NYC–special features & extras

11 12 2010

lower manhattan

A grande richiesta, l’ultimo capitolo della saga estiva newyorchese, con foto inedite e tutto quello che era stato tagliato in fase di montaggio Occhiolino E beccatevi pure i titolini in inglese, che non c’è stato tempo di passarli al doppiaggio.

 

PLACES

  • A Brooklyn Heights ho fatto un piccolo investimento immobiliare. L’orto forse è solo un po’ piccolo, ma ho il libro di Grazia.

brooklyn heights

  • Alle Nazioni Unite sì che sanno come salvaguardare il mondo.

    the globe

 

  • Il South Street Seaport, di cui non ho parlato, ma perché volevo rimuovere la camminata di un’ora nella concente afa pomeridiana dal Battery Park al Brooklyn Bridge. Ma merita davvero.

    20100926_626

  • Quel che resta di Little Italy… Chinatown inesorabilmente avanza.

    little italy

 

PEOPLE

  • La tipa che si mimetizzava con le insegne stradali in Canal Street, non so perché, ma mi stava troppo simpatica.

    canal st 2

 

  • Ecco cosa vi succede a dimenticare di integrare la B12.

flash

 

  • E se continuate, nella migliore delle ipotesi vi spunterà una coroncina verde in testa.

    miss liberty 3 miss liberty 2 miss liberty 1

 

  • Questo ve lo rimetto, dato che mi è parso che abbiate gradito (sospiri e gridolini isterici si sentono sul web!!). 

brooklyn fit guy

 

ART

  • Io adoro il Met.

met - roman section the kiss met - indian section

japanese views

 

moma 2

moma pics moma modigliani moma

 

  • Ma questa fermatela, per favore. 

yoko ono's tree

     

    FOOD

    • Ma Chernobyl non era in Ucraina?

    golden zucchini

     

     

    FINAL THANKS

    • Si ringrazia LDM per aver accettato la mia bislacca idea di pedalare in Central Park tra mezzogiorno e l’una della giornata più afosa mai registrata a New York negli ultimi cinquant’anni. Annebbiato da cascate di sudore, ho pedalato contromano, ho investito un runner, ho distrutto tre aiuole, ho fatto cadere due bambini nel Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir e mi sono divertito a dare informazioni stradali sbagliate a ignari turisti fingendomi newyorchese. Questa è la foto segnaletica rilasciata dal NYPD.

    easy rider

    E ora basta, che devo pubblicare qualche ricetta!!!

    Vedi anche:

    Tutto quello che riguarda New York sul CDL

    • Share/Bookmark


    NYC – atto III

    5 12 2010

    dog sitter

    Doverosa premessa: novembre è stato un mese difficile al lavoro, lo è già di per sé per via della presentazione del nuovo catalogo, ma il tutto è stato ulteriormente reso più impegnativo per il fatto che è coinciso con il mio ultimo mese di permanenza in azienda. Da metà dicembre inizierò infatti una nuova avventura professionale.

    Detto questo, e scusandomi per aver tralasciato il blog, eccomi finalmente all’ultimo atto della mia saga estiva newyorchese, dedicata, questa volta, alla parte centro-settentrionale di Manhattan: dalle luci di Times Square, su per la Broadway attraverso Midtown West, fino al grande polmone verde di New York, Central Park, circondato dai due quartieri chic (ma profondamente contrastanti) dell’Upper East Side e dell’Upper West Side, con una veloce puntata al di là dell’East River verso il distretto del Queens.

    drawing

    E spero di essere ancora in tempo per Titti, che domani parte per la Grande Mela. Buon viaggio!

    MoMA

    MIDTOWN WEST E TIMES SQUARE
    Midtown West, oltre ad ospitare il rutilante vortice umano che gravita giorno e notte intorno a Times Square, è anche il luogo dove forse siamo stati di più, grazie alla sua offerta culinaria concentrata intorno a Hell’s Kitchen, ai divertimenti serali e al fatto che il nostro albergo fosse proprio lì (The Moderne, boutique hotel con un ottimo rapporto qualità-prezzo).

    brancusi warhol yoko ono's tree

    Il pezzo forte dell’area è il Museum of Modern Art (MoMA), con un’eccezionale collezione di arte moderna che spazia da Matisse a Pollock, e soprattutto con ampi spazi che valorizzano appieno le opere esposte. A noi è piaciuto soprattutto il giardino delle sculture, un’oasi di pace in mezzo ai grattacieli della zona.

