Pizza Vegusto

12 04 2011

vegan pizza

 

Stavo guardando l’indice delle ricette pubblicato e mi sono accorto di una grave mancanza (tra le molte): la pizza! Uhm, ci vuole eccome, soprattutto dato che sono iniziati i festeggiamenti dell’Unità d’Italia. E quale altro piatto è forse maggior simbolo di questo bislacco paese se non la pizza? (Gli spaghetti, forse? O il tiramisù?). In ogni caso la pizza mi viene anche in soccorso per provare tutto il ben di Dio inviatomi tempo fa da Karin e Raffaella, le titolari di Vegusto ad Arona (splendida cittadina sul Lago Maggiore), arrivato insieme a un altro mio ordine di altre bontà (tutte vegetali) commercializzate in Italia tramite il loro punto vendita.

E devo anche dire che Karin e Raffaella sono state gentilissime, nonostante abbia fatto di tutto per inimicarmele: prima costrigendo Raffaella a partecipare a estenuanti gare di flessioni al Vegfestival 2009, poi sistemando Karin col suo stand sotto una sorta di serra a ultravioletti nell’edizione seguente. Ma per fortuna sembrano aver dimenticato le malefatte combinategli (e d’altronde avendo tutto il giorno a che fare con tutte queste bontà come si può tener rancore?) e così le ringrazio pubblicamente anche per tutto il lavoro che fanno per rendere sempre più facile, piacevole e gustosa la scelta di un’alimentazione e uno stile di vita senza crudeltà!

 

Pizza Vegusto

Per questa ricetta ho utilizzato la mia pasta madre, a volte (=spesso) negletta nel frigorifero. In questo caso l’ho fatta lavorare parecchio, i tempi di lievitazione sono infatti un po’ più lunghi del normale. Ma tempi lunghi permettono di ottenere un impasto particolarmente soffice e digeribile. Armatevi quindi di santa pazienza! Nel
caso in cui siate sprovvisti dell’una e/o dell’altra, lavorate con il lievito di birra fresco (1 panetto da 25 g sciolto in acqua tiepida) e la stessa quantità di farina indicata in basso. In questo caso i tempi di lievitazione saranno più veloci (90’ circa la prima lievitazione, stendere poi la base sulle teglie e lasciare ancora lievitare altri 40’).
Le dosi sono per due pizze piuttosto consistenti che dovrebbero bastare per 4 persone.

Per la biga:
pasta madre 50 g
acqua minerale o filtrata 120 g
farina di grano tenero 00 280 g

La mattina precedente sciogliete la pasta madre nell’acqua intiepidita. Aggiungete la farina e lavorate il tutto in modo da ottenere un panetto che metterete a lievitare in luogo caldo, al riparo da correnti, e coperto con un tovagliolo umido.

Per l’impasto:
farina di grano tenero 00 300 g
farina di grano tenero integrale 300 g
sale marino integrale 1 cucchiaio
acqua minerale o filtrata 300 g

La sera riprendete la biga e pesatela. Prendetene 300 g, il resto mettetelo via in un contenitore: sarà la pasta madre per la panificazione successiva. Intiepidite l’acqua, e mettetevi la biga a riposare per 30’.
Aggiungete 150 g di farina 00 e 150 g di farina integrale e il sale. Mescolate bene con un cucchiaio di legno. Portate poi l’impasto su un piano di legno o di marmo infarinato, e iniziate a lavorarlo aggiungendo il resto della farina per circa 10’, fino a ottenere un impasto sodo ed elastico che non si appiccica più alle mani.
Mettete in un recipiente, fate un taglio a croce e ponete al caldo, al riparo da correnti, coperto con un tovagliolo umido per tutta la notte.

Per la farcitura:
salsa marinara 4 mestoli 
tofu 250 g
formaggio vegetale No-Muh Melty 230 g
affettato vegetale di tagliata classica 200 g
wurstel vegetale alla maggiorana 1
carciofi 2
olio extravergine d’oliva 7 cucchiai
sale marino integrale grosso

Preparate la salsa marinara come indicato qui. Mondate i carciofi, eliminando le foglie esterne più dure, e tagliando la punta e il gambo. Divideteli in quattro spicchi, eliminate le barbe interne e affettateli sottilmente. Metteli a stufare in padella a fuoco basso con 3 cucchiai d’olio e un pizzico di sale per circa 15’.
Sbriciolate il tofu. Tagliate il formaggio e il wurstel a fette, e l’affettato a pezzetti.
Accendete il forno a 250° (220° se ventilato). Stendete l’impasto in due teglie. Condite una teglia con la salsa marinara, mentre oliate l’altra base e aggiungete qualche granello di sale grosso.
Passate in forno caldo per circa 10’.
Estraete le basi e conditele: quella rossa con il tofu e metà dei prodotti Vegusto (formaggio, affettato e wurstel), l’altra con i carciofi e il resto degli ingredienti (formaggio, affettato, wurstel). Terminate con un filo d’olio. Passate in forno per circa 10’-15’, fino a quando il formaggio inizierà a fondere e gli ingredienti saranno dorati. 

