Cucchiai di riso selvatico e hummus

20 02 2013

wild rice and hummus spoons

No, ma quanto è buona la cucina libanese? Sarà che sono un assiduo frequentatore di ristoranti dai nomi evocativi quali Le Cèdre, Noura e Beirut, sarà che spesso sono una vera ancora di salvezza in territori a volte “ostili” dal punto di vista vegan (gran parte della Francia…), sarà che servono anche sempre il mio beneamato hummus, ma è davvero una delle cucine che preferisco in assoluto. Non so però se avete mai notato, entrando in uno dei tanti locali sparsi nel mondo, che si respira sempre una sorta di malinconia nell’aria, che ci si trovi ad Atene, a Parigi o in qualunque altro posto fuori dal Libano. Il personale (quasi sempre maschile, altra costante) è gentile ma al contempo un po’ assente, come se il pensiero fosse sempre rivolto al loro paese, a quanto fosse piacevole e cosmopolita prima dei quindici anni di guerra civile. Eppure basta rivolger loro la parola, decantando la bontà della loro cucina e le bellezze della loro terra, per farli sorridere e farsi raccontare aneddoti della loro vita nel paese natìo, per poi immancabilmente sentenziare di quanto il tabouleh debba contenere più prezzemolo che altro per potersi definirsi tale. E tra un falafel, un po’ di pita che accompagna un hummus più ruvido e piacevolmente amaro di quanto lo preparino più a sud in Israele, e racconti sulla diaspora libanese nel mondo, ecco un’idea, d’effetto e poco impegnativa, per un finger food a cavallo tra Mediterraneo e Nordamerica (non a caso in Canada risiede una delle maggiori comunità libanesi). Facile da preparare, se ne può fare in quantità industriali (l’importante è avere abbastanza cucchiai e abbastanza amici per terminarlo!).

 

Cucchiai di riso selvatico e hummus

Da buon pigro quale sono ultimamente diventato, l’hummus l’ho comprato già pronto. Voi magari fate i bravi e preparatevelo prima in grandi quantità, altrimenti se siete pigri quanto me o siete seguaci di Nigella Lawson andate a procurarvelo in un qualsiasi supermercato biologico o inscatolato in qualche negozio di alimentari etnici. I germogli di senape invece li ho fatti crescere in un impeto di pollice verde durante le vacanze natalizie. Piacevolmente piccanti, sono sostituibili con altri a vostra scelta. Le porzioni sono per 16 cucchiai, magari aumentate le dosi perché rischiate di rimanere presto senza cibo con amici a cena.

riso selvatico 100 g
hummus 400 g
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
aceto balsamico tradizionale 2 cucchiaini
semi di sesamo tostati 2 cucchiai
germogli di senape

Lavate il riso sotto acqua corrente, versatelo in una pentola con volume d’acqua bollente tre volte superiore a quello del riso, copritelo e lasciatelo bollire per 40’-50’. Una volta lessato (avrà assorbito l’acqua), mescolatelo con una vinaigrette preparato con olio e aceto emulsionati.
Dividete l’hummus sui cucchiai monoporzione, coprite con del riso condito e decorate con i semi di sesamo precedentemente tostati qualche minuto in padella e terminate con un po’ di germogli.

1 ora

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Minestra di lenticchie rosse e timo