    picasso

    Altra area interessante da esplorare è Hell’s Kitchen, che offre, soprattutto lungo la Ninth Avenue (fino alla 42nd St), una vastissima gamma di ristoranti con cucine che spaziano dal Brasile al Giappone, dalla Spagna all’Afghanistan. Numerosi i locali che abbiamo provato, tra cui sono degni di segnalazione il luso-brasiliano Rice’n’Beans, il Q2 Thai con le sue interessanti proposte a base di ingredienti del Sud-est asiatico, e l’Hummus Kitchen, ristorante israeliano specializzato per l’appunto nel piatto omonimo (e lo fanno buono proprio come a Tel Aviv). Per spuntini e piatti più veloci, consigliati anche le filiali di Pret A Manger (sulla West 50th St. quasi all’angolo con la Sixth Avenue), tappa obbligata per fare colazione con un corroborante porridge con latte di soia e cannella, e di Jamba Juice (sulla Avenue of the Americas), con i suoi frullati giganteschi. Sempre a Hell’s Kitchen potrete fare incetta di jeans Levi’s a prezzi ben più ridotti di quelli al di qua dell’Atlantico da Wear Me Out.
    Sempre in Midtown East, ma più a sud, la minuscola filiale newyorchese del Loving Hut, ristorante vegano di cui potete leggere più in basso. E una volta usciti dal Loving Hut, 100 metri più avanti, una delle più grandi filiali di Borders, in cui poter davvero passare un paio d’ore girovagando fra le migliaia di libri esposti.

    42nd street

    Midtown East offre inoltre numerosi intrattenimenti serali, dal semplice passeggiare fra le luci di Times Square, ai teatri e ai cinema intorno alla 42nd Street (noi siamo andati due volte al cinema, nel multisala AMC Empire 25), alla ricca offerta di musical (imperdibile Mary Poppins al New Amsterdam Theatre: sia lo spettacolo, sia la sala – un piccolo gioiello Liberty – valgono appieno il prezzo non proprio economico del biglietto), fino ai locali in cui bere un cocktail cercando inutilmente di parlare sovrastati dalla musica ad alto volume, come il Therapy.

    guggenheim

    UPPER EAST SIDE
    Il quartiere che vanta la più alta concentrazione di centri culturali della metropoli americana, ospita due fra i più importanti musei del mondo, il Metropolitan Museum of Art (Met), tappa obbligata di ogni mia visita alla città, e il Solomon R. Guggenheim Museum. Il primo, immenso e impossibile da visitare tutto in una (ma anche due, tre…) volte, ospita una vastissima collezione di oggetti e opere d’arte dall’Antico Egitto agli inizi del XX secolo, il secondo, incastonato nel coreografico edificio a spirale di Frank Lloyd Wright, ben più raccolto, con interessanti mostre temporanee di arte contemporanea, in aggiunta alla collezione permanente.

    venus bust hercules

    double-face athena venuses

    Per un rapido pasto tra un museo e l’altro, o durante una passeggiata per Park Avenue, ci si può fermare nelle due filiali della catena Le Pain Quotidien, dove sono chiaramente indicate le proposte vegan del menù, ottime e sostanziose, derivate dalle tradizioni culinarie del Mediterraneo. Da non perdere poi una cena al Candle Café, sempre affollato, grazie ai suoi piatti fantasiosi e alle sue creazioni di pasticceria (da ordinare almeno una volta la decadent chocolate cake).

    gazpacho texting falafels

     
    CENTRAL PARK
    Non c’è forse modo migliore di girare per il polmone verde della metropoli se non pedalando sulle due ruote? Noi l’abbiamo fatto affittando le bici al Central Park Bicycle Tours & Rentals, l’alternativa migliore per esplorare la bellezza di questo splendido parco.

    upper west side central park cleopatra's needle

    UPPER WEST SIDE
    Il quartiere antagonista dell’Upper East Side, il lato occidentale di Central Park, è casa dell’intellighenzia di sinistra della città.

    cat at the window

    Noi siamo andati all’American Museum of Natural History (tra l’altro, nel caffè del museo trovate hummus, pita e insalate per pranzo), interessante accozzaglia di reperti di varia tematica, tra cui scheletri di dinosauri, fossili, gemme e minerali. In alcuni punti forse l’allestimento è un po’ datato, ma alla fine anche questo contribuisce al suo fascino. Sempre sul lato ovest rispetto a Central Park vale la pena di passare davanti al Dakota, grande palazzo di residenze private i cui esterni vennero usati per girare Rosemary’s Baby e che fu (ed è) residenza dei Lennon (ed è dove John Lennon venne assassinato).

    nyc squirrel curb up american museum of natural history

    Più a ovest alcuni templi della gastronomia della città: Fairway, con un primo piano fornitissimo dedicato al bio, e Zabar’s, anch’esso fornitissimo ma interessante soprattutto per il vastissimo assortimento di attrezzi da cucina sempre al primo piano.

    olive galore

    fairway sunflowers small dogs

    E a cena siamo andati in uno dei più bei ristoranti della città, o almeno quello che ci è piaciuto di più: il Café Blossom. Cucina vegan creativa, ingredienti bio, porzioni abbondanti, ambiente trendy ma con richiami continui al mondo animalista, servizio puntuale e gentilissimo, ottimo rapporto qualità-prezzo. Ecco perché è sempre affollatissimo.

