Destinazione Svezia 5: Gotland

16 11 2012

Cycling in Gotland

E finalmente, dopo mesi di silenzio, riesco a condividere l’ultima tappa del nostro viaggio in terra svedese: la solitaria e splendida isola di Gotland, un gioiello del Baltico a metà strada tra Svezia e Lettonia, a cui abbiamo dedicato due giorni e mezzo godendoci paesaggi e testimonianze medievali. E per i medievalisti (o pseudo tali come me) Gotland è un vero paradiso: l’economia dell’isola, fiorentissima ai tempi della Lega Anseatica, si è poi cristallizzata a causa dello spostamento delle rotte commerciali garantendo la preservazione di un imponente patrimonio storico-architettonico risalente al XII-XIV secolo. Chiese e villaggi all’interno sono praticamente rimasti tali da allora.

The sky over Visby

Piove a Stoccolma quando ci imbarchiamo sul piccolo aereo diretto a Visby, il capoluogo dell’isola, dove per fortuna uno splendido sole ci farà compagnia per tutto il soggiorno.

Visby images

Circondata da una possente cinta muraria intervallata da ben 40 torri, Visby è un saliscendi di stradine acciottolate e case di legno, ma soprattutto contiene le suggestive rovine di dieci chiese medievali distrutte da incendi o dal semplice abbandono durante la Riforma protestante. Ben inserite nel contesto cittadino, tra le più belle l’imponente St. Nikolai Kyrka, la St. Karins Kyrka, o l’ottagonale Helge And Kyrka. D’estate vi si tengono anche concerti e manifestazioni (purtroppo per noi nulla dato che agosto è già fine stagione nel Nordeuropa).

Visby church ruins Visby church ruins Visby church ruins Visby church ruins Visby church ruins Visby church ruins

Ancora in piedi nel suo candore è invece la cattedrale, Sankta Maria Kyrka, bel connubio di forme medievali e aggiunte barocche. Anche qui, un ricco programma di concerti, ma poco tempo per poterne usufruire.

Cycling in Visby

Interessante anche l’offerta museale della città: visitiamo il Gotlands Fornsal, un museo regionale che tratta con dovizia di particolari la storia dell’isola dall’epoca previchinga fin quasi ai giorni nostri, e il Konstmuseum, raccoglitore di opere contemporanee ispirate all’isola e mostre temporanee di artisti locali.

Monsters

Se una giornata e mezza l’abbiamo dedicata a Visby, nonché a un giro delle sue mura esterne e a rilassarci nei Giardini Botanici o sulle spiagge sul Baltico, oltre a giri di shopping tra artigianato locale (lana a parte) da Kvinnfolki e specialità gastronomiche (tra cui il tè allo champagne) di Kränku, l’altra giornata la dedichiamo a esplorare i dintorni di Visby dopo aver affittato delle biciclette al Gotlands Cykeluthyrning. Da qui ci spostiamo verso l’interno, in direzione di Roma (ce n’è una pure lì!).

The walls around Visby

Il giro, tra stradine, foreste e campagne coltivate, ci permette di fermarci ad ammirare piccole chiese medievali intatte nella loro semplicità, tranquilli cimiteri e placidi villaggi immersi in una quiete surreale, fino a raggiungere le rovine del Romakloster, un monastero cistercense del XII secolo oggi adibito a teatro all’aperto.

Churchyard Water mirror Behind the door Simplicity Wooden roof Madonna with child

Ma, tornando al vero spirito del blog, non può mancare la parte prettamente gastronomica. Nonostante conti poco più di 20.000 abitanti, Visby ha una notevole concentrazione di ristoranti e locali, grazie al fatto di essere una piacevole meta turistica amata sia dagli scandinavi, che dai tedeschi (ma non mancano un bel po’ di turisti nostrani d’estate).

Visby Crêperie & Logi è un bellissimo locale specializzato in crêpe dolci e salate. Anche se non è segnalato sul menù, ve le prepareranno anche vegan, sarà sufficiente chiederlo alla scontrosa proprietaria, che però ve ne servirà una enorme di grano saraceno ricoperta di un manto di verdure, il tutto innaffiato da sidro francese. Gli interni, di un candido bianco nordico, e l’atmosfera rilassata ma al contempo ricercata, ne fanno un punto di ritrovo piuttosto affollato. Meglio quindi passare in giornata e prenotare per la sera. Per la crêpe vegan si spendono circa SKR 50 (EUR ).

crêperie & logi, visby crêperie & logi, visby crêperie & logi, visby crêperie & logi, visby crêperie & logi, visby crêperie & logi, visby

Anche Visby, come ogni città svedese, ha comunque almeno un ristorante che serve piatti 100% vegetali. Si tratta di Hedbergs Bok & Musikkafé, un piccolo localino con tanti libri e dischi, dove sarà possibile farsi preparare dei panini vegan (i nostri ai semi con tante verdure, germogli, tofu marinato e patè di olive) e degustare alcune dolcezze senza latte e uova con tè e tisane.

hedbergs bok, visby hedbergs bok, visby hedbergs bok, visby hedbergs bok, visby hedbergs bok, visby hedbergs bok, visby

Nunnan è invece un ristorante greco con (purtroppo) poche se non nulle opzioni vegan, ma basterà chiedere di non aggiungere feta nell’insalata e sistemare un altro paio di piatti per godersi più che altro Stora Torget, la piazza principale di Visby,  e la vista sulle rovine imponenti della Sankt Karins Kyrka.

In tutta l’isola è possibile trovare inoltre alcuni dolcetti tipici svedesi, come le havrebollar (palline di avena e cioccolato) e i verdi dammsugare in versione vegan: si tratta di prodotti realizzati da Bageri Gutebollen a Visby, che propone queste due dolcezze senza ingredienti di origine animale (tutti gli altri prodotti non sono purtroppo vegan). E non potevo non fare indigestione di dammsugare, uno dei miei dolcetti feticcio (sarà il colore, sarà il forte aroma di mandorla, ma non riesco a resistervi… E meno male che quelli che vendono all’Ikea non sono vegan!).

nunnan, visby Swedish sweets (vegan, of course) nunnan, visby

È ora di tornare indietro da questo bel paese, con un’immagine però che ci è rimasta dentro, quella di giovani vitelli che, con fare amichevole, si sono avvicinati a noi durante l’escursione e che, purtroppo, temo non ci siano più.

