Destinazione Svezia 4: Umeå e Uppsala

6 05 2012

in the rain in uppsala

Prosegue il mio racconto delle vacanze in terra di Svezia, siamo ormai al penultimo capitolo, la lunga discesa da Kiruna a Stoccolma, 1236 km che affrontiamo in due tappe, intervallate da due brevi giri in due delle più celebri cittadine universitarie svedesi: Umeå e Uppsala.

Il tragitto dalla Lapponia fino alla costa del Baltico si dipana fra fitte distese di boschi, qualche alce che invade la strada, e poi verdi campagne. A Umeå arriviamo nel tardo pomeriggio di un’assolata domenica estiva. Adagiata sul fiume Ume, oltre a essere un importante centro universitario, è anche la patria del metal svedese e dispone di una discreta scena vegan. Scena che però a quanto pare va in vacanza la domenica, dati che tutti i locali dove poter cenare erano chiusi.

rose tree red house summer relax

Poco male. Dopo aver perlustrato a piedi il placido centro cittadino, ci dirigiamo al ristorante indiano Gandhi (Rådhusesplanaden 17, tel. +46 90 125075), dove i gentili camerieri sapranno consigliarvi sui piatti vegetariani senza latticini. La nostra scelta cade su un abbondante e speziato dhal di legumi, preceduto prima da chapati con una scelta di chutney e verdure crude.

gandhi, umeå

Il mattino dopo, di buon’ora, partiamo alla volta di Uppsala, il più antico centro universitario svedese, nonché una delle più antiche città del paese (il sito archeologico di Gamla Uppsala, che purtroppo non riusciamo a visitare per mancanza di tempo, risale al VI secolo d.C.). Dopo aver preso possesso della nostra stanza in un bel boutique hotel, ci dedichiamo alla visita del centro storico della città, tenendo conto che quasi tutti i musei e i siti universitari sono già chiusi.

children in uppsala

La Domkyrka, la cattedrale gotica della città, domina il raccolto centro di Uppsala. Fra i nomi famosi ivi sepolti spiccano Gustav Vasa e Carl von Linné (Linneo).

uppsala cathedral

Breve pausa da Eko Caféet, bel locale che serve ottimo caffe equosolidale e ogni tanto piatti vegani a pranzo. Dopo la pausa caffè, ci spostiamo alla biblioteca universitaria Carolina Rediviva, con la sua breve ma interessante esposizione di preziose mappe e manoscritti, da antichi testi etiopi miniati al primo libro stampato in Svezia. Il pezzo forte è però il Codex Argenteus del 520 d.C., una Bibbia scritta con inchiostro d’oro e d’argento su pergamena porpora. Il fragile manoscritto, ben protetto, è il documento più completo in lingua gotica giunto fino ai tempi moderni.

carolina rediviva

Da qui ci spostiamo poi verso l’edificio principale dell’Università. Nel prato di fronte nove pietre runiche della zona si ergono tra alberi e cespugli.

runic stones in uppsala

Il breve giro cittadino si conclude nel ristorante greco Tzatziki (Fyristorg 4, tel. + 18 150333), ospitato in un bellissimo edificio del XVI secolo (attenzione alla testa se siete alti, io ho battuto diverse craniate), in cui è possibile trovare un paio di piatti vegan e una più ampia scelta di pietanze vegetariane. La mia cena consiste in dolmades (involtini di riso in foglie di vite), melanzana ripiena di verdure e insalata e patate al forno. Il tutto per poco più di 200 corone a testa (22 euro circa).

tzatziki, uppsala

Il mattino dopo consegneremo l’auto al vicino aeroporto di Stoccolma Arlanda, da dove ci imbarcheremo su un volo interno per l’isola di Gotland, ultima tappa del nostro giro svedese. Ma questo nella prossima, e finalmente ultima, puntata.

running in uppsala linné uppsala

Se ti è piaciuto, vedi anche tutti gli altri articoli dedicati alla Svezia.

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Brownie: variazioni sul tema

29 04 2012

chocolate brownies

Sono tornato. Un mese dopo, disintossicazione da blog, zero risposte ai commenti. Mi scuso. Zero visite ad altri blog. Scusatemi anche per questo. Rimedierò, prometto. Ma ho sentito la necessità di staccare un po’, tra casa, città e lavoro nuovi. Ora però torno più in forma che mai. E cerco di rifarmi con due variazioni sullo stesso tema. Il brownie. Sì, quella semplice torta tagliata a quadrotti, a base di cioccolato e noci, facile da maneggiare e da mangiare. Puro pragmatismo americano. Rivisitata, naturalmente, in chiave non solo vegan, ma pure salutistica. Sugar-free, niente saccarosio. Era da un po’ che non pubblicavo ricette di dolci senza zucchero, così, preso dall’entusiasmo, ho elaborato pure un’altra versione, assolutamente poco ortodossa, più morbida e umida, giapponesizzante, a base di azuki e caffè di cereali. Poi mi dite quale preferite.

