Peperonata fritta in agrodolce

5 06 2011

fried bell peppers with sweet-sour onions

Non so perché, ma l’estate (ormai ci siamo, anche se non sembrerebbe dal tempo che che sta facendo qui al Nord) io l’associo sempre con la peperonata. È uno dei miei piatti estivi preferiti, e di solito lo preparo facendo stufare peperoni e cipolle in poco olio, giusto per dimostrare che sono anche capace di una cucina sana e salutare.
Ma lo spirito meridionale (che alla fine è quello che mi scorre nelle vene, pur essendo nato e cresciuto al di sotto delle Alpi) è sempre in agguato, e ho custodito gelosamente questa ricetta strappata da un vecchio numero di Cucina Naturale per provarla con successo ieri. Nonostante possa sembrare un ossimoro, si tratta di una ricetta leggera (peperonata-fritta-digeribile?) e deliziosa, purché la prepariate il giorno prima, utilizziate una generosa quantità di olio extravergine d’oliva e un bel po’ di carta assorbente. Magari accompagnandola con una fresca birra belga d’abbazia doppio malto, che stempera il sottile retrogusto agrodolce del piatto, e un buon pane alle olive cotto in forno a legna. Burp!

Peperonata fritta in agrodolce

Come per tutti i fritti, consiglio di utilizzare un wok in ghisa se lo avete: il calore si distribuisce uniformemente e il risultato è assicurato. Le dosi sono per 4-6 persone.

peperone rosso 1grande (o 2 piccoli)
peperone giallo 1grande (o 2 piccoli)
cipolle bianche 2 grandi (o 4 piccole)
uvetta 20 g
pinoli 20 g
aceto di vino rosso 2 cucchiai
zucchero integrale 1 cucchiaio
basilico 1 mazzetto
olio extravergine d’oliva 600 ml
sale marino integrale

Lavate i peperoni, tagliateli a metà e mondateli dai semi e dalle coste interne. Tagliateli per il lungo a strisce di circa 1 cm e dividetele poi a metà.
Mettete a rinvenire l’uvetta in un po’ d’acqua calda.
Tostate i pinoli in padella calda per 3’ e metteteli da parte.
Mondate le cipolle, affettatele sottilmente, dividete gli anelli e fate cuocere in padella con 3 cucchiai d’olio a fuoco basso, coprendo con un coperchio. Ammorbiditele per una decina di minuti, unite poi i pinoli, l’uvetta scolata e lo zucchero. Mescolate, unite l’aceto, alzate la fiamma e fate sfumare a fuoco medio. Conservate il tutto da parte.
Scaldate il resto dell’olio in un wok o in una pentola a fuoco alto. Quando l’olio avrà raggiunto la temperatura corretta (per regolarvi, gettate un pezzetto di peperone nell’olio: la temperatura è corretta se verrà subito a galla con la formazione di piccole bollicine sfrigolanti), immergetevi una parte dei peperoni (una manciata abbondante, per non abbassare troppo la temperatura dell’olio) e friggeteli per 4’ circa. Scolateli e posateli su carta assorbente. Proseguite in questo modo fino a esaurimento. L’olio lo lascerete poi raffreddare e andrà raccolto in una bottiglia per lo smaltimento (non versatelo nel lavandino!!).
Sistemate i peperoni fritti in una terrina, salateli e aggiungete l’intingolo agrodolce di cipolle. Sfogliate il basilico, lavate le foglie, asciugatele e tritatele finemente, aggiungendole al resto. Mescolate bene e lasciate riposare in frigo per varie ore, meglio ancora se per il giorno dopo.

1 ora + almeno 8 ore di riposo

Vedi anche il tofu saltato al wok con ortaggi

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Il Margutta RistorArte

21 05 2011

il margutta ristorarte, rome

Che fare se, atterrati a Fiumicino di sabato mattina presto, scoprite che la vostra coincidenza per Osaka è stata ritardata di ben otto ore? E che quindi dovrete trascorrere mezza giornata in aeroporto? Sinceramente io non avrei nessuna voglia di starmene rinchiuso fra annunci, aria condizionata e negozi senza luce o peggio ancora nella lounge Alitalia semiaddormentato sui divanetti. Breve telefonata a un carissimo amico romano (“Luca, sei libero oggi pomeriggio? Ti va un caffè in centro?” “Eh?” “Sì, sono bloccato a Fiumicino…”), accordi presi per vedersi in Piazza del Popolo subito dopo pranzo, non resta che lasciare il bagaglio a mano al deposito, prendere il treno per Termini e decidere dove andare a pranzare.

l'académie de rome il margutta ristorarte, rome er fico de via margutta

Roma sta diventando una città molto stimolante dal punto di vista vegetariano-vegan, con tanti nuovi indirizzi che stanno arricchendo l’offerta gastronomica della capitale. Ma uno dei ristoranti vegetariani storici, Il Margutta, è sempre un piacevole appuntamento quando capito in città (purtroppo sempre di corsa). L’ho sempre però provato solo a pranzo, quando offre un menù fisso a buffet, mai a cena, e il loro menù vegan serale è ancora nei miei sogni da realizzare. In ogni caso, in questa particolare occasione, arrivato in centro, mi dirigo a colpo sicuro verso Piazza di Spagna e imbocco poi Via Margutta, per arrivare al ristorante: gremito, come al solito, per il brunch del fine settimana, resto in attesa di essere condotto a un tavolo, quando intravedo, nella coda, altri due miei amici, Marco e Roberta (all’epoca a Roma, ora vivono altrove), anche loro in attesa. Stupore generale, scena da “Carramba, che sorpresa”, ci sistemiamo poi insieme a tavola per spostarci verso il buffet.

il margutta ristorarte, rome il margutta ristorarte, rome il margutta ristorarte, rome il margutta ristorarte, rome

Del Margutta ne avevo già parlato in uno dei primissimi post del blog, quasi cinque anni orsono, e il sistema è sempre uguale: brunch a 15 euro, comprensivo di tris a scelta, zuppa, dolce, macedonia, acqua, pane e succo di frutta. Poca scelta per la verità per chi è vegan, ma i camerieri sono comunque solitamente gentili e sapranno indicarvi quali dei piatti esposti sono senza latticini e uova.