Young calfs

Visby Crêperie & Logi
Wallérs Plats 3
621 56 Visby
Tel. +46 498 284622
Orari: tutti i giorni 11-sera

Hedbergs Bok & Musikkafé
Södra Kyrkogatan 4b
621 56 Visby
Tel. +46 498 276500
Orari: lun-gio 10.30-19, ven-sab 10.30-17, chiuso domenica

Bageri Gutebollen
Bölungs Källunge
621 79 Visby
Tel. +46 498 30090
Solo i dammsugare e le havrebollar sono vegan.

 
   
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Destinazione Svezia 4: Umeå e Uppsala

6 05 2012

in the rain in uppsala

Prosegue il mio racconto delle vacanze in terra di Svezia, siamo ormai al penultimo capitolo, la lunga discesa da Kiruna a Stoccolma, 1236 km che affrontiamo in due tappe, intervallate da due brevi giri in due delle più celebri cittadine universitarie svedesi: Umeå e Uppsala.

Il tragitto dalla Lapponia fino alla costa del Baltico si dipana fra fitte distese di boschi, qualche alce che invade la strada, e poi verdi campagne. A Umeå arriviamo nel tardo pomeriggio di un’assolata domenica estiva. Adagiata sul fiume Ume, oltre a essere un importante centro universitario, è anche la patria del metal svedese e dispone di una discreta scena vegan. Scena che però a quanto pare va in vacanza la domenica, dati che tutti i locali dove poter cenare erano chiusi.

rose tree red house summer relax

Poco male. Dopo aver perlustrato a piedi il placido centro cittadino, ci dirigiamo al ristorante indiano Gandhi (Rådhusesplanaden 17, tel. +46 90 125075), dove i gentili camerieri sapranno consigliarvi sui piatti vegetariani senza latticini. La nostra scelta cade su un abbondante e speziato dhal di legumi, preceduto prima da chapati con una scelta di chutney e verdure crude.

gandhi, umeå

Il mattino dopo, di buon’ora, partiamo alla volta di Uppsala, il più antico centro universitario svedese, nonché una delle più antiche città del paese (il sito archeologico di Gamla Uppsala, che purtroppo non riusciamo a visitare per mancanza di tempo, risale al VI secolo d.C.). Dopo aver preso possesso della nostra stanza in un bel boutique hotel, ci dedichiamo alla visita del centro storico della città, tenendo conto che quasi tutti i musei e i siti universitari sono già chiusi.

children in uppsala

La Domkyrka, la cattedrale gotica della città, domina il raccolto centro di Uppsala. Fra i nomi famosi ivi sepolti spiccano Gustav Vasa e Carl von Linné (Linneo).

uppsala cathedral

Breve pausa da Eko Caféet, bel locale che serve ottimo caffe equosolidale e ogni tanto piatti vegani a pranzo. Dopo la pausa caffè, ci spostiamo alla biblioteca universitaria Carolina Rediviva, con la sua breve ma interessante esposizione di preziose mappe e manoscritti, da antichi testi etiopi miniati al primo libro stampato in Svezia. Il pezzo forte è però il Codex Argenteus del 520 d.C., una Bibbia scritta con inchiostro d’oro e d’argento su pergamena porpora. Il fragile manoscritto, ben protetto, è il documento più completo in lingua gotica giunto fino ai tempi moderni.

carolina rediviva

Da qui ci spostiamo poi verso l’edificio principale dell’Università. Nel prato di fronte nove pietre runiche della zona si ergono tra alberi e cespugli.

runic stones in uppsala

Il breve giro cittadino si conclude nel ristorante greco Tzatziki (Fyristorg 4, tel. + 18 150333), ospitato in un bellissimo edificio del XVI secolo (attenzione alla testa se siete alti, io ho battuto diverse craniate), in cui è possibile trovare un paio di piatti vegan e una più ampia scelta di pietanze vegetariane. La mia cena consiste in dolmades (involtini di riso in foglie di vite), melanzana ripiena di verdure e insalata e patate al forno. Il tutto per poco più di 200 corone a testa (22 euro circa).

tzatziki, uppsala

Il mattino dopo consegneremo l’auto al vicino aeroporto di Stoccolma Arlanda, da dove ci imbarcheremo su un volo interno per l’isola di Gotland, ultima tappa del nostro giro svedese. Ma questo nella prossima, e finalmente ultima, puntata.

running in uppsala linné uppsala

Se ti è piaciuto, vedi anche tutti gli altri articoli dedicati alla Svezia.

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Eating Out: Kiruna

1 04 2012

camp ripan, kiruna

Non di sola soddisfazione dello spirito vive l’uomo. E così, nonostante gli splendidi paesaggi lapponi, abbiamo anche apprezzato delle pause più mondane attorno a tavole imbandite. E, se nel regno dei ghiacci e della neve non è sempre immediato trovare opzioni prive di ingredienti animali, non è stato neppure difficile trovare locali adatti alle nostre richieste.

arctic thai and grill, kiruna

ARCTIC THAI AND GRILL

Può mancare un locale thailandese anche nelle remote terre settentrionali? Per la gioia di chi ama i sapori di questa cucina asiatica, questo piccolo locale, gestito con maniere decise da tre donne originarie del Siam, propone un ricco assortimento di piatti thai preparati velocemente sul momento, tra cui numerose opzioni vegan. Il tutto accompagnato, oltre che da riso basmati, da knäckerbröd locale. Ottimo il curry con tofu e verdure.

Föraregatan 18
981 31 Kiruna
Tel. 46-980-68158

cafe palladium, kiruna

CAFE PALLADIUM

Da fuori non gli avremmo dato una lira. Una pizzeria in Lapponia che propone anche piatti libanesi? Ma dato che non è giusto liquidare i posti dal loro aspetto esterno, ci siamo entrati. Il locale è davvero strano, ma divertente. Dopo un primo ambiente da rosticceria libanese degna delle periferie berlinesi, ci siamo ritrovati in una leziosa saletta rosa con quadri degli Abba alle pareti. Sottofondo musicale della serata? Abba, manco a dirlo, per tutta la sera. Ma l’antipasto libanese e il riso con falafel sono davvero buoni. E il proprietario, fuggito da giovane con la famiglia da Beirut durante la guerra, socievole e un po’ malinconico.