1 ora e 10 minuti 
e 1 giorno per la lievitazione

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Canapé con crema di tofu e germogli di alfa alfa

30 03 2011

canapés with tofu cream and alfa-alfa sprouts

Una delle cose sicuramente più stimolanti dello scrivere un blog è la quantità di persone interessanti che ho conosciuto su questo spazio. Con alcune si è in contatto ormai da anni (alla fine sono già passati quasi quattro anni e mezzo da quando ho iniziato a documentare il mio passaggio dal latto-ovo-vegetarianesimo al veganesimo e il blog l’avevo concepito come stimolo iniziale per continuare), con altre magari solo da poco tempo, ma è incredibile il livello di sintonia che si riesce a instaurare tra persone che in ogni caso condividono una realtà soltanto virtuale come questa. E alcune persone ho avuto anche la fortuna di incontrarle in carne e ossa, e spero di conoscerne prima o poi anche altre.
Ed è grazie al blog che ho fatto anche conoscenza con una ragazza da cui non si può che imparare costantemente, e che è anche una delle migliori penne in circolazione sulla rete, per stile, ironia e preparazione: Grazia, ovvero Erbaviola.
Per chi ancora non sapesse chi è, consiglio visite regolari al suo blog, anche per la sua grande disponibilità nel divulgare informazioni utili e per risolvere dubbi, amletici e non.

Ma è di una cosa che le sono maggiormente grato. Finalmente, dopo anni e anni di esperimenti col mio Toni, quest’ultimo non si ribella più contro di me nel propormi semi rinsecchiti o colture batteriche da distruzione di massa. E il suo “L’orto dei germogli” è ormai diventato un amico fedele, un novello Virgilio che mi guida in quello che per me era ormai l’inferno della germogliazione casalinga.

Il libro, edito dalla casa milanese FAG, si compone di otto capitoli: si parte dalla storia dei germogli e dalla loro importanza un tempo nell’alimentazione umana, alle loro eccezionali proprietà nutritive. Poi la parte per me più importante: la coltivazione domestica. Grazie alle spiegazioni chiare e concise sono ora in grado di produrre cibo vivo e vitale e non armi batteriologiche. Segue una lunga carrellata di tutti i germogli commestibili possibili e immaginabili, con proprietà e caratteristiche (avevate mai sentito parlare del trifoglio incarnato?), a cui seguono le modalità di consumo. Comode tabelle riassuntive accompagnano inoltre la lista dei principali produttori di semi biologici.
Da ultimo il compendio per evitare i principali errori di germogliazione (manco a farlo apposta, per produrre le mie bombe batteriche ho scoperto di farne almeno dieci contemporaneamente) e infine alcune interessanti ricette, da cui ho impunemente copiato questa che vi presento.

Il tutto al prezzo di una pizza e birra. Ma i germogli fanno molto meglio, no?
…E allora accattatevillo!!! (Non prima di aver letto anche quello che ne hanno detto, fra gli altri, KiaIsabella e Alice).

Canapé di crema di tofu con germogli di alfa alfa

Ricetta di una semplicità quasi banale, ma perfetta come finger food da aperitivo. Così come la presento (pedissequamente copiata dal libro a pagina 190) ha un gusto fresco e pulito, che esalta tra l’altro il lieve sentore piccante dei germogli. I germogli li ho ottenuti da semi biologici nel tempo record di 3 giorni (Grazia ne dà un tempo di germogliazione di una settimana, ma evidentemente Toni si è particolarmente impegnato dopo anni di cattivo utilizzo…). Le dosi sono per 4 persone.

pancarré integrale 8 fette
germogli di alfa alfa (erba medica) 20 g
tofu 300 g
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
latte di soia 2 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero
erba cipollina

Sciacquate velocemente i germogli e l’erba cipollina, tamponandoli bene per farli asciugare.
Frullate il tofu con l’olio, il latte, sale e pepe, ottenendo una crema consistente. Aggiustate poi ancora di sale e pepe.
Ricavate dei canapé dal pane con un tagliabiscotti sagomato.
Con una siringa da pasticceria, decorateli con la crema di tofu. Ricoprite con un po’ di germogli e spolverizzate di erba cipollina tritata.

20 minuti
(+ 4-7 giorni per la germogliazione dei semi)

Per la serie, viva il finger food, vedi anche:

Le tartine con paté di seitan e il tofu al lapsang souchong con pepe di Szechuan.

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Pane afghano

13 02 2011

afghan bread

Lo scorso settembre, al Vegfestival, ho avuto modo di tenere una dimostrazione di cucina afghana. Non che ne sia un esperto, ma questo paese a cavallo tra quattro mondi e culture (Asia centrale-Russia, regione indiana, Cina e mondo arabo-musulmano) mi ha sempre incuriosito, e anche la sua cucina riflette appieno la sua collocazione geografica. Protagonisti sono i cereali coltivati sulle sue terre: grano, mais, orzo, riso, e grande utilizzo di noci e frutta secca ed essiccata, in particolar modo l’uva. Accompagnamento di qualsiasi pasto, utilizzato come vera e propria posata, è il nan-e afghani, pane piatto cotto in un forno tandoor. Nella versione originale l’impasto andrebbe spalmato sui lati del forno, cosa non fattibile con un normale forno casalingo. Si può comunque ottenere un buon compromesso, anche se si otterrà un pane meno malleabile dell’originale, ma comunque ottimo per accompagnare patè e creme.

Pane afghano
Nan-e afghani

Velocissimi da preparare, sono molto buoni e altrettanto digeribili. Possono essere realizzati anche con farina 0 o semintegrale. I semi di cumino nero si trovano nei negozi di prodotti arabi e mediorientali, altrimenti potete sostituirli con del più comune cumino (carvi). Le dosi sono per 8 pani.

acqua filtrata o minerale 375 millilitri
lievito di birra essiccato 10 grammi (1 bustina)
malto di riso 1 cucchiaio
farina integrale di grano tenero 600 grammi + 50 grammi per la spianatoia
sale marino integrale 1 cucchiaio
olio di girasole 60 millilitri
cumino nero 1 cucchiaio
latte di soia
q.b.

