Genova

25 09 2011

sunday morning

Preferisco Genova a tutte le città che ho abitato. Mi ci sento perduto e familiare, piccolo e straniero. Ha una distesa di cupole, di monti calvi, di mare, di fumi, di neri fogliami, di tetti rosa e quella lanterna, così alta ed elegante, e meandri popolosi, labirinti affollati le cui viuzze salgono, scendono, si intersecano improvvisamente, sbucano sulla veduta del porto. Genova, una città piena di sorprese, di porte scolpite in marmo, ardesia, casse, formaggi, scale, biancheria al posto del cielo, cancellate, bizzarro dialetto dal suono nasale e irritante, dalle abbreviazioni strane. Vocaboli arabi o turchi. Mentre Firenze si contempla e Roma sogna e Venezia si lascia vedere, Genova si fa e rifà.” (Paul Valéry)

shots of genoa

È da un po’ che volevo scrivere di Genova, una città che a me piace moltissimo, a torto spesso un po’ negletta dai più. L’occasione è arrivata qualche tempo fa, quando ci siamo ritornati per assistere alla versione italiana di Cats. Con questa scusa ne abbiamo approfittato anche per visitare o rivisitare luoghi e monumenti della città.

shots of genoa 2

L’arrivo in treno da Torino è di sabato all’ora di pranzo. Ci incontriamo con un’amica e ci dirigiamo da Bliss, locale vegetariano non lontano dal centro storico. Il ristorante, d’ispirazione indiana, offre a pranzo un menù a prezzo fisso particolarmente saziante (con versione vegan). Sorrisi, cordialità, sapori ben calibrati. Da provare il vino analcolico. Ci vorrei tornare per cena, con un più interessante menù alla carta. *** IL LOCALE HA CHIUSO A NOVEMBRE 2011***

bliss, genoa

Il pomeriggio è dedicato a esplorare parte del notevole patrimonio architettonico della Genova ducale, costituito dai bellissimi Palazzi dei Rolli e le Strade Nuove, (nominate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco nel 2006), che culminano nella splendida Via Garibaldi, punto di separazione tra i quartieri medievali (e delle classi meno abbienti), e quelli rinascimentali. Gli edifici inseriti nella lista Unesco sono 42, ma in totale si tratta di oltre 130 residenze che coprono tutto l’esteso centro storico della città (il più vasto d’Europa). 

via garibaldi palazzo grimaldi doria tursi palazzo bianco

Bellissimi gli affreschi di Palazzo Angelo Giovanni Spinola (oggi sede di una banca), così come il cortile di Palazzo Grimaldi Doria Tursi, che custodisce uno dei violini di Niccolò Paganini (il “Cannone”).

genoa shots 3

Ma i più belli in assoluto sono Palazzo Rosso e Palazzo Bianco, con le loro splendide raccolte di pittura rinascimentale e barocca.

palazzo rosso from palazzo bianco

Da qui un salto nei caruggi medievali di Genova, con il trambusto tipico del sabato pomeriggio, tra negozi, genovesi intenti a fare la spesa, colori e odori. Degna di nota la fornitissima olioteca Le Gramole, dove poter trovare il meglio dell’artigianato alimentare ligure, tra cui oli, creme di olive, pasta (i croxetti sono da provare) e una strana, ma buonissima, confettura di olive taggiasche.

walking in via garibaldi saturday shopping stairs

Breve passaggio alla Locanda di Palazzo Cicala, bella residenza storica di fronte alla Cattedrale dove abbiamo pernottato, e spostamento poi in direzione Molo Nuovo per lo spettacolo (con cena veloce in un non memorabile ristorante giapponese).

La domenica mattina, dopo una colazione a base di focaccia (controllate che non abbia latte o strutto), rimaniamo in zona Porto Antico. Si comincia dalla Cattedrale di San Lorenzo, con la sua particolarissima facciata gotica a strisce bianche e nere, con all’interno la Cappella di San Giovanni Battista e il Museo del Tesoro.

cathedral, sunday morning candles prayer

Da qui ci aspetta una mostra di arte contemporanea a Palazzo Ducale, dal cui interno si intravede ancora meglio la Torre Grimaldina, prigione “politica” della Repubblica di Genova. Usciti poi su Piazza De Ferrari, è la volta di qualche scatto al Palazzo della Nuova Borsa, in stile Liberty, e al Teatro Carlo Felice.

Una visita a Genova non può non includere la Casa di Cristoforo Colombo, claustrofobico luogo di nascita del grande esploratore, con il contiguo Chiostro di Sant’Andrea e Porta Soprana, unico punto rimasto della cinta difensiva della città medievale.

political prison caruggi chiostro di sant'andrea

Dopo aver vagabondato per gli stretti caruggi tra via San Lorenzo e il Molo Vecchio, alla ricerca di un locale dove pranzare, ci fermiamo da I Tre Merli sul Porto Antico, dove gustare uno dei miei piatti preferiti, la farinata, abbondantemente cosparsa di rosmarino, calda e fragrante.

farinata narrow wine

Ultimo giro per il Porto Antico prima di riprendere il treno per rientrare a casa: il bel Palazzo San Giorgio cerca di mostrare le sue grazie nonostante la non felice sopraelevata che costeggia il molo, e Il Bigo di Renzo Piano ci permette di godere di un’ultima vista sui suggestivi tetti di Genova.

il bigo palazzo san giorgio piazza de ferrari genoa's roofs

Genova
gli indirizzi

Bliss  ***IL LOCALE HA CHIUSO A NOVEMBRE 2011***
Via Teodosia, 9r
Tel. 010 3106391

Cucina: vegetariana di ispirazione indiana –buona scelta vegan e crudista
Orari: lun-mer 12-15, gio-sab 12-15 e 19.30-22.30, dom chiuso
Prezzi: EUR 10 menù fisso a pranzo; EUR 30-35 a cena bevande incluse
Specialità vegan: frittatine di ceci; pritijaya; pasta ligure; lasagnette crudiste; falafel; tex willer (seitan con fagioli, patate e salsa barbecue); altri piatti variabili secondo stagionalità.

A pranzo propongono un thalis indiano a base di cereali, legumi e verdure. Porzioni abbondanti, opzione vegan. A cena anche piatti crudisti.

Le Gramole
Via dei Macelli di Soziglia, 69r
Tel. 010 2091686

Olioteca in cui perdersi. Oli extravergini liguri, olio di noce, creme di olive,
pasta ligure di grano duro e soprattutto la confettura di olive taggiasche.