Meschplan 5
981 31 Kiruna
Tel. +46-0980-13955

cafe safari, kiruna

CAFE SAFARI

Dentro una casetta di legno gialla questo caffè propone un vasto assortimento di panini e caffetteria. Il bello è che vengono preparati freschi su ordinazione. Di vegan c’è solo quello ai falafel (non fatevi spalmare il burro però, perché di ufficio), che però è decisamente buono. Potrete poi farvi preparare tutte le bevande calde con latte di soia (il mio chai latte non poteva naturalmente mancare).

Geologgatan 4
981 31 Kiruna
Tel. +46-980-17460

camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna camp ripan, kiruna

CAMP RIPAN RESTAURANG

Cosa c’è di meglio che godersi un’ottima cena alla luce del sole di una sera estiva nordica? L’elegante ristorante dell’albergo Camp Ripan, frequentato assiduamente da locali, forestieri e turisti giapponesi, propone un’ottima cucina inventiva. Il menù riporta qualche piatto vegan, ma anche qualora non fosse indicato nulla, basterà indicare le vostre esigenze al gentilissimo staff del locale e vi verrà preparato un menù interamente vegetale senza alcun problema. Nel nostro caso un ricco antipasto a base di verdure, olive, cereali e legumi dal buffet, un piatto di frittelle di fagioli con patate, cipolle rosse, salsa di pomodoro e purè, e infine un dessert a base di frutti di bosco e fogli di cioccolato fondente. Il tutto innaffiato da birra Norrguld.

Campinvägen 5
981 31 Kiruna
Tel. +46-980-63000

panorama cafe, abisko

PANORAMA CAFE

Anche sullo sperduto monte Nuolja si può trovare un’opzione veg. Un semplice panino con verdure e hummus, e una vista mozzafiato sul lago Torneträsk. Il tutto nel Parco Nazionale di Abisko, 60 km a ovest di Kiruna.

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Destinazione Svezia 3: Lapponia

27 02 2012

karesuando church

Prosegue il resoconto del nostro viaggio in terra di Svezia, in quella che sicuramente è stata l’esperienza che più ci ha segnati e affascinati di questo stupendo paese. Avevamo letto e ci eravamo documentati sul fatto che viaggiare nell’estremo nord del paese costituisce un’esperienza insolita, ma è solo girandoci che si capisce quanto maestosa e potente sia la natura e quanta bellezza racchiuda questo vasto territorio.

northern clouds

Lasciata Östersund di primissimo mattino, il nostro viaggio verso nord prosegue tutta la giornata verso nord. Superata Hoting, entriamo in Lapponia. Le cittadine diventano sempre più rade, e le foreste di conifere fiancheggiano la statale verso Kiruna, la nostra base di esplorazione del territorio. Dorotea, Vilhelmina, Storuman, Sorsele, Arvidsjaur sono i centri abitati che attraversiamo nel lungo tragitto verso nord. Ed è, poco prima di Jokkmokk, che ci fermiamo per la prima entusiasmante esperienza della nostra quattro giorni lappone: il superamento del Circolo Polare Artico! L’emozione è tanta, e penso che chi l’abbia vissuta sappia di cosa parlo.

arctic circle

A Jokkmokk ci fermiamo per visitare l’Ájttemuseum, un museo etnografico dedicato alla popolazione autoctona delle terre europee al di sopra del Circolo Polare Artico, i sami. Il museo è molto completo, sebbene le didascalie siano solo in svedese e in sami. Ancora più interessante, per i foodist come me, è il negozio di artigianato, tra cui una serie di preparazioni che sono subito finite in valigia come la marmellata di more artiche e la gelatina di betulla, tra le altre.

birch jelly

Dopo esserci rifocillati di pane croccante sami ricoperto di cioccolato fondente, acquistato al museo, percorriamo gli ultimi 150 chilometri fino a a Kiruna, dove arriviamo in serata (ad agosto rimane chiaro tutta la notte, sebbene il sole tramonti alcune ore – il fenomeno del sole di mezzanotte è visibile solo tra metà giugno e metà luglio). Prendiamo possesso della nostra camera e facciamo un rapido giro di esplorazione della città. La temperatura si attesta sui 5°: giubbotto, sciarpa e berretto sono naturalmente essenziali. A Kiruna non ci sono ristoranti vegetariani, ma quasi ovunque è possibile trovare opzioni vegane. Pur essendo piccola, riusciamo a provare ogni sera un ristorante diverso. Ottimi i panini di falafel del Café Safari, e creativo il menù del Camp Ripan Restaurang (ma dedicherò all’esperienza culinaria in Lapponia un prossimo post).

midnight in kiruna

Il giorno successivo ci spostiamo 120 chilometri più a nord, raggiungendo il villaggio più settentrionale di Svezia, Karesuando, minuscolo avamposto di trecento anime al confine con la Finlandia. Oltre la bella chiesa lignea di inizio Ottocento, e la piccola capanna in legno del predicatore-botanico Lars Levi Læstedius, sempre aperta con un piccolo camino perennemente acceso, non c’è molto altro da fare, se non ammirare il cielo, le limpide acque del fiume Muonionjoki, le nuvole che vi si riflettono e l’aria frizzante dell’inizio dell’autunno scandinavo.

karesuando

Ci fermiamo a pranzare nella caffetteria dell’ufficio turistico con il nostro pasto al sacco, a base di pane morbido svedese, seitan in vasetto comprato all’Ekostore di Göteborg, verdure e kanelbullar vegani trovati nel piccolo supermercato del villaggio.

a day in karesuando

Superato il ponte che collega Svezia e Finlandia, facciamo un breve giro nel villaggio gemello di Kaaresuvanto, in territorio finnico, meno interessante, in quanto vittima dell’occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale.

swedish-finnish border

Ritornati in territorio svedese, ci spostiamo verso sud-est e, dopo pochi chilometri, troviamo le indicazioni per raggiungere uno dei punti che costituiscono l’Arco Geodetico di Struve, una catena di triangolazioni che va dalla Norvegia all’Ucraina, e che venne ideata dall’omonimo scienziato tedesco a inizio Ottocento per determinare la forma esatta della Terra. Il punto (Pajtas-vaara) è situato sul Tynnyrilaki, un’altura da cui è possibile ammirare un panorama mozzafiato. Arrivarci è abbastanza semplice: dopo cinque chilometri di strada sterrata (molto ben tenuta), si parcheggia e si affronta l’ultimo chilometro di salita a piedi.

