Gam Gam

3 11 2009

gam gam, venice

Ebbene sì, li ho contati… Sono 32 30, i locali e i ristoranti provati nell’ultimo anno e di cui vorrei parlarvi. Una miriade, considerati anche i tempi stretti che posso dedicare al blog, e al fatto che si tratta pur sempre di uno spazio dedicato alla cucina. I miei quattro lettori dovranno quindi mettersi un po’ il cuore in pace e accettare il fatto di doversi sorbire un po’ più spesso foto e recensioni, e di vedere un po’ meno ricette da qui a qualche mese. Nel frattempo, cari i miei lettori, tranquillizzatevi, ho appena scoperto che due di questi trentadue ristoranti hanno chiuso i battenti (ahimè, Il Girasole di Milano e, doppio ahimè, lo squisito Maman Terrace di Osaka, uno dei migliori templi della cucina macrobiotica e vegan del globo… Ma giungono voci di una riapertura – sto tenendo le dita incrociate…).

Ne approfitto questa volta per parlarvi di un locale a cui ho già accennato in più e più occasioni. Si tratta di Gam Gam, ristorante kosher nel Ghetto ebraico di Venezia, sempre molto affollato, soprattutto da americani e israeliani, per ovvie ragioni. Per chi non lo sapesse, kosher designa quegli alimenti conformi alle regole alimentari (casherut) dell’ebraismo, tra cui una delle più importanti è la netta separazione tra carne (besarì) e latticini (halavì), che non possono essere consumati, né cucinati insieme o con gli stessi utensili. Questo può essere d’aiuto per chi è vegetariano e parzialmente per chi è vegan: i ristoranti, i bar, le panetterie kosher infatti possono specializzarsi esclusivamente o in un alimento o nell’altro. Gam Gam cucina carne, e quindi potete essere sicuri che latte, burro e formaggi saranno assenti dai piatti vegetariani che propone (ma non necessariamente le uova). Per chi è vegetariano è d’altro canto molto semplice muoversi in Israele, dove la gran parte dei ristoranti sono specializzati in halavì.

Gam Gam offre una cucina a base di piatti tipici ebraici e mediorientali, tra cui spicca il loro cremosissimo hummus, e proposte legate alla tradizione culinaria veneziana e giudaico-veneziana, come le melanzane del ghetto e i fondi di carciofo. Il servizio è veloce e abbastanza curato, tenendo conto che non mi è mai capitato di trovare il ristorante poco affollato. Proprio per questa ragione consiglio di prenotare in anticipo, soprattutto per accaparrarsi i tavoli lungo le fondamenta del Canale di Cannaregio, dove è piacevolissimo pranzare o cenare d’estate.

gam gam, venice

Un neo del ristorante è purtroppo l’assenza di dolci vegan, dato che contengono tutti uova. Poco male: non li rimpiangerete, dopo esservi strafogati di antipasti vegetariani misti e di falafel (che tra l’altro potrete acquistare e consumare strada facendo, dato che il ristorante propone anche la vendita delle gustose polpette come street food).

gam gam, venice

Gam Gam
Sottoportico di Ghetto Vecchio/Fondamenta di Cannaregio
Cannaregio 1123
30100 Venezia
Tel. 041 5231495
Vaporetto: Guglie
Google Maps

Cucina: kosher senza latticini, ebraica, giudaico-veneziana, anche vegetariana e vegan
Orari: ven 12.15-15.15, sab 19.30-22, dom-gio 12-22 
Prezzi: EUR 20-25 senza vino
Specialità vegan: antipasti vegetariani misti, falafel, baba ganoush, hummus, hummus con funghi, couscous con verdure, melanzane del ghetto, fondi di carciofo, grigliate di verdure; vini kosher israeliani
Note: anche falafel bar take-away. Consigliabile la prenotazione. Non accetta carte di credito.
Altre recensioni: Happy Cow

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La Locanda dei Sapori

1 11 2009

la locanda dei sapori, alessandria

Uno degli aspetti che prediligo maggiormente quando viaggio è naturalmente quello di provare ristoranti e specialità del posto, elemento  imprescindibile per vivere appieno la realtà del luogo. A volte mi sposto anche solo semplicemente per provare un indirizzo consigliatomi o di cui ho sentito parlare o ho letto. Ed è questo il caso della mia ultima “missione” su Alessandria, dettata dalla curiosità di provare questo ristorante-pizzeria che si vanta di poter soddisfare esigenze alimentari diverse, garantendo con una ricca scelta anche le necessità chi ha ha scelto di non consumare nessun prodotto di derivazione animale.

Elemento importante è anche l’attenzione rivolta a chi soffre di intolleranze alimentare di vario tipo, in particolare per chi è affetto da celiachia.  L’attenzione dimostrata al cliente è anche esemplificata dal fatto che il locale sia perfettamente accessibile ai disabili, con accessi, porte e bagni perfettamente in regola.