il margutta ristorarte, rome il margutta ristorarte, rome il margutta ristorarte, rome il margutta ristorarte, rome

Zuppa di cereali e legumi abbondante e buona, per quanto riguarda il tris non una scelta eccezionale, ma tra verdure crude e cotte, varie varietà di legumi e pasta non si rischia di rimanere a stomaco vuoto. Male ci va invece questa volta per il dessert, dato che nessun dolce presente era adatto alle nostre richieste. Altre volte in cui ci sono stato invece ho sempre trovato qualcosa senza ingredienti di origine animale, solitamente lo strudel o una sfoglia di frutta. Pazienza, sarà per la prossima volta…

il margutta ristorarte, rome il margutta ristorarte, rome il margutta ristorarte, rome

Più che per l’esperienza culinaria in sé, il locale colpisce per la sua eleganza e originalità: una pecca di diversi ristoranti vegetariani è quella a volte di essere poco originali e a volte troppo “austeri”, risultando alla fine poco invitanti per un pubblico curioso o potenzialmente interessato alla scelta vegetariana, ma che può risultare frenato anche dal rigore nella cucina e nell’arredamento. Non è sicuramente il caso del Margutta, che vanta anche esposizioni artistiche e spazi piacevoli e confortevoli. Il locale è inoltre molto attivo come galleria d’arte.

Giudizio senz’altro positivo, soprattutto per l’ambiente, ma conto in ogni caso di ritornarci di sera per poter esprimere un parere più completo sulla cucina che, leggo e sento un po’ ovunque, sembra essere di eccellente qualità.

il margutta ristorarte, rome

Il Margutta RistorArte
Via Margutta 118
00187 Roma
Metro: Flaminio Piazza del Popolo
Tel. 06 3265 0577
Google Maps

Cucina: vegetariana e vegan, mediterranea, italiana
Orari: tutti i giorni, pranzo e cena
Prezzi: a pranzo brunch a EUR 12-15, cena menù vegan a EUR 32
Proposte vegan: variano a seconda della stagione, la sera a cena la scelta è piuttosto ampia, tra antipasti, primi, secondi e dessert.
Note: accessibile ai disabili
Altre recensioni: Happy Cow

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Acqui Terme

15 05 2011

metaphysical prospect

Nell’Alto Monferrato, adagiata sulle colline a sud di Alessandria, sorge Acqui Terme, nota per le sue acque termali fin dai tempi dei romani. Ed è per trascorrere un pomeriggio in una delle spa della cittadina che ne approfittiamo per visitarla. In realtà ad Acqui siamo già stati diverse volte, ma è talmente piacevole che è sempre bello trascorrervi qualche ora.

breakfast at caffe onesti la bollente

Arriviamo in città nella tarda mattinata di un sabato d’inizio aprile, particolarmente caldo e quasi estivo: colazione al Caffè Onesti (con spremuta, caffè d’orzo, fette biscottate e confetture artigianali di Acqui (Gli Sfizi di Maddalena), al kiwi e alla pera madernassa – il latte di soia era purtroppo finito, ma di solito ce l’hanno), per poi immergersi nelle stradine acciottolate del centro storico, affiancate da bei palazzi dalle tinte pastello. Al centro, il simbolo di Acqui, la Fontana della Bollente, da cui sgorga acqua termale caldissima dal caratteristico odore di zolfo.

oliveri mushrooms old ladies staring at the fountain antica osteria da bigat

Dopo aver vagabondato un po’ per i viottoli, ci dirigiamo verso una delle istituzioni cittadine, Oliveri Funghi, negozio di splendide specialità alimentari tra cui, per per l’appunto, i funghi selvatici del Sassello: essiccati o conservati sott’olio extravergine d’oliva, fanno bella mostra di sé porcini testa nera, galletti, funghi del muschio e misti del sottobosco. I prezzi non sono economici, ma decisamente non elevati per prodotti di così alta qualità. Da provare anche gli altri sott’oli come i carciofi o le melanzane alla brace, e la mostarda d’uva. Da qui, tappa all’Enoteca Regionale di Acqui Terme, nelle viscere di un palazzo dell’XI secolo: da degustare e acquistare la specialità locale, il Brachetto d’Acqui.

brachetto wine stairway farinata

A pranzo, prima di spostarci nella zona termale, ci dirigiamo, su consiglio di Isafragola all’Antica Osteria da Bigàt, celebre per la sua farinata, a detta loro la migliore del mondo! Decisamente deliziosa, effettivamente, grazie anche alla rapida cottura nel grande forno a legna. Per chi è vegan, nient’altro da assaggiare (se non insalate e verdure, e il sorbetto al limone), ma la porzione grande di farinata, con un contorno di verdure, basta e avanza.

spa

Il pomeriggio è stato interamente dedicato ai trattamenti della spa Lago delle Sorgenti: tra idromassaggi, piscine con acqua termale, sauna e bagno turco, bar con splendidi frullati di frutta e latte vegetale, il tutto si è degnamente concluso con l’ultima sala di rilassamento a suono di gong.

cobblestones spring trees happy hour

Un po’ frastornati ma decisamente rilassati, ritorniamo nel centro storico, gremito di persone per l’aperitivo e la cena, e ci dirigiamo da Angolo diVino, una piccola chicca vicino alla Bollente scoperta grazie a Laboratorio Veg: vineria con cucina, offre già nel menù una serie di opzioni vegane ma, prenotando un paio di giorni prima, Donatella, la titolare, sarà lieta di preparare un intero menù, come nel nostro caso.

angolo divino

Il locale, piccolo e confortevole, è arredato in maniera particolare e con tanti oggetti da mercatino delle pulci. Il tutto si armonizza però perfettamente, pur essendo piccolo e piuttosto carico, non dando alcuna sensazione di claustrofobia, ma di rilassatezza e intimità. La cantina è ben fornita, il servizio accurato e gentile. Pur essendo molto impegnata (il locale era pienissimo e le prenotazioni su ben due turni), Donatella ci ha dedicato un po’ del suo tempo per parlarci della sua attività e delle sue scelte in cucina: pochi piatti ben cucinati, con alcune variazioni del giorno, scelta di piccoli produttori locali, attenzione alle richieste della clientela. 