I Tre Merli – Restaurant and Wine Bar
Porto Antico Palazzina Millo
Tel. 010 2465466

A parte la farinata (e le insalate), di vegan non c’è praticamente nulla.
Ma la farinata è semplicemente sublime.

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Praga

18 09 2011

prague perspective

Era da un po’ che volevo andarci. Almeno dal 1997. Per chi ancora non lo sapesse, ho una passione smodata per qualsiasi tipo di linguaggio umano. Se avessi tempo e risorse illimitate probabilmente me ne starei tutto il giorno a leggere e studiare qualsiasi lingua mi capiti a tiro. Al liceo e all’università, godendo di maggiore tempo libero, mi sono dedicato a gettare le basi di una quindicina di lingue diverse, senza molto filo logico per la verità. In alcuni casi si è trattato di relazioni durature che continuano ancora adesso (come nel caso del giapponese), in altri di brevi amori, passioni fugaci o semplici avventure. Una relazione che sembrava promettere bene è stata quella con il ceco. È stato durante il mio periodo slavo: il russo lo abbozzavo da autodidatta già dal liceo, il polacco era lì che mi tentava, e il ceco… Praga, i castelli boemi, le fiabe della tradizione centroeuropea, erano richiami culturali troppo forti per non interessarmi anche alla loro lingua. La relazione durò un anno, complice l’Associazione Italo-Ceca di Torino Doba, dove mi iscrissi al corso di lingua per principianti con risultati oserei anche dire soddisfacenti.

cards st vitus holiness a shop in prague

Dopo un anno di passione però l’amore svanì, non tanto per la lingua, sicuramente una delle più melodiose nella sfera slavofona, quanto a causa della mia maledetta Wanderlust, che mi portava a errare verso nuovi progetti e nuove infatuazioni. Col tempo per fortuna costanza e saggezza hanno pian piano preso il sopravvento (oltre a qualche pelo e capello bianco), e ora scelgo con molta cura le mie “compagne” di studio e di tempo libero, quest’ultimo purtroppo sempre troppo scarso.

i do

Comunque, a parte un piccolo kit di sopravvivenza a base di di Ahoj, Na shledanou, Děkuji e Mluvíte anglicky?, poco è rimasto purtroppo di quell’anno. Poco male, il proverbiale poliglottismo slavo si esplica in solitamente fluenti inglese e tedesco, con molti che abbozzano pure qualche frase nella lingua del sì.

dad riding afternoon walking changing the guard

Che dire di Praga? Si rischia effettivamente di essere banali, è un po’ come dover tessere le lodi di Firenze, Parigi, Roma o Venezia. Bella è bella, anzi è bellissima, senza dubbio una delle più magnifiche città del globo. E questo lo sanno anche le migliaia di turisti che abbiamo trovato in un inizio di agosto freddo e piovoso. Ma pazienza, si dribblano gli americani in pantaloncini e calze di spugna e i cinesi intenti a fotografare qualsiasi cosa (eh sì, in questo hanno preso dai giapponesi) sul Ponte Carlo, e ci si gode le viuzze acciottolate di Malá Strana con i praghesi che portano a spasso i loro cani sotto la pioggia o Hradčany di sera quando tutti si sono ormai rinchiusi nei loro alberghi. 

narrow maly buddha, prague night shadows

Den 1 (=Giorno 1)
Partenza sabato 30 luglio, volo easyJet Milano-Praga, in poco più di un’ora atterriamo e, affittata l’auto (ero con mia madre, poco propensa a perdersi fra metropolitana e mezzi pubblici) ci dirigiamo verso il Radisson Blu Alcron Hotel con i suoi interni art-deco originali. Albergo non economicissimo, ma selezionato per via di una superpromozione su booking.com, da consigliare per l’attenzione verso i vegan, dal latte e yogurt di soia a colazione, a tofu e piatti vegetali nel ristorante dell’albergo La Rotonde (ci abbiamo cenato una sera con poca voglia di uscire ancora causa pioggia battente). C’è anche da dire che a Praga essere vegan è davvero semplice, dato che di alternative se ne trovano un po’ ovunque.

maitrea, prague tofu in prague lehká hlava, prague

Il primo pomeriggio viene dedicato a uno dei grandi amori letterari di mia madre, un ebreo-praghese-di-madrelingua-tedesca (dai, è facile), quintessenza del crogiuolo di popoli della Praga di inizio Novecento. Il  Museo Franz Kafka (Muzeum Franzy Kafky) vanta un allestimento davvero eccezionale, valorizzato anche dalla scultura Proudy di David Černý di fronte all’ingresso (sì, quella di due uomini che urinano in un laghetto a forma di Repubblica Ceca… E il getto traccia famose citazioni della letteratura ceca), e dal bel negozio del museo sul lato opposto della piazzetta. Un breve sguardo a Malá Strana e poi cena da Maitrea, locale vegetariano in pieno centro, ambientazione orientaleggiante, richiami buddhisti, ricco menù di squisitezze. Da non perdere i piatti della tradizione ceca in versione cruelty-free.

k for... pissing malá strana

Den 2
Domenica piovigginosa a Praga. Ma forse è il tempo ideale per avventurarsi in Josefov, l’antica città ebraica nella città. Lunga coda per il biglietto d’ingresso al Museo Ebraico (Židovské Muzeum), comprensivo dell’ingresso a tutte le sinagoghe del quartiere. Si comincia dalla Sinagoga Pinkas (Pinkasova Synagóga), spoglio edificio del XVI secolo con riportati, su tutte le pareti interne, nomi e date di nascita e di morte dei quasi 80.000 ebrei cechi vittime del nazismo. Da qui si accede poi al Vecchio Cimitero Ebraico (Starý Židovský Hřbitov), con le centinaia di lapidi accavallate una sull’altra, perennemente all’ombra dei sambuchi.  La visita prosegue nella Sinagoga Klaus (Klauzová Synagóga) e nella Sala Cerimoniale (Obřadní Síň), con esposizioni riguardanti le cerimonie e le tradizioni ebraiche.

old jewish cemetery

Altra sinagoga è la Maisel (Maiselova Synagóga), con un’attenta ricostruzione del giudaismo ceco dal Medioevo al XIX secolo. Due passi di fronte al Municipio Ebraico (Židovská Radnice) con l’orologio dalle lancette che ruotano da destra a sinistra (come da tradizione ebraica) e l’affascinante Sinagoga Vecchio-Nuova (Staronová Synagóga), del Duecento, la più antica sinagoga europea ancora in funzione, nel cui sottotetto, secondo la leggenda, si troverebbe il corpo del Golem, il guardiano d’argilla creato dal Rabbino Löw. Non mi sono avventurato a cercarlo, dato che se ne trovano tanti altri in versione souvenir nei negozi delle varie sinagoghe.

anti-clockwise may the golems help you old-new synagogue

Cena a Hradčany, la collina di Praga, al Malý Buddha (Piccolo Buddha), sala da tè e ristorante asiatico con cucina thailandese, cinese e vietnamita ospitato in un antico palazzo barocco con soffitti a volta, candele e un enorme altare buddhista.

