Pomodori secchi sott’olio agli aromi

11 11 2010

sundried tomatoes with herbs in extra-virgin olive oil

Mi prendo (e vi offro) una pausa dalla trilogia newyorchese (anche perché devo finire di sistemare le foto…) con una preparazione da bravo autoproduttore, e da amante dei pomodori. Beninteso che gli ortaggi rossi compaiono nel mio frigorifero soltanto da maggio a settembre (sono un po’ un fanatico della stagionalità degli ingredienti), rimane il problema di che fare negli altri mesi? Certo, ci sono sempre pelati & co., di cui, a dir la verità, non sono un grande estimatore. Al contrario, i pomodori secchi suscitano in me un amore incondizionato e senza riserve: soprattutto se piccoli e raggrinziti, che conservano tutto il sapore dell’estate, come quelli effettivamente essiccati al sole e non nei forni industriali. Per fortuna il mio spacciatore di fiducia (il verduriere) si procura quelli riarsi al sole calabro…

L’optimum per la conservazione sott’olio sarebbe quello di partire da pomodori freschi biologici fatti essiccare al sole estivo. Ma 1) abitando a Torino 2) non avendo balconi esposti a sud 3) avendo avuto un agosto alquanto piovoso, per questa volta ho desistito. Tutte le tecniche di essicazione solare le potete però trovare in questo bel libretto (che potete scaricare gratuitamente qui), da cui ho tratto anche la ricetta in basso (variata in alcuni particolari).

 

Pomodori secchi sott’olio agli aromi

Preferite pomodori essiccati naturalmente al sole (l’optimum sarebbe autoprodurseli), e optate per un olio extravergine d’oliva piuttosto corposo (pugliese). Le dosi sono per 6 vasetti da 250 grammi.

pomodori secchi 1 kg
alloro secco spezzettato
capperi sotto sale 40 grammi
peperoncino secco in scaglie
aglio secco

sale marino integrale 
olio extravergine d’oliva (pugliese) 200 ml
aceto di mele 1 litro

Dissalate i capperi, lasciandoli a bagno per una decina di minuti in un bicchiere di acqua fredda. Scolateli eliminando il sale residuo.
Portate a ebollizione l’aceto di mele con 1 litro di acqua, versatevi i pomodori secchi e fateli bollire per 10’.
Scolateli e fateli asciugare su un paio di vassoi ricoperti con carta da cucina per un paio d’ore. Nel frattempo sterilizzate i vasetti (lavate bene i vasetti di vetro e i coperchi, metteteli in una pentola e ricoprite il tutto con acqua. Portate a ebollizione e fate bollire per 30′. Fate intiepidire l’acqua ed estraete vasetti e coperchi con delle pinze. Rovesciateli su uno strofinaccio pulito e lasciarli asciugare).
Sistemateli nei vasetti, schiacciandoli bene, alternandoli con sale, aglio, peperoncino, alloro e capperi, e ricoprite di olio. Aspettate che l’olio vada a inserirsi bene in tutti gli anfratti (una ventina di minuti), e rabboccate in modo che siano tutti perfettamente coperti.
Avvitate il tappo. Lasciate riposare almeno trenta giorni prima di consumarli.

1 ora e 30 minuti + 2 ore di riposo
+ 30 giorni di ulteriore riposo 

Per altri invasettamenti salati, vedi anche:

I legumi in vasetto
Le alghe arame sott’aceto

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Weekend veneziano

29 06 2010

20100624_79

Come già detto, a inizio giugno LDM (=la dolce metà) ed io abbiamo trascorso un fine settimana veneziano letteralmente rubato agli impegni lavorativi di entrambi e sicuramente fitto fitto come piace a noi, tra arte, architettura e buon cibo.
Partenza in auto da Torino venerdì sera dopo cena, arrivo a Venezia poco dopo mezzanotte, parcheggio e camminata fino a casa, nelle calli silenziose che conducono dal Ponte degli Scalzi a San Giacomo dell’Orio.
La sveglia, implacabile, ci fa balzare in piedi qualche ora dopo. Ma ne vale la pena, dato che ci permette di arrivare in Piazza San Marco al mattino presto, con ancora pochi turisti, dopo essere passati da Rialto, in pieno fermento pre-apertura negozi.

