Praga

18 09 2011

prague perspective

Era da un po’ che volevo andarci. Almeno dal 1997. Per chi ancora non lo sapesse, ho una passione smodata per qualsiasi tipo di linguaggio umano. Se avessi tempo e risorse illimitate probabilmente me ne starei tutto il giorno a leggere e studiare qualsiasi lingua mi capiti a tiro. Al liceo e all’università, godendo di maggiore tempo libero, mi sono dedicato a gettare le basi di una quindicina di lingue diverse, senza molto filo logico per la verità. In alcuni casi si è trattato di relazioni durature che continuano ancora adesso (come nel caso del giapponese), in altri di brevi amori, passioni fugaci o semplici avventure. Una relazione che sembrava promettere bene è stata quella con il ceco. È stato durante il mio periodo slavo: il russo lo abbozzavo da autodidatta già dal liceo, il polacco era lì che mi tentava, e il ceco… Praga, i castelli boemi, le fiabe della tradizione centroeuropea, erano richiami culturali troppo forti per non interessarmi anche alla loro lingua. La relazione durò un anno, complice l’Associazione Italo-Ceca di Torino Doba, dove mi iscrissi al corso di lingua per principianti con risultati oserei anche dire soddisfacenti.

cards st vitus holiness a shop in prague

Dopo un anno di passione però l’amore svanì, non tanto per la lingua, sicuramente una delle più melodiose nella sfera slavofona, quanto a causa della mia maledetta Wanderlust, che mi portava a errare verso nuovi progetti e nuove infatuazioni. Col tempo per fortuna costanza e saggezza hanno pian piano preso il sopravvento (oltre a qualche pelo e capello bianco), e ora scelgo con molta cura le mie “compagne” di studio e di tempo libero, quest’ultimo purtroppo sempre troppo scarso.

i do

Comunque, a parte un piccolo kit di sopravvivenza a base di di Ahoj, Na shledanou, Děkuji e Mluvíte anglicky?, poco è rimasto purtroppo di quell’anno. Poco male, il proverbiale poliglottismo slavo si esplica in solitamente fluenti inglese e tedesco, con molti che abbozzano pure qualche frase nella lingua del sì.

dad riding afternoon walking changing the guard

Che dire di Praga? Si rischia effettivamente di essere banali, è un po’ come dover tessere le lodi di Firenze, Parigi, Roma o Venezia. Bella è bella, anzi è bellissima, senza dubbio una delle più magnifiche città del globo. E questo lo sanno anche le migliaia di turisti che abbiamo trovato in un inizio di agosto freddo e piovoso. Ma pazienza, si dribblano gli americani in pantaloncini e calze di spugna e i cinesi intenti a fotografare qualsiasi cosa (eh sì, in questo hanno preso dai giapponesi) sul Ponte Carlo, e ci si gode le viuzze acciottolate di Malá Strana con i praghesi che portano a spasso i loro cani sotto la pioggia o Hradčany di sera quando tutti si sono ormai rinchiusi nei loro alberghi. 

narrow maly buddha, prague night shadows

Den 1 (=Giorno 1)
Partenza sabato 30 luglio, volo easyJet Milano-Praga, in poco più di un’ora atterriamo e, affittata l’auto (ero con mia madre, poco propensa a perdersi fra metropolitana e mezzi pubblici) ci dirigiamo verso il Radisson Blu Alcron Hotel con i suoi interni art-deco originali. Albergo non economicissimo, ma selezionato per via di una superpromozione su booking.com, da consigliare per l’attenzione verso i vegan, dal latte e yogurt di soia a colazione, a tofu e piatti vegetali nel ristorante dell’albergo La Rotonde (ci abbiamo cenato una sera con poca voglia di uscire ancora causa pioggia battente). C’è anche da dire che a Praga essere vegan è davvero semplice, dato che di alternative se ne trovano un po’ ovunque.

maitrea, prague tofu in prague lehká hlava, prague

Il primo pomeriggio viene dedicato a uno dei grandi amori letterari di mia madre, un ebreo-praghese-di-madrelingua-tedesca (dai, è facile), quintessenza del crogiuolo di popoli della Praga di inizio Novecento. Il  Museo Franz Kafka (Muzeum Franzy Kafky) vanta un allestimento davvero eccezionale, valorizzato anche dalla scultura Proudy di David Černý di fronte all’ingresso (sì, quella di due uomini che urinano in un laghetto a forma di Repubblica Ceca… E il getto traccia famose citazioni della letteratura ceca), e dal bel negozio del museo sul lato opposto della piazzetta. Un breve sguardo a Malá Strana e poi cena da Maitrea, locale vegetariano in pieno centro, ambientazione orientaleggiante, richiami buddhisti, ricco menù di squisitezze. Da non perdere i piatti della tradizione ceca in versione cruelty-free.

