Birmingham

21 03 2011

cathedral of st. philip

Do you know that Birmingham has more canals than Venice? With the only difference that Venice is gorgeous, while Birmingham sucks” (Lo sai che Birmingham più canali di Venezia? Con la sola differenza che Venezia è magnifica, mentre Birmingham fa schifo): parola di un mio collaboratore inglese che ci vive, alla mia richiesta di informazioni sulla città in vista di un mio viaggio di lavoro. Che potesse non essere quel che si dice una bella città l’avevo intuito. Pochissime informazioni turistiche. Zero guide dedicatele (e in Inghilterra è  possibile trovare guide monotematiche pure su Truro o su Llanfairpwllgwyngyll). Ma soprattutto manco uno straccio di pagina su una delle mie bibbie di riferimento per i viaggi, il terrificante tomo 501 Must-Visit Cities. Accipicchia, deve proprio far vomitare.
Ma tant’è. Prenotato ormai già il volo del primissimo mattino da Newcastle a Birmingham, e avendo un’intera giornata a disposizione prima degli impegni lavorativi dei due giorni seguenti di permanenza, non mi resta che far buon viso a cattivo gioco.

council house

E invece no, mi sono dovuto ricredere. Certo non è uno dei più bei luoghi d’Europa, ma Birmingham, seconda città del Regno Unito e principale centro manifatturiero del paese fin dal XIX secolo, sventrata dai bombardamenti tedeschi e avvilita dagli scempi architettonici del dopoguerra, conserva ancora tanti piccoli scorci che testimoniano la sua importanza e la sua ricchezza in epoca vittoriana.

b'ham canals

Si comincia con la visita alla Cathedral Church of St. Philip, una delle più piccole cattedrali inglesi, costruita all’inizio del Settecento e impreziosita dalle vetrate di Edward Burne-Jones.

b'ham sky

Da qui si arriva all’imponente Victoria Square, circondata dalla Council House e dal Birmingham Town Hall, modellato sul Tempio di Castore e Polluce di Roma, e impreziosita da varie statue e fontane. Non lontano l’Iron Man di Antony Gormley, enorme statua senza braccia.

victoria square spheres victoria square town hall iron man church

Non distante, il Birmingham Museum and Art Gallery, offre una ricca collezione di pittura preraffaelita, ma anche tele di Degas, Renoir, Braque e Canaletto. L’allestimento è molto ottocentesco, il che lo rende ancora più suggestivo.

bullring

Più a sud il gigantesco Bullring, un enorme centro commerciale che occupa buona parte del centro della città, e in cui spicca Selfridge’s, ospitato in un vero e proprio gioiello di architettura contemporanea. Non lontano da qui i morsi della fame mi spingono da The Warehouse.

the warehouse, birmingham

A fianco del ristorante, shopping gastronomico da One Earth Shop, negozio di alimentari vegan, in cui è possibile trovare alcune rarità sul mercato italiano, dal cioccolato bianco ai semi di canapa integri, dal Vegemite ai sostituti vegani delle uova. Oltre a un inquietante vegan suet (=grasso di rognone vegano).

one earth shop

Nel pomeriggio (gelido), non poteva mancare il giro della zona dei canali. Effettivamente quelli veneziani sono un’altra cosa, ma anche questi hanno un grande fascino e devono essere sicuramente molto piacevoli nel periodo estivo.

b'ham canals canals b'ham goose bridge and canals

Da qui un salto infine nel Jewellery Quarter, il quartiere degli orafi, con le sue belle casette vittoriane, e le sue chiese con annessi cimiteri piacevolmente gotici.

jewellery quarter

Il tutto termina da un giro da Waterstone’s e dalla cena al ristorante The Thai Orchid: ospitato in un bel palazzo ottocentesco, questo ampio ristorante thailandese offre splendidi piatti vegetariani a base di verdure, riso, tofu e latte di cocco. Da non perdere l’antipasto a base di verdure e tofu in pastella, così come gli stufati vegetali a base di latte di cocco.