Brownie al cioccolato

La farina di grano rinforzata è una miscela di farine di forza (tra cui la manitoba), ideale per la pasticceria. La trovate su Tibiona. Altrimenti una comune farina 00 andrà benissimo. L’utilizzo del miso permette di esaltare la dolcezza dell’impasto e di arrotondare l’acidità del cacao, mentre la marmellata d’arancia permette di dare morbidezza e sostanza all’impasto. L’olio di cartamo (zafferanone) lo trovate nei negozi di prodotti naturali, recente scoperta nei dolci dato che è inodore e insapore, e sopporta le alte temperature. Sostituibile, naturalmente, con olio di mais.
L’estratto naturale di vaniglia l’ho acquistato negli Stati Uniti, dove è di più facile reperimento. Sostituibile, comunque, con vaniglia naturale in polvere.
Le dosi sono per 12 porzioni.

farina di grano integrale 90 g
farina di grano 00 rinforzata 30 g
cacao amaro in polvere 60 g
lievito naturale con cremortartaro 1 cucchiaino
olio di cartamo 80 ml
sciroppo d’acero 125 ml
marmellata di arance senza zucchero 70 g
latte di soia 125 ml
scorza grattugiata di 1 arancia
spremuta d’arancia
60 ml
miso 1 cucchiaino
estratto naturale di vaniglia 1 cucchiaino
noci sgusciate 75 g

Tostate leggermente le noci in un padellino antiaderente.
Mescolate bene gli ingredienti asciutti (farine, cacao e lievito).
Mescolate bene gli ingredienti umidi fra di loro (olio, sciroppo, marmellata, latte, scorza e spremuta d’arancia, miso ed estratto di vaniglia).
Versate la miscela liquida in quella asciutta poco per volta, mescolando bene.
Aggiungete le noci e distribuite l’impasto su una teglia quadrata ricoperta con carta da forno.
Infornate per 20 minuti.
Lasciate raffreddare e tagliate a quadretti.

35 minuti + raffreddamento

 

azuki brownies

 

Brownie agli azuki

Dalla consistenza morbida, restano un po’ più umidi rispetto a quelli al cioccolato. Se li volete della stessa consistenza, aggiungete 40g di noci tostate.
Le dosi sono per 12 porzioni.

farina di grano integrale 90 g
farina di grano 00 rinforzata 30 g 
caffè solubile di cereali 35 g
lievito naturale con cremortartaro 1 cucchiaino
olio di cartamo 80 ml
sciroppo d’acero 125 ml
latte di soia 125 ml 
scorza grattugiata di 1 arancia
spremuta d’arancia 60 ml 
azuki cotti 100 g
miso 1 cucchiaino
estratto naturale di vaniglia 1 cucchiaino

Mescolate bene gli ingredienti asciutti (farine, caffè e lievito).
Mescolate bene gli ingredienti umidi fra di loro (olio, sciroppo, latte, scorza e  spremuta d’arancia, miso ed estratto di vaniglia).
Versate la miscela liquida in quella asciutta poco per volta, mescolando bene.
Aggiungete gli azuki e distribuite l’impasto su una teglia quadrata ricoperta con carta da forno.
Infornate per 30 minuti.
Lasciate raffreddare e tagliate a quadretti.

45 minuti + raffreddamento

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Eating Out: Kiruna

1 04 2012

camp ripan, kiruna

Non di sola soddisfazione dello spirito vive l’uomo. E così, nonostante gli splendidi paesaggi lapponi, abbiamo anche apprezzato delle pause più mondane attorno a tavole imbandite. E, se nel regno dei ghiacci e della neve non è sempre immediato trovare opzioni prive di ingredienti animali, non è stato neppure difficile trovare locali adatti alle nostre richieste.

arctic thai and grill, kiruna

ARCTIC THAI AND GRILL

Può mancare un locale thailandese anche nelle remote terre settentrionali? Per la gioia di chi ama i sapori di questa cucina asiatica, questo piccolo locale, gestito con maniere decise da tre donne originarie del Siam, propone un ricco assortimento di piatti thai preparati velocemente sul momento, tra cui numerose opzioni vegan. Il tutto accompagnato, oltre che da riso basmati, da knäckerbröd locale. Ottimo il curry con tofu e verdure.

Föraregatan 18
981 31 Kiruna
Tel. 46-980-68158

cafe palladium, kiruna

CAFE PALLADIUM

Da fuori non gli avremmo dato una lira. Una pizzeria in Lapponia che propone anche piatti libanesi? Ma dato che non è giusto liquidare i posti dal loro aspetto esterno, ci siamo entrati. Il locale è davvero strano, ma divertente. Dopo un primo ambiente da rosticceria libanese degna delle periferie berlinesi, ci siamo ritrovati in una leziosa saletta rosa con quadri degli Abba alle pareti. Sottofondo musicale della serata? Abba, manco a dirlo, per tutta la sera. Ma l’antipasto libanese e il riso con falafel sono davvero buoni. E il proprietario, fuggito da giovane con la famiglia da Beirut durante la guerra, socievole e un po’ malinconico.

Meschplan 5
981 31 Kiruna
Tel. +46-0980-13955

cafe safari, kiruna

CAFE SAFARI

Dentro una casetta di legno gialla questo caffè propone un vasto assortimento di panini e caffetteria. Il bello è che vengono preparati freschi su ordinazione. Di vegan c’è solo quello ai falafel (non fatevi spalmare il burro però, perché di ufficio), che però è decisamente buono. Potrete poi farvi preparare tutte le bevande calde con latte di soia (il mio chai latte non poteva naturalmente mancare).