k for... pissing malá strana

Den 2
Domenica piovigginosa a Praga. Ma forse è il tempo ideale per avventurarsi in Josefov, l’antica città ebraica nella città. Lunga coda per il biglietto d’ingresso al Museo Ebraico (Židovské Muzeum), comprensivo dell’ingresso a tutte le sinagoghe del quartiere. Si comincia dalla Sinagoga Pinkas (Pinkasova Synagóga), spoglio edificio del XVI secolo con riportati, su tutte le pareti interne, nomi e date di nascita e di morte dei quasi 80.000 ebrei cechi vittime del nazismo. Da qui si accede poi al Vecchio Cimitero Ebraico (Starý Židovský Hřbitov), con le centinaia di lapidi accavallate una sull’altra, perennemente all’ombra dei sambuchi.  La visita prosegue nella Sinagoga Klaus (Klauzová Synagóga) e nella Sala Cerimoniale (Obřadní Síň), con esposizioni riguardanti le cerimonie e le tradizioni ebraiche.

old jewish cemetery

Altra sinagoga è la Maisel (Maiselova Synagóga), con un’attenta ricostruzione del giudaismo ceco dal Medioevo al XIX secolo. Due passi di fronte al Municipio Ebraico (Židovská Radnice) con l’orologio dalle lancette che ruotano da destra a sinistra (come da tradizione ebraica) e l’affascinante Sinagoga Vecchio-Nuova (Staronová Synagóga), del Duecento, la più antica sinagoga europea ancora in funzione, nel cui sottotetto, secondo la leggenda, si troverebbe il corpo del Golem, il guardiano d’argilla creato dal Rabbino Löw. Non mi sono avventurato a cercarlo, dato che se ne trovano tanti altri in versione souvenir nei negozi delle varie sinagoghe.

anti-clockwise may the golems help you old-new synagogue

Cena a Hradčany, la collina di Praga, al Malý Buddha (Piccolo Buddha), sala da tè e ristorante asiatico con cucina thailandese, cinese e vietnamita ospitato in un antico palazzo barocco con soffitti a volta, candele e un enorme altare buddhista.

Den 3
Lunedì per fortuna soleggiato, interamente dedicato alla collina di Hradčany e al Castello di Praga (Pražský Hrad). Mentre ci dirigiamo dall’altro lato della Moldava, ecco apparire la Casa Danzante (Tančící Dům) di Frank Gehry e Vlado Milunić, dall’inconfondibile sagoma.

ginger & fred

Prima di entrare al Castello, sosta davanti  al Palazzo Černin (Černinský Palác), oggi sede Ministero degli Esteri, ma un tempo usato come quartier generale delle SS e poi scenario della defenestrazione “accidentale” di Jan Masaryk
Facendosi largo tra la folla riunita per il cambio della guardia, entriamo nel Castello, anche questo splendida città nella città, con le sue decine di luoghi da scoprire. In primis l’imponente Cattedrale di San Vito (Chrám sv Víta), gelosa custode dei gioielli della corona ceca, con la loro maledizione, l’enorme Monolite di Plečník in granito, l’Antico Palazzo Reale (Starý Královský Palác) e il bellissimo soffito gotico della Sala di Venceslao (Vladislavský Sál).

silver holiness granite gothic ceiling

Ecco poi la Basilica di San Giorgio (Bazilika sv Jiří), chiesa in realtà romanica ma ben mascherata da una facciata di stucchi crema e rossi, non prima di una doverosa sosta per una dissetante Pilsner Urquell. Segue shopping da Manufaktura, catena di negozi che propone il meglio dell’artigianato ceco in chiave ecologica e solidale. Dai giocattoli in legno, alle ceramiche, ai cosmetici non testati (certificati HCS), senza parabeni e quasi tutti vegan, con interessanti varianti quali quelli alla birra ceca.

