Eating Out–Londra 2

27 10 2014

mildreds, london

E dopo mesi di silenzio (quasi nove per l’esattezza…) ritorno ad aggiornare il blog, con qualche nuova idea in mente, che spero di portare avanti tra i vari mille impegni che ingombrano le mie giornate. Il ritorno è però soft, continuando un capitolo iniziato tempo fa, con la recensione dei locali vegan e vegan-friendly della capitale britannica.

MANNA

Uno dei più vecchi locali vegetariani ancora in funzione a Londra, Manna ci ha accolti in un elegante ambiente sui toni del bianco. Il personale è attento e gentile, il menù vario e le opzioni vegan numerose.

manna, london manna, london

Come antipasto scegliamo la crostata di zucchine gialle, aglio arrostito e pomodori ciliegini con formaggio di anacardi, e i ravioli con patè di funghi e noci e salsa al finocchio. Entrambi i piatti sono ben equilibrati e assolutamente deliziosi, oltre che ben presentati.

Come secondo optiamo per un classico della cucina britannica in versione veg, il bangers and mash, classico piatto britannico a base di salsicce (vegetali) e purea di patate.

manna, london

Il meglio arriva però con il dessert: niente di meglio di un’invitante cheesecake di cioccolato bianco e lamponi con coulis di kiwi e gelato alla noce di macadamia per terminare la cena in bellezza.

manna, london

MILDREDS

Mildreds è un locale a cui sono particolarmente legato perché è stato il primo locale che ho provato a Londra quando sono diventato vegetariano dieci anni fa. Si trova a Soho, ed è sempre affollato. Meglio andarci in settimana o piuttosto presto, perché non accetta prenotazioni. Di solito si aspetta per sedersi, ma nell’attesa, soprattutto d’estate, potete ordinare qualcosa al bar del ristorante e bervi il vostro cocktail fuori in attesa di venire chiamati.

mildreds, london

Il menù è molto vario, con interessanti contaminazioni provenienti da varie tradizioni culinarie del mondo. L’ultima volta? Gyoza brasati, noodles con anacardi, verdure e patate dolci, e una torta al cioccolato fondente e arance.

mildreds, london mildreds, london mildreds, london

MINAMOTO KITCHOAN

Famoso brand di pasticceria tradizionale giapponese, Minamoto Kitchoan ha un solo punto vendita in Europa, quello di Londra per l’appunto.

minamoto kitchoan, london

In un ambiente curato e piacevole, verrete serviti da commesse giapponesi che vi proporranno vari tipi di wagashi (dolci tradizionali nipponici) che variano a seconda della stagione, del periodo dell’anno, delle festività. Gran parte di questi dolcetti sono vegan, in quanto non vengono solitamente utilizzati latte e uova. Chiedete però per sicurezza alle commesse giapponesi, molto gentili e disponibili.

minamoto kitchoan, london minamoto kitchoan, london minamoto kitchoan, london minamoto kitchoan, london

Oltre che acquistarli per l’asporto, si possono anche degustare in loco, nel piccolo spazio dedicato, accompagnati da un tè bancha.

minamoto kitchoan, london

OTTO

In pizza we trust – così recita il motto di questo locale essenziale e accogliente, un po’ pub inglese, un po’ piola nostrana. Il locale non è vegetariano, ma offre un’interessante selezione di pizze vegan.

otto, london otto, london otto, london otto, london

L’impasto è realizzato con farina di mais, e le porzioni sono decisamente abbondanti. Io opto per una pizza con formaggio di anacardi, polpette di soia e broccoli, dopo un’insalata. La pizza è decisamente abbondante, e si fa fatica a finirla. Meglio ordinarne una in due.

RAW

Ultima scoperta londinese durante la mia ultima trasferta di tre mesi fa, Raw è un elegante ristorante vegan e crudista aperto da poco più di un anno. Situato all’interno di un albergo (La Suite West Hotel), e condotto dallo chef Paolo Catalano, Raw offre un ricco menù vegan con interessanti proposte crudiste e non. A colazione il ristorante non è però vegan e si piega purtroppo alla tradizionale colazione inglese a base di bacon e salsicce.

raw, london

A pranzo e cena il ristorante diventa però 100% vegan, con piatti ben riusciti, e con una buona armonia. Semplice ma perfetta l’insalata di spinacino con salsa all’avocado, originali e convincenti i burger di funghi  quinoa in panini di patate dolci grigliate. Meno interessante l’insalata di tofu e pomodori ciliegini con basilico, molto buoni ma un po’ “parchi” i ravioli crudisti di barbabietole gialle con ripieno alla mandorla e pesto di zenzero e broccoli.  

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Un locale sicuramente in cui fare ritorno, anche per gli ottimi cocktail energetici a base di estratti di frutta e verdura, con la scusa di provare i loro interessanti dessert (per questa volta saltati a piè pari per ragioni di tempo).

 

Eating Out
Londra 
parte 2

Manna
4 Erskine Rd.
London NW3 3AJ
Tel. +44 20 7722 8028
Metro: Chalk Farm
Orari di apertura: lun-ven 18:30-22:30, sab-dom 12-23

Mildreds
45 Lexington St.
London W1F 9AN
Tel. +44 20 7494 1634
Metro: Oxford Circus
Orari di apertura: lun-sab 12-23

Minamoto Kitchoan
44 Piccadilly
London W1J 0DS
Tel. +44 20 7437 3135
Metro: Piccadilly Circus
Orari di apertura

Otto
6 Chepstow Rd
London W2 5BH
Tel. +44 20 7792 4088
Metro: Bayswater
Orari di apertura: lun-ven 17:30-23, sab 12-23, dom 12-22 

Raw
c/o La Suite West Hotel
41-51 Inverness Terrace
Londra W2 3JN
Tel. +44 20 7313 8484
Metro: Queensway
Orari di apertura: lun-ven 6:30-23, sab-dom 7-23

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VegOut: Kyoto

24 03 2013

haku un an, uji

Già sapete del mio amore particolare per il Giappone. E se il Giappone è una delle mie grandi passioni, la sua antica capitale, Kyoto, col suo ricco patrimonio storico-architettonico, è uno dei luoghi che più sento miei ogni volta che ci vado. Di questa splendida città già ne avevo parlato, così come di alcuni posti dove andare a mangiare. Completo la panoramica veg-culinaria di questa città con tre raccomandazioni, tre piccoli segreti ben nascosti da assaporare con calma.

kanga an, kyoto

KANGA AN
Il Kanga An è un luogo oserei dire magico. Un tempio ancora funzionante, l’unico a offrire piatti di fucha ryōri (la cucina vegetariana buddhista giapponese) anche la sera. Il complesso risale al XVII secolo, ben nascosto in una stretta via tra costruzioni più moderne, ed era all’epoca frequentato assiduamente anche dalla famiglia imperiale. Si accede al tempio di legno vero e proprio tramite un sentiero acciottolato pittorescamente illuminato da lanterne, mentre i due lati sono costeggiati dai padiglioni dove ci si accomoda per il pranzo o la cena.

kanga an, kyoto kanga an, kyoto kanga an, kyoto kanga an, kyoto

Seduti su comode sedie (non sul tatami, che sarà pure bello e caratteristico, ma pure piuttosto scomodo per noi poveri europei), separati dagli altri commensali da porte scorrevoli, si gustano le varie portate godendosi anche la suggestiva vista sui giardini alla giapponese. Come capita spesso in Giappone, la vista viene sollecitata quanto il palato, con l’ambientazione, con i colori e le curatissime preparazioni dei piatti. Si va dalla finta anguilla vegetale, realizzata sapientemente con glutine e alga nori, al tofu di sesamo, al tempura vegetale in cui figurano anche fiori e bacche di ginko biloba. Presentazioni, profumi e consistenze sono perfettamente calibrate.