artichoke salad bread phyllo cup with broccoli and pistachios

Dopo aver stappato una bottiglia di un interessante Dolcetto d’Acqui (potrete poi portarvi la bottiglia via se non la terminate), abbiamo iniziato con un’insalata di carciofi crudi e pompelmo, e con un piacevole fagottino di pasta fillo con verza e pistacchi, il tutto accompagnato da grissini al sesamo e pane ai cereali fatto in casa.

spelt pasta with roastes vegetables and breadcrumbs angolo divino barbera wine braised seitan

A seguire pasta di farro con piccole verdurine grigliate e “briciole” (pangrattato aromatico fatto in casa) e, come secondo, un delicato ma deciso brasato di seitan al Barbera.

rising sun path

A conclusione siamo tentati da alcune piacevoli sorprese: LDM opta per il budino di soia con fragole, io invece seguo il “Percorso del Sol Levante”, un originale assaggio di scorze di arancia ricoperte di cioccolato fondente, fettine di arancia con zucchero di canna e caffè, per concludersi nel bicchiere di cioccolato con uvetta al rum.
La giornata volge ormai al termine, e dopo un’ultima passeggiata per Acqui, ci godiamo il lungo tragitto notturno tra le aspre colline e i vigneti dell’Alto Monferrato, in direzione di Asti e Torino.

by night

Acqui Terme
per buongustai

Caffè Onesti
Corso Dante 21
tel. 0144 325190
Colazioni vegan a base di latte di soia, fette biscottate, marmellate, cereali e frutta fresca.

Antica Osteria da Bigàt
Via Giuseppe Mazzini 30/32
tel. 0144 324283
Orari: tutti i giorni, chiuso martedì sera e mercoledì
Trattoria rustica, specialità farinata, deliziosamente cotta nel forno a legna.

Angolo diVino
Via alla Bollente 44
tel. 0144 321005 – 349 8169895
Orari: tutti i giorni, pranzo e cena, tranne martedì e domenica sera
Vineria con cucina, piccola e curata. Pasta di farro e kamut; verdure; dessert “Percorso del Sol Levante”. Menù vegan su prenotazione. Cantina locale particolarmente interessante.

Oliveri Funghi
Via Giosuè Carducci 14
Tel. 0144 322558
Mostarde d’uva, di cipolle, di peperoni; carciofi e melanzane alla brace. Funghi del Sassello secchi e sott’olio.

Enoteca Regionale di Acqui Terme
Piazza Abramo Levi 7
Orari: mar, ven, sab 10-12 e 15-18.30; gio 15-18.30
Nelle viscere di un palazzo dell’XI secolo una fornita selezione di vini del territorio tra cui il Brachetto d’Acqui, anche in versione spumante.

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Burro al tè verde

9 05 2011

vegan butter with green tea

Che fare di tutti i pacchetti di tè accumulati tra viaggi e acquisti vari, che giacciono un po’ dimenticati e negletti in dispensa? Beh, prepararseli e berli, armati dei consigli di esperte in materia come Acilia o Francesca.
Magari accompagnandoli, come da migliore tradizione inglese, a scones, tramezzini e fette di pane tostato con burro vegetale e marmellata. E magari riprendendo l’aroma del tè nel burro, creandosi dei panetti personalizzati con le varie miscele. In questo caso consiglio di utilizzare tè verdi aromatizzati – io sto bevendo (e ho usato) “Viaggio in Marocco”, miscela di tè verde Yunnan, cardamomo, cannella, limone, pompelmo, pepe e fiori di papavero acquistata tempo fa da Tea & Company, negozio-tempio del tè torinese che consiglio vivamente sia per la gentilezza delle proprietarie, sia per la loro competenza. Un altro consiglio è quello di affidarsi alle mani esperte di Acilia, e di acquistare direttamente dalla sua bottega on-line. E infine quello di tostare del buon pane (integrale è perfetto) e di dedicarsi, con lentezza zen, a spalmarvi riccioli di burro profumato (col vantaggio che la preparazione dello stesso non richiede che cinque minuti).

Burro al tè verde

Per questa veloce preparazione ho utilizzato il burro vegetale di Luca Montersino, che consiglio vivamente qualora riusciste a procurarvelo (in Piemonte, a Torino, Alba, Saluzzo, Chieri, Pinerolo e San Germano Chisone, oppure on-line sul sito di Tibiona). Oltre a essere un prodotto decisamente più salutare rispetto agli altri burri vegetali e margarine (non è realizzato con olio di palma), ha il vantaggio di contenere una buona dose di burro di cacao, che ha lo stesso punto di fusione del burro di origine animale. Ciò significa che al palato ha un sapore e una consistenza simile, e si presta bene a essere spalmato su fette di pane tostato caldo. Poi vanno bene anche il burro di soia o una margarina biologica non idrogenata, ci mancherebbe altro!

burro vegetale (Burrolì) 250 g
tè verde aromatizzato 10 g

Ammorbidire il burro a temperatura ambiente per almeno 2 ore. Mescolarlo con le foglie di tè, inserirlo in una forma preventivamente ricoperta di pellicola trasparente e lasciar rassodare in frigorifero per un paio d’ore.