Visualizza la mappa di Birmingham del Cucchiaio di Legno

THE WAREHOUSE CAFE

Il ristorante, ospitato in un ex-magazzino ottocentesco, ha la particolarità di essere autosufficiente dal punto di vista energetico: elettricità e acqua calda sono entrambe frutto dei pannelli solari montati sul tetto. A ciò si aggiunge una cucina interessante, con numerosi piatti della tradizione britannica in versione vegetale.

the warehouse, birmingham the warehouse, birmingham the warehouse, birmingham the warehouse, birmingham the warehouse, birmingham the warehouse, birmingham

Il menù degustazione che ho provato comprendeva una zuppa di sedano rapa e rosmarino con crema di noci e pane biologico (interessanti anche le gorditas messicane piccanti con salsa di pomodoro e chipotle e purée di mango e limetta), seguita delle splendide salsicce di lenticchie marroni e pomodori secchi con mash di patate alla colcannon e gravy di birra ale biologica. Sempre fra i piatti principali un ricco tabouleh marocchino e un orzotto. Eccezionali i dessert, in particolare quello assaggiato: un brownie cioccolato-arancia con gelato al cardamomo e pistacchi arrostiti.

the warehouse, birmingham

Il personale è disponibile seppur non particolarmente caloroso (ma siamo in Inghilterra, d’altronde), la cucina è a vista, la sala luminosa e arredata in legno. Unico neo è che il ristorante è situato al primo piano a cui si accede tramite una ripida scalinata. Non il massimo quindi per i disabili.

the warehouse, birmingham

In definitiva, comunque, una delle migliori esperienze gastronomiche vegan in Inghilterra. Da provare.

 

BIRMINGHAM
per vegan-buongustai

The Warehouse Cafe
54 Allison Street
tel. +44-121-6330261
tram: Snow Hill Station
orari: lun-ven 11-22, sab 11-18

Ristorante vegetariano, con numerose opzioni vegane, ripropone classici della cucina inglese e internazionale, soprattutto mediterranea, messicana e asiatica. Da non perdere le salsicce e i dessert. Buona scelta anche di burger, compresi i cheeseburger con formaggio e pesto vegan.  
Accetta carte di credito.

The Thai Orchid
7 Bennetts Hill
tel. +44-121-2121000
tram: Snow Hill Station
orari: lun-dom 12-14.30 e 17.30-22.30

Ristorante thailandese, offre una ricca selezione di piatti vegani. Da provare il “vegetarian banquet”, composto da una ricca serie di antipasti e piatti principali 100% vegetali. Solo i dessert non lo sono, con l’eccezione della macedonia di frutta, sebbene non credo che possiate averne voglia perché le dosi sono esageratamente abbondanti.
Accetta carte di credito.

One Earth Shop 
56 Allison Street
tel. +44-121-6326909
tram: Snow Hill Station
orari: lun-sab 10-17

Di fianco al Warehouse Cafe, questo piccolo negozio di alimentari vegani propone tutta una serie di prodotti di difficile reperibilità in Italia, come il cioccolato bianco, i vari sostituti delle uova, e il mix per realizzare il gravy (tipica salsa inglese). Da provare inoltre i prodotti freschi di panetteria e pasticceria. Ed eventualmente anche il vegan suet (v. sopra).

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Londra

9 12 2009

henry and his wives

“When a man is tired of London he is tired of life”

E come dar torto a Samuel Johnson, che già trecento anni fa  scriveva di quanto sia  difficile stancarsi della capitale britannica. Così come non me ne stanco mai anch’io, tanto da averci trascorso le mie ultime vacanze estive, tornandoci per l’ottava volta (complice anche la sterlina debole, una volta tanto!). Ed ecco a voi la terza miniguida del Cucchiaio di Legno, con i miei personalissimi consigli, adatti sia a chi ha intenzione di andarci per la prima volta (ho rivisitato con piacere tanti luoghi già visti e conosciuti, avendo accompagnato un amico “neofita” della città), sia per chi invece la bazzica di frequente. Sempre ben accetti i vostri suggerimenti, di cui farò tesoro per la mia nona visita ;-)

bread galore

  • Covent Garden Piazza al sabato pomeriggio, con artisti di strada davanti alla St. Paul’s Church e con il mercato alimentare (da provare le delizie vegetariane libanesi).