Il locale, affollatissimo (per fortuna avevamo prenotato), propone piatti cucinati con ingredienti freschissimi. Pasta e dolci sono fatti in casa, e la polenta è quella vera di farina di mais cotta a lungo. Il servizio è attento e veloce, il personale molto cortese.

la locanda dei sapori, alessandria

Per quanto riguarda l’esperienza culinaria vera e propria, a un pasticcio di verdura sono seguite interessanti proposte di piatti unici: generose porzioni di polenta con funghi porcini e salsa verde, e di ravioli fatti in casa con ripieno di brasato di seitan e conditi con pomodoro fresco ci hanno permesso di apprezzare la cucina semplice e casalinga.
Morbidissima anche la farinata che abbiamo assaggiato, e che quasi ci ha impedito di arrivare ai dessert. E qui va il mio complimento personale: la lista dei dolci vegan è ampia e variegata, tanto da far addirittura impallidire dalla vergogna diversi ristoranti vegetariani che spesso propongono una sola opzione senza latticini e uova (e a volte neppure quella…). Protagonista indiscusso il cacao, sia in una torta di cioccolato con crema di pesche, che in una crema di riso e cacao accompagnata da fettine di pera.

Ho avuto modo di parlare con la titolare, Rosetta, da cui traspare anche la grande passione per il suo lavoro, e che mi ha detto che sono ormai tre anni che propongono piatti vegani con successo.
Sicuramente un bel connubio tra ristorazione tradizionale e richieste più particolari, con un eccellente rapporto tra qualità e prezzo.

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La Locanda dei Sapori
Via Giuseppe Verdi 38
15100 Alessandria
Tel. 0131 288141
Google Maps

Cucina: cucina italiana, piemontese e ligure, pizzeria, con piatti anche vegetariani e vegan, cucina per intolleranze varie
Orari: mar-dom pranzo e cena
Prezzi: EUR 20 senza vino
Specialità vegan: antipasto di cipolline e olive, pasticcio di verdure, polenta con funghi porcini o seitan, ravioli al brasato di seitan, farinata, pizza vegetariana anche di kamut, pasta di mais; torta di cioccolato con crema di pesche, crema di cioccolato e riso con frutta fresca o cotta, crostate, salame di cioccolato; birre biologiche.
Note: accessibile ai disabili; conviene prenotare perché sempre affollato.
Altre recensioni: VeganHome



Il Pomo d’Oro

30 08 2009

il pomo d'oro, angrogna da te.

Se vi capitasse di girare per le Valli Valdesi del Piemonte, uno dei luoghi più interessanti e suggestivi della provincia di Torino, vi consiglio caldamente di fermarvi, volendo anche a dormire, presso la locanda Il Pomo d’Oro, situata nel piccolo paese montano di Angrogna, a pochi chilometri dal centro della comunità valdese italiana, Torre Pellice (e a circa 60 km da Torino).

il pomo d'oro, angrogna da te.

Il Pomo d’Oro propone un menù a prezzo fisso con specialità del territorio, quasi sempre bio. Il menù vegetariano è sempre disponibile, mentre dovrete prenotare in anticipo (anche il giorno stesso) il pasto in versione vegan.

il pomo d'oro, angrogna da te.

Si tratta di un locale minuscolo ma accogliente, dove verrete sempre accolti con un sorriso e con ottimo cibo. D’autunno e d’inverno potrete gustare le loro specialità al tepore della stufa a legna, che riscalda la piccola sala da pranzo (e divertirsi a ravvivare il fuoco buttando i ceppi strategicamente posizionati accanto), mentre in estate è piacevole cenare al fresco della veranda esterna che affaccia direttamente sui boschi che circondano il paese.

il pomo d'oro, angrogra da te.

Per quanto riguarda il menù in versione vegan, si inizia solitamente con un tris di antipasti, costituito da conserve di verdure fatte in casa di tradizione piemontese, o saltate in padella.

il pomo d'oro, angrogna da te.

Seguono pasta o cereali con verdure di stagione (come gli ottimi strozzapreti al pesto di olive e pomodoro fresco, gustati durante la mia ultima visita di fine luglio), mentre per secondo un corroborante piatto di legumi misti con verdure cucinate a regola d’arte.

il pomo d'oro, angrogna da te.

D’obbligo terminare il pasto con uno dei sorbetti realizzati in casa e con frutta sempre di stagione: ottimo quello invernale di mele, eccezionali quelli estivi di frutti di bosco (in foto, a base di mirtilli e more).

il pomo d'oro, angrogna da te.

Da provare anche i vini bio piemontesi ma soprattutto, se capitate in stagione, il sidro di mele realizzato da loro utilizzando i cultivar del Pinerolese e della Val Pellice.
E se siete troppo pieni per far ritorno a valle, perché non fermarsi a dormire e godere del silenzio di questo suggestivo paesino che fu, tra l’altro, tra i primi e principali centri d’irradiazione del protestantesimo in Italia? Tutt’ora ospita quattro templi valdesi, fra i più importanti della Val Pellice, e offre la possibilità di rigeneranti passeggiate nei boschi.

angrogna da te.

Il Pomo d’Oro
Piazza Roma 3
10060 Angrogna (TO)
Tel. 0121 944302
Google Maps

Cucina: tradizionale piemontese e occitana (con carne e pesce), vegetariana - vegan su richiesta
Orari: pranzo e cena, da mercoledì a lunedì
Prezzi: EUR 20 menù fisso, bevande escluse
Specialità vegan: giardiniera piemontese, antipasti di verdure, focacce, paste e cereali con verdure di stagione, legumi, contorni di verdure, patate arrosto, sorbetti; sidro artigianale, vini rossi bio; infusi di erbe delle valli piemontesi.
Note: d’obbligo la prenotazione del menù vegan (ma riescono comunque a proporre valide alternative anche senza preavviso); cani di piccola taglia ben accetti; il bar vende prodotti del commercio equo-solidale.
Altre recensioni: VeganHome



Alaska Gelateria

27 08 2009

alaska gelateria, venice da te.

