VegOut: Kyoto

24 03 2013

haku un an, uji

Già sapete del mio amore particolare per il Giappone. E se il Giappone è una delle mie grandi passioni, la sua antica capitale, Kyoto, col suo ricco patrimonio storico-architettonico, è uno dei luoghi che più sento miei ogni volta che ci vado. Di questa splendida città già ne avevo parlato, così come di alcuni posti dove andare a mangiare. Completo la panoramica veg-culinaria di questa città con tre raccomandazioni, tre piccoli segreti ben nascosti da assaporare con calma.

kanga an, kyoto

KANGA AN
Il Kanga An è un luogo oserei dire magico. Un tempio ancora funzionante, l’unico a offrire piatti di fucha ryōri (la cucina vegetariana buddhista giapponese) anche la sera. Il complesso risale al XVII secolo, ben nascosto in una stretta via tra costruzioni più moderne, ed era all’epoca frequentato assiduamente anche dalla famiglia imperiale. Si accede al tempio di legno vero e proprio tramite un sentiero acciottolato pittorescamente illuminato da lanterne, mentre i due lati sono costeggiati dai padiglioni dove ci si accomoda per il pranzo o la cena.

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Seduti su comode sedie (non sul tatami, che sarà pure bello e caratteristico, ma pure piuttosto scomodo per noi poveri europei), separati dagli altri commensali da porte scorrevoli, si gustano le varie portate godendosi anche la suggestiva vista sui giardini alla giapponese. Come capita spesso in Giappone, la vista viene sollecitata quanto il palato, con l’ambientazione, con i colori e le curatissime preparazioni dei piatti. Si va dalla finta anguilla vegetale, realizzata sapientemente con glutine e alga nori, al tofu di sesamo, al tempura vegetale in cui figurano anche fiori e bacche di ginko biloba. Presentazioni, profumi e consistenze sono perfettamente calibrate.

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Il pranzo varia tra i JPY 5250 e i JPY 8400 (EUR 40-68), la sera si cena a JPY 12600-16800 (EUR 100-135). Davvero ben spesi, per un’esperienza che sicuramente rimarrà indelebile nella memoria. Si pranza dalle 12 alle 15, e la cena viene servita tra le 17 e le 21. Il tempio è vicinissimo alla stazione della metro Kuramaguchi.

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Kanga An
278 Shingoryōguchi-chō
Kita-ku
Kyoto
Tel. +81752562480

VILLAGE & PADMA CAFE
Nascosto nel retro di un cortile, sopra un ristorante di ramen, questo locale è quanto di più diverso ci possa essere dal Kanga An. Piccolo e scarsamente illuminato, ospita concerti dal vivo e una cucina rapida ed eco-friendly, tra cui spiccano alcuni piatti vegan indicati chiaramente sul menù (solo in giapponese). A pranzo è tutto vegan, la sera servono invece anche pesce. Il locale è chiuso il lunedì, gli altri giorni è aperto per pranzo dalle 11.30 alle 14.30, e a cena dalle 18.00 alle 24.00

village, kyoto village, kyoto

Io ci sono capitato nel mezzo di un jam-session di musica elettronica. Unico occidentale, mi sono gustato il mio menù vegetale a base di riso integrale, tofu, tempura e verdure, perforandomi i timpani e soddisfacendo la curiosità degli altri avventori su come diavolo fossi finito lì dall’Italia.

village, kyoto

Village & Padma Café
95 Tsukita-chō
Sakyō-ku
Maizon Shirokawa 202
Tel. +81757123372

HAKU UN AN
Uji, cittadina alla periferia sud di Kyoto, è famosa per i suoi splendidi templi, per essere l’ambientazione dei capitoli finali del Genji Monogatari, ma soprattutto per le sue piantagioni di tè verde, considerato uno dei più pregiati al mondo (e la Tsuen-cha-ya è considerato il più antico negozio di tè del mondo, risalente al XII secolo). Tutto questo per introdurre lo Haku-Un-An, uno dei classici ristoranti di fucha-ryōri che preparano e servono la tradizionale cucina vegetariana buddhista. Cucina che è assolutamente vegan in tutti i suoi piatti.

haku un an, uji

Il ristorante è situato di fronte al tempio Manpuku-ji e vi si accede attraverso uno splendido giardino tradizionale giapponese, che fa da contraltare ai vari piccoli edifici che compongono il ristorante (tra cui una piccola casa da tè circolare).

haku un an, uji haku un an, uji

Il cibo, armoniosamente servito da camerieri in kimono, viene presentato su grandi piatti comuni da cui ogni persona attingerà con le sue bacchette, in modo tale da creare uno spirito di armoniosa comunanza che è la base del fucha ryōri.

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È possibile scegliere tre diversi tipi di pasti, i costi variano da JPY 5300 a JPY 8400 (circa EUR 45-70). Il ristorante è aperto tutti i giorni tranne il mercoledì, dalle 11 alle 20 (ma bisogna arrivare entro le 18 per cenare). Consigliata la prenotazione. Per arrivarci prendete la JR Nara Line o la Keihan Uji Line dalla stazione di Kyoto e scendete a Obaku. Il ristorante è a 5 minuti a piedi.

Haku-Un-An
30 Shiura
Gokasho
Uji
Tel. +81774320700
www.hakuunan.com

 

Se l’articolo ti è piaciuto, vedi anche:

Café Proverbs 15:17
Seigen’in

Kyoto

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Cucchiai di riso selvatico e hummus