Intiepidite l’acqua. Mescolatela con il lievito e il malto e lasciate riposare 10’. Aggiungete poi mezzo cucchiaino di farina e lasciate schiumare per 5’.
Mescolate il sale con la farina. Disponete la miscela a vulcano e versarvi l’olio e la miscela di lievito. Mescolate e impastate per 5’.
Coprite l’impasto con un tovagliolo umido e lasciate riposare, al caldo e lontano da correnti, per un’ora e mezza.
Trascorso questo tempo, dividete l’impasto, infarinando la spianatoia, in 8 parti uguali e formate 8 palle. Stendetele poi in ovali lunghi circa 15 cm e spessi 1cm.
Passate i rebbi di una forchetta lungo i nan per creare un motivo decorativo. Spennellate del latte di soia e coprite con i semi di cumino.
Adagiateli su una teglia da forno e cuocete in forno caldo a 180° per 20’.

50 minuti
+ 1 ora e 30 minuti di riposo

Vedi anche:

La ricetta del pane integrale con pasta madre e quella del soda bread irlandese

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Patate nere al rosmarino

22 12 2010

rosemary black potatoes

Quest’anno, mi dispiace, ho pubblicato davvero poco rispetto al mio solito. Complici un computer ormai troppo lento e tanti impegni di lavoro, ho lasciato trascorrere tempi abissali tra un post e l’altro. Ora il computer personale l’ho cambiato, così come ho cambiato azienda e settore, e quindi dovrei riuscire a stabilizzarmi e a essere un po’ più regolare.
Tra le altre cose non sono riuscito a preparare nessuna ricetta di Natale da proporvi in anticipo (sebbene abbia ben chiaro in testa cosa preparare per il pranzo, che sarà vegan e in famiglia), quindi ho raschiato dal fondo del barile e non mi è rimasta che questa ricetta che mi piace assai, un po’ rustica e vergognosamente semplice, se non fosse per l’utilizzo di una varietà di patata sicuramente particolare, che a volte viene definita nera, a volte viola (la polpa in effetti tende più al porpora che all’ebano).
Io l’ho scovata da un produttore bio del torinese, che espone i suoi frutti mensilmente all’Oltremercato in Piazza Palazzo di Città a Torino. No, il nome dell’azienda agricola purtroppo non me lo ricordo proprio…

Patate nere al rosmarino

Ricetta semplicissima ma da preparare con cura, per apprezzarne il sapore rustico e casalingo. Oltre alle patate nere, non facilissime da trovare, si possono usare quelle rosse, che hanno consistenza e grana simili. Le dosi sono per 4 persone.

patate nere 800 grammi
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
aglio 8 spicchi
rosmarino 2 rametti
sale marino integrale 1 cucchiaino + 1 pizzico
pepe nero 1 spolverata

Lavate le patate e mettetele in pentola, senza pelarle, coprendole con acqua e sciogliendovi un cucchiaino di sale. Da ebollizione, fatele cuocere 20 minuti.
Nel frattempo schiacciate gli spicchi d’aglio e tritate gli aghi del rosmarino.
Scolatele e lasciatele raffreddare.
Tagliatele poi a pezzi. Riscaldate l’olio in una padella a fuoco medio-alto, aggiungete le patate formando un solo strato (uno solo, se ne avanzano ripetete l’operazione), e abbassate la fiamma a fuoco medio. Fatele dorare senza muoverle per circa 7 minuti. Aggiungete gli spicchi d’aglio. Girate le patate dall’altro lato e fatele dorare altri 7 minuti.
Aggiungete infine il rosmarino e mescolatelo insieme alle patate. Coprite con un coperchio e fate cuocere altri 7 minuti.
Spegnete la fiamma, rimuovete l’aglio, salate, pepate e servite subito.

1 ora

Vedi anche:

le patate al limone e le verdure grigliate al rosmarino

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Formaggio di tofu alle erbe

29 09 2010

tofu cream cheese with fresh herbs

Ultimamente sto facendo fatica a scrivere qualcosa di interessante sul blog. La vena creativa credo sia rimasta ancora a godersi le ferie, probabilmente si è nascosta in qualche sala inesplorata del Met o è rimasta a gozzovigliare al Café Blossom. Magari non appena mi deciderò a scrivere di New York riapparirà come d’incanto. Altrimenti mi toccherà rievocarla con una seduta spiritica e una macumba.
Non che non voglia rendervi partecipi del mio soggiorno nella Grande Mela, ma è che sono intimorito dal dover catalogare le +1000 foto scattate. O meglio, +950, dato che le prime cinquanta sono misteriosamente svanite nel trasferimento dalla macchina fotografica al computer. Le ho cercate, ma invano. Svanite, volatilizzate, desaparecidas.  Empire State Building, Central Park sotto la pioggia, Fifth Avenue… Dove siete finiti? Magari hanno solo raggiunto quella dannata vena creativa.