13 02 2012

red lentil and thyme soup

Già avevo parlato, neanche troppo tempo fa, del mio spassionato amore verso le lenticchie. Sono una delle mie fonti proteiche preferite e, considerando che tra Natale e Capodanno, tra acquisti e regali, hanno colonizzato la mia dispensa, non è neanche troppo strano che stiano diventando un ingrediente assiduo della mia cucina.
In particolare le lenticchie rosse sono fra le mie preferite, per la velocità di preparazione, la resa (enorme!) e il gusto (e a chi non piacciono?). 
In questo caso la ricetta che vi presento si prepara davvero in pochi minuti, la cottura va avanti per conto suo, e ci si può così dedicare tranquillamente a far altro. Ed è talmente semplice e veloce che l’ho realizzata nei giorni di convalescenza a letto per una bronchite con febbre, per fortuna amorevolmente accudito dai miei cinque coinquilini (tutti Felis silvestris catus) che a turno si sono dati da fare per farmi riprendere nel minor tempo possibile, chi trasformandosi in borsa dell’acqua calda, chi stimolandomi per emulazione a dormire, chi ricordandomi di reagire alla malattia perché c’erano cose ben più importanti (le ciotole del cibo mica si riempiono da sole…). E ne approfitto così anche per pubblicizzare un bel contest a cui mi ha invitato Lo. Trovate tutte le informazioni qui.

 

image

Minestra di lenticchie rosse e timo

Qualora aveste un brodo vegetale già salato o usaste quello in polvere o in dado, non aggiungete sale alla fine. La cottura in pentola a pressione permette di ottenere una minestra densa grazie al fatto che le lenticchie si disfarranno completamente.

lenticchie rosse decorticate 300 g
brodo di verdura aromatico non salato 2 litri
cipolla 1
aglio 1 spicchio
carote 3
timo secco 2 cucchiaini
sale marino integrale 1 cucchiaino
pepe nero
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
pane integrale 60 g

Sbucciate l’aglio e la cipolla e tritateli. Lavate, mondate e tagliate le carote a rondelle.
Versate l’olio in una pentola capiente, rosolatevi per un paio di minuti carote, aglio e cipolla. Aggiungete quindi le lenticchie, il brodo, il timo, il sale e una grattugiata di pepe.
Portate a ebollizione. Trasferite quindi il tutto in pentola a pressione e cuocete per 30’ abbondanti.
Tagliate il pane a dadini e passate in forno a 180° per una decina di minuti scarsi.
Servite la minestra con i crostini di pane e un filo di olio extravergine d’oliva, anche aromatizzato.

50 minuti

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Seitan al forno

19 01 2012

baked seitan

La pigrizia, si sa, è una brutta bestia. Che c’entra col seitan? Beh, è da tempo che mi riprometto di provare a prepararlo partendo dagli ingredienti grezzi (farina e acqua…). Anche per una questione estetica: il seitan confezionato è in pezzature piccole e, se si vuole preparare qualcosa di più festivo, come un arrostino o un pezzo più grande da mandare in forno, poco pratico. Men che meno gli arrosti di seitan già pronti. Così piccoli da pensare che siano stati partoriti dalla mente del Grande Puffo.
Ma torniamo alla pigrizia… Di ricette e corsi passo passo ce ne sono un bel po’ sulla rete: da quella di Grazia a quello di Valeria, da Jenni alla guida completa di Vera (e mi scuso con tutti gli altri che hanno scritto, sperimentato e prodotto se non li cito, ma è solo per ragioni di economia di spazio), alla fine mi sono lasciato prendere dall’indolenza e ho vergognosamente barato, con l’utilizzo di un comodissimo seitan mix, miscela di farina di glutine, farina 0 e sale che si trova abbastanza facilmente nei negozi di alimentazione naturale e biologica più forniti. Dato il buon risultato ottenuto, la prossima volta mi cimenterò partendo dalle origini. Sempre che non abbia la meglio nuovamente la bustina di miscela pronta…

Seitan al forno

Per ottenere un seitan saporito trovo che sia vantaggioso cuocerlo in un brodo aromatico intenso e carico, come quello qui sotto. Con queste dosi si ottiene un pezzo di seitan da circa 2 kg (10 persone) perfetto per andare in forno ed essere poi affettato. Da servire con ortaggi invernali al forno (dalla zucca alle cipolle, dai porri al sedano rapa), in questo caso io li ho accompagnati con patate novelle e carciofi. Il seitan mix (miscela di farina di glutine, farina di grano 0 e sale) e l’alga kombu li trovate nei negozi di prodotti biologici.

