane fa in cui LDM e io siamo andati ad Alba per una commissione, ho subito colto la palla al balzo per una visita al suo tempio.

Avendo sfogliato in libreria il suo libro omonimo, ero piuttosto curioso di vedere se la sua pasticceria salutistica prevedeva in qualche modo delle elaborazioni in chiave vegan. Carico di aspettative, la prima cosa che abbiamo fatto arrivati in città è stata quella di andare alla ricerca della pasticceria, impresa piuttosto semplice dato che si trova in pieno centro storico proprio dietro il Duomo.

golosi di salute, alba golosi di salute, alba golosi di salute, alba

Varcata la soglia, attraversato uno stretto corridoio fiancheggiato da banconi carici di prelibate creazioni, ci siamo diretti alla sala degustazione, a metà tra l’essenziale e il neo-barocco (ma comunque nell’insieme molto piacevole), dove ci siamo seduti in attesa (trepidante, almeno la mia) di scorrere il menù. Menù effettivamente interessante, con una buona selezione di bevande a base di latte vegetale, caffè e caffè d’orzo, succhi di frutta bio, vini delle Langhe. Nessun cenno però alla pasticceria, ma veniamo presto invitati dalla giovane cameriera, molto gentile, a scegliere da noi quali degustare.

golosi di salute, alba golosi di salute, alba golosi di salute, alba

“Io sarei vegano, avete qualcosa senza uova e latticini?” faccio io, speranzoso… “Dovremmo avere qualcosa…” Listino ingredienti alla mano, ha inizio la ricerca… “Questa è senza uova, ma c’è il latte”, “Questa è senza latticini, ma con le uova”, “Questi sono senza latticini e uova, ma hanno la gelatina”… La possibilità di affondare la forchetta in una friabile pasta frolla, o di avventarmi con il cucchiaino in un’invitante crema pasticciera si fanno sempre più remote. La signora di mezza età alla cassa arriva in soccorso: “Ah sì, abbiamo qualcosa per vegani, una torta pere e caramello – senza latticini, uova, glutine – insomma, non ha proprio nulla di nulla…” (una campionessa di marketing, fra un po’ dimmi pure che fa schifo!) – “OK, aggiudicata!!!” – “Ehm, ci sarebbe un problema…” – “?!??” – “L’abbiamo terminata… Ne abbiamo una pronta nell’abbattitore, ma bisogna farla scongelare e ci vuole almeno mezz’ora…”. Che sfiga… I miei sogni di gloria sfumano così in pochi istanti, di aspettare più di mezz’ora per una fettina di torta, per quanto promettente,  non se ne parla proprio, okay essere vegano, ma masochista no Occhiolino

golosi di salute, alba

Per fortuna la pagina delle cioccolate calde offre alcune valide proposte, come quella che alla fine ci concediamo: due tazze di fumante Kumabo, ovvero cioccolato fondente sciolto in latte di riso, piacevolmente amara, per veri intendori. Decisamente una bomba corroborante, che non mi fa rimpiangere la torta-senza-nulla. Peccato, sarà per la prossima volta, nella speranza che magari Montersino se ne esca con qualche ulteriore opzione cruelty-free. In ogni caso alla cassa ne approfitto per acquistare una confezione di Burrolì, la sua ultima creazione salutistica molto interessante: un burro-margarina senza latticini e olii di palma, composto da olio di riso, olio extravergine d’oliva e burro di cacao. Un’alternativa vegan estremamente salutare (e anche piuttosto costosa) che adesso fa bella mostra di sé nel mio frigo in attesa di utilizzo. Adesso mi toccherà “veganizzare” qualcuna delle sue ricette (che dite, poi gliela giro?).