20 02 2013

wild rice and hummus spoons

No, ma quanto è buona la cucina libanese? Sarà che sono un assiduo frequentatore di ristoranti dai nomi evocativi quali Le Cèdre, Noura e Beirut, sarà che spesso sono una vera ancora di salvezza in territori a volte “ostili” dal punto di vista vegan (gran parte della Francia…), sarà che servono anche sempre il mio beneamato hummus, ma è davvero una delle cucine che preferisco in assoluto. Non so però se avete mai notato, entrando in uno dei tanti locali sparsi nel mondo, che si respira sempre una sorta di malinconia nell’aria, che ci si trovi ad Atene, a Parigi o in qualunque altro posto fuori dal Libano. Il personale (quasi sempre maschile, altra costante) è gentile ma al contempo un po’ assente, come se il pensiero fosse sempre rivolto al loro paese, a quanto fosse piacevole e cosmopolita prima dei quindici anni di guerra civile. Eppure basta rivolger loro la parola, decantando la bontà della loro cucina e le bellezze della loro terra, per farli sorridere e farsi raccontare aneddoti della loro vita nel paese natìo, per poi immancabilmente sentenziare di quanto il tabouleh debba contenere più prezzemolo che altro per potersi definirsi tale. E tra un falafel, un po’ di pita che accompagna un hummus più ruvido e piacevolmente amaro di quanto lo preparino più a sud in Israele, e racconti sulla diaspora libanese nel mondo, ecco un’idea, d’effetto e poco impegnativa, per un finger food a cavallo tra Mediterraneo e Nordamerica (non a caso in Canada risiede una delle maggiori comunità libanesi). Facile da preparare, se ne può fare in quantità industriali (l’importante è avere abbastanza cucchiai e abbastanza amici per terminarlo!).

 

Cucchiai di riso selvatico e hummus

Da buon pigro quale sono ultimamente diventato, l’hummus l’ho comprato già pronto. Voi magari fate i bravi e preparatevelo prima in grandi quantità, altrimenti se siete pigri quanto me o siete seguaci di Nigella Lawson andate a procurarvelo in un qualsiasi supermercato biologico o inscatolato in qualche negozio di alimentari etnici. I germogli di senape invece li ho fatti crescere in un impeto di pollice verde durante le vacanze natalizie. Piacevolmente piccanti, sono sostituibili con altri a vostra scelta. Le porzioni sono per 16 cucchiai, magari aumentate le dosi perché rischiate di rimanere presto senza cibo con amici a cena.

riso selvatico 100 g
hummus 400 g
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
aceto balsamico tradizionale 2 cucchiaini
semi di sesamo tostati 2 cucchiai
germogli di senape

Lavate il riso sotto acqua corrente, versatelo in una pentola con volume d’acqua bollente tre volte superiore a quello del riso, copritelo e lasciatelo bollire per 40’-50’. Una volta lessato (avrà assorbito l’acqua), mescolatelo con una vinaigrette preparato con olio e aceto emulsionati.
Dividete l’hummus sui cucchiai monoporzione, coprite con del riso condito e decorate con i semi di sesamo precedentemente tostati qualche minuto in padella e terminate con un po’ di germogli.

1 ora

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Atene

16 01 2013

parthenon

Culla della civiltà europea, Atene è una città moderna e vivace, molto piacevole da girare e da vivere. Ci sono stato per la prima volta in vacanza un paio di anni fa, toccata e fuga purtroppo. Ci torno ora un paio di volte l’anno per lavoro, anche in questo caso in maniera piuttosto veloce. Ma sempre con rinnovato entusiasmo.

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La prima volta, per l’appunto, è stata in un caldo fine settimana di luglio con mia madre. Atene d’estate è davvero soffocante. E soffocante è stata anche la classica ascesa all’Acropoli. Arrancando sotto un sole cocente, finalmente in cima alla collina, i simboli più conosciuti della Grecia classica si dispiegano in maniera scenografica: in primis i Propilei, l’ingresso monumentale alla città alta. E poi il Partenone, in tutta la sua imponenza, l’Eretteo con le sue cariatidi, il piccolo Tempio di Atena Nike. E una vista mozzafiato su tutta la città, oltre a un piacevole vento rinfrescante.

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Giù a valle, una mattinata è interamente dedicata alla scoperta del nuovissimo Museo dell’Acropoli, che custodisce tutti i resti provenienti dal sito archeologico della città alta, piacevolmente illuminato da ampie vetrate che convogliano quanta più luce naturale possibile. Necessaria e corroborante è la sosta nel caffè-ristorante sulla terrazza del museo, dove è possibile rifocillarsi con un’ insalata greca senza formaggio e con la classica fava, una sorta di hummus realizzato, per l’appunto, con fave frullate. E qui viene la nota positiva sulla città: ovunque è facile trovare piatti della tradizione completamente vegetali, a base degli ottimi prodotti agricoli del paese. La varietà di piatti è ben più ampia di quella che è possibile trovare nei ristoranti greci all’estero.

tomato and olive traditional fava

Qualche ora la dedichiamo anche al cuore dell’Atene moderna, Sýntagma, con l’ampia Plateia Syntagmatos (Piazza della Costituzione): allo scoccare di ogni ora è poi possibile assistere al tradizionale cambio della guardia, con gli euzoni che, impettiti, sgambettano dalla Tomba del Milite Ignoto al Parlamento.

evzones

Sempre nei dintorni di Plateia Syntagmatos ottimo shopping enogastronomico: cioccolato al pistacchio e delizie turche da Aristokratikon e articoli a base di mastice (mastiha), la tradizionale resina estratta sull’isola di Chio e ben conosciuta e apprezzata in tutto il Mediterraneo orientale, da Mastiha Shop. Qui si può fare incetta di oli essenziali, alimenti (olio e senape aromatizzati nel mio caso) e liquori a base di questo particolare prodotto.

plateia syntagmatos at night

Da non perdere anche un giro al Mercato Centrale di Atene per fare incetta di olive, spezie e grandi vasi di tahin. Come ogni grande mercato dell’Europa meridionale, anche quello di Atene è ricco di colori e profumi, piacevolmente caotico.

agora kentriki

Tantissimi i cani randagi di grossa taglia che girano per la città. Per fortuna, a differenza di quelli che si vedono a Bucarest, vengono controllati, vaccinati e accuditi dalla municipalità e da varie associazioni volontarie. Li troverete un po’ ovunque nel centro storico, a sollazzarsi al sole o a riposare all’ombra nelle ore più calde. Ben accetti grattini e carezze.

dogs of athens

Come dicevo, mangiare ad Atene non pone davvero problemi. In qualsiasi trattoria tradizionale è possibile trovare piatti interamente vegetali (noi abbiamo girato un paio di taverne a Pláka, e tutt’ora quando ci capito per lavoro il problema è semmai non mangiare troppo), tra cui, oltre alla fava, è possibile gustare dolmadas, olive e numerosi piatti a base di verdure. Grazie inoltre al turismo gran parte dei ristoratori conosce anche bene cosa significhi essere vegan. Ciononostante, ecco alcuni indirizzi di ristoranti vegetariani dove andare sul sicuro e dove certamente non verrete attanagliati dai morsi della fame.

athens by night

AVOCADO

Vicino a Plateia Syntagmatos, questo piccolo locale vegetariano dalla strana architettura interna (è praticamente un lungo corridoio altissimo) è una novità di questi ultimi anni, e attira una nutrita clientela sia locale sia straniera. Il menù è ricco e vario, con interessanti spunti crudisti. Nel mio caso opto per un antipasto mediorientale a base di hummus, falafel e tahin, e per un tortino con bulgur, fagioli e verdure. Buon rapporto qualità-prezzo, locale simpatico, personale gentile e disponibile.