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Il pranzo varia tra i JPY 5250 e i JPY 8400 (EUR 40-68), la sera si cena a JPY 12600-16800 (EUR 100-135). Davvero ben spesi, per un’esperienza che sicuramente rimarrà indelebile nella memoria. Si pranza dalle 12 alle 15, e la cena viene servita tra le 17 e le 21. Il tempio è vicinissimo alla stazione della metro Kuramaguchi.

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Kanga An
278 Shingoryōguchi-chō
Kita-ku
Kyoto
Tel. +81752562480

VILLAGE & PADMA CAFE
Nascosto nel retro di un cortile, sopra un ristorante di ramen, questo locale è quanto di più diverso ci possa essere dal Kanga An. Piccolo e scarsamente illuminato, ospita concerti dal vivo e una cucina rapida ed eco-friendly, tra cui spiccano alcuni piatti vegan indicati chiaramente sul menù (solo in giapponese). A pranzo è tutto vegan, la sera servono invece anche pesce. Il locale è chiuso il lunedì, gli altri giorni è aperto per pranzo dalle 11.30 alle 14.30, e a cena dalle 18.00 alle 24.00

village, kyoto village, kyoto

Io ci sono capitato nel mezzo di un jam-session di musica elettronica. Unico occidentale, mi sono gustato il mio menù vegetale a base di riso integrale, tofu, tempura e verdure, perforandomi i timpani e soddisfacendo la curiosità degli altri avventori su come diavolo fossi finito lì dall’Italia.

village, kyoto

Village & Padma Café
95 Tsukita-chō
Sakyō-ku
Maizon Shirokawa 202
Tel. +81757123372

HAKU UN AN
Uji, cittadina alla periferia sud di Kyoto, è famosa per i suoi splendidi templi, per essere l’ambientazione dei capitoli finali del Genji Monogatari, ma soprattutto per le sue piantagioni di tè verde, considerato uno dei più pregiati al mondo (e la Tsuen-cha-ya è considerato il più antico negozio di tè del mondo, risalente al XII secolo). Tutto questo per introdurre lo Haku-Un-An, uno dei classici ristoranti di fucha-ryōri che preparano e servono la tradizionale cucina vegetariana buddhista. Cucina che è assolutamente vegan in tutti i suoi piatti.

haku un an, uji

Il ristorante è situato di fronte al tempio Manpuku-ji e vi si accede attraverso uno splendido giardino tradizionale giapponese, che fa da contraltare ai vari piccoli edifici che compongono il ristorante (tra cui una piccola casa da tè circolare).

haku un an, uji haku un an, uji

Il cibo, armoniosamente servito da camerieri in kimono, viene presentato su grandi piatti comuni da cui ogni persona attingerà con le sue bacchette, in modo tale da creare uno spirito di armoniosa comunanza che è la base del fucha ryōri.

haku un an, uji haku un an, uji haku un an, uji haku un an, uji haku un an, uji haku un an, uji

È possibile scegliere tre diversi tipi di pasti, i costi variano da JPY 5300 a JPY 8400 (circa EUR 45-70). Il ristorante è aperto tutti i giorni tranne il mercoledì, dalle 11 alle 20 (ma bisogna arrivare entro le 18 per cenare). Consigliata la prenotazione. Per arrivarci prendete la JR Nara Line o la Keihan Uji Line dalla stazione di Kyoto e scendete a Obaku. Il ristorante è a 5 minuti a piedi.

Haku-Un-An
30 Shiura
Gokasho
Uji
Tel. +81774320700
www.hakuunan.com

 

Se l’articolo ti è piaciuto, vedi anche:

Café Proverbs 15:17
Seigen’in

Kyoto

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Destinazione Svezia 4: Umeå e Uppsala

6 05 2012

in the rain in uppsala

Prosegue il mio racconto delle vacanze in terra di Svezia, siamo ormai al penultimo capitolo, la lunga discesa da Kiruna a Stoccolma, 1236 km che affrontiamo in due tappe, intervallate da due brevi giri in due delle più celebri cittadine universitarie svedesi: Umeå e Uppsala.

Il tragitto dalla Lapponia fino alla costa del Baltico si dipana fra fitte distese di boschi, qualche alce che invade la strada, e poi verdi campagne. A Umeå arriviamo nel tardo pomeriggio di un’assolata domenica estiva. Adagiata sul fiume Ume, oltre a essere un importante centro universitario, è anche la patria del metal svedese e dispone di una discreta scena vegan. Scena che però a quanto pare va in vacanza la domenica, dati che tutti i locali dove poter cenare erano chiusi.

rose tree red house summer relax

Poco male. Dopo aver perlustrato a piedi il placido centro cittadino, ci dirigiamo al ristorante indiano Gandhi (Rådhusesplanaden 17, tel. +46 90 125075), dove i gentili camerieri sapranno consigliarvi sui piatti vegetariani senza latticini. La nostra scelta cade su un abbondante e speziato dhal di legumi, preceduto prima da chapati con una scelta di chutney e verdure crude.

gandhi, umeå

Il mattino dopo, di buon’ora, partiamo alla volta di Uppsala, il più antico centro universitario svedese, nonché una delle più antiche città del paese (il sito archeologico di Gamla Uppsala, che purtroppo non riusciamo a visitare per mancanza di tempo, risale al VI secolo d.C.). Dopo aver preso possesso della nostra stanza in un bel boutique hotel, ci dedichiamo alla visita del centro storico della città, tenendo conto che quasi tutti i musei e i siti universitari sono già chiusi.

children in uppsala

La Domkyrka, la cattedrale gotica della città, domina il raccolto centro di Uppsala. Fra i nomi famosi ivi sepolti spiccano Gustav Vasa e Carl von Linné (Linneo).

uppsala cathedral

Breve pausa da Eko Caféet, bel locale che serve ottimo caffe equosolidale e ogni tanto piatti vegani a pranzo. Dopo la pausa caffè, ci spostiamo alla biblioteca universitaria Carolina Rediviva, con la sua breve ma interessante esposizione di preziose mappe e manoscritti, da antichi testi etiopi miniati al primo libro stampato in Svezia. Il pezzo forte è però il Codex Argenteus del 520 d.C., una Bibbia scritta con inchiostro d’oro e d’argento su pergamena porpora. Il fragile manoscritto, ben protetto, è il documento più completo in lingua gotica giunto fino ai tempi moderni.

carolina rediviva

Da qui ci spostiamo poi verso l’edificio principale dell’Università. Nel prato di fronte nove pietre runiche della zona si ergono tra alberi e cespugli.