Den 3
Lunedì per fortuna soleggiato, interamente dedicato alla collina di Hradčany e al Castello di Praga (Pražský Hrad). Mentre ci dirigiamo dall’altro lato della Moldava, ecco apparire la Casa Danzante (Tančící Dům) di Frank Gehry e Vlado Milunić, dall’inconfondibile sagoma.

ginger & fred

Prima di entrare al Castello, sosta davanti  al Palazzo Černin (Černinský Palác), oggi sede Ministero degli Esteri, ma un tempo usato come quartier generale delle SS e poi scenario della defenestrazione “accidentale” di Jan Masaryk
Facendosi largo tra la folla riunita per il cambio della guardia, entriamo nel Castello, anche questo splendida città nella città, con le sue decine di luoghi da scoprire. In primis l’imponente Cattedrale di San Vito (Chrám sv Víta), gelosa custode dei gioielli della corona ceca, con la loro maledizione, l’enorme Monolite di Plečník in granito, l’Antico Palazzo Reale (Starý Královský Palác) e il bellissimo soffito gotico della Sala di Venceslao (Vladislavský Sál).

silver holiness granite gothic ceiling

Ecco poi la Basilica di San Giorgio (Bazilika sv Jiří), chiesa in realtà romanica ma ben mascherata da una facciata di stucchi crema e rossi, non prima di una doverosa sosta per una dissetante Pilsner Urquell. Segue shopping da Manufaktura, catena di negozi che propone il meglio dell’artigianato ceco in chiave ecologica e solidale. Dai giocattoli in legno, alle ceramiche, ai cosmetici non testati (certificati HCS), senza parabeni e quasi tutti vegan, con interessanti varianti quali quelli alla birra ceca.

mix of styles sewage blue

Da ultimo il pittoresco Vicolo d’Oro (Zlatá Ulička), le sue affascinanti casette colorate, la Torre Daliborka e un trdlo (manicotto di Boemia) caldo e inaspettatamente vegan. (attenzione, Stefania nei commenti qui sotto scrive giustamente di fare molta attenzione e di chiedere bene, perché potrebbero non solo contenere uova o latticini, ma anche lardo. Io ho chiesto tutto nello specifico e mi è stato detto che non c’erano ingredienti di origine animale…).

making trdlos 1 trdlo making trdlos 2

Prima di andare via, ultimo giro di acquisti al Hračky-Houpací Kůň, vera mecca di giocattoli tradizionali cechi  (bellissime le bamboline in legno). 

czech toys

Serata al Teatro degli Stati Generali (Stavovské Divadlo), interessante, più che per la qualità degli spettacoli (ci attendono alcune arie mozartiane da Le Nozze di Figaro, Die Zauberflöte e Die Entführung aus dem Serail), per i suoi splendidi interni originali che videro lo stesso Mozart dirigere la prima Don Giovanni nel 1787.

ready for opera mozart's soul back to the past

Den 4
Ultimo giorno utile per scoprire Praga. Tanti, troppi i luoghi ancora da vedere, i locali da provare, i negozi in cui andare. Ci accontentiamo di percorrere a piedi uno dei simboli della città, il Ponte Carlo (Karlův Most), storico collegamento tra Malá Strana e Staré Město, per poi dirigerci verso Piazza della Città Vecchia (Staroměstské Náměstí) e attendere lo spettacolo che le varie statuine dell’Orologio Astronomico (Staroměstský Orloj) compiono pazientemente da secoli ogni ora.

gate to the bridge the damned charles' bridge what's the time? ring the bell our lady of tyn

Non resta che perdersi nel labirinto di vicoli e passaggi coperti della Città Vecchia, rifocillarsi al Country Life (vedi sotto) e aspettare pazientemente che mia madre saltelli tra negozi vintage ed etnici, per poi rituffarsi in un ultimo bagno di folla. 
Le ultime ore praghesi ci conducono alla Sinagoga Spagnola (Španělská Synagóga), dagli elaborati interni moreschi e con una bellissima mostra sul giudaismo ceco nel XX secolo, e a alla statua dedicata a Kafka da Jaroslav Róna, proprio di fianco alla sinagoga.

vintage shopping kafka&kafka think pink

L’ultima cena praghese non può che essere da Lehká Hlava, locale vegetariano sempre affollato in cui è d’obbligo la prenotazione, soprattutto per cenare nella sala con il cielo stellato. Personale gentile, piatti eccezionali.

Den 5
La vacanza è conclusa, il tempo di chiudere le valigie, tornare in aeroporto e… Na shledanou Praho!

air balloon

COUNTRY LIFE
Nel dedalo di viuzze dietro Piazza della Città Vecchia si incontra questo locale (con annesso negozio di prodotti alimentari), che offre un buffet interamente vegetale ma, soprattutto, decisamente gustoso. Primo negozio-ristorante veg nella Praga postcomunista, Country Life ha anche altre filiali dislocate in città. La sede storica ha anche un piccolo dehors in un cortile seicentesco.

country life, prague

Dopo aver preso vassoio, piatto e posate, non resta che assecondare il proprio appetito in una vasta scelta che spazia dalle più classiche insalate, che si possono comporre a piacimento attingendo da contenitori di verdure crude e cotte, semi oleosi, cereali integrali e legumi, a interessanti hamburger di miglio o di grano saraceno, a sfiziosi involtini di pasta sfoglia con wurstel di soia, fino a un’ottima pizza di verdure e formaggio vegan.

country life, prague country life, prague country life, prague country life, prague

Buona anche la scelta dei dessert, in questo caso una torta di banane e vaniglia. Si paga a peso, si spende poco. Tutto bio, tutto vegan, tutto ottimo. Il problema è forse riuscire poi ad alzarsi da tavola.

country life, prague

Country Life – Melantrichova
Melantrichova 15
Praha
Metro: Můstek
Tel. +420 224 213 366

Cucina: vegan
Orari: lun-gio 9-20.30, ven 9-18, 11-20.30 dom
Prezzi: 200-350 CZK (da 8 a 14 EUR)
Piatti vegan: buffet di insalate, cereali integrali, legumi, burger di grano saraceno e di miglio, pizza, zucchine ripiene di soia, rotoli di sfoglia con wurstel; crostate, torte di cioccolato, banane, vaniglia.
Note: accessibile ai disabili.

