Funghi ripieni al genmaicha “hanafubuki”

24 02 2010

genmaicha stuffed mushrooms

Ultimamente sto subendo una fascinazione che mi sta aprendo a nuovi sapori e nuovi orizzonti. Si tratta di quella esercitata dal tè. Sebbene l’abbia sempre molto apprezzato, snobbando sin dall’adolescenza l’italico caffè (forse in un’antesignana premonizione della mia indole più nippo-“zen”-britannica che latino-“passionale”-mediterranea), è da quando leggo il blog di Acilia che mi è venuta voglia di saperne di più e di avventurarmi tra le modalità di degustazione e le innumerevoli varietà coltivate in mezzo globo. Ma la vera novità è averne scoperto la versatilità in cucina, la miriade di ricette in cui può diventare assoluto protagonista, oppure semplice comprimario, o infine presenza discreta ma caratterizzante.

Approfittando del regalo arrivatomi ormai mesi orsono dritto dritto dalla Puglia, mi ero ripromesso di dedicare una ricetta alle cinque selezioni di tè che Acilia mi ha gentilmente inviato. La prima è stata questa. Ecco la seconda, in cui il suo genmaicha, che ha come base due tè verdi di prestigio (il gyokuro, in particolare, e il sencha), e battezzato “hanafubuki” (花吹雪), termine che designa la caduta dei fiori di ciliegio in primavera, è l’attore principale di questa veloce preparazione al forno.

Funghi ripieni al genmaicha “hanafubuki”

Il genmaicha è un classico tè verde giapponese dall’aroma inconfondibile, in quanto miscelato con riso integrale tostato. Il nome stesso è indicativo della sua composizione: genmai (玄米) in giapponese è il riso non raffinato, e cha (茶), come in molte altre lingue, è l’amata bevanda. In questo abbinamento è bene utilizzare dei funghi dal sapore delicato, come i classici champignon bianchi, che non coprono l’aroma peculiare di questo tè. Le dosi sono per 6 persone.

funghi champignon 24
noci sgusciate 35 g
tofu 1 panetto (120-140 g)
pangrattato integrale 100 g
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
acqua minerale naturale 250 ml
genmaicha 4 cucchiaini
prezzemolo 1mazzetto piccolo
sale marino integrale

Eliminate con il coltello i residui terrosi dai gambi dei funghi. Con uno strofinaccio bagnato e ben strizzato, pulite i funghi per eliminare i residui di terra e le impurità.
Staccate con delicatezza i gambi dalle cappelle e tritateli. Tritate anche le noci. Schiacciate il tofu con una forchetta. Tritate le foglie di prezzemolo
Preparate il tè: portate a bollore l’acqua e spegnete. Lasciate 5’ in modo che la temperatura dell’acqua scenda a circa 80° (il tè verde perde il proprio aroma se messo in infusione in acqua bollente). Versate quindi il genmaicha e lasciate in infusione 2’. Scolate con un colino.
In un padellino saltate i gambi tritati con l’olio per 5’ circa. Aggiungete le noci, il pangrattato, il tofu e un pizzico di sale, mescolando bene.
Versate il genmaicha nel composto, mescolando bene per ottenere un impasto omogeneo e consistente. Da ultimo unite il prezzemolo e mescolate ancora.
Accendete il forno a 180°. Ricoprite una teglia con carta da forno.
Riempite ogni cappella con un cucchiaio di ripieno, ponendole sulla teglia.
Infornate per 15’ circa in forno statico.

1 ora e 20 minuti

Vedi anche:
- Composta di pesche e “Brezza di Seta” con zenzero candito
- Spaghetti di riso con verdure al tè verde (di Acilia)



Biscotti ai fiocchi d’avena, in doppia versione

26 01 2010

Un buon libro di cui consiglio la lettura, soprattutto per chi vuole avvicinarsi o vuole saperne di più di cucina naturale, è ABC dell’alimentazione naturale di Giuliana Lomazzi, edito da AAM Terra Nuova, che presenta tutta una serie di spunti interessanti per alimentarsi in maniera corretta. Al fondo anche una serie di semplici ricette per sperimentare piatti a base di cibi integrali, biologici e quasi tutti di origine vegetale. Da queste facili preparazioni ho tratto questa mia versione dei biscotti ai fiocchi d’avena (la versione originale la trovate a pag. 182).

Credo che l’avena sia il cereale che consumo con maggior frequenza, dopo il grano e il riso. Fra i più proteici, ha un gusto ricco e pieno, adatto al rigido clima invernale (non a caso, è uno dei cereali più diffusi e consumati nei paesi freddi). E oltre a consumarla al mattino nel classico porridge, ogni tanto preparo per l’appunto questi biscottini, che durano purtroppo sempre troppo poco ;-)

oat rolls biscuits

 

Biscotti ai fiocchi d’avena
in versione dolce al malto di riso

Questi biscotti sono realizzati con i classici fiocchi d’avena, quelli più grandi, che rimangono integri e permettono quindi di ottenere dei dolcetti croccanti molto adatti alla prima colazione. Con queste dosi otterrete circa 40 biscotti, da consumare preferibilmente in 3-4 giorni.

fiocchi d’avena grandi 300 g
farina integrale di grano 100 g
malto di riso 160 g
bicarbonato di sodio 1 cucchiaino abbondante
olio extravergine d’oliva 120 ml
acqua calda 300 ml
sale marino integrale 1 pizzico

Mescolate i fiocchi d’avena con la farina integrale, il bicarbonato e il sale. Aggiungete il malto, l’olio e l’acqua e lavorate l’impasto con un cucchiaio in modo da ottenere un impasto omogeneo.
Foderate una teglia con carta da forno e stendete l’impasto.
Accendete il forno a 150°. Lasciate riposare l’impasto per 15’.
Prima di infornare, incidete la superficie dell’impasto per ottenere i biscotti. Cuocete in forno per 20’.
Estraete la teglia e fate raffreddare i biscotti su una gratella per dolci.