runic stones in uppsala

Il breve giro cittadino si conclude nel ristorante greco Tzatziki (Fyristorg 4, tel. + 18 150333), ospitato in un bellissimo edificio del XVI secolo (attenzione alla testa se siete alti, io ho battuto diverse craniate), in cui è possibile trovare un paio di piatti vegan e una più ampia scelta di pietanze vegetariane. La mia cena consiste in dolmades (involtini di riso in foglie di vite), melanzana ripiena di verdure e insalata e patate al forno. Il tutto per poco più di 200 corone a testa (22 euro circa).

tzatziki, uppsala

Il mattino dopo consegneremo l’auto al vicino aeroporto di Stoccolma Arlanda, da dove ci imbarcheremo su un volo interno per l’isola di Gotland, ultima tappa del nostro giro svedese. Ma questo nella prossima, e finalmente ultima, puntata.

running in uppsala linné uppsala

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Eating Out: Kiruna

1 04 2012

camp ripan, kiruna

Non di sola soddisfazione dello spirito vive l’uomo. E così, nonostante gli splendidi paesaggi lapponi, abbiamo anche apprezzato delle pause più mondane attorno a tavole imbandite. E, se nel regno dei ghiacci e della neve non è sempre immediato trovare opzioni prive di ingredienti animali, non è stato neppure difficile trovare locali adatti alle nostre richieste.

arctic thai and grill, kiruna

ARCTIC THAI AND GRILL

Può mancare un locale thailandese anche nelle remote terre settentrionali? Per la gioia di chi ama i sapori di questa cucina asiatica, questo piccolo locale, gestito con maniere decise da tre donne originarie del Siam, propone un ricco assortimento di piatti thai preparati velocemente sul momento, tra cui numerose opzioni vegan. Il tutto accompagnato, oltre che da riso basmati, da knäckerbröd locale. Ottimo il curry con tofu e verdure.

Föraregatan 18
981 31 Kiruna
Tel. 46-980-68158

cafe palladium, kiruna

CAFE PALLADIUM

Da fuori non gli avremmo dato una lira. Una pizzeria in Lapponia che propone anche piatti libanesi? Ma dato che non è giusto liquidare i posti dal loro aspetto esterno, ci siamo entrati. Il locale è davvero strano, ma divertente. Dopo un primo ambiente da rosticceria libanese degna delle periferie berlinesi, ci siamo ritrovati in una leziosa saletta rosa con quadri degli Abba alle pareti. Sottofondo musicale della serata? Abba, manco a dirlo, per tutta la sera. Ma l’antipasto libanese e il riso con falafel sono davvero buoni. E il proprietario, fuggito da giovane con la famiglia da Beirut durante la guerra, socievole e un po’ malinconico.

Meschplan 5
981 31 Kiruna
Tel. +46-0980-13955

cafe safari, kiruna

CAFE SAFARI

Dentro una casetta di legno gialla questo caffè propone un vasto assortimento di panini e caffetteria. Il bello è che vengono preparati freschi su ordinazione. Di vegan c’è solo quello ai falafel (non fatevi spalmare il burro però, perché di ufficio), che però è decisamente buono. Potrete poi farvi preparare tutte le bevande calde con latte di soia (il mio chai latte non poteva naturalmente mancare).

Geologgatan 4
981 31 Kiruna
Tel. +46-980-17460

camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna

CAMP RIPAN RESTAURANG

Cosa c’è di meglio che godersi un’ottima cena alla luce del sole di una sera estiva nordica? L’elegante ristorante dell’albergo Camp Ripan, frequentato assiduamente da locali, forestieri e turisti giapponesi, propone un’ottima cucina inventiva. Il menù riporta qualche piatto vegan, ma anche qualora non fosse indicato nulla, basterà indicare le vostre esigenze al gentilissimo staff del locale e vi verrà preparato un menù interamente vegetale senza alcun problema. Nel nostro caso un ricco antipasto a base di verdure, olive, cereali e legumi dal buffet, un piatto di frittelle di fagioli con patate, cipolle rosse, salsa di pomodoro e purè, e infine un dessert a base di frutti di bosco e fogli di cioccolato fondente. Il tutto innaffiato da birra Norrguld.

Campinvägen 5
981 31 Kiruna
Tel. +46-980-63000

panorama cafe, abisko

PANORAMA CAFE

Anche sullo sperduto monte Nuolja si può trovare un’opzione veg. Un semplice panino con verdure e hummus, e una vista mozzafiato sul lago Torneträsk. Il tutto nel Parco Nazionale di Abisko, 60 km a ovest di Kiruna.

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Eating Out–Göteborg

29 01 2012

andrum, gothenburg

Pur avendoci trascorso soltanto un giorno (e una notte), la seconda città della Svezia ci ha lasciato un ricordo indelebile, oltre che per il pomeriggio passato a Liseberg, anche per due suoi ristoranti dove abbiamo mangiato bene e abbondantemente.

andrum mosaic

ANDRUM
Il primo posto in cui ci siamo fiondati appena arrivati in auto da Eksjö (rimediando una multa per divieto di sosta, tra l’altro…), è un ristorante vegetariano a due piani, decisamente grande e spazioso, con un’area a buffet che offre cucina semplice e sostanziosa. Come in quasi tutti i ristoranti svedesi a self-service, c’è un buffet per le insalate, da cui pescare verdure crude e cotte, legumi, cereali e semi, e una serie di proposte del giorno. Noi proviamo le lasagne con ragù di soia e lo stufato di fagioli. Cucina rustica, porzioni soddisfacenti. Poco spazio per il dolce, purtroppo. A malincuore non prendiamo il crumble di rabarbaro, ma ci accaparriamo comunque una palla di avena e cioccolato che ci accompagnerà  durante il lungo viaggio fino in Lapponia (e che finalmente mangeremo varcato il Circolo Polare Artico).
Il ristorante è accessibile ai disabili (solo il piano terra). Non accetta carte di credito, e le indicazioni dei piatti sono solo in svedese (ma potete chiedere spiegazioni in inglese, soprattutto per farvi indicare quello che è vegan).

Östra Hamngatan 19A
411 10 Göteborg
Tel. +46 31 136240
Altre recensioni: Happy Cow

solrosen mosaic

SOLROSEN
Nel quartiere di Haga, Solrosen (“Il Girasole”) è più un’esperienza in sé, che un semplice locale. Si viene catapultati agli anni ‘70 in un sol colpo, col suo arredamento semplice, i suoi colori accesi, i quadri alle pareti, e soprattutto col suo proprietario! Ristorante vegetariano con un ricco buffet di antipasti, offre anche piatti principali caldi (uno è sempre vegan) e dessert sostanziosi (anche questi disponibili in versione senza uova-latticini).
Sopra il bancone ci sono pure le foto dei clienti abituali passati a miglior vita (ecco perché mi guardavano tutti male mentre scattavo fotografie…). Oltre alle foto del caro estinto, il ristorante è uno dei pochi con cucina aperta fino a tardi (22! In Svezia si cena presto). Noi arriviamo alle 21, purtroppo l’unico piatto caldo vegan è terminato ma poco male. Mi rifaccio con un ricco piatto dal buffet, con verdure crude, insalata di riso, tabouleh, legumi e tanto hummus.
Come dessert proviamo la torta al cioccolato e la crostata di frutti di bosco, accompagnate da una crema d’avena alla vaniglia già pronta (quella in foto, viene prodotta dalla Oatly, e si trova in tutti i supermercati svedesi). Piacevole scoperta quest’ultima, tanto che ne farò poi incetta prima di ripartire per l’Italia.
Prezzi onesti, porzioni abbondanti. Accessibile ai disabili.