Alaska Gelateria è una piccola realtà artigianale nel sestiere di Santa Croce, a due passi dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia. Carlo Pistacchi, il proprietario nonché artefice degli entusiasmanti gelati che offre, mi ha spiegato che tutti i gusti senza latte e senza uova vengono realizzati separatamente dagli altri, in macchinari diversi.

queuing for icecream da te.

Carlo conosce bene le esigenze di chi è vegan, e saprà anche consigliarvi sugli abbinamenti più consoni. Sebbene non utilizzi latte vegetale come base, metà della sua produzione è vegan: non solo gusti a base di frutta, ma anche a base di verdura (sì, verdura!) e spezie (tutta la fila di fronte che vedete nella foto qui sotto è composta da gelati senza derivati animali).

vegan flavours da te.

Gli ingredienti seguono il ritmo delle stagioni e provengono dalla laguna veneta; a volte si tratta anche di prodotti bio, come ad esempio il cacao boliviano utilizzato per la sua splendida granita al cioccolato (da abbinare con quella alla pesca). Gli unici altri ingredienti utilizzati sono acqua, zucchero e farina di carrube per addensare.

carlo da te.

Gelati provati? Un sorprendente arancia e rucola, un corroborante cannella, un pungente zenzero. Ma c’è veramente l’imbarazzo della scelta, e i gusti alle verdure sono molto delicati. Qualora non vi andasse il gelato, puntate sulle granite, che vengono sapientemente accompagnate da foglie di basilico fresco.

ginger icecream da te.

Alaska Gelateria
Calle Larga dei Bari, Santa Croce 1159
30135 Venezia
Tel. 041 715211 
Vaporetto: Riva de Biasio
Google Maps

Cucina: gelateria
Orari: 10-23, tutti i giorni, da Pasqua all’11 novembre
Prezzi: EUR 1,60 - 3 coppette e granite - i coni potrebbero non essere vegan
Specialità vegan: gelato d’arancia, arancia e rucola, cannella, pera, limone, zenzero, finocchio, menta, carciofo, basilico, radicchio di Chioggia, cipolla rossa, sedano; granite di melone, fragola, pesca, limone, cacao.
Note: dite di essere vegan, verrete consigliati sulle scelte migliori.

lick it! ;-) da te.



Venezia

1 08 2009

grand canal da te.

Io non tralasciarei per cosa del mondo di veder quella tanto celebre e inclita Città di Venetia, la qual da molti vien detta l’impossibile nell’impossibile.
(
John Florio, Second Fruits, 1591)

bottled window da te.

Tra le varie novità annunciate pochi giorni fa, la prima e più consistente riguarda la presentazione dei miei appunti di viaggio in modo tale che possano risultare di stimolo, aiuto o curiosità ad altri lettori e viaggiatori. Mi piace molto condividere le mie impressioni, le mie esperienze e fornire eventuali suggerimenti, con un occhio particolare verso i viaggiatori veg*ani, e nel contempo ricevere consigli e impressioni. Il tutto sperimentando anche una ricetta tipica del luogo (e ci mancherebbe altro, è pur sempre un blog di cucina, no?!). Ed ecco cne nascono così le mini veg-guide del Cucchiaio di Legno ;-)

Inauguro la “rubrica” con il mio recentissimo soggiorno nella città lagunare a fine giugno. Solitamente vado a “venexianarme” una volta l’anno, e di solito sempre tra maggio e giugno, ma questa volta ho posticipato in modo da approfittare sia della Biennale d’Arte che di quella della Danza.

venice biennale da te.

Da vedere

Come già detto, scopo principale della mia quattro giorni veneziana di fine giugno è stato quello di visitare la Biennale d’Arte, una delle massime manifestazioni a livello mondiale di arte contemporanea. Il bello è che le opere non sono esposte solamente nei due spazi preposti dell’Arsenale e dei Giardini, ma è l’intera città a essere disseminata di mostre ed esposizioni. La grande novità di quest’anno è il rinnovato Padiglione Italia, con una miriade di giovani artisti piemontesi. Di sicuro interesse anche la struttura stessa dell’Arsenale, la darsena di origine medievale fulcro della vita militare e commerciale della Serenissima, tutt’ora utilizzato dalla Marina Italiana.

st. mark's basilica da te.

Ogni volta che vado a Venezia, cerco di non mancare mai di entrare, anche per poco, all’interno della Basilica di San Marco, uno dei gioielli per eccellenza della città. Il mio consiglio è quello di saltare la coda prenotando sul sito Internet della Basilica (l’ingresso è gratuito), e godere subito dello stile cosmopolita della chiesa, che accosta a una pianta a croce greca cupole a cipolla, archi gotici e pavimenti in marmi policromi. Pagherete invece, ma ne vale la pena, per ammirare da vicino la Pala d’Oro, splendido capolavoro di oreficeria arrivato dritto da Bisanzio, il Tesoro, e per salire le ripidissime scale che vi condurranno alla Loggia dei Cavalli, con splendide viste su Piazza San Marco.

Sempre su Piazza San Marco, suggerisco di scarpinare su fino al tetto della Torre dell’Orologio, restaurata di recente, e a cui si accede esclusivamente tramite visite guidate, per godersi la splendida vista sul bacino di San Marco e l’isola di San Giorgio Maggiore.

grand canal da te.

