Eating Out–Göteborg

29 01 2012

andrum, gothenburg

Pur avendoci trascorso soltanto un giorno (e una notte), la seconda città della Svezia ci ha lasciato un ricordo indelebile, oltre che per il pomeriggio passato a Liseberg, anche per due suoi ristoranti dove abbiamo mangiato bene e abbondantemente.

andrum mosaic

ANDRUM
Il primo posto in cui ci siamo fiondati appena arrivati in auto da Eksjö (rimediando una multa per divieto di sosta, tra l’altro…), è un ristorante vegetariano a due piani, decisamente grande e spazioso, con un’area a buffet che offre cucina semplice e sostanziosa. Come in quasi tutti i ristoranti svedesi a self-service, c’è un buffet per le insalate, da cui pescare verdure crude e cotte, legumi, cereali e semi, e una serie di proposte del giorno. Noi proviamo le lasagne con ragù di soia e lo stufato di fagioli. Cucina rustica, porzioni soddisfacenti. Poco spazio per il dolce, purtroppo. A malincuore non prendiamo il crumble di rabarbaro, ma ci accaparriamo comunque una palla di avena e cioccolato che ci accompagnerà  durante il lungo viaggio fino in Lapponia (e che finalmente mangeremo varcato il Circolo Polare Artico).
Il ristorante è accessibile ai disabili (solo il piano terra). Non accetta carte di credito, e le indicazioni dei piatti sono solo in svedese (ma potete chiedere spiegazioni in inglese, soprattutto per farvi indicare quello che è vegan).

Östra Hamngatan 19A
411 10 Göteborg
Tel. +46 31 136240
Altre recensioni: Happy Cow

solrosen mosaic

SOLROSEN
Nel quartiere di Haga, Solrosen (“Il Girasole”) è più un’esperienza in sé, che un semplice locale. Si viene catapultati agli anni ‘70 in un sol colpo, col suo arredamento semplice, i suoi colori accesi, i quadri alle pareti, e soprattutto col suo proprietario! Ristorante vegetariano con un ricco buffet di antipasti, offre anche piatti principali caldi (uno è sempre vegan) e dessert sostanziosi (anche questi disponibili in versione senza uova-latticini).
Sopra il bancone ci sono pure le foto dei clienti abituali passati a miglior vita (ecco perché mi guardavano tutti male mentre scattavo fotografie…). Oltre alle foto del caro estinto, il ristorante è uno dei pochi con cucina aperta fino a tardi (22! In Svezia si cena presto). Noi arriviamo alle 21, purtroppo l’unico piatto caldo vegan è terminato ma poco male. Mi rifaccio con un ricco piatto dal buffet, con verdure crude, insalata di riso, tabouleh, legumi e tanto hummus.
Come dessert proviamo la torta al cioccolato e la crostata di frutti di bosco, accompagnate da una crema d’avena alla vaniglia già pronta (quella in foto, viene prodotta dalla Oatly, e si trova in tutti i supermercati svedesi). Piacevole scoperta quest’ultima, tanto che ne farò poi incetta prima di ripartire per l’Italia.
Prezzi onesti, porzioni abbondanti. Accessibile ai disabili.

Kaponjärgatan 4
413 02 Göteborg
Tel. +46 31 7116697
Altre recensioni: Happy Cow



Destinazione Svezia 2: Eksjö, Göteborg, Östersund

9 11 2011

red house

Si riprende con il giro in Svezia di quest’estate, la seconda puntata è dedicata al nostro giro a zig-zag per la Svezia. Da Stoccolma verso ovest in direzione dello Småland e poi di Göteborg, e poi verso il lontano nord, fermandoci a metà strada sulle rive del lago Storsjö.