20100624_1 gondola doge's palace - courtyard

Il fuggiasco Casanova
La sveglia antelucana è dovuta alla prenotazione fatta qualche giorno prima per gli Itinerari Segreti di Palazzo Ducale. Si visitano infatti zone non aperte al pubblico, tra cui gli uffici segreti della Serenissima, dove operavano i servizi segreti e dove venivano custodite tutte le informazioni vitali della repubblica veneziana. Si passa poi alle carceri del sottotetto, per prigionieri “di lusso”, tra i quali Giacomo Casanova, reo di aver avuto troppe amanti, tra cui una badessa (il che fa quasi sorridere, rispetto agli odierni scandali della Chiesa) e di cui vengono narrati, con dovizia di particolari, la vita in carcere e la sua rocambolesca fuga dai Piombi.
Terminata la visita, salita la Scala d’Oro del Sansovino, abbiamo poi vagato per le splendide sale del Palazzo, con, tra opere di Paolo Veronese, di Tintoretto e del Tiepolo, fino alla piccola collezione di quadri di Hyeronimous Bosch (sono un fan della pittura fiamminga) e, attraversato il Ponte dei Sospiri, ci siamo ritrovati infine nelle Prigioni Nuove, sicuramente meno ospitali di quelle dei Piombi. Visita a Palazzo Ducale che ho rifatto per la terza volta, ma che consiglio altamente per comprendere appieno la potenza economico-commerciale di cui la città godette fino al XVII secolo.

20100624_4

Pasta artigianale
Colti dai morsi della fame, dopo un ultimo sguardo all’inconfondibile facciata rosa di Palazzo Ducale con la sua loggia gotica, ci siamo quindi diretti giù per Riva degli Schiavoni dribblando orde di turisti. Giù per Castello fino in Via Garibaldi, dove siamo andati a pranzare da Le Spighe, pastificio bio e gastronomia vegetariana. L’hummus è fenomenale, ma niente male anche lo spezzatino di seitan. Per non parlare dei muffin cacao e kiwi appena sfornati. Ho naturalmente fatto incetta di pasta fresca senza uova, preparata quotidianamente dalla proprietaria, Doriana, disponibile in vari gusti, tra cui curry, spinaci, barbabietola.

memento mori just did the laundry? our daily bread de bello venetianarum capturing emotions the lion of venice

Fasti barocchi
Rifocillati, dopo una breve tappa all’Arsenale e al Sotoportego dei Preti con il suo mattone a forma di cuore, attraversato il Ponte dell’Accademia, giù per Dorsoduro, con breve tappa al Museo degli Strumenti Musicali nella Chiesa di San Maurizio Martire, fino a Ca’ Rezzonico, gioiello del Longhena, e allo splendido Museo del Settecento Veneziano ospitato al suo interno.
Dopo cotanta bellezza, non potevamo naturalmente esimerci da una capatina da Grom, nel vicino Campo San Barnaba. La granita alla mandorla d’Avola è davvero sublime.

20100624_65

Cena con vista
Riposo e doccia, e poi via di nuovo per la cena. Tavolo prenotato sulla terrazza del ristorante La Piscina, alle Zattere, con un’incomparabile vista su tutta la Giudecca. Servizio impeccabile e cortese, menù vegetariano e vegano con ingredienti locali e di stagione. La serata termina al Margaret Duchamp, nel nostro beneamato Campo Santa Margherita, fulcro di vivaci localini notturni che a noi piacciono assai :-) La notte è giovane, noi un po’ meno, e quindi scoccata la mezzanotte facciamo ritorno a casa.

margaret duchamp

Shopping a Rialto
Domenica mattina, con calma, ci avviamo verso Rialto, per un giro di shopping alla Bottega della Solidarietà, dove la mia carta di credito viene messa a dura prova da polo in cotone equosolidali, CD di musica etnica e ricettari vari. Molto ricca la selezione di tè: il proprietario ne è infatti un appassionato e seleziona personalmente le miscele che poi vende sui suoi scaffali. Il nostro giro per Rialto prosegue poi nello splendido chiostro di San Salvador, che ospita il Telecom Future Centre, per poi concludersi con un frullatone di frutta fresca da Frulalà.