Geologgatan 4
981 31 Kiruna
Tel. +46-980-17460

camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna

CAMP RIPAN RESTAURANG

Cosa c’è di meglio che godersi un’ottima cena alla luce del sole di una sera estiva nordica? L’elegante ristorante dell’albergo Camp Ripan, frequentato assiduamente da locali, forestieri e turisti giapponesi, propone un’ottima cucina inventiva. Il menù riporta qualche piatto vegan, ma anche qualora non fosse indicato nulla, basterà indicare le vostre esigenze al gentilissimo staff del locale e vi verrà preparato un menù interamente vegetale senza alcun problema. Nel nostro caso un ricco antipasto a base di verdure, olive, cereali e legumi dal buffet, un piatto di frittelle di fagioli con patate, cipolle rosse, salsa di pomodoro e purè, e infine un dessert a base di frutti di bosco e fogli di cioccolato fondente. Il tutto innaffiato da birra Norrguld.

Campinvägen 5
981 31 Kiruna
Tel. +46-980-63000

panorama cafe, abisko

PANORAMA CAFE

Anche sullo sperduto monte Nuolja si può trovare un’opzione veg. Un semplice panino con verdure e hummus, e una vista mozzafiato sul lago Torneträsk. Il tutto nel Parco Nazionale di Abisko, 60 km a ovest di Kiruna.

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Confettura speziata di mele e scorze di agrumi

17 03 2012

spicy apple and citrus fruit peel jam

No, il mio silenzio di queste tre settimane non è dovuto a una fuga in Lapponia dettata da rimembranze estive. Né a vacanze forzate o a una disintossicazione dal blog. Semplicemente è che, per complicarmi ulteriormente la vita, due mesi e mezzo fa ho accettato una proposta di lavoro che mi interessava molto. Con un solo piccolo neo. L’azienda in questione è a 120km da casa mia (per chi fosse curioso, sono finito qui). Le ultime tre settimane sono quindi coincise con le ultime consegne nella precedente società, con l’inserimento nella nuova, con il trasloco, e con il fatto di dover fare e disfare valigie non solo per le mie trasferte lavorative, ma anche per andare e tornare da Torino nei fine settimana. Quindi poco tempo per spignattare, sebbene la casa nuova sia dotata di una cucina abbastanza spaziosa. Al momento sto essenzialmente vivendo di cereali, legumi, frutta e tanta verdura. E riscoprendo i vantaggi del congelatore per sopravvivere da professionista-indefesso-nonché-single-dal-lunedì-al-venerdì. Per fortuna che per colazione mi sono portato almeno un po’ di vasetti di questa confettura invernale speziata preparata tempo fa.

Confettura speziata di mele e scorze di agrumi


Utilizzate delle mele biologiche, in modo tale da non doverle sbucciare e abbreviare così i tempi di preparazione. A me piace tenere la buccia perché la frutta rimane più consistente, e se ne assumono inoltre tutte le fibre. Nel caso voleste una confettura più omogenea, sbucciate pure. L’utilizzo delle scorzette di agrumi (che potrete preparare in casa seguendo questo banalissimo procedimento) dà una piacevole nota fresca a questa marmellata. Le dosi sono per 6 vasetti da 250 g.

mele 2,5 kg
zucchero di canna integrale (dulcita) 600 g
cannella 12 g
chiodi di garofano 24
scorzette di agrumi essiccate 6 cucchiai

Lavate le mele.
Tagliate le mele a pezzetti senza sbucciarle, e lasciatele a macerare un’ora con gli altri ingredienti.
Nel frattempo potete sterilizzare i vasetti in acqua bollente per alcuni minuti. Toglieteli poi dall’acqua con delle pinze e lasciateli asciugare capovolti su un panno.
Mettete sul fuoco in una pentola, e portate a ebollizione.
Abbassate la fiamma e cuocete, mescolando di tanto in tanto, per un’ora abbondante. La confettura si dovrà essere addensata.
Invasate quindi la confettura ancora bollente nei vasetti, chiudeteli e capovolgeteli, in modo che si formi il sottovuoto. Lasciateli raffreddare.

30 minuti di preparazione +
1 ora di riposo +
1 ora di cottura +
raffreddamento

 
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Destinazione Svezia 3: Lapponia

27 02 2012

karesuando church

Prosegue il resoconto del nostro viaggio in terra di Svezia, in quella che sicuramente è stata l’esperienza che più ci ha segnati e affascinati di questo stupendo paese. Avevamo letto e ci eravamo documentati sul fatto che viaggiare nell’estremo nord del paese costituisce un’esperienza insolita, ma è solo girandoci che si capisce quanto maestosa e potente sia la natura e quanta bellezza racchiuda questo vasto territorio.

northern clouds

Lasciata Östersund di primissimo mattino, il nostro viaggio verso nord prosegue tutta la giornata verso nord. Superata Hoting, entriamo in Lapponia. Le cittadine diventano sempre più rade, e le foreste di conifere fiancheggiano la statale verso Kiruna, la nostra base di esplorazione del territorio. Dorotea, Vilhelmina, Storuman, Sorsele, Arvidsjaur sono i centri abitati che attraversiamo nel lungo tragitto verso nord. Ed è, poco prima di Jokkmokk, che ci fermiamo per la prima entusiasmante esperienza della nostra quattro giorni lappone: il superamento del Circolo Polare Artico! L’emozione è tanta, e penso che chi l’abbia vissuta sappia di cosa parlo.