Da Stoccolma ci spostiamo in macchina in direzione sud-ovest, verso lo Småland e la cittadina di Eksjö (da pronunciarsi più o meno Ekshö), famosa per le sue case in legno del XVII secolo. A causa di un incidente nei dintorni di Stoccolma arriviamo però verso le 20. Tardi purtroppo per trovare ristoranti aperti in una cittadina di provincia, ripieghiamo quindi sull’unica pizzeria aperta, Via Venetto (sic!) dove ho la “fortuna” di gustare una tipica pizza scandinava (con richiesta di omissione del formaggio) a base di peperoni, olive e ananas. Chi ha viaggiato o vissuto in Scandinavia saprà bene che l’ananas ricorre spesso come condimento della pizza: un accostamento un po’ azzardato per i nostri palati, ma da provare almeno una volta.

hawaiian pizza in eksjö stortorget wake up service

Pernottamento allo Stadshotell, di gusto un po’ classico, ma molto comodo e soprattutto con molte opzioni vegan per colazione, a cominciare dal latte di soia (cosa che non mi è capitata da nessun’altra parte, ma poco male perché viaggiavo col mio brik appresso). Acquistiamo dei frutti di bosco della zona in una bancarella sulla Stora Torget, la piazza principale del paese, giriamo ancora per un po’ per le splendide stradine fiancheggiate da case in legno color pastello tutte risalenti al XVII secolo, e ci avviamo quindi verso la seconda città della Svezia, Göteborg.

eksjö mosaic

Göteborg (si pronuncia più o meno Iötebori) è il principale centro industriale e commerciale del paese, nonché il porto principale. La rivalità con Stoccolma è paragonabile a quella che in Italia abbiamo tra Roma e Milano, e sicuramente quanto a vivacità e offerta culturale ha poco da invidiare alla capitale. Purtroppo anche qui abbiamo solo un pomeriggio da dedicarle, dovendo poi partire il mattino successivo di buon’ora in direzione nord (per percorrere i 1400 km verso Kiruna, in Lapponia, ci abbiamo praticamente impiegato due giorni interi di guida).

Dopo il pranzo da Andrum, ristorante self-service vegetariano di cui parlerò in un prossimo articolo, e la spesa da Ekostore, supermercato di alimentari biologici in cui facciamo provviste per la lunga traversata verso l’estremo nord, rimane l’ardua scelta di cosa fare delle poche ore in città. Interessanti e originali musei (non c’è che l’imbarazzo della scelta, dall’arte contemporanea del Röda Sten alle gallerie del Konstmuseet, la principale collezione d’arte della città, al museo dedicato alla casa automobilista Volvo, che ha sede in città), a un giro fra parchi, chiese e distretti di archeologia industriale, alla fine decidiamo di trascorrere il pomeriggio a Liseberg, il più grande e antico parco dei divertimenti del paese, giustificando il tutto con la scusa di fare uno studio antropologico di come si divertano gli svedesi…

liseberg

Tra code ordinate, genitori che si divertivano più dei figli, e improbabili concerti di qualche nuova pop star giovanile locale, sono riuscito a convincere LDM a salire sulle montagne russe Balder, interamente in legno su cui si sfreccia alla velocità di 90 km/h e su altre attrazioni meno spaventose. Niente da fare per il Kanonen, una sorta di razzo con doppio giro della morte che viene catapultato da 0 a 75km/h in meno di due secondi, dove sono dovuto salire da solo. Nota di merito del parco: nessun delfinario o altra robaccia simile dove vengono segregati animali, ma solo giostre meccaniche per tutti i gusti e svedesi con orecchie da coniglio.

buying tickets rollercoaster fever atmosfear

A cena andiamo da Solrosen, altro ristorante vegetariano dall’atmosfera molto anni Settanta, e terminiamo con un giro veloce nel distretto di Haga, il più antico quartiere della città (metà XVII secolo), con i suoi vicoli acciottolati e la sua illuminazione d’atmosfera.

haga district, gothenburg chocolate ball haga district, gothenburg

Sveglia presto il mattino seguente, e partenza per l’estremo nord. Pernotteremo a Östersund, 800 km a nord di Göteborg, dieci ore di auto. E difatti, dopo dieci ore, come previsto, arriviamo nel capoluogo dello Jämtland, sulle rive del lago omonimo. Il sole è ancora alto all’orizzonte (stiamo salendo verso il Circolo Polare Artico), ma le temperature sono decisamente più rigide rispetto a Stoccolma o Göteborg, ed è d’obbligo il giubbotto nonostante sia inizio agosto.