40 minuti

L’avena poi la consumo anche in preparazioni salate, per lo più sotto forma di chicchi o, se in fiocchi, in minestre di verdure. La pasta di farina di avena non mi ha invece convinto del tutto perché tende a rompersi e sfaldarsi facilmente in cottura. Magari rende meglio al forno, ma devo ancora elaborare qualcosa di interessante. Qualcuno per caso l’ha fatto?
Da provare anche la versione salata dei biscotti di cui sopra, che può fungere da originale finger food dal sapore rustico per l’ora dell’aperitivo. In questo caso ho utilizzato in parte dei fiocchi d’avena piccoli (quelli che uso per il porridge del mattino, più veloci da cuocere) in quanto tendono a disfarsi e compattarsi fra di loro, donando quindi una maggiore morbidezza all’impasto.

oat rolls and cumin snacks

Biscotti ai fiocchi d’avena
in versione salata con il cumino

In questo caso basta eliminare il malto, aggiungere un po’ più di sale e le spezie che più vi aggradano per questo aperitivo dall’aspetto e dalla consistenza ruvidi e rustici. Il cumino in particolare dona una nota di freschezza che rende questi snack decisamente stuzzicanti. Le dosi sono per circa 30 biscotti, anche questi da consumare preferibilmente nei 4 giorni.

fiocchi d’avena grandi 200 g
fiocchi d’avena piccoli 100 g
farina integrale di grano 100 g
sale marino integrale 1 cucchiaino
cumino 1 cucchiaino
bicarbonato di sodio 1 cucchiaino abbondante
olio extravergine d’oliva 120 ml
acqua calda 300 ml

Mescolate i fiocchi d’avena con la farina integrale, il bicarbonato, il sale e il cumino. Aggiungete l’olio e l’acqua e lavorate l’impasto con un cucchiaio in modo da ottenere un impasto omogeneo.
Foderate una teglia con carta da forno e stendete l’impasto.
Accendete il forno a 150°. Lasciate riposare l’impasto per 15’.
Prima di infornare, incidete la superficie dell’impasto per ottenere i biscotti. Cuocete in forno per 20’.
Estraete la teglia e fate raffreddare i biscotti su una gratella per dolci.

40 minuti



Seitan al prosecco in crosta di nocciole

14 01 2010

seitan with prosecco and hazelnuts

Non so se succeda anche a voi, ma periodicamente mi ritrovo con bottiglie di vino aperte per casa. Quindi, per evitare l’iscrizione alla sezione locale degli alcolisti anonimi, mi metto a usarlo ampiamente in cucina: trovo infatti che arricchisca e dia “colore” a molti piatti.
In questo caso, dopo Natale & Co., faceva bella mostra di sé in frigorifero un bottiglione aperto da un litro e mezzo di prosecco  extra-dry del Trevigiano e, per non disperderne l’aroma al contempo fruttato e deciso, l’ho  utilizzato come ingrediente principe di diversi piatti,  tra cui questa velocissima ricetta in cui il seitan, reso morbido e profumato da un generoso bagno nel vino, fa da contraltare alla croccantezza delle nocciole tostate che vanno a ricoprirlo.

Seitan al prosecco in crosta di nocciole

Per quanto riguarda il vino, ho usato un prosecco bio extra-dry del trevigiano, ma va benissimo anche uno spumante, mentre al posto del tè potete usare del brodo vegetale o più semplicemente dell’acqua calda. Importante scegliere un seitan corposo, consiglio caldamente quelli lavorati a mano in fette spesse. Le dosi sono per 4 persone.

seitan 4 fette (ca. 500 g)
olio extravergine d’oliva 3 cucchiai
prosecco extra-dry 240 ml
nocciole tostate 70 g
tè bancha caldo 2 cucchiai
prezzemolo 1 ciuffo
sale marino integrale 1 pizzico abbondante

Scaldate l’olio in una padella abbastanza capiente. Saltatevi le fette di seitan, girandole una volta.
Ricoprite con il prosecco e cuocete per 10’. Nel frattempo sciacquate e asciugate il prezzemolo e tritatelo finemente. Tritate le nocciole grossolanamente.
Rimuovete il seitan e tenetelo al caldo. Mescolate le nocciole in padella insieme al tè e al liquido rimasto.
Ricoprite il seitan con le nocciole e aggiungete il prezzemolo. Salate e servite.

15 minuti



Toast cheddar e tapenade

14 12 2009

cheddar and tapenade toasts

Il cheddar? Ma non è un formaggio vaccino inglese? In un blog di ricette vegan?!? Ma che, gli ha dato di volta il cervello? Poveraccio, un mese di viaggi di lavoro, lunghi spostamenti aerei, fusi orari e anonime camere d’albergo hanno minato definitivamente la sua mente instabile…
E no, cari miei, il cheddar del titolo e della ricetta è quello degli scozzesi dell’Isola di Bute, assolutamente vegetale, e a lungo oggetto dei miei sogni culinari dopo la recensione di Vera e dopo averli assaggiati durante l’ultimo Vegfestival. I formaggi vegan di Bute Island sono distribuiti in Italia da Il Gusto della Natura, un piacevole localino/negozio di Intra, sul versante piemontese del Lago Maggiore, e venduti anche online in tutta Italia tramite il loro portale, Seme di Papavero. Naturalmente si tratta di un prodotto piuttosto lavorato e con una buona dose di grassi saturi (ma di colesterolo ovviamente non ce n’è, essendo vegetale, così come non ci sono grassi idrogenati) da consumare con moderazione. Però ogni tanto si può fare, no?