Kaponjärgatan 4
413 02 Göteborg
Tel. +46 31 7116697
Altre recensioni: Happy Cow

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Destinazione Svezia 2: Eksjö, Göteborg, Östersund

9 11 2011

red house

Si riprende con il giro in Svezia di quest’estate, la seconda puntata è dedicata al nostro giro a zig-zag per la Svezia. Da Stoccolma verso ovest in direzione dello Småland e poi di Göteborg, e poi verso il lontano nord, fermandoci a metà strada sulle rive del lago Storsjö.

Da Stoccolma ci spostiamo in macchina in direzione sud-ovest, verso lo Småland e la cittadina di Eksjö (da pronunciarsi più o meno Ekshö), famosa per le sue case in legno del XVII secolo. A causa di un incidente nei dintorni di Stoccolma arriviamo però verso le 20. Tardi purtroppo per trovare ristoranti aperti in una cittadina di provincia, ripieghiamo quindi sull’unica pizzeria aperta, Via Venetto (sic!) dove ho la “fortuna” di gustare una tipica pizza scandinava (con richiesta di omissione del formaggio) a base di peperoni, olive e ananas. Chi ha viaggiato o vissuto in Scandinavia saprà bene che l’ananas ricorre spesso come condimento della pizza: un accostamento un po’ azzardato per i nostri palati, ma da provare almeno una volta.

hawaiian pizza in eksjö stortorget wake up service

Pernottamento allo Stadshotell, di gusto un po’ classico, ma molto comodo e soprattutto con molte opzioni vegan per colazione, a cominciare dal latte di soia (cosa che non mi è capitata da nessun’altra parte, ma poco male perché viaggiavo col mio brik appresso). Acquistiamo dei frutti di bosco della zona in una bancarella sulla Stora Torget, la piazza principale del paese, giriamo ancora per un po’ per le splendide stradine fiancheggiate da case in legno color pastello tutte risalenti al XVII secolo, e ci avviamo quindi verso la seconda città della Svezia, Göteborg.

eksjö mosaic

Göteborg (si pronuncia più o meno Iötebori) è il principale centro industriale e commerciale del paese, nonché il porto principale. La rivalità con Stoccolma è paragonabile a quella che in Italia abbiamo tra Roma e Milano, e sicuramente quanto a vivacità e offerta culturale ha poco da invidiare alla capitale. Purtroppo anche qui abbiamo solo un pomeriggio da dedicarle, dovendo poi partire il mattino successivo di buon’ora in direzione nord (per percorrere i 1400 km verso Kiruna, in Lapponia, ci abbiamo praticamente impiegato due giorni interi di guida).

Dopo il pranzo da Andrum, ristorante self-service vegetariano di cui parlerò in un prossimo articolo, e la spesa da Ekostore, supermercato di alimentari biologici in cui facciamo provviste per la lunga traversata verso l’estremo nord, rimane l’ardua scelta di cosa fare delle poche ore in città. Interessanti e originali musei (non c’è che l’imbarazzo della scelta, dall’arte contemporanea del Röda Sten alle gallerie del Konstmuseet, la principale collezione d’arte della città, al museo dedicato alla casa automobilista Volvo, che ha sede in città), a un giro fra parchi, chiese e distretti di archeologia industriale, alla fine decidiamo di trascorrere il pomeriggio a Liseberg, il più grande e antico parco dei divertimenti del paese, giustificando il tutto con la scusa di fare uno studio antropologico di come si divertano gli svedesi…

liseberg

Tra code ordinate, genitori che si divertivano più dei figli, e improbabili concerti di qualche nuova pop star giovanile locale, sono riuscito a convincere LDM a salire sulle montagne russe Balder, interamente in legno su cui si sfreccia alla velocità di 90 km/h e su altre attrazioni meno spaventose. Niente da fare per il Kanonen, una sorta di razzo con doppio giro della morte che viene catapultato da 0 a 75km/h in meno di due secondi, dove sono dovuto salire da solo. Nota di merito del parco: nessun delfinario o altra robaccia simile dove vengono segregati animali, ma solo giostre meccaniche per tutti i gusti e svedesi con orecchie da coniglio.

buying tickets rollercoaster fever atmosfear

A cena andiamo da Solrosen, altro ristorante vegetariano dall’atmosfera molto anni Settanta, e terminiamo con un giro veloce nel distretto di Haga, il più antico quartiere della città (metà XVII secolo), con i suoi vicoli acciottolati e la sua illuminazione d’atmosfera.

haga district, gothenburg chocolate ball haga district, gothenburg

Sveglia presto il mattino seguente, e partenza per l’estremo nord. Pernotteremo a Östersund, 800 km a nord di Göteborg, dieci ore di auto. E difatti, dopo dieci ore, come previsto, arriviamo nel capoluogo dello Jämtland, sulle rive del lago omonimo. Il sole è ancora alto all’orizzonte (stiamo salendo verso il Circolo Polare Artico), ma le temperature sono decisamente più rigide rispetto a Stoccolma o Göteborg, ed è d’obbligo il giubbotto nonostante sia inizio agosto.

östersund from storsjö

Pernottiamo all’Hotel Emma, sulla via principale della città, elegante boutique hotel con ricca colazione. Purtroppo è troppo tardi per visitare le attrazioni museali della città, e andiamo quindi a cena al Lilla Siam, bel ristorante thailandese con una discreta scelta di piatti vegani a base di verdure, riso e tofu.

östersund mosaic

Usciti dal ristorante, il sole è ancora all’orizzonte. Ci spostiamo quindi sulle rive del lago Storsjö su cui è adagiata Östersund, e a piedi ci avviamo verso Frösön, la grande isola collegata tramite un ponte pedonale. Cerchiamo di far piano per non disturbare Storsjöodjuret (pronuncia approssimativa Sturshö-ujüret), il mostro che vive nelle profonditä lacustri (simbolo della città) e andiamo alla ricerca della pietra runica più a nord della Svezia, che commemora l’avvento del cristianesimo nel 1050. Dopo esserci persi, la intravediamo un po’ soggiogata tra un supermercato Coop Konsum e la casa civica. Ce la ingraziamo affinché il resto della vacanza prosegua bene (il rito propiziatorio ha dato i suoi frutti) e, decisamente stanchi, facciamo ritorno in albergo nel chiarore delle notti estive scandinave.

storsjö

Vedi anche:

Destinazione Svezia 1: Stoccolma
Eating Out – Stoccolma

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Sale in Zucca

31 10 2011

sale in zucca, turin

Torino si sta dimostrando una città davvero interessante per l’offerta di proposte vegan e vegan-amichevoli. E uno degli ultimi nati sotto la Mole è Sale in Zucca, biogastronomia vegana che ha aperto i battenti da qualche mese (da luglio, per la precisione). Arrivo ben gradito, soprattutto visto che la titolare è un’amica, Simona, particolarmente attenta anche alla scelta dei fornitori e dei prodotti utilizzati in cucina (quasi tutto bio, da notare anche l’utilizzo di posate, bicchieri e piatti in Mater-Bi). Se poi ci aggiungete che in cucina c’è un’altra amica e abilissima cuoca, Chiara (quella del Kitchen, tanto per intendersi…), il risultato non può che essere di sicuro successo.

sale in zucca, turin

Il locale è piuttosto spazioso, anche se si riempie facilmente (tenete conto che è una gastronomia con alcuni tavoli e posti a sedere, non un vero e proprio ristorante), dai piacevoli toni arancione, che lo rendono particolarmente accattivante e un po’ anni Settanta.

sale in zucca, turin sale in zucca, turin sale in zucca, turin

La cucina a vista propone ogni giorno una buona scelta di piatti stagionali segnalati quotidianamente anche sul sito. Vi troverete almeno due antipasti, tre primi, tre secondi, due contorni e uno/due dessert interamente vegetali.

L’ultima volta che ci sono stato, in compagnia di un amico, abbiamo iniziato con delle ottime crocchette di patate e piselli, seguiti da crostini di piselli all’aceto balsamico e insalata di carote con alghe e semi di girasole. A seguire lasagne appena sfornate (eccezionali), così come ottime sono le paste e i primi a base di cereali integrali.

sale in zucca, turin

Verdure di stagione (costine al limone questa volta) e un morbido e quanto mai gustoso flan di zucca hanno costituito il nostro secondo, ma anche il seitan che stava  cuocendo quando siamo arrivati aveva un aspetto assolutamente appetitoso.

A conclusione un’ardua scelta per il dessert, costituito da un invitante salame al cioccolato e un pan di Spagna farcito. Abbiamo optato per quest’ultimo, delicatamente intriso di rum e farcito con composta di albicocche e crema pasticcera.

sale in zucca, turin

Sale in Zucca è anche un negozio etico-vegan: vi troverete detersivi alla spina ecologici e non testati, prodotti per la prima infanzia, abbigliamento e libri (anche questi vegan, tra cui interessanti ricettari inglesi). Ma il punto forte è dato anche dai prodotti alimentari in vendita. Finalmente a Torino (e in Piemonte) è possibile reperire tutta una serie di golosità di non sempre facile reperibilità (se non ordinandoli via Internet), tra cui formaggi Vegusto, mopur, ricotta vegetale, burro di tofu, pasticceria vegan, cioccolato bianco e al latte di riso, invitanti creme al cioccolato da spalmare (da provare quelle di cioccolato al latte vegetale o quella arancia-cioccolato), panna montata spray e molto altro ancora. Il tutto è acquistabile comunque anche online.

Assolutamente da non perdere per chi dovesse capitare a Torino (nonché per chi ci vive), considerando anche il fatto che è comodamente situato in centro e a poca distanza dalla stazione ferroviaria di Porta Susa. 

sale in zucca, turin

Sale in Zucca
Via Santa Chiara, 45
10122 Torino
Metro: Principi d’Acaja
Autobus: Statuto Nord
Telefono: 011 5794968

Cucina: vegan biologica. 
Orari: lun-mer 10-19.30; gio 10-14.30; ven-sab 10-22.30, dom chiuso
Prezzi: EUR 6-14 bevande escluse.
Piatti vegan: tutti ottimi, tra le varie proposte, che variano di giorno in giorno, hummus, gnocchetti sardi alle cime di rapa con peperoncino, riso integrale alle verdure, lasagne ai porri, torta salata di porri e patate, tofu saltato con sesamo, straccetti di seitan al limone, broccoli a vapore in citronnette di senape, costine al limone, plumcake alla vaniglia.
Note: accessibile ai disabili; quattrozampe benvenuti; anche da asporto.

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Eating Out–Stoccolma

23 10 2011

lao wai, stockholm

Dato che ho vagonate di ristoranti e locali provati ancora da descrivere e da pubblicare, ecco a voi la prima puntata di “Eating Out” (mi scuso per l’anglicismo, non amo molto inserire termini inglesi quando scrivo in italiano, ma ci sono casi in cui la lingua di Albione è più immediata e concisa della favella nostrana), dedicata alla capitale svedese, di cui avrete forse letto le mie avventure estive più in basso.

hermitage, stockholm lao wai, stockholm chockladfabriken, stockholm

A Stoccolma (come in tutta la Svezia) essere vegetariani è una delle cose più semplici e girare non pone alcun tipo di problema. Qualsiasi ristorante offre almeno un’opzione vegetariana consistente, e in generale anche essere vegan non vi farà patire i morsi della fame. Stoccolma sta inoltre rinascendo come uno dei centri più interessanti dal punto di vista gastronomico, con ristoranti stellati e chef blasonati, nella speranza  che ciò stimoli in futuro una proposta vegetariana e vegan altrettanto interessante. Una mancanza che ho notato e di cui mi sono un po’ dispiaciuto è l’assenza di ristoranti che propongano cucina tipica svedese in versione vegetale. Certo i prodotti di origine animale hanno un peso preponderante nella husmanskost, ma non è difficile realizzare versioni cruelty-free di ricette tradizionali, come insegnano tanti eccellenti ristoratori a Londra o New York.
In cambio a Stoccolma è possibile assaporare eccellenti piatti etnici, date le grandi comunità straniere che vi risiedono (etiopi, libanesi, curdi, malesi, cinesi).

hermitage, stockholm

HERMITAGE
Piacevole ristorante a buffet in pieno centro storico. Legno, tavole di ardesia con il menù del giorno, toni chiari, proposte interessanti e a prezzi modici. Si spazia dalle crudité, ai legumi, all’hummus (ottimo), alle insalate di cereali. Tra i piatti caldi, un ottimo stufato di bistecche di soia o gli hamburger di cereali e verdure.
Pane fatto in casa, acqua e caffè sono inclusi nel prezzo. Buoni anche i dessert, tra cui spiccano le splendide crostate (una su tutte, quella di more artiche).
Il locale è aperto dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 20 (si cena presto in Svezia, ricordatevelo!), sabato e domenica dalle 12 alle 20. Facilmente accessibile ai disabili.