östersund from storsjö

Pernottiamo all’Hotel Emma, sulla via principale della città, elegante boutique hotel con ricca colazione. Purtroppo è troppo tardi per visitare le attrazioni museali della città, e andiamo quindi a cena al Lilla Siam, bel ristorante thailandese con una discreta scelta di piatti vegani a base di verdure, riso e tofu.

östersund mosaic

Usciti dal ristorante, il sole è ancora all’orizzonte. Ci spostiamo quindi sulle rive del lago Storsjö su cui è adagiata Östersund, e a piedi ci avviamo verso Frösön, la grande isola collegata tramite un ponte pedonale. Cerchiamo di far piano per non disturbare Storsjöodjuret (pronuncia approssimativa Sturshö-ujüret), il mostro che vive nelle profonditä lacustri (simbolo della città) e andiamo alla ricerca della pietra runica più a nord della Svezia, che commemora l’avvento del cristianesimo nel 1050. Dopo esserci persi, la intravediamo un po’ soggiogata tra un supermercato Coop Konsum e la casa civica. Ce la ingraziamo affinché il resto della vacanza prosegua bene (il rito propiziatorio ha dato i suoi frutti) e, decisamente stanchi, facciamo ritorno in albergo nel chiarore delle notti estive scandinave.

storsjö

Vedi anche:

Destinazione Svezia 1: Stoccolma
Eating Out – Stoccolma



Eating Out–Stoccolma

23 10 2011

lao wai, stockholm

Dato che ho vagonate di ristoranti e locali provati ancora da descrivere e da pubblicare, ecco a voi la prima puntata di “Eating Out” (mi scuso per l’anglicismo, non amo molto inserire termini inglesi quando scrivo in italiano, ma ci sono casi in cui la lingua di Albione è più immediata e concisa della favella nostrana), dedicata alla capitale svedese, di cui avrete forse letto le mie avventure estive più in basso.

hermitage, stockholm lao wai, stockholm chockladfabriken, stockholm

A Stoccolma (come in tutta la Svezia) essere vegetariani è una delle cose più semplici e girare non pone alcun tipo di problema. Qualsiasi ristorante offre almeno un’opzione vegetariana consistente, e in generale anche essere vegan non vi farà patire i morsi della fame. Stoccolma sta inoltre rinascendo come uno dei centri più interessanti dal punto di vista gastronomico, con ristoranti stellati e chef blasonati, nella speranza  che ciò stimoli in futuro una proposta vegetariana e vegan altrettanto interessante. Una mancanza che ho notato e di cui mi sono un po’ dispiaciuto è l’assenza di ristoranti che propongano cucina tipica svedese in versione vegetale. Certo i prodotti di origine animale hanno un peso preponderante nella husmanskost, ma non è difficile realizzare versioni cruelty-free di ricette tradizionali, come insegnano tanti eccellenti ristoratori a Londra o New York.
In cambio a Stoccolma è possibile assaporare eccellenti piatti etnici, date le grandi comunità straniere che vi risiedono (etiopi, libanesi, curdi, malesi, cinesi).

hermitage, stockholm

HERMITAGE
Piacevole ristorante a buffet in pieno centro storico. Legno, tavole di ardesia con il menù del giorno, toni chiari, proposte interessanti e a prezzi modici. Si spazia dalle crudité, ai legumi, all’hummus (ottimo), alle insalate di cereali. Tra i piatti caldi, un ottimo stufato di bistecche di soia o gli hamburger di cereali e verdure.
Pane fatto in casa, acqua e caffè sono inclusi nel prezzo. Buoni anche i dessert, tra cui spiccano le splendide crostate (una su tutte, quella di more artiche).
Il locale è aperto dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 20 (si cena presto in Svezia, ricordatevelo!), sabato e domenica dalle 12 alle 20. Facilmente accessibile ai disabili.