Toast cheddar e tapenade

La ricetta è una mia libera interpretazione dei tipici kipper toasts inglesi realizzati con l’aringa affumicata (kipper). Il pesce l’ho sostituito con una tapenade autoprodotta (tra l’altro, pur essendo francese, è un patè che va fortissimo sui menù dei ristoranti di Albione). Il formaggio vegan è lo strong cheddar stagionato della Bute Island Foods (strong cheddar style sheese), che conferisce un carattere deciso e vigoroso al patè. Ovviamente, tra formaggio e capperi, niente sale, mi raccomando. Le dosi sono per 8 fette.

pane integrale a cassetta 8 fette
olive nere snocciolate 100 g
capperi sotto sale 40 g
cheddar stagionato vegetale 120 g
panna di soia 4 cucchiai
burro di soia 8 cucchiaini
pepe nero
salsa Worcestershire vegan (v. ricetta in basso)

Accendete il forno a 200°.
Dissalate i capperi mettendoli a bagno in acqua fredda. Grattuggiate il cheddar con la grattugia a fori grossi. Frullate nel mixer le olive, i capperi scolati, il formaggio, la panna e una grattugiata di pepe.
Imburrate le fette di pane. Spruzzate di salsa. Spalmate ogni fetta con abbondante patè.
Grigliate i toast in forno per 5’.

Salsa Worcestershire vegan

La salsa Worcestershire non è vegetariana in quanto contiene acciughe. Nei paesi anglosassoni sono disponibili anche varianti senza pesce, ma qui in Italia non le ho mai trovate. La versione vegan che mi autoproduco non è di mia invenzione, l’ho semplicemente trovata qui sulla rete. Il risultato è comunque molto interessante e assolutamente adatto a insaporire una miriade di preparazioni.

aceto di mele 120 ml
tamari 2 cucchiai
acqua 2 cucchiai
zucchero integrale 1 cucchiaio
zenzero in polvere ¼ cucchiaino
senape in polvere ¼ cucchiaino
cipolla secca in polvere ¼ cucchiaino
aglio secco in polvere ¼ cucchiaino
cannella 1 punta
pepe nero

Preparate la salsa Worcestershire: mettete tutti gli ingredienti in una padella e mescolateli bene. Portate a ebollizione mescolando. Cuocete per 1’. Fate raffreddare, e versate in una bottiglietta. Si conserva in frigo.

20 minuti
(salsa inclusa)



Cavolo ripieno di seitan con panna acida all’aneto

20 11 2009

stuffed cabbage with seitan and soy sour cream with dill

No, non sono stato rapito dagli alieni. Né tantomeno sono rimasto vittima della censura mediatica. Sono semplicemente via per lavoro da una settimana, e tornerò nel Belpaese per il ponte dell’Immacolata (o magari no!). Quindi poco tempo per riuscire ad aggiornare il blog, e soprattutto per leggere i miei autori, culinari e non, preferiti (vedi elenco a lato). Ma dato che mi dispiace sparire nel nulla, vi lascio una ricettina preparata lo scorso inverno a base di cavolo, ma che non avevo fatto in tempo a pubblicare. Sapete che ci tengo alla stagionalità degli ingredienti, e sarebbe stato increscioso proporvi i cavoli ad agosto (ma a merenda ci possono anche star bene secondo me). Ora che siamo nuovamente invasi dalla brassicacee, vi tocca provare questo piatto pietroburghese, che potrete eventualmente preparare a mo’ di involtini singoli (de gustibus).

Cavolo ripieno di seitan
con panna acida all’aneto

Ricetta tipica russa, il cavolo ripieno che vi propongo ha una farcitura di seitan e pane integrale, e si sposa perfettamente con della panna acida preparata velocemente con panna di soia e succo di limone. Procuratevi anche dello spago da cucina. Le dosi sono per 4 persone.

cavolo cappuccio 1
cipolle 3
carota 1
alloro 2 foglie
chiodi di garofano 3
pepe nero 3 grani
sale marino integrale

Per il ripieno
seitan 400 g
pane integrale 4 fette (circa 200g)
latte di soia 250 ml
sale marino integrale ½ cucchiaino
pepe nero

Per la guarnizione
panna di soia 120 ml
limone ½
aneto 4 rametti

Spremete il limone e aggiungete il succo alla panna. Fate riposare.
Mettete a bagno il pane con il latte. Tagliate il seitan a pezzetti.
Passate al mixer il seitan col pane ammollato, il sale e una grattugiata abbondante di pepe nero, fino a ottenere un composto omogeneo.
Mondate cipolle e carota e lavate il cavolo. Tagliate la carota e le cipolle a fette.
Portate a ebollizione 6 tazze d’acqua con il sale. Bollitevi il cavolo intero fino a quando le foglie iniziano a separarsi (circa 15’). Toglietelo dall’acqua, fatelo sgocciolare e inserite il ripieno tra le foglie senza staccarle.
Legate il cavolo con dello spago da cucina. Riportate il brodo di cavolo a bollore, aggiungete carota e cipolle, i chiodi di garofano, i grani di pepe e infine l’ortaggio ripieno. Bollite a fuoco basso per 10’.
Scolate (tenete il brodo con le verdure da parte per una minestra, eliminando le spezie) e servitelo a fette con un po’ di panna acida mescolata all’aneto tritato.

