Brazil Nut Fruit Cake

31 12 2012

brazil nut fruit cake

A casa per Natale, tanto cinema, riposo e buoni propositi per il 2013. Come quello magari di essere più assiduo sul blog di quanto sia stato nell’anno che volge al termine. In ogni caso, prima che domani si concluda questo 2012, butto giù un’ultima ricetta, il dolce natalizio in chiave vegan che non manca mai a dicembre sul Cucchiaio di Legno. E si vola in Nordamerica, con un dessert natalizio estremamente popolare, un dolce assolutamente ipercalorico e che la maggior parte degli americani consuma in questo periodo. Si badi bene, è uno di quei dolci tipicamente casalinghi casa, la cui ricetta ben consolidata varia da famiglia a famiglia, gelosamente custodita e tramandata (ho letto, documentandomi sulla rete, di crisi isteriche per lo smarrimento della ricetta della zia o della nonna). Nel contempo è però davvero facile da realizzare, e la presento qui in una  versione tipica del Texas e degli Stati Uniti meridionali, dove storicamente è sempre stato piuttosto economico e semplice l’accesso a grandi quantità di frutta secca. Per chi fosse in cerca di altre varianti, vi rimando anche alla ricetta australiana.

 

Brazil Nut Fruit Cake

Si può ottenere una versione più salutare sostituendo la farina 00 con farina integrale (io dovevo esaurire un pacco iniziato in dispensa) e lo zucchero con la versione integrale del commercio equosolidale, oppure con un dolcificante naturale (sciroppo d’agave?). Le dosi sono abbondanti, vengono difatti fuori 3 dolci (uno per voi e due da regalare/condividere). L’impasto potrà sembrare insufficiente data la consistente quantità di frutta secca, ma è volutamente così proprio per valorizzare appieno gli ingredienti caratterizzanti questa preparazione tipicamente natalizia. Procuratevi quindi tre stampi da plumcake e della carta da forno, e mettetevi all’opera! 

farina di frumento 00 170 g
zucchero bianco di canna 110 g
lievito al cremortartaro 10 g
latte di soia 220 ml
olio di mais 20 ml
vaniglia in polvere 1 cucchiaino
ciliegie candite intere 420 g
noci 450 g
nocciole 450 g 
noci brasiliane 450 g
datteri snocciolati 450 g
sale marino integrale 1 pizzico

Scaldate il forno a 180°C (150°C in forno ventilato).
Ricoprite tre stampi da plumcake con carta da forno.
Mescolate bene con un frullatore latte, olio, zucchero, vaniglia e sale, fino a ottenere un composto ben omogeneo.
A parte, mescolate bene 110 g di farina con il lievito. Versateci poi il composto liquido, amalgamando con cura per evitare la formazione di grumi.
Versate tutta la frutta in un recipiente e coprite con la farina avanzata, mescolando bene. Unite poi l’impasto e amalgamate con cura.
Riempite quindi gli stampi, pressando bene per evitare la formazione di bolle vuote. Infornate e cuocete per 1 ora, magari coprendo con dell’alluminio a metà cottura per evitare bruciacchiature.
Sformate e lasciate raffreddare i dolci su una gratella. Si conservano in frigo, avvolti da alluminio, fino a due/tre settimane.

1 ora e 30 minuti

Questa ricetta partecipa alla raccolta di ricette vegetali per le festività natalizie de La Cucina della Capra.

feste-capra

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Di silenzio e libri: tiramisù al matcha macrobiotico

21 10 2012

 

Avocado and matcha tiramisu

Alcuni amici e lettori del blog hanno già scovato il motivo del mio silenzio sul blog degli ultimi 3 mesi. A maggio sono stato contattato dalla casa editrice Sonda, che mi ha proposto di curare un progetto editoriale a quattro mani con Valerio Costanzia (autore del bel blog Quilty. Film on Food) relativamente a un ricettario vegan che, nato dall’idea di proporre piatti “a colori” per testimoniare il legame esistente tra proprietà nutrizionali e pigmentazione degli alimenti, si è poi esteso nel presentare tale nesso con un taglio etnico, attingendo dalla cultura alimentare dei cinque continenti. Si è trattato di un progetto decisamente impegnativo che, unito al mio lavoro abituale (sempre nel settore alimentare), mi ha assorbito totalmente per tutti questi mesi, lasciandomi poca voglia e tempo per parlare ancora di cibo su questo blog.