Stora Nygatan 11
111 27 Stockholm
Tel. +46 8 411 95 00
Metro: Gamla Stan

lao wai, stockholm lao wai, stockholm lao wai, stockholm

LAO WAI
Colpo di fulmine per Lao Wai, decisamente uno dei miei ristoranti preferiti in assoluto sulla faccia della Terra. Cucina cinese curata, menù interamente vegan, con numerosi piatti senza glutine. Il posto è minuscolo, sempre strapieno. Prenotate con anticipo (o presentatevi lo stesso facendo finta di nulla e ingraziatevi il cameriere).
I piatti sono per lo più versioni vegetali di preparazioni culinarie del Szichuan, tra cui il gong bau su rou, a base di carne di soia, peperoncini (da non mangiare!), peperoni, aglio, mais, arachidi in salsa agro-dolce, i ru yi wan zi, polpette vegetali brasate con cavolo cinese, taro, broccoli e funghi shiitake. Noi optiamo per lo yu xiang su ji, piatto tipico del Szichuan a base di pollo vegetale, castagne d’acqua, peperoncino, cipollotto e zenzero, e il ma po dou fu, tofu cinese con tritato di soia e verdure brasate.
I piatti sono entrambi notevoli. L’uso delle spezie è ben calibrato, e non c’è traccia di untuosità eccessiva nelle preparazioni. Le porzioni sono abbondanti ma non eccessive. Come accompagnamento birra cinese.  
Lao Wai utilizza solo ingredienti di prima qualità: la soia è senza ogm e molti prodotti sono da agricoltura biologica. Anche la cucina è a vista, il che garantisce un’igiene scrupolosa.

lao wai, stockholm lao wai, stockholm lao wai, stockholm

Ottimi i dolci: prendiamo un budino di riso nero con crema di cocco e zucchero grezzo di palma, decisamente cremoso, e una sensazionale panna cotta di cioccolato e mandorle con salsa di olivello spinoso e panna montata di riso. Altre opzioni interessanti sono i gelati fatti in casa, in tre originali combinazioni: litchi-citronella, pandano-cocco e bergamotto-cardamomo-pistacchio.
Anche la lista dei tè è ragguardevole, con un’ottima selezione di verdi cinesi biologici.
Assolutamente da provare quando si è a Stoccolma. Il ristorante è aperto a pranzo dal lunedì al venerdì (11-14) e la sera dal martedì al sabato dalle 17.30 alle 22 (la cucina chiude alle nove).

Luntmakargatan 74
113 51 Stockholm
Tel. +46 8 673 78 00
Metro: Rådmansgatan

malaysia, stockholm

MALAYSIA
Ristorante onnivoro di cucina malese, con una quindicina di piatti interamente vegetali (versioni vegan di piatti tradizionali). Utilizzano carni vegetali di soia, tra i piatti provati, tutti eccellenti, i ravioli ripieni, il curry rosso di “pollo” di soia in salsa piccante, e un eccezionale satay di pollo vegetale (ma quanto è buona la salsa di arachidi?). Il tutto innaffiato da birra thailandese.
Un solo dolce vegan, un budino di riso nero in crema di latte di cocco.
Buona la cucina, porzioni soddisfacenti, prezzo nella norma (svedese, quindi un po’ più caro rispetto ai nostri standard).

Luntmakargatan 98
111 37 Stockholm
Tel. +46 8 673 56 69
Metro: Rådmansgatan o Odenplan

naturbageriet sattva, stockholm

NATURBAGERIET SATTVA
Due punti vendita a Stoccolma di questa “panetteria naturale”. Quello in Gamla Stan, poco oltre l’Hermitage è ideale per trascorrere un’oretta tranquillamente seduti con una tazza di tè o caffè e una fetta di torta. L’altro a Södermalm propone lo stesso assortimento di delizie dolci e salate, quasi tutte vegan, però solo da asporto. Panetteria salutare, di ispirazione macrobiotica, con largo utilizzo di farine integrali e dolcificanti naturali. Tra i salati, i pirogi tofu e spinaci, o quelli alle alghe. Tra i dolci, si spazia dalla classica torta di carote svedese alla crostata di pere e noci pecan. Tutto delizioso. Apertura dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 18, e il sabato dalle 7 alle 16.