5 minuti
+ 2 ore di ammorbidimento
+ 2 ore di rassodamento

   
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Trentino

3 05 2011

brenta dolomites

Cosa fare se si vuole passare un fine settimana nel verde del Trentino ma gli impegni di lavoro vi concedono solo due miseri giorni (sabato e domenica) in cui bisogna includere anche il viaggio da e per Torino? Evitando un tour de force degno dei gruppi organizzati giapponesi che girano l’Italia in una settimana, è necessario capire bene quello che si vuole fare e vedere, sfrondando di molto le proprie velleità (centro storico di Trento e MART di Rovereto, ci si vede alla prossima…). Abbiamo così deciso di restringere il tutto a un breve assaggio delle Dolomiti di Brenta (che non avevo mai visto, mentre LDM ci ha passato l’infanzia praticamente) e alla visita guidata del comune di Ala, organizzata a cadenze regolari nei fine settimana d’estate. Il soggiorno l’abbiamo fatto lo scorso agosto, quindi informatevi per tempo sulle proposte organizzate dal comune per questa primavera ed estate. 

wine tasting

TRENTO-MATTARELLO
Sveglia e partenza all’alba di sabato mattina, tangenziale di Milano libera (incredibile!), tutto bene fino a Verona, ma ecco le code sull’autostrada del Brennero… Usciamo sulla statale, ci perdiamo nella campagna veronese e finalmente raggiungiamo la magione che ci ospiterà per la notte, Villa Bertagnolli, a Mattarello, frazione di Trento, in mezzo a filari di viti e verdi colline. La villa, una dimora patrizia del XVII secolo, è molto suggestiva, con camere con arredi d’epoca di fine Ottocento/inizio Novecento. Dopo aver preso possesso della camera e dopo un breve giro perlustrativo, è ora di partire alla volta delle maestose Dolomiti di Brenta, uno degli obiettivi principali della nostra visita-lampo…

villa bertagnolli

CALAVINO
Partenza in tarda mattinata alla volta di Molveno, navigatore impazzito e scarse abilità nel decifrare la mappa, ci ritroviamo inerpicati in un paesino di montagna di cui non ricordo sinceramente il nome. Pazienza, scendiamo a valle e ci fermiamo (pausa non programmata, ma decisamente apprezzata) sull’incantevole Lago di Toblino, a Calavino, dove per placare i morsi della fame pranziamo all’interno del Castel Toblino, uno splendido castello medievale sulle sponde del lago trasformato in ristorante di lusso, sul cui sperone si dice dimorassero le fate (Celidonia, se ti capita devi assolutamente andarci).

castel toblino

Il cameriere rimane spaesato alle mie richieste di piatti 100% vegetali, lo chef è per fortuna più preparato e mi improvvisa un gazpacho, un’insalata mista e uno sformato di riso venere con verdure (il ristorante propone comunque una buona scelta di piatti vegetariani in ogni caso). Più che per la cucina, l’esperienza è sicuramente memorabile per l’ambientazione.

salad castel toblino gazpacho lake toblino venere rice with veggies armour

MOLVENO
Eccole, finalmente, le Dolomiti di Brenta, stagliarsi nella loro maestosità sul Lago di Molveno e sul paesino omonimo. Peccato solo non aver dietro il costume per un tuffo!

ready for a swim

SPORMAGGIORE
Da Molveno ci spostiamo, fra paesaggi pittoreschi di vigne e meleti, verso Spormaggiore, nei pressi del Parco Naturale Adamello-Brenta. Qui è possibile osservare a distanza, nel Parco Faunistico e in condizioni il più possibile simili al loro habitat naturale, alcuni orsi bruni, brutalmente decimati negli ultimi duecento anni. In paese vale anche la pena visitare la Casa dell’Orso, un interessante museo scientifico dedicato esclusivamente a questo mammifero (un carnivoro fallito, dato che per conformazione sarebbe per l’appunto un predatore carnivoro, ma che in realtà si nutre quasi esclusivamente con una dieta vegetale). Purtroppo non abbiamo più tempo per spostarci verso il Lago di Tovel, nel cuore del parco, e rientriamo alla villa per cena. Cena non eccezionale, purtroppo, ci toccherà consolarci con l’acquisto della grappa di Teroldego prodotta artigianalmente dai proprietari.

bears

CALDONAZZO
Sveglia presto, colazione (anche questa non eccezionale) ma sulla terrazza con vista vigneti, ci dirigiamo verso il Lago di Caldonazzo, con breve sosta sulle rive per rilassarsi al sole.

lake caldonazzo

ROVERETO
Arriviamo a Rovereto in tarda mattinata, purtroppo non c’è tempo per il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea. Pazienza, ma per pranzo andiamo a provare il ristorante dell’Hotel Villa Cristina, una piacevole sorpresa, con i suoi pakora di verdure e il dhal di lenticchie.

windows in rovereto

ALA
Il pomeriggio della domenica è interamente dedicato alla visita guidata di Ala, bellissima località trentina in cui soggiornò a più riprese anche Mozart.

ala ala ala ala ala ala

Ed è da volontari in costume settecentesco che veniamo scortati attraverso i vicoli e i palazzi della città con storie, aneddoti e curiosità, degustazione di vini, fino all’appuntamento finale con la pianista Temenuschka Vesselinova, curatrice del Museo del Pianoforte Antico, ospitato in un palazzo settecentesco dove la pianista spiega e suona strumenti originali del XVIII e XIX secolo, dalle sonorità ben diverse dai pianoforti contemporanei, e sicuramente più adatti a rendere Mozart, Chopin, Liszt e Beethoven. E con varie esibizioni e approfondite spiegazioni a riguardo, ha termine il nostro brevissimo soggiorno trentino.

around ala

Visualizza la mappa del Trentino-Alto Adige del Cucchiaio di Legno

villa cristina, rovereto

Villa Cristina

Una piacevole sorpresa, direi, quasi inaspettata. Ne avevo letto su Veganhome, ma sinceramente quando siamo arrivati davanti siamo rimasti un po’ perplessi. Si tratta del ristorante di quest’albergo un po’ “patito”, ma data l’affluenza abbastanza consistente, decidiamo di sederci comunque. L’albergo è a conduzione indiana, e la cucina, oltre che offrire pizze e piatti italiani, propone anche un variegato assortimento di specialità del paese asiatico. La cosa divertente è che non servono pane italiano, ma solo chapati e naan (chiedete la versione senza ghee), anche se ordinate un piatto di pasta.
Noi comunque optiamo per il menù indiano, e il mio plauso va alla leggerezza dei piatti (oltre che all’abbondanza delle porzioni). I pakora di verdure, fritti in olio (chiedete per sicurezza che utilizzino olio e non ghee), sono leggeri e saporiti. Il dhal di lenticchie è piacevolmente speziato e molto corposo. Da provare, se siete in zona.

villa cristina, rovereto villa cristina, rovereto villa cristina, rovereto

Villa Cristina
Via dell’Abetone 84
38068 Rovereto (TN)
Tel. 0464 425537 / 339 2647149

Cucina italiana e indiana, servizio gentile e veloce, ristorante spartano. Prezzi decisamente abbordabili, e pakora di verdure da urlo. Ottimo.