1 ora e 15 minuti



Bruxelles

25 10 2009

Dopo Venezia, la seconda mini guida del Cucchiaio di Legno la dedico a Bruxelles, dove ho trascorso un interessante fine settimana a luglio, complice un biglietto premio di Lufthansa. O meglio, un annetto fa, diretto a Francoforte per lavoro, sono rimasto a terra a causa di un overbooking, e mi è stato regalato un buono: c’è saltato così un doppio biglietto per la capitale belga, dove non ero ancora mai stato, e che mi incuriosiva abbastanza.

Quartier generale dell’Unione Europea e della Nato, Bruxelles non tradisce il suo spirito internazionale e appare come una città di contrasti: francofona in territorio fiammingo, cosmopolita ma a tratti provinciale, frenetica e al contempo rilassata, è da scoprire con spirito curioso e aperto.
Ed è con questo spirito che vi segnalo i punti salienti del mio breve soggiorno belga.

 

  • Dichiarata patrimonio mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, la Grand Place è la piazza principale di Bruxelles, circondata da splendidi edifici. Essenziale farsi venire il torcicollo ad ammirare gli edifici dell’Hôtel de Ville e del Musée de la Ville de Bruxelles, ma soprattutto a cercare di individuare le decorazioni delle varie case, ognuna delle quali evoca la gilda (corporazione) d’appartenenza.

  • La zuppa di miso e la torta di noci, nocciole e semi vari di Den Teepot. Ma anche la torta di mele è sensazionale.

  • Fare scorta di pane a lievitazione naturale, pasticceria vegan e cioccolato al latte di riso del Bioshop al piano terra di Den Teepot.

  • La storia e le tecniche fumettistiche al Centre Belge de la Bande Dessinée, museo interamente dedicato al fumetto e ospitato in un ex-magazzino tessile art nouveau di Victor Horta.

  •  

    • Per le fanciulle, un giro di shopping da Second Style, che vende abbigliamento e accessori di riciclo, e i cui proventi per metà vanno a progetti di Oxfam.

    • Scoprire tutto sul cacao e sul cioccolato, e sulle tecniche di coltivazione e di lavorazione al Musée du Cacao et du Chocolat, ospitato in una casa di tre piani nel centro storico.

    • Abiti e accessori vintage dal 1920 al 1980 da Gabriele Vintage.

    • Giro di shopping (soprattutto di libri e cioccolato, ma anche di musica e abbigliamento) nel più antico centro commerciale d’Europa, le Galeries St. Hubert.

    • Una cena trendy da Soul, ristorante biologico in una piccola via in salita nel quartiere di Sablon.

    • Una lunga giornata dedicata ai Musées Royaux des Beaux-Arts, il più importante museo del Belgio, dedicata alle opere di Matisse, alla pittura fiamminga e alle avanguardie francesi e belghe, in cui si inizia dalla Tentazione di Sant’Antonio di Hyeronimous Bosch e si conclude, in una sorta di circolo, con la medesima rivisitazione di Salvador Dalí.

    • Hummus e falafel a volontà nei locali mediorientali di Rue du Marché aux Fromages (ovvero Pitta Street, per via dell’origine geografica dei ristoranti che vi si affacciano).

    • Cioccolato in tutte le sue forme (quatre-mendiants al fondente, cioccolato extrafondente, cioccolato bio alle mandorle salate o alla lavanda) da La Belgique Gourmande.

    • Una serata in una delle istituzioni di Bruxelles: A la Mort Subite, con la sua birra (gueuze) aromatizzata e, naturalmente, buona da morire.

     

    La mappa di Bruxelles del Cucchiaio di Legno

     

    La ricetta, infine…

     

    Pain à la grecque
    Griekse brood

    Insieme agli speculoos, il pain à la grecque è uno de biscotti tipici di Bruxelles. È un biscotto al latte, zucchero di canna e cannella, che non ha alcuna origine greca, a dispetto del nome. Si tratta semplicemente di una corruzione francofona del fiammingo “brood van de gracht” (pane del fossato), che i monaci agostiniani erano soliti offrire ai poveri in un luogo denominato “Fossé-aux-loups” (Fossato dei lupi). Rispetto all’originale, ho eliminato chiaramente uova e latte vaccino, così come ho preferito sostituire la classica granella di zucchero che li ricopre con del riso soffiato. Le dosi sono per 24 biscotti.

    farina 0 500 g + 20 g per la spianatoia
    latte di soia 250 ml
    zucchero di canna grezzo 200 g
    lievito di birra fresco 25 g
    amido di mais 4 cucchiai
    sale marino integrale 1 cucchiaino
    cannella in polvere 1 cucchiaino
    riso soffiato 20 g
    zucchero integrale panela 20 g

    Scaldate velocemente il latte fino a farlo intiepidire. Sciogliete il lievito di birra nel latte tiepido, mescolando bene.
    Setacciate farina, amido di mais, zucchero di canna, cannella e sale. Aggiungete il composto di latte e lievito, mescolate bene e lasciate lievitare per un’ora coperto con un panno nel forno spento.
    Riprendete l’impasto mettendolo sulla spianatoia infarinata. Lavorate la pasta e dividetela in otto pezzi.
    Da ogni pezzo ricavate un cilindro di circa 25 cm e arrotolatelo sul riso soffiato, in modo che aderisca all’impasto.
    Mettete i cilindri distanziati su una placca ricoperta di carta da forno e fateli lievitare coperti con un panno nel forno spento per un’altra ora.
    Estraete la placca dal forno e accendetelo a 200°. Schiacciate i cilindri e spolverizzateli di zucchero integrale. Quando il forno è caldo, infornate e fate cuocere dai 10’ ai 15’.
    Estraete la placca. Tagliate le strisce in tre parti e fate raffreddare su una griglia per dolci.