Altro caposaldo delle mie visite veneziane è sempre il giro del Canal Grande sulla linea n. 1 del vaporetto (prima o poi farò il classico turista e me lo godrò da una gondola). “La via più bella del mondo, con le case più belle”, come scriveva Philippe de Commines nel XV secolo. Salite quindi sul vaporetto dalla Stazione fino all’Arsenale, e avrete la possibilità di ammirare dall’esterno alcuni degli edifici più sontuosi di Venezia: da Ca’ Vendramin Calergi a Ca’ Pesaro, dalla Ca’ d’Oro al Ponte di Rialto, da Ca’ Rezzonico a Palazzo Grassi, passando sotto il Ponte dell’Accademia, e giù ancora fino alla Chiesa di Santa Maria della Salute e a Piazza San Marco.

In particolare la splendida Ca’ d’Oro, sul Canal Grande, palazzo del XV secolo originariamente ricoperto da una lamina d’oro, ospita la pregevole collezione di arte rinascimentale della Galleria Franchetti, tra cui spiccano opere di Andrea Mantegna (San Sebastiano), Pietro Lombardo, Vittore Carpaccio, Antoon Van Dyck, Luca Signorelli, Tintoretto, Tiepolo, Guardi, oltre a una buona selezione di pittura rinascimentale toscana, fiamminga e di arazzi fiamminghi. Da ammirare anche il bellissimo pavimento del cortile in mosaico di marmo: il barone Franchetti, mecenate di origine torinese, scelse infatti appositamente le varietà di marmo utilizzate nell’antica Roma e a Torcello.

jewish museum da te.

Uno dei luoghi che personalmente reputo più suggestivi di Venezia è Campo del Ghetto Nuovo, spazio asimmetrico cuore della comunità ebraica. Sul campo si affaccia il Museo Ebraico di Venezia, che propone la visita guidata ad alcune delle sinagoghe del Ghetto: solitamente si visitano due sinagoghe di rito ashkenazita (Schola Italiana, Tedesca, Canton) e una di rito spagnolo (Levantina d’inverno e Spagnola d’estate, entrambe opera di Baldassare Longhena). Interessantissima anche la ricca libreria all’interno, dedicata interamente al mondo ebraico.

mask da te.

Shopping

Non si può non acquistare del vetro a Venezia, ma bisogna fare attenzione che sia stato effettivamente prodotto in città e non in Cina. Un buon indirizzo dove fare acquisti e regali è Arte Vetro Murano, negozio che vende bigiotteria e oggettistica di giovani designer veneziani.

Se volete invece fare incetta di abbigliamento vegan in cotone e canapa, o di acquistare originali tracolle in tessuto, il posto giusto è El Canapon, dove è possibile informarsi anche su spettacoli e concerti in Venezia e Padova.

Per un giro in libreria, perdetevi come me fra i ricettari e i libri su Venezia della Libreria Studium, a due passi da Piazza San Marco. Il personale è estremamente competente e gentile.

Oltre alle classiche maschere artigianali, Oltreconfine propone modelli fantasy (come quelli ispirati a Nightmare Before Christmas) in carta pesta, realizzati artigianalmente dal proprietario stesso.

venetian cats (& a lizard) da te.

Pasti

Uno dei grandi interrogativi che mi pongo è come sia possibile che a Venezia non esista un solo ristorante vegetariano. Centro culturale e politico-amministrativo del Nord-est, città turistica e universitaria, Venezia rimane sprovvista di un luogo esclusivamente vegetariano.

Ciò non toglie che è comunque possibile mangiare molto bene e con tranquillità, soprattutto nella popolarissima (soprattutto tra i veneziani) Osteria La Zucca, dove il personale, attento e gentilissimo, conosce bene le esigenze di un vegan ed è in grado di offrire un menù completo cruelty-free.

Un altro interessante indirizzo è il ristorante kosher Gam Gam, che propone piatti della tradizione ebraica e giudaico-veneziana. Potrete sedervi d’estate lungo il canale di Cannaregio e provare gli antipasti misti vegetariani, o semplicemente acquistare dei falafel da asporto.

Se avete voglia di una pizza, consiglio Il Réfolo, più che altro per la sua splendida posizione (d’estate si cena in un campo su un piccolo canale a ridosso della Chiesa di San Giacomo dell’Orio): ordinate la pizza ortolana, facendo togliere la mozzarella ma integrandola con una spolverata di noci tritate.

campo del ghetto nuovo da te.

Non può naturalmente mancare un buon gelato, vegan ovviamente. Da provare quelli alla banana, ai frutti di bosco, all’ananas o al prosecco di Valdobbiadene della Gelateria San Stae, e quelli originalissimi di Alaska Gelateria, con gusti senza latte quali zenzero, arancia e rucola, cannella, finocchio, menta, pera, cipolla rossa, radicchio di Chioggia e altri, sempre secondo la stagionalità della materia prima, oppure le granite, come quella al cacao boliviano equo-solidale.

caffè florian da te.

Divertimenti

In Piazza San Marco sarebbe un peccato perdersi la vista offerta dal Caffè Florian, una vera e propria istituzione, inaugurata nel 1720, dove verrete serviti da professionalissimi camerieri in smoking, ascoltando l’orchestra che alterna musica classica a ritmi jazz.