Quindi, nell’attesa, vi dovrete sorbire i miei simil-formaggi. E se avete pure seguito il laboratorio al Vegfestival, rassegnatevi alle mie elucubrazioni da casaro vegano…

E dato che la vena creativa deve ancora compiere la trasvolata atlantica, vi propongo una ricetta della chef Rosanna Passione, una delle mie preferite, veloce da preparare e gustosissima.  Nella mia versione ho semplicemente rivisto un po’ alcune dosi, per renderlo più deciso e interessante.
La ricetta è davvero veloce, a parte i tempi di riposo necessari a insaporire bene il tofu. E poi è anche l’ideale per questi primi giorni autunnali in cui il sole diurno intiepidisce gli ultimi meriggi di settembre.  

Formaggio di tofu alle erbe

Scegliete un tofu compatto, che andremo poi ad aromatizzare con un trito di erbe aromatiche. Per un gusto meno deciso (e per continuare ad avere una vita sociale), potete omettere l’aglio (peccato!). Le dosi sono per 4-6 persone.

tofu 500 g
acidulato di umeboshi 3 cucchiai
tahin 2 cucchiai
aglio 2 spicchi
prezzemolo 1 manciata
basilico 1 manciata
cipollotto 1
olio extravergine d’oliva 6 cucchiai
sale marino integrale 1 pizzico

Passare il tofu al mixer riducendolo in crema. Mescolarlo con l’acidulato di umeboshi, il tahin, l’olio e il sale. Mettere a riposare in frigo per 24 ore.
Qualche ora prima di servirlo, mondare e lavare il prezzemolo, il basilico e il cipollotto, mondate gli spicchi d’aglio e tritate tutto finemente. Aggiungete al formaggio.
Servite dopo qualche ora spalmato su pane integrale.

15’ + 27-28h di riposo

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Ananas alla griglia

17 09 2010

grilled pineapple

Ed eccomi finalmente tornato con una ricetta! Era un bel po’ che non proponevo qualcosa di “commestibile” su un blog che dovrebbe essere essenzialmente dedicato alla cucina ma, tra ferie, Vegfestival* e lavoro, son riuscito a cucinare poco e a postare ancor di meno.

Ma, dopo due settimane trascorse a New York (di cui vi parlerò prossimamente, dato che sono state un susseguirsi di arte, cultura, estenuanti camminate e ottimo cibo vegan), una minima ispirazione dall’ossessione tutta americana per le grigliate estive un po’ mi è venuta fuori. E dopo aver spulciato la rete e i ricettari alla ricerca di qualcosa di originale senza ricorrere a tofu, seitan e salsicce di soia, ecco che mi si è presentata questa ricetta di una semplicità disarmante. Quattro ingredienti per un dessert tropicale velocissimo da preparare.

E, tra il dolce dell’ananas, l’aroma di rum e il tocco di cannella, sembra quasi di essere tornati in vacanza…

Ananas alla griglia

La ricetta è davvero semplicissima. Scegliete un ananas del commercio equo-solidale e un buon rum giamaicano e otterrete un dessert morbido e dolcissimo, magari ancora un po’ caldo dalla cottura sulla piastra. Le dosi sono per 4 persone.

ananas 1
cannella macinata 1 cucchiaio
rum 250 ml
acqua 500 ml

Con un coltello affilato, eliminate la parte inferiore e superiore dell’ananas. Pelate poi il frutto eliminando la parte esterna.
Tagliate l’ananas a fette di circa 2 cm.
Mettetele a marinare in un misto di acqua, rum e cannella per almeno un’ora (io le ho tenute per una notte).
Scaldate una piastra: una volta rovente, appoggiate le fette di ananas. Lasciate grigliare un paio di minuti, e poi rigirate le fette per un altro paio di minuti.
Servire con una spolverata di cannella.

10 minuti + 1 ora di marinatura

 

* a proposito di Vegfestival, nessun reportage da parte mia, dato che l’ho passato quasi esclusivamente a lavorare dietro le quinte, ma potete leggere il bel reportage di Veganlife o quello tragicomico di Grazia – che, pur bacchettandoci per bene, ci ha dato un grande stimolo per migliorare – e infine i video di Massimo e Julia di Veggie Channel, che stanno caricando di giorno in giorno e che quindi vi consiglio di tenere sott’occhio.

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Shortbread di tè al gelsomino

29 07 2010

jasmine tea shortbreads

Con i primi freschi (luglio è solitamente il mese più afoso a Torino, di solito ad agosto per fortuna rinfresca un po’) mi è nuovamente tornata voglia di rimettermi in cucina, forse anche costretto dal dover in qualche modo utilizzare una confezione di burro di soia prossima alla scadenza.
L’idea è stata quella di farlo fuori con una ricetta di Martha Stewart scovata su Internet, con le opportune modifiche: si cambia il tè (devo far fuori le scorte acquistate in Cina), si elimina lo zucchero, si cambiano ancora un paio di cose. Insomma, la ricetta originale è stata abbastanza stravolta, ma il risultato è stato molto apprezzato: dei biscottoni stile shortbread scozzese morbidi e con un profumo spiccato molto piacevole.