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Tofu di canapa con uvetta e pinoli (e digressione universitaria)

1 09 2011

hemp tofu with raisins and pinenuts - tofu di canapa con uvetta e pinoli

La settimana scorsa è stata la mia ultima settimana di ferie. Non che mi possa lamentare, quest’anno mi è andata di lusso, sono stato via dal lavoro per quattro settimane. E giuro, non ne ho sentito minimamente la mancanza. Comunque, l’ultima settimana, oltre a sessioni ravvicinate con la lavatrice, assidua frequentazione della palestra finalmente svuotata (è stupendo allenarsi senza nessuno che ti occupi proprio la panca che ti serviva per mezz’ora perché deve fare tre set intervallati da tre sessioni di amabile conversazione con il compagno di allenamenti) e amene corse-sauna lungo il Po, ho avuto anche la brillante idea di andare a recuperare il mio diploma di laurea, abbandonato a se stesso in segreteria di facoltà da più di otto anni.

Ora, dovete sapere che la Facoltà di Scienze Politiche di Torino (a cui mi ero iscritto al termine del liceo con velleità da carriera diplomatica – tornassi indietro seguirei la ragione – Economia – o il cuore – Lingue) è stata trasferita in questi anni da Palazzo Nuovo, nota cava d’amianto in centro città, a una splendida area in disuso dell’Italgas che si rifà alla Belgrado post-bombardamenti Nato, probabilmente con lo scopo di abituare i futuri diplomatici. In questo trasloco sono stati forzatamente trascinati dietro pure i cugini fighi di Giurisprudenza. Anche la segreteria, ai miei tempi ricavata in una sorta di bunker a piano terra nei pressi della Mole Antonelliana è stata trasferita lì, e unificata a quella di Giurisprudenza. Ma a quanto pare non sembra essere cambiata solo la sede…

24 agosto 2001 – ore 8.50 – Arrivo in segreteria studenti per variazione del piano di studi. Il professore di Economia Internazionale con cui ti laurei reputa assolutamente vitale che tu sostenga almeno un esame di Econometria. Ma ti è ancora andata di lusso, a quella prima di te che voleva trattare l’impatto economico dell’ebola in Congo le è toccato inserire Patologia Generale a Medicina. Alla fine sei stato fortunato, e poi c’è solo un 1kilometro di coda.
24 agosto 2011 – ore 8.50 – Arrivo in segreteria per recupero del diploma. Cinque persone in attesa, nonostante gli uffici siano ora comuni a Giurisprudenza e Scienze Politiche.

24 agosto 2001 – ore 9.00 – Apertura della segreteria, scene di linciaggio per recupero del numero alla macchinetta. Ma è rotta. Anche questa volta. Dallo stanzino degli uffici esce la sosia di Miss Piggy gettando sulla folla dei tagliandini numerati plastificati. Unti.
24 agosto 2011 – ore 9.00 – Apertura della segreteria, due computer touch-screen ti fanno anche un chai latte (di soia) mentre recuperi il tuo numero.

24 agosto 2001 – ore 9.05 – Aspetti fuori, tanto i 30 metri quadri di segreteria si sono già trasformati nella sala partenze della stazione ferroviaria Chitpur di Calcutta. Poi meglio i 30° gradi di Via Verdi che i 30° della segreteria dove l’aria condizionata è sempre rotta.
24 agosto 2011 – ore 9.05 – Ti siedi nella confortevole sala d’aspetto di 70 metri quadri, con impianto di climatizzazione autoregolato, in attesa che il tuo numero compaia sul megaschermo di fronte a te.

24 agosto 2001 – ore 9.30 – Che fortuna, hanno passato già una persona.
24 agosto 2011 – ore 9.30 – È il tuo turno, entri nella seconda sala, un lungo corridoio, e ti accomodi sulla sedia posizionata di fronte allo sportello che ti è stato indicato sul megaschermo. Ad aspettarti la sosia di Pamela Anderson, scollacciata e sorridente.

24 agosto 2001 – ore 9.35 – Dai, forse ora chiamano il secondo. Nel frattempo cerchi di non farti notare da quello con l’alito fetente che ti ha ammorbato con i suoi racconti durante l’attesa per l’esame di Economia Monetaria a fine giugno.
24 agosto 2011 – ore 9.35 – Stai controllando che i dati sulla pergamena siano tutti corretti e firmi la ricevuta che ti viene porta dalla Anderson, che ti saluta con un caloroso arrivederci.   

24 agosto 2001 – ore 10.00 – Ancora attesa. Il tipo con l’alitosi ti sta ora ammorbando a proposito della sua tesi di laurea. In cuor tuo lo maledici.
24 agosto 2011 – ore 10.00 – Sei già a casa e ti chiedi cosa possa aver contribuito a un cambiamento così straordinariamente positivo.

24 agosto 2001 – ore 10.30 – È il tuo turno. Presenti la variazione del tuo piano di studi a Miss Piggy, che con un grugnito e una risatina sadica ti dice che la marca da bollo da applicare non è quella corretta e che devi ritornare lunedì mattina perché al venerdì pomeriggio sono chiusi. In cuor tuo maledici Miss Piggy, il tuo professore, la tua scelta universitaria e già che ci sei rimaledici il tipo di prima che sta sgomitando dietro di te perché è il prossimo in coda.
24 agosto 2011 – ore 10.30 – Sei giunto alla conclusione che è sicuramente merito dei cugini fighi di Giurisprudenza, esci e te ne vai al negozio bio a comprarti un panetto di tofu di canapa per la ricetta qui sotto.   

Tofu di canapa con uvetta e pinoli


Il tofu di canapa è un ottimo alimento proteico ottenuto dai semi della Cannabis Sativa, con un ottimo profilo amminoacidico e un’elevata concentrazione di fibre. In Italia è prodotto da Armonia e Bontà, e commercializzato con il nome di
Hemp-Fu. Pur conoscendone l’esistenza da quando è uscito qualche anno fa, non l’avevo ancora mai provato. E devo dire che è stato un colpo di fulmine. Rispetto al tofu classico è più saporito e friabile, e passato in padella è davvero eccezionale, in quanto tende a formare una gustosa crosticina. La ricetta non è mia, l’ho presa da questo libro qui, e naturalmente si prepara in pochi minuti. Le dosi sono per 4 persone.

tofu di canapa 480 g
uvetta 25 g
pinoli 25 g
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
prezzemolo fresco 1 manciata
sale marino integrale 1 pizzico

Mettete a bagno l’uvetta in acqua tiepida. Tagliate il tofu a cubetti.
Scaldate l’olio in una padella antiaderente e saltatevi i cubetti di tofu per qualche minuto. Aggiungete poi le uvette scolate e i pinoli e saltate per 5’, fino a che non si formi una crosticina sul tofu.
Salate e spolverizzate con prezzemolo fresco tritato.