  • Il mix di Cina e Inghilterra di Chinatown, con una delle più antiche comunità cinesi in Europa.

  • L’offerta teatrale su Shaftesbury Avenue. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

  • Piccadilly Circus, uno dei cuori pulsanti e delle icone più famose di Londra.

brown, please!

  • Un salto al Japan Centre su Piccadilly: il sushi vegano con riso integrale è impareggiabile. Oltre alla possibilità di reperire ingredienti rintracciabili solo in Giappone.

  • Le querce e l’atmosfera rilassata di Green Park, la vista su Buckingham Palace dal Mall, e gli scoiattoli sfrontati di St. James’s Park.

  • L’imponenza di Trafalgar Square.

  • Una cena da Mildred’s, sempre e costantemente affollato. Ma vale la pena aspettare per la torta tartufata al cioccolato e arancia.

thanks, sir foster!

  • Il British Museum a più riprese. O almeno una visita alle Sainsbury African Galleries, un’ottima introduzione all’Africa subsahariana, alla Mexican Gallery (sala 27) con la sinistra maschera di Tezcatlipoca (sì, è un teschio vero ricoperto di pietre preziose), e alla King’s Library, compendio delle idee illuministiche alla base della creazione del museo, o ancora le ricche collezioni dedicate alla Cina e all’Asia meridionale delle sale 33 e 34. Naturalmente, da non perdere assolutamente, nonostante le folle oceaniche, la Stele di Rosetta (sala 4) e i marmi del Partenone (sala 18).

  • Shopping gastronomico da Alara Wholefoods, dove potrete trovare il burro d’arachidi a pezzi grossi o quello golosissimo di anacardi, i flapjack biologici e i biscotti scozzesi senza burro e uova, oltre a un vasto assortimento di spezie, cosmetici naturali e integratori. D’obbligo pranzare al loro buffet vegetariano, economico ed estremamente soddisfacente.

  • Spulciare le centinaia di ricettari in vendita da Books for Cooks, comodamente seduti sul divanetto centrale. Senza possibilmente lasciarci lo stipendio. Sì, lo so, è difficile.

  • Lasciarsi sopraffare dal profumo inebriante che si respira da The Spice Shop, dove una quantità esorbitante di spezie fa bella mostra di sé nel claustrofobico negozietto di Notting Hill.

london holidays

  • “All you can eat” è il motto del ristorante cino-thailandese Buffet V. Tutto veg, of course. Un’altra opzione simile la propone il minuscolo Chi Vegan Noodle Bar, dietro Trafalgar Square.

  • Se non ce la fate proprio a farne a meno, il migliore caffè espresso di Londra lo trovate da Algerian Coffee Stores, con un’impressionante selezione di caffè, tè e prodotti dolciari provenienti da tutta Europa.

  • Se capitate a Londra in agosto e settembre, quando la regina è in vacanza in Scozia, è divertente e un po’ kitsch visitare le sale aperte al pubblico di Buckingham Palace. Anche se la collezione di abiti della regina l’avrei volentieri evitata.

  • Shopping su Oxford Street e Regent Street, soprattutto per fare il pieno di CD e DVD scontati da HMV o navigare gratis all’Apple Store.

japanese sweeties

  • Gustarsi un tè con dolci tipici giapponesi (la maggior parte dei wagashi sono vegan) da Minamoto Kitchoan, pasticceria del Sol Levante su Piccadilly. Oishii!

  • Dedicare un’altra intera giornata ai capolavori contenuti nella National Gallery, con la sua carrellata di pittura europea dal Medioevo al XIX secolo, da Giotto a Degas.

  • Per un vero tè inglese con vista su Londra, dirigersi al Portrait, il ristorante della National Portrait Gallery.

  • Almeno una serata nei locali e pub di Soho, cena inclusa (magari a base di bento vegetariano da Osatsuma).

  • gargoyles & co.

  • La magnificenza della Westminster Abbey, capolavoro dell’architettura medievale inglese e uno dei luoghi che reputo più suggestivi della capitale inglese. Il mio consiglio, quando è affollata di visitatori, è quello di rifugiarsi nella vetusta e disadorna St. Faith’s Chapel, di fianco al Poets’ Corner. Insieme alla contigua St. Margaret’s Church, la cattedrale è inserita dall’Unesco fra i siti patrimonio dell’umanità.