Ripromettendovi quindi di tornare a essere regolare su questo bello strumento che mi ha permesso di conoscere tante persone interessanti, vi regalo un’anticipazione del libro con una delle mie ricette preferite, qui di seguito:  una versione speciale del mio dessert preferito, il tiramisù. Dolce ma senza zucchero, declinato al verde, d’ispirazione nipponica e con la punta amara del tè matcha.

Tiramisù al matcha macrobiotico


Una versione speciale del mio dessert preferito in assoluto, il tiramisù. Speciale per me perché verde (il mio colore preferito insieme al rosso), perché di ispirazione nipponica (il tiramisù è il dolce italiano più amato in Giappone), perché salutare (senza zucchero) e perché c’è pure il mio amato tè matcha. Le dosi sono per 4 persone.

Per il tiramisù

avocado 1
tofu vellutato 125 g
latte di soia 60 ml
sciroppo di agave 4 cucchiai
fiocchi di avena 70 g
essenza naturale di vaniglia 1 cucchiaino
caffè di cereali 1 cucchiaio e mezzo

Per decorare

tè matcha in polvere

Per il tiramisù

In una ciotola mescolate i fiocchi di avena con il caffè di cereali, versate 1 cucchiaio di acqua calda e rimestate in modo da far assorbire il liquido.

Sbucciate l’avocado, tagliatelo a metà ed eliminate il nocciolo, poi riducetelo a dadini. Sistematelo nel bicchiere del frullatore con il tofu, il latte di soia, lo sciroppo di agave e l’essenza di vaniglia e frullate qualche minuto, in modo da ottenere una crema verde omogenea.

Sistemate il composto di fiocchi di avena sul fondo di 4 bicchieri, coprite con la crema di avocado e lasciate raffreddare in frigorifero almeno 2 ore.

Per decorare

Prima di servire, spolverizzate con il tè matcha.

20 minuti
+ 2 h di raffreddamento

Questo trovate il comunicato ufficiale (e ringrazio la casa editrice per avermi affibiato il titolo di chef, ma sinceramente non mi ritengo tale, solo un semplice buongustaio animalista) del libro, che si intitolerà Il Cucchiaio Arcobaleno, e che sarà in uscita, da ultimi aggiornamenti, il 14 novembre 2012.

 

Il meglio della cucina vegan dal mondo, per la prima volta presentata secondo una suddivisione cromatica e per aree geografiche, unendo i benefici della cromoterapia alla varietà delle cucine etniche.

I colori aiutano il corpo e la psiche a ritrovare il loro naturale equilibrio, determinando effetti fisici e psichici in grado di stimolare le energie e calmare certi sintomi.

Anche in cucina, recenti ricerche hanno dimostrato che i pigmenti che colorano la frutta e la verdura (denominati «fitonutrienti») producono effetti benefici su tutto l’organismo e svolgono azioni diverse proprio in base al loro colore.

Il rosso di un pomodoro, il verde di un avocado, l’arancione di una zucca, il blu di un mirtillo non stuzzicano solo i nostri sensi: hanno un effetto benefico anche sulla nostra salute e i nostri stati d’animo. Spesso non ci facciamo caso, ma il colore gioca un ruolo fondamentale nei cibi e nell’alimentazione. Dall’incontro e la collaborazione tra un esperto in tematiche alimentari e uno chef vegan giramondo, dal loro amore per i cibi buoni e giusti, nasce Il Cucchiaio Arcobaleno, oltre 170 ricette vegan dalle tradizioni gastronomiche di tutto il mondo: dagli antipasti ai dessert, dai pani ai piatti unici, suddivise in base al loro colore dominante. Piatti appetitosi per gli occhi e il palato, per realizzare anche nella nostra cucina golosità «belle, buone e giuste» da ogni angolo del pianeta.

Con queste coloratissime ricette, cucinare diventa un’esperienza multisensoriale.