Se capitate nel periodo della Biennale della Danza, non perdete gli spettacoli di balletto contemporanea al Teatro Piccolo Arsenale.

Inclini al rischio? Allora fate un salto al Casinò di Venezia, la casa da gioco più antica del mondo, attiva dal 1638 e ospitato sul Canal Grande in Ca’ Vendramin Calergi (che fu anche la residenza di Richard Wagner, di cui è possibile visitare la camera da letto).

sotoportego dei preti da te.

Curiosità

Girando per il sestiere di Castello, non lontano da Piazza San Marco, è possibile imbattersi nel Sotoportego dei Preti (laterale rispetto a Salizzada del Pignater), sotto il cui arco si nasconde un mattone a forma di cuore: sembrerebbe che le coppie che lo toccano insieme si ameranno per sempre. Tentar non nuoce!

alley, canal & bridge da te.

La ricetta, infine…

Come recita l’Artusi: “Signore mamme, trastullate i vostri bambini con questi gialletti, ma avvertite di non assaggiarli se non volete sentirli piangere per caso molto probabile che a loro tocchi la minor parte“. Ed ecco la ricetta degli…

zaleti da te.

Zaleti
Tra i dolci tipici veneziani, gli zaleti (gialletti in veneziano), devono il loro nome alla farina di mais con cui vengono preparati. Ho naturalmente apportato alcune modifiche alla ricetta originale, e ho sostituito le uova con del No-Egg. Lo zucchero integrale che ho utilizzato è il Dulcita, in quantità tale da non coprire il sapore degli altri ingredienti. Il risultato è stato eccellente. Le dosi sono per 36 biscotti grandi.

Ingredienti
farina 0 340 g
farina di mais fioretto 340 g
burro di soia 250 g
zucchero integrale 250 g
uvetta 250 g
sostituto vegano delle uova (No-Egg) 15 g
acqua 70 ml
sale marino integrale 1 pizzico
zucchero di canna a velo vanigliato 5 cucchiaini

Mettete a bagno l’uvetta in un po’ d’acqua calda per una decina di minuti. Mescolate burro, zucchero e sale insieme. Sciogliete il No-Egg nell’acqua e versatelo nel composto di burro e zucchero. Mescolate bene. Aggiungete le farine e l’uvetta strizzata, mescolate fino a quando l’impasto sarà solido e uniforme. Mettete a riposare in frigorifero per mezz’ora.
Accendete quindi il forno a 180°.
Preparate i singoli biscotti, formando dei rotolini con l’impasto, tagliandoli a pezzi, e dando loro la forma allungata caratteristica. Cuocere in forno a 160° per 15′ su una placca ricoperta di carta da forno.
Estrarre dal forno e, ancora caldi, cospargerli di zucchero a velo.

Preparazione: 35′ + 30′ di riposo

zaleti da te.

a classic view da te.

sotoportego da te.

chatting on the phone da te.

evading tree da te.

La mappa di Venezia del Cucchiaio di Legno



Lifegate Café

15 06 2009

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Al Lifegate Café sono stato circa un anno fa, in occasione di un pomeriggio milanese dedicato alla Pinacoteca di Brera. Era da un po’ che volevo provare questo ristorante, legato a tutto il progetto LifeGate.
Personalmente sono diventato vegan per questioni animaliste, e solo dopo, documentandomi, ho poi scoperto anche le implicazioni ambientali dell’industria carnea. Immaginavo quindi che il Lifegate Café fosse un locale che, sulla base di quanto professa, offrisse una ricca e interessante offerta di piatti vegetali, pur sapendo che anche carne e pesce erano presenti.
Con mia (somma?) sorpresa mi sono invece trovato di fronte a un menù essenzialmente inclinato su carne (la fiorentina?!) e pesce, con relativamente poche opzioni vegetali (per carità, tre secondi diversi a base di seitan, ma contro una decina di piatti di carni rosse e bianche e di pesce). E meno male che sono ambientalisti ;-)
 

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Per quanto riguarda nello specifico la cucina, non l’ho trovata particolarmente entusiasmante. Niente di originale a livello di proposte veg, come potete vedere anche dal menù, e nessuna particolare cura nella presentazione dei piatti. Sulla qualità del cibo nulla da eccepire, sia ben chiaro: i prodotti sono tutti bio e si sente.

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L’ambiente è piacevole, arredato con cura su tonalità neutre, con (com’è tradizione in molti locali del genere), grandi lavagne in ardesia con l’indicazione del “credo” del locale e di alcune delle loro proposte, tavoli e sedie in legno naturale, e opere d’arte alle pareti.
Altro punto sicuramente a favore è l’apertura di domenica, sia a pranzo che a cena, dato che di ristoranti aperti a Milano di domenica sera non ce n’è poi tanti.
Da provare? Magari sì, soprattutto se dovete mettere d’accordo amici onnivori poco inclini alle gioie della cucina veg. Almeno non dovrete scervellarvi per capire se quegl’inquietanti relitti che fanno capolino nella pasta e fagioli sono pezzetti di salsiccia.