    70 minuti + 2 ore di lievitazione

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    Soma d’aj

    12 10 2009

    Ottobre… Val mi ha ricordato che la vendemmia è in pieno corso e così mi sono voluto ispirare alla tipica merenda dei vignaioli piemontesi che, dopo una mattinata passata a raccogliere grappoli d’uva, consumavano un pasto frugale a base di bagnet ‘nt l’òli (il pinzimonio piemontese) e soma d’aj, (“soma” in quanto ricorda la schiena dell’asino, in questo caso ricurva sotto il “peso” dell’aglio), il tutto accompagnato da un grappolo d’uva e da un bicchiere di Barbera o Dolcetto. Sicuramente si tratta di una piacevole deviazione da uno dei miei piatti preferiti, la classicissima bruschetta.

    Soma d’aj
    con olio di nocciola del Monferrato

    Per questa tipica bruschetta delle Langhe e del Monferrato, procuratevi dell’ottimo pane casereccio, a lievitazione naturale e cotto nel forno a legna. Importante è anche la scelta dell’olio. In questo caso ho utilizzato un olio di nocciola del Monferrato, dal gusto molto delicato, ma vanno bene anche un più aromatico olio di noce valdostano o un olio extravergine d’oliva ligure. Le dosi sono per 4 persone.

    pane casereccio 8 fette
    aglio 8 spicchi
    olio di nocciola del Monferrato
    sale marino integrale
    pepe nero

    Sbucciate gli spicchi d’aglio. Calcolate uno spicchio per ogni fetta di pane, che andrete a infilzare con una forchetta e  sfregare abbondantemente su tutti i lati, compresa la crosta esterna.
    Condite ogni fetta con olio di nocciola, un pizzico di sale e una macinata di pepe.

    10 minuti



    Venezia

    1 08 2009

    grand canal da te.

    Io non tralasciarei per cosa del mondo di veder quella tanto celebre e inclita Città di Venetia, la qual da molti vien detta l’impossibile nell’impossibile.
    (
    John Florio, Second Fruits, 1591)

    bottled window da te.

    Tra le varie novità annunciate pochi giorni fa, la prima e più consistente riguarda la presentazione dei miei appunti di viaggio in modo tale che possano risultare di stimolo, aiuto o curiosità ad altri lettori e viaggiatori. Mi piace molto condividere le mie impressioni, le mie esperienze e fornire eventuali suggerimenti, con un occhio particolare verso i viaggiatori veg*ani, e nel contempo ricevere consigli e impressioni. Il tutto sperimentando anche una ricetta tipica del luogo (e ci mancherebbe altro, è pur sempre un blog di cucina, no?!). Ed ecco cne nascono così le mini veg-guide del Cucchiaio di Legno ;-)

    Inauguro la “rubrica” con il mio recentissimo soggiorno nella città lagunare a fine giugno. Solitamente vado a “venexianarme” una volta l’anno, e di solito sempre tra maggio e giugno, ma questa volta ho posticipato in modo da approfittare sia della Biennale d’Arte che di quella della Danza.

    venice biennale da te.

    Da vedere

    Come già detto, scopo principale della mia quattro giorni veneziana di fine giugno è stato quello di visitare la Biennale d’Arte, una delle massime manifestazioni a livello mondiale di arte contemporanea. Il bello è che le opere non sono esposte solamente nei due spazi preposti dell’Arsenale e dei Giardini, ma è l’intera città a essere disseminata di mostre ed esposizioni. La grande novità di quest’anno è il rinnovato Padiglione Italia, con una miriade di giovani artisti piemontesi. Di sicuro interesse anche la struttura stessa dell’Arsenale, la darsena di origine medievale fulcro della vita militare e commerciale della Serenissima, tutt’ora utilizzato dalla Marina Italiana.

    st. mark's basilica da te.

    Ogni volta che vado a Venezia, cerco di non mancare mai di entrare, anche per poco, all’interno della Basilica di San Marco, uno dei gioielli per eccellenza della città. Il mio consiglio è quello di saltare la coda prenotando sul sito Internet della Basilica (l’ingresso è gratuito), e godere subito dello stile cosmopolita della chiesa, che accosta a una pianta a croce greca cupole a cipolla, archi gotici e pavimenti in marmi policromi. Pagherete invece, ma ne vale la pena, per ammirare da vicino la Pala d’Oro, splendido capolavoro di oreficeria arrivato dritto da Bisanzio, il Tesoro, e per salire le ripidissime scale che vi condurranno alla Loggia dei Cavalli, con splendide viste su Piazza San Marco.

    Sempre su Piazza San Marco, suggerisco di scarpinare su fino al tetto della Torre dell’Orologio, restaurata di recente, e a cui si accede esclusivamente tramite visite guidate, per godersi la splendida vista sul bacino di San Marco e l’isola di San Giorgio Maggiore.

    grand canal da te.

    Altro caposaldo delle mie visite veneziane è sempre il giro del Canal Grande sulla linea n. 1 del vaporetto (prima o poi farò il classico turista e me lo godrò da una gondola). “La via più bella del mondo, con le case più belle”, come scriveva Philippe de Commines nel XV secolo. Salite quindi sul vaporetto dalla Stazione fino all’Arsenale, e avrete la possibilità di ammirare dall’esterno alcuni degli edifici più sontuosi di Venezia: da Ca’ Vendramin Calergi a Ca’ Pesaro, dalla Ca’ d’Oro al Ponte di Rialto, da Ca’ Rezzonico a Palazzo Grassi, passando sotto il Ponte dell’Accademia, e giù ancora fino alla Chiesa di Santa Maria della Salute e a Piazza San Marco.