Per il brodo aromatico
cipolla 1
sedano 1 gambo
carota 1
porro 1
aglio 4 spicchi
alloro 2 foglie
prezzemolo 1 mazzetto
alga kombu 8 cm circa
timo 1 rametto
salvia 1 rametto
chiodi di garofano 4

Per il seitan
seitan mix 2 sacchetti (circa 640 g in totale) [Food for All]
sale marino integrale 3 cucchiai
shoyu 1 cucchiaio

Per l’olio aromatico
olio extravergine d’oliva 60 ml
pepe nero macinato ½ cucchiaino
sale marino integrale 1 cucchiaino
peperoncino macinato 1 punta di cucchiaino
erbe di Provenza 2 cucchiai

olio extravergine d’oliva 1 cucchiaio per la teglia
sale marino integrale e pepe nero
erbe di Provenza 1 cucchiaio per la guarnitura finale

Preparate innanzi tutto il brodo aromatico. Lavate le verdure e, se sono biologiche, non sbucciatele. Tagliate gli ortaggi a pezzi, metteteli in una pentola capace con gli altri ingredienti e 3 litri d’acqua. Portate a bollore e fate cuocere a fuoco basso per un’ora. Scolatelo e tenetelo da parte.
Riportatelo a ebollizione e scioglietevi il sale grosso e lo shoyu. Il brodo dev’essere molto salato.
In una ciotola capiente versate 1 litro d’acqua. Aggiungetevi, lentamente e mescolando sempre, il seitan mix, fino a ottenere un impasto omogeneo e compatto (probabilmente il glutine non assorbirà tutta l’acqua).
Mettete l’impasto su una tela bianca bagnata e avvolgetelo bene. Chiudete i bordi legandoli con dello spago da cucina.
Mettetelo quindi nella pentola con il brodo in ebollizione e cuocete per 40 minuti circa.
Passato questo tempo, scolatelo, e togliete l’impasto dalla tela. Avrete ottenuto un bel pezzo di seitan da 2 kg.
Accendete il forno e portatelo a 250°.
In una ciotola emulsionate gli ingredienti dell’olio aromatico.
Oliate una teglia capiente, adagiatevi il seitan, e spennellatelo con la miscela di olio e spezie.
Infornate in forno caldo e cuocete per 20 minuti.
Estraete il seitan e raccogliete l’olio avanzato, che allungherete con 4 cucchiai d’acqua; aggiungete sale, pepe ed erbe di Provenza. Tagliate il seitan a fette e irroratelo con l’olio.

1 ora di cottura per il brodo
15 minuti di preparazione
1 ora di cottura del seitan

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Tofu di canapa con uvetta e pinoli (e digressione universitaria)

1 09 2011

hemp tofu with raisins and pinenuts - tofu di canapa con uvetta e pinoli

La settimana scorsa è stata la mia ultima settimana di ferie. Non che mi possa lamentare, quest’anno mi è andata di lusso, sono stato via dal lavoro per quattro settimane. E giuro, non ne ho sentito minimamente la mancanza. Comunque, l’ultima settimana, oltre a sessioni ravvicinate con la lavatrice, assidua frequentazione della palestra finalmente svuotata (è stupendo allenarsi senza nessuno che ti occupi proprio la panca che ti serviva per mezz’ora perché deve fare tre set intervallati da tre sessioni di amabile conversazione con il compagno di allenamenti) e amene corse-sauna lungo il Po, ho avuto anche la brillante idea di andare a recuperare il mio diploma di laurea, abbandonato a se stesso in segreteria di facoltà da più di otto anni.