mix of styles sewage blue

Da ultimo il pittoresco Vicolo d’Oro (Zlatá Ulička), le sue affascinanti casette colorate, la Torre Daliborka e un trdlo (manicotto di Boemia) caldo e inaspettatamente vegan. (attenzione, Stefania nei commenti qui sotto scrive giustamente di fare molta attenzione e di chiedere bene, perché potrebbero non solo contenere uova o latticini, ma anche lardo. Io ho chiesto tutto nello specifico e mi è stato detto che non c’erano ingredienti di origine animale…).

making trdlos 1 trdlo making trdlos 2

Prima di andare via, ultimo giro di acquisti al Hračky-Houpací Kůň, vera mecca di giocattoli tradizionali cechi  (bellissime le bamboline in legno). 

czech toys

Serata al Teatro degli Stati Generali (Stavovské Divadlo), interessante, più che per la qualità degli spettacoli (ci attendono alcune arie mozartiane da Le Nozze di Figaro, Die Zauberflöte e Die Entführung aus dem Serail), per i suoi splendidi interni originali che videro lo stesso Mozart dirigere la prima Don Giovanni nel 1787.

ready for opera mozart's soul back to the past

Den 4
Ultimo giorno utile per scoprire Praga. Tanti, troppi i luoghi ancora da vedere, i locali da provare, i negozi in cui andare. Ci accontentiamo di percorrere a piedi uno dei simboli della città, il Ponte Carlo (Karlův Most), storico collegamento tra Malá Strana e Staré Město, per poi dirigerci verso Piazza della Città Vecchia (Staroměstské Náměstí) e attendere lo spettacolo che le varie statuine dell’Orologio Astronomico (Staroměstský Orloj) compiono pazientemente da secoli ogni ora.

gate to the bridge the damned charles' bridge what's the time? ring the bell our lady of tyn

Non resta che perdersi nel labirinto di vicoli e passaggi coperti della Città Vecchia, rifocillarsi al Country Life (vedi sotto) e aspettare pazientemente che mia madre saltelli tra negozi vintage ed etnici, per poi rituffarsi in un ultimo bagno di folla. 
Le ultime ore praghesi ci conducono alla Sinagoga Spagnola (Španělská Synagóga), dagli elaborati interni moreschi e con una bellissima mostra sul giudaismo ceco nel XX secolo, e a alla statua dedicata a Kafka da Jaroslav Róna, proprio di fianco alla sinagoga.

vintage shopping kafka&kafka think pink

L’ultima cena praghese non può che essere da Lehká Hlava, locale vegetariano sempre affollato in cui è d’obbligo la prenotazione, soprattutto per cenare nella sala con il cielo stellato. Personale gentile, piatti eccezionali.

Den 5
La vacanza è conclusa, il tempo di chiudere le valigie, tornare in aeroporto e… Na shledanou Praho!

air balloon

COUNTRY LIFE
Nel dedalo di viuzze dietro Piazza della Città Vecchia si incontra questo locale (con annesso negozio di prodotti alimentari), che offre un buffet interamente vegetale ma, soprattutto, decisamente gustoso. Primo negozio-ristorante veg nella Praga postcomunista, Country Life ha anche altre filiali dislocate in città. La sede storica ha anche un piccolo dehors in un cortile seicentesco.

country life, prague

Dopo aver preso vassoio, piatto e posate, non resta che assecondare il proprio appetito in una vasta scelta che spazia dalle più classiche insalate, che si possono comporre a piacimento attingendo da contenitori di verdure crude e cotte, semi oleosi, cereali integrali e legumi, a interessanti hamburger di miglio o di grano saraceno, a sfiziosi involtini di pasta sfoglia con wurstel di soia, fino a un’ottima pizza di verdure e formaggio vegan.

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Buona anche la scelta dei dessert, in questo caso una torta di banane e vaniglia. Si paga a peso, si spende poco. Tutto bio, tutto vegan, tutto ottimo. Il problema è forse riuscire poi ad alzarsi da tavola.

country life, prague

Country Life – Melantrichova
Melantrichova 15
Praha
Metro: Můstek
Tel. +420 224 213 366

Cucina: vegan
Orari: lun-gio 9-20.30, ven 9-18, 11-20.30 dom
Prezzi: 200-350 CZK (da 8 a 14 EUR)
Piatti vegan: buffet di insalate, cereali integrali, legumi, burger di grano saraceno e di miglio, pizza, zucchine ripiene di soia, rotoli di sfoglia con wurstel; crostate, torte di cioccolato, banane, vaniglia.
Note: accessibile ai disabili.

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