    In particolare la splendida Ca’ d’Oro, sul Canal Grande, palazzo del XV secolo originariamente ricoperto da una lamina d’oro, ospita la pregevole collezione di arte rinascimentale della Galleria Franchetti, tra cui spiccano opere di Andrea Mantegna (San Sebastiano), Pietro Lombardo, Vittore Carpaccio, Antoon Van Dyck, Luca Signorelli, Tintoretto, Tiepolo, Guardi, oltre a una buona selezione di pittura rinascimentale toscana, fiamminga e di arazzi fiamminghi. Da ammirare anche il bellissimo pavimento del cortile in mosaico di marmo: il barone Franchetti, mecenate di origine torinese, scelse infatti appositamente le varietà di marmo utilizzate nell’antica Roma e a Torcello.

    jewish museum da te.

    Uno dei luoghi che personalmente reputo più suggestivi di Venezia è Campo del Ghetto Nuovo, spazio asimmetrico cuore della comunità ebraica. Sul campo si affaccia il Museo Ebraico di Venezia, che propone la visita guidata ad alcune delle sinagoghe del Ghetto: solitamente si visitano due sinagoghe di rito ashkenazita (Schola Italiana, Tedesca, Canton) e una di rito spagnolo (Levantina d’inverno e Spagnola d’estate, entrambe opera di Baldassare Longhena). Interessantissima anche la ricca libreria all’interno, dedicata interamente al mondo ebraico.

    mask da te.

    Shopping

    Non si può non acquistare del vetro a Venezia, ma bisogna fare attenzione che sia stato effettivamente prodotto in città e non in Cina. Un buon indirizzo dove fare acquisti e regali è Arte Vetro Murano, negozio che vende bigiotteria e oggettistica di giovani designer veneziani.

    Se volete invece fare incetta di abbigliamento vegan in cotone e canapa, o di acquistare originali tracolle in tessuto, il posto giusto è El Canapon, dove è possibile informarsi anche su spettacoli e concerti in Venezia e Padova.

    Per un giro in libreria, perdetevi come me fra i ricettari e i libri su Venezia della Libreria Studium, a due passi da Piazza San Marco. Il personale è estremamente competente e gentile.

    Oltre alle classiche maschere artigianali, Oltreconfine propone modelli fantasy (come quelli ispirati a Nightmare Before Christmas) in carta pesta, realizzati artigianalmente dal proprietario stesso.

    venetian cats (& a lizard) da te.

    Pasti

    Uno dei grandi interrogativi che mi pongo è come sia possibile che a Venezia non esista un solo ristorante vegetariano. Centro culturale e politico-amministrativo del Nord-est, città turistica e universitaria, Venezia rimane sprovvista di un luogo esclusivamente vegetariano.

    Ciò non toglie che è comunque possibile mangiare molto bene e con tranquillità, soprattutto nella popolarissima (soprattutto tra i veneziani) Osteria La Zucca, dove il personale, attento e gentilissimo, conosce bene le esigenze di un vegan ed è in grado di offrire un menù completo cruelty-free.

    Un altro interessante indirizzo è il ristorante kosher Gam Gam, che propone piatti della tradizione ebraica e giudaico-veneziana. Potrete sedervi d’estate lungo il canale di Cannaregio e provare gli antipasti misti vegetariani, o semplicemente acquistare dei falafel da asporto.

    Se avete voglia di una pizza, consiglio Il Réfolo, più che altro per la sua splendida posizione (d’estate si cena in un campo su un piccolo canale a ridosso della Chiesa di San Giacomo dell’Orio): ordinate la pizza ortolana, facendo togliere la mozzarella ma integrandola con una spolverata di noci tritate.

    campo del ghetto nuovo da te.

    Non può naturalmente mancare un buon gelato, vegan ovviamente. Da provare quelli alla banana, ai frutti di bosco, all’ananas o al prosecco di Valdobbiadene della Gelateria San Stae, e quelli originalissimi di Alaska Gelateria, con gusti senza latte quali zenzero, arancia e rucola, cannella, finocchio, menta, pera, cipolla rossa, radicchio di Chioggia e altri, sempre secondo la stagionalità della materia prima, oppure le granite, come quella al cacao boliviano equo-solidale.

    caffè florian da te.

    Divertimenti

    In Piazza San Marco sarebbe un peccato perdersi la vista offerta dal Caffè Florian, una vera e propria istituzione, inaugurata nel 1720, dove verrete serviti da professionalissimi camerieri in smoking, ascoltando l’orchestra che alterna musica classica a ritmi jazz.

    Se capitate nel periodo della Biennale della Danza, non perdete gli spettacoli di balletto contemporanea al Teatro Piccolo Arsenale.

    Inclini al rischio? Allora fate un salto al Casinò di Venezia, la casa da gioco più antica del mondo, attiva dal 1638 e ospitato sul Canal Grande in Ca’ Vendramin Calergi (che fu anche la residenza di Richard Wagner, di cui è possibile visitare la camera da letto).

    sotoportego dei preti da te.

    Curiosità

    Girando per il sestiere di Castello, non lontano da Piazza San Marco, è possibile imbattersi nel Sotoportego dei Preti (laterale rispetto a Salizzada del Pignater), sotto il cui arco si nasconde un mattone a forma di cuore: sembrerebbe che le coppie che lo toccano insieme si ameranno per sempre. Tentar non nuoce!

    alley, canal & bridge da te.

    La ricetta, infine…

    Come recita l’Artusi: “Signore mamme, trastullate i vostri bambini con questi gialletti, ma avvertite di non assaggiarli se non volete sentirli piangere per caso molto probabile che a loro tocchi la minor parte“. Ed ecco la ricetta degli…

    zaleti da te.