Shortbread di tè al gelsomino

Dovendo trattare la pasta frolla d’estate, bisogna contenere i tempi di preparazione al minimo, pena ritrovarsi con un impasto troppo morbido da lavorare. Ecco perché niente stampini per biscotti, ma un semplice taglio col coltello, veloce e immediato, in modo da dargli la tipica forma degli shortbread scozzesi. E soprattutto mattarello e spatola in congelatore per una decina di minuti prima di iniziare, per evitare di scaldare la pasta frolla in fase di lavorazione.  
Le dosi sono per 40 biscotti.

farina di grano tenero 0 500 grammi
burro di soia 225 grammi
malto di riso 375 grammi
tè al gelsomino 8 grammi
vaniglia in polvere ½ cucchiaino
sale marino integrale 1 pizzico abbondante
farina per la spianatoia

Attrezzatura
macinacaffè, mixer, mattarello, spatola, coltello, teglia da forno, spianatoia, gratella per dolci; pellicola trasparente per alimenti, carta da forno.

Macinate il tè con un macinacaffè riducendolo in polvere.
Mescolate con il mixer burro e malto. Aggiungete il tè, la vaniglia, il sale e la farina, mescolando bene.
Dividete l’impasto in due parti e avvolgetelo nella pellicola per alimenti. Fate riposare in frigo almeno 2 ore, meglio se tutta la notte.
Trascorso il tempo di riposo, accendete il forno a 150°.
Su una spianatoia infarinata stendete uno dei due impasti col mattarello a un’altezza di ½ cm e tagliate l’impasto a rettangoli di 6×3 cm all’incirca. Riponete i biscotti su una teglia ricoperta di carta da forno con l’aiuto di una spatola e infornate tra i 10’ e i 15’ (meglio meno che più tempo, in quanto tenderanno a compattarsi raffreddandosi).
Estraete la teglia e appoggiate i biscotti su una gratella per dolci per farli raffreddare.
Ripetete l’operazione con l’altra metà dell’impasto.
Conservateli in una scatola di latta per biscotti.

1 ora + 2 ore di riposo

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Weekend veneziano

29 06 2010

20100624_79

Come già detto, a inizio giugno LDM (=la dolce metà) ed io abbiamo trascorso un fine settimana veneziano letteralmente rubato agli impegni lavorativi di entrambi e sicuramente fitto fitto come piace a noi, tra arte, architettura e buon cibo.
Partenza in auto da Torino venerdì sera dopo cena, arrivo a Venezia poco dopo mezzanotte, parcheggio e camminata fino a casa, nelle calli silenziose che conducono dal Ponte degli Scalzi a San Giacomo dell’Orio.
La sveglia, implacabile, ci fa balzare in piedi qualche ora dopo. Ma ne vale la pena, dato che ci permette di arrivare in Piazza San Marco al mattino presto, con ancora pochi turisti, dopo essere passati da Rialto, in pieno fermento pre-apertura negozi.

20100624_1 gondola doge's palace - courtyard

Il fuggiasco Casanova
La sveglia antelucana è dovuta alla prenotazione fatta qualche giorno prima per gli Itinerari Segreti di Palazzo Ducale. Si visitano infatti zone non aperte al pubblico, tra cui gli uffici segreti della Serenissima, dove operavano i servizi segreti e dove venivano custodite tutte le informazioni vitali della repubblica veneziana. Si passa poi alle carceri del sottotetto, per prigionieri “di lusso”, tra i quali Giacomo Casanova, reo di aver avuto troppe amanti, tra cui una badessa (il che fa quasi sorridere, rispetto agli odierni scandali della Chiesa) e di cui vengono narrati, con dovizia di particolari, la vita in carcere e la sua rocambolesca fuga dai Piombi.
Terminata la visita, salita la Scala d’Oro del Sansovino, abbiamo poi vagato per le splendide sale del Palazzo, con, tra opere di Paolo Veronese, di Tintoretto e del Tiepolo, fino alla piccola collezione di quadri di Hyeronimous Bosch (sono un fan della pittura fiamminga) e, attraversato il Ponte dei Sospiri, ci siamo ritrovati infine nelle Prigioni Nuove, sicuramente meno ospitali di quelle dei Piombi. Visita a Palazzo Ducale che ho rifatto per la terza volta, ma che consiglio altamente per comprendere appieno la potenza economico-commerciale di cui la città godette fino al XVII secolo.

20100624_4

Pasta artigianale
Colti dai morsi della fame, dopo un ultimo sguardo all’inconfondibile facciata rosa di Palazzo Ducale con la sua loggia gotica, ci siamo quindi diretti giù per Riva degli Schiavoni dribblando orde di turisti. Giù per Castello fino in Via Garibaldi, dove siamo andati a pranzare da Le Spighe, pastificio bio e gastronomia vegetariana. L’hummus è fenomenale, ma niente male anche lo spezzatino di seitan. Per non parlare dei muffin cacao e kiwi appena sfornati. Ho naturalmente fatto incetta di pasta fresca senza uova, preparata quotidianamente dalla proprietaria, Doriana, disponibile in vari gusti, tra cui curry, spinaci, barbabietola.

memento mori just did the laundry? our daily bread de bello venetianarum capturing emotions the lion of venice

Fasti barocchi
Rifocillati, dopo una breve tappa all’Arsenale e al Sotoportego dei Preti con il suo mattone a forma di cuore, attraversato il Ponte dell’Accademia, giù per Dorsoduro, con breve tappa al Museo degli Strumenti Musicali nella Chiesa di San Maurizio Martire, fino a Ca’ Rezzonico, gioiello del Longhena, e allo splendido Museo del Settecento Veneziano ospitato al suo interno.
Dopo cotanta bellezza, non potevamo naturalmente esimerci da una capatina da Grom, nel vicino Campo San Barnaba. La granita alla mandorla d’Avola è davvero sublime.