    queens' pigeon

    QUEENS
    Brevissima tappa nel distretto di Queens, per poi scoprire di esserci finiti proprio l’unico giorno di chiusura del PS1 Contemporary Modern Art. Ma un giro veloce in questo quartiere multietnico è sempre interessante.

    queens

     

    Visualizza la mappa di New York del Cucchiaio di Legno

     

    loving hut, new york

    LOVING HUT
    Il Loving Hut di New York fa sempre parte della catena dei ristoranti vegani affiliati alla Maestra Suprema Ching Hai (v. il Golden Age di Auckland). Il locale è minuscolo, giusto un corridoio lungo e stretto con cinque tavoli e un bancone. È possibile inoltre acquistare il cibo e portarselo a casa, visto anche lo spazio esiguo.
    Ammetto che di per sé non l’ho trovato entusiasmante: il locale è veramente troppo piccolo (fra un po’ sgomitavo con il vicino di tavolo), il servizio un po’ lento e per di più si sono pure dimenticati di portarmi un’ordinazione - effettivamente è difficile gestire ben sei persone contemporaneamente ;-)

    loving hut, new york

    Detto questo, anche per quanto riguarda il cibo l’offerta resta sempre un po’ piatta, soprattutto visto il tenore delle proposte vegan in città. Grande uso di soia ristrutturata, carni vegetali, cereali e verdure, ma il tutto proposto in maniera stereotipata.
    Nella fattispecie, abbiamo iniziato con una zuppa di “pollo” forse un po’ troppo carica (spero non usino glutammato monosodico), per poi passare a del riso con verdure e pollo vegetale (un po’ piatto, e poi i broccoli d’estate no!!!) nel mio caso, e a un sandwich con pollo vegetale e verdure (buono, con l’eccezione del pane, un po’ troppo “elastico”).

    loving hut, new york loving hut, new york loving hut, new york

    Per fortuna almeno il dessert si è salvato: una torta al cacao e caffè decisamente soffice e golosa, che in qualche modo ha risollevato il mio giudizio sul ristorante.
    Nel complesso il giudizio è un po’ controverso: il locale non è caro, le porzioni abbondanti, ma secondo me si può lavorare un po’ di più sull’armonia finale dei sapori. Resta naturalmente il vantaggio di una cucina totalmente cruelty-free e pur sempre gustosa, ma ammetto che il mio palato, ormai coccolato e viziato dalle eccellenti proposte di ristoranti come il Candle Café o il Café Blossom, sia rimasto in qualche modo inappagato. Il dessert finale lascia però qualche speranza per un miglioramento, tenuto conto che il ristorante ha comunque aperto da non molto tempo.

    loving hut, new york loving hut, new york loving hut, new york

     

    Loving Hut
    348 Seventh Avenue
    New York, NY, 10001
    Tel. +1 212 760 1900
    Metro: 28th Street-7 Avenue
    Google Maps

    Cucina: vegan, cinese, americana, messicana; buona scelta di piatti senza glutine
    - carne/pesce: no
    - uova: no
    - latticini: no
    Orari: lun-ven 11-21; sab 11-20; dom chiuso
    Prezzi: antipasti 4-6 USD (EUR 3-4,50); insalate 6-8,50 USD (EUR 4,50-6,40); piatti principali 7-9,50 USD (EUR 5,30-7,20); quesadillas USD 7,50-9 (EUR 5,70-6,80); dessert USD 5 (EUR 3,80)
    Alcuni piatti: spinaci saltati; verdure al vapore con condimento di scalogno; zuppa del giorno; insalata mista con avocado; insalata della casa con verdure, pomodori, noci, cetrioli, piselli e mais; hamburger al curry; pollo di soia e verdure in salsa teriyaki su riso a vapore; funghi e pollo di soia in salsa di pomodoro e peperoncino su riso a vapore; quesadilla di manzo di soia e formaggio vegetale; budini di tapioca; torte al cioccolato e al caffè.
    Note: accessibile ai disabili, anche se gli spazi sono un po’ angusti. Cani accetti.
    Altre recensioni: Happy Cow

    • Share/Bookmark


    NYC – atto II

    4 11 2010

    chrysler building

    Dopo un po’ di silenzio, eccomi al secondo atto ambientato nella Grande Mela, questa volta dedicato alla zona centrale di Manhattan, dall’underground East Village, agli stimolanti Greenwich e West Village, su fino a Chelsea attraverso il Meatpacking District, per terminare in Midtown East e sulla Fifth Avenue (con una puntata a Union Square e dintorni).