Stora Nygatan 11
111 27 Stockholm
Tel. +46 8 411 95 00
Metro: Gamla Stan

lao wai, stockholm lao wai, stockholm lao wai, stockholm

LAO WAI
Colpo di fulmine per Lao Wai, decisamente uno dei miei ristoranti preferiti in assoluto sulla faccia della Terra. Cucina cinese curata, menù interamente vegan, con numerosi piatti senza glutine. Il posto è minuscolo, sempre strapieno. Prenotate con anticipo (o presentatevi lo stesso facendo finta di nulla e ingraziatevi il cameriere).
I piatti sono per lo più versioni vegetali di preparazioni culinarie del Szichuan, tra cui il gong bau su rou, a base di carne di soia, peperoncini (da non mangiare!), peperoni, aglio, mais, arachidi in salsa agro-dolce, i ru yi wan zi, polpette vegetali brasate con cavolo cinese, taro, broccoli e funghi shiitake. Noi optiamo per lo yu xiang su ji, piatto tipico del Szichuan a base di pollo vegetale, castagne d’acqua, peperoncino, cipollotto e zenzero, e il ma po dou fu, tofu cinese con tritato di soia e verdure brasate.
I piatti sono entrambi notevoli. L’uso delle spezie è ben calibrato, e non c’è traccia di untuosità eccessiva nelle preparazioni. Le porzioni sono abbondanti ma non eccessive. Come accompagnamento birra cinese.  
Lao Wai utilizza solo ingredienti di prima qualità: la soia è senza ogm e molti prodotti sono da agricoltura biologica. Anche la cucina è a vista, il che garantisce un’igiene scrupolosa.

lao wai, stockholm lao wai, stockholm lao wai, stockholm

Ottimi i dolci: prendiamo un budino di riso nero con crema di cocco e zucchero grezzo di palma, decisamente cremoso, e una sensazionale panna cotta di cioccolato e mandorle con salsa di olivello spinoso e panna montata di riso. Altre opzioni interessanti sono i gelati fatti in casa, in tre originali combinazioni: litchi-citronella, pandano-cocco e bergamotto-cardamomo-pistacchio.
Anche la lista dei tè è ragguardevole, con un’ottima selezione di verdi cinesi biologici.
Assolutamente da provare quando si è a Stoccolma. Il ristorante è aperto a pranzo dal lunedì al venerdì (11-14) e la sera dal martedì al sabato dalle 17.30 alle 22 (la cucina chiude alle nove).

Luntmakargatan 74
113 51 Stockholm
Tel. +46 8 673 78 00
Metro: Rådmansgatan

malaysia, stockholm

MALAYSIA
Ristorante onnivoro di cucina malese, con una quindicina di piatti interamente vegetali (versioni vegan di piatti tradizionali). Utilizzano carni vegetali di soia, tra i piatti provati, tutti eccellenti, i ravioli ripieni, il curry rosso di “pollo” di soia in salsa piccante, e un eccezionale satay di pollo vegetale (ma quanto è buona la salsa di arachidi?). Il tutto innaffiato da birra thailandese.
Un solo dolce vegan, un budino di riso nero in crema di latte di cocco.
Buona la cucina, porzioni soddisfacenti, prezzo nella norma (svedese, quindi un po’ più caro rispetto ai nostri standard).

Luntmakargatan 98
111 37 Stockholm
Tel. +46 8 673 56 69
Metro: Rådmansgatan o Odenplan

naturbageriet sattva, stockholm

NATURBAGERIET SATTVA
Due punti vendita a Stoccolma di questa “panetteria naturale”. Quello in Gamla Stan, poco oltre l’Hermitage è ideale per trascorrere un’oretta tranquillamente seduti con una tazza di tè o caffè e una fetta di torta. L’altro a Södermalm propone lo stesso assortimento di delizie dolci e salate, quasi tutte vegan, però solo da asporto. Panetteria salutare, di ispirazione macrobiotica, con largo utilizzo di farine integrali e dolcificanti naturali. Tra i salati, i pirogi tofu e spinaci, o quelli alle alghe. Tra i dolci, si spazia dalla classica torta di carote svedese alla crostata di pere e noci pecan. Tutto delizioso. Apertura dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 18, e il sabato dalle 7 alle 16.

Stora Nygatan 6
111 27 Stockholm
Tel. +46 8 21 00 86
Metro: Gamla Stan

Krukmakarsgatan 27
118 51 Stockholm
Tel. +46 8 669 93 93
Metro: Zinkensdamm

ORGANIC GREEN
Non l’ho provato questa volta, ma è sempre lì, ad offrire i suoi piatti di ispirazione etnica in un ambiente informale e piacevole. Ci ero stato nel 2007, peccato non aver avuto il tempo di tornarci. Per maggiori info vedi qui.

Rehnsgatan 24
113 57 Stockholm
Tel. +46 8 612 74 84
Metro: Rådmansgatan

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Praga

18 09 2011

prague perspective

Era da un po’ che volevo andarci. Almeno dal 1997. Per chi ancora non lo sapesse, ho una passione smodata per qualsiasi tipo di linguaggio umano. Se avessi tempo e risorse illimitate probabilmente me ne starei tutto il giorno a leggere e studiare qualsiasi lingua mi capiti a tiro. Al liceo e all’università, godendo di maggiore tempo libero, mi sono dedicato a gettare le basi di una quindicina di lingue diverse, senza molto filo logico per la verità. In alcuni casi si è trattato di relazioni durature che continuano ancora adesso (come nel caso del giapponese), in altri di brevi amori, passioni fugaci o semplici avventure. Una relazione che sembrava promettere bene è stata quella con il ceco. È stato durante il mio periodo slavo: il russo lo abbozzavo da autodidatta già dal liceo, il polacco era lì che mi tentava, e il ceco… Praga, i castelli boemi, le fiabe della tradizione centroeuropea, erano richiami culturali troppo forti per non interessarmi anche alla loro lingua. La relazione durò un anno, complice l’Associazione Italo-Ceca di Torino Doba, dove mi iscrissi al corso di lingua per principianti con risultati oserei anche dire soddisfacenti.

cards st vitus holiness a shop in prague

Dopo un anno di passione però l’amore svanì, non tanto per la lingua, sicuramente una delle più melodiose nella sfera slavofona, quanto a causa della mia maledetta Wanderlust, che mi portava a errare verso nuovi progetti e nuove infatuazioni. Col tempo per fortuna costanza e saggezza hanno pian piano preso il sopravvento (oltre a qualche pelo e capello bianco), e ora scelgo con molta cura le mie “compagne” di studio e di tempo libero, quest’ultimo purtroppo sempre troppo scarso.

i do

Comunque, a parte un piccolo kit di sopravvivenza a base di di Ahoj, Na shledanou, Děkuji e Mluvíte anglicky?, poco è rimasto purtroppo di quell’anno. Poco male, il proverbiale poliglottismo slavo si esplica in solitamente fluenti inglese e tedesco, con molti che abbozzano pure qualche frase nella lingua del sì.

dad riding afternoon walking changing the guard

Che dire di Praga? Si rischia effettivamente di essere banali, è un po’ come dover tessere le lodi di Firenze, Parigi, Roma o Venezia. Bella è bella, anzi è bellissima, senza dubbio una delle più magnifiche città del globo. E questo lo sanno anche le migliaia di turisti che abbiamo trovato in un inizio di agosto freddo e piovoso. Ma pazienza, si dribblano gli americani in pantaloncini e calze di spugna e i cinesi intenti a fotografare qualsiasi cosa (eh sì, in questo hanno preso dai giapponesi) sul Ponte Carlo, e ci si gode le viuzze acciottolate di Malá Strana con i praghesi che portano a spasso i loro cani sotto la pioggia o Hradčany di sera quando tutti si sono ormai rinchiusi nei loro alberghi. 