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Cena con vista
Riposo e doccia, e poi via di nuovo per la cena. Tavolo prenotato sulla terrazza del ristorante La Piscina, alle Zattere, con un’incomparabile vista su tutta la Giudecca. Servizio impeccabile e cortese, menù vegetariano e vegano con ingredienti locali e di stagione. La serata termina al Margaret Duchamp, nel nostro beneamato Campo Santa Margherita, fulcro di vivaci localini notturni che a noi piacciono assai :-) La notte è giovane, noi un po’ meno, e quindi scoccata la mezzanotte facciamo ritorno a casa.

margaret duchamp

Shopping a Rialto
Domenica mattina, con calma, ci avviamo verso Rialto, per un giro di shopping alla Bottega della Solidarietà, dove la mia carta di credito viene messa a dura prova da polo in cotone equosolidali, CD di musica etnica e ricettari vari. Molto ricca la selezione di tè: il proprietario ne è infatti un appassionato e seleziona personalmente le miscele che poi vende sui suoi scaffali. Il nostro giro per Rialto prosegue poi nello splendido chiostro di San Salvador, che ospita il Telecom Future Centre, per poi concludersi con un frullatone di frutta fresca da Frulalà.

san salvador cloister 20100624_78 il segreto di venezia

Falafel 
Proseguendo per Strada Nova a Cannaregio, ci imbattiamo in un paio di librerie e infine da Lush. Non compriamo però nulla, fa troppo caldo, e l’idea di ritrovarsi con uno dei loro prodotti sciolto nello zaino non è il massimo; peccato, perché a Torino non ci capito mai, è troppo scomodo. Ma ci rifacciamo con gli antipasti vegetariani e i falafel di Gam Gam, tappa ormai fissa dei miei soggiorni lagunari.

steps door eyes wide shut

Tra vizi e virtù
Pomeriggio trascorso vagando senza meta tra le calli di San Polo e Santa Croce, fino al celebre Ponte delle Tette, dove le prostitute della Serenissima stavano a seno nudo (e non solo) per incoraggiare i clienti a godere dei loro servigi, e a cercar di convincere gli omosessuali dell’epoca che anche l’eterosessualità poteva essere interessante ;-) Beh, non proprio senza meta, per la verità, dato che in realtà scopo del nostro giro è Vizio Virtù, una delle migliori botteghe di cioccolato in Europa, con le sue pregiate selezioni di cacao e i suoi arditi accostamenti. Inutile dire che ho fatto incetta di tavolette e frutta ricoperta, senza perdermi neppure il loro gelato artigianale di puro cioccolato fondente (vegan, vegan!). Ma la tavoletta Kamasutra l’ho riservata al prossimo giro :-)

ponte delle tette (tits bridge) vizio virtù chocolate ice cream statue in san polo

Xe tempo da andar…
Ora di tornare alla base, ma non prima di esserci goduti la cena indiana da Ganesh Ji nel suo suggestivo dehors pergolato sul Rio Marin, con barche e gondole che circolano lentamente. I loro pakora sono sempre a regola d’arte, il paratha integrale ripieno di verdure ottimo, così come le porzioni sempre troppo generose.
Per quest’anno sono a posto, il mio diciottesimo soggiorno veneziano è giunto al termine, ma la ricarica venexiana dovrebbe bastarmi fino all’anno prossimo :-)

rio marin


La mappa di Venezia del Cucchiaio di Legno

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La ricetta

 

risi e bisi

Risi e bisi

Risotto o minestra? Forse tutti e due, ma io questo piatto lo preferisco più “risotto” e meno “minestra”. Di conseguenza, aumentate il brodo se li preferite più “al cucchiaio”. Uno dei piatti simbolo della città, nel XIX secolo, al grido di “risi, bisi e fragole” (=tricolore) i patrioti veneziani reclamavano la loro italianità contro l’occupazione austriaca. Patrioti che forse ora si staranno rivoltando nella tomba… Ma questa è un’altra storia, purtroppo.
Usate un ottimo riso italiano per risotti: il Vialone Nano secondo me è perfetto per garantire l’onda, così come guai a voi se usate i piselli surgelati al posto di quelli freschi ;-) Le dosi sono per 4 persone.

piselli freschi 1 kilo (circa 500 grammi sgranati)
riso Vialone Nano 200 grammi
cipollotto 1
burro di soia 60 grammi
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
prezzemolo 1 mazzetto
brodo vegetale 1,5 litri
parmigiano vegetale 3 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero

Mettete a scaldare il bodo, che dovrà essere bollente.
Sgranate i piselli dal loro guscio e lavateli. Mondate, lavate e tritate il prezzemolo. Mondate e affettate il cipollotto.
In una casseruola capiente, fate sciogliere 30 grammi di burro con l’olio, e rosolate prezzemolo e cipollotto.
Aggiungete i piselli e fate stufare bagnando con qualche cucchiaio di brodo.
Versate il riso, mescolate e versate poco alla volta il brodo mescolando spesso. In 15-18 minuti dovrebbe essere pronto.
Aggiustate di sale, grattugiate il pepe, e unite il resto del burro e il parmigiano vegetale, mescolando bene.
Servite subito.