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Lubiana per (vegan) foodies

19 04 2011

trees

Circa un mesetto fa sono capitato per lavoro in Slovenia, la Svizzera dei Balcani. Prima volta che ci andavo, e devo dire che si tratta di un paese molto piacevole da girare, con numerosi scorci interessanti e una popolazione gentile anche se un po’ schiva. Nessun giro culturale purtroppo, ma un paio di sere libere che mi hanno permesso di sperimentare l’offerta gastronomica della capitale. Nasce così la prima guida per (vegan) foodies, in cui non c’è spazio che per il cibo!

walking in the rain night visions ljubljanica alongside the river night lights white baroque

Pur essendo una città non grandissima (270.000 abitanti), Lubiana offre numerose opzioni vegetariane e vegane: ci sono 6-7 ristoranti vegetariani, ma quasi ovunque è possibile trovare opzioni interessanti, dai piatti d’impronta mediterranea rivolti specificatamente a una clientela vegetariana, a bar che offrono panini farciti di tofu e verdure. Il centro storico, adagiato sul fiume Ljubljanica, di impronta fortemente austriaca, è un gioiellino di edifici barocchi e art nouveau, molto piacevole da girare a piedi. Numerosi i locali notturni e le gallerie d’arte, il tutto unito a un’atmosfera rilassata e raccolta.

old town

Attenzione, attenzione, però. Si cena presto in Slovenia. Ma presto presto. Cioè alle 18. Se sperate di trovare qualcosa di aperto dopo le 19, beh… buona fortuna!

prefer staying inside?

AJDOVO ZRNO
Ajdovo Zrno è stata la mia prima fregatura slovena. Non per il cibo (buono e abbondante), né per i prezzi (ridicoli, sotto i  5 euro a pasto), quanto per il fatto di aspettarmi che gli orari dei pasti italici coincidano ovunque nel mondo. (vedi avvertenza in alto). Il locale è piccolo, ma sui toni del giallo, con tavoli e sedie in legno. Il banco delle insalate è molto ricco, con una buona scelta di cereali, legumi, verdure, semi e interessanti proposte di verdure essiccate (spiccano in particolare le fette di cipolle e zucchine disidratate).. Nel mio caso insalata mista a scelta e stufato di fagioli e verdure, il tutto innaffiato da rooibos e accompagnato da pane fatto in casa. Corroborante, saziante, appagante.

aidovo zrno, ljubljana aidovo zrno, ljubljana aidovo zrno, ljubljana

aidovo zrno, ljubljana aidovo zrno, ljubljana aidovo zrno, ljubljana aidovo zrno, ljubljana

LOVING HUT – ovvero il lurido vegan -
Il sogno di molti vegetariani e vegani, quello di un banchetto ambulante di cibo vegetale, a Lubiana è realtà. Strategicamente localizzato vicino alla Facoltà di Filosofia, la sede locale della catena vegana non passa inosservata. Ospitata in un caravan giallo, offre una ricca serie di panini imbottiti (kebab di seitan, falafel, sandwich di salame vegan, ecc.), versioni cruelty-free di piatti mitteleuropei (gulasch e diversi piatti tradizionali sloveni) e cucina cinese (chow mein, kung pao…). Non mi sono fatto mancare il riso integrale con tofu e verdure (buono, bollente, ma un po’ troppo oleoso) e il panino-kebab (iperfarcito di seitan, crauti e maionese vegetale, davvero ottimo), acquistati, incartati e consumati con tranquillità in camera d’albergo. Peccato invece per il tiramisù, decisamente malriuscito (crema di tofu, ma non ben frullata… non è il massimo trovarsi cubetti insapori tra uno strato di pan di spagna e l’altro). Personale gentile, servizio veloce, prezzi bassi, porzioni molto abbondanti.

loving hut, ljubljana

loving hut, ljubljana loving hut, ljubljana loving hut, ljubljana

ZRNO DO ZRNA
Fornitissimo negozio di cibo bio e specialità alimentari dal mondo, ci trovate lo splendido pane sloveno (integrale, di varie farine, con semi di zucca e altro), panzerotti dolci vegani, e il meglio della produzione bio e vegetariana di provenienza britannica, americana, tedesca e italiana, oltre a panini vegani già pronti nel reparto frigo.

zrno do zrna

LE PALAIS DES THES
Filiale slovena della maison parigina, anche qui un’ottima scelta di miscele pregiate, sia sfuse che confezionate, oltre a confetture al té e pain d’épices (vegan!) per accompagnarlo. Personale gentile e chiusura tardiva (per gli standard locali). Da provare il Fleur de Geisha e il Thé des Enfants.

le palais des thés - le palais d'été?

 

Lubiana 
per vegan foodies 

Ajdovo Zrno
Trubarjeva cesta 7
tel. +386 41690478
orari: lun-ven 9-19

Ristorante vegetariano con un fantastico salad bar, ottimi piatti e frullati fenomenali.

Loving Hut
Aškerčeva cesta 12-18 (più o meno)
tel. +386 70531500
orari: lun-sab 9-19

Fast food vegan da asporto, abbondante ed economico.

Zrno do Zrna
Trubarjeva cesta 8
orari: lun-sab 9-19.30

Negozio bio con vasto assortimento di prodotti.

Le Palais des Thés
Stari trg 11
tel. +386 59926299
orari: lun-sab 9-20

Tè, tè, e ancora tè. E il pain d’épices…

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Pizza Vegusto

12 04 2011

vegan pizza

 

Stavo guardando l’indice delle ricette pubblicato e mi sono accorto di una grave mancanza (tra le molte): la pizza! Uhm, ci vuole eccome, soprattutto dato che sono iniziati i festeggiamenti dell’Unità d’Italia. E quale altro piatto è forse maggior simbolo di questo bislacco paese se non la pizza? (Gli spaghetti, forse? O il tiramisù?). In ogni caso la pizza mi viene anche in soccorso per provare tutto il ben di Dio inviatomi tempo fa da Karin e Raffaella, le titolari di Vegusto ad Arona (splendida cittadina sul Lago Maggiore), arrivato insieme a un altro mio ordine di altre bontà (tutte vegetali) commercializzate in Italia tramite il loro punto vendita.