20121022_6 falafel appetizer bulgur and bean pate 20121022_7

OIKOLOGOI ELLADAS

Fast food vegetariano, con annesso supermarket biologico. Locale piuttosto spartano e non particolarmente attraente, personale dai modi spicci, ma si mangia piuttosto bene, si spende poco, e le porzioni sono più che generose. Il ricco spezzatino di soia è da provare. Decisamente retrò (sembra di essere catapultati improvvisamente a trent’anni fa).

veg fast food at oikologoi elladas

IMPROV CAFE & RESTO

Colpo di fulmine per questo locale a Keramikós, inaugurato da meno di un anno da una coppia mista (lei greca, lui irlandese). Locale polivalente, fa da ristorante, cocktail e rock bar, locale notturno. La scelta è ardua (100% vegan), molti piatti crudisti, a cavallo tra Grecia, Inghilterra e Nordamerica. Opto per un’insalata greca con feta crudista a base di mandorla, dalla consistenza e dalla compattezza davvero sorprendenti e simili alla feta di origine animale, e un gusto leggero ma deciso al contempo. Segue poi un ricco piatto con gyros vegetale adagiato su un pane pita, verdure e patate fritte maison con spolverata di paprica. Volendo poi strafare, il cheesecake monoporzione è davvero imperdibile.

improv cafe & resto raw almond feta vegan gyros vegan cheesecake

MESÓN EL MIRADOR

Locale messicano, pur non essendo vegetariano, ha un ricco menù di piatti tradizionali senza carne e pesce. Buone le opzioni vegan. Vale solo il viaggio per arrivarci la splendida terrazza all’aperto con vista sull’Acropoli. Si inizia con sottili fettine di tortilla fritte con salsa piccante, per poi proseguire con un ricchissimo guacamole servito in un piatto commestibile di sfoglia di mais croccante. Il “chili non carne” a base di tritato di soia è davvero ottimo, così come il sorbetto al lime.

a restaurant with a view salsa mexican salad ritmos del mundo

Atene
per golosi vegan


Agora Kentriki (Mercato Centrale di Atene)
Athinas 42
Athina
Una delizia per gli occhi e per il palato. Olive, tahin, pita, verdure e frutta variopinta.

Aristokratikon
Karagiorgi Servias 9
105 63 Athina
Metro: Syntagma
Cioccolato, delizie turche, cioccolato, pistacchi, ancora cioccolato.

Avocado
Nikis 30
10570 Athina
Tel. +30 21 0323 7878
Metro: Syntagma
Ristorante vegetariano e vegan, con ricca scelta di piatti, burger, bagel e pizza.

Improv Cafe and Risto
Iakhou 8
Tel. +30 21 3024 0875
Metro: Keramikos
Il meglio della cucina vegan e crudista della città.

Mastiha Shop
Panepistimiou 6
Athina
Tel. +30 21 0363 2750
Metro: Syntagma
Tutto a base o aromatizzato con la resina dell’isola di Chio. O la si ama, o la si odia. I greci la amano.

Mesón El Mirador
Agisalou 88
10435 Athina
Tel. +30 21 0342 0007
Cucina tradizionale messicana con piatti vegan e rivisitazioni cruelty-free, il tutto con una splendida vista sull’Acropoli.

Oikologoi Elladas
Panepistimiou 57
Athina
Metro: Omonoias
Si ritorna agli anni ‘70 in questo self service vegetariano dalla cucina semplice e robusta.

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Brazil Nut Fruit Cake

31 12 2012

brazil nut fruit cake

A casa per Natale, tanto cinema, riposo e buoni propositi per il 2013. Come quello magari di essere più assiduo sul blog di quanto sia stato nell’anno che volge al termine. In ogni caso, prima che domani si concluda questo 2012, butto giù un’ultima ricetta, il dolce natalizio in chiave vegan che non manca mai a dicembre sul Cucchiaio di Legno. E si vola in Nordamerica, con un dessert natalizio estremamente popolare, un dolce assolutamente ipercalorico e che la maggior parte degli americani consuma in questo periodo. Si badi bene, è uno di quei dolci tipicamente casalinghi casa, la cui ricetta ben consolidata varia da famiglia a famiglia, gelosamente custodita e tramandata (ho letto, documentandomi sulla rete, di crisi isteriche per lo smarrimento della ricetta della zia o della nonna). Nel contempo è però davvero facile da realizzare, e la presento qui in una  versione tipica del Texas e degli Stati Uniti meridionali, dove storicamente è sempre stato piuttosto economico e semplice l’accesso a grandi quantità di frutta secca. Per chi fosse in cerca di altre varianti, vi rimando anche alla ricetta australiana.