15 minuti

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Pomeriggi d’arte a Torino

22 08 2011

sandretto re rebaudengo foundation

Rientrato da due giorni dalle vacanze estive, trascorse quest’anno tra Praga e la Svezia (ma saranno oggetto di futuri racconti), mi godo ancora per un po’ una Torino praticamente deserta sfruttandone la ricca offerta culturale che per fortuna non va in ferie.

È l’occasione giusta per rivisitare due centri importanti dell’arte contemporanea a Torino, localizzati in due zone residenziali della città molto caratteristiche.

gam galleria civica d'arte moderna e contemporanea

Il primo è la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, nell’elegante quartiere della Crocetta, ricchissima raccolta di opere dal XVIII secolo a oggi, recentemente ristrutturato e revisionato: l’esposizione, che un tempo seguiva un più tradizionale ordine cronologico, è stata ora suddivisa in aree tematiche che vengono cambiate con una certa regolarità. Sempre interessanti anche le mostre temporanee nel piano interrato. E poi ricorda un po’ il MoMA

Il secondo è la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, un essenziale parallelepipedo di cemento bianco, nel più popolare Borgo San Paolo. Lo spazio è davvero ideale per le splendide mostre di arte contemporanea che vi si tengono. Molto bello anche il caffè interno, Spazio.

fondazione sandretto re rebaudengo

Il pomeriggio d’arte si è poi degnamente concluso nel miglior ristorante indiano della città, Gandhi (vedi sotto).

rainy day royal armoury sorbets

Secondo pomeriggio, secondo breve giro, questa volta con i miei che non erano mai stati all’Armeria Reale, la nutrita collezione di armi, armature e vessilli storici di Casa Savoia, esposta nella splendida cornice della rinnovata Galleria Beaumont. A seguire, i sorbetti di A Meno 18, sul lato opposto di Piazza Castello rispetto al museo: nel mio caso, pera, uva fragola e mandarino tardivo di Ciaculli, piacevole e dolcissimo.

gandhi, turin

GANDHI
A detta di molti critici gastronomici e riviste di settore il miglior ristorante indiano di Torino, effettivamente è anche uno dei miei preferiti, grazie soprattutto al calibrato uso delle spezie, che non coprono i piatti ma li esaltano in maniera perfetta, e alla correttezza delle porzioni, oltre a un sapiente utilizzo delle materie prime con piatti che non danno mai quello spiacevole effetto di pesantezza tipico di altri posti.
Ristorante elegante nei toni del rosso, del marrone e dell’ocra, con quadri di dignitari indiani e statue di divinità sparse un po’ ovunque. I lampadari colorati conferiscono ulteriore fascino all’ambientazione, calda e accogliente d’inverno, piacevole d’estate. I camerieri indossano abiti tradizionali, sono gentili anche se a volte un po’ confusionari. Pazienza, si passa oltre per gustare i loro piatti.

gandhi, turin

Il Gandhi propone una serie di menù fissi, tra cui tre vegetariani (di cui uno ayurvedico), oltre alla carta. Nessuno di questi è però totalmente vegan, e conviene quindi scegliere dal menù e sincerarsi che non sia stato utilizzato ghee nelle cotture. Io ormai sono avvezzo a ordinare un mio personalissimo menù da cui non riesco proprio a discostarmi: un antipasto di pakora di verdure davvero perfetto, senza alcuna nota grassa; il curry di ceci, speziato al punto giusto e accompagnato da riso basmati; e per finire il sorbetto al mango, non troppo dolce e ben equilibrato. Il tutto accompagnato da birra e tè indiani (ma si può optare anche per il vino delle Nandi Hills).

Gandhi
Corso Regio Parco 24
Torino
Tel. 011 2470643
Google Maps

Cucina: indiana, con piatti vegan
Orari: lun-dom 19.30-24
Prezzi: EUR 25-30 per tre portate e bevande
Piatti vegan: pakora di verdure; riso basmati con verdure; dhal di lenticchie; curry di ceci; curry di lenticchie e fagioli neri; verdure miste in salsa di pomodoro; sorbetti.
Note: accessibile ai disabili.

Se ti è piaciuto l’articolo, vedi anche 48 ore d’inverno a Torino.

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Soul

4 08 2011

soul, brussels

Smart food that fits your lifestyle” (cibo intelligente che si accorda col tuo stile di vita), così recita il biglietto da visita di questo ristorante biologico creato da due sorelle finlandesi trapiantate a Bruxelles.

Il locale, piccolo, con mattoni a vista, gradevolmente arredato, si trova in una via secondaria del quartiere di Sablon. Meglio prenotare, in quanto sempre pieno (i coperti sono solo trenta).

soul, brussels soul, brussels soul, brussels soul, brussels

Il menù propone una vasta scelta di piatti che rispondono a varie esigenze, e la selezione di piatti vegan è piuttosto interessante. Spiccano in particolare le zuppe fredde, non sempre facilmente presenti, tra cui quella thai di melone con frutta secca e coriandolo.

soul, brussels

Io opto invece per un classico di questa zona d’Europa, una crema di piselli con cipolle, ma con l’originale aggiunta di cumino e olio di argan. Profumata e piacevole.

soul, brussels

Come piatto principale un particolare piatto di falafel di ceci con frutta secca e carote, anguria, olive e menta. L’anguria non stona assolutamente, non ci avevo mai pensato a utilizzarla in questo modo. Ottime proposte poi di insalate con semi e germogli vari.

Tra i dessert, sorbetti maison e crumble di frutta con noci brasiliane. Si conclude con tè alla menta o tisane.

Il servizio è veloce e curato, i prezzi per tre portate si aggirano sui 35-40 euro, nella media per un locale del genere nella capitale d’Europa.