Stora Nygatan 6
111 27 Stockholm
Tel. +46 8 21 00 86
Metro: Gamla Stan

Krukmakarsgatan 27
118 51 Stockholm
Tel. +46 8 669 93 93
Metro: Zinkensdamm

ORGANIC GREEN
Non l’ho provato questa volta, ma è sempre lì, ad offrire i suoi piatti di ispirazione etnica in un ambiente informale e piacevole. Ci ero stato nel 2007, peccato non aver avuto il tempo di tornarci. Per maggiori info vedi qui.

Rehnsgatan 24
113 57 Stockholm
Tel. +46 8 612 74 84
Metro: Rådmansgatan



Destinazione Svezia 1: Stoccolma

8 10 2011

stortorget

Destinazione Svezia: cinque puntate, cinque racconti per condividere le nostre ultime vacanze estive. Da Stoccolma a Göteborg, poi su fino nell’estremo nord lappone, e poi di nuovo verso sud fino terminando con un paio di giorni sull’isola di Gotland.
Poi prometto e giuro che torno a cucinare.

by night

A Stoccolma c’ero già stato quattro anni fa, dimenticando la macchina fotografica a casa. Poco male, mi sono rifatto questa volta. La capitale svedese, scenograficamente adagiata sul Baltico, è stata la nostra destinazione iniziale e finale. Ci ha accolti con la pioggia e ci ha purtroppo anche salutati con la pioggia in questa strana estate fredda. Per dormire, abbiamo scelto una soluzione spartana ma ideale: la Kronprinsesse Märtha, nave ancorata sul Baltico che ospita il LogInn Hotel.

our hotel relax northern light royal lion

Inutile dire che mezza giornata è stata interamente dedicata alla visita di Gamla Stan, la città vecchia, il cuore medievale, storico e geografico di Stoccolma. Piazze medievali, chiese e palazzi rinascimentali e barocchi si inseguono lungo le sue stradine tortuose. La cosa migliore da fare è quella di perdersi nei suoi meandri.

lost in gamla stan

Chai latte con latte di soia da Chockladkoppen sulla scenografica Stortorget prima di proseguire verso Storkyrkan, la cattedrale di Stoccolma, il più antico edificio cittadino (risalente al 1306).
Segue pranzo (ripetuto poi anche l’ultimo giorno di permanenza svedese) da Hermitage, accogliente ristorante vegetariano con menù a buffet. E, dall’altro lato della strada, si può fare una pausa con panetteria e dolci vegani e macrobiotici da Naturbageriet (ce n’è anche un’altra in Rehnsgatan, a Södermalm, ma è solo d’asporto e non ci si può sedere).

bicycle arctic berry cake in church

Sospinti dalla pioggia ci rifugiamo nel pomeriggio nel Kungliga Slottet, il palazzo reale di fine Seicento con i suoi sfarzosi appartamenti di stato, la Skattkammaren (la tesoreria reale in cui sono custoditi corone, scettri e altri ori e argenti), la Slottskyrkan (Cappella Reale), le sculture romane di Gustavo III nel neoclassico Gustav III:s Antikmuseum e le fondamenta del vecchio palazzo reale medievale andato a fuoco nel 1697 al Museum Tre Kronor.

kungliga slottet

Durante la visita ai vari ambienti veniamo però sorpresi da un gran baccano e musica a palla provenienti dall’esterno. Ci eravamo scordati del Stockholm Pride, la parata LGBT più importante del Nordeuropa.

stockholm pride 2011_mosaic1

D’obbligo interrompere momentaneamente la visita a palazzo per immergersi nel bagno di folla e assistere alla sfilata di gruppi di ogni genere, dai medici ai pompieri, dalle infermiere alle ginnaste. Non poteva mancare anche il gruppo vegan antispecista.