narrow maly buddha, prague night shadows

Den 1 (=Giorno 1)
Partenza sabato 30 luglio, volo easyJet Milano-Praga, in poco più di un’ora atterriamo e, affittata l’auto (ero con mia madre, poco propensa a perdersi fra metropolitana e mezzi pubblici) ci dirigiamo verso il Radisson Blu Alcron Hotel con i suoi interni art-deco originali. Albergo non economicissimo, ma selezionato per via di una superpromozione su booking.com, da consigliare per l’attenzione verso i vegan, dal latte e yogurt di soia a colazione, a tofu e piatti vegetali nel ristorante dell’albergo La Rotonde (ci abbiamo cenato una sera con poca voglia di uscire ancora causa pioggia battente). C’è anche da dire che a Praga essere vegan è davvero semplice, dato che di alternative se ne trovano un po’ ovunque.

maitrea, prague tofu in prague lehká hlava, prague

Il primo pomeriggio viene dedicato a uno dei grandi amori letterari di mia madre, un ebreo-praghese-di-madrelingua-tedesca (dai, è facile), quintessenza del crogiuolo di popoli della Praga di inizio Novecento. Il  Museo Franz Kafka (Muzeum Franzy Kafky) vanta un allestimento davvero eccezionale, valorizzato anche dalla scultura Proudy di David Černý di fronte all’ingresso (sì, quella di due uomini che urinano in un laghetto a forma di Repubblica Ceca… E il getto traccia famose citazioni della letteratura ceca), e dal bel negozio del museo sul lato opposto della piazzetta. Un breve sguardo a Malá Strana e poi cena da Maitrea, locale vegetariano in pieno centro, ambientazione orientaleggiante, richiami buddhisti, ricco menù di squisitezze. Da non perdere i piatti della tradizione ceca in versione cruelty-free.

k for... pissing malá strana

Den 2
Domenica piovigginosa a Praga. Ma forse è il tempo ideale per avventurarsi in Josefov, l’antica città ebraica nella città. Lunga coda per il biglietto d’ingresso al Museo Ebraico (Židovské Muzeum), comprensivo dell’ingresso a tutte le sinagoghe del quartiere. Si comincia dalla Sinagoga Pinkas (Pinkasova Synagóga), spoglio edificio del XVI secolo con riportati, su tutte le pareti interne, nomi e date di nascita e di morte dei quasi 80.000 ebrei cechi vittime del nazismo. Da qui si accede poi al Vecchio Cimitero Ebraico (Starý Židovský Hřbitov), con le centinaia di lapidi accavallate una sull’altra, perennemente all’ombra dei sambuchi.  La visita prosegue nella Sinagoga Klaus (Klauzová Synagóga) e nella Sala Cerimoniale (Obřadní Síň), con esposizioni riguardanti le cerimonie e le tradizioni ebraiche.

old jewish cemetery

Altra sinagoga è la Maisel (Maiselova Synagóga), con un’attenta ricostruzione del giudaismo ceco dal Medioevo al XIX secolo. Due passi di fronte al Municipio Ebraico (Židovská Radnice) con l’orologio dalle lancette che ruotano da destra a sinistra (come da tradizione ebraica) e l’affascinante Sinagoga Vecchio-Nuova (Staronová Synagóga), del Duecento, la più antica sinagoga europea ancora in funzione, nel cui sottotetto, secondo la leggenda, si troverebbe il corpo del Golem, il guardiano d’argilla creato dal Rabbino Löw. Non mi sono avventurato a cercarlo, dato che se ne trovano tanti altri in versione souvenir nei negozi delle varie sinagoghe.

anti-clockwise may the golems help you old-new synagogue

Cena a Hradčany, la collina di Praga, al Malý Buddha (Piccolo Buddha), sala da tè e ristorante asiatico con cucina thailandese, cinese e vietnamita ospitato in un antico palazzo barocco con soffitti a volta, candele e un enorme altare buddhista.

Den 3
Lunedì per fortuna soleggiato, interamente dedicato alla collina di Hradčany e al Castello di Praga (Pražský Hrad). Mentre ci dirigiamo dall’altro lato della Moldava, ecco apparire la Casa Danzante (Tančící Dům) di Frank Gehry e Vlado Milunić, dall’inconfondibile sagoma.

ginger & fred

Prima di entrare al Castello, sosta davanti  al Palazzo Černin (Černinský Palác), oggi sede Ministero degli Esteri, ma un tempo usato come quartier generale delle SS e poi scenario della defenestrazione “accidentale” di Jan Masaryk
Facendosi largo tra la folla riunita per il cambio della guardia, entriamo nel Castello, anche questo splendida città nella città, con le sue decine di luoghi da scoprire. In primis l’imponente Cattedrale di San Vito (Chrám sv Víta), gelosa custode dei gioielli della corona ceca, con la loro maledizione, l’enorme Monolite di Plečník in granito, l’Antico Palazzo Reale (Starý Královský Palác) e il bellissimo soffito gotico della Sala di Venceslao (Vladislavský Sál).

silver holiness granite gothic ceiling

Ecco poi la Basilica di San Giorgio (Bazilika sv Jiří), chiesa in realtà romanica ma ben mascherata da una facciata di stucchi crema e rossi, non prima di una doverosa sosta per una dissetante Pilsner Urquell. Segue shopping da Manufaktura, catena di negozi che propone il meglio dell’artigianato ceco in chiave ecologica e solidale. Dai giocattoli in legno, alle ceramiche, ai cosmetici non testati (certificati HCS), senza parabeni e quasi tutti vegan, con interessanti varianti quali quelli alla birra ceca.

mix of styles sewage blue

Da ultimo il pittoresco Vicolo d’Oro (Zlatá Ulička), le sue affascinanti casette colorate, la Torre Daliborka e un trdlo (manicotto di Boemia) caldo e inaspettatamente vegan. (attenzione, Stefania nei commenti qui sotto scrive giustamente di fare molta attenzione e di chiedere bene, perché potrebbero non solo contenere uova o latticini, ma anche lardo. Io ho chiesto tutto nello specifico e mi è stato detto che non c’erano ingredienti di origine animale…).

making trdlos 1 trdlo making trdlos 2

Prima di andare via, ultimo giro di acquisti al Hračky-Houpací Kůň, vera mecca di giocattoli tradizionali cechi  (bellissime le bamboline in legno). 

czech toys

Serata al Teatro degli Stati Generali (Stavovské Divadlo), interessante, più che per la qualità degli spettacoli (ci attendono alcune arie mozartiane da Le Nozze di Figaro, Die Zauberflöte e Die Entführung aus dem Serail), per i suoi splendidi interni originali che videro lo stesso Mozart dirigere la prima Don Giovanni nel 1787.

ready for opera mozart's soul back to the past

Den 4
Ultimo giorno utile per scoprire Praga. Tanti, troppi i luoghi ancora da vedere, i locali da provare, i negozi in cui andare. Ci accontentiamo di percorrere a piedi uno dei simboli della città, il Ponte Carlo (Karlův Most), storico collegamento tra Malá Strana e Staré Město, per poi dirigerci verso Piazza della Città Vecchia (Staroměstské Náměstí) e attendere lo spettacolo che le varie statuine dell’Orologio Astronomico (Staroměstský Orloj) compiono pazientemente da secoli ogni ora.