Yari Simone Prete, export manager nel settore alimentare, vive in Piemonte tra Torino e il Monferrato. Appassionato di cibo e cucina, si diletta ai fornelli fin da quando era un ragazzino. Vegan dal 2006, è convinto che la buona tavola possa coniugarsi alla perfezione con il rispetto delle altre forme di vita. Tra le altre passioni la fotografia, il cinema e le lingue straniere, in particolar modo quelle orientali. E naturalmente i viaggi, per lavoro e per piacere, alla scoperta del buon cibo.

Valerio Costanzia si occupa da anni di progetti editoriali legati al mondo del food&beverage e dell’educazione alimentare. Ha curato titoli per diverse case editrici e lavora per l’agenzia editoriale LiberLab. Recentemente ha creato un blog dove l’antica e mai sopita passione e specializzazione per il cinema dialoga con il cibo.

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Brownie: variazioni sul tema

29 04 2012

chocolate brownies

Sono tornato. Un mese dopo, disintossicazione da blog, zero risposte ai commenti. Mi scuso. Zero visite ad altri blog. Scusatemi anche per questo. Rimedierò, prometto. Ma ho sentito la necessità di staccare un po’, tra casa, città e lavoro nuovi. Ora però torno più in forma che mai. E cerco di rifarmi con due variazioni sullo stesso tema. Il brownie. Sì, quella semplice torta tagliata a quadrotti, a base di cioccolato e noci, facile da maneggiare e da mangiare. Puro pragmatismo americano. Rivisitata, naturalmente, in chiave non solo vegan, ma pure salutistica. Sugar-free, niente saccarosio. Era da un po’ che non pubblicavo ricette di dolci senza zucchero, così, preso dall’entusiasmo, ho elaborato pure un’altra versione, assolutamente poco ortodossa, più morbida e umida, giapponesizzante, a base di azuki e caffè di cereali. Poi mi dite quale preferite.

Brownie al cioccolato

La farina di grano rinforzata è una miscela di farine di forza (tra cui la manitoba), ideale per la pasticceria. La trovate su Tibiona. Altrimenti una comune farina 00 andrà benissimo. L’utilizzo del miso permette di esaltare la dolcezza dell’impasto e di arrotondare l’acidità del cacao, mentre la marmellata d’arancia permette di dare morbidezza e sostanza all’impasto. L’olio di cartamo (zafferanone) lo trovate nei negozi di prodotti naturali, recente scoperta nei dolci dato che è inodore e insapore, e sopporta le alte temperature. Sostituibile, naturalmente, con olio di mais.
L’estratto naturale di vaniglia l’ho acquistato negli Stati Uniti, dove è di più facile reperimento. Sostituibile, comunque, con vaniglia naturale in polvere.
Le dosi sono per 12 porzioni.

farina di grano integrale 90 g
farina di grano 00 rinforzata 30 g
cacao amaro in polvere 60 g
lievito naturale con cremortartaro 1 cucchiaino
olio di cartamo 80 ml
sciroppo d’acero 125 ml
marmellata di arance senza zucchero 70 g
latte di soia 125 ml
scorza grattugiata di 1 arancia
spremuta d’arancia
60 ml
miso 1 cucchiaino
estratto naturale di vaniglia 1 cucchiaino
noci sgusciate 75 g

Tostate leggermente le noci in un padellino antiaderente.
Mescolate bene gli ingredienti asciutti (farine, cacao e lievito).
Mescolate bene gli ingredienti umidi fra di loro (olio, sciroppo, marmellata, latte, scorza e spremuta d’arancia, miso ed estratto di vaniglia).
Versate la miscela liquida in quella asciutta poco per volta, mescolando bene.
Aggiungete le noci e distribuite l’impasto su una teglia quadrata ricoperta con carta da forno.
Infornate per 20 minuti.
Lasciate raffreddare e tagliate a quadretti.

35 minuti + raffreddamento

 

azuki brownies

 

Brownie agli azuki

Dalla consistenza morbida, restano un po’ più umidi rispetto a quelli al cioccolato. Se li volete della stessa consistenza, aggiungete 40g di noci tostate.
Le dosi sono per 12 porzioni.

farina di grano integrale 90 g
farina di grano 00 rinforzata 30 g 
caffè solubile di cereali 35 g
lievito naturale con cremortartaro 1 cucchiaino
olio di cartamo 80 ml
sciroppo d’acero 125 ml
latte di soia 125 ml 
scorza grattugiata di 1 arancia
spremuta d’arancia 60 ml 
azuki cotti 100 g
miso 1 cucchiaino
estratto naturale di vaniglia 1 cucchiaino

Mescolate bene gli ingredienti asciutti (farine, caffè e lievito).
Mescolate bene gli ingredienti umidi fra di loro (olio, sciroppo, latte, scorza e  spremuta d’arancia, miso ed estratto di vaniglia).
Versate la miscela liquida in quella asciutta poco per volta, mescolando bene.
Aggiungete gli azuki e distribuite l’impasto su una teglia quadrata ricoperta con carta da forno.
Infornate per 30 minuti.
Lasciate raffreddare e tagliate a quadretti.