    bike 'n' food

    EAST VILLAGE
    L’ex-quartiere radicale e underground di New York ci ha offerto alcune interessanti scoperte: la libreria indipendente St. Mark’s Bookshop, con una ricca selezione di riviste (anche europee), letteratura politica e naturalmente ricettari. Al 4th Street Food Co-Op abbiamo fatto incetta di merendine crudiste, l’unica cosa facilmente trasportabile (il resto della merce, bio e vegan, è tutta venduta sfusa). E sempre nell’East Village abbiamo festeggiato la nostra ultima sera newyorchese, andando a cena da Angelica Kitchen, storico ristorante vegetariano (ormai vegano) della metropoli, dove abbiamo gustato piatti originali e deliziosi (il parfait di frutti di bosco è, permettemi il gioco di parole, perfetto). 

    walking dogs

    abingdon square ralph lauren lost in village

    GREENWICH VILLAGE, WEST VILLAGE, MEATPACKING DISTRICT
    Il mitico Greenwich Village, denominato dai suoi abitanti semplicemente “Village”, con gli adiacenti West Village e Meatpacking District (ex-famigerata area dei macelli, come recita appunto il nome) è uno dei quartieri maggiormente legati all’immaginario collettivo che si ha di New York. Ed è effettivamente un’area molto piacevole in cui passeggiare e intrattenersi. Cosa che abbiamo fatto, di domenica pomeriggio, facendo shopping (le boutique del newyorchese Marc Jacobs, che affollano il Village, sono decisamente eccentriche, ma c’è da stupirsi?), riparandoci all’ombra di Abingdon Square e, nel mio caso, lasciandomi tentare dalle centinaia di miscele di tè (e caffè, per chi lo ama) nella storica torrefazione McNulty’s Tea & Coffee Co., Inc., ritrovandomi così tra le mani bustone di tè aromatizzati e non.

    lesbian couple in chelsea one-ninety-two pinups gay bar

    CHELSEA
    Il gayborhood della città, Chelsea è un quartiere dalle molte anime, da girare con curiosità – si va dai locali e negozi rivolti principalmente a una clientela omosessuale (consiglio un salto nel divertente Rainbows & Triangles), alle bellissime case del Chelsea Historic District, in cui si affacciano seminascoste piccole gemme come la libreria 192 Books, fino a due delle tappe gastronomiche obbligate: il ristorante Blossom, nominato da diverso tempo come il miglior ristorante vegetariano della Grande Mela (provato per un brunch domenicale) e l’enoteca-cioccolateria Cocoa V, che per l’appunto propone vino biologico non chiarificato con gelatine animali e creazioni al cioccolato, dalla pralineria alla pasticceria, interamente realizzate con ingredienti vegetali e dolcificanti naturali. Se invece avete voglia di gusti più “rustici” e americani, potete andare a provare un hamburger vegetale o un hot dog di soia (o entrambi, come ho fatto io) da Better Burger (vedi in basso).

    straight couple in chelsea chelsea apples caccia al marito

    UNION SQUARE, FLATIRON DISTRICT, GRAMERCY
    La zona intorno a Union Square è un vero paradiso per i gourmet slow-foodist. Qui si tiene lo splendido Greenmarket Farmers Market, un enorme mercato all’aperto di piccoli produttori biologici locali, in cui abbiamo trovato anche pasticcerie e panetterie vegane (d’obbligo gustare il gigantesco muffin con crema di nocciole e cacao seduti ai tavolini lasciati liberi nei giardini della piazza). E come se non bastasse, a sud del parco la sede più grande della catena bio americana Whole Foods, un enorme tempio di due piani in cui fa bella mostra di sé tutto il bio made in USA. E qui la mia carta di credito ha dovuto dare il meglio di sé: dall’essenza naturale di vaniglia ai coloranti alimentari biologici e vegan, dalle spezie introvabili (pimento giamaicano e sommacco) alla crema di cioccolato-raw (crudista), i suoi limiti sono stati decisamente messi a dura prova…

    union square market vegan treat whole foods

    union square

    grand central terminal

    MIDTOWN EAST E FIFTH AVENUE
    A Midtown East sorgono molte delle icone e dei simboli di New York, mete obbligate per la prima visita newyorchese di LBM. Dal capolavoro art déco del Chrysler Building, ai segni zodiacali della volta del Grand Central Terminal, dalla visita guidata alla sede delle Nazioni Unite alla vista mozzafiato di tutta New York (e del New Jersey) dalla terrazza dell’Empire State Building, è bene spalmare la perlustrazione della zona in due/tre giorni. Senza scordarsi naturalmente di passeggiare sulla Fifth Avenue, visitando icone dello shopping immortalate dal cinema (Tiffany & Co. e FAO Schwarz, tanto per citarne un paio), o soffermandosi a controllare la propria posta elettronica nell’Apple Store.