    Zaleti
    Tra i dolci tipici veneziani, gli zaleti (gialletti in veneziano), devono il loro nome alla farina di mais con cui vengono preparati. Ho naturalmente apportato alcune modifiche alla ricetta originale, e ho sostituito le uova con del No-Egg. Lo zucchero integrale che ho utilizzato è il Dulcita, in quantità tale da non coprire il sapore degli altri ingredienti. Il risultato è stato eccellente. Le dosi sono per 36 biscotti grandi.

    Ingredienti
    farina 0 340 g
    farina di mais fioretto 340 g
    burro di soia 250 g
    zucchero integrale 250 g
    uvetta 250 g
    sostituto vegano delle uova (No-Egg) 15 g
    acqua 70 ml
    sale marino integrale 1 pizzico
    zucchero di canna a velo vanigliato 5 cucchiaini

    Mettete a bagno l’uvetta in un po’ d’acqua calda per una decina di minuti. Mescolate burro, zucchero e sale insieme. Sciogliete il No-Egg nell’acqua e versatelo nel composto di burro e zucchero. Mescolate bene. Aggiungete le farine e l’uvetta strizzata, mescolate fino a quando l’impasto sarà solido e uniforme. Mettete a riposare in frigorifero per mezz’ora.
    Accendete quindi il forno a 180°.
    Preparate i singoli biscotti, formando dei rotolini con l’impasto, tagliandoli a pezzi, e dando loro la forma allungata caratteristica. Cuocere in forno a 160° per 15′ su una placca ricoperta di carta da forno.
    Estrarre dal forno e, ancora caldi, cospargerli di zucchero a velo.

    Preparazione: 35′ + 30′ di riposo

    zaleti da te.

    a classic view da te.

    sotoportego da te.

    chatting on the phone da te.

    evading tree da te.

    La mappa di Venezia del Cucchiaio di Legno



    David Bann… e la sua panna cotta “scozzese”

    24 07 2009

    david bann, edimburgo da te.

    Here, deep aubergine walls accented in silver and dark, minimalist seating send a strictly “nouvelle” message. As does the menu, which sweeps confidently through most of the globe, from the Mediterranean to the Pacific, via India and Thailand.*
    - The Scotsman.

    David Bann è lo chef di questo bellissimo ristorante (e bar) di classe, fiero di offrire solo cibo vegetariano: la dicitura “vegetarian restaurant” credo appaia ovunque! Inserito nel circuito Slow Food, propone piatti inventivi cucinati con ingredienti assolutamente freschi (bisogna avere un po’ di pazienza), e presentati con stile. Sicuramente uno dei posti migliori dove portare amici carnivori e gourmet, dove organizzare una cena di lavoro, e soprattutto da non perdere se vi trovate a Edimburgo.
    Inutile dire che è uno dei miei ristoranti preferiti in Europa.

    Sempre affollatissimo e aperto tutti i giorni, David Bann propone un’ottima scelta di piatti vegan e “veganizzabili”, con un’attenta selezione degli ingredienti e degli accostamenti di colore e sapore. La cucina spazia dal Mediterraneo all’India, dal Giappone alla Thailandia, senza dimenticare la rivisitazione di piatti tradizionali britannici.

    david bann, edimburgo da te.

    Unico punto un po’ a sfavore è la disponibilità di dessert vegan, non molto cospicua, ma è possibile comunque rinfrancarsi con un buon gelato vegetale al cioccolato.

    david bann, edimburgo da te.

    Una delle loro specialità è la panna cotta alla scozzese con fragole. Il tipico dolce italiano è stato rivisitato con l’aggiunta di uno dei simboli del paese, il whisky di malto. Purtroppo non l’ho provata in quanto realizzata con latticini. Mi sono però fatto passare la ricetta e l’ho “veganizzata”, oserei dire, con successo. L’accostamento panna e whisky può sembrare azzardato, ma vi assicuro che il tasso alcolico di questo dolce è assolutamente nullo: l’alcol evapora in cottura, lasciando però intatto l’aroma inconfondibile del whisky.

    panna cotta al whisky di malto con fragole al caramello da te.

    Panna cotta al whisky di malto con fragole al caramello
    Utilizzate la panna di soia della Soyatoo, quella da montare, e del buon whisky di malto scozzese. La ricetta originale prevede l’utilizzo di zucchero, che ho sostituito con del malto di riso (che a sua volta esalta l’aroma del whisky), e dell’estratto di vaniglia, che ho preferito sostituire con della vaniglia in stecche. Le fragole, ormai quasi al termine della loro stagione, possono essere rimpiazzate con delle più estive pesche o con dei frutti di bosco. Le dosi sono per 4 persone.

    Ingredienti

    Per la panna cotta
    panna di soia Soyatoo 600 ml
    whisky di malto 100 ml
    malto di riso 120 g
    vaniglia 1 stecca
    agar agar in fiocchi 1 ½ cucchiai

    Per le fragole al caramello
    fragole 300 g
    zucchero integrale 4 cucchiai
    succo d’arancia 4 cucchiai

    Per decorare
    zucchero di canna a velo vanigliato 4 cucchiaini

    Per la panna cotta
    Mettere la panna, il whisky, il malto e la stecca di vaniglia in una casseruola. Ricoprire con l’agar agar senza mescolare. Riscaldare a fuoco basso e, quando inizia a bollire, mescolare l’agar agar e girare con un cucchiaio di legno. Continuare a mescolare a fuoco basso per 15′.  Passare il composto attraverso un colino a maglie fitte per eliminare la stecca di vaniglia e l’eventuale agar agar non discioltasi. Versare in quattro stampini da budino e lasciar raffreddare. Mettere poi in frigo a rassodare per un paio d’ore.