Ora, dovete sapere che la Facoltà di Scienze Politiche di Torino (a cui mi ero iscritto al termine del liceo con velleità da carriera diplomatica – tornassi indietro seguirei la ragione – Economia – o il cuore – Lingue) è stata trasferita in questi anni da Palazzo Nuovo, nota cava d’amianto in centro città, a una splendida area in disuso dell’Italgas che si rifà alla Belgrado post-bombardamenti Nato, probabilmente con lo scopo di abituare i futuri diplomatici. In questo trasloco sono stati forzatamente trascinati dietro pure i cugini fighi di Giurisprudenza. Anche la segreteria, ai miei tempi ricavata in una sorta di bunker a piano terra nei pressi della Mole Antonelliana è stata trasferita lì, e unificata a quella di Giurisprudenza. Ma a quanto pare non sembra essere cambiata solo la sede…

24 agosto 2001 – ore 8.50 – Arrivo in segreteria studenti per variazione del piano di studi. Il professore di Economia Internazionale con cui ti laurei reputa assolutamente vitale che tu sostenga almeno un esame di Econometria. Ma ti è ancora andata di lusso, a quella prima di te che voleva trattare l’impatto economico dell’ebola in Congo le è toccato inserire Patologia Generale a Medicina. Alla fine sei stato fortunato, e poi c’è solo un 1kilometro di coda.
24 agosto 2011 – ore 8.50 – Arrivo in segreteria per recupero del diploma. Cinque persone in attesa, nonostante gli uffici siano ora comuni a Giurisprudenza e Scienze Politiche.

24 agosto 2001 – ore 9.00 – Apertura della segreteria, scene di linciaggio per recupero del numero alla macchinetta. Ma è rotta. Anche questa volta. Dallo stanzino degli uffici esce la sosia di Miss Piggy gettando sulla folla dei tagliandini numerati plastificati. Unti.
24 agosto 2011 – ore 9.00 – Apertura della segreteria, due computer touch-screen ti fanno anche un chai latte (di soia) mentre recuperi il tuo numero.

24 agosto 2001 – ore 9.05 – Aspetti fuori, tanto i 30 metri quadri di segreteria si sono già trasformati nella sala partenze della stazione ferroviaria Chitpur di Calcutta. Poi meglio i 30° gradi di Via Verdi che i 30° della segreteria dove l’aria condizionata è sempre rotta.
24 agosto 2011 – ore 9.05 – Ti siedi nella confortevole sala d’aspetto di 70 metri quadri, con impianto di climatizzazione autoregolato, in attesa che il tuo numero compaia sul megaschermo di fronte a te.

24 agosto 2001 – ore 9.30 – Che fortuna, hanno passato già una persona.
24 agosto 2011 – ore 9.30 – È il tuo turno, entri nella seconda sala, un lungo corridoio, e ti accomodi sulla sedia posizionata di fronte allo sportello che ti è stato indicato sul megaschermo. Ad aspettarti la sosia di Pamela Anderson, scollacciata e sorridente.

24 agosto 2001 – ore 9.35 – Dai, forse ora chiamano il secondo. Nel frattempo cerchi di non farti notare da quello con l’alito fetente che ti ha ammorbato con i suoi racconti durante l’attesa per l’esame di Economia Monetaria a fine giugno.
24 agosto 2011 – ore 9.35 – Stai controllando che i dati sulla pergamena siano tutti corretti e firmi la ricevuta che ti viene porta dalla Anderson, che ti saluta con un caloroso arrivederci.   

24 agosto 2001 – ore 10.00 – Ancora attesa. Il tipo con l’alitosi ti sta ora ammorbando a proposito della sua tesi di laurea. In cuor tuo lo maledici.
24 agosto 2011 – ore 10.00 – Sei già a casa e ti chiedi cosa possa aver contribuito a un cambiamento così straordinariamente positivo.

24 agosto 2001 – ore 10.30 – È il tuo turno. Presenti la variazione del tuo piano di studi a Miss Piggy, che con un grugnito e una risatina sadica ti dice che la marca da bollo da applicare non è quella corretta e che devi ritornare lunedì mattina perché al venerdì pomeriggio sono chiusi. In cuor tuo maledici Miss Piggy, il tuo professore, la tua scelta universitaria e già che ci sei rimaledici il tipo di prima che sta sgomitando dietro di te perché è il prossimo in coda.
24 agosto 2011 – ore 10.30 – Sei giunto alla conclusione che è sicuramente merito dei cugini fighi di Giurisprudenza, esci e te ne vai al negozio bio a comprarti un panetto di tofu di canapa per la ricetta qui sotto.   