san salvador cloister 20100624_78 il segreto di venezia

Falafel 
Proseguendo per Strada Nova a Cannaregio, ci imbattiamo in un paio di librerie e infine da Lush. Non compriamo però nulla, fa troppo caldo, e l’idea di ritrovarsi con uno dei loro prodotti sciolto nello zaino non è il massimo; peccato, perché a Torino non ci capito mai, è troppo scomodo. Ma ci rifacciamo con gli antipasti vegetariani e i falafel di Gam Gam, tappa ormai fissa dei miei soggiorni lagunari.

steps door eyes wide shut

Tra vizi e virtù
Pomeriggio trascorso vagando senza meta tra le calli di San Polo e Santa Croce, fino al celebre Ponte delle Tette, dove le prostitute della Serenissima stavano a seno nudo (e non solo) per incoraggiare i clienti a godere dei loro servigi, e a cercar di convincere gli omosessuali dell’epoca che anche l’eterosessualità poteva essere interessante ;-) Beh, non proprio senza meta, per la verità, dato che in realtà scopo del nostro giro è Vizio Virtù, una delle migliori botteghe di cioccolato in Europa, con le sue pregiate selezioni di cacao e i suoi arditi accostamenti. Inutile dire che ho fatto incetta di tavolette e frutta ricoperta, senza perdermi neppure il loro gelato artigianale di puro cioccolato fondente (vegan, vegan!). Ma la tavoletta Kamasutra l’ho riservata al prossimo giro :-)

ponte delle tette (tits bridge) vizio virtù chocolate ice cream statue in san polo

Xe tempo da andar…
Ora di tornare alla base, ma non prima di esserci goduti la cena indiana da Ganesh Ji nel suo suggestivo dehors pergolato sul Rio Marin, con barche e gondole che circolano lentamente. I loro pakora sono sempre a regola d’arte, il paratha integrale ripieno di verdure ottimo, così come le porzioni sempre troppo generose.
Per quest’anno sono a posto, il mio diciottesimo soggiorno veneziano è giunto al termine, ma la ricarica venexiana dovrebbe bastarmi fino all’anno prossimo :-)

rio marin


La mappa di Venezia del Cucchiaio di Legno

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La ricetta

 

risi e bisi

Risi e bisi

Risotto o minestra? Forse tutti e due, ma io questo piatto lo preferisco più “risotto” e meno “minestra”. Di conseguenza, aumentate il brodo se li preferite più “al cucchiaio”. Uno dei piatti simbolo della città, nel XIX secolo, al grido di “risi, bisi e fragole” (=tricolore) i patrioti veneziani reclamavano la loro italianità contro l’occupazione austriaca. Patrioti che forse ora si staranno rivoltando nella tomba… Ma questa è un’altra storia, purtroppo.
Usate un ottimo riso italiano per risotti: il Vialone Nano secondo me è perfetto per garantire l’onda, così come guai a voi se usate i piselli surgelati al posto di quelli freschi ;-) Le dosi sono per 4 persone.

piselli freschi 1 kilo (circa 500 grammi sgranati)
riso Vialone Nano 200 grammi
cipollotto 1
burro di soia 60 grammi
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
prezzemolo 1 mazzetto
brodo vegetale 1,5 litri
parmigiano vegetale 3 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero

Mettete a scaldare il bodo, che dovrà essere bollente.
Sgranate i piselli dal loro guscio e lavateli. Mondate, lavate e tritate il prezzemolo. Mondate e affettate il cipollotto.
In una casseruola capiente, fate sciogliere 30 grammi di burro con l’olio, e rosolate prezzemolo e cipollotto.
Aggiungete i piselli e fate stufare bagnando con qualche cucchiaio di brodo.
Versate il riso, mescolate e versate poco alla volta il brodo mescolando spesso. In 15-18 minuti dovrebbe essere pronto.
Aggiustate di sale, grattugiate il pepe, e unite il resto del burro e il parmigiano vegetale, mescolando bene.
Servite subito.