climbing tynnyrilaki

Il percorso non è impegnativo, però consiglio degli scarponcini da trekking, perché il terreno è piuttosto umido (noi non eravamo purtroppo attrezzati in tal senso, e non è bello farlo con le scarpe di tela!). Dopo essere stato infatti fulminato durante la salita dalle maledizioni di LDM per questa deviazione di programma, sono certo però di essere stato in parte perdonato per il panorama selvaggio che si gode dal Tynnyrilaki: vastissime distese di boschi, alture, laghi e corsi d’acqua, e nessun segno di civiltà umana. Un’esperienza davvero da non perdere.

triumph of nature

Il secondo giorno viene dedicato a Kiruna (Giron in lingua sami), il centro più importante della Lapponia svedese. Al mattino visitiamo la Kiruna Kyrka, bellissima chiesa lignea dal tetto rosso modellata sulle forme delle capanne sami, e lo Stadshus (Municipio), con una piccola mostra di artigianato sami. Al pomeriggio ci aspetta invece la visita della miniera di ferro LKAB, in cui si scende a 540 metri di profondità nel sottosuolo. La miniera è la principale fonte economica della città, ma nel contempo ne sta decretando la distruzione: le attività estrattive stanno infatti compromettendo la stabilità del sottosuolo di Kiruna. Ma sarà proprio lo stesso colosso minerario a occuparsi dell’intero spostamento della città a qualche chilometro più a nord, non appena verrà individuato il punto più idoneo.

kiruna church

A una ventina di chilometri a est di Kiruna, ci spostiamo nel villaggio di Jukkasjärvi, dove visitiamo il sito del famoso Ice Hotel. D’estate chiaramente ci sono solo i bungalow in legno, ma all’interno di un enorme magazzino congelatore, l’Ice Hotel Art Center, è possibile girare tra le sculture di ghiaccio, il bancone del bar e gli igloo con i letti di ghiaccio a una temperatura di -5°. Oltre all’albergo, a Jukkasjärvi c’è anche una chiesa lignea rossa, da cui vediamo anche alcune renne brucare (purtroppo non libere, ma allevate dai sami per la produzione di carne e pelliccia…)

ice bar, jukkasjärvi

L’ultimo giorno in Lapponia lo dedichiamo alla zona a nord-ovest di Kiruna, spostandoci verso il Parco Nazionale di Abisko, vera mecca per gli escursionisti. Non equipaggiati e allenati, rinunciamo all’esperienza, ma ci godiamo la risalita sul monte Nuolja con la seggiovia che ci porta sulla vetta della montagna, non senza aver prima visitato il piccolo ma interessante spazio espositivo del Naturum. La vista sulle montagne e sul Torneträsk, il lago cristallino ai piedi delle vette è incomparabile. Sulla cima del monte Nuolja c’è poi il Panorama Café, che offre tra l’altro degli splendidi panini vegan a base di hummus e verdure fresche.

abisko

Da Abisko decidiamo poi di spostarci verso la Norvegia. Superato il minuscolo insediamento di Riksgränsen, superiamo il confine di stato in direzione della città marittima di Narvik. Il paesaggio norvegese è ancora più bello di quello svedese. Più vario e pittoresco, ci permette di avere un primo assaggio degli splendidi fiordi che ne caratterizzano la costa. A Narvik dedichiamo solo qualche ora, tra cui la risalita in cabinovia sul Narvikfjellet, un’altura che domina la città portuale e da cui si ammira un panorama mozzafiato.

narvik, norway

Ed è nel ritorno verso Kiruna, per l’ultima serata lappone, che incontriamo finalmente, a distanza ravvicinata, uno splendido esemplare di alce. Buffi e maestosi allo stesso tempo, sono animali pacifici e timidi, purtroppo normalmente cacciati (diversi i cartelli di älgjakt, caccia all’alce, visti in giro). Riesco a scattare solo una foto fugace, ma si tratta del miglior addio (o arrivederci) di questo territorio maestoso e selvaggio.

running moose

Vedi anche:

Destinazione Svezia 1: Stoccolma
Destinazione Svezia 2: Eksjö, Göteborg, Östersund
Mangiare veg a Stoccolma e Göteborg

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Eating Out–Göteborg

29 01 2012

andrum, gothenburg

Pur avendoci trascorso soltanto un giorno (e una notte), la seconda città della Svezia ci ha lasciato un ricordo indelebile, oltre che per il pomeriggio passato a Liseberg, anche per due suoi ristoranti dove abbiamo mangiato bene e abbondantemente.

andrum mosaic

ANDRUM
Il primo posto in cui ci siamo fiondati appena arrivati in auto da Eksjö (rimediando una multa per divieto di sosta, tra l’altro…), è un ristorante vegetariano a due piani, decisamente grande e spazioso, con un’area a buffet che offre cucina semplice e sostanziosa. Come in quasi tutti i ristoranti svedesi a self-service, c’è un buffet per le insalate, da cui pescare verdure crude e cotte, legumi, cereali e semi, e una serie di proposte del giorno. Noi proviamo le lasagne con ragù di soia e lo stufato di fagioli. Cucina rustica, porzioni soddisfacenti. Poco spazio per il dolce, purtroppo. A malincuore non prendiamo il crumble di rabarbaro, ma ci accaparriamo comunque una palla di avena e cioccolato che ci accompagnerà  durante il lungo viaggio fino in Lapponia (e che finalmente mangeremo varcato il Circolo Polare Artico).
Il ristorante è accessibile ai disabili (solo il piano terra). Non accetta carte di credito, e le indicazioni dei piatti sono solo in svedese (ma potete chiedere spiegazioni in inglese, soprattutto per farvi indicare quello che è vegan).

Östra Hamngatan 19A
411 10 Göteborg
Tel. +46 31 136240
Altre recensioni: Happy Cow

solrosen mosaic

SOLROSEN
Nel quartiere di Haga, Solrosen (“Il Girasole”) è più un’esperienza in sé, che un semplice locale. Si viene catapultati agli anni ‘70 in un sol colpo, col suo arredamento semplice, i suoi colori accesi, i quadri alle pareti, e soprattutto col suo proprietario! Ristorante vegetariano con un ricco buffet di antipasti, offre anche piatti principali caldi (uno è sempre vegan) e dessert sostanziosi (anche questi disponibili in versione senza uova-latticini).
Sopra il bancone ci sono pure le foto dei clienti abituali passati a miglior vita (ecco perché mi guardavano tutti male mentre scattavo fotografie…). Oltre alle foto del caro estinto, il ristorante è uno dei pochi con cucina aperta fino a tardi (22! In Svezia si cena presto). Noi arriviamo alle 21, purtroppo l’unico piatto caldo vegan è terminato ma poco male. Mi rifaccio con un ricco piatto dal buffet, con verdure crude, insalata di riso, tabouleh, legumi e tanto hummus.
Come dessert proviamo la torta al cioccolato e la crostata di frutti di bosco, accompagnate da una crema d’avena alla vaniglia già pronta (quella in foto, viene prodotta dalla Oatly, e si trova in tutti i supermercati svedesi). Piacevole scoperta quest’ultima, tanto che ne farò poi incetta prima di ripartire per l’Italia.
Prezzi onesti, porzioni abbondanti. Accessibile ai disabili.