 

Brazil Nut Fruit Cake

Si può ottenere una versione più salutare sostituendo la farina 00 con farina integrale (io dovevo esaurire un pacco iniziato in dispensa) e lo zucchero con la versione integrale del commercio equosolidale, oppure con un dolcificante naturale (sciroppo d’agave?). Le dosi sono abbondanti, vengono difatti fuori 3 dolci (uno per voi e due da regalare/condividere). L’impasto potrà sembrare insufficiente data la consistente quantità di frutta secca, ma è volutamente così proprio per valorizzare appieno gli ingredienti caratterizzanti questa preparazione tipicamente natalizia. Procuratevi quindi tre stampi da plumcake e della carta da forno, e mettetevi all’opera! 

farina di frumento 00 170 g
zucchero bianco di canna 110 g
lievito al cremortartaro 10 g
latte di soia 220 ml
olio di mais 20 ml
vaniglia in polvere 1 cucchiaino
ciliegie candite intere 420 g
noci 450 g
nocciole 450 g 
noci brasiliane 450 g
datteri snocciolati 450 g
sale marino integrale 1 pizzico

Scaldate il forno a 180°C (150°C in forno ventilato).
Ricoprite tre stampi da plumcake con carta da forno.
Mescolate bene con un frullatore latte, olio, zucchero, vaniglia e sale, fino a ottenere un composto ben omogeneo.
A parte, mescolate bene 110 g di farina con il lievito. Versateci poi il composto liquido, amalgamando con cura per evitare la formazione di grumi.
Versate tutta la frutta in un recipiente e coprite con la farina avanzata, mescolando bene. Unite poi l’impasto e amalgamate con cura.
Riempite quindi gli stampi, pressando bene per evitare la formazione di bolle vuote. Infornate e cuocete per 1 ora, magari coprendo con dell’alluminio a metà cottura per evitare bruciacchiature.
Sformate e lasciate raffreddare i dolci su una gratella. Si conservano in frigo, avvolti da alluminio, fino a due/tre settimane.

1 ora e 30 minuti

Questa ricetta partecipa alla raccolta di ricette vegetali per le festività natalizie de La Cucina della Capra.

feste-capra

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Monregalese

10 12 2012

vicoforte

A est di Cuneo si estende una zona storica del Piemonte, il Monregalese, di nascoste bellezze e di natura ancora ben preservata. La zona la conosco abbastanza bene, avendoci trascorso innumerevoli vacanze, e che, grazie alla seconda casa dei miei, diventa un rifugio speciale dallo stress e dalla frenesia lavorativa.

mondovì

Il Monregalese costituisce l’estremità sud-ovest delle Langhe. Il fulcro è Mondovì, una graziosa cittadina di impianto medievale e barocco, divisa in due parti: il quartiere Piazza, abbarbicato sull’omonimo colle, e Breo, ai piedi della collina, da cui è possibile salire a Piazza tramite la bella funicolare di inizio Novecento da poco restaurata.

mondovì mondovì mondovì mondovì

Mondovì Piazza, con le sue architetture barocche e i suoi resti medievali, le sue stradine tortuose e la vista sulle colline e sulle montagne vicine, è di gran lunga la parte più affascinante della città. Qui si possono visitare la Cattedrale di San Donato e la Chiesa di San Francesco Saverio, il Palazzo di Città e il Palazzo dei Bressani.

mondovì

A Mondovì Piazza si può pranzare o cenare da La Bua, osteria di livello ospitata in un palazzo storico, dove è possibile gustare buoni piatti indiani (chiedete sempre di farvi cucinare le portate senza ghee ma con olio) e visitare l’infernot, la classica cantina piemontese, in questo caso regno di affascinanti muffe secolari. Con la precedente gestione era possibile anche cenare con piatti di ispirazione macrobiotica e vegan, di gusto ricercato, ma la titolare ha purtroppo abbandonato l’attività di ristorazione per dedicarsi al vicino Okra Eco-Store.

la bua, mondovì pakora la bua, mondovì la bua, mondovì indian rice la bua, mondovì

Giù in basso, a Breo, tra le vie porticate, si apre un bello spiazzo in cui si erge la Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, con la sua scalinata di marmo e la Fontana del Delfino (più simile a un mostro marino, per la verità). Una vasta scelta di prodotti bio e vegan si può trovare da Il Frutto Proibito (che non vende carne e pesce, tra l’altro) mentre vale la pena di gustare un sorbetto o un gelato di riso alla Gelateria Lurisia. Nella parte invece più moderna e anonima, dal lato opposto della zona storica, è infine possibile acquistare tofu e seitan alla Gastronomia Marchisio e, su prenotazione, farsi preparare piatti vegan da asporto. Poco fuori Mondovì c’è poi il Molino Bongiovanni, con il suo spaccio, in cui però purtroppo non sono ancora riuscito a passare.

mondovì

A pochi chilometri da Mondovì, a Vicoforte, sorge uno dei tesori più belli e meno conosciuti d’Italia, l’enorme Santuario barocco progettato da Ascanio Vitozzi, con la sua impressionante cupola ellittica (la più grande del mondo).

vicoforte

Nella zona porticata a est del Santuario la Panetteria Corsini offre paste di meliga e cremino (due specialità dolciarie piemontesi) inaspettatamente prive di ingredienti animali (ho controllato attentamente la lista degli ingredienti).

vicoforte vegan paste di meliga vicoforte

Ma Vicoforte è anche il regno di uno dei principali cioccolatieri italiani, Silvio Bessone. Nel suo regno, Le Delizie, a pochi passi dal Santuario, potrete deliziarvi con le sue creazioni di cioccolato fondente e gianduia senza latte ispirate al mondo della musica.

silvio bessone's chocolate

Nelle valli alpine che si dipanano da Mondovì, altre piacevoli sorprese gastronomiche si svelano insieme a paesaggi rurali e naturali ancora incontaminati. A Lurisia Terme, frazione di Roccaforte Mondovì, oltre a sgorgare la celebre acqua omonima salita alle stelle gastronomiche grazie a una sapiente opera di marketing, troverete la migliore pizzeria della zona, Amadeus, che propone pizze dagli ingredienti genuini ma, soprattutto, in cui è possibile farsi mettere il tofu al posto della mozzarella come condimento. C’è anche la possibilità di richiedere l’impasto lievitato naturalmente con pasta madre, ma purtroppo come attivante c’è il miele, quindi non adatto a chi è vegan. La pizzeria propone inoltre alcuni piatti interessanti, come una ottima minestra di riso realizzata con le farine del Mulino Bongiovanni.

focaccia with hawaiian salt amadeus, roccaforte mondovì rice cream

Nella Valle Maudagna, alle pendici del Monte Moro, oltre che sciare d’inverno e fare escursioni d’estate, è poi possibile cenare veg all’Hotel Miramonti di Frabosa Soprana (su prenotazione, ne avevo parlato qui) mentre, per chi è goloso come me, il vero paradiso è la pasticceria Sugar Free di Frabosa Sottana. Qui è possibile gustare ottima pasticceria secca di tradizione piemontese (baci di dama e risole sono eccezionali) realizzata senza uova, latticini e saccarosio, così come crostate, biscotti e fette biscottate salutari e golose allo stesso tempo.

vegan pastries from sugar free, frabosa sottana

Non lontana da Torino e da Genova, la zona delle Langhe Monregalesi si offre in tutto il suo fascino e la sua semplice eleganza per un soggiorno che coniuga alla perfezione piaceri gastronomici (vegan, naturalmente!), arte, cultura e attività all’aria aperta.

mondovì

 

Il Monregalese
per golosi vegan

Osteria La Bua
Via Vasco, 8
Mondovì Piazza
12084 Mondovì (CN)
Tel. 0174 558212
www.labua.it  
Cucina indiana, attenzione al ghee, chiedere sempre di utilizzare olio al suo posto.