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Golosi di Salute
Piazza Rossetti 6
12051 Alba (CN)
Tel. 0173 442983
Google Maps

Cucina: pasticceria e caffetteria
- carne/pesce: alcuni tramezzini contengono affettati e alcuni dessert gelatina
- latticini:
- uova:
Orari: mar-dom 07.30-13 e 15-19.30, chiuso lun, 10 gg a gennaio, 10 gg ad agosto
Prezzi: EUR 5-10 (dolce + bevanda)
Proposte vegan: torta caramello-pera; caffetteria a base di latte di soia e riso; cioccolata calda a base di latte di riso e cioccolato fondente.
Note: carte di credito accettate; accessibile ai disabili.

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A Veganman in New York

28 01 2007

Secondo Happy Cow, che ha stilato una piccola classifica delle città con la migliore offerta di cibo vegan, New York si erge come il vero paradiso per chiunque abbia deciso di abbandonare il consumo di prodotti animali per ragioni etiche, seguita a ruota da San Francisco, Londra, Singapore e Seattle.
Ergo, complice la decisione da parte dei miei genitori di andarci tra Natale e Capodanno, e con la scusa di far loro da guida e interprete, ecco l’occasione giusta per testare di persona quello che la Grande Mela può offrire da questo punto di vista!
A New York ero già stato anni addietro, precisamente nel 2000, quando il simbolo della metropoli erano ancora le Torri Gemelle, e quando gli Stati Uniti erano un luogo più amichevole e meno diffidente di adesso… All’epoca non ero ancora vegan (anzi…), e quindi questo ritorno al di là dell’Atlantico si è prospettato ancora più piacevole per il fatto di poter provare ristoranti mitici come Teany (la caffetteria di Moby) e il Candle Café, da molti considerato il miglior ristorante "verde" della East Coast.

Come ho trovato la città? Beh, questa volta mi ha entusiasmato ancora più dell’altra, vuoi per gli addobbi, vuoi per la vivacità e per l’offerta culturale, sempre ricchissima. Anche i miei ne sono rimasti entusiasti, e sono stato davvero contento che abbiano potuto coronare questo loro sogno che accarezzavano già da diversi anni. Gotta love the Big Apple!

Ma veniamo alla parte più strettamente gastronomica… Due i locali che mi sento maggiormente di consigliare:
Il "must", ovvero il Candle Café (1307 Third Ave): ristorante strettamente vegano, imparentato con il Candle 79 (154 East 79th St), si presenta come un lungo corridoio, e con un’atmosfera piuttosto rilassata (se non fosse per i camerieri che corrono dalla cucina ai tavoli). Tra i piatti provati la “Magical Miso Soup”, zuppa di miso rivisitata con l’utilizzo del delicato miso bianco e, come piatto principale, la specialità della casa, la "Paradise Casserole", un delizioso (ed enorme) sformato di patate dolci, fagioli neri e miglio. Ma sono i dessert il vero capolavoro del ristorante… mia madre e io non possiamo non inchinarci di fronte alla "Decadent Chocolate Cake", un capolavoro di cioccolato in porzione decisamente American-style (enorme!). Ma anche mio padre non sembra deluso dalla sua torta alla mousse di cioccolato…
L’altro locale è Souen (210 Avenue Of The Americas), nel caratteristico quartiere di Soho, un accogliente ristorante macrobiotico gestito interamente da personale giapponese. Le porzioni si adattano al palato nordamericano (big, big, big!), con il vantaggio di essere serviti in tutta calma da cameriere gentilissime. Come dicevo è un ristorante macrobiotico, non vegan, quindi vengono serviti anche alcuni (pochi, per fortuna!) piatti a base di pesce. Eccezionali i piatti di udon, sublime la "New York Cheesecake" preparata col tofu.
Abbiamo poi provato anche altri locali, meno degni di nota, e purtroppo non siamo riusciti a passare né da Teany, né da Angelica Kitchen (uno dei primi ristoranti veg di NY), né tantomeno da Mana, che offre, a detta di Lonely Planet, uno sfizioso brunch vegan nel fine settimana. Pazienza, sarà per la prossima volta!
In cambio, mi sono premunito acquistando due ricettari… il fantastico "The Candle Café Cookbook", con tutte le ricette dei piatti offerti dal ristorante (sì, anche la torta cioccolatosa decadente!), e un libro di cucina giapponese vegan, trovato in una libreria nipponica, di una certa Yumiko Kano (ますます菜菜ごはん - Masumasu saisai gohan): le foto (e le ricette) sono vere opere d’arte, e mi sto già attrezzando per sperimentare i makiyaki di sedano!