E devo anche dire che Karin e Raffaella sono state gentilissime, nonostante abbia fatto di tutto per inimicarmele: prima costrigendo Raffaella a partecipare a estenuanti gare di flessioni al Vegfestival 2009, poi sistemando Karin col suo stand sotto una sorta di serra a ultravioletti nell’edizione seguente. Ma per fortuna sembrano aver dimenticato le malefatte combinategli (e d’altronde avendo tutto il giorno a che fare con tutte queste bontà come si può tener rancore?) e così le ringrazio pubblicamente anche per tutto il lavoro che fanno per rendere sempre più facile, piacevole e gustosa la scelta di un’alimentazione e uno stile di vita senza crudeltà!

 

Pizza Vegusto

Per questa ricetta ho utilizzato la mia pasta madre, a volte (=spesso) negletta nel frigorifero. In questo caso l’ho fatta lavorare parecchio, i tempi di lievitazione sono infatti un po’ più lunghi del normale. Ma tempi lunghi permettono di ottenere un impasto particolarmente soffice e digeribile. Armatevi quindi di santa pazienza! Nel
caso in cui siate sprovvisti dell’una e/o dell’altra, lavorate con il lievito di birra fresco (1 panetto da 25 g sciolto in acqua tiepida) e la stessa quantità di farina indicata in basso. In questo caso i tempi di lievitazione saranno più veloci (90’ circa la prima lievitazione, stendere poi la base sulle teglie e lasciare ancora lievitare altri 40’).
Le dosi sono per due pizze piuttosto consistenti che dovrebbero bastare per 4 persone.

Per la biga:
pasta madre 50 g
acqua minerale o filtrata 120 g
farina di grano tenero 00 280 g

La mattina precedente sciogliete la pasta madre nell’acqua intiepidita. Aggiungete la farina e lavorate il tutto in modo da ottenere un panetto che metterete a lievitare in luogo caldo, al riparo da correnti, e coperto con un tovagliolo umido.

Per l’impasto:
farina di grano tenero 00 300 g
farina di grano tenero integrale 300 g
sale marino integrale 1 cucchiaio
acqua minerale o filtrata 300 g

La sera riprendete la biga e pesatela. Prendetene 300 g, il resto mettetelo via in un contenitore: sarà la pasta madre per la panificazione successiva. Intiepidite l’acqua, e mettetevi la biga a riposare per 30’.
Aggiungete 150 g di farina 00 e 150 g di farina integrale e il sale. Mescolate bene con un cucchiaio di legno. Portate poi l’impasto su un piano di legno o di marmo infarinato, e iniziate a lavorarlo aggiungendo il resto della farina per circa 10’, fino a ottenere un impasto sodo ed elastico che non si appiccica più alle mani.
Mettete in un recipiente, fate un taglio a croce e ponete al caldo, al riparo da correnti, coperto con un tovagliolo umido per tutta la notte.

Per la farcitura:
salsa marinara 4 mestoli 
tofu 250 g
formaggio vegetale No-Muh Melty 230 g
affettato vegetale di tagliata classica 200 g
wurstel vegetale alla maggiorana 1
carciofi 2
olio extravergine d’oliva 7 cucchiai
sale marino integrale grosso

Preparate la salsa marinara come indicato qui. Mondate i carciofi, eliminando le foglie esterne più dure, e tagliando la punta e il gambo. Divideteli in quattro spicchi, eliminate le barbe interne e affettateli sottilmente. Metteli a stufare in padella a fuoco basso con 3 cucchiai d’olio e un pizzico di sale per circa 15’.
Sbriciolate il tofu. Tagliate il formaggio e il wurstel a fette, e l’affettato a pezzetti.
Accendete il forno a 250° (220° se ventilato). Stendete l’impasto in due teglie. Condite una teglia con la salsa marinara, mentre oliate l’altra base e aggiungete qualche granello di sale grosso.
Passate in forno caldo per circa 10’.
Estraete le basi e conditele: quella rossa con il tofu e metà dei prodotti Vegusto (formaggio, affettato e wurstel), l’altra con i carciofi e il resto degli ingredienti (formaggio, affettato, wurstel). Terminate con un filo d’olio. Passate in forno per circa 10’-15’, fino a quando il formaggio inizierà a fondere e gli ingredienti saranno dorati. 

1 ora e 10 minuti 
e 1 giorno per la lievitazione

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Raw Power Cafe

5 04 2011

raw power cafe, auckland

Complici questi primi splendidi giorni primaverili, ho deciso ultimamente di cercare di uscire dall’ufficio in quello che dovrebbe essere il mio orario normale, ovvero le 18. Peccato che si presenti sempre e immancabilmente qualcosa dell’ultimo minuto che non mi permettono di varcare la soglia e andarmene se non almeno un’ora dopo. Tutto questo per giustificare anche il brevissimo articolo di oggi dedicato al Raw Power Café di Auckland, ristorante vegetariano nel cuore della metropoli neozelandese.

raw power cafe, auckland

Il Raw Power per la verità non l’ho apprezzato come avrei potuto. Complice una giornata estiva particolarmente afosa e il dover sistemare alcune cose prima della partenza la sera per la lunga trasvolata verso casa (via Sydney-Dubai-Milano…), sono arrivato al ristorante, non distante dal mio albergo, abbastanza stanco e infastidito. Non avevo neanche particolarmente appetito, e quindi ho alla fine solo ordinato una tisana e un piatto molto semplice, una focaccia con hummus e hamburger di tofu.

raw power cafe, auckland

Niente dessert, nonostante quasi tutti fossero vegan, e niente foto particolari. Il locale, situato al primo piano di una via piuttosto animata, è molto semplice, con tavoli in legno e pareti con colori vivaci. La cucina è quella tipica dei locali vegetariani anglosassoni, tanti burger e panini farciti, ma nel complesso alcune proposte sono anche originali. So che propongono anche colazioni vegan all’inglese, quindi con tofu strapazzato, salsicce vegetali, pomodori, funghi e chi più ne ha più ne metta.