Il Frutto Proibito
Corso Statuto, 2
12084 Mondovì (CN)
Tel. 0174 42423
Erboristeria e negozio bio con un’ottima scelta di prodotti vegan, seitan, tofu e pane cotto al forno a legna.

Gelateria Lurisia
Via Luigi Einaudi, 2
12084 Mondovì (CN)
Tel. 0174 43525
www.gelaterialurisia.it
Ottimi sorbetti preparati con acqua Lurisia e golosi gelati vegan di riso.

Gastronomia Marchisio
Piazza Monteregale, 2/C
Mondovì Altipiano
12084 Mondovì (CN)
Tel. 0174 42851
www.gastronomiamarchisio.it  
Su prenotazione, gastronomia salutista vegan da asporto.

Molino Bongiovanni
Via Case Molino di Pogliola, 1
12089 Villanova Mondovì (CN)
Tel. 0174 686106
www.molinobongiovanni.com  
Ci si trova di tutto! Hanno anche un sito vendite online (www.tibiona.it).

Le Delizie
Via F. Gallo, 19
12080 Vicoforte (CN)
Tel.0174 563312 
www.silviobessone.it  
Cioccolato di alta qualità dalle ispirazioni musicali, è possibile visitare anche il laboratorio.

Amadeus
Via delle Terme, 6
Lurisia Terme
12080 Roccaforte Mondovì (CN)
Tel. 0174 583572 
Pizza adatta anche a vegan e intolleranti al lattosio, con utilizzo di tofu al posto del formaggio.

Hotel Miramonti
Via Roma, 84
12082 Frabosa Soprana (CN)
Tel. 0174 244533
www.miramonti.cn.it
Cucina vegan macrobiotica al ristorante dell’albergo su prenotazione.

Sugar Free
Via Gosi, 21
12082 Frabosa Sottana (CN)
Tel. 0174 345404
www.nientezucchero.it
Ottima scelta di pasticceria secca senza latticini, uova e saccarosio, oltre a crostate e fette biscottate artigianali vegan.

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Rosette al cioccolato e pistacchio

28 11 2012

chocolate and pistachio roses

Qual è il vostro ricettario preferito? O quello di cui siete maggiormente soddisfatti per l’acquisto? Per me è abbastanza semplice: da goloso quale sono senza ombra di dubbio è La Cucina Etica Dolce, di Dora Grieco e Roberto Politi. Pubblicato due anni fa, è una ricca raccolta di dessert della tradizione, ricette da chef (scritte da Giuseppe Morra) e dolci naturali (opera di Silvia Tonelli). Ma soprattutto le ricette sono a prova di errore. E quest’autunno esce la riedizione, aggiornata con il contributo di due cari amici, Silvia Voltolini e Fabrizio Trevisson (sì quelli della Pasticceria Delizi di Andezeno!). La pasticceria non c’è più purtroppo: avrebbero dovuto aprirne una interamente vegan nei pressi di Torino ma, a causa di divergenze con il socio, il progetto non si è realizzato, sebbene, in cuor mio, nutra sempre la speranza che si tratti solo di un “ritardo” per l’avvio di una nuova attività. Nel frattempo è stata avviata la consueta produzione di panettoni vegan (i migliori in circolazione, senz’ombra di di dubbio), e i due si danno da fare anche con corsi e consulenze. Il capitolo aggiuntivo da loro curato è interamente dedicato al cioccolato, dove verrà svelato come temperarlo senza sporcare mezza cucina, creare dolcetti e praline e magari farvi venire voglia di aprire una cioccolateria vegan. Di seguito una delle loro ricette, dei pasticcini al cioccolato dal tocco maghrebino. Il risultato è eccezionale, assaggiato a casa loro in un pomeriggio di metà autunno. Ah dimenticavo… ho avuto anche il piacere di curare le fotografie che corredano il loro capitolo!

 

Rosette al cioccolato e pistacchio
di Silvia e Fabrizio

In questa particolare ricetta i cioccolatini vengono preparati su una base di pasta di mandorle e poi tuffati nel cioccolato. Questa tecnica permette di evitare l’utilizzo degli stampi per cioccolatini, quindi molto più semplice da realizzare. La ricetta permette di ottenere 1 kg di cioccolatini.

Per il marzapane
farina di mandorle 125 g
zucchero a velo 225 g
sciroppo di glucosio 150 g

Per la ganache al cioccolato e pistacchio
cioccolato fondente 70% 190 g
panna di soia 100 g
pasta di pistacchio 30 g

Per la copertura
cioccolato fondente 70% temperato

Per guarnire
pistacchi

Preparate il marzapane

Setacciate molto accuratamente la farina di mandorle e lo zucchero a velo aiutandovi se necessario anche con un pestello o un cucchiaio. Il risultato dovrà essere una polvere molto molto sottile. Formate una fontana, aggiungete lo sciroppo di glucosio e impastate energicamente fino a ottenere un impasto liscio e compatto.

Preparate la ganache al cioccolato

Versate la panna di soia in un pentolino e fatela andare a fiamma bassa fino all’ebollizione.Nel frattempo sminuzzate finemente il cioccolato fondente al 70% e mettetelo in un contenitore resistente al calore.

Quando la panna di soia avrà raggiunto il bollore, versatela tutta in una volta sul cioccolato fondente e attendete 1 minuto prima di lavorarlo, in modo che il composto arrivi alla giusta temperatura, circa 50° C

Con un cucchiaio di legno cominciate a girare la ganache dal centro, lentamente, finché i due ingredienti non si saranno amalgamati perfettamente.