1 ora

Piaciuto l’articolo? Allora dai un’occhiata anche a:

Il mio giro a Venezia di giugno 2009 (con la ricetta degli zaleti)
Il ristorante ebraico-kosher Gam Gam
Il gelato di Alaska
La mia personalissima versione dei bigoli in salsa

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Seitan al prosecco in crosta di nocciole

14 01 2010

seitan with prosecco and hazelnuts

Non so se succeda anche a voi, ma periodicamente mi ritrovo con bottiglie di vino aperte per casa. Quindi, per evitare l’iscrizione alla sezione locale degli alcolisti anonimi, mi metto a usarlo ampiamente in cucina: trovo infatti che arricchisca e dia “colore” a molti piatti.
In questo caso, dopo Natale & Co., faceva bella mostra di sé in frigorifero un bottiglione aperto da un litro e mezzo di prosecco  extra-dry del Trevigiano e, per non disperderne l’aroma al contempo fruttato e deciso, l’ho  utilizzato come ingrediente principe di diversi piatti,  tra cui questa velocissima ricetta in cui il seitan, reso morbido e profumato da un generoso bagno nel vino, fa da contraltare alla croccantezza delle nocciole tostate che vanno a ricoprirlo.

Seitan al prosecco in crosta di nocciole

Per quanto riguarda il vino, ho usato un prosecco bio extra-dry del trevigiano, ma va benissimo anche uno spumante, mentre al posto del tè potete usare del brodo vegetale o più semplicemente dell’acqua calda. Importante scegliere un seitan corposo, consiglio caldamente quelli lavorati a mano in fette spesse. Le dosi sono per 4 persone.

seitan 4 fette (ca. 500 g)
olio extravergine d’oliva 3 cucchiai
prosecco extra-dry 240 ml
nocciole tostate 70 g
tè bancha caldo 2 cucchiai
prezzemolo 1 ciuffo
sale marino integrale 1 pizzico abbondante

Scaldate l’olio in una padella abbastanza capiente. Saltatevi le fette di seitan, girandole una volta.
Ricoprite con il prosecco e cuocete per 10’. Nel frattempo sciacquate e asciugate il prezzemolo e tritatelo finemente. Tritate le nocciole grossolanamente.
Rimuovete il seitan e tenetelo al caldo. Mescolate le nocciole in padella insieme al tè e al liquido rimasto.
Ricoprite il seitan con le nocciole e aggiungete il prezzemolo. Salate e servite.

15 minuti

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Soma d’aj

12 10 2009

Ottobre… Val mi ha ricordato che la vendemmia è in pieno corso e così mi sono voluto ispirare alla tipica merenda dei vignaioli piemontesi che, dopo una mattinata passata a raccogliere grappoli d’uva, consumavano un pasto frugale a base di bagnet ‘nt l’òli (il pinzimonio piemontese) e soma d’aj, (“soma” in quanto ricorda la schiena dell’asino, in questo caso ricurva sotto il “peso” dell’aglio), il tutto accompagnato da un grappolo d’uva e da un bicchiere di Barbera o Dolcetto. Sicuramente si tratta di una piacevole deviazione da uno dei miei piatti preferiti, la classicissima bruschetta.

Soma d’aj
con olio di nocciola del Monferrato

Per questa tipica bruschetta delle Langhe e del Monferrato, procuratevi dell’ottimo pane casereccio, a lievitazione naturale e cotto nel forno a legna. Importante è anche la scelta dell’olio. In questo caso ho utilizzato un olio di nocciola del Monferrato, dal gusto molto delicato, ma vanno bene anche un più aromatico olio di noce valdostano o un olio extravergine d’oliva ligure. Le dosi sono per 4 persone.

pane casereccio 8 fette
aglio 8 spicchi
olio di nocciola del Monferrato
sale marino integrale
pepe nero

Sbucciate gli spicchi d’aglio. Calcolate uno spicchio per ogni fetta di pane, che andrete a infilzare con una forchetta e  sfregare abbondantemente su tutti i lati, compresa la crosta esterna.
Condite ogni fetta con olio di nocciola, un pizzico di sale e una macinata di pepe.