Tofu di canapa con uvetta e pinoli


Il tofu di canapa è un ottimo alimento proteico ottenuto dai semi della Cannabis Sativa, con un ottimo profilo amminoacidico e un’elevata concentrazione di fibre. In Italia è prodotto da Armonia e Bontà, e commercializzato con il nome di
Hemp-Fu. Pur conoscendone l’esistenza da quando è uscito qualche anno fa, non l’avevo ancora mai provato. E devo dire che è stato un colpo di fulmine. Rispetto al tofu classico è più saporito e friabile, e passato in padella è davvero eccezionale, in quanto tende a formare una gustosa crosticina. La ricetta non è mia, l’ho presa da questo libro qui, e naturalmente si prepara in pochi minuti. Le dosi sono per 4 persone.

tofu di canapa 480 g
uvetta 25 g
pinoli 25 g
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
prezzemolo fresco 1 manciata
sale marino integrale 1 pizzico

Mettete a bagno l’uvetta in acqua tiepida. Tagliate il tofu a cubetti.
Scaldate l’olio in una padella antiaderente e saltatevi i cubetti di tofu per qualche minuto. Aggiungete poi le uvette scolate e i pinoli e saltate per 5’, fino a che non si formi una crosticina sul tofu.
Salate e spolverizzate con prezzemolo fresco tritato.

15 minuti

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Canapé con crema di tofu e germogli di alfa alfa

30 03 2011

canapés with tofu cream and alfa-alfa sprouts

Una delle cose sicuramente più stimolanti dello scrivere un blog è la quantità di persone interessanti che ho conosciuto su questo spazio. Con alcune si è in contatto ormai da anni (alla fine sono già passati quasi quattro anni e mezzo da quando ho iniziato a documentare il mio passaggio dal latto-ovo-vegetarianesimo al veganesimo e il blog l’avevo concepito come stimolo iniziale per continuare), con altre magari solo da poco tempo, ma è incredibile il livello di sintonia che si riesce a instaurare tra persone che in ogni caso condividono una realtà soltanto virtuale come questa. E alcune persone ho avuto anche la fortuna di incontrarle in carne e ossa, e spero di conoscerne prima o poi anche altre.
Ed è grazie al blog che ho fatto anche conoscenza con una ragazza da cui non si può che imparare costantemente, e che è anche una delle migliori penne in circolazione sulla rete, per stile, ironia e preparazione: Grazia, ovvero Erbaviola.
Per chi ancora non sapesse chi è, consiglio visite regolari al suo blog, anche per la sua grande disponibilità nel divulgare informazioni utili e per risolvere dubbi, amletici e non.

Ma è di una cosa che le sono maggiormente grato. Finalmente, dopo anni e anni di esperimenti col mio Toni, quest’ultimo non si ribella più contro di me nel propormi semi rinsecchiti o colture batteriche da distruzione di massa. E il suo “L’orto dei germogli” è ormai diventato un amico fedele, un novello Virgilio che mi guida in quello che per me era ormai l’inferno della germogliazione casalinga.

Il libro, edito dalla casa milanese FAG, si compone di otto capitoli: si parte dalla storia dei germogli e dalla loro importanza un tempo nell’alimentazione umana, alle loro eccezionali proprietà nutritive. Poi la parte per me più importante: la coltivazione domestica. Grazie alle spiegazioni chiare e concise sono ora in grado di produrre cibo vivo e vitale e non armi batteriologiche. Segue una lunga carrellata di tutti i germogli commestibili possibili e immaginabili, con proprietà e caratteristiche (avevate mai sentito parlare del trifoglio incarnato?), a cui seguono le modalità di consumo. Comode tabelle riassuntive accompagnano inoltre la lista dei principali produttori di semi biologici.
Da ultimo il compendio per evitare i principali errori di germogliazione (manco a farlo apposta, per produrre le mie bombe batteriche ho scoperto di farne almeno dieci contemporaneamente) e infine alcune interessanti ricette, da cui ho impunemente copiato questa che vi presento.