  • Un giro in barca sul Tamigi è divertente, soprattutto per i commenti dei marinai, più gossip che spiegazione turistica, da Westminster verso est, fino a Greenwich. E a Greenwich tornate indietro con la metro, non senza prima aver percorso a piedi il Greenwich Foot Tunnel, passaggio pedonale proprio sotto il fiume. E l’umidità si sente eccome!

  • Le decine di tesori conservati nella Tower of London, altro sito iscritto nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La normanna White Tower centrale è uno dei miei scorci londinesi preferiti.

  • Salire sulla passerella aerea di uno dei simboli più noti della città, il Tower Bridge.

  • you should be working

  • Pranzare nella cripta della chiesa cockney di St. Mary-le-Bow, in quello che era lo storico The Place Below, ora divenuto, da pochi mesi, Café Below. O anche fuori all’aperto.

  • Assistere a uno dei numerosi spettacoli proposti dal Southbank Centre.

  • Un po’ troppo turistico per i miei gusti, ma effettivamente la vista sulla città dal British Airways London Eye è impareggiabile. Anche se ho francamente temuto per la tenuta della capsula quando, in cima alla ruota, quelle cinque americane oversize con un balzo si sono spostate tutte insieme verso l’esterno per scattare foto ricordo.

  • Ottima selezione di pane di ogni genere da Konditor & Cook. Mmm… Pane alle noci, olive o di segale? Vabbè, provo tutto.

  • a pint, please

  • La birra al pub è un’istituzione britannica. Tanto vale berla nel suggestivo George Inn, pub storico del XVII secolo iscritto al National Trust. E gli inglesi diventano mooooolto più loquaci quando bevono. Poi per farli smettere potete tirargli la bottiglia vuota in testa.

  • Sempre se capitate a Londra in estate, vale la pena partecipare alle visite guidate alle Houses of Parliament nel Palace of Westminster (anch’esso iscritto nell’elenco UNESCO), e capire come suona il politichese al di là della Manica. Che sembrerebbe suonare meglio che nel Belpaese, soprattutto quando si scopre che qualunque cittadino di Sua Maestà può presentarsi in parlamento e richiedere un colloquio immediato con un deputato, qualora presente.

  • I 13 gusti di gelato vegan, tutti senza latte di soia e zucchero (ma a base di latte di cocco, anacardi e sciroppo d’agave), che troverete da Inspiral Lounge. Il raw chocolate è D-i-V-i-N-o.

  • Mettere a dura prova fiato, claustrofobia e vertigini salendo in cima alla St. Paul’s Cathedral, il capolavoro di Christopher Wren miracolosamente scampato ai bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale. Gli interni sono altrettanto magnifici. Sempre che sopravviviate alla salita.

  • E infine ringrazio Alice per avermi fatto scoprire Saf, uno dei templi mondiali della cucina vegan, con un eccelso menù crudista e una costante ricerca e innovazione gastronomica. I “ravioli di rapa rossa con ricotta di anacardi e verdure croccanti con fichi al balsamico e olio di zucca” (senza pause!!!) sono il degno commiato a una città che riesce a riservare  ogni volta piacevoli sorprese e stimoli sempre nuovi.

  • i love raw food

     

La mappa di Londra del Cucchiaio di Legno

catching the flight

 

La ricetta, infine…

bubble & squeak

Bubble and squeak

Classico piatto a base di avanzi, si prepara tradizionalmente con le verdure avanzate dell’arrosto della domenica. Nulla vieta comunque di prepararlo appositamente, dato che è una ricetta assolutamente squisita e molto adatta al freddo invernale che sta arrivando. Le patate sbucciatele dopo la lessatura, e volendo unite anche altre verdure (le più adatte sono carote e cavolini di Bruxelles). Volendo potete sostituire il burro con dell’olio di girasole bio, possibilmente altoleico, in modo da sopportare le alte temperature. Le dosi sono per 4 persone.

patate 450 g
cavolo cappuccio 250 g
cipolla 1
burro di soia 70 g
olio di girasole altoleico 2 cucchiai
acqua 3 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero

Portare a ebollizione dell’acqua con un pizzico di sale. Lessare le patate per 25’. Fatele raffreddare, sbucciatele e tagliatele a pezzetti. Schiacciatele insieme a 55 g di burro, un pizzico di sale e pepe.
Affettare il cavolo. Metterlo in una padella antiaderente con 15 g di burro e l’acqua su fuoco medio e coprire. Cuocere per 10’. Aggiungerlo alle patate e controllare di sale e pepe.
Mondare e affettare la cipolla. Scaldare l’olio in una padella antiaderente e ammorbidire la cipolla. Aggiungere la miscela di cavolo e patate e schiacciarla in modo da ottenere un tortino.
Cuocere il tortino per 15’, poi girarlo sull’altro lato, e cuocere per altri 10’.

1 ora e 20 minuti 

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Ann Purna

21 09 2009

Dopo aver parlato tempo fa del bel David Bann, è ora di presentare un altro ristorante vegetariano di Edimburgo. Ann Purna è un incantevole ristorante indiano specializzato in cucina vegetariana del Gujarat, scoperto quasi per caso durante il mio soggiorno scozzese dell’anno scorso.
Situato in una piacevole piazza del centro storico, da Ann Purna, arredato sui toni del bianco e del blu, verrete accolti con un gran sorriso dalla proprietaria e dalla sua famiglia, che farà di tutto per mettervi a vostro agio e soddisfare le vostre richieste.
Per chi è vegan come me, la cucina vegetariana indiana non fa uso di uova (un problema in meno), ma bisogna fare attenzione invece alla presenza di latticini e dell’immancabile ghee, il burro chiarificato utilizzato per cucinare. Qui da Ann Purna basta dire che siete vegan, e non ci saranno problemi di sorta. I sapori sono quelli autentici che potreste provare ad Ahmedabad, e per fortuna i piatti non sono soffocati dalle spezie. 
Per andare sul sicuro e assaggiare una valida selezione di specialità della regione del Gujarat, basta ordinare un thali, un piatto unico composto da più assaggi (beh, chiamarli assaggi è riduttivo), accompagnato da riso basmati integrale e dai vari, splendidi pani indiani.

Visualizza ann purna, edimburgo

Visualizza album completo

Ann Purna
44-45 St. Patrick Square
Edinburgh, EH8 9ET
Tel. +44 (0)131 662 1807
Bus: South Side, St. Patrick Square / South Side, Clerk Street at 14
Google Maps

Cucina: vegetariana indiana, vegan
Orari: lun-ven 12-14 e 17.30-23, sab-dom 17.30-23
Prezzi: GBP 19 (EUR 21) bevande incluse
Specialità vegan: samosa, kumbi masala (funghi tritati e cotti nelle spezie), pakoora, verdure al curry, dhal.
Note: Il locale non è grandissimo, quindi conviene prenotare. Accetta carte di credito. È approvato come kosher dal rabbinato di Edimburgo.
Altre recensioni: Happy Cow

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David Bann… e la sua panna cotta “scozzese”

24 07 2009

david bann, edimburgo da te.

Here, deep aubergine walls accented in silver and dark, minimalist seating send a strictly “nouvelle” message. As does the menu, which sweeps confidently through most of the globe, from the Mediterranean to the Pacific, via India and Thailand.*
- The Scotsman.

David Bann è lo chef di questo bellissimo ristorante (e bar) di classe, fiero di offrire solo cibo vegetariano: la dicitura “vegetarian restaurant” credo appaia ovunque! Inserito nel circuito Slow Food, propone piatti inventivi cucinati con ingredienti assolutamente freschi (bisogna avere un po’ di pazienza), e presentati con stile. Sicuramente uno dei posti migliori dove portare amici carnivori e gourmet, dove organizzare una cena di lavoro, e soprattutto da non perdere se vi trovate a Edimburgo.
Inutile dire che è uno dei miei ristoranti preferiti in Europa.