stockholm pride 2011 mosaic 2

In serata ci dirigiamo verso Norrmalm, con il suo miscuglio di edifici neoclassici e contemporanei. Vaghiamo alla ricerca di un ristorante, e incappiamo nell’ottimo Malaysia, con una vasta scelta di piatti vegani e di carni di soia (ottimo il satay).
Il cuore della vita notturna è però a Södermalm, l’elegante quartiere dove gustiamo un breve accenno di movida nordica al Marie Laveau, elegante bar di design ricavato in una vecchia macelleria. Meglio i cocktail della carne, no?

marie laveau

Il giorno successivo viene dedicato, nonostante il maltempo, alla Versailles svedese, a Ekerö, nella contea di Stoccolma: Drottningholm.

drottningholm

Il palazzo, Drottningholms Slott, contemporaneo di Versailles e scenograficamente affacciato sul Lago Mälaren, è eccezionale. La visita guidata consente di ammirarne i magnifici interni, tra cui la barocca camera da letto reale della regina Hedvig Eleonora.

drottningholm park drottningholm park hercules

Altrettanto eccezionali i giardini, in cui si nascondono, ben celati, il Kina Slott, il sontuoso padiglione cinese fatto costruire da re Adolfo Federico per il compleanno della consorte Lovisa Ulrika nel 1753 (pare in una sola notte), e la particolarissima Tenda delle Guardie, che tenda non è, sempre di fine Settecento.

kina slott

Uniche delusioni sono state l’impossibilità di visitare lo Slottsteater, chiuso per un allestimento teatrale, e il ristorante del complesso, il Drottningholms Paviljongen, dove ho recuperato solo una misera insalata (nessun problema invece per i vegetariani – ovunque è possibile trovare un’opzione senza carne e pesce).

stockholm, people, dogs

A Stoccolma ci rientriamo a fine vacanza, per trascorrervi le ultime 24 ore. L’addio alla città lo diamo la sera prima di partire, con la cena da Lao Wai, caldamente consigliatomi da Vale e Ale (grazie! tack!), stracolmo all’inverosimile, in cui ci fiondiamo nonostante avessi chiamato per prenotare e mi fosse stato detto che non c’era posto. Con faccia da tolla tipicamente italica, ci presentiamo lo stesso, e riusciamo ad accaparrarci un posticino. La cucina è deliziosa, e la scelta dei tè cinesi ottima.

unknown lao wai waiting for green light

L’ultimo giorno è dedicato, complice un volo di rientro in tarda serata, allo shopping: dai grandi magazzi Åhléns per acquistare souvenir e dvd di film svedesi mai usciti in Italia, a PUB (quelli dove aveva lavorato Greta Garbo prima di diventare famosa) a caccia di regali e di capi eco-friendly di stilisti svedesi (come House of Dagmar), dallo splendido Chockladfabriken, paradiso del cioccolato (i lecca lecca di cioccolato fondente!), a Small Island, con la sua nutrita selezione di cioccolato dei migliori produttori europei, nonché caffè e spezie, a Duranis, minuscolo concept store in Gamla Stan, dove, cercando di non distruggere le tazzine di antiquariato pericolosamente in bilico su cataste di libri sistemati alla bell’e meglio su contenitori di tè Kusmi, ho cercato di difendermi dal solerte spirito commerciale della proprietaria, Linnéa, accanita personal shopper decisa a farmi diventare il suo miglior cliente. Per mia fortuna si è dovuta scontrare con il tetto massimo della mia carta di credito.

chocolate tea a bit of everything pepparkakorna chockladfabriken PUB böcker



Vegbullar med potatis

3 11 2007

Mammas köttbullar är ju alltid de bästa (le polpette della mamma sono sempre le migliori): così recita un proverbio svedese, a riprova del fatto che le polpette sono uno dei piatti tradizionali della cucina del vasto paese nordico. Perché quest’incursione verso il Nord? È da qualche mese ormai che sto studiando lo svedese (utile, no?) e ad agosto ho organizzato un breve fine settimana a Stoccolma per mettere alla prova le mie rudimentali conoscenze, e per acquistare qualche dvd e libro.