45 minuti + raffreddamento

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Canapé con crema di tofu e germogli di alfa alfa

30 03 2011

canapés with tofu cream and alfa-alfa sprouts

Una delle cose sicuramente più stimolanti dello scrivere un blog è la quantità di persone interessanti che ho conosciuto su questo spazio. Con alcune si è in contatto ormai da anni (alla fine sono già passati quasi quattro anni e mezzo da quando ho iniziato a documentare il mio passaggio dal latto-ovo-vegetarianesimo al veganesimo e il blog l’avevo concepito come stimolo iniziale per continuare), con altre magari solo da poco tempo, ma è incredibile il livello di sintonia che si riesce a instaurare tra persone che in ogni caso condividono una realtà soltanto virtuale come questa. E alcune persone ho avuto anche la fortuna di incontrarle in carne e ossa, e spero di conoscerne prima o poi anche altre.
Ed è grazie al blog che ho fatto anche conoscenza con una ragazza da cui non si può che imparare costantemente, e che è anche una delle migliori penne in circolazione sulla rete, per stile, ironia e preparazione: Grazia, ovvero Erbaviola.
Per chi ancora non sapesse chi è, consiglio visite regolari al suo blog, anche per la sua grande disponibilità nel divulgare informazioni utili e per risolvere dubbi, amletici e non.

Ma è di una cosa che le sono maggiormente grato. Finalmente, dopo anni e anni di esperimenti col mio Toni, quest’ultimo non si ribella più contro di me nel propormi semi rinsecchiti o colture batteriche da distruzione di massa. E il suo “L’orto dei germogli” è ormai diventato un amico fedele, un novello Virgilio che mi guida in quello che per me era ormai l’inferno della germogliazione casalinga.

Il libro, edito dalla casa milanese FAG, si compone di otto capitoli: si parte dalla storia dei germogli e dalla loro importanza un tempo nell’alimentazione umana, alle loro eccezionali proprietà nutritive. Poi la parte per me più importante: la coltivazione domestica. Grazie alle spiegazioni chiare e concise sono ora in grado di produrre cibo vivo e vitale e non armi batteriologiche. Segue una lunga carrellata di tutti i germogli commestibili possibili e immaginabili, con proprietà e caratteristiche (avevate mai sentito parlare del trifoglio incarnato?), a cui seguono le modalità di consumo. Comode tabelle riassuntive accompagnano inoltre la lista dei principali produttori di semi biologici.
Da ultimo il compendio per evitare i principali errori di germogliazione (manco a farlo apposta, per produrre le mie bombe batteriche ho scoperto di farne almeno dieci contemporaneamente) e infine alcune interessanti ricette, da cui ho impunemente copiato questa che vi presento.

Il tutto al prezzo di una pizza e birra. Ma i germogli fanno molto meglio, no?
…E allora accattatevillo!!! (Non prima di aver letto anche quello che ne hanno detto, fra gli altri, KiaIsabella e Alice).

Canapé di crema di tofu con germogli di alfa alfa

Ricetta di una semplicità quasi banale, ma perfetta come finger food da aperitivo. Così come la presento (pedissequamente copiata dal libro a pagina 190) ha un gusto fresco e pulito, che esalta tra l’altro il lieve sentore piccante dei germogli. I germogli li ho ottenuti da semi biologici nel tempo record di 3 giorni (Grazia ne dà un tempo di germogliazione di una settimana, ma evidentemente Toni si è particolarmente impegnato dopo anni di cattivo utilizzo…). Le dosi sono per 4 persone.

pancarré integrale 8 fette
germogli di alfa alfa (erba medica) 20 g
tofu 300 g
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
latte di soia 2 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero
erba cipollina

Sciacquate velocemente i germogli e l’erba cipollina, tamponandoli bene per farli asciugare.
Frullate il tofu con l’olio, il latte, sale e pepe, ottenendo una crema consistente. Aggiustate poi ancora di sale e pepe.
Ricavate dei canapé dal pane con un tagliabiscotti sagomato.
Con una siringa da pasticceria, decorateli con la crema di tofu. Ricoprite con un po’ di germogli e spolverizzate di erba cipollina tritata.