    understood? united nations fifth avenue

    E dato che i morsi della fame si fanno sentire, si può andare a cenare, come abbiamo fatto noi, a Little Korea, piccola enclave coreana, in cui spicca HanGawi, ristorante che propone l’autentica cucina buddhista della penisola, in cui verrete serviti da cameriere e camerieri nei tipici abiti tradizionali. Sempre a Midtown East si può pranzare nel “fratellino” di HanGawi, Franchia, che propone splendidi piatti vegetali coreani, annaffiandoli con pregiati tè verdi (funziona anche come sala da tè).

    veggie stall

    Visualizza la mappa di New York del Cucchiaio di Legno

    better burger, new york

    BETTER BURGER
    ***IL LOCALE HA CHIUSO A OTTOBRE 2011***

    Simbolo culinario della Grande Mela, gli onnipresenti hot dog possono essere tranquillamente consumati anche da chi è vegetariano. E uno dei posti migliori in cui gustarli è in questa catena newyorchese, che propone diverse opzioni vegane realizzate con ingredienti di qualità.

    better burger, new york better burger, new york better burger, new york

    La filiale di Chelsea, nei toni del bianco e dell’arancio, è facilmente raggiungibile con la metro. Due le opzioni vegane (provate entrambe): l’hot dog di soia e il burger vegetariano, entrambi serviti in pagnotte biologiche, accompagnati da un abbondante coleslaw (insalata di cavolo) e tanta senape. È possibile inoltre utilizzare tranquillamente la maionese, dato che il locale utilizza solo quella vegan. La catena si distingue infatti per la qualità degli ingredienti: banditi condimenti a base di grassi idrogenati o trans, gran parte delle materie prime da agricoltura biologica, e le patatine fritte sono in realtà cotte al forno con olio extravergine d’oliva e olio di canola. Anche le bevande sono a base di succhi di frutta freschi e dolcificanti naturali.

    better burger, new york

    Better Burger
    178 Eighth Avenue (at 19th Street)
    New York 10011
    Tel. +1 212 989 6688
    Metro: 23rd Street
    Google Maps

    Cucina: fast food salutista
    - carne/pesce: sì
    - uova: sì
    - latticini: sì
    Orari: dom-gio 11-23; ven-sab 11-24
    Prezzi: hamburger USD 5,99 (EUR 4,27); hot dog USD 3,95 (EUR 2,82); insalatone USD 3,95-7,95 (EUR 2,82-5,67); menù combinati USD 7-11,50 (EUR 5-8,21)
    Piatti vegan: hot dog di soia; hamburger vegetariano; patate cotte al forno; coleslaw; insalatone (garden salad, Zen Popeye con spinaci e tofu, mediterranea); veggie chilli; frullati, smoothies, macedonie.
    Note: accessibile ai disabili; consegne a domicilio; altra filiale a Murray Hill.
    Altre recensioni: New York Magazine; Zagat

    • Share/Bookmark


    Teany (o TeaNY?)

    15 10 2010

    teany, new york

    Da pronunciare come vi pare (“tini”, storpiatura tra”tea” e “tiny” –minuscolo -  o “ti-en-uai”, come tè-New York), Teany è un piccolo angolo, tutto bianco e con luci soffuse, con cucina a vista, personale gentile, incredibili torte vegan (qualche portata contiene formaggio o uova, ma i dessert sono tutti vegetali) e soprattutto, 98 varietà di tè da scegliere ed eventualmente acquistare (peccato che la teiera Teany fosse troppo voluminosa da mettere in valigia!).

    teany, new york teany, new york teany, new york

    Aperto da Moby e dalla sua ex-compagna (all’epoca non ex), ne narrano l’ideazione e la realizzazione in un bel librettino tradotto anche in italiano (molto ironico e di cui vi consiglio la lettura, con anche tante belle ricette vegane).

    teany, new york

    Il locale è in funzione tutti giorni, da mattina a sera tardi. Riaperto dopo un piccolo incendio nella cucina a maggio di quest’anno, Teany è soprattutto una casa da tè con cucina. Il menù è essenzialmente costituito da insalate, zuppe e panini iperfarciti. Interessante è la possibilità di fare colazione, così come di concedersi un britannico high tea: per 22 dollari (15,60 euro), - 38 (27 euro) se si è in due, si ha diritto a una teiera di tè a scelta (o a una delle loro creazioni fredde), due sandwich (quelli vegan solo a base di lattuga-bacon vegetale, burro di anacardi-mele, insalata di “pollo”-verdure a foglia, prosciutto vegetale-senape-cetrioli, formaggio vegan-avocado), uno scone con panna e marmellata, e un cupcake o un cookie.

    teany, new york

    Nella fattispecie LDM ha optato per la simple salad, un’insalata di verdure, ceci e cuori di palma io mi sono invece lasciato tentare dal Philly cheese steak sandwich, versione vegan dell’omonimo panino di Filadelfia, a base di arrosto e formaggio vegetale. Più difficile la scelta del dessert. Non per mancanza di opzioni, quanto per troppa varietà! Alla fine ci siamo lanciamo su una fett(ona) di chocolate macaroon cake (torta al cioccolato e biscotti), e su una torta di banana con copertura di cream cheese e panna di soia. Ottime e gigantesche, ma mi è ancora rimasta in mente quella di carota e panna che non sono riuscito a provare…