arctic circle

A Jokkmokk ci fermiamo per visitare l’Ájttemuseum, un museo etnografico dedicato alla popolazione autoctona delle terre europee al di sopra del Circolo Polare Artico, i sami. Il museo è molto completo, sebbene le didascalie siano solo in svedese e in sami. Ancora più interessante, per i foodist come me, è il negozio di artigianato, tra cui una serie di preparazioni che sono subito finite in valigia come la marmellata di more artiche e la gelatina di betulla, tra le altre.

birch jelly

Dopo esserci rifocillati di pane croccante sami ricoperto di cioccolato fondente, acquistato al museo, percorriamo gli ultimi 150 chilometri fino a a Kiruna, dove arriviamo in serata (ad agosto rimane chiaro tutta la notte, sebbene il sole tramonti alcune ore – il fenomeno del sole di mezzanotte è visibile solo tra metà giugno e metà luglio). Prendiamo possesso della nostra camera e facciamo un rapido giro di esplorazione della città. La temperatura si attesta sui 5°: giubbotto, sciarpa e berretto sono naturalmente essenziali. A Kiruna non ci sono ristoranti vegetariani, ma quasi ovunque è possibile trovare opzioni vegane. Pur essendo piccola, riusciamo a provare ogni sera un ristorante diverso. Ottimi i panini di falafel del Café Safari, e creativo il menù del Camp Ripan Restaurang (ma dedicherò all’esperienza culinaria in Lapponia un prossimo post).

midnight in kiruna

Il giorno successivo ci spostiamo 120 chilometri più a nord, raggiungendo il villaggio più settentrionale di Svezia, Karesuando, minuscolo avamposto di trecento anime al confine con la Finlandia. Oltre la bella chiesa lignea di inizio Ottocento, e la piccola capanna in legno del predicatore-botanico Lars Levi Læstedius, sempre aperta con un piccolo camino perennemente acceso, non c’è molto altro da fare, se non ammirare il cielo, le limpide acque del fiume Muonionjoki, le nuvole che vi si riflettono e l’aria frizzante dell’inizio dell’autunno scandinavo.

karesuando

Ci fermiamo a pranzare nella caffetteria dell’ufficio turistico con il nostro pasto al sacco, a base di pane morbido svedese, seitan in vasetto comprato all’Ekostore di Göteborg, verdure e kanelbullar vegani trovati nel piccolo supermercato del villaggio.

a day in karesuando

Superato il ponte che collega Svezia e Finlandia, facciamo un breve giro nel villaggio gemello di Kaaresuvanto, in territorio finnico, meno interessante, in quanto vittima dell’occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale.

swedish-finnish border

Ritornati in territorio svedese, ci spostiamo verso sud-est e, dopo pochi chilometri, troviamo le indicazioni per raggiungere uno dei punti che costituiscono l’Arco Geodetico di Struve, una catena di triangolazioni che va dalla Norvegia all’Ucraina, e che venne ideata dall’omonimo scienziato tedesco a inizio Ottocento per determinare la forma esatta della Terra. Il punto (Pajtas-vaara) è situato sul Tynnyrilaki, un’altura da cui è possibile ammirare un panorama mozzafiato. Arrivarci è abbastanza semplice: dopo cinque chilometri di strada sterrata (molto ben tenuta), si parcheggia e si affronta l’ultimo chilometro di salita a piedi.

climbing tynnyrilaki

Il percorso non è impegnativo, però consiglio degli scarponcini da trekking, perché il terreno è piuttosto umido (noi non eravamo purtroppo attrezzati in tal senso, e non è bello farlo con le scarpe di tela!). Dopo essere stato infatti fulminato durante la salita dalle maledizioni di LDM per questa deviazione di programma, sono certo però di essere stato in parte perdonato per il panorama selvaggio che si gode dal Tynnyrilaki: vastissime distese di boschi, alture, laghi e corsi d’acqua, e nessun segno di civiltà umana. Un’esperienza davvero da non perdere.

triumph of nature

Il secondo giorno viene dedicato a Kiruna (Giron in lingua sami), il centro più importante della Lapponia svedese. Al mattino visitiamo la Kiruna Kyrka, bellissima chiesa lignea dal tetto rosso modellata sulle forme delle capanne sami, e lo Stadshus (Municipio), con una piccola mostra di artigianato sami. Al pomeriggio ci aspetta invece la visita della miniera di ferro LKAB, in cui si scende a 540 metri di profondità nel sottosuolo. La miniera è la principale fonte economica della città, ma nel contempo ne sta decretando la distruzione: le attività estrattive stanno infatti compromettendo la stabilità del sottosuolo di Kiruna. Ma sarà proprio lo stesso colosso minerario a occuparsi dell’intero spostamento della città a qualche chilometro più a nord, non appena verrà individuato il punto più idoneo.

kiruna church

A una ventina di chilometri a est di Kiruna, ci spostiamo nel villaggio di Jukkasjärvi, dove visitiamo il sito del famoso Ice Hotel. D’estate chiaramente ci sono solo i bungalow in legno, ma all’interno di un enorme magazzino congelatore, l’Ice Hotel Art Center, è possibile girare tra le sculture di ghiaccio, il bancone del bar e gli igloo con i letti di ghiaccio a una temperatura di -5°. Oltre all’albergo, a Jukkasjärvi c’è anche una chiesa lignea rossa, da cui vediamo anche alcune renne brucare (purtroppo non libere, ma allevate dai sami per la produzione di carne e pelliccia…)

ice bar, jukkasjärvi

L’ultimo giorno in Lapponia lo dedichiamo alla zona a nord-ovest di Kiruna, spostandoci verso il Parco Nazionale di Abisko, vera mecca per gli escursionisti. Non equipaggiati e allenati, rinunciamo all’esperienza, ma ci godiamo la risalita sul monte Nuolja con la seggiovia che ci porta sulla vetta della montagna, non senza aver prima visitato il piccolo ma interessante spazio espositivo del Naturum. La vista sulle montagne e sul Torneträsk, il lago cristallino ai piedi delle vette è incomparabile. Sulla cima del monte Nuolja c’è poi il Panorama Café, che offre tra l’altro degli splendidi panini vegan a base di hummus e verdure fresche.