Nota di merito, infine, alla British Airways e ai suoi pasti vegan: al ritorno siamo stati infatti spostati al check-in su un altro volo per Londra rispetto a quello su cui eravamo prenotati. Ciononostante la compagnia è riuscita comunque a garantirci i pasti speciali. Qualcuno in Italia farebbe meglio a riflettere…

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Roma vegan

12 11 2006

Visioni notturne…

Insegne feline

Breve resoconto del frenetico fine settimana romano… Dopo sei ore di Eurostar, arriviamo stremati a Roma verso le 12… Giornata splendida, ma gelida. Dopo essere stati fregati da un taxi abusivo, che per la modica cifra di 20 € ci conduce all’albergo (scopriamo poi in serata che il prezzo della corsa con un mezzo regolare ci sarebbe costato circa un terzo…), verso le 14 riusciamo a raggiungere Piazza di Spagna. Attirati dagli effluvi provenienti da via Margutta (okay, mi ero stampato l’elenco dei ristoranti vegetariani di Roma!), raggiungiamo il trendyssimo Margutta RistorArte, dove il sabato viene allestito un interessante Green Brunch. Alla (modica) cifra di 15 € avrete diritto a:

  • un tris a scelta dal ricco buffet (poco vegan, purtroppo…)

  • una zuppa (qui ho fatto il bis di nascosto!)

  • un bis di dolce

  • una macedonia

  • acqua

  • pane

  • un succo di frutta

  • un caffè americano

Dopo aver attentamente spulciato il buffet alla ricerca di piatti vegan nascosti tra migliaia di ricette formaggiose, essermi incazzato alla vista di una fantastica pasta con le melanzane che è comparsa quando ormai avevo riempito il mio piatto di tristi carote al vapore, aver mendicato a un cameriere la zuppa d’orzo che tardava ad arrivare dalle cucine, aver calpestato un bambino per fiondarmi sulla zuppa fumante appena arrivata ed essermi commosso di fronte all’unico dolce vegan disponibile (un ottimo strudel di mele!), sono comunque uscito piuttosto soddisfatto e corroborato… Voto: 9 all’ambiente, 8 al cibo, 4 alla scelta di piatti vegan, 7 al servizio.

Decisamente migliore la cena a casa di Stefano, un caro amico che fra poco non sarà più romano (per gioia sua), dato che si trasferirà a breve nelle brulle lande germaniche.
Ci vengono infatti offerti:

  • penne alla Norma vegan (e così mi sono ampiamente rifatto della pasta alle melanzane sfuggitami a pranzo!)

  • un fantastico hummus super-aglioso

  • zucchine, patate, peperoni e melanzane al forno

Voto: 10! Senz’ombra di dubbio!

Il giorno dopo ci rechiamo al nuovo Auditorium per il concerto (una sinfonia di Berlioz) per cui siamo venuti. Nonostante le scarse ore di sonno, riesco a tenere gli occhi aperti fino alla fine… Ma è ora di magnare, per fortuna!! Pranzo senza infamia e senza lode al ristorante dell’Auditorium, ed è purtroppo già ora di fare ritorno a Torino… Sette ore di Eurostar da suicidio, allietate però da un panino vegan decisamente non male dell’Autogrill (pane alle olive con all’interno le immancabili melanzane e una discreta crema di pomodori secchi).

Giudizio complessivo: anche se Roma la conosco abbastanza bene, ventiquattr’ore sono sempre poche per godersi questa splendida città!

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