1 ora

Piaciuto l’articolo? Allora dai un’occhiata anche a:

Il mio giro a Venezia di giugno 2009 (con la ricetta degli zaleti)
Il ristorante ebraico-kosher Gam Gam
Il gelato di Alaska
La mia personalissima versione dei bigoli in salsa

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Amish Friendship Bread

9 06 2010

amish friendship bread

Rientrato da un fine settimana veneziano (di cui vi parlerò a breve, uno di quei miei soliti tour-de-force artistico-gastronomici), ho recuperato una ricetta sperimentata qualche settimana fa, e basata su una di quelle antipatiche catene di Sant’Antonio. Si tratta dell’Amish Friendship Bread (pane dell’amicizia degli Amish), un cake che in realtà non è stato creato dalla famosa comunità americana, ma è frutto, secondo me, dell’usanza di far girare la pasta madre tra le famiglie di uno stesso paese o villaggio, per la panificazione. Dolce che, in questo caso si colora di una valenza speciale, perché diventa simbolo di condivisione e di riscoperta di piaceri semplici come quello di crearsi un poolish personale e di cimentarsi con un semplicissimo dolce casalingo, morbido e profumato, da condividere con gli amici (e di metterli pure in grado di preparselo poi da sé!).
Tenendo presente questo spirito di condivisione, volevo anche dire che, nonostante ultimamente lasci pochi commenti in giro, cerco sempre di leggere tutti i blog che compongono l’elenco dei miei preferiti, quelli indicati qui a destra. Riprova ne è anche il fatto che spesso attinga a idee e ricette interessanti, ragion per cui e mi farebbe piacere, a cadenza più o meno mensile, segnalare quelle in cui mi sono cimentato personalmente. Premessa importante: le ricette segnalate sono tutte vegan, dato che per pigrizia, in settimana, preferisco affidarmi a ricette già consolidate (oltre che per “pubblicizzare” una cucina saporita ma etica).
Nel mese appena trascorso, in particolare, mi sono cimentato con:

  • la gustosissima farinata di Aldo, davvero perfetta per dosi e tempi. Da leccarsi i baffi!
  • il profumatissimo liquore al carvi di Terry, che però a me è venuto scuro perché per lo sciroppo ho usato del mascobado al posto dello zucchero bianco;
  • la tortina one way ticket to Honolulu di Alessandra: banana e cocco, che volere di più? (unica variazione, zucchero integrale mascobado al posto di quello di canna fine);
  • e infine i noodles alle alghe di Isabella: preparati con udon di grano e un mix di alghe giapponesi e irlandesi. Fantastici!

Ed è infine grazie a un’altra blogger, Barbara, che ho appena scoperto che esiste pure una versione italica di questo pane dolce americano… ;-)

Amish Friendship Bread
aka Torta di Padre Pio

Primo passo è quello di crearsi un poolish personalizzato, vegan, da distribuire poi in giro. Le dosi sono per 2 cake più l’impasto necessario per essere donato a tre persone.

Giorno 1
farina di grano tenero 0 140 g
malto di riso 300 g
latte di soia 240 ml
lievito di birra secco istantaneo 1 pacchetto (9 g)

Mescolate il tutto in un recipiente capace e coprire con un telo inumidito. Riponete in un luogo asciutto, al riparo da correnti.

Giorno 2
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 3
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 4
farina di grano tenero 0 140 g
malto di riso 300 g
latte di soia 240 ml

Mescolate questi ingredienti all’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 5
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 6
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 7
farina di grano tenero 0 140 ml
malto di riso 300 g
latte di soia 240 ml

Mescolate questi ingredienti all’impasto con un cucchiaio di legno. Procuratevi tre barattoli e versate in ognuno una tazza di questo impasto. Chiudete e regalate i barattoli a tre persone che vi sono care (e che amino cucinare!), accompagnando il tutto con le istruzioni (identiche a quelle della ricetta, se non che, per il giorno 1, dovranno semplicemente versare l’impasto ricevuto in un contenitore e mescolarlo con un cucchiaio di legno).

Con l’impasto rimasto, dopo esservi procurati i seguenti ingredienti, si prepareranno due cake profumati e lievemente aciduli.

olio di mais 140 ml
farina di grano tenero 0 300 g
malto di riso 300 g
uvetta 30 g
noci 50 g
banana 1
cannella 2 cucchiaini rasi
sale marino integrale 1 pizzico
bicarbonato ½ cucchiaino
lievito naturale per dolci (cremortartaro) 1 cucchiaino abbondante

Accendete il forno a 150°.
Mettete a bagno l’uvetta in acqua tiepida. Tritate le noci. Sbucciate e schiacciate la banana riducendola in poltiglia.
Unite tutti gli ingredienti all’impasto originale, mescolando bene.
Ungete due stampi da cake, infarinateli leggermente e versatevi il composto. Infornate (se con forno elettrico, in modalità statica) per circa 50’-un’ora.

6 giorni (5 minuti al giorno)
+ 1 ora e 20 minuti

Ne approfitto infine, per rispondere a un’altra catena di Sant’Antonio ;-), quella lanciatami da Virginie, en version bilingue ;-)

1. Mettre les règles sur votre blog – Mettere le regole sul vostro blog
2. Indiquer le nom de la personne qui vous l’a décerné ainsi qu’un lien vers son blog – Indicare il nome della persona che ve l’ha assegnato così come un collegamento al suo blog.
3. Répondre aux cinq questions – Rispondere alle cinque domande.
4. Transmettre le tag à dix personnes, en précisant noms et blogs – “Taggare” dieci persone, precisando nomi e blog.