abisko

Da Abisko decidiamo poi di spostarci verso la Norvegia. Superato il minuscolo insediamento di Riksgränsen, superiamo il confine di stato in direzione della città marittima di Narvik. Il paesaggio norvegese è ancora più bello di quello svedese. Più vario e pittoresco, ci permette di avere un primo assaggio degli splendidi fiordi che ne caratterizzano la costa. A Narvik dedichiamo solo qualche ora, tra cui la risalita in cabinovia sul Narvikfjellet, un’altura che domina la città portuale e da cui si ammira un panorama mozzafiato.

narvik, norway

Ed è nel ritorno verso Kiruna, per l’ultima serata lappone, che incontriamo finalmente, a distanza ravvicinata, uno splendido esemplare di alce. Buffi e maestosi allo stesso tempo, sono animali pacifici e timidi, purtroppo normalmente cacciati (diversi i cartelli di älgjakt, caccia all’alce, visti in giro). Riesco a scattare solo una foto fugace, ma si tratta del miglior addio (o arrivederci) di questo territorio maestoso e selvaggio.

running moose

Vedi anche:

Destinazione Svezia 1: Stoccolma
Destinazione Svezia 2: Eksjö, Göteborg, Östersund
Mangiare veg a Stoccolma e Göteborg

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Minestra di lenticchie rosse e timo

13 02 2012

red lentil and thyme soup

Già avevo parlato, neanche troppo tempo fa, del mio spassionato amore verso le lenticchie. Sono una delle mie fonti proteiche preferite e, considerando che tra Natale e Capodanno, tra acquisti e regali, hanno colonizzato la mia dispensa, non è neanche troppo strano che stiano diventando un ingrediente assiduo della mia cucina.
In particolare le lenticchie rosse sono fra le mie preferite, per la velocità di preparazione, la resa (enorme!) e il gusto (e a chi non piacciono?). 
In questo caso la ricetta che vi presento si prepara davvero in pochi minuti, la cottura va avanti per conto suo, e ci si può così dedicare tranquillamente a far altro. Ed è talmente semplice e veloce che l’ho realizzata nei giorni di convalescenza a letto per una bronchite con febbre, per fortuna amorevolmente accudito dai miei cinque coinquilini (tutti Felis silvestris catus) che a turno si sono dati da fare per farmi riprendere nel minor tempo possibile, chi trasformandosi in borsa dell’acqua calda, chi stimolandomi per emulazione a dormire, chi ricordandomi di reagire alla malattia perché c’erano cose ben più importanti (le ciotole del cibo mica si riempiono da sole…). E ne approfitto così anche per pubblicizzare un bel contest a cui mi ha invitato Lo. Trovate tutte le informazioni qui.

 

image

Minestra di lenticchie rosse e timo

Qualora aveste un brodo vegetale già salato o usaste quello in polvere o in dado, non aggiungete sale alla fine. La cottura in pentola a pressione permette di ottenere una minestra densa grazie al fatto che le lenticchie si disfarranno completamente.

lenticchie rosse decorticate 300 g
brodo di verdura aromatico non salato 2 litri
cipolla 1
aglio 1 spicchio
carote 3
timo secco 2 cucchiaini
sale marino integrale 1 cucchiaino
pepe nero
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
pane integrale 60 g

Sbucciate l’aglio e la cipolla e tritateli. Lavate, mondate e tagliate le carote a rondelle.
Versate l’olio in una pentola capiente, rosolatevi per un paio di minuti carote, aglio e cipolla. Aggiungete quindi le lenticchie, il brodo, il timo, il sale e una grattugiata di pepe.
Portate a ebollizione. Trasferite quindi il tutto in pentola a pressione e cuocete per 30’ abbondanti.
Tagliate il pane a dadini e passate in forno a 180° per una decina di minuti scarsi.
Servite la minestra con i crostini di pane e un filo di olio extravergine d’oliva, anche aromatizzato.

50 minuti

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Eating Out–Göteborg

29 01 2012

andrum, gothenburg

Pur avendoci trascorso soltanto un giorno (e una notte), la seconda città della Svezia ci ha lasciato un ricordo indelebile, oltre che per il pomeriggio passato a Liseberg, anche per due suoi ristoranti dove abbiamo mangiato bene e abbondantemente.

andrum mosaic

ANDRUM
Il primo posto in cui ci siamo fiondati appena arrivati in auto da Eksjö (rimediando una multa per divieto di sosta, tra l’altro…), è un ristorante vegetariano a due piani, decisamente grande e spazioso, con un’area a buffet che offre cucina semplice e sostanziosa. Come in quasi tutti i ristoranti svedesi a self-service, c’è un buffet per le insalate, da cui pescare verdure crude e cotte, legumi, cereali e semi, e una serie di proposte del giorno. Noi proviamo le lasagne con ragù di soia e lo stufato di fagioli. Cucina rustica, porzioni soddisfacenti. Poco spazio per il dolce, purtroppo. A malincuore non prendiamo il crumble di rabarbaro, ma ci accaparriamo comunque una palla di avena e cioccolato che ci accompagnerà  durante il lungo viaggio fino in Lapponia (e che finalmente mangeremo varcato il Circolo Polare Artico).
Il ristorante è accessibile ai disabili (solo il piano terra). Non accetta carte di credito, e le indicazioni dei piatti sono solo in svedese (ma potete chiedere spiegazioni in inglese, soprattutto per farvi indicare quello che è vegan).