Sempre affollatissimo e aperto tutti i giorni, David Bann propone un’ottima scelta di piatti vegan e “veganizzabili”, con un’attenta selezione degli ingredienti e degli accostamenti di colore e sapore. La cucina spazia dal Mediterraneo all’India, dal Giappone alla Thailandia, senza dimenticare la rivisitazione di piatti tradizionali britannici.

david bann, edimburgo da te.

Unico punto un po’ a sfavore è la disponibilità di dessert vegan, non molto cospicua, ma è possibile comunque rinfrancarsi con un buon gelato vegetale al cioccolato.

david bann, edimburgo da te.

Una delle loro specialità è la panna cotta alla scozzese con fragole. Il tipico dolce italiano è stato rivisitato con l’aggiunta di uno dei simboli del paese, il whisky di malto. Purtroppo non l’ho provata in quanto realizzata con latticini. Mi sono però fatto passare la ricetta e l’ho “veganizzata”, oserei dire, con successo. L’accostamento panna e whisky può sembrare azzardato, ma vi assicuro che il tasso alcolico di questo dolce è assolutamente nullo: l’alcol evapora in cottura, lasciando però intatto l’aroma inconfondibile del whisky.

panna cotta al whisky di malto con fragole al caramello da te.

Panna cotta al whisky di malto con fragole al caramello
Utilizzate la panna di soia della Soyatoo, quella da montare, e del buon whisky di malto scozzese. La ricetta originale prevede l’utilizzo di zucchero, che ho sostituito con del malto di riso (che a sua volta esalta l’aroma del whisky), e dell’estratto di vaniglia, che ho preferito sostituire con della vaniglia in stecche. Le fragole, ormai quasi al termine della loro stagione, possono essere rimpiazzate con delle più estive pesche o con dei frutti di bosco. Le dosi sono per 4 persone.

Ingredienti

Per la panna cotta
panna di soia Soyatoo 600 ml
whisky di malto 100 ml
malto di riso 120 g
vaniglia 1 stecca
agar agar in fiocchi 1 ½ cucchiai

Per le fragole al caramello
fragole 300 g
zucchero integrale 4 cucchiai
succo d’arancia 4 cucchiai

Per decorare
zucchero di canna a velo vanigliato 4 cucchiaini

Per la panna cotta
Mettere la panna, il whisky, il malto e la stecca di vaniglia in una casseruola. Ricoprire con l’agar agar senza mescolare. Riscaldare a fuoco basso e, quando inizia a bollire, mescolare l’agar agar e girare con un cucchiaio di legno. Continuare a mescolare a fuoco basso per 15′.  Passare il composto attraverso un colino a maglie fitte per eliminare la stecca di vaniglia e l’eventuale agar agar non discioltasi. Versare in quattro stampini da budino e lasciar raffreddare. Mettere poi in frigo a rassodare per un paio d’ore.

Per le fragole al caramello
Lavare le fragole e tagliare il picciolo. Se sono grandi (come quelle che avevo io), tagliarle a metà. In un padellino antiaderente scaldare lo zucchero a fuoco basso fino a quando inizia a sciogliersi, aggiungere il succo d’arancia e mescolare fino a quando il composto si ispessisce e si caramellizza. Aggiungere quindi le fragole e scaldarle per qualche minuto.

Rovesciare la panna cotta in un piatto, guarnire con le fragole e un po’ di caramello, e terminare con una spolverata di zucchero di canna a velo vanigliato.

35′ + 2h di riposo in frigo

david bann, edimburgo da te.

David Bann
56-58 St Mary’s Street
Edinburgh EH1 1SX
Tel. +44 (0)131 556 5888
Google Maps

Cucina: vegetariana fusion
Orari: 11-22, tutti i giorni
Prezzi: GBP 18-23 (EUR 21-27) - antipasto, piatto principale e dessert, bevande escluse
Specialità vegan: zuppe di verdure fresche con pane fatto in casa; frittelle thailandesi a base di tofu affumicato; insalata di patate e verdure alla griglia; insalata di crescione e barbabietola con vinaigrette al lampone; insalata di patate novelle, olive, capperi e acetosella; hummus; antipasto di olive; patate fritte con ketchup di mele e pomodoro; insalata di verdure marinate; tortino di ceci e melanzane arrosto con puré di patate e riduzione di vino rosso e cipolle; udon con salsa di zenzero e peperoncino e tofu affumicato; curry di funghi, fave e anacardi; prugne e ananas caldi con riso cremoso al cocco; frittelle di mele; sorbetto; gelato al cioccolato. Succhi di frutta e caffetteria.
Note: molti piatti sul menù sono veganizzabili a richiesta. Accetta carte di credito. Consigliata la prenotazione, è sempre pieno.
Altre recensioni: Happy Cow