Soul
Rue de la Samaritaine, 20
1000 Bruxelles
Tel. +32 (0)2 513 52 13
Google Maps

Cucina: biologica
- carne/pesce:
- latticini: no
- uova:
Orari: mer-sab 19-22, dom 19-21
Piatti vegan: zuppe, insalate, piatti a base di legumi e tofu, dessert macrobiotici.
Note: il locale non è purtroppo facilmente accessibile ai disabili.  
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Venezia, l’arte, il cibo, il tè

17 07 2011

after the rain 2

Tra Biennale, Guggenheim e Fondazione Pinault, Venezia è uno dei principali centri propulsori dell’arte contemporanea mondiale. Ed è per il consueto appuntamento di giugno con l’inaugurazione della Biennale che LDM e io facciamo la nostra usuale puntata in laguna.

the use of mobile phones is strictly prohibited walking alone after the rain

L’arrivo è di venerdì sera per cena, al ristorante Frary’s, storico locale di specialità greche e mediorientali, purtroppo un po’ deludente dal punto di vista qualità-prezzo. I piatti sono sì ottimi e cucinati con cura (sublime il biryani di verdure cotte al forno), ma le porzioni sono un po’ piccole per i prezzi proposti. Poco male, avremo modo di rifarci il giorno seguente con due interessanti scoperte.

hummus at frary's

Il sabato mattina ci avviamo di buon’ora verso Piazza San Marco, per l’ascesa sul parón de caxa (il Campanile di San Marco). La coda è breve, il panorama sulla città storica e su tutta la laguna è come al solito mozzafiato. Era da un po’ che non ci salivo, e facciamo bene perché vediamo arrivare da nord-est nubi che non promettono nulla di buono.

campanile, st. mark's square

san giorgio maggiore

Difatti poco dopo veniamo sorpresi da un forte acquazzone, ma per fortuna ripariamo prima alla Drogheria Mascari, con le sue piramidi di spezie esposte in vetrina (l’acquisto di berberè etiope e bigoli è d’obbligo), e poi al Rialto Bio Center, fornito supermercato del biologico in cui riesco a trovare anche un’introvabile salsa teriyaki.

spice towers

A pranzo scopriamo un locale aperto da poco meno di un anno. Ed è colpo di fulmine. Si tratta del Caffè Orientale su Rio Marin, a cui dedico giustamente qualche riga in più qui a seguire.

caffetteria orientale in the rain crossing rialto bridge st. mark's square

La pioggia sembra placarsi un po’, ma decidiamo comunque di dedicare il primo pomeriggio al da poco riaperto Museo di Storia Naturale, ospitato nel Fontego dei Turchi. L’allestimento interno è molto suggestivo, così come alcune sale di reperti ottocenteschi mantenute secondo gli schemi originari.

natural history museum blue sky 1 blue sky 2 gran teatro la fenice

Giusto il tempo di cambiarsi, per dirigersi poi verso il Teatro La Fenice, dove ci aspetta un concerto di musica classica e classica contemporanea diretto da John Axelrode, direttore d’orchestra americano decisamente capace e molto simpatico. L’interno del teatro è stato rifatto esattamente secondo lo schema precedente al rogo di quindici anni fa, e decisamente è quello che mi aspettavo pur avendolo visto soltanto in Senso di Luchino Visconti.

la fenice

A cena rimaniamo in San Marco, più precisamente all’HK Venezia, ristorante-enoteca che propone, su prenotazione (ma anche sul momento), raffinati piatti vegetali a base di verdure di stagione e cereali. Dopo cena, di ritorno verso casa, ci fermiamo ancora fra i mosaici dorati del B Bar per i loro fantasiosi cocktail intitolati a celebrità cinematografiche degli anni Cinquanta e Sessanta. Da provare quello a base di Martini bianco e tè verde.

hk venezia nightlife in rialto at night b bar

Dopo un sonno ristoratore, la domenica, come da programma, verrà dedicata alla Biennale d’Arte. Dopo un sabato piovoso e freddino, ci attende una giornata caldissima e soleggiata. Prima tappa l’Arsenale, con le ali dedicate all’esposizione delle ultimissime tendenze in fatto di arte contemporanea. Come sempre molto interessante e ricco il Padiglione Italia.

biennale biennale arsenale relax biennale

Una pausa veloce e senza infamia e senza lode per pranzo (focaccia con pomodoro e rucola), è l’ora di affrontare le opere esposte nei Padiglioni della Biennale presso i Giardini di Castello.

biennale biennale biennale biennale biennale biennale

I padiglioni sono uno spettacolo di per sé, e valgono una visita anche nei periodi in cui non espongono i manufatti della Biennale dell’Arte e della Biennale d’Architettura, in quanto vero e proprio compendio dell’architettura contemporanea: dallo stile palladiano del padiglione britannico, a quello secessionista con splendidi mosaici dell’Ungheria, al minimalismo scandinavo della struttura svedese a quello essenziale del Giappone, fino a quello italiano di epoca fascista a quello di vetro e cemento del Venezuela realizzato da Carlo Scarpa.

israeli pavilion japanese pavilion german pavilion venezuelan pavilion

Il pomeriggio scorre veloce tra un padiglione e l’altro, ed è ormai tempo di fare ritorno a casa. Ma non prima del gelato di puro cioccolato fondente di Vizio Virtù (di cui vi avevo già parlato in passato), che ha raddoppiato con la nuova apertura, da qualche mese, della bottega di golosità Vizio Virtù e… altro, dove fanno bella mostra di sé vasetti di frutta e cioccolato fondente da spalmare, aceti balsamici, pregiate marmellate Bernadette de Lavernette, gelatine di frutta e pasticceria secca senza latticini, uova e saccarosio. La carta di credito fa il suo dovere, e non ci resta che ripartire carichi di provviste golose, fino alla prossima puntata in laguna!

gondolas after the rain

CAFFÈ ORIENTALE

Situata nel sestiere di Santa Croce, su Rio Marin, questa recente apertura in città non poteva che rendermi felicissimo.

caffè orientale, venice

Musica classica di sottofondo, pareti turchesi con quadri di animali dai colori sgargianti, legno e luci soffuse, e un’attenta selezione di tè. Tè bianchi, verdi, neri, oolong fanno bella mostra da scaffali in legno e sulle pagine del menù. Naturali o aromatizzati, pregiati o più comuni, la scelta è difficile, ma alla fine vince una tazza di gyokuro giapponese.

caffè orientale, venice

La cucina è vegetariana, anzi praticamente vegana per i piatti salati. LDM opta per un’insalata di farro con verdure legumi, io per uno splendido cuscus di verdure e piselli con salsa al cocco. Altre opzioni sono la pappa al pomodoro e la panzanella. D’inverno invece compare anche una corroborante ribollita.

caffè orientale, venice caffè orientale, venice caffè orientale, venice

Se i piatti salati sono decisamente mediterranei, per i dolci si fa sentire la tradizione pasticciera anglosassone, decisamente consona per un locale che è innanzi tutto una sala da tè: scone, crumble e torte fanno bella mostra di sé sul bancone, ma sono purtroppo realizzati con latte e uova. Per fortuna hanno da qualche tempo inserito anche una torta vegan, quel giorno una consistente fruit cake davvero deliziosa.