Östra Hamngatan 19A
411 10 Göteborg
Tel. +46 31 136240
Altre recensioni: Happy Cow

solrosen mosaic

SOLROSEN
Nel quartiere di Haga, Solrosen (“Il Girasole”) è più un’esperienza in sé, che un semplice locale. Si viene catapultati agli anni ‘70 in un sol colpo, col suo arredamento semplice, i suoi colori accesi, i quadri alle pareti, e soprattutto col suo proprietario! Ristorante vegetariano con un ricco buffet di antipasti, offre anche piatti principali caldi (uno è sempre vegan) e dessert sostanziosi (anche questi disponibili in versione senza uova-latticini).
Sopra il bancone ci sono pure le foto dei clienti abituali passati a miglior vita (ecco perché mi guardavano tutti male mentre scattavo fotografie…). Oltre alle foto del caro estinto, il ristorante è uno dei pochi con cucina aperta fino a tardi (22! In Svezia si cena presto). Noi arriviamo alle 21, purtroppo l’unico piatto caldo vegan è terminato ma poco male. Mi rifaccio con un ricco piatto dal buffet, con verdure crude, insalata di riso, tabouleh, legumi e tanto hummus.
Come dessert proviamo la torta al cioccolato e la crostata di frutti di bosco, accompagnate da una crema d’avena alla vaniglia già pronta (quella in foto, viene prodotta dalla Oatly, e si trova in tutti i supermercati svedesi). Piacevole scoperta quest’ultima, tanto che ne farò poi incetta prima di ripartire per l’Italia.
Prezzi onesti, porzioni abbondanti. Accessibile ai disabili.

Kaponjärgatan 4
413 02 Göteborg
Tel. +46 31 7116697
Altre recensioni: Happy Cow

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Seitan al forno

19 01 2012

baked seitan

La pigrizia, si sa, è una brutta bestia. Che c’entra col seitan? Beh, è da tempo che mi riprometto di provare a prepararlo partendo dagli ingredienti grezzi (farina e acqua…). Anche per una questione estetica: il seitan confezionato è in pezzature piccole e, se si vuole preparare qualcosa di più festivo, come un arrostino o un pezzo più grande da mandare in forno, poco pratico. Men che meno gli arrosti di seitan già pronti. Così piccoli da pensare che siano stati partoriti dalla mente del Grande Puffo.
Ma torniamo alla pigrizia… Di ricette e corsi passo passo ce ne sono un bel po’ sulla rete: da quella di Grazia a quello di Valeria, da Jenni alla guida completa di Vera (e mi scuso con tutti gli altri che hanno scritto, sperimentato e prodotto se non li cito, ma è solo per ragioni di economia di spazio), alla fine mi sono lasciato prendere dall’indolenza e ho vergognosamente barato, con l’utilizzo di un comodissimo seitan mix, miscela di farina di glutine, farina 0 e sale che si trova abbastanza facilmente nei negozi di alimentazione naturale e biologica più forniti. Dato il buon risultato ottenuto, la prossima volta mi cimenterò partendo dalle origini. Sempre che non abbia la meglio nuovamente la bustina di miscela pronta…

Seitan al forno

Per ottenere un seitan saporito trovo che sia vantaggioso cuocerlo in un brodo aromatico intenso e carico, come quello qui sotto. Con queste dosi si ottiene un pezzo di seitan da circa 2 kg (10 persone) perfetto per andare in forno ed essere poi affettato. Da servire con ortaggi invernali al forno (dalla zucca alle cipolle, dai porri al sedano rapa), in questo caso io li ho accompagnati con patate novelle e carciofi. Il seitan mix (miscela di farina di glutine, farina di grano 0 e sale) e l’alga kombu li trovate nei negozi di prodotti biologici.

Per il brodo aromatico
cipolla 1
sedano 1 gambo
carota 1
porro 1
aglio 4 spicchi
alloro 2 foglie
prezzemolo 1 mazzetto
alga kombu 8 cm circa
timo 1 rametto
salvia 1 rametto
chiodi di garofano 4

Per il seitan
seitan mix 2 sacchetti (circa 640 g in totale) [Food for All]
sale marino integrale 3 cucchiai
shoyu 1 cucchiaio

Per l’olio aromatico
olio extravergine d’oliva 60 ml
pepe nero macinato ½ cucchiaino
sale marino integrale 1 cucchiaino
peperoncino macinato 1 punta di cucchiaino
erbe di Provenza 2 cucchiai

olio extravergine d’oliva 1 cucchiaio per la teglia
sale marino integrale e pepe nero
erbe di Provenza 1 cucchiaio per la guarnitura finale