20 minuti
(+ 4-7 giorni per la germogliazione dei semi)

Per la serie, viva il finger food, vedi anche:

Le tartine con paté di seitan e il tofu al lapsang souchong con pepe di Szechuan.

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Pane afghano

13 02 2011

afghan bread

Lo scorso settembre, al Vegfestival, ho avuto modo di tenere una dimostrazione di cucina afghana. Non che ne sia un esperto, ma questo paese a cavallo tra quattro mondi e culture (Asia centrale-Russia, regione indiana, Cina e mondo arabo-musulmano) mi ha sempre incuriosito, e anche la sua cucina riflette appieno la sua collocazione geografica. Protagonisti sono i cereali coltivati sulle sue terre: grano, mais, orzo, riso, e grande utilizzo di noci e frutta secca ed essiccata, in particolar modo l’uva. Accompagnamento di qualsiasi pasto, utilizzato come vera e propria posata, è il nan-e afghani, pane piatto cotto in un forno tandoor. Nella versione originale l’impasto andrebbe spalmato sui lati del forno, cosa non fattibile con un normale forno casalingo. Si può comunque ottenere un buon compromesso, anche se si otterrà un pane meno malleabile dell’originale, ma comunque ottimo per accompagnare patè e creme.

Pane afghano
Nan-e afghani

Velocissimi da preparare, sono molto buoni e altrettanto digeribili. Possono essere realizzati anche con farina 0 o semintegrale. I semi di cumino nero si trovano nei negozi di prodotti arabi e mediorientali, altrimenti potete sostituirli con del più comune cumino (carvi). Le dosi sono per 8 pani.

acqua filtrata o minerale 375 millilitri
lievito di birra essiccato 10 grammi (1 bustina)
malto di riso 1 cucchiaio
farina integrale di grano tenero 600 grammi + 50 grammi per la spianatoia
sale marino integrale 1 cucchiaio
olio di girasole 60 millilitri
cumino nero 1 cucchiaio
latte di soia
q.b.

Intiepidite l’acqua. Mescolatela con il lievito e il malto e lasciate riposare 10’. Aggiungete poi mezzo cucchiaino di farina e lasciate schiumare per 5’.
Mescolate il sale con la farina. Disponete la miscela a vulcano e versarvi l’olio e la miscela di lievito. Mescolate e impastate per 5’.
Coprite l’impasto con un tovagliolo umido e lasciate riposare, al caldo e lontano da correnti, per un’ora e mezza.
Trascorso questo tempo, dividete l’impasto, infarinando la spianatoia, in 8 parti uguali e formate 8 palle. Stendetele poi in ovali lunghi circa 15 cm e spessi 1cm.
Passate i rebbi di una forchetta lungo i nan per creare un motivo decorativo. Spennellate del latte di soia e coprite con i semi di cumino.
Adagiateli su una teglia da forno e cuocete in forno caldo a 180° per 20’.

50 minuti
+ 1 ora e 30 minuti di riposo

Vedi anche:

La ricetta del pane integrale con pasta madre e quella del soda bread irlandese

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Amish Friendship Bread

9 06 2010

amish friendship bread

Rientrato da un fine settimana veneziano (di cui vi parlerò a breve, uno di quei miei soliti tour-de-force artistico-gastronomici), ho recuperato una ricetta sperimentata qualche settimana fa, e basata su una di quelle antipatiche catene di Sant’Antonio. Si tratta dell’Amish Friendship Bread (pane dell’amicizia degli Amish), un cake che in realtà non è stato creato dalla famosa comunità americana, ma è frutto, secondo me, dell’usanza di far girare la pasta madre tra le famiglie di uno stesso paese o villaggio, per la panificazione. Dolce che, in questo caso si colora di una valenza speciale, perché diventa simbolo di condivisione e di riscoperta di piaceri semplici come quello di crearsi un poolish personale e di cimentarsi con un semplicissimo dolce casalingo, morbido e profumato, da condividere con gli amici (e di metterli pure in grado di preparselo poi da sé!).
Tenendo presente questo spirito di condivisione, volevo anche dire che, nonostante ultimamente lasci pochi commenti in giro, cerco sempre di leggere tutti i blog che compongono l’elenco dei miei preferiti, quelli indicati qui a destra. Riprova ne è anche il fatto che spesso attinga a idee e ricette interessanti, ragion per cui e mi farebbe piacere, a cadenza più o meno mensile, segnalare quelle in cui mi sono cimentato personalmente. Premessa importante: le ricette segnalate sono tutte vegan, dato che per pigrizia, in settimana, preferisco affidarmi a ricette già consolidate (oltre che per “pubblicizzare” una cucina saporita ma etica).
Nel mese appena trascorso, in particolare, mi sono cimentato con:

  • la gustosissima farinata di Aldo, davvero perfetta per dosi e tempi. Da leccarsi i baffi!
  • il profumatissimo liquore al carvi di Terry, che però a me è venuto scuro perché per lo sciroppo ho usato del mascobado al posto dello zucchero bianco;
  • la tortina one way ticket to Honolulu di Alessandra: banana e cocco, che volere di più? (unica variazione, zucchero integrale mascobado al posto di quello di canna fine);
  • e infine i noodles alle alghe di Isabella: preparati con udon di grano e un mix di alghe giapponesi e irlandesi. Fantastici!

Ed è infine grazie a un’altra blogger, Barbara, che ho appena scoperto che esiste pure una versione italica di questo pane dolce americano… ;-)

Amish Friendship Bread
aka Torta di Padre Pio

Primo passo è quello di crearsi un poolish personalizzato, vegan, da distribuire poi in giro. Le dosi sono per 2 cake più l’impasto necessario per essere donato a tre persone.

Giorno 1
farina di grano tenero 0 140 g
malto di riso 300 g
latte di soia 240 ml
lievito di birra secco istantaneo 1 pacchetto (9 g)

Mescolate il tutto in un recipiente capace e coprire con un telo inumidito. Riponete in un luogo asciutto, al riparo da correnti.

Giorno 2
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 3
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 4
farina di grano tenero 0 140 g
malto di riso 300 g
latte di soia 240 ml

Mescolate questi ingredienti all’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 5
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 6
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 7
farina di grano tenero 0 140 ml
malto di riso 300 g
latte di soia 240 ml

Mescolate questi ingredienti all’impasto con un cucchiaio di legno. Procuratevi tre barattoli e versate in ognuno una tazza di questo impasto. Chiudete e regalate i barattoli a tre persone che vi sono care (e che amino cucinare!), accompagnando il tutto con le istruzioni (identiche a quelle della ricetta, se non che, per il giorno 1, dovranno semplicemente versare l’impasto ricevuto in un contenitore e mescolarlo con un cucchiaio di legno).

Con l’impasto rimasto, dopo esservi procurati i seguenti ingredienti, si prepareranno due cake profumati e lievemente aciduli.

olio di mais 140 ml
farina di grano tenero 0 300 g
malto di riso 300 g
uvetta 30 g
noci 50 g
banana 1
cannella 2 cucchiaini rasi
sale marino integrale 1 pizzico
bicarbonato ½ cucchiaino
lievito naturale per dolci (cremortartaro) 1 cucchiaino abbondante

Accendete il forno a 150°.
Mettete a bagno l’uvetta in acqua tiepida. Tritate le noci. Sbucciate e schiacciate la banana riducendola in poltiglia.
Unite tutti gli ingredienti all’impasto originale, mescolando bene.
Ungete due stampi da cake, infarinateli leggermente e versatevi il composto. Infornate (se con forno elettrico, in modalità statica) per circa 50’-un’ora.