10 minuti

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Timballini di pasta e melanzane con olive taggiasche

18 09 2009

pasta and aubergine pie with olives da te.

Sul numero di giugno di Cucina Naturale è stato pubblicato un interessante articolo sui piatti unici a base di pasta. Un classico della cucina italiana, il monopiatto a base di pasta integrale, verdure e legumi o semi oleosi è una delle preparazioni che più soddisfano il mio italico palato  - sebbene ormai irrimediabilmente contaminato da mille stimoli stranieri ;-) E da classico italiano, la pasta è senza dubbio uno dei miei piatti preferiti. Non la consumo tutti i giorni (mi capita circa 3 volte a settimana), la preferisco di solito integrale e biologica (essenzialmente per questioni di gusto, trovo che la semola integrale dia quel tocco di ruvidezza in più che esalta i condimenti).

Ma la pasta è legata indissolubilmente a tanti ricordi d’infanzia. Uno fra tanti: era usanza nella mia famiglia (e l’usanza mi è rimasta tutt’ora), iniziare i pasti con verdure crude o insalate (nella miglior tradizione natural-igienista… sono pur sempre figlio degli anni ‘70!). Come tanti bambini, anch’io non avevo un debole per le verdure, soprattutto se crude. Affogavo l’insalata in litri di aceto di mele (i gusti per fortuna poi cambiano), la spiluccavo con grande pena, nella speranza che finisse il più in fretta possibile, il tutto in attesa di un piatto di pasta…  Solo allora, che fossero semplici spaghetti aglio-olio o elaborate paste al forno, mi lasciavo sfuggire un accorato “”buon appetito!”. La povera insalata non ne era degna…

pasta and aubergine pie with olives da te.

Timballini di pasta e melanzane con olive taggiasche

La ricetta originale prevedeva l’utilizzo di olive di Gaeta e pecorino semistagionato. Le prime non le ho trovate, ma le ho sostituite con le mie beneamate olive taggiasche, piccole e saporite. Il formaggio l’ho invece rimpiazzato con un mix di anacardi, lievito in scaglie e germe di grano frullati finemente. Per chi ancora non lo sapesse, mi piacciono molto i sapori piccanti: se preferite quindi eliminate pure il tocco di peperoncino in polvere finale! Per la buona riuscita del piatto, procuratevi inoltre quattro ciotoline del diametro di 10 cm.
Le dosi sono per 4 persone.

ditalini rigati integrali 250 g
pomodori perini 500 g
melanzane 3
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai + 1 cucchiaio per le ciotole
olive taggiasche
80 g
anacardi
30 g
germe di grano 5 g
lievito in scaglie
5 g
pinoli 3 cucchiai
scalogno 1
peperoncino
1
basilico
1 mazzetto
sale marino integrale fino
2 pizzichi
sale marino integrale grosso
1 cucchiaio

Per decorare
pomodori perini 2
olive taggiasche
20 g
foglie di basilico
olio extravergine d’oliva
peperoncino in polvere

Lavare melanzane e pomodori. Sbucciare lo scalogno. Snocciolare e tagliare a pezzetti 80g di olive. Tostare i pinoli qualche minuto in un padellino, girandoli spesso per non farli bruciare.
Frullare finemente gli anacardi con il lievito in scaglie e il germe di grano.
Tagliare le melanzane per il lungo a fette di mezzo centimetro. Cuocerle su piastra calda 3-4 minuti per lato e continuare così fino a esaurimento delle fette.
Tagliare i pomodori a fettine.
Tritare lo scalogno e rosolarlo nell’olio. Aggiungere il peperoncino intero e i pomodori a fette, un pizzico di sale e coprire con un coperchio. Cuocere 15’. Togliere il peperoncino.
Passare il sugo al mixer, versarlo di nuovo in padella e farlo addensare per altri 5’. Unire il basilico sminuzzato con le mani, le olive spezzettate e i pinoli. Controllare di sale.
Portare a ebollizione una pentola d’acqua, quando bolle aggiungere un cucchiaio raso di sale grosso e la pasta. Lessarla al dente secondo le istruzioni sulla confezione. Scolare e passare sotto un po’ d’acqua fredda.
Condire la pasta con il sugo e il mix di anacardi.
Rivestire le ciotoline con pellicola trasparente e ungerle leggermente con un pennello, rivestirle con le fette di melanzana, farcire con la pasta e chiudere con un paio di fette di melanzana. Sigillare ogni timballo con pellicola e lasciare riposare 30’.
Eliminare infine la pellicola e trasferire ogni timballo sui piatti rovesciando la ciotolina. Decorare con le restanti olive, foglie di basilico e fettine di pomodoro. Aggiungere un goccio d’olio e del peperoncino in polvere.