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Lifegate Café
via della Commenda 43
20122 Milano
Tel. 02 5450765
Metro: Crocetta
Google Maps

Cucina: biologica, italiana, mediterranea - anche vegetariana e vegan
Orari: 12-15 e 20-23, chiuso il martedì
Prezzi: EUR 25-30
Specialità: tofu grigliato con battuto di verza stufata e salsa di soia; couscous vegetariano alla mediterranea; zuppa del giorno; burger e crocchette di seitan alla “Ernesto” con germogli di soia; bocconcini di tofu e seitan saltati in padella; insalatona vegetariana con tofu, mandorle e germogli di soia; insalate miste. Birre bio, artigianali e di quinoa; succhi di frutta, spremute, centrifugati; latti vegetali; bevande bio.
Note: seggioloni per bambini; cani bene accetti (disponibili cuscinoni); il locale dovrebbe inoltre essere accessibile ai disabili (ma non i bagni).
Altre recensioni: VeganHome

Some info in English…

The Lifegate Café is a vegan-friendly organic restaurant in Milan. It belongs to the Lifegate platform, a network that aims at promoting a new economic model where profit, environmental safeguard and care for social issues can coexist. They have a radio broadcasting all over Italy, a website, a magazine, and a restaurant.
Well, what to say about the restaurant? I must admit I was somehow disappointed. Not because of the (all-organic) food, but for their odd sense of environmentalism… Their menu is in fact filled with meat and fish dishes, and vegan options are just a few. OK, you can choose among three different seitan main courses, but you would expect more vegetarian and vegan options than meat-based meals in a restaurant claiming itself a “zero impact” place.
Anyway, it’s a good spot if you are in Milan with meat eaters, so you don’t have to struggle to get a decent vegan meal or argue about the restaurant to go! The atmosphere is laid back, and the food is quite good. In addition, it’s one of the few restaurants in Milan open on Sundays, when the city doesn’t really seem the bustling economic and financial centre of the boot!

Lifegate Café
via della Commenda 43
20122 Milano
Tel. +39 02 5450765
Metro: Crocetta
Google Maps

Cuisine: organic, Italian, Mediterranean - not 100% vegetarian, vegan-friendly
Opening times: 12 am-3 pm & 8 pm-11 pm, closed on Tuesdays
Prices: EUR 25-30 (GBP 21-25, USD 35-40)
Main dishes: grilled tofu with cabbage stew and soy sauce; Mediterranean-style veg couscous; soup of the day; “Ernesto”-style seitan burgers and nuggets with soy sprouts; sauteed seitan and tofu titbits;  veg salad with tofu, almonds and soy sprouts; mixed salads. Organic brewed beers, quinoa beer; fresh fruit juices, squeezes and smoothies; vegetable-based milk; organic soft drinks.  
Notes: high chairs for babies; dogs are welcome (cushions available); wheelchair accessible (but not the toilets). Menu is just in Italian, but staff should speak English, too.



Milano e la cutelèta (di seitan, ovvio!)

7 11 2008

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Milano, la città più dinamica, cosmopolita e ricca d’Italia, sa anche offrire piaceri più sobri e nascosti, che spesso sfuggono di fronte a un occhio disattento.
Milano mi piace molto, per quell’aria riservata ma al tempo stesso eccentrica che trasmette, per il fatto di essere italianissima ma apparentemente così poco italiana.

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Consiglio di programmare una visita a Milano con un certo anticipo, per due motivi: sarete innanzi tutto in grado di ammirare il Cenacolo Vinciano, nel Convento di Santa Maria delle Grazie, cosa che può essere fatta solo tramite prenotazione, e potrete anche approfittare di una serata alla Scala (per cui non è necessario spendere un capitale, dal loggione centrale si riesce a vedere abbastanza bene pagando poco).
D’obbligo naturalmente la visita al Duomo e la salita al tetto per una vista mozzafiato della città, così come consiglio vivamente, soprattutto se amate il Rinascimento, la Pinacoteca di Brera (purtroppo Il bacio di Hayez non l’ho visto, era in prestito altrove…). A pochi passi dal Duomo, tappa obbligata è anche la Galleria Vittorio Emanuele II e, poco oltre, il Museo Poldi Pezzoli con i tesori accumulati dalla famiglia omonima. Il quartiere però più suggestivo è secondo me quello dei Navigli, con i suoi locali e le case con i ballatoi.

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A Milano mangiare veg è molto semplice: numerose le proposte culinarie, sia etniche che europee e italiane, e per tutte le tasche, dai take away indiani a ristoranti di lusso come Joia. Per qualche dritta, controllate sul database di veganhome. Ah, tra l’altro, il risotto alla milanese NON è vegetariano ;-)

Un classico della cucina meneghina è la cotoletta (cutelèta!) alla milanese, che poi non è altro che una versione della Wiener Schnitzel o del tonkatsu giapponese (ma non ditelo ai milanesi). E la cotoletta di seitan alla milanese è un classico della cucina vegetariana. Ecco la mia versione personale.

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Cotolette di seitan alla milanese
Scegliete del seitan già tagliato a fette spesse o a cotoletta. L’uovo è stato sostituito dalla farina di ceci, che dona al piatto un sapore deciso, così come l’abbinamento con la salvia fresca, utilizzata anche nella ricetta più tradizionale. La pastella di ceci e acqua può essere preparata anche con più anticipo, volendo anche la sera prima (in questo caso conservatela in frigo). Attenzione che il pangrattato non contenga strutto (tra l’altro l’ho più volte sostituito anche con del semolino di grano duro). Le dosi sono per 4 persone.

cotolette di seitan 4 (circa 400 g)
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
salvia 4 foglie
farina di ceci 150 g
pangrattato integrale 100 g
sale marino integrale 4 pizzichi

Preparate la pastella, mescolando bene la farina di ceci con un bicchiere e mezzo d’acqua. Lasciate riposare un’oretta.
Salate le cotolette di seitan, passatele nel composto di ceci e acqua. Passatele poi nel pangrattato facendolo aderire bene su tutta la superficie.
Scaldate l’olio in una padella antiaderente con le foglie di salvia. Quando l’olio è ben caldo, friggete le cotolette 2′ da un lato, e 1′ dall’altro lato (o fino a doratura).