*Qui, pareti di un melanzana acceso, accentuate da toni argento, e scure sedie minimaliste mandano un messaggio strettamente “nouvelle cuisine”. Così come il menù, che si muove rapido e con sicurezza attraverso gran parte del globo, dal Mediterraneo al Pacifico, attraverso l’India e la Thailandia.

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Vegan London

26 12 2006

Fra tutti i paesi europei, quello in cui, sia per ragioni storiche (la Vegetarian Society è nata proprio qui), etniche (la vasta comunità indiana) e salutistiche (la sigla BSE vi ricorda qualcosa?) il vegetarismo ha maggiormente attecchito, è il Regno Unito. Londra ne è naturalmente la degna rappresentante, ed è uno dei paradisi in terra per chi è vegetariano e vegan. Ovunque si vada è molto semplice riuscire a ottenere un piatto vegetariano, anzi, in quasi tutti i ristoranti, pub e fast food sono ben evidenziate le opzioni senza carne e pesce (un po’ meno comuni quelle senza latticini e uova). In ogni caso a Londra un palato vegan non patirà i morsi della fame, questo è sicuro.

La capitale inglese è, anche per questa ragione, una delle mie mete preferite: ed è per festeggiare la (seconda) laurea di LDM che ci siamo andati sfruttando il ponte dell’Immacolata.

Anche questa volta molte cose da fare e da (ri)vedere: per il mio sesto viaggio londinese e per il nono (!) di LDM, decidiamo di dedicarci a un paio di musei…
Sua Maestà il British Museum…

dove, tra i marmi del Partenone, la stele di Rosetta e le sezioni indiana, giapponese e medievale, scorrono velocemente tre ore; e il non notissimo (ma molto interessante) Imperial War Museum, dove, tra simulazioni di un rifugio antiaereo nella Londra colpita dalle bombe tedesche e una raggelante sezione dedicata all’Olocausto, ci ricongiungiamo con Federica, una nostra amica ormai stanziata nella capitale britannica.

Non riusciamo purtroppo a visitare la Cattedrale di St. Paul (chiusa di domenica, giorno in cui saremmo voluti andarci), così come facciamo tardi per salire sul Tower Bridge (anche se riusciamo finalmente ad attraversarlo).

Per quanto riguarda la parte culinaria, ammetto che stavolta è stata un po’ deludente. Niente Mildred’s, il miglior ristorante vegan della città, già provato a settembre dell’anno scorso, (sabato sera era pienissimo e domenica era chiuso), mentre finiamo, scortati dall’elenco del fido Happy Cow, in un ristorante veg indiano, Mantra, con una buona cucina (anche se con porzioni piccole) e un servizio attento. Ne usciamo purtroppo con gli abiti intrisi di un odore nauseabondo di spezie… Domenica sera, invece, alla vana ricerca di un ristorante veg aperto a Soho, decidiamo di provare un posto indicato dalla Lonely Planet, il Garlic and Shots: il locale non è consigliato ai vampiri, alla mia amica Romina e in generale a chi mal sopporta l’aglio, dato che TUTTO (birra inclusa!) prevede la presenza del simpatico bulbo. Riesco a rimediare un piatto vegan (una ricetta tex-mex da cui faccio escludere il formaggio, composta da riso saltato, nachos, fagioli e verdure), mentre LDM si delizia con la sua birra agliosa! Pazienza, sarà per la prossima volta…

Qualche dritta in più per vegani a Londra…

http://www.veganlondon.co.uk/

Inoltre, per pasti veloci, due catene di fast food con una buona scelta di cibo 100% vegetale (chiaramente indicato!):
Pret a manger (catena londinese di cibo bio, fresco e senza additivi e conservanti)
YO! Sushi (cibo giapponese con una buona scelta vegan)

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