2 ore circa

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Farro alla mediterranea con cannellini, pomodori secchi e scorza di limone

7 08 2009

mediterranean farro da te.

Da oggi sono ufficialmente (e finalmente!) in ferie… Fra pochi giorni partirò per le vacanze, ma approfitterò di questi giorni di “decompressione” per sperimentare anche una serie di ricette che ho elaborato in queste ultime settimane.
L’inizio ufficiale delle vacanze agostane è però da festeggiare con uno dei piatti che maggiormente collego a questo periodo dell’anno: le insalate fredde di cereali. E fra tutti i cereali, quello a cui sono più legato è sicuramente il farro: sarà che, nel mio immaginario, è il cereale “italico” per eccellenza, sarà per quel suo gusto un po’ rustico, trovo che sia perfetto per questo tipo di preparazione. Soprattutto se accompagnato da alcuni dei miei ingredienti-feticcio estivi: le olive, i fagioli e soprattutto i pomodori secchi, verso cui nutro un’insana passione (anche se cerco di frenarla, senza molto successo!).

Farro alla mediterranea con cannellini, pomodori secchi e scorza di limone
Per questa insalata estiva ho usato del farro decorticato, di più lunga cottura rispetto alla classica versione perlata, abbinato a una serie di ingredienti tipici del bacino mediterraneo: i pomodori essiccati sott’olio extravergine d’oliva, le olive, la rucola, i fagioli cannellini e, come complemento finale, l’aroma della buccia di limone. Le dosi sono per 4 persone.

farro decorticato 200 g
pomodori secchi sott’olio evo 10
olive nere 50 g
rucola 1 mazzetto
limone 1
fagioli cannellini cotti 150 g
sale marino integrale ½ cucchiaino
lattuga 8 foglie

Lavate il farro in acqua fredda, metterlo a bagno per una notte. Cuocerlo poi a fuoco lento in tre tazze d’acqua con il sale, calcolando 50′ dall’ebollizione, e comunque fino ad assorbimento completo dell’acqua. Farlo raffreddare.
Lavare e asciugare il limone, la rucola e la lattuga.
Grattuggiare la buccia del limone. Tagliare i pomodori secchi a pezzetti.
Condire il farro con i pomodori secchi, le olive, la rucola e i cannellini.
Servire l’insalata di farro nelle foglie di lattuga, e cospargere con la buccia di limone.

Preparazione: 70′ + ammollo e raffreddamento

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Venezia

1 08 2009

grand canal da te.

Io non tralasciarei per cosa del mondo di veder quella tanto celebre e inclita Città di Venetia, la qual da molti vien detta l’impossibile nell’impossibile.
(
John Florio, Second Fruits, 1591)

bottled window da te.

Tra le varie novità annunciate pochi giorni fa, la prima e più consistente riguarda la presentazione dei miei appunti di viaggio in modo tale che possano risultare di stimolo, aiuto o curiosità ad altri lettori e viaggiatori. Mi piace molto condividere le mie impressioni, le mie esperienze e fornire eventuali suggerimenti, con un occhio particolare verso i viaggiatori veg*ani, e nel contempo ricevere consigli e impressioni. Il tutto sperimentando anche una ricetta tipica del luogo (e ci mancherebbe altro, è pur sempre un blog di cucina, no?!). Ed ecco cne nascono così le mini veg-guide del Cucchiaio di Legno ;-)

Inauguro la “rubrica” con il mio recentissimo soggiorno nella città lagunare a fine giugno. Solitamente vado a “venexianarme” una volta l’anno, e di solito sempre tra maggio e giugno, ma questa volta ho posticipato in modo da approfittare sia della Biennale d’Arte che di quella della Danza.

venice biennale da te.