Signe particulier: ben… fou de voyage :-)
Segno particolare: beh… fissato di viaggi :-)

Mauvais souvenir: la sachertorte cuite au four à micro-ondes au lycée, s’étant transformée en pierre ponce ;-) (mais le prof de chimie a bien apprécié ça)
Cattivo ricordo: la sachertorte cotta al forno a microonde al liceo, trasformatasi in pietra pomice ;-) (ma il prof di chimica ha apprezzato molto)

Souvenir d’enfance: la bruschetta huile-tomate que maman me préparait pendant les vacances d’été à la montagne.
Ricordo d’infanzia: la bruschetta olio e pomodoro che mamma mi preparava durante le vacanze estive in montagna.

Défaut: quand je suis une recette, je suis parfois trop stricte et j’improvise peu.
Difetto: quando seguo una ricetta, sono a volte troppo rigido e improvviso poco.

Film “bonne mine”: Chère Martha (l’original allemand avec Martina Gedeck et Sergio Castellitto, pas l’horrible version américaine avec Catherine Zeta-Jones et Aaron Eckhart). Et puis le classique de tout gourmand, Le Festin de Babette, bien sûr! - mais les pauvres cailles en sarcophage :-(
Film preferito: Ricette d’amore (quello originale tedesco con Martina Gedeck e Sergio Castellitto, non l’orribile versione americana con Catherine Zeta-Jones e Aaron Eckhart). E poi il classico di qualsiasi gourmet, Il Pranzo di Babette, naturalmente! – ma quelle povere cailles en sarcophage :-(

Passo quindi la palla a (rigorosamente estratti a sorte):
Barbara di Correndomi incontro
Daniela di Fairydoor
Puccina de Il mondo di Puccina
Isafragola
Keroppi di Nutrimente
Ale/Vale di V(ale)ntinamente
Ariel di Vegan lifestyle
Edera di Voglio una pelle splendida
Alessandra di Only Recipes
Isabella di Cotto al vapore

Buon divertimento!

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Udon di riso al genmaicha

31 05 2010

genmaicha udon

Bene, siamo al termine di maggio, il mese che ho consacrato interamente al Giappone, e da ultimo vi propongo una semplicissima ricetta che potrà essere utilizzata perfino nei giorni più afosi, dati i tempi rapidissimi di cottura, avendo l’accortezza di cuocere gli udon qualche ora prima e farli raffreddare in frigorifero.
Ricetta che si rifà un po’ alla zaru soba, la pasta di grano saraceno servita fredda un po’ ovunque in Giappone con alghe nori tritate, pasta di wasabi e salsa ponzu (che, manco a dirlo, contiene il famigerato katsuobushi, gli onnipresenti fiocchi di tonno essiccato). Ma basta saperlo, resistere agli sguardi di stupore frammisto a pietà dei camerieri quando chiederete “katsuo nashi, oyu dake onegai-shimasu” (senza katsuo, la vorrei solo con l’acqua di cottura). Beh, li capisco anche, effettivamente intingere la soba dentro la sua acqua di cottura, pur opportunatamente insaporita con salsa di soia e wasabi, è una richiesta un po’ bislacca.
Oppure, più semplicemente, fatevi portare tutto il set, lasciate stare la salsa ponzu nel suo contenitore, e conditevi la pasta con shoyu e tanto nanami togarashi.
Sempre che non vi sorprendano cospargendo il tutto preventivamente di  katsuobushi…

Udon di riso al genmaicha
con tofu e shiitake

Gli udon di riso, che potete trovare nei negozi di alimentazione naturale, sono perfetti cotti nel genmaicha, in quanto tendono ad assorbirlo e a prenderne il caratteristico aroma, pur rimanendo comunque al dente.
Per una versione senza glutine, eliminate lo shoyu e aggiungete mezzo cucchiaino di sale marino integrale al tè. (Mi scuso ma ho controllato e gli udon di riso contengono anche farina di grano, quindi non sono adatti a un regime senza glutine). Le dosi sono per 4 persone.

udon di riso 400 g
tofu 250 g
acqua minerale 1 l
genmaicha 15 g
cipollotti 2
funghi shiitake secchi 30 g
germogli di ravanello 1 manciata
coriandolo fresco 1 mazzetto
olio di sesamo 4 cucchiai
shoyu 2 cucchiai
nanami togarashi

Mettete i funghi shiitake in acqua calda e fateli rinvenire per 30’.
Tagliate il tofu a cubetti e mettetelo da parte.
Lavate e mondate cipollotti e coriandolo. Affettate i cipollotti sottilmente. Sciacquate i germogli.
Preparate il condimento mescolando l’olio di sesamo con lo shoyu.
Portate l’acqua minerale a ebollizione. Spegnete e lasciate raffreddare per 3’. Aggiungete il genmaicha e lasciate in infusione per 3’. Scolate l’infusione.
Riportate l’infusione di tè a ebollizione, cuocetevi gli udon per 5’. Spegnete, mescolate e lasciate al caldo (gli udon rimarranno al dente ma tenderanno comunque ad assorbire il tè residuo).
Scolate i funghi, eliminate i gambi (sono troppo duri) e tagliate le cappelle a fettine.
Aggiungete il tofu e i funghi agli udon, condite con l’emulsione di olio e shoyu. Mescolate bene e servite in ciotole individuali.
Terminate con l’aggiunta dei cipollotti, dei germogli, di foglioline di coriandolo e una spolverata di nanami togarashi.

35 minuti

Se la ricetta vi garba, date un’occhiata anche a:

Kitsune udon
Funghi ripieni al genmaicha “hanafubuki”

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