Lasciate raffreddare per 30 minuti e aggiungete la pasta di pistacchio.

Preparate le rosette

Stendete con il mattarello il marzapane allo spessore di 5 mm. Con l’aiuto di un coppapasta ritagliate delle basi rotonde e disponetele su carta da forno.

Preparate una sacca da pasticcere con bocchetta a stella N° 8 e riempitela con la ganache al cioccolato e pistacchio.

Formate delle rosette sopra i dischi di marzapane e subito decorate con un pistacchio.

Lasciate riposare per almeno 30 minuti in modo che si formi una leggera crosticina.

Nel frattempo temperate il cioccolato.

Con l’aiuto di una forchettina immergete 2/3 delle rosette nel cioccolato fondente temperato. Adagiate il cioccolatino sulla carta forno e lasciate completamente raffreddare. Eliminate con un coltello il cioccolato in eccesso sui bordi del cioccolatino. Mettete i cioccolatini nei pirottini e serviteli.

40 minuti

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Destinazione Svezia 5: Gotland

16 11 2012

Cycling in Gotland

E finalmente, dopo mesi di silenzio, riesco a condividere l’ultima tappa del nostro viaggio in terra svedese: la solitaria e splendida isola di Gotland, un gioiello del Baltico a metà strada tra Svezia e Lettonia, a cui abbiamo dedicato due giorni e mezzo godendoci paesaggi e testimonianze medievali. E per i medievalisti (o pseudo tali come me) Gotland è un vero paradiso: l’economia dell’isola, fiorentissima ai tempi della Lega Anseatica, si è poi cristallizzata a causa dello spostamento delle rotte commerciali garantendo la preservazione di un imponente patrimonio storico-architettonico risalente al XII-XIV secolo. Chiese e villaggi all’interno sono praticamente rimasti tali da allora.

The sky over Visby

Piove a Stoccolma quando ci imbarchiamo sul piccolo aereo diretto a Visby, il capoluogo dell’isola, dove per fortuna uno splendido sole ci farà compagnia per tutto il soggiorno.

Visby images

Circondata da una possente cinta muraria intervallata da ben 40 torri, Visby è un saliscendi di stradine acciottolate e case di legno, ma soprattutto contiene le suggestive rovine di dieci chiese medievali distrutte da incendi o dal semplice abbandono durante la Riforma protestante. Ben inserite nel contesto cittadino, tra le più belle l’imponente St. Nikolai Kyrka, la St. Karins Kyrka, o l’ottagonale Helge And Kyrka. D’estate vi si tengono anche concerti e manifestazioni (purtroppo per noi nulla dato che agosto è già fine stagione nel Nordeuropa).

Visby church ruins Visby church ruins Visby church ruins Visby church ruins Visby church ruins Visby church ruins

Ancora in piedi nel suo candore è invece la cattedrale, Sankta Maria Kyrka, bel connubio di forme medievali e aggiunte barocche. Anche qui, un ricco programma di concerti, ma poco tempo per poterne usufruire.

Cycling in Visby

Interessante anche l’offerta museale della città: visitiamo il Gotlands Fornsal, un museo regionale che tratta con dovizia di particolari la storia dell’isola dall’epoca previchinga fin quasi ai giorni nostri, e il Konstmuseum, raccoglitore di opere contemporanee ispirate all’isola e mostre temporanee di artisti locali.

Monsters

Se una giornata e mezza l’abbiamo dedicata a Visby, nonché a un giro delle sue mura esterne e a rilassarci nei Giardini Botanici o sulle spiagge sul Baltico, oltre a giri di shopping tra artigianato locale (lana a parte) da Kvinnfolki e specialità gastronomiche (tra cui il tè allo champagne) di Kränku, l’altra giornata la dedichiamo a esplorare i dintorni di Visby dopo aver affittato delle biciclette al Gotlands Cykeluthyrning. Da qui ci spostiamo verso l’interno, in direzione di Roma (ce n’è una pure lì!).

The walls around Visby

Il giro, tra stradine, foreste e campagne coltivate, ci permette di fermarci ad ammirare piccole chiese medievali intatte nella loro semplicità, tranquilli cimiteri e placidi villaggi immersi in una quiete surreale, fino a raggiungere le rovine del Romakloster, un monastero cistercense del XII secolo oggi adibito a teatro all’aperto.

Churchyard Water mirror Behind the door Simplicity Wooden roof Madonna with child

Ma, tornando al vero spirito del blog, non può mancare la parte prettamente gastronomica. Nonostante conti poco più di 20.000 abitanti, Visby ha una notevole concentrazione di ristoranti e locali, grazie al fatto di essere una piacevole meta turistica amata sia dagli scandinavi, che dai tedeschi (ma non mancano un bel po’ di turisti nostrani d’estate).

Visby Crêperie & Logi è un bellissimo locale specializzato in crêpe dolci e salate. Anche se non è segnalato sul menù, ve le prepareranno anche vegan, sarà sufficiente chiederlo alla scontrosa proprietaria, che però ve ne servirà una enorme di grano saraceno ricoperta di un manto di verdure, il tutto innaffiato da sidro francese. Gli interni, di un candido bianco nordico, e l’atmosfera rilassata ma al contempo ricercata, ne fanno un punto di ritrovo piuttosto affollato. Meglio quindi passare in giornata e prenotare per la sera. Per la crêpe vegan si spendono circa SKR 50 (EUR ).

crêperie & logi, visby crêperie & logi, visby crêperie & logi, visby crêperie & logi, visby crêperie & logi, visby crêperie & logi, visby

Anche Visby, come ogni città svedese, ha comunque almeno un ristorante che serve piatti 100% vegetali. Si tratta di Hedbergs Bok & Musikkafé, un piccolo localino con tanti libri e dischi, dove sarà possibile farsi preparare dei panini vegan (i nostri ai semi con tante verdure, germogli, tofu marinato e patè di olive) e degustare alcune dolcezze senza latte e uova con tè e tisane.

hedbergs bok, visby hedbergs bok, visby hedbergs bok, visby hedbergs bok, visby hedbergs bok, visby hedbergs bok, visby

Nunnan è invece un ristorante greco con (purtroppo) poche se non nulle opzioni vegan, ma basterà chiedere di non aggiungere feta nell’insalata e sistemare un altro paio di piatti per godersi più che altro Stora Torget, la piazza principale di Visby,  e la vista sulle rovine imponenti della Sankt Karins Kyrka.