Da vedere

Come già detto, scopo principale della mia quattro giorni veneziana di fine giugno è stato quello di visitare la Biennale d’Arte, una delle massime manifestazioni a livello mondiale di arte contemporanea. Il bello è che le opere non sono esposte solamente nei due spazi preposti dell’Arsenale e dei Giardini, ma è l’intera città a essere disseminata di mostre ed esposizioni. La grande novità di quest’anno è il rinnovato Padiglione Italia, con una miriade di giovani artisti piemontesi. Di sicuro interesse anche la struttura stessa dell’Arsenale, la darsena di origine medievale fulcro della vita militare e commerciale della Serenissima, tutt’ora utilizzato dalla Marina Italiana.

st. mark's basilica da te.

Ogni volta che vado a Venezia, cerco di non mancare mai di entrare, anche per poco, all’interno della Basilica di San Marco, uno dei gioielli per eccellenza della città. Il mio consiglio è quello di saltare la coda prenotando sul sito Internet della Basilica (l’ingresso è gratuito), e godere subito dello stile cosmopolita della chiesa, che accosta a una pianta a croce greca cupole a cipolla, archi gotici e pavimenti in marmi policromi. Pagherete invece, ma ne vale la pena, per ammirare da vicino la Pala d’Oro, splendido capolavoro di oreficeria arrivato dritto da Bisanzio, il Tesoro, e per salire le ripidissime scale che vi condurranno alla Loggia dei Cavalli, con splendide viste su Piazza San Marco.

Sempre su Piazza San Marco, suggerisco di scarpinare su fino al tetto della Torre dell’Orologio, restaurata di recente, e a cui si accede esclusivamente tramite visite guidate, per godersi la splendida vista sul bacino di San Marco e l’isola di San Giorgio Maggiore.

grand canal da te.

Altro caposaldo delle mie visite veneziane è sempre il giro del Canal Grande sulla linea n. 1 del vaporetto (prima o poi farò il classico turista e me lo godrò da una gondola). “La via più bella del mondo, con le case più belle”, come scriveva Philippe de Commines nel XV secolo. Salite quindi sul vaporetto dalla Stazione fino all’Arsenale, e avrete la possibilità di ammirare dall’esterno alcuni degli edifici più sontuosi di Venezia: da Ca’ Vendramin Calergi a Ca’ Pesaro, dalla Ca’ d’Oro al Ponte di Rialto, da Ca’ Rezzonico a Palazzo Grassi, passando sotto il Ponte dell’Accademia, e giù ancora fino alla Chiesa di Santa Maria della Salute e a Piazza San Marco.

In particolare la splendida Ca’ d’Oro, sul Canal Grande, palazzo del XV secolo originariamente ricoperto da una lamina d’oro, ospita la pregevole collezione di arte rinascimentale della Galleria Franchetti, tra cui spiccano opere di Andrea Mantegna (San Sebastiano), Pietro Lombardo, Vittore Carpaccio, Antoon Van Dyck, Luca Signorelli, Tintoretto, Tiepolo, Guardi, oltre a una buona selezione di pittura rinascimentale toscana, fiamminga e di arazzi fiamminghi. Da ammirare anche il bellissimo pavimento del cortile in mosaico di marmo: il barone Franchetti, mecenate di origine torinese, scelse infatti appositamente le varietà di marmo utilizzate nell’antica Roma e a Torcello.

jewish museum da te.

Uno dei luoghi che personalmente reputo più suggestivi di Venezia è Campo del Ghetto Nuovo, spazio asimmetrico cuore della comunità ebraica. Sul campo si affaccia il Museo Ebraico di Venezia, che propone la visita guidata ad alcune delle sinagoghe del Ghetto: solitamente si visitano due sinagoghe di rito ashkenazita (Schola Italiana, Tedesca, Canton) e una di rito spagnolo (Levantina d’inverno e Spagnola d’estate, entrambe opera di Baldassare Longhena). Interessantissima anche la ricca libreria all’interno, dedicata interamente al mondo ebraico.

mask da te.