     

    teany, new york

     

    TeaNY
    90 Rivington Street
    New York, NY 10002
    Tel. +1 212 475 9190
    Metro: Delancy St
    Google Maps

    Cucina: casa da tè con cucina vegetariana e vegana
    - carne/pesce: no
    - latticini:
    - uova: no
    Orari: tutti i giorni 08.00 – 01.00
    Prezzi: piatto principale, dolce e tè: USD 17-20 (EUR 12-14); colazione USD 4-6 (EUR 2,80-4,20); afternoon tea USD 22 (EUR 15.60)
    Piatti vegan: il menù è molto nutrito, tra le proposte pappetta d’avena con noci e fragole, muffin sfornati giornalmente con marmellata e margarina, bagel integrali con pomodoro e formaggio cremoso di tofu per colazione; simple salad con verdure a foglia, pomodori, cetrioli, germogli, ceci e cuori di palma; insalata di pollo vegetariana; quiche con zucchine, funghi selvatici e olive; blt e turkey club sandwich; torta di carote con copertura di cream cheese; torta con mousse di cioccolato e burro d’arachidi; red velvet cupcake. Ricchissima la selezione di tè, bevande calde e fredde.
    Note: non è facilmente accessibile ai disabili purtroppo, a causa degli scalini per accedervi dalla strada e al bagno minuscolo, un vero peccato. 
    Altre recensioni: Happy Cow

    Vedi anche:

    Il mio soggiorno newyorchese di dicembre 2006
    New York City – parte 1

    • Share/Bookmark


    NYC – atto I

    10 10 2010

    soho stairs

    Ed ecco finalmente il post su New York, o meglio, il primo post di un terzetto dedicato alle mie vacanze estive nella Grande Mela: dieci giorni dedicati a ri-vedere e ri-scoprire uno dei luoghi che più amo. La terza volta per me, la prima invece per LDM – il che è stato un modo per viverla attraverso occhi nuovi.

    manhattan skyline

    Dato l’alto numero di luoghi visitati e di posti provati, per non appesantire troppo la lettura ho diviso il soggiorno in tre parti, suddividendo il tutto a seconda della zona di pertinenza. Questo primo articolo è quindi dedicato alla punta meridionale di Manhattan, da Wall Street al vivace e radicale Lower East Side, passando dalle atmosfere industrial-chic di Tribeca e Soho, alla bolgia di Chinatown, con un salto nel mentre anche a Brooklyn.

    tombs

    LOWER MANHATTAN E TRIBECA

    La punta sud di Manhattan è quella più ricca dei simboli tipici della metropoli americana, in primis la Statua della Libertà, che svetta nella baia di New York, e a cui abbiamo abbinato la visita alla contigua Ellis Island, il primo punto d’approdo degli immigrati europei tra il 1892 e il 1954, con il suo particolareggiato Immigration Museum (bellissimo secondo me, meno per LDM). In ogni caso, è altamente consigliata la prenotazione via internet, per evitare inutili code.
    Non costa nulla invece salire sullo Staten Island Ferry, il traghetto arancione che collega Manhattan al distretto un po’ fuori mano e dimenticato di Staten Island  e godersi lo skyline della città: la corsa è gratuita, la vista spettacolare, la ressa micidiale.

    miss liberty cold drinks bartoldi miss liberty's fan

    Wall Street e il Financial District sono naturalmente d’obbligo per una prima visita alla città, anche perché costituiscono il punto d’insediamento storico della città. Prova ne sono alcuni edifici settecenteschi superstiti lungo piccole vie tortuose e acciottolate, assolutamente singolari in questo contesto urbano. Siamo naturalmente passati davanti alla Borsa valori più famosa del mondo, il New York Stock Exchange, la cui facciata è ormai da tempo drappeggiata da un enorme Stars & Stripes, ed entrati nella contigua Federal Hall, edificio in stile neogreco con un museo gratuito sulla New York postcoloniale, nella neogotica Trinity Church e nella vicina St Paul’s Chapel, che contiene una mostra sui tragici eventi dell’11 settembre. Particolarmente suggestivi i due cimiteri ottocenteschi, piccole oasi di pace tra le imponenti costruzioni contigue. Dopo tanta cultura, non potevamo non esimerci dall’andare da Century 21, “New York’s Best Kept Secret” grande magazzino con abbigliamento iperscontato. Vista la ressa, abbiamo concluso che i newyorchesi non sono molto bravi a mantenere i segreti…