Non ho purtroppo nessuna foto della città (quella che vedete l’ho presa da Internet), perché sull’aereo mi sono accorto che la digitale era rimasta sulla scrivania a casa… Stoccolma è assolutamente piacevolissima, facile da girare, e i locali si sono dimostrati estremamente gentili (e loquaci!) di fronte alle mie storpiature della loro lingua.

La cucina svedese, così come quelle degli altri paesi nordici, è basata in via esclusiva su carne e pesce. In ogni ristorante è però sempre possibile trovare alternative vegetariane e vegane. Anche i locali esclusivamente veg sono numerosi, e il mio preferito come rapporto qualità-prezzo è stato Organic Green (Rehnsgatan 24, tel. +36 (0)8 612 74 84): ristorante vegano (tranne che per il burro a disposizione dei clienti) in legno, con un piccolo spazio di vendita. I piatti sono semplici ma abbondanti e l’acqua (aromatizzata al limone e all’arancia) è gratuita. Ho anche acquistato il loro ricettario: hanno tentato di farmi desistere dicendomi che era solo in svedese, ma gli ho risposto che lo compravo apposta per questo!

Ritornando alle nostre polpette, mi sono cimentato al mio ritorno con questa versione veg del loro piatto tipico: le köttbullar (polpette di carne) sono diventate vegbullar, sempre accompagnate dalle immancabili patate.


Ingredienti (per 4):

granulato di soia 150 g
tofu 150 g
farina integrale 200 g
acqua 350 ml
shoyu 1 cucchiaio
brodo vegetale granulare* 1 cucchiaino
*senza glutammato
salsa rubra 1 cucchiaio
chiodi di garofano 4
cannella 1/2 cucchiaino
noce moscata 1/2 cucchiaino
cipolla secca 1 cucchiaino
pepe bianco macinato 1 cucchiaino
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
sale marino integrale 1 pizzico
pepe nero 1 macinata

Per la salsa
farina semintegrale 4 cucchiai

latte di soia 3 bicchieri
olio di girasole* 2 cucchiai
*bio, spremuto a freddo
noce moscata 1/2 cucchiaino
sale marino integrale 1/2 cucchiaino
dado granulare vegetale* 1 cucchiaino
* senza glutammato
panna di soia 200 ml
latte di soia 50 mlAccompagnamento

patate medie 4
lingonsylt* 4 cucchiai
*marmellata di mirtilli rossi svedesiTempo di preparazione: 45′

Lavate le patate, mettetele in una pentola con abbondante acqua e portate ad ebollizione. Lasciate cuocere per 30′ minuti fino a che diventino morbide (ma non devono sfaldarsi). Una volta pronte, toglietele dal brodo e spellatele. Tenetele al caldo.
Portate a ebollizione 350 ml d’acqua con lo shoyu, la salsa rubra e il cucchiaio di dado granulare. Aggiungete quindi il granulato di soia e amalgamare bene il tutto. Schiacciate ora il tofu, fino a ridurlo a una cremina e aggiungetelo al composto. Mescolate bene il tutto.

Polverizzate nel frullatore i chiodi di garofano, aggiungeteli al composto insieme alla noce moscata, alla cannella, alla cipolla secca e al pepe bianco. Mescolate di nuovo bene il tutto.
Aggiungete ora la farina, amalgamate e formate delle palline.
Sistematele in un cestello per la cottura a vapore. Portate a ebollizione un po’ d’acqua in una pentola, sistemate il cestello e fate cuocere per 15′.
Nel frattempo preparare la besciamella e, una volta pronta, aggiungete la panna e il latte di soia. Dovrete ottenere una salsa consistente ma fluida.
Friggete le polpette in una padella con l’olio, e aggiungete infine sale e pepe nero.
Disponete le patate calde sui piatti, un po’ di polpette, e copritene metà con la salsa. Terminate con un cucchiaio di lingonsylt, la tipica marmellata di mirtilli rossi svedesi che accompagna le polpette. La si trova facilmente nelle botteghe alimentari dell’IKEA, ma può tranquillamente essere sostituita con della marmellata di ribes o di altri frutti di bosco.






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