Shopping

Non si può non acquistare del vetro a Venezia, ma bisogna fare attenzione che sia stato effettivamente prodotto in città e non in Cina. Un buon indirizzo dove fare acquisti e regali è Arte Vetro Murano, negozio che vende bigiotteria e oggettistica di giovani designer veneziani.

Se volete invece fare incetta di abbigliamento vegan in cotone e canapa, o di acquistare originali tracolle in tessuto, il posto giusto è El Canapon, dove è possibile informarsi anche su spettacoli e concerti in Venezia e Padova.

Per un giro in libreria, perdetevi come me fra i ricettari e i libri su Venezia della Libreria Studium, a due passi da Piazza San Marco. Il personale è estremamente competente e gentile.

Oltre alle classiche maschere artigianali, Oltreconfine propone modelli fantasy (come quelli ispirati a Nightmare Before Christmas) in carta pesta, realizzati artigianalmente dal proprietario stesso.

venetian cats (& a lizard) da te.

Pasti

Uno dei grandi interrogativi che mi pongo è come sia possibile che a Venezia non esista un solo ristorante vegetariano. Centro culturale e politico-amministrativo del Nord-est, città turistica e universitaria, Venezia rimane sprovvista di un luogo esclusivamente vegetariano.

Ciò non toglie che è comunque possibile mangiare molto bene e con tranquillità, soprattutto nella popolarissima (soprattutto tra i veneziani) Osteria La Zucca, dove il personale, attento e gentilissimo, conosce bene le esigenze di un vegan ed è in grado di offrire un menù completo cruelty-free.

Un altro interessante indirizzo è il ristorante kosher Gam Gam, che propone piatti della tradizione ebraica e giudaico-veneziana. Potrete sedervi d’estate lungo il canale di Cannaregio e provare gli antipasti misti vegetariani, o semplicemente acquistare dei falafel da asporto.

Se avete voglia di una pizza, consiglio Il Réfolo, più che altro per la sua splendida posizione (d’estate si cena in un campo su un piccolo canale a ridosso della Chiesa di San Giacomo dell’Orio): ordinate la pizza ortolana, facendo togliere la mozzarella ma integrandola con una spolverata di noci tritate.

campo del ghetto nuovo da te.

Non può naturalmente mancare un buon gelato, vegan ovviamente. Da provare quelli alla banana, ai frutti di bosco, all’ananas o al prosecco di Valdobbiadene della Gelateria San Stae, e quelli originalissimi di Alaska Gelateria, con gusti senza latte quali zenzero, arancia e rucola, cannella, finocchio, menta, pera, cipolla rossa, radicchio di Chioggia e altri, sempre secondo la stagionalità della materia prima, oppure le granite, come quella al cacao boliviano equo-solidale.

caffè florian da te.

Divertimenti

In Piazza San Marco sarebbe un peccato perdersi la vista offerta dal Caffè Florian, una vera e propria istituzione, inaugurata nel 1720, dove verrete serviti da professionalissimi camerieri in smoking, ascoltando l’orchestra che alterna musica classica a ritmi jazz.

Se capitate nel periodo della Biennale della Danza, non perdete gli spettacoli di balletto contemporanea al Teatro Piccolo Arsenale.

Inclini al rischio? Allora fate un salto al Casinò di Venezia, la casa da gioco più antica del mondo, attiva dal 1638 e ospitato sul Canal Grande in Ca’ Vendramin Calergi (che fu anche la residenza di Richard Wagner, di cui è possibile visitare la camera da letto).

sotoportego dei preti da te.

Curiosità

Girando per il sestiere di Castello, non lontano da Piazza San Marco, è possibile imbattersi nel Sotoportego dei Preti (laterale rispetto a Salizzada del Pignater), sotto il cui arco si nasconde un mattone a forma di cuore: sembrerebbe che le coppie che lo toccano insieme si ameranno per sempre. Tentar non nuoce!

alley, canal & bridge da te.

La ricetta