Kaponjärgatan 4
413 02 Göteborg
Tel. +46 31 7116697
Altre recensioni: Happy Cow

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Destinazione Svezia 2: Eksjö, Göteborg, Östersund

9 11 2011

red house

Si riprende con il giro in Svezia di quest’estate, la seconda puntata è dedicata al nostro giro a zig-zag per la Svezia. Da Stoccolma verso ovest in direzione dello Småland e poi di Göteborg, e poi verso il lontano nord, fermandoci a metà strada sulle rive del lago Storsjö.

Da Stoccolma ci spostiamo in macchina in direzione sud-ovest, verso lo Småland e la cittadina di Eksjö (da pronunciarsi più o meno Ekshö), famosa per le sue case in legno del XVII secolo. A causa di un incidente nei dintorni di Stoccolma arriviamo però verso le 20. Tardi purtroppo per trovare ristoranti aperti in una cittadina di provincia, ripieghiamo quindi sull’unica pizzeria aperta, Via Venetto (sic!) dove ho la “fortuna” di gustare una tipica pizza scandinava (con richiesta di omissione del formaggio) a base di peperoni, olive e ananas. Chi ha viaggiato o vissuto in Scandinavia saprà bene che l’ananas ricorre spesso come condimento della pizza: un accostamento un po’ azzardato per i nostri palati, ma da provare almeno una volta.

hawaiian pizza in eksjö stortorget wake up service

Pernottamento allo Stadshotell, di gusto un po’ classico, ma molto comodo e soprattutto con molte opzioni vegan per colazione, a cominciare dal latte di soia (cosa che non mi è capitata da nessun’altra parte, ma poco male perché viaggiavo col mio brik appresso). Acquistiamo dei frutti di bosco della zona in una bancarella sulla Stora Torget, la piazza principale del paese, giriamo ancora per un po’ per le splendide stradine fiancheggiate da case in legno color pastello tutte risalenti al XVII secolo, e ci avviamo quindi verso la seconda città della Svezia, Göteborg.

eksjö mosaic

Göteborg (si pronuncia più o meno Iötebori) è il principale centro industriale e commerciale del paese, nonché il porto principale. La rivalità con Stoccolma è paragonabile a quella che in Italia abbiamo tra Roma e Milano, e sicuramente quanto a vivacità e offerta culturale ha poco da invidiare alla capitale. Purtroppo anche qui abbiamo solo un pomeriggio da dedicarle, dovendo poi partire il mattino successivo di buon’ora in direzione nord (per percorrere i 1400 km verso Kiruna, in Lapponia, ci abbiamo praticamente impiegato due giorni interi di guida).

Dopo il pranzo da Andrum, ristorante self-service vegetariano di cui parlerò in un prossimo articolo, e la spesa da Ekostore, supermercato di alimentari biologici in cui facciamo provviste per la lunga traversata verso l’estremo nord, rimane l’ardua scelta di cosa fare delle poche ore in città. Interessanti e originali musei (non c’è che l’imbarazzo della scelta, dall’arte contemporanea del Röda Sten alle gallerie del Konstmuseet, la principale collezione d’arte della città, al museo dedicato alla casa automobilista Volvo, che ha sede in città), a un giro fra parchi, chiese e distretti di archeologia industriale, alla fine decidiamo di trascorrere il pomeriggio a Liseberg, il più grande e antico parco dei divertimenti del paese, giustificando il tutto con la scusa di fare uno studio antropologico di come si divertano gli svedesi…

liseberg

Tra code ordinate, genitori che si divertivano più dei figli, e improbabili concerti di qualche nuova pop star giovanile locale, sono riuscito a convincere LDM a salire sulle montagne russe Balder, interamente in legno su cui si sfreccia alla velocità di 90 km/h e su altre attrazioni meno spaventose. Niente da fare per il Kanonen, una sorta di razzo con doppio giro della morte che viene catapultato da 0 a 75km/h in meno di due secondi, dove sono dovuto salire da solo. Nota di merito del parco: nessun delfinario o altra robaccia simile dove vengono segregati animali, ma solo giostre meccaniche per tutti i gusti e svedesi con orecchie da coniglio.

buying tickets rollercoaster fever atmosfear

A cena andiamo da Solrosen, altro ristorante vegetariano dall’atmosfera molto anni Settanta, e terminiamo con un giro veloce nel distretto di Haga, il più antico quartiere della città (metà XVII secolo), con i suoi vicoli acciottolati e la sua illuminazione d’atmosfera.

haga district, gothenburg chocolate ball haga district, gothenburg

Sveglia presto il mattino seguente, e partenza per l’estremo nord. Pernotteremo a Östersund, 800 km a nord di Göteborg, dieci ore di auto. E difatti, dopo dieci ore, come previsto, arriviamo nel capoluogo dello Jämtland, sulle rive del lago omonimo. Il sole è ancora alto all’orizzonte (stiamo salendo verso il Circolo Polare Artico), ma le temperature sono decisamente più rigide rispetto a Stoccolma o Göteborg, ed è d’obbligo il giubbotto nonostante sia inizio agosto.

östersund from storsjö

Pernottiamo all’Hotel Emma, sulla via principale della città, elegante boutique hotel con ricca colazione. Purtroppo è troppo tardi per visitare le attrazioni museali della città, e andiamo quindi a cena al Lilla Siam, bel ristorante thailandese con una discreta scelta di piatti vegani a base di verdure, riso e tofu.