Il tutto al prezzo di una pizza e birra. Ma i germogli fanno molto meglio, no?
…E allora accattatevillo!!! (Non prima di aver letto anche quello che ne hanno detto, fra gli altri, KiaIsabella e Alice).

Canapé di crema di tofu con germogli di alfa alfa

Ricetta di una semplicità quasi banale, ma perfetta come finger food da aperitivo. Così come la presento (pedissequamente copiata dal libro a pagina 190) ha un gusto fresco e pulito, che esalta tra l’altro il lieve sentore piccante dei germogli. I germogli li ho ottenuti da semi biologici nel tempo record di 3 giorni (Grazia ne dà un tempo di germogliazione di una settimana, ma evidentemente Toni si è particolarmente impegnato dopo anni di cattivo utilizzo…). Le dosi sono per 4 persone.

pancarré integrale 8 fette
germogli di alfa alfa (erba medica) 20 g
tofu 300 g
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
latte di soia 2 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero
erba cipollina

Sciacquate velocemente i germogli e l’erba cipollina, tamponandoli bene per farli asciugare.
Frullate il tofu con l’olio, il latte, sale e pepe, ottenendo una crema consistente. Aggiustate poi ancora di sale e pepe.
Ricavate dei canapé dal pane con un tagliabiscotti sagomato.
Con una siringa da pasticceria, decorateli con la crema di tofu. Ricoprite con un po’ di germogli e spolverizzate di erba cipollina tritata.

20 minuti
(+ 4-7 giorni per la germogliazione dei semi)

Per la serie, viva il finger food, vedi anche:

Le tartine con paté di seitan e il tofu al lapsang souchong con pepe di Szechuan.

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Un crostino in compagnia…

3 01 2011

croutons with avocado cream

 

Buon anno nuovo a tutte e tutti! Spero lo abbiate trascorso nel miglior modo possibile e con le persone a voi più care. Io l’ho trascorso cucinando per alcuni amici, e il 2010 non sarebbe potuto terminare in maniera migliore.
E dato che cucinare per gli amici è sempre una cosa bella, soprattutto se cucinate insieme a loro, vi lascio la prima ricetta del 2011, dei crostini perfetti da condividere tutti insieme, da mangiare con le mani, e da preparare in brevissimo tempo chiacchierando e bevendo un bicchiere di vino insieme (o una birra, o un tè, o quel che vi aggrada!).

 

Crostini con crema di avocado

Scegliete un avocado medio-grande ben maturo, pena ritrovarvi con una polpa impossibile da schiacciare (e da mangiare). L’avocado maturo ha infatti una polpa che può essere spalmata come burro (e che vi consiglio anche di provare, spalmata così com’è, su una fetta di pane integrale!).

avocado 1 medio-grande
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai 
limone ½
aglio 1 spicchio
prezzemolo 1 mazzetto
sale marino integrale

pane (baguette) 1

Mondate e lavate il prezzemolo, tritatelo con la mezzaluna insieme allo spicchio d’aglio sbucciato. Spremete il mezzo limone.
Tagliate la baguette a fettine, mettetele su una teglia ricoperta di carta da forno e passatele in forno caldo a 180° per circa 10’, in modo da ottenere dei crostini.
Sbucciate l’avocado, tagliatelo a metà ed eliminate il seme centrale. Schiacciatelo in un mortaio (o passatelo al mixer) fino a ottenere una crema, da condire con il succo di limone, il sale e l’olio. Spalmatela sui crostini di pane e terminate guarnendoli con il prezzemolo e l’aglio tritati.