In tutta l’isola è possibile trovare inoltre alcuni dolcetti tipici svedesi, come le havrebollar (palline di avena e cioccolato) e i verdi dammsugare in versione vegan: si tratta di prodotti realizzati da Bageri Gutebollen a Visby, che propone queste due dolcezze senza ingredienti di origine animale (tutti gli altri prodotti non sono purtroppo vegan). E non potevo non fare indigestione di dammsugare, uno dei miei dolcetti feticcio (sarà il colore, sarà il forte aroma di mandorla, ma non riesco a resistervi… E meno male che quelli che vendono all’Ikea non sono vegan!).

nunnan, visby Swedish sweets (vegan, of course) nunnan, visby

È ora di tornare indietro da questo bel paese, con un’immagine però che ci è rimasta dentro, quella di giovani vitelli che, con fare amichevole, si sono avvicinati a noi durante l’escursione e che, purtroppo, temo non ci siano più.

Young calfs

Visby Crêperie & Logi
Wallérs Plats 3
621 56 Visby
Tel. +46 498 284622
Orari: tutti i giorni 11-sera

Hedbergs Bok & Musikkafé
Södra Kyrkogatan 4b
621 56 Visby
Tel. +46 498 276500
Orari: lun-gio 10.30-19, ven-sab 10.30-17, chiuso domenica

Bageri Gutebollen
Bölungs Källunge
621 79 Visby
Tel. +46 498 30090
Solo i dammsugare e le havrebollar sono vegan.

 
   
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Di silenzio e libri: tiramisù al matcha macrobiotico

21 10 2012

 

Avocado and matcha tiramisu

Alcuni amici e lettori del blog hanno già scovato il motivo del mio silenzio sul blog degli ultimi 3 mesi. A maggio sono stato contattato dalla casa editrice Sonda, che mi ha proposto di curare un progetto editoriale a quattro mani con Valerio Costanzia (autore del bel blog Quilty. Film on Food) relativamente a un ricettario vegan che, nato dall’idea di proporre piatti “a colori” per testimoniare il legame esistente tra proprietà nutrizionali e pigmentazione degli alimenti, si è poi esteso nel presentare tale nesso con un taglio etnico, attingendo dalla cultura alimentare dei cinque continenti. Si è trattato di un progetto decisamente impegnativo che, unito al mio lavoro abituale (sempre nel settore alimentare), mi ha assorbito totalmente per tutti questi mesi, lasciandomi poca voglia e tempo per parlare ancora di cibo su questo blog.

Ripromettendovi quindi di tornare a essere regolare su questo bello strumento che mi ha permesso di conoscere tante persone interessanti, vi regalo un’anticipazione del libro con una delle mie ricette preferite, qui di seguito:  una versione speciale del mio dessert preferito, il tiramisù. Dolce ma senza zucchero, declinato al verde, d’ispirazione nipponica e con la punta amara del tè matcha.

Tiramisù al matcha macrobiotico


Una versione speciale del mio dessert preferito in assoluto, il tiramisù. Speciale per me perché verde (il mio colore preferito insieme al rosso), perché di ispirazione nipponica (il tiramisù è il dolce italiano più amato in Giappone), perché salutare (senza zucchero) e perché c’è pure il mio amato tè matcha. Le dosi sono per 4 persone.

Per il tiramisù

avocado 1
tofu vellutato 125 g
latte di soia 60 ml
sciroppo di agave 4 cucchiai
fiocchi di avena 70 g
essenza naturale di vaniglia 1 cucchiaino
caffè di cereali 1 cucchiaio e mezzo

Per decorare

tè matcha in polvere

Per il tiramisù

In una ciotola mescolate i fiocchi di avena con il caffè di cereali, versate 1 cucchiaio di acqua calda e rimestate in modo da far assorbire il liquido.

Sbucciate l’avocado, tagliatelo a metà ed eliminate il nocciolo, poi riducetelo a dadini. Sistematelo nel bicchiere del frullatore con il tofu, il latte di soia, lo sciroppo di agave e l’essenza di vaniglia e frullate qualche minuto, in modo da ottenere una crema verde omogenea.

Sistemate il composto di fiocchi di avena sul fondo di 4 bicchieri, coprite con la crema di avocado e lasciate raffreddare in frigorifero almeno 2 ore.

Per decorare

Prima di servire, spolverizzate con il tè matcha.

20 minuti
+ 2 h di raffreddamento

Questo trovate il comunicato ufficiale (e ringrazio la casa editrice per avermi affibiato il titolo di chef, ma sinceramente non mi ritengo tale, solo un semplice buongustaio animalista) del libro, che si intitolerà Il Cucchiaio Arcobaleno, e che sarà in uscita, da ultimi aggiornamenti, il 14 novembre 2012.

 

Il meglio della cucina vegan dal mondo, per la prima volta presentata secondo una suddivisione cromatica e per aree geografiche, unendo i benefici della cromoterapia alla varietà delle cucine etniche.

I colori aiutano il corpo e la psiche a ritrovare il loro naturale equilibrio, determinando effetti fisici e psichici in grado di stimolare le energie e calmare certi sintomi.

Anche in cucina, recenti ricerche hanno dimostrato che i pigmenti che colorano la frutta e la verdura (denominati «fitonutrienti») producono effetti benefici su tutto l’organismo e svolgono azioni diverse proprio in base al loro colore.

Il rosso di un pomodoro, il verde di un avocado, l’arancione di una zucca, il blu di un mirtillo non stuzzicano solo i nostri sensi: hanno un effetto benefico anche sulla nostra salute e i nostri stati d’animo. Spesso non ci facciamo caso, ma il colore gioca un ruolo fondamentale nei cibi e nell’alimentazione. Dall’incontro e la collaborazione tra un esperto in tematiche alimentari e uno chef vegan giramondo, dal loro amore per i cibi buoni e giusti, nasce Il Cucchiaio Arcobaleno, oltre 170 ricette vegan dalle tradizioni gastronomiche di tutto il mondo: dagli antipasti ai dessert, dai pani ai piatti unici, suddivise in base al loro colore dominante. Piatti appetitosi per gli occhi e il palato, per realizzare anche nella nostra cucina golosità «belle, buone e giuste» da ogni angolo del pianeta.