östersund mosaic

Usciti dal ristorante, il sole è ancora all’orizzonte. Ci spostiamo quindi sulle rive del lago Storsjö su cui è adagiata Östersund, e a piedi ci avviamo verso Frösön, la grande isola collegata tramite un ponte pedonale. Cerchiamo di far piano per non disturbare Storsjöodjuret (pronuncia approssimativa Sturshö-ujüret), il mostro che vive nelle profonditä lacustri (simbolo della città) e andiamo alla ricerca della pietra runica più a nord della Svezia, che commemora l’avvento del cristianesimo nel 1050. Dopo esserci persi, la intravediamo un po’ soggiogata tra un supermercato Coop Konsum e la casa civica. Ce la ingraziamo affinché il resto della vacanza prosegua bene (il rito propiziatorio ha dato i suoi frutti) e, decisamente stanchi, facciamo ritorno in albergo nel chiarore delle notti estive scandinave.

storsjö

Vedi anche:

Destinazione Svezia 1: Stoccolma
Eating Out – Stoccolma

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Eating Out–Stoccolma

23 10 2011

lao wai, stockholm

Dato che ho vagonate di ristoranti e locali provati ancora da descrivere e da pubblicare, ecco a voi la prima puntata di “Eating Out” (mi scuso per l’anglicismo, non amo molto inserire termini inglesi quando scrivo in italiano, ma ci sono casi in cui la lingua di Albione è più immediata e concisa della favella nostrana), dedicata alla capitale svedese, di cui avrete forse letto le mie avventure estive più in basso.

hermitage, stockholm lao wai, stockholm chockladfabriken, stockholm

A Stoccolma (come in tutta la Svezia) essere vegetariani è una delle cose più semplici e girare non pone alcun tipo di problema. Qualsiasi ristorante offre almeno un’opzione vegetariana consistente, e in generale anche essere vegan non vi farà patire i morsi della fame. Stoccolma sta inoltre rinascendo come uno dei centri più interessanti dal punto di vista gastronomico, con ristoranti stellati e chef blasonati, nella speranza  che ciò stimoli in futuro una proposta vegetariana e vegan altrettanto interessante. Una mancanza che ho notato e di cui mi sono un po’ dispiaciuto è l’assenza di ristoranti che propongano cucina tipica svedese in versione vegetale. Certo i prodotti di origine animale hanno un peso preponderante nella husmanskost, ma non è difficile realizzare versioni cruelty-free di ricette tradizionali, come insegnano tanti eccellenti ristoratori a Londra o New York.
In cambio a Stoccolma è possibile assaporare eccellenti piatti etnici, date le grandi comunità straniere che vi risiedono (etiopi, libanesi, curdi, malesi, cinesi).

hermitage, stockholm

HERMITAGE
Piacevole ristorante a buffet in pieno centro storico. Legno, tavole di ardesia con il menù del giorno, toni chiari, proposte interessanti e a prezzi modici. Si spazia dalle crudité, ai legumi, all’hummus (ottimo), alle insalate di cereali. Tra i piatti caldi, un ottimo stufato di bistecche di soia o gli hamburger di cereali e verdure.
Pane fatto in casa, acqua e caffè sono inclusi nel prezzo. Buoni anche i dessert, tra cui spiccano le splendide crostate (una su tutte, quella di more artiche).
Il locale è aperto dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 20 (si cena presto in Svezia, ricordatevelo!), sabato e domenica dalle 12 alle 20. Facilmente accessibile ai disabili.

Stora Nygatan 11
111 27 Stockholm
Tel. +46 8 411 95 00
Metro: Gamla Stan

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LAO WAI
Colpo di fulmine per Lao Wai, decisamente uno dei miei ristoranti preferiti in assoluto sulla faccia della Terra. Cucina cinese curata, menù interamente vegan, con numerosi piatti senza glutine. Il posto è minuscolo, sempre strapieno. Prenotate con anticipo (o presentatevi lo stesso facendo finta di nulla e ingraziatevi il cameriere).
I piatti sono per lo più versioni vegetali di preparazioni culinarie del Szichuan, tra cui il gong bau su rou, a base di carne di soia, peperoncini (da non mangiare!), peperoni, aglio, mais, arachidi in salsa agro-dolce, i ru yi wan zi, polpette vegetali brasate con cavolo cinese, taro, broccoli e funghi shiitake. Noi optiamo per lo yu xiang su ji, piatto tipico del Szichuan a base di pollo vegetale, castagne d’acqua, peperoncino, cipollotto e zenzero, e il ma po dou fu, tofu cinese con tritato di soia e verdure brasate.
I piatti sono entrambi notevoli. L’uso delle spezie è ben calibrato, e non c’è traccia di untuosità eccessiva nelle preparazioni. Le porzioni sono abbondanti ma non eccessive. Come accompagnamento birra cinese.  
Lao Wai utilizza solo ingredienti di prima qualità: la soia è senza ogm e molti prodotti sono da agricoltura biologica. Anche la cucina è a vista, il che garantisce un’igiene scrupolosa.

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Ottimi i dolci: prendiamo un budino di riso nero con crema di cocco e zucchero grezzo di palma, decisamente cremoso, e una sensazionale panna cotta di cioccolato e mandorle con salsa di olivello spinoso e panna montata di riso. Altre opzioni interessanti sono i gelati fatti in casa, in tre originali combinazioni: litchi-citronella, pandano-cocco e bergamotto-cardamomo-pistacchio.
Anche la lista dei tè è ragguardevole, con un’ottima selezione di verdi cinesi biologici.
Assolutamente da provare quando si è a Stoccolma. Il ristorante è aperto a pranzo dal lunedì al venerdì (11-14) e la sera dal martedì al sabato dalle 17.30 alle 22 (la cucina chiude alle nove).

Luntmakargatan 74
113 51 Stockholm
Tel. +46 8 673 78 00
Metro: Rådmansgatan

malaysia, stockholm

MALAYSIA
Ristorante onnivoro di cucina malese, con una quindicina di piatti interamente vegetali (versioni vegan di piatti tradizionali). Utilizzano carni vegetali di soia, tra i piatti provati, tutti eccellenti, i ravioli ripieni, il curry rosso di “pollo” di soia in salsa piccante, e un eccezionale satay di pollo vegetale (ma quanto è buona la salsa di arachidi?). Il tutto innaffiato da birra thailandese.
Un solo dolce vegan, un budino di riso nero in crema di latte di cocco.
Buona la cucina, porzioni soddisfacenti, prezzo nella norma (svedese, quindi un po’ più caro rispetto ai nostri standard).