Preparate innanzi tutto il brodo aromatico. Lavate le verdure e, se sono biologiche, non sbucciatele. Tagliate gli ortaggi a pezzi, metteteli in una pentola capace con gli altri ingredienti e 3 litri d’acqua. Portate a bollore e fate cuocere a fuoco basso per un’ora. Scolatelo e tenetelo da parte.
Riportatelo a ebollizione e scioglietevi il sale grosso e lo shoyu. Il brodo dev’essere molto salato.
In una ciotola capiente versate 1 litro d’acqua. Aggiungetevi, lentamente e mescolando sempre, il seitan mix, fino a ottenere un impasto omogeneo e compatto (probabilmente il glutine non assorbirà tutta l’acqua).
Mettete l’impasto su una tela bianca bagnata e avvolgetelo bene. Chiudete i bordi legandoli con dello spago da cucina.
Mettetelo quindi nella pentola con il brodo in ebollizione e cuocete per 40 minuti circa.
Passato questo tempo, scolatelo, e togliete l’impasto dalla tela. Avrete ottenuto un bel pezzo di seitan da 2 kg.
Accendete il forno e portatelo a 250°.
In una ciotola emulsionate gli ingredienti dell’olio aromatico.
Oliate una teglia capiente, adagiatevi il seitan, e spennellatelo con la miscela di olio e spezie.
Infornate in forno caldo e cuocete per 20 minuti.
Estraete il seitan e raccogliete l’olio avanzato, che allungherete con 4 cucchiai d’acqua; aggiungete sale, pepe ed erbe di Provenza. Tagliate il seitan a fette e irroratelo con l’olio.

1 ora di cottura per il brodo
15 minuti di preparazione
1 ora di cottura del seitan

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Claudia Lotta Sweet Designer

12 01 2012

claudia lotta, turin

Claudia Lotta l’ho scoperta per caso una sera in carcere. O meglio, in un ex-carcere torinese, “Le Nuove”, riallestito in spazio espositivo.  E in occasione di “The Others”, fiera di arte contemporanea che si tiene a inizio novembre, Claudia esponeva le sue invitanti creazioni in un’ala della vecchia prigione. Ho preso il suo biglietto da visita, incuriosito dalla sua bravura, covando la speranza di scovare qualche sorpresa vegan nel suo atelier.

claudia lotta, turin

Detto fatto sono così andato a curiosare in un pomeriggio di ferie tra Natale e Capodanno. Il laboratorio, in una via del centro storico parallela al Po, è una vera e propria bakery di stampo anglosassone e, se non fosse per le scritte in italiano, parrebbe proprio di essere a Londra o a New York.

claudia lotta, turin claudia lotta, turin claudia lotta, turin claudia lotta, turin claudia lotta, turin claudia lotta, turin

Bianco e colori pastello dominano il piccolo ambiente, sapientemente ingrandito da specchi e rientranze. Sedie da giardino, piccoli tavolini, un albero stilizzato porta-biglietti da visita, bigiotteria e oggettistica a guisa di dolcetti si armonizzano con cupcake e torte decorate, che  fanno bella mostra di sé anche nella vetrina su strada.

claudia lotta, turin

Per fortuna le mie speranze non vengono disattese. Alla mia domanda di rito, arriva la conferma inaspettata. Non ha purtroppo cupcake vegani da gustare subito, dato che la domanda per ora è ancora bassa, ma può prepararli con un paio di giorni di avviso mezza giornata di anticipo (si possono ordinare al mattino e gustare al pomeriggio), avendo elaborato appositamente delle ricette speciali prive di derivati animali. L’ordine minimo è di sei minitorte (circa 600 g), racchiuse in una leziosa scatoletta di cartone rosa.

claudia lotta, turin claudia lotta, turin claudia lotta, turin

Ne ordino dodici per Capodanno. Base di torta al cioccolato, una metà con frosting di cioccolato fondente, l’altra di pistacchio. Tutti e dodici impreziositi poi da un orologio di mezzanotte in pasta di zucchero. Allieva della londinese Peggy Porschen e formatasi anche alla Wilton School, la più importante scuola di cake decorating degli Stati Uniti, Claudia, psicologa per formazione ma sweet designer per passione, è davvero brava. La base al cioccolato è deliziosa e adeguatamente soffice, non troppo dolce, in perfetto equilibrio con il frosting (che va a invadere anche il centro della tortina) zuccherino e morbido, in particolare nella versione al pistacchio.

claudia lotta, turin

Il mio augurio è naturalmente quello che la domanda di dolci senza derivati animali aumenti, in modo tale da poter assaggiare una delle sue delizie senza doverle prenotare in anticipo. Il mio consiglio è quello di lasciarvi guidare dalla sua fantasia e dalla sua passione nella realizzazione di dolci decorati senza latticini e uova che nulla hanno da invidiare a quelli della tradizione classica.

claudia lotta, turin

Claudia Lotta
Sweet Designer

Via Alfonso Bonafous, 7
10123 Torino
Tel. 011 4270053

Produzione dolciaria: vegetariana, vegan su ordinazione
Orari: mar-sab 16-20, dom 10-13
Prezzi: cupcake 3 €, cupcake decorati 4,50 € – ordine minimo 6 pezzi
Note: solo asporto; carte OK.