In poche parole mi sa che ci dovrò tornare per rendergli maggiore giustizia!

raw power cafe, auckland

Raw Power Cafe
Floor 1, 10 Vulcan Lane
1010 Auckland
Tel. +64-(0)9-3033624
Treno: Train Station-Britomart
Google Maps

Cucina: vegetariana, anglosassone
Orari: lun-ven 7-16, sab 11-16
Prezzi: medi
Proposte vegan: burger e focacce ripiene, insalate, tofu, dolci vegan.
Note: non accessibile ai disabili.
Altre recensioni: Happy Cow

Vedi anche:

Il ristorante vegan Golden Age di Auckland.

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Canapé con crema di tofu e germogli di alfa alfa

30 03 2011

canapés with tofu cream and alfa-alfa sprouts

Una delle cose sicuramente più stimolanti dello scrivere un blog è la quantità di persone interessanti che ho conosciuto su questo spazio. Con alcune si è in contatto ormai da anni (alla fine sono già passati quasi quattro anni e mezzo da quando ho iniziato a documentare il mio passaggio dal latto-ovo-vegetarianesimo al veganesimo e il blog l’avevo concepito come stimolo iniziale per continuare), con altre magari solo da poco tempo, ma è incredibile il livello di sintonia che si riesce a instaurare tra persone che in ogni caso condividono una realtà soltanto virtuale come questa. E alcune persone ho avuto anche la fortuna di incontrarle in carne e ossa, e spero di conoscerne prima o poi anche altre.
Ed è grazie al blog che ho fatto anche conoscenza con una ragazza da cui non si può che imparare costantemente, e che è anche una delle migliori penne in circolazione sulla rete, per stile, ironia e preparazione: Grazia, ovvero Erbaviola.
Per chi ancora non sapesse chi è, consiglio visite regolari al suo blog, anche per la sua grande disponibilità nel divulgare informazioni utili e per risolvere dubbi, amletici e non.

Ma è di una cosa che le sono maggiormente grato. Finalmente, dopo anni e anni di esperimenti col mio Toni, quest’ultimo non si ribella più contro di me nel propormi semi rinsecchiti o colture batteriche da distruzione di massa. E il suo “L’orto dei germogli” è ormai diventato un amico fedele, un novello Virgilio che mi guida in quello che per me era ormai l’inferno della germogliazione casalinga.

Il libro, edito dalla casa milanese FAG, si compone di otto capitoli: si parte dalla storia dei germogli e dalla loro importanza un tempo nell’alimentazione umana, alle loro eccezionali proprietà nutritive. Poi la parte per me più importante: la coltivazione domestica. Grazie alle spiegazioni chiare e concise sono ora in grado di produrre cibo vivo e vitale e non armi batteriologiche. Segue una lunga carrellata di tutti i germogli commestibili possibili e immaginabili, con proprietà e caratteristiche (avevate mai sentito parlare del trifoglio incarnato?), a cui seguono le modalità di consumo. Comode tabelle riassuntive accompagnano inoltre la lista dei principali produttori di semi biologici.
Da ultimo il compendio per evitare i principali errori di germogliazione (manco a farlo apposta, per produrre le mie bombe batteriche ho scoperto di farne almeno dieci contemporaneamente) e infine alcune interessanti ricette, da cui ho impunemente copiato questa che vi presento.

Il tutto al prezzo di una pizza e birra. Ma i germogli fanno molto meglio, no?
…E allora accattatevillo!!! (Non prima di aver letto anche quello che ne hanno detto, fra gli altri, KiaIsabella e Alice).

Canapé di crema di tofu con germogli di alfa alfa

Ricetta di una semplicità quasi banale, ma perfetta come finger food da aperitivo. Così come la presento (pedissequamente copiata dal libro a pagina 190) ha un gusto fresco e pulito, che esalta tra l’altro il lieve sentore piccante dei germogli. I germogli li ho ottenuti da semi biologici nel tempo record di 3 giorni (Grazia ne dà un tempo di germogliazione di una settimana, ma evidentemente Toni si è particolarmente impegnato dopo anni di cattivo utilizzo…). Le dosi sono per 4 persone.

pancarré integrale 8 fette
germogli di alfa alfa (erba medica) 20 g
tofu 300 g
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
latte di soia 2 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero
erba cipollina

Sciacquate velocemente i germogli e l’erba cipollina, tamponandoli bene per farli asciugare.
Frullate il tofu con l’olio, il latte, sale e pepe, ottenendo una crema consistente. Aggiustate poi ancora di sale e pepe.
Ricavate dei canapé dal pane con un tagliabiscotti sagomato.
Con una siringa da pasticceria, decorateli con la crema di tofu. Ricoprite con un po’ di germogli e spolverizzate di erba cipollina tritata.

20 minuti
(+ 4-7 giorni per la germogliazione dei semi)

Per la serie, viva il finger food, vedi anche:

Le tartine con paté di seitan e il tofu al lapsang souchong con pepe di Szechuan.

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Birmingham

21 03 2011

cathedral of st. philip

Do you know that Birmingham has more canals than Venice? With the only difference that Venice is gorgeous, while Birmingham sucks” (Lo sai che Birmingham più canali di Venezia? Con la sola differenza che Venezia è magnifica, mentre Birmingham fa schifo): parola di un mio collaboratore inglese che ci vive, alla mia richiesta di informazioni sulla città in vista di un mio viaggio di lavoro. Che potesse non essere quel che si dice una bella città l’avevo intuito. Pochissime informazioni turistiche. Zero guide dedicatele (e in Inghilterra è  possibile trovare guide monotematiche pure su Truro o su Llanfairpwllgwyngyll). Ma soprattutto manco uno straccio di pagina su una delle mie bibbie di riferimento per i viaggi, il terrificante tomo 501 Must-Visit Cities. Accipicchia, deve proprio far vomitare.
Ma tant’è. Prenotato ormai già il volo del primissimo mattino da Newcastle a Birmingham, e avendo un’intera giornata a disposizione prima degli impegni lavorativi dei due giorni seguenti di permanenza, non mi resta che far buon viso a cattivo gioco.