Tempo di preparazione: 15′ + 1h di riposo



Hobb’s

30 05 2008

Hobb’s è un locale interessante che si trova a Ciriè, nel Canavese, a 20 km da Torino e non lontano dall’aeroporto. Il locale è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 8 di mattina a mezzanotte (fino all’1 il venerdì e sabato).
Disposto in una vecchia casa di ringhiera, è un ristorante-caffetteria vegetariano, che ospita spesso anche eventi culturali e degustazioni.

L’arredamento interno è molto curato, il personale gentile, il menù abbastanza vario: a cena è possibile trovare sempre una discreta scelta di pietanze vegan a base di cereali, verdure, legumi, e seitan.


Hobb’s è famoso anche per le sue torte e biscotti, purtroppo quasi sempre realizzate con uova e latte. Questo è un po’ il punto dolente del locale, ed è strano che non venga realizzato regolarmente almeno un prodotto da forno completamente vegetale. Non che possiate rimanere senza dolce, però sinceramente entrambe le volte che ci ho cenato non ho trovato i loro dessert vegan particolarmente entusiasmanti.

Ecco cosa intendo: questa sorta di crema di soia era di uno stucchevole e zuccherino da far venire la carie e… frutti di bosco a marzo?!?

In ogni caso vale la pena andarci, soprattutto perché il locale va premiato per essere aperto praticamente sempre e per il coraggio dei proprietari di aver aperto in una cittadina di provincia in cui il consumo di carne è senz’ombra di dubbio molto consistente e il discorso del vegetarianesimo ancora embrionale.Hobb’s
Via Cavour 22
Ciriè (TO)
Tel. 011 9214392
Orari: mar-gio e dom 08-24, ven-sab 08-01, chiuso lun



Mangiare veg nella Granda

7 01 2008

Le vacanze di Natale sono ormai un ricordo, anche perché ho ricominciato a lavorare già la settimana scorsa. Da Santo Stefano a Capodanno me ne sono andato nella casa dei miei in montagna, nel Monregalese, in provincia di Cuneo. Qui, tra paesaggi boschivi e cime innevate, nella provincia più tradizionalista e agricola del Piemonte (la Granda, così è soprannominata la provincia di Cuneo), è possibile sopravvivere all’orgia di carni bovine e formaggi che sembrano essere l’unico ingrediente di ogni piatto. Sono riuscito difatti a scovare due posticini che offrono un’elevata qualità di ingredienti con la possibilità di avere un menù completo 100% vegetale.A cinque kilometri da casa mia, nel comune di Frabosa Soprana, non lontano dalla cittadina secentesca di Mondovì e dal comprensorio sciistico di Prato Nevoso e Artesina, il ristorante dell’Hotel Miramonti offre la possibilità di avere menù vegetariani, vegani e macrobiotici.

Grande cura è data agli ingredienti, tutti di coltivazione biologica, all’utilizzo di cereali integrali e verdure di stagione. Le verdure la fanno da padrone: molte sono quelle dell’orto dell’albergo, e l’antipasto a buffet, per veg e no, è sempre costituito da una vasta scelta di pinzimoni e verdure crude, da condire con olio extravergine d’oliva, aceto di mele, scaglie di mandorle. Il pane (integrale) viene prodotto in casa, così come casalinga è la preparazione del seitan, particolarmente morbido e saporito.
Dopo una serie di antipasti a base di verdure crude, pinzimoni e crostini con paté di olive, mi si è presentata un’abbondante porzione di riso integrale al rosmarino. Piatto forte il seitan fatto in casa, e accompagnato da verdure invernali saltate in padella. A conclusione frutta fresca, prugne in conserva casalinga e pere al forno.


Hotel Miramonti
Via Roma 84
12082 Frabosa Soprana (CN)
tel. 0174 244533
info@miramonti.cn.it
http://www.miramonti.cn.it/
Autostrada Torino-Savona, uscita Mondovì

Altro luogo ancora più suggestivo, soprattutto d’inverno, è la Locanda Mascha Parpaja.

Nel cuore della Valle Maira, una delle terre occitane, questo piccolissimo locale, ricavato all’interno di una tipica casa di pietra risalente al XVIII secolo, offre una cucina curata che si rifà alle tradizioni piemontesi e occitane.

Di regola troverete sempre un’alternativa vegetariana per ogni portata, se volete un menù vegano basta chiamare e chiedere. Jennie, la chef di origine australiana, sarà lieta di elaborare un menù non violento e vegetale.


In lingua occitana, Mascha è la strega (la Val Maira e la vicina Val Varaita, aspre e selvagge, sembrano esserne densamente popolate - attenzione, la mascha non è necessariamente malvagia), Parpaja è la farfalla. La leggenda che ruota attorno al nome del locale è spiegata con dovizia di particolari sul menù.