    wall st

    federal hall & nyse shoe shining trinity church

    city hall park

    Non lontano da qui sorgono molti degli edifici governativi della città. L’elegante edificio della City Hall è circondato dal City Hall Park, spazio tranquillo abbellito da lampioni a gas, fontane e sculture contemporanee: peccato non essercelo goduto a dovere, dato che ci siamo capitati in una fredda giornata di pioggia. In cambio ci siamo rifatti con lo shopping da Citystore: tanti oggetti originali a marchio NYC realizzati appositamente per il Comune di NY. Di fronte si staglia il maestoso Woolworth Building, costruito a inizio Novecento e, dall’altro lato, l’accesso al Ponte di Brooklyn, un altro dei simboli più conosciuti della città, a cui siamo arrivati dopo una lunghissima camminata da Battery Park sotto il sole cocente. Sempre sotto il sole cocente, lo abbiamo percorso da un lato all’altro, arrivando a Brooklyn in circa venti minuti (v. sotto).

    woolworth building citystore brooklyn bridge

    brooklyn bridge

    Molto piacevole anche la zona di TriBeCa, famosa per i suoi enormi loft e la sua atmosfera “industrial chic”. Qui abbiamo fatto tappa nottambula al rinomato Anotheroom, minuscolo locale con una nutritissima cantina di birre e vini europei e sakè giapponesi di elevata qualità, tutti segnati a manina sulla lavagna sopra il bancone.

    anotheroom, tribeca

    BROOKLYN

    Brooklyn è stata una delle sorprese più piacevoli del nostro soggiorno newyorchese. L’avevo sempre stupidamente ignorata nelle mie precedenti visite, mentre credo che debba rientrare a pieno titolo in qualunque giro della città. Inoltre è diventato, negli ultimi dieci anni, una delle zone più vivaci e vitali della metropoli: e a ben ragione.

    jacques torres a library in dumbo pralines

    Raffinate librerie e gallerie d’arte caratterizzano l’area di Dumbo, da cui si possono tra l’altro ammirare stupende viste di Manhattan. Sempre a Dumbo abbiamo fatto una doverosa capatina nel laboratorio principale di Jacques Torres, pasticcere e cioccolataio francese impiantato nella Grande Mela: due sole le praline vegan, ma sicuramente le migliori (commovente quella pistacchio e marzapane). Naturalmente c’è poi anche una ricca selezione di tavolette fondenti, anche aromatizzate.

    fence

    Da Dumbo ci siamo spostati nel quartiere di Brooklyn Heights, perla nascosta della città. Il più antico quartiere della città, è anche quello che ha mantenuto intatto il volto della vecchia New York, con le sue splendide case ottocentesche in brownstone, tra cui quella in cui Truman Capote scrisse Colazione da Tiffany (al 70 di Willow St).

    around brooklyn 2 brooklyn fit guy around brooklyn 1

    Da qui abbiamo poi terminato il nostro giro sulla Brooklyn Heights Promenade, con una inebriante vista su Lower Manhattan e il New York Harbor.

    sunset in brooklyn

    SOHO, NOHO, NOLITA 

    Fra i quartieri della città che ci sono piaciuti di più, per l’accoppiamento quanto mai bizzarro eppur riuscito tra fredde architetture industriali e strade acciottolate, a SoHo, NoHo e Nolita abbiamo dedicato un piacevole pomeriggio passeggiando e curiosando un po’ ovunque.

    cuty pink & blue around soho

    Tra le architetture, degna di nota 40 Bond, condominio di lusso ricoperto da una griglia di vetro verde, mentre per lo shopping siamo stati tentati da American Apparel, catena di abbigliamento californiana che fa largo uso di cotone biologico e con un’attenta politica di tutela dei lavoratori, McNally Robinson, una libreria indipendente nel cuore di SoHo, con una nutrita collezione di ricettari veg, tra l’altro, e il fantastico negozio della casa editrice Phaidon.

    40 bond

    CHINATOWN E LITTLE ITALY

    Giusto una camminata veloce di domenica pomeriggio lungo l’incasinatissima Canal Street, cuore pulsante di Chinatown. Ci riserviamo di esplorare questo quartiere, insieme alla sempre più sacrificata Little Italy, la prossima volta: le gambe quel giorno non hanno retto più…

    canal st 1

    LOWER EAST SIDE

    Il vecchio quartiere ebraico-proletario della città è una delle zone più interessanti, più vivaci, più piacevoli di New York, dove abbiamo trascorso un rilassantissimo pomeriggio domenicale, tra acquisti (le scarpe vegan di Moo Shoes), pasticceria vegana e senza glutine (abbiamo fatto indigestione da Babycakes) e libreria lesbo-radical-femministe-anarco-insurrezionaliste (Bluestockings, dove LDM giura di aver visto anche il manuale su come fabbricarsi una bomba H in casa).