council house

E invece no, mi sono dovuto ricredere. Certo non è uno dei più bei luoghi d’Europa, ma Birmingham, seconda città del Regno Unito e principale centro manifatturiero del paese fin dal XIX secolo, sventrata dai bombardamenti tedeschi e avvilita dagli scempi architettonici del dopoguerra, conserva ancora tanti piccoli scorci che testimoniano la sua importanza e la sua ricchezza in epoca vittoriana.

b'ham canals

Si comincia con la visita alla Cathedral Church of St. Philip, una delle più piccole cattedrali inglesi, costruita all’inizio del Settecento e impreziosita dalle vetrate di Edward Burne-Jones.

b'ham sky

Da qui si arriva all’imponente Victoria Square, circondata dalla Council House e dal Birmingham Town Hall, modellato sul Tempio di Castore e Polluce di Roma, e impreziosita da varie statue e fontane. Non lontano l’Iron Man di Antony Gormley, enorme statua senza braccia.

victoria square spheres victoria square town hall iron man church

Non distante, il Birmingham Museum and Art Gallery, offre una ricca collezione di pittura preraffaelita, ma anche tele di Degas, Renoir, Braque e Canaletto. L’allestimento è molto ottocentesco, il che lo rende ancora più suggestivo.

bullring

Più a sud il gigantesco Bullring, un enorme centro commerciale che occupa buona parte del centro della città, e in cui spicca Selfridge’s, ospitato in un vero e proprio gioiello di architettura contemporanea. Non lontano da qui i morsi della fame mi spingono da The Warehouse.

the warehouse, birmingham

A fianco del ristorante, shopping gastronomico da One Earth Shop, negozio di alimentari vegan, in cui è possibile trovare alcune rarità sul mercato italiano, dal cioccolato bianco ai semi di canapa integri, dal Vegemite ai sostituti vegani delle uova. Oltre a un inquietante vegan suet (=grasso di rognone vegano).

one earth shop

Nel pomeriggio (gelido), non poteva mancare il giro della zona dei canali. Effettivamente quelli veneziani sono un’altra cosa, ma anche questi hanno un grande fascino e devono essere sicuramente molto piacevoli nel periodo estivo.

b'ham canals canals b'ham goose bridge and canals

Da qui un salto infine nel Jewellery Quarter, il quartiere degli orafi, con le sue belle casette vittoriane, e le sue chiese con annessi cimiteri piacevolmente gotici.

jewellery quarter

Il tutto termina da un giro da Waterstone’s e dalla cena al ristorante The Thai Orchid: ospitato in un bel palazzo ottocentesco, questo ampio ristorante thailandese offre splendidi piatti vegetariani a base di verdure, riso, tofu e latte di cocco. Da non perdere l’antipasto a base di verdure e tofu in pastella, così come gli stufati vegetali a base di latte di cocco.

Visualizza la mappa di Birmingham del Cucchiaio di Legno

THE WAREHOUSE CAFE

Il ristorante, ospitato in un ex-magazzino ottocentesco, ha la particolarità di essere autosufficiente dal punto di vista energetico: elettricità e acqua calda sono entrambe frutto dei pannelli solari montati sul tetto. A ciò si aggiunge una cucina interessante, con numerosi piatti della tradizione britannica in versione vegetale.

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Il menù degustazione che ho provato comprendeva una zuppa di sedano rapa e rosmarino con crema di noci e pane biologico (interessanti anche le gorditas messicane piccanti con salsa di pomodoro e chipotle e purée di mango e limetta), seguita delle splendide salsicce di lenticchie marroni e pomodori secchi con mash di patate alla colcannon e gravy di birra ale biologica. Sempre fra i piatti principali un ricco tabouleh marocchino e un orzotto. Eccezionali i dessert, in particolare quello assaggiato: un brownie cioccolato-arancia con gelato al cardamomo e pistacchi arrostiti.

the warehouse, birmingham

Il personale è disponibile seppur non particolarmente caloroso (ma siamo in Inghilterra, d’altronde), la cucina è a vista, la sala luminosa e arredata in legno. Unico neo è che il ristorante è situato al primo piano a cui si accede tramite una ripida scalinata. Non il massimo quindi per i disabili.

the warehouse, birmingham

In definitiva, comunque, una delle migliori esperienze gastronomiche vegan in Inghilterra. Da provare.

 

BIRMINGHAM
per vegan-buongustai

The Warehouse Cafe
54 Allison Street
tel. +44-121-6330261
tram: Snow Hill Station
orari: lun-ven 11-22, sab 11-18

Ristorante vegetariano, con numerose opzioni vegane, ripropone classici della cucina inglese e internazionale, soprattutto mediterranea, messicana e asiatica. Da non perdere le salsicce e i dessert. Buona scelta anche di burger, compresi i cheeseburger con formaggio e pesto vegan.  
Accetta carte di credito.

The Thai Orchid
7 Bennetts Hill
tel. +44-121-2121000
tram: Snow Hill Station
orari: lun-dom 12-14.30 e 17.30-22.30

Ristorante thailandese, offre una ricca selezione di piatti vegani. Da provare il “vegetarian banquet”, composto da una ricca serie di antipasti e piatti principali 100% vegetali. Solo i dessert non lo sono, con l’eccezione della macedonia di frutta, sebbene non credo che possiate averne voglia perché le dosi sono esageratamente abbondanti.
Accetta carte di credito.

One Earth Shop 
56 Allison Street
tel. +44-121-6326909
tram: Snow Hill Station
orari: lun-sab 10-17

Di fianco al Warehouse Cafe, questo piccolo negozio di alimentari vegani propone tutta una serie di prodotti di difficile reperibilità in Italia, come il cioccolato bianco, i vari sostituti delle uova, e il mix per realizzare il gravy (tipica salsa inglese). Da provare inoltre i prodotti freschi di panetteria e pasticceria. Ed eventualmente anche il vegan suet (v. sopra).

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