6 giorni (5 minuti al giorno)
+ 1 ora e 20 minuti

Ne approfitto infine, per rispondere a un’altra catena di Sant’Antonio ;-), quella lanciatami da Virginie, en version bilingue ;-)

1. Mettre les règles sur votre blog – Mettere le regole sul vostro blog
2. Indiquer le nom de la personne qui vous l’a décerné ainsi qu’un lien vers son blog – Indicare il nome della persona che ve l’ha assegnato così come un collegamento al suo blog.
3. Répondre aux cinq questions – Rispondere alle cinque domande.
4. Transmettre le tag à dix personnes, en précisant noms et blogs – “Taggare” dieci persone, precisando nomi e blog.

Signe particulier: ben… fou de voyage :-)
Segno particolare: beh… fissato di viaggi :-)

Mauvais souvenir: la sachertorte cuite au four à micro-ondes au lycée, s’étant transformée en pierre ponce ;-) (mais le prof de chimie a bien apprécié ça)
Cattivo ricordo: la sachertorte cotta al forno a microonde al liceo, trasformatasi in pietra pomice ;-) (ma il prof di chimica ha apprezzato molto)

Souvenir d’enfance: la bruschetta huile-tomate que maman me préparait pendant les vacances d’été à la montagne.
Ricordo d’infanzia: la bruschetta olio e pomodoro che mamma mi preparava durante le vacanze estive in montagna.

Défaut: quand je suis une recette, je suis parfois trop stricte et j’improvise peu.
Difetto: quando seguo una ricetta, sono a volte troppo rigido e improvviso poco.

Film “bonne mine”: Chère Martha (l’original allemand avec Martina Gedeck et Sergio Castellitto, pas l’horrible version américaine avec Catherine Zeta-Jones et Aaron Eckhart). Et puis le classique de tout gourmand, Le Festin de Babette, bien sûr! - mais les pauvres cailles en sarcophage :-(
Film preferito: Ricette d’amore (quello originale tedesco con Martina Gedeck e Sergio Castellitto, non l’orribile versione americana con Catherine Zeta-Jones e Aaron Eckhart). E poi il classico di qualsiasi gourmet, Il Pranzo di Babette, naturalmente! – ma quelle povere cailles en sarcophage :-(

Passo quindi la palla a (rigorosamente estratti a sorte):
Barbara di Correndomi incontro
Daniela di Fairydoor
Puccina de Il mondo di Puccina
Isafragola
Keroppi di Nutrimente
Ale/Vale di V(ale)ntinamente
Ariel di Vegan lifestyle
Edera di Voglio una pelle splendida
Alessandra di Only Recipes
Isabella di Cotto al vapore

Buon divertimento!

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Besciamella leggera

30 11 2006

Un classico della cucina francese, la besciamella fa la sua prima comparsa nel ricettario Le Cuisinier François di François Pierre de La Varenne, il cuoco di Luigi XIV. Il nome deriva da Louis de Béchameil, marchese di Nointel, a volte indicato come l’inventore della ricetta. In realtà la salsa potrebbe avere origini italiane… Ne sarebbe testimone il vasto impiego nella cucina tradizionale emiliana, e sembrerebbe essere l’evoluzione di una ricetta toscana, la salsa colla. Che sia stata esportata da Caterina de’ Medici?
Comunque, veniamo alla preparazione di una versione sicuramente meno pesante, ma altrettanto gustosa (e soprattutto più etica!).

Ingredienti (per 4):

farina semintegrale (tipo 2) 4 cucchiai
latte di soia 3 bicchieri
olio di girasole* 2 cucchiai
*biologico, spremuto a freddo
noce moscata 1 grattugiata abbondante
sale marino integrale 1 pizzico
dado vegetale granulare* 1 cucchiaino
*senza glutammato

Tempo di preparazione: 15′

Per prima cosa mettete la farina in un pentolino. Aggiungete un pizzico di sale marino, una grattugiata abbondante di noce moscata, e gli aromi o il dado tritato.Aggiungete ora il latte di soia, versandolo poco a poco e mescolando in modo tale da evitare la formazione di grumi.Mettete il pentolino sul gas, a fuoco basso, e mescolate senza mai fermarvi (dai, è solo per dieci minuti, non siate pigri!). Cercate di evitare la formazione di grumi.Quando inizia a bollire, aggiungete l’olio di girasole, togliete dal fuoco e mescolate per amalgamarlo bene.Usate a piacere per piatti da passare in forno (pasta o verdure… sabato scorso, ad esempio, l’ho usata per gratinare cavoli, zucca e cipolle).

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