20 minuti

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Patate nere al rosmarino

22 12 2010

rosemary black potatoes

Quest’anno, mi dispiace, ho pubblicato davvero poco rispetto al mio solito. Complici un computer ormai troppo lento e tanti impegni di lavoro, ho lasciato trascorrere tempi abissali tra un post e l’altro. Ora il computer personale l’ho cambiato, così come ho cambiato azienda e settore, e quindi dovrei riuscire a stabilizzarmi e a essere un po’ più regolare.
Tra le altre cose non sono riuscito a preparare nessuna ricetta di Natale da proporvi in anticipo (sebbene abbia ben chiaro in testa cosa preparare per il pranzo, che sarà vegan e in famiglia), quindi ho raschiato dal fondo del barile e non mi è rimasta che questa ricetta che mi piace assai, un po’ rustica e vergognosamente semplice, se non fosse per l’utilizzo di una varietà di patata sicuramente particolare, che a volte viene definita nera, a volte viola (la polpa in effetti tende più al porpora che all’ebano).
Io l’ho scovata da un produttore bio del torinese, che espone i suoi frutti mensilmente all’Oltremercato in Piazza Palazzo di Città a Torino. No, il nome dell’azienda agricola purtroppo non me lo ricordo proprio…

Patate nere al rosmarino

Ricetta semplicissima ma da preparare con cura, per apprezzarne il sapore rustico e casalingo. Oltre alle patate nere, non facilissime da trovare, si possono usare quelle rosse, che hanno consistenza e grana simili. Le dosi sono per 4 persone.

patate nere 800 grammi
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
aglio 8 spicchi
rosmarino 2 rametti
sale marino integrale 1 cucchiaino + 1 pizzico
pepe nero 1 spolverata

Lavate le patate e mettetele in pentola, senza pelarle, coprendole con acqua e sciogliendovi un cucchiaino di sale. Da ebollizione, fatele cuocere 20 minuti.
Nel frattempo schiacciate gli spicchi d’aglio e tritate gli aghi del rosmarino.
Scolatele e lasciatele raffreddare.
Tagliatele poi a pezzi. Riscaldate l’olio in una padella a fuoco medio-alto, aggiungete le patate formando un solo strato (uno solo, se ne avanzano ripetete l’operazione), e abbassate la fiamma a fuoco medio. Fatele dorare senza muoverle per circa 7 minuti. Aggiungete gli spicchi d’aglio. Girate le patate dall’altro lato e fatele dorare altri 7 minuti.
Aggiungete infine il rosmarino e mescolatelo insieme alle patate. Coprite con un coperchio e fate cuocere altri 7 minuti.
Spegnete la fiamma, rimuovete l’aglio, salate, pepate e servite subito.

1 ora

Vedi anche:

le patate al limone e le verdure grigliate al rosmarino

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Tagliatelle al ragù di verdure

20 01 2007

Ecco un classico della cucina vegetariana, estremamente gustoso ma altrettanto leggero. La cottura del ragù richiede naturalmente il maggiore impegno, ma il palato ne verrà sicuramente soddisfatto!
In commercio esistono tagliatelle senza uovo, sia integrali che di semola bianca, che raccoglieranno a perfezione il sugo di accompagnamento. In mancanza, potete provare il ragù con altri formati di pasta (come le trenette o gli spaghetti).

Ingredienti (per 4):

tagliatelle integrali senza uovo 350 g
pomodori pelati 300 g
cipolla 1 grossa
carote 2
sedano con le foglie 1 cuore
prezzemolo fresco 1 mazzetto
aglio 2 spicchi
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
alloro 1 foglia
basilico fresco
sale marino integrale
pepe nero