caffè orientale, venice caffè orientale, venice caffè orientale, venice

Se ci andate, non dimenticate di leggere e firmare il loro libro degli ospiti: vi troverete pensieri, commenti, disegni e poesie degli avventori, veneziani e non, residenti e turisti, in un piacevole miscuglio linguistico. Difficile alzarsi da questo splendido locale, in cui le ore passano velocemente sorseggiando tè, degustando piatti, osservando e scrivendo.

caffè orientale, venice

Caffè Orientale
Fondamenta Rio Marin
Santa Croce 888
30135 Venezia
Tel. 041 5201789
tearoomvenezia@gmail.com
Google Maps

Cucina: sala da tè con cucina vegetariana
Orari: ven-mer 12-21, gio chiuso
Specialità vegan: cuscus con salsa al cocco, insalata di farro, pappa col pomodoro, schiaccina al rosmarino, panzanella (solo estate), ribollita (solo inverno); torte vegan di frutta secca.
Prezzi: EUR 13-16 per piatto salato, tè e dessert.
Altri commenti: Happy Cow

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Scelte di Gusto

14 07 2011

header

Brevissimo post con cui annuncio, con grande piacere, di essere stato intervistato dal giornale online di informazione e cultura gastronomica Scelte di Gusto, e per ringraziare Tiziana Nicoletti, giornalista del magazine che mi ha contattato due mesi orsono, persona solare e piacevole, ma soprattutto paziente dati i miei tempi biblici per fornire delle risposte di senso compiuto alla sua bella intervista.

Potete leggerla qui.

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Sale al rosmarino

10 07 2011

homemade rosemary salt

Quasi mi vergogno di pubblicare una (pseudo)ricetta del genere, ma ultimamente sono particolarmente pigro in cucina (e dietro l’obiettivo della macchina fotografica). In teoria avrei anche pronta una ricetta un po’ più consistente, preparata un mese fa ormai, ma mi toccherà aspettare la prossima primavera per la pubblicazione, essendo a base di asparagi, decisamente fuori stagione a metà luglio…
Quindi, nell’attesa che la pigrizia faccia le valigie e se ne vada in vacanza, mi accontento di fornirvi un piccolo suggerimento per crearsi una scorta di sale aromatizzato particolarmente profumato. E perché no, regalarne anche in giro.

Sale al rosmarino

Preferite naturalmente mazzi di rosmarino freschissimi e profumati (meglio se appena colti). Per il sale di rigore quello marino integrale non iodato, altrimenti c’è anche la possibilità di sbizzarrirsi con sali più pregiati ormai facilmente rintracciabili nei negozi di specialità alimentari o di alimenti biologici. Le dosi sono per 4 vasetti da 250 g.

foglie di rosmarino 30 g (pari a circa 4 mazzi)
sale marino integrale grosso 250 g
sale marino integrale fino 700 g

Lavate e asciugate bene le foglie di rosmarino. Tritatele al mixer con il sale grosso (a impulsi o comunque con brevi sessioni per non surriscaldare il motore) in modo da ottenere un composto simile a piccoli fiocchi. Mescolate quindi il tutto al sale fino.
Stendete il miscuglio su una teglia da forno, coprite con carta da cucina e lasciate asciugare alcune ore. Travasate quindi il tutto in vasetti. Si conserva praticamente in eterno…

10 minuti + qualche ora di riposo

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Chieri

3 07 2011

duomo

Ad appena quindici chilometri da Torino, Chieri è un piccolo gioiello posto tra le verdi colline del capoluogo piemontese e le ultime propaggini del Monferrato. Per chi si trovasse a Torino, vale la pena dedicarle qualche ora soprattutto per apprezzarne alcune delizie gastronomiche. Ed è per questo che abbiamo deciso di dedicarle un pomeriggio di un sabato di maggio e, pur conoscendola bene, ho deciso di valorizzarla con un breve reportage fotografico-culinario.

baroque in chieri duomo gothic galore baroque in chieri

Cittadina di origine medievale, ha un bel centro storico piuttosto compatto d’impianto medievale e barocco. Su tutto primeggia il bellissimo e imponente Duomo gotico, ma non mancano alcune sorprese passeggiando per la cittadina, come suggestivi scorci di chiese e palazzi.

alley in chieri strawberry and pink grapefruit surviving tower

Per una sosta dolce non ci si può non fermare alla filiale chierese di Grom (i coni e i biscotti sono vegan, così come la quasi totalità dei sorbetti e gelati di frutta), e acquistare una delle creazioni di cioccolato fondente “Radiosa” di Avidano, tavolette “sensoriali” da degustazione.

three in one

Dopo esserci fermati a un festival di poesia scoperto per caso, ci siamo diretti per cena da Un Punto Macrobiotico, locale dai prezzi modici e dalle quantità generose, che propone una cucina macrobiotica semplice, e quasi tutta vegan (a parte una portata di pesce). Si inizia con una zuppa a base di miso, e si può proseguire o con i nutrienti monopiatti a base di cereali, pasta, legumi, insalata e verdure, o con le interessanti pizze a lievitazione naturale realizzate con crema di carote e besciamella di riso, e arricchite da cipolle, olive, verdure di stagione, il tutto innaffiato da leggero tè bancha tiepido. Semplici e naturali anche i dessert, in questo caso gelato di fragola e tortino di riso e uvetta.

un punto macrobiotico, chieri

A conclusione del pomeriggio e della serata, una puntata finale al Grado Plato, birrificio artigianale di elevata qualità che propone alcune splendide creazioni (anche da acquisto) come la Sveva, ispirata alle lager tedesche, la Strada San Felice alle castagne, la Chococarrubica (con carrube, avena e fave di cacao) o la Weizentea, con tè verde cinese.

un punto macrobiotico, chieri grado plato brewery avidano chocolate un punto macrobiotico, chieri

Chieri
per foodies

Grom
Via Vittorio Emanuele II, 59
Gelato artigianale realizzato con ingredienti di elevata qualità, vengono riportati chiaramente i gusti vegan. Coni e biscotti sono pure loro vegetali.

Avidano
Via Vittorio Emanuele II, 46 
Bar-pasticceria, ma soprattutto cioccolato di alta qualità. Da acquistare anche come regalo la Radiosa, tavoletta di cioccolato di design da degustazione.