Con queste coloratissime ricette, cucinare diventa un’esperienza multisensoriale.

Yari Simone Prete, export manager nel settore alimentare, vive in Piemonte tra Torino e il Monferrato. Appassionato di cibo e cucina, si diletta ai fornelli fin da quando era un ragazzino. Vegan dal 2006, è convinto che la buona tavola possa coniugarsi alla perfezione con il rispetto delle altre forme di vita. Tra le altre passioni la fotografia, il cinema e le lingue straniere, in particolar modo quelle orientali. E naturalmente i viaggi, per lavoro e per piacere, alla scoperta del buon cibo.

Valerio Costanzia si occupa da anni di progetti editoriali legati al mondo del food&beverage e dell’educazione alimentare. Ha curato titoli per diverse case editrici e lavora per l’agenzia editoriale LiberLab. Recentemente ha creato un blog dove l’antica e mai sopita passione e specializzazione per il cinema dialoga con il cibo.

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Bosnia, Erzegovina, istantanee, pita

19 07 2012

Prestissimo tornerò a scrivere in maniera più compiuta. Promesso. Nel frattempo, di ritorno da un viaggio di lavoro a Sarajevo (con puntata in Erzegovina, tra Mostar e Medjugorje, e giù fino a Neum sulla costa adriatica), istantanee da questo crocevia di culture balcaniche ricordando anche il sanguinosissimo conflitto che ha dilaniato questa terra neanche venti anni fa.

Moschea Gazi Husrev-beg, Sarajevo

Sarajevo, Bosnia and Herzegovina

Segni della guerra, Sarajevo

Sarajevo, Bosnia and Herzegovina

Medjugorje 

Medjugorje, Bosnia and Herzegovina

Stari Most, Mostar, com’era, dov’era

Mostar, Bosnia and Herzegovina

Consiglio vegan
Da non perdere una pita alle patate in qualsiasi panetteria di Sarajevo (si tratta di una sfoglia ripiena di patate e cipolle), aperte 24 ore su 24, accompagnata dalla locale birra Sarajevsko.

Sarajevo, Bosnia and Herzegovina

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Canapé misti di pane di segale integrale

3 06 2012

rye bread canape mix

Un paio di mesi fa sono stato contattato dall’Ufficio Comunicazione italiano di Pema, azienda tedesca produttrice di pane integrale di segale, proponendomi di provare il loro nuovo pane biologico. L’azienda già la conoscevo da consumatore (di tanto in tanto acquisto Pema Pratico, la confezione con porzioni monodose di cinque varietà di pane integrale) e, unitamente al fatto che già nei prodotti non bio adottano un’etichetta “pulita” (pochi ingredienti e zero additivi), oltre alla praticità di un pane facilmente trasportabile e conservabile, ho accettato ben volentieri la proposta.

Il cestino Pema Biologico è composto da 10 porzioni di pane da 50 grammi ciascuna, realizzato con cereali integrali da agricoltura biologica, lievitazione naturale e cottura lenta. Quattro le varietà di pane presenti nella confezione: un pane integrale alla segale (segale integrale, pasta madre, acqua e sale); un pane integrale ai quattro cereali (segale, avena, orzo e frumento); un pane integrale di segale con semi di lino; e infine, un pane integrale di farro (con una lieve percentuale di segale).

Il gusto e la consistenza sono quelli tipici del vero pane di segale integrale tedesco. Mi è capitato di provare altri pani di segale confezionati e, rispetto a questi, ne ho apprezzato la consistenza granulosa e il sapore pieno e ricco al palato. In particolare ho apprezzato molto quello ai semi di lino, piacevolmente gustoso.

Niente di meglio quindi che provarli sotto forma di piccoli canapé in accompagnamento a una (birra) bionda tedesca. Se avete amici a casa, birra in frigo, e una scorta di creme e affettati vegetali, in 20 minuti o anche meno ecco una serie di stuzzichini molto, molto invitanti. 

Canapé misti con pane di segale integrale

Più che una ricetta, quanto mai banale, si tratta di suggerimenti per preparare stuzzichini sfiziosi adatti a palati esigenti. Da variare naturalmente a piacere. Le dosi sono per circa 4 persone.

pane integrale di segale (Pema Bio) 1 confezione da 500 g
crema di olive e kombu (Frantoio Lotus)
olive nere snocciolate
burro vegetale (Burrolì)
salame vegetale (Wheaty)
cetrioli sott’aceto
senape
wurstel vegetale affumicato
tofu affumicato
caviale di alghe
(Ikea
limone 1
pepe di Szechuan

Estraete le porzioni monodose da 50 grammi e ricavatane da ognuna 4 quadrati che potrete utilizzare così come sono o tagliare con forme da biscotto.

Canapé di segale, olive e kombu: versate su ogni canapé un cucchiaino di crema di olive e kombu e appoggiatevi sopra un’oliva snocciolata. Fissate con uno stecchino di betulla.

Canapé di farro, salame e cetriolo: affettate a rondelle grandi due cetrioli sott’aceto; spalmate i canapé di farro integrale con un velo di burro vegetale. Appoggiatevi sopra una fettina di salame vegan arrotolata e una rondella di cetriolo.

Canapé piccante ai quattro cereali e wurstel: affettate un paio di wurstel vegan affumicati. Un cucchiaino di senape piccante su ogni porzione e una fetta di wurstel ed è fatta.

Canapé di tofu affumicato, semi di lino e caviale di alghe: con una tasca da pasticceria formate una decorazione su ogni fettina di pane con il burro vegetale. Appoggiate quindi vicino un cucchiaino di caviale di alghe. Affettate il tofu affumicato molto sottilmente con un coltello affilato, appoggiatene una fettina arrotolata su ogni canapé, aggiungete una piccola fetta di limone con la buccia e fissate il tutto con uno stecchino. Completate con qualche grano di pepe di Szechuan. 

20 minuti

 
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