L’ultima volta, dopo un tris di antipasti (barchette di belga con noci e castagne, caponata piemontese e lenticchie alla provenzale), si è proseguito con una ricca fagiolata e con una terrina di cavolo rosso e pinoli al forno, concludendo con un plateau di fresche clementine.

Il tutto annaffiato da un buon Nebbiolo biologico delle Langhe :-)


Mascha Parpaja - Locanda delle Terre d’Oc
Borgata Preit 33
12020 Canosio (CN)
Tel. 0171 998206
info@locandaelfi.it
http://www.locandaelfi.it/
Autostrada Torino-Savona, uscita Cuneo



Venezia e i bigoli in salsa

30 08 2007

Venezia è un po’ come la mia seconda casa, è la città che conosco meglio dopo Torino, dato che ci vado praticamente ogni anno da quando l’ho scoperta a 14 anni. E come ogni anno, mi piace rivedere posti conosciuti e scoprirne di nuovi. L’ultima volta, in un “fugace” fine settimana all’inizio di giugno, mese ideale perché fa caldo senza essere umido, e l’offerta culturale della città si fa ancora più ricca e variegata.

La tradizione culinaria della città è ricca e interessante, anche se a volte poco adatta ai vegetariani. In ogni caso non è difficile trasformare alcuni piatti tipici sostituendo o eliminando determinati ingredienti.

I bigoli in salsa sono uno dei piatti “poveri” della città, e in effetti ingredienti e ricetta sono molto semplici. Protagonista è l’omonimo formato di pasta, che si presenta come un lungo spaghetto (circa il doppio), con un diametro più spesso e dal colore più scuro (vengono difatti preparati con una parte di farina integrale).
I bigoli sono facilmente reperibili in Veneto, un po’ meno nel resto d’Italia, ed è per questo che ne ho approfittato per acquistarne qualche scorta.

Il problema principale che si è presentato è stato quello di sostituire la base di acciughe con qualcosa che, per consistenza e sapore si avvicinasse al gusto del pesce. L’idea è stata quella di creare una salsa a base di tofu (per la cremosità), capperi sotto sale (per il gusto) e olive nere (per il colore).


Gli ingredienti per 4 persone sono:

bigoli 360 g
cipolle bianche 2
tofu 100 g
capperi sotto sale 50 g
olive nere snocciolate 50 g
olio extravergine d’oliva 6 cucchiai
latte di soia 1-2 cucchiai
sale marino integrale 1 cucchiaio raso
pepe nero 1 macinata abbondante

Tempo di preparazione 45′

Per prima cosa, sbucciate e lavate le cipolle, e affettatele molto sottilmente. Mettetele in una padella con l’olio e fatele imbiondire e cuocere per 30′ a fuoco basso.
Mettete una pentola d’acqua a bollire.
Nel frattempo lavate in acqua i capperi, per eliminare il sale in eccesso, e passateli al mixer o al frullatore con il tofu e le olive, aggiungendo il latte di soia per amalgamare il tutto.
Quando l’acqua inizia a bollire, versate il sale e i bigoli (magari spezzandoli a metà prima), e mescolate. Questo tipo di pasta impiega di solito 12′ a cuocere, comunque verificate i tempi di cottura con quelli indicati sulla confezione.
Aggiungete il mix di “finte acciughe” alle cipolle, e mescolate a fuoco basso per amalgamare il tutto e ottenere così una salsa morbida e ben amalgamata.
Scolate la pasta e versatela in padella, fatela saltare un minuto per mescolare tutti gli ingredienti.

Infine servite con una generosa spolverata di pepe nero.

IN VIAGGIO…

La mia top-ten (anzi, eleven) personale veneziana (adatta a chi la visita per la prima volta o a chi si è perso qualcosa…)

1. L’asimmetria di Piazza San Marco
2. La Basilica di San Marco e la vista dal Campanile
3. Palazzo Ducale e il passaggio attraverso il Ponte dei Sospiri
4. La bellissima collezione di arte contemporanea del Guggenheim
5. Le Gallerie dell’Accademia e la loro ricca collezione di arte veneziana
6. La coloratissima Burano e la solitaria Torcello
7. Perdersi nel dedalo del centro storico
8. La città e il Canal Grande visti da una gondola
9. I “grattacieli” e le sinagoghe del Ghetto
10. La salita sulla Scala del Bovolo
11. Tirar tardi nei locali di Campo Santa Margherita

Qualche consiglio su dove mangiare vegano:

Osteria La Zucca
Calle del Tintor 1762
12.30-14.30 e 19-22.30 lun-sab
Tel. 041 5241570
Vaporetto: San Stae

Abbastanza minuscolo, ma curato nei dettagli, non è un ristorante vegetariano, ma è quasi sempre possibile trovare un antipasto, un primo e un secondo di legumi vegan. Se vi piace poi il vino, siete nel locale giusto.

Gam Gam
Calle del Ghetto Vecchio 1123
12.15-15.15 venerdì
19.30-22 sabato
12-22 dalla domenica al giovedì
Tel. 041 715284
Vaporetto: Guglie
È il ristorante ebraico-kosher della città, all’interno sembra di essere capitati nel Lower East Side o a Gerusalemme, ma è una vera manna per noi vegan, perché gran parte dei piatti sono vegetali (si va dai falafel al cous cous di verdure, dall’hummus ai fondi o cuori di carciofi alla veneziana). In più non è caro e le porzioni sono abbondanti.