Un Punto Macrobiotico
Strada Andezeno 39
Necessaria la tessera, valida poi anche negli altri circoli omonimi sparsi per la penisola, propone una cucina naturale semplice e di stagione a prezzi contenuti (EUR 10-12 circa). Buon assortimento anche di prodotti alimentari naturali (da provare i maritozzi al cioccolato in versione macrobiotica).

Birrificio Grado Plato
Viale Fasano 36b
Microbirrificio più volte insignito di premi per l’alta qualità delle sue birre. Ed in più si tratta di birre realizzate con materie prime autoprodotte: le piante d’orzo con cui vengono ricavate le sue birre sono quelle coltivate sulle colline di Chieri, Pino Torinese e Pecetto Torinese (decisamente a KMzero).

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Tokyo, sakura, e fucha-ryori

26 06 2011

red aprons

Il mio personale omaggio al Giappone dopo gli eventi di marzo si è fatto un po’ aspettare, ma è giunto il momento di presentare una Tokyo primaverile ricca dei luoghi che amo di più, con qualche consiglio per viverne le sue le mille sfaccettature in un tropo breve fine settimana.

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Dopo la Kyoto autunnale, ecco una Tokyo primaverile, tra luoghi dell’anima e del palato, durante i festeggiamenti dell’Hinamatsuri e con l’aspettativa della fioritura dei ciliegi (sakura). E con un occhio particolare alla cucina shōjin-ryōri, la tradizionale arte culinaria vegana del buddismo zen. Brevi note di viaggio e piccoli suggerimenti.

    bon, tokyo

  • La migliore shōjin-ryōri (cucina vegetariana buddhista) della capitale nelle stanze di Bon, di cui parlo meglio in basso.

109 building

  • Un giro al 109 Building a Shibuya, dove vedere tutte le ultimissime nippo-tendenze che solo in minima parte arriveranno anche in Europa. E poi è impareggiabile osservare la ressa di kogyaru che vi si accalca…

ginza

  • Ginza, la corrispettiva giapponese della Fifth Avenue newyorchese, con quel suo aspetto sofisticato e un po’ snob, dove trascorrere qualche ora per negozi e gallerie d’arte.

    buddha

  • Asakusa, il cuore della vecchia Shitamachi, con lo splendido Sensō-ji, e il suo grande incensiere il cui fumo garantisce buona salute.

    inori incense incense inori2

  • La cucina macrobiotica inventiva del Brown Rice Cafe.

    brown rice cafe, tokyo

    kappabashi-dori

  • Kappabashi-dōri, il paradiso dell’attrezzistica da cucina, con i suoi negozi specializzati nel rifornire i ristoranti.

    cafe eight, tokyo

  • Le squisite del miglior ristorante vegan della città, il Cafe Eight.

    kanro shichifukujin, tokyo

  • La pasticceria giapponese e i piattini macrobiotici del pittoresco Kanro Shichifukujin.

bon, tokyo

BON

bon, tokyo

Bon, ristorante in attività da più di cinquant’anni, offre il meglio della cucina fucha-ryōri, la versione cinese della cucina dei templi buddisti. Il locale, in una piccola via vicino al tempio Saitoku, è una splendida oasi di pace e rilassatezza. Si viene accolti con un sorriso (la prenotazione è d’obbligo in locali come questo), si lasciano le scarpe all’ingresso e si viene condotti in stanze private in stile giapponese. La porta scorrevole viene chiusa, e in silenzio si potrà apprezzare la decorazione del tokonoma e il piccolo giardino interno.

bon, tokyo

Si inizia con una tazza di tè, che varia a seconda delle stagioni, e si termina con il tè, con lo scopo di portare amicizia e pace fra i commensali. Il cibo è stagionale, e i piatti riflettono il susseguirsi delle stagioni, com’è d’uopo nella cucina zen.

bon, tokyo

Dopo il tè di fiori di ciliegio e dopo aver ordinato il mio amato umeshu (vino di prugne) e il tè kukicha che accompagneranno il pasto, inizia la successione delle varie portate, servite con cura e diligenza dai camerieri in kimono. Le portate seguono un ordine prestabilito.

bon, tokyo

Si inizia con lo shao ping (o shosai), l’antipasto freddo, costituito da verdure di stagione intagliate e fettine di seitan…

bon, tokyo bon, tokyo bon, tokyo

per poi procedere con crema di riso e tofu al miso.

bon, tokyo

A seguire lo shunkan, una presentazione decorativa di vegetali cotti, in questo caso a richiamare il rosa della primavera.

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È poi la volta dell’unpen, una zuppa densa di derivazione cinese che riprende antiche ricette del XVII secolo, a base di radici e funghi primaverili.

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Dopo il tepore della zuppa, è la volta di ritornare a un piatto freddo, l’otsukuri, ovvero verdure presentate a sashimi, quindi fredde e tagliate in maniera sottilissima.

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Segue l’onsai, la ciotola di calde verdure bollite e accompagnate da una stupenda salsina di miso bianco.

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Non può poi mancare uno dei miei piatti preferiti della cucina zen, uno dei classici della fucha-ryōri, ovvero l’anguilla vegetale, sapientemente realizzata con sottili strati di yuba e alga nori e grigliata sapientemente in modo da renderla tenera e saporita.

bon, tokyo

Altro classico immancabile è il mafu, il tofu di sesamo servito bello gelido, dal sapore inconfondibile e dalla consistenza deliziosa.

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A seguire il delicatissimo yuji, il tempura di verdura lieve come una nuvola. Tra gli ingredienti, anche l’apice della piantina di riso con i suoi chicchi, sapientemente impastellati e fritti con il gambo (si mangia tutto!).

bon, tokyo

È l’ora di cambiare tè, un classico sencha giapponese per ripulire il palato dal fritto dello yuji.

bon, tokyo

Il pasto sta ormai per concludersi. Immancabili messaggere della fine del viaggio gastronomico, le tre ciotole contenenti zuppa di miso, riso al vapore e tsukemono (verdure fermentate) vengono servite in contemporanea.

bon, tokyo

Da ultimo il suigo, il piattino di frutta e kanten che conclude questa avventura del palato.

Bon
1-2-11, Ryusen
Taito-ku
Tōkyō
Tel. +81-3-3872-375
Metro: Iriya
Google Maps

Cucina: fucha-ryōri (cucina buddista zen vegan, d’ispirazione cinese)
Orari: lun-mar-gio-ven 12-15 (ultimo ordine 13.30); sab 12-21 (ultimo ordine 19); dom 12-20 (ultimo ordine 18), chiuso il mercoledì.
Prezzi: menù da JPY 6000 (EUR 41) a JPY 10.000 (EUR 82).
Altri commenti: Happy Cow

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