Luntmakargatan 98
111 37 Stockholm
Tel. +46 8 673 56 69
Metro: Rådmansgatan o Odenplan

naturbageriet sattva, stockholm

NATURBAGERIET SATTVA
Due punti vendita a Stoccolma di questa “panetteria naturale”. Quello in Gamla Stan, poco oltre l’Hermitage è ideale per trascorrere un’oretta tranquillamente seduti con una tazza di tè o caffè e una fetta di torta. L’altro a Södermalm propone lo stesso assortimento di delizie dolci e salate, quasi tutte vegan, però solo da asporto. Panetteria salutare, di ispirazione macrobiotica, con largo utilizzo di farine integrali e dolcificanti naturali. Tra i salati, i pirogi tofu e spinaci, o quelli alle alghe. Tra i dolci, si spazia dalla classica torta di carote svedese alla crostata di pere e noci pecan. Tutto delizioso. Apertura dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 18, e il sabato dalle 7 alle 16.

Stora Nygatan 6
111 27 Stockholm
Tel. +46 8 21 00 86
Metro: Gamla Stan

Krukmakarsgatan 27
118 51 Stockholm
Tel. +46 8 669 93 93
Metro: Zinkensdamm

ORGANIC GREEN
Non l’ho provato questa volta, ma è sempre lì, ad offrire i suoi piatti di ispirazione etnica in un ambiente informale e piacevole. Ci ero stato nel 2007, peccato non aver avuto il tempo di tornarci. Per maggiori info vedi qui.

Rehnsgatan 24
113 57 Stockholm
Tel. +46 8 612 74 84
Metro: Rådmansgatan

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Destinazione Svezia 1: Stoccolma

8 10 2011

stortorget

Destinazione Svezia: cinque puntate, cinque racconti per condividere le nostre ultime vacanze estive. Da Stoccolma a Göteborg, poi su fino nell’estremo nord lappone, e poi di nuovo verso sud fino terminando con un paio di giorni sull’isola di Gotland.
Poi prometto e giuro che torno a cucinare.

by night

A Stoccolma c’ero già stato quattro anni fa, dimenticando la macchina fotografica a casa. Poco male, mi sono rifatto questa volta. La capitale svedese, scenograficamente adagiata sul Baltico, è stata la nostra destinazione iniziale e finale. Ci ha accolti con la pioggia e ci ha purtroppo anche salutati con la pioggia in questa strana estate fredda. Per dormire, abbiamo scelto una soluzione spartana ma ideale: la Kronprinsesse Märtha, nave ancorata sul Baltico che ospita il LogInn Hotel.

our hotel relax northern light royal lion

Inutile dire che mezza giornata è stata interamente dedicata alla visita di Gamla Stan, la città vecchia, il cuore medievale, storico e geografico di Stoccolma. Piazze medievali, chiese e palazzi rinascimentali e barocchi si inseguono lungo le sue stradine tortuose. La cosa migliore da fare è quella di perdersi nei suoi meandri.

lost in gamla stan

Chai latte con latte di soia da Chockladkoppen sulla scenografica Stortorget prima di proseguire verso Storkyrkan, la cattedrale di Stoccolma, il più antico edificio cittadino (risalente al 1306).
Segue pranzo (ripetuto poi anche l’ultimo giorno di permanenza svedese) da Hermitage, accogliente ristorante vegetariano con menù a buffet. E, dall’altro lato della strada, si può fare una pausa con panetteria e dolci vegani e macrobiotici da Naturbageriet (ce n’è anche un’altra in Rehnsgatan, a Södermalm, ma è solo d’asporto e non ci si può sedere).

bicycle arctic berry cake in church

Sospinti dalla pioggia ci rifugiamo nel pomeriggio nel Kungliga Slottet, il palazzo reale di fine Seicento con i suoi sfarzosi appartamenti di stato, la Skattkammaren (la tesoreria reale in cui sono custoditi corone, scettri e altri ori e argenti), la Slottskyrkan (Cappella Reale), le sculture romane di Gustavo III nel neoclassico Gustav III:s Antikmuseum e le fondamenta del vecchio palazzo reale medievale andato a fuoco nel 1697 al Museum Tre Kronor.

kungliga slottet

Durante la visita ai vari ambienti veniamo però sorpresi da un gran baccano e musica a palla provenienti dall’esterno. Ci eravamo scordati del Stockholm Pride, la parata LGBT più importante del Nordeuropa.

stockholm pride 2011_mosaic1

D’obbligo interrompere momentaneamente la visita a palazzo per immergersi nel bagno di folla e assistere alla sfilata di gruppi di ogni genere, dai medici ai pompieri, dalle infermiere alle ginnaste. Non poteva mancare anche il gruppo vegan antispecista.

stockholm pride 2011 mosaic 2

In serata ci dirigiamo verso Norrmalm, con il suo miscuglio di edifici neoclassici e contemporanei. Vaghiamo alla ricerca di un ristorante, e incappiamo nell’ottimo Malaysia, con una vasta scelta di piatti vegani e di carni di soia (ottimo il satay).
Il cuore della vita notturna è però a Södermalm, l’elegante quartiere dove gustiamo un breve accenno di movida nordica al Marie Laveau, elegante bar di design ricavato in una vecchia macelleria. Meglio i cocktail della carne, no?

marie laveau

Il giorno successivo viene dedicato, nonostante il maltempo, alla Versailles svedese, a Ekerö, nella contea di Stoccolma: Drottningholm.

drottningholm

Il palazzo, Drottningholms Slott, contemporaneo di Versailles e scenograficamente affacciato sul Lago Mälaren, è eccezionale. La visita guidata consente di ammirarne i magnifici interni, tra cui la barocca camera da letto reale della regina Hedvig Eleonora.

drottningholm park drottningholm park hercules

Altrettanto eccezionali i giardini, in cui si nascondono, ben celati, il Kina Slott, il sontuoso padiglione cinese fatto costruire da re Adolfo Federico per il compleanno della consorte Lovisa Ulrika nel 1753 (pare in una sola notte), e la particolarissima Tenda delle Guardie, che tenda non è, sempre di fine Settecento.

kina slott

Uniche delusioni sono state l’impossibilità di visitare lo Slottsteater, chiuso per un allestimento teatrale, e il ristorante del complesso, il Drottningholms Paviljongen, dove ho recuperato solo una misera insalata (nessun problema invece per i vegetariani – ovunque è possibile trovare un’opzione senza carne e pesce).