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Speculoos

6 01 2012

speculoos

Buon Anno! Dopo un po’ di latitanza dal blog, ritorno con una ricetta che avrei voluto postare almeno un mese fa. E sarebbe difatti stata più consona per il 6 dicembre, festa di San Nicola, quando in Nordeuropa si celebra l’inizio del periodo natalizio con biscotti alle spezie come, per l’appunto, gli speculoos. Biscotti di origine fiamminga, tipici dell’area di lingua olandese (speculaas nei Paesi Bassi), nelle Fiandre meridionali francesi (dove prendono un accento acuto – spéculoos) e in Renania-Vestfalia (Spekulatius), deriverebbero il loro nome dal latino speculator (osservatore), termine utilizzato per indicare i vescovi. Altro motivo del loro nome è il fatto che tradizionalmente vengano realizzati con stampi a rilievo in legno o terracotta, di cui riproducono l’immagine speculare.
Il problema principale è quello però di trovare gli stampi a rilievo. Ci avevo provato a Bruxelles, con un’incursione da Dille et Kamille, ma senza successo. Impossibile recuperarli fuori dall’area geografica di riferimento, mentre si può trovare qualcosa su Ebay. Alla fine mi sono fatto realizzare il mio stampo personalizzato in legno di faggio da un atelier specializzato, Arts et Sculpture, che rifornisce anche il biscottificio Dandoy di Bruxelles. Loro sono in Francia, a Bourges, e nel giro di una settimana me l’hanno inciso e spedito. Poi naturalmente, a causa di qualche beneamato vicino di casa che mi ha staccato il biglietto di avviso dello spedizioniere, sono riuscito a recuperare il pacchetto solo dopo Natale. Ve li propongo quindi a chiusura delle feste natalizie, in attesa di riproporli fra 11 mesi esatti!

Speculoos
(Speculaas – Spéculoos – Spekulatius)
 

Facili da veganizzare, basta sostituire burro e latte con i corrispettivi vegetali. Al posto della farina 0 potete usare anche una farina 2 (semintegrale) o integrale. Lo zucchero di canna integrale è essenziale, se poi riuscite a mettere le mani sulla vergeoise (zucchero scuro di barbabietola), ancora meglio. Altre spezie tradizionali che si possono mettere nell’impasto sono lo zenzero, i chiodi di garofano e il pepe bianco, tutte rigorosamente macinate. Consiglio di rispettare scrupolosamente i tempi di riposo della frolla, in modo che le spezie vadano a permeare bene l’impasto e a sentirsi in maniera forte e decisa.  
In mancanza di uno stampo da speculoos apposito, qualsiasi formato di biscotto va benissimo, anzi, vi semplificherete di molto la vita! Le dosi sono abbondanti, in quanto otterrete tra i 100 e 150 biscotti a seconda della grandezza.

farina di grano 0 750 g
zucchero di canna integrale 375 g
farina di mandorle 75 g
margarina vegetale 120 g
amido di mais (maizena) 15 g
melassa 75 g
cannella in polvere 4 g
cardamomo 20 bacche
noce moscata grattugiata 2 g
bicarbonato di sodio 12 g
latte di mandorla 220 ml
olio vegetale spray da pasticceria per gli stampi

Estraete i semini neri dalle bacche di cardamomo e macinateli con un macinacaffè fino a ridurli in polvere.
Mescolate tutti gli ingredienti nel mixer ottenendo un impasto liscio. Avvolgetelo con pellicola trasparente e fatelo riposare in frigo per una notte (il riposo permetterà alle spezie di sprigionare tutto il loro aroma nell’impasto).
Se usate lo stampo apposito, o uno stampo a rilievo, consiglio vivamente di spruzzarlo leggermente con dell’olio vegetale spray da pasticceria (un’emulsione spray di olio e lecitina di soia), che trovate o su internet o nei negozi che riforniscono le pasticcerie. Ho provato spennellando con dell’olio di girasole e un po’ di farina, ma l’impasto fa fatica a staccarsi e non permette di ottenere tutti i particolari a rilievo dell’intaglio.
Prelevate poco impasto dal frigo per volta e fatelo aderire bene all’interno dello stampo, premendo bene (meglio ancora con un mattarello). Con un coltello liscio leggermente oliato eliminate l’impasto in eccesso in modo che rimanga solo all’interno della figura a rilievo.
Rovesciate lo stampo su una teglia ricoperta con carta da forno e, con l’aiuto di un coltello, fate scendere delicatamente l’impasto, che si scollerà pian piano da solo. I primi biscotti saranno sicuramente delle ciofeche, ma, man mano che si procede, verranno sempre meglio. La procedura è un po’ lunga, consiglio quindi di realizzarne una ventina, e di procedere con stampini tradizionali con il resto dell’impasto (a meno che non vogliate passare mezza giornata a preparar biscotti). Per chi legge il francese, qui c’è un bel tutorial fotografico di come procedere.
Riponete i biscotti da cuocere in frigo per almeno due ore, in modo tale che i piccoli particolari del rilievo si fissino bene e non vadano a scomparire in cottura. Qualora invece li abbiate realizzati con stampi tradizionali, potete infornarli direttamente.
Trascorse le due ore, portate il forno a 160°, infornate e cuocete tra i 6 e i 10 minuti. Attenzione a seguire bene la cottura, perché bruciano facilmente essendo un po’ secchi.
Fate raffreddare su una gratella.

15 minuti di preparazione
+ 1 notte di riposo
+ 2 ore per la realizzazione con stampo tradizionale
+ 6/10 minuti di cottura
+ 30 minuti di raffreddamento

 
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