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Classe 1977, vivo a cavallo tra Acqui Terme (dove lavoro) e Torino (di dove sono originario). Per soddisfare la curiosità, non solo femmina, dei miei quattro lettori, ho stilato questa breve autopresentazione sotto forma di intervista, spero non autocelebrativa, ma semplicemente un po’ più piacevole da leggere e un po’ meno didascalica. Le domande sono quelle che mi vengono poste più di frequente Occhiolino 

Nome…
Yari è il primo nome, Simone il secondo.

Da quanto tempo sei vegan?
Da fine ottobre 2006, ma prima sono stato latto-ovo-vegetariano per due anni.

Perché sei diventato vegetariano/vegano?
Principalmente per motivi etici. Pur sapendo che la  bistecca alla griglia o il trancio di salmone nel mio piatto erano un tempo degli animali vivi, non avevo mai veramente pensato e riflettuto sul fatto che avrebbero sicuramente preferito, per l’istinto di sopravvivenza insito in ciascun essere vivente, evitare di finirci. Così è iniziato un lungo cammino di informazione e riflessione, durato praticamente un anno, in cui mi sono gradatamente accostato allo stile di vita vegetariano, fino ad abbracciarlo compiutamente a fine 2004. In seguito, informandomi meglio anche sulla produzione industriale di latte, formaggi e uova, ho ritenuto necessario fare di più ed ecco il passaggio al veganesimo, che mi ha tra l’altro permesso di apprezzarne anche i vantaggi dal punto di vista fisico: salute di ferro, maggiore concentrazione mentale e resistenza fisica.

Dove hai imparato a cucinare?
Ho iniziato a cucinare più o meno a partire dalla scuola media, ma più compiutamente dal liceo. Il tutto praticamente da autodidatta, attraverso un buon numero di errori e tentativi.

Quali sono i tuoi cavalli di battaglia?
Allora…. I crostini di polenta aromatici (polenta cotta su una base di cipolle rosse, pomodori secchi e olive brasati al Barolo per un’ora). Le lasagne al pesto. Il seitan al nebbiolo con porcini. Il tiramisù di nocciole. La torta al cioccolato, arancia e sciroppo d’acero. Paradossalmente si tratta di piatti che, dato che ripropongo spesso, non ho inserito qui sul blog. Prima o poi lo farò. Prometto.

Qualche ciofeca?
Innumerevoli. La più terribile è stata una torta al cioccolato cotta al forno a microonde, l’ultimo anno di liceo. Praticamente si è tramutata in pietra pomice. Solo il prof di chimica ne è rimasto colpito.
Da vegan dei pakora indiani alle verdure. Ma è normale, io e la cucina indiana dobbiamo ancora riappacificarci.

Che lavoro fai? C’entra con la ristorazione?
Non proprio. Non ho nessuna formazione specifica nel settore, solo tanta passione. Per il resto sono laureato in scienze politiche, e sono responsabile vendite export nel settore agroalimentare.

Come mai hai dato un’impostazione "etnica" alle ricette?
Credo che il bello della cucina sia anche quello di permetterci di assaporare gusti e sapori diversi da quelli cui siamo tradizionalmente abituati. Sedersi a tavola, e assaggiare quello che si potrebbe gustare a New York o a Buenos Aires, a Londra o ad Addis Abeba, a Tokyo o a Bangkok. Cucina è anche cultura: una delle espressioni più forti delle differenze esistenti tra popoli, e nel contempo uno degli elementi che ci permettono di capire come, in fondo, tutti gli uomini, indipendentemente da dove vivano, siano uguali, nella ricerca di soluzioni che soddisfino il palato, la vista, l’olfatto, la convivialità. La cucina quindi come portatrice e messaggera di pace e uguaglianza tra i popoli… Ma come può esserlo quando implicare lo sfruttamento degli altri esseri che popolano la nostra terra, ovvero gli animali, e il depauperamento delle risorse naturali del globo?

Per caso ti piace viaggiare?
No, per niente ;-) Diciamo che, con una media di 150 giorni all’anno con la valigia in mano, ho fatto di necessità virtù Occhiolino

Oltre a cucinare e viaggiare, cos’altro fai nel tempo libero?
Sarei (ed ero) un assiduo fruitore di cinema e teatro (tempus tyrannus est), leggo, vado assiduamente in palestra, corro regolarmente nei parchi cittadini, e ho un’insana passione per le lingue straniere. Poi ogni tanto dormo anche.

Le foto sono tue?
Sì, sono tutte mie, le scatto con una Nikon D40, che spero presto possa venire completata da un bell’obiettivo macro.

Da dove prendi spunto per le tue ricette?
Da Internet, da riviste di cucina (in particolare Cucina Naturale), dalla mia spropositata collezione di ricettari (veg e non), da piatti che vedo nei ristoranti, dagli ingredienti che mi capitano sottomano, e infine dalle ispirazioni che mi vengono in viaggio.

E se avessi qualche altra domanda, ad esempio su viaggi e ricette?
Puoi scrivermi a ilcucchiaiodilegno@gmail.com, sarò lieto di risponderti.

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