stockholm, people, dogs

A Stoccolma ci rientriamo a fine vacanza, per trascorrervi le ultime 24 ore. L’addio alla città lo diamo la sera prima di partire, con la cena da Lao Wai, caldamente consigliatomi da Vale e Ale (grazie! tack!), stracolmo all’inverosimile, in cui ci fiondiamo nonostante avessi chiamato per prenotare e mi fosse stato detto che non c’era posto. Con faccia da tolla tipicamente italica, ci presentiamo lo stesso, e riusciamo ad accaparrarci un posticino. La cucina è deliziosa, e la scelta dei tè cinesi ottima.

unknown lao wai waiting for green light

L’ultimo giorno è dedicato, complice un volo di rientro in tarda serata, allo shopping: dai grandi magazzi Åhléns per acquistare souvenir e dvd di film svedesi mai usciti in Italia, a PUB (quelli dove aveva lavorato Greta Garbo prima di diventare famosa) a caccia di regali e di capi eco-friendly di stilisti svedesi (come House of Dagmar), dallo splendido Chockladfabriken, paradiso del cioccolato (i lecca lecca di cioccolato fondente!), a Small Island, con la sua nutrita selezione di cioccolato dei migliori produttori europei, nonché caffè e spezie, a Duranis, minuscolo concept store in Gamla Stan, dove, cercando di non distruggere le tazzine di antiquariato pericolosamente in bilico su cataste di libri sistemati alla bell’e meglio su contenitori di tè Kusmi, ho cercato di difendermi dal solerte spirito commerciale della proprietaria, Linnéa, accanita personal shopper decisa a farmi diventare il suo miglior cliente. Per mia fortuna si è dovuta scontrare con il tetto massimo della mia carta di credito.

chocolate tea a bit of everything pepparkakorna chockladfabriken PUB böcker

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Vegbullar med potatis

3 11 2007

Mammas köttbullar är ju alltid de bästa (le polpette della mamma sono sempre le migliori): così recita un proverbio svedese, a riprova del fatto che le polpette sono uno dei piatti tradizionali della cucina del vasto paese nordico. Perché quest’incursione verso il Nord? È da qualche mese ormai che sto studiando lo svedese (utile, no?) e ad agosto ho organizzato un breve fine settimana a Stoccolma per mettere alla prova le mie rudimentali conoscenze, e per acquistare qualche dvd e libro.

Non ho purtroppo nessuna foto della città (quella che vedete l’ho presa da Internet), perché sull’aereo mi sono accorto che la digitale era rimasta sulla scrivania a casa… Stoccolma è assolutamente piacevolissima, facile da girare, e i locali si sono dimostrati estremamente gentili (e loquaci!) di fronte alle mie storpiature della loro lingua.

La cucina svedese, così come quelle degli altri paesi nordici, è basata in via esclusiva su carne e pesce. In ogni ristorante è però sempre possibile trovare alternative vegetariane e vegane. Anche i locali esclusivamente veg sono numerosi, e il mio preferito come rapporto qualità-prezzo è stato Organic Green (Rehnsgatan 24, tel. +36 (0)8 612 74 84): ristorante vegano (tranne che per il burro a disposizione dei clienti) in legno, con un piccolo spazio di vendita. I piatti sono semplici ma abbondanti e l’acqua (aromatizzata al limone e all’arancia) è gratuita. Ho anche acquistato il loro ricettario: hanno tentato di farmi desistere dicendomi che era solo in svedese, ma gli ho risposto che lo compravo apposta per questo!

Ritornando alle nostre polpette, mi sono cimentato al mio ritorno con questa versione veg del loro piatto tipico: le köttbullar (polpette di carne) sono diventate vegbullar, sempre accompagnate dalle immancabili patate.


Ingredienti (per 4):

granulato di soia 150 g
tofu 150 g
farina integrale 200 g
acqua 350 ml
shoyu 1 cucchiaio
brodo vegetale granulare* 1 cucchiaino
*senza glutammato
salsa rubra 1 cucchiaio
chiodi di garofano 4
cannella 1/2 cucchiaino
noce moscata 1/2 cucchiaino
cipolla secca 1 cucchiaino
pepe bianco macinato 1 cucchiaino
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
sale marino integrale 1 pizzico
pepe nero 1 macinata

Per la salsa
farina semintegrale 4 cucchiai

latte di soia 3 bicchieri
olio di girasole* 2 cucchiai
*bio, spremuto a freddo
noce moscata 1/2 cucchiaino
sale marino integrale 1/2 cucchiaino
dado granulare vegetale* 1 cucchiaino
* senza glutammato
panna di soia 200 ml
latte di soia 50 mlAccompagnamento

patate medie 4
lingonsylt* 4 cucchiai
*marmellata di mirtilli rossi svedesiTempo di preparazione: 45′

Lavate le patate, mettetele in una pentola con abbondante acqua e portate ad ebollizione. Lasciate cuocere per 30′ minuti fino a che diventino morbide (ma non devono sfaldarsi). Una volta pronte, toglietele dal brodo e spellatele. Tenetele al caldo.
Portate a ebollizione 350 ml d’acqua con lo shoyu, la salsa rubra e il cucchiaio di dado granulare. Aggiungete quindi il granulato di soia e amalgamare bene il tutto. Schiacciate ora il tofu, fino a ridurlo a una cremina e aggiungetelo al composto. Mescolate bene il tutto.

Polverizzate nel frullatore i chiodi di garofano, aggiungeteli al composto insieme alla noce moscata, alla cannella, alla cipolla secca e al pepe bianco. Mescolate di nuovo bene il tutto.
Aggiungete ora la farina, amalgamate e formate delle palline.
Sistematele in un cestello per la cottura a vapore. Portate a ebollizione un po’ d’acqua in una pentola, sistemate il cestello e fate cuocere per 15′.
Nel frattempo preparare la besciamella e, una volta pronta, aggiungete la panna e il latte di soia. Dovrete ottenere una salsa consistente ma fluida.
Friggete le polpette in una padella con l’olio, e aggiungete infine sale e pepe nero.
Disponete le patate calde sui piatti, un po’ di polpette, e copritene metà con la salsa. Terminate con un cucchiaio di lingonsylt, la tipica marmellata di mirtilli rossi svedesi che accompagna le polpette. La si trova facilmente nelle botteghe alimentari dell’IKEA, ma può tranquillamente essere sostituita con della marmellata di ribes o di altri frutti di bosco.

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