gate to the bridge the damned charles' bridge what's the time? ring the bell our lady of tyn

Non resta che perdersi nel labirinto di vicoli e passaggi coperti della Città Vecchia, rifocillarsi al Country Life (vedi sotto) e aspettare pazientemente che mia madre saltelli tra negozi vintage ed etnici, per poi rituffarsi in un ultimo bagno di folla. 
Le ultime ore praghesi ci conducono alla Sinagoga Spagnola (Španělská Synagóga), dagli elaborati interni moreschi e con una bellissima mostra sul giudaismo ceco nel XX secolo, e a alla statua dedicata a Kafka da Jaroslav Róna, proprio di fianco alla sinagoga.

vintage shopping kafka&kafka think pink

L’ultima cena praghese non può che essere da Lehká Hlava, locale vegetariano sempre affollato in cui è d’obbligo la prenotazione, soprattutto per cenare nella sala con il cielo stellato. Personale gentile, piatti eccezionali.

Den 5
La vacanza è conclusa, il tempo di chiudere le valigie, tornare in aeroporto e… Na shledanou Praho!

air balloon

COUNTRY LIFE
Nel dedalo di viuzze dietro Piazza della Città Vecchia si incontra questo locale (con annesso negozio di prodotti alimentari), che offre un buffet interamente vegetale ma, soprattutto, decisamente gustoso. Primo negozio-ristorante veg nella Praga postcomunista, Country Life ha anche altre filiali dislocate in città. La sede storica ha anche un piccolo dehors in un cortile seicentesco.

country life, prague

Dopo aver preso vassoio, piatto e posate, non resta che assecondare il proprio appetito in una vasta scelta che spazia dalle più classiche insalate, che si possono comporre a piacimento attingendo da contenitori di verdure crude e cotte, semi oleosi, cereali integrali e legumi, a interessanti hamburger di miglio o di grano saraceno, a sfiziosi involtini di pasta sfoglia con wurstel di soia, fino a un’ottima pizza di verdure e formaggio vegan.

country life, prague country life, prague country life, prague country life, prague

Buona anche la scelta dei dessert, in questo caso una torta di banane e vaniglia. Si paga a peso, si spende poco. Tutto bio, tutto vegan, tutto ottimo. Il problema è forse riuscire poi ad alzarsi da tavola.

country life, prague

Country Life – Melantrichova
Melantrichova 15
Praha
Metro: Můstek
Tel. +420 224 213 366

Cucina: vegan
Orari: lun-gio 9-20.30, ven 9-18, 11-20.30 dom
Prezzi: 200-350 CZK (da 8 a 14 EUR)
Piatti vegan: buffet di insalate, cereali integrali, legumi, burger di grano saraceno e di miglio, pizza, zucchine ripiene di soia, rotoli di sfoglia con wurstel; crostate, torte di cioccolato, banane, vaniglia.
Note: accessibile ai disabili.

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Pomeriggi d’arte a Torino

22 08 2011

sandretto re rebaudengo foundation

Rientrato da due giorni dalle vacanze estive, trascorse quest’anno tra Praga e la Svezia (ma saranno oggetto di futuri racconti), mi godo ancora per un po’ una Torino praticamente deserta sfruttandone la ricca offerta culturale che per fortuna non va in ferie.

È l’occasione giusta per rivisitare due centri importanti dell’arte contemporanea a Torino, localizzati in due zone residenziali della città molto caratteristiche.

gam galleria civica d'arte moderna e contemporanea

Il primo è la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, nell’elegante quartiere della Crocetta, ricchissima raccolta di opere dal XVIII secolo a oggi, recentemente ristrutturato e revisionato: l’esposizione, che un tempo seguiva un più tradizionale ordine cronologico, è stata ora suddivisa in aree tematiche che vengono cambiate con una certa regolarità. Sempre interessanti anche le mostre temporanee nel piano interrato. E poi ricorda un po’ il MoMA

Il secondo è la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, un essenziale parallelepipedo di cemento bianco, nel più popolare Borgo San Paolo. Lo spazio è davvero ideale per le splendide mostre di arte contemporanea che vi si tengono. Molto bello anche il caffè interno, Spazio.

fondazione sandretto re rebaudengo

Il pomeriggio d’arte si è poi degnamente concluso nel miglior ristorante indiano della città, Gandhi (vedi sotto).

rainy day royal armoury sorbets

Secondo pomeriggio, secondo breve giro, questa volta con i miei che non erano mai stati all’Armeria Reale, la nutrita collezione di armi, armature e vessilli storici di Casa Savoia, esposta nella splendida cornice della rinnovata Galleria Beaumont. A seguire, i sorbetti di A Meno 18, sul lato opposto di Piazza Castello rispetto al museo: nel mio caso, pera, uva fragola e mandarino tardivo di Ciaculli, piacevole e dolcissimo.

gandhi, turin

GANDHI
A detta di molti critici gastronomici e riviste di settore il miglior ristorante indiano di Torino, effettivamente è anche uno dei miei preferiti, grazie soprattutto al calibrato uso delle spezie, che non coprono i piatti ma li esaltano in maniera perfetta, e alla correttezza delle porzioni, oltre a un sapiente utilizzo delle materie prime con piatti che non danno mai quello spiacevole effetto di pesantezza tipico di altri posti.
Ristorante elegante nei toni del rosso, del marrone e dell’ocra, con quadri di dignitari indiani e statue di divinità sparse un po’ ovunque. I lampadari colorati conferiscono ulteriore fascino all’ambientazione, calda e accogliente d’inverno, piacevole d’estate. I camerieri indossano abiti tradizionali, sono gentili anche se a volte un po’ confusionari. Pazienza, si passa oltre per gustare i loro piatti.

gandhi, turin

Il Gandhi propone una serie di menù fissi, tra cui tre vegetariani (di cui uno ayurvedico), oltre alla carta. Nessuno di questi è però totalmente vegan, e conviene quindi scegliere dal menù e sincerarsi che non sia stato utilizzato ghee nelle cotture. Io ormai sono avvezzo a ordinare un mio personalissimo menù da cui non riesco proprio a discostarmi: un antipasto di pakora di verdure davvero perfetto, senza alcuna nota grassa; il curry di ceci, speziato al punto giusto e accompagnato da riso basmati; e per finire il sorbetto al mango, non troppo dolce e ben equilibrato. Il tutto accompagnato da birra e tè indiani (ma si può optare anche per il vino delle Nandi Hills).

Gandhi
Corso Regio Parco 24
Torino
Tel. 011 2470643
Google Maps

Cucina: indiana, con piatti vegan
Orari: lun-dom 19.30-24
Prezzi: EUR 25-30 per tre portate e bevande
Piatti vegan: pakora di verdure; riso basmati con verdure; dhal di lenticchie; curry di ceci; curry di lenticchie e fagioli neri; verdure miste in salsa di pomodoro; sorbetti.
Note: accessibile ai disabili.

Se ti è piaciuto l’articolo, vedi anche 48 ore d’inverno a Torino.

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