    Per le fragole al caramello
    Lavare le fragole e tagliare il picciolo. Se sono grandi (come quelle che avevo io), tagliarle a metà. In un padellino antiaderente scaldare lo zucchero a fuoco basso fino a quando inizia a sciogliersi, aggiungere il succo d’arancia e mescolare fino a quando il composto si ispessisce e si caramellizza. Aggiungere quindi le fragole e scaldarle per qualche minuto.

    Rovesciare la panna cotta in un piatto, guarnire con le fragole e un po’ di caramello, e terminare con una spolverata di zucchero di canna a velo vanigliato.

    35′ + 2h di riposo in frigo

    david bann, edimburgo da te.

    David Bann
    56-58 St Mary’s Street
    Edinburgh EH1 1SX
    Tel. +44 (0)131 556 5888
    Google Maps

    Cucina: vegetariana fusion
    Orari: 11-22, tutti i giorni
    Prezzi: GBP 18-23 (EUR 21-27) - antipasto, piatto principale e dessert, bevande escluse
    Specialità vegan: zuppe di verdure fresche con pane fatto in casa; frittelle thailandesi a base di tofu affumicato; insalata di patate e verdure alla griglia; insalata di crescione e barbabietola con vinaigrette al lampone; insalata di patate novelle, olive, capperi e acetosella; hummus; antipasto di olive; patate fritte con ketchup di mele e pomodoro; insalata di verdure marinate; tortino di ceci e melanzane arrosto con puré di patate e riduzione di vino rosso e cipolle; udon con salsa di zenzero e peperoncino e tofu affumicato; curry di funghi, fave e anacardi; prugne e ananas caldi con riso cremoso al cocco; frittelle di mele; sorbetto; gelato al cioccolato. Succhi di frutta e caffetteria.
    Note: molti piatti sul menù sono veganizzabili a richiesta. Accetta carte di credito. Consigliata la prenotazione, è sempre pieno.
    Altre recensioni: Happy Cow

    *Qui, pareti di un melanzana acceso, accentuate da toni argento, e scure sedie minimaliste mandano un messaggio strettamente “nouvelle cuisine”. Così come il menù, che si muove rapido e con sicurezza attraverso gran parte del globo, dal Mediterraneo al Pacifico, attraverso l’India e la Thailandia.



    Crostini integrali al timo con “brie” di soia e fragole all’aceto balsamico

    23 06 2009

    crostini al timo con brie di tofu e fragole all'aceto balsamico da te.

    Ricetta rubata e adattata da Cucina Naturale di maggio: leggendo l’articolo dedicato alle fragole, sono rimasto abbagliato da questa ricetta colorata e coreografica. Sì, però… il brie come lo sostituisco? Non col tofu, troppo compatto e poco adatto a sposarsi con la croccantezza del pane tostato e con il turgore della fragola. Breve ricerca su Internet ed ecco svelato come realizzare un simil-brie 100% vegetale… Prima o poi questo libro sarà mio!!!

    Crostini integrali al timo con “brie” di soia e fragole all’aceto balsamico
    Anche questa è una di quelle ricette che sembrano apparentemente veloci, ma per cui si perde abbastanza tempo nella realizzazione delle forme. Un consiglio è quello di preparare il brie la sera prima, e dedicare un’oretta al taglio del pane, del “formaggio” e delle fragole. La ricetta utilizza la classica combinazione fragole-aceto balsamico, smorzata dal sapore pieno dei crostini al timo e dalla morbidezza del brie.  Le dosi sono per 6 persone.

    Per il “brie”
    latte di soia 250 ml
    tofu vellutato 180 g
    anacardi 90 g
    lievito alimentare in fiocchi 20 g
    tahin 2 cucchiai
    germe di grano 3 cucchiai
    agar agar in fiocchi 3 cucchiai
    limone 1
    aglio in polvere ½ cucchiaino
    sale marino integrale 1 cucchiaino
    coriandolo in polvere 1 pizzico
    olio extravergine d’oliva 1 cucchiaio

    Per i crostini
    fragole 200 g
    pane integrale 6 fette da 30 g l’una
    “brie” di soia 300 g
    aceto balsamico 6 cucchiai
    malto di riso 1 cucchiaino
    foglie di timo fresco 2 cucchiaini
    olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
    sale marino integrale 1 pizzico

    Per il brie di soia
    Oliare uno stampo rotondo e spargervi il germe di grano.
    Mescolare l’agar agar nel latte di soia e portare a ebollizione. Ridurre la fiamma al minimo e far bollire lentamente mescolando spesso per 5 minuti circa, in modo da sciogliere i fiocchi di agar agar. Lasciare intiepidire.
    Tritare gli anacardi. Spremete il limone, raccogliendone il succo.
    Versare il composto nel mixer insieme a tutti gli altri ingredienti. Azionare fino a rendere il composto perfettamente omogeneo.
    Versare nello stampo, coprire con pellicola e tenere in frigo per 8 ore.

    Per i crostini
    Eliminare la crosta dal pane e, con un tagliabiscotti, ricavare dei crostini rotondi. Mescolarli con l’olio, il timo e il sale. Passarli in padella a fuoco medio per farli diventare croccanti.
    Versare l’aceto balsamico e il malto in un pentolino e farli sobbollire a fuoco basso fino a quando il liquido non inizierà ad addensarsi. Far raffreddare.
    Ricavare dal brie di soia tanti pezzi uguali per forma e dimensione ai crostini di pane e posarli sui crostini.
    Lavare le fragole, lasciando il picciolo, e tagliare i due lati in modo da poterle appoggiare sui crostini. Sistemarle su ogni crostino.
    Completare con una goccia di aceto balsamico su ogni fragola.

    1h30′ + 8h di riposo