    creative writing

    mannequin babycakes moo shoes' cat

    smiling babycake

    Il Lower East Side ci è piaciuto così tanto che abbiamo replicato andandoci a cena: dopo aver velocemente curiosato da Babeland, vera e propria boutique di gadget erotici con commesse acqua e sapone frequentata da una clientela quasi tutta femminilE, abbiamo virato a colpo sicuro verso Teany, il locale vegetariano di Moby e della sua ex, Kelly Tisdale, che non ha deluso le mie aspettative (soprattutto dopo aver letto il libro che hanno scritto a quattro mani).

    babeland

    (Continua…)

    Visualizza la mappa di New York del Cucchiaio di Legno

    • Share/Bookmark


    A Veganman in New York

    28 01 2007

    Secondo Happy Cow, che ha stilato una piccola classifica delle città con la migliore offerta di cibo vegan, New York si erge come il vero paradiso per chiunque abbia deciso di abbandonare il consumo di prodotti animali per ragioni etiche, seguita a ruota da San Francisco, Londra, Singapore e Seattle.
    Ergo, complice la decisione da parte dei miei genitori di andarci tra Natale e Capodanno, e con la scusa di far loro da guida e interprete, ecco l’occasione giusta per testare di persona quello che la Grande Mela può offrire da questo punto di vista!
    A New York ero già stato anni addietro, precisamente nel 2000, quando il simbolo della metropoli erano ancora le Torri Gemelle, e quando gli Stati Uniti erano un luogo più amichevole e meno diffidente di adesso… All’epoca non ero ancora vegan (anzi…), e quindi questo ritorno al di là dell’Atlantico si è prospettato ancora più piacevole per il fatto di poter provare ristoranti mitici come Teany (la caffetteria di Moby) e il Candle Café, da molti considerato il miglior ristorante "verde" della East Coast.

    Come ho trovato la città? Beh, questa volta mi ha entusiasmato ancora più dell’altra, vuoi per gli addobbi, vuoi per la vivacità e per l’offerta culturale, sempre ricchissima. Anche i miei ne sono rimasti entusiasti, e sono stato davvero contento che abbiano potuto coronare questo loro sogno che accarezzavano già da diversi anni. Gotta love the Big Apple!

    Ma veniamo alla parte più strettamente gastronomica… Due i locali che mi sento maggiormente di consigliare:
    Il "must", ovvero il Candle Café (1307 Third Ave): ristorante strettamente vegano, imparentato con il Candle 79 (154 East 79th St), si presenta come un lungo corridoio, e con un’atmosfera piuttosto rilassata (se non fosse per i camerieri che corrono dalla cucina ai tavoli). Tra i piatti provati la “Magical Miso Soup”, zuppa di miso rivisitata con l’utilizzo del delicato miso bianco e, come piatto principale, la specialità della casa, la "Paradise Casserole", un delizioso (ed enorme) sformato di patate dolci, fagioli neri e miglio. Ma sono i dessert il vero capolavoro del ristorante… mia madre e io non possiamo non inchinarci di fronte alla "Decadent Chocolate Cake", un capolavoro di cioccolato in porzione decisamente American-style (enorme!). Ma anche mio padre non sembra deluso dalla sua torta alla mousse di cioccolato…
    L’altro locale è Souen (210 Avenue Of The Americas), nel caratteristico quartiere di Soho, un accogliente ristorante macrobiotico gestito interamente da personale giapponese. Le porzioni si adattano al palato nordamericano (big, big, big!), con il vantaggio di essere serviti in tutta calma da cameriere gentilissime. Come dicevo è un ristorante macrobiotico, non vegan, quindi vengono serviti anche alcuni (pochi, per fortuna!) piatti a base di pesce. Eccezionali i piatti di udon, sublime la "New York Cheesecake" preparata col tofu.
    Abbiamo poi provato anche altri locali, meno degni di nota, e purtroppo non siamo riusciti a passare né da Teany, né da Angelica Kitchen (uno dei primi ristoranti veg di NY), né tantomeno da Mana, che offre, a detta di Lonely Planet, uno sfizioso brunch vegan nel fine settimana. Pazienza, sarà per la prossima volta!
    In cambio, mi sono premunito acquistando due ricettari… il fantastico "The Candle Café Cookbook", con tutte le ricette dei piatti offerti dal ristorante (sì, anche la torta cioccolatosa decadente!), e un libro di cucina giapponese vegan, trovato in una libreria nipponica, di una certa Yumiko Kano (ますます菜菜ごはん - Masumasu saisai gohan): le foto (e le ricette) sono vere opere d’arte, e mi sto già attrezzando per sperimentare i makiyaki di sedano!

    Nota di merito, infine, alla British Airways e ai suoi pasti vegan: al ritorno siamo stati infatti spostati al check-in su un altro volo per Londra rispetto a quello su cui eravamo prenotati. Ciononostante la compagnia è riuscita comunque a garantirci i pasti speciali. Qualcuno in Italia farebbe meglio a riflettere…

    • Share/Bookmark





    Bad Behavior has blocked 535 access attempts in the last 7 days.

    Chiudi
    Invia e-mail