Tempo di preparazione: 1h

Sbucciate la cipolla e l’aglio, raschiate le carote e lavate tutte le verdure. Affettate cipolla, carote, sedano, prezzemolo e aglio. Metteteli in una casseruola con 2 cucchiai di olio e lasciate appassire il tutto a fuoco basso.
Nel frattempo tagliate a pezzetti i pelati, uniteli alle verdure insieme all’alloro. Non appena le verdure inizieranno a sobbollire, irrorateli con un mestolo d’acqua. Aggiungete il basilico, del pepe nero macinato e il sale. Mescolate, portate a bollore, coprite con un coperchio e cuocete a fuoco basso per mezz’ora, ricordandovi ogni tanto di mescolare.
Dopo una decina di minuti mettete sul fuoco l’acqua per la pasta (3 litri abbondanti).
Una volta che le verdure sono pronte, togliete la foglia d’alloro e passatele con il robot o il passaverdure. Tenete il ragù ottenuto al caldo.
Non appena l’acqua della pasta inizierà a bollire, salate e immergete le tagliatelle. Riscaldate la zuppiera in cui le servirete (magari appoggiandola sulla pentola in ebollizione). Attenetevi ai tempi di cottura sulla confezione della pasta e scolatela al dente.
Mettete le tagliatelle nella zuppiera e conditele con 2 cucchiai di olio. Aggiungete il ragù, mescolate e… buon appetito!

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Patate al limone

11 12 2006

Le patate al forno sono uno dei miei piatti preferiti, e d’inverno accompagnano perfettamente qualsiasi pranzo o cena. Questa che vi propongo è una variante davvero da leccarsi i baffi, gustosa ma nel contempo leggera.

Ingredienti per 4 persone:

patate 600 g
limone (bio) 1
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
dado vegetale granulare* 1 cucchiaino
*senza glutammato
pepe bianco 1 macinata
peperoncino ½ cucchiaino
rosmarino secco 1 cucchiaino
salvia secca 1 cucchiaino

Tempo di preparazione: 50′

Per prima cosa pelate e lavate le patate. Tagliatele poi a spicchi.
Spremete mezzo limone. Se usate il dado vegetale tritatelo. Preparate una salsina mescolando insieme l’olio, il limone, gli aromi dell’orto (o il dado) e le spezie (a vostro piacere, l’importante è che sia garantita la presenza di qualcosa di pungente, come il pepe, il peperoncino, il curry o lo zenzero).
Accendete il forno a 200° circa.
Ponete le patate in una pirofila e versateci sopra la salsina. Mescolate accuratamente in modo che si insaporiscano per bene.
Infornate per 20′.
Trascorso questo tempo, aprite il forno e rigiratele. Continuate la cottura per 10-15′. Nel frattempo spremete l’altro mezzo limone.
Togliete dal forno e aggiungete il resto del succo. Servite subito.

I miei si sono lamentati solo del fatto che non ne avessi preparate di più!

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Minestrone

19 11 2006

Stanchi del solito minestrone surgelato? Infreddoliti dai primi rigori invernali? Bene, è ora di cimentarsi con la preparazione di uno dei piatti più caratteristici della cucina italiana, il minestrone.

Fermo restando che dosi e scelta degli ingredienti sono comunque a scelta libera, ecco quello che ho preparato ieri sera per cena, dopo un pomeriggio passato per librerie.

Ingredienti (per 6):

patate 2
cipolla 1
zucchina 1
carote 2
sedano 1 gambo
spinaci 3 manciate
rapa 1
zucca Hokkaido 1 pezzo
fagioli borlotti 100 g
ditalini di farro 200 g
olio extravergine d’oliva 1 cucchiaio a testa
sale marino integrale 1 cucchiaino

Tempo: 2h30′ + tempo di ammollo per i fagioli

Innanzi tutto mettete a bagno i fagioli borlotti in abbondante acqua la sera prima, o comunque per almeno otto ore.
Pelate le patate, sbucciate le cipolle, spazzolate carote, rape e zucca, e lavate accuratamente le altre verdure. Tagliatele poi tutte a cubetti e versatele in una pentola capiente insieme ai fagioli scolati. Aggiungete acqua a sufficienza e ponete sul fuoco. Fate bollire, abbassate la fiamma, e fate cuocere per due ore.
Dieci minuti prima di servire aggiungete un cucchiaino di sale marino integrale e la pasta.
Servire con del buon olio extravergine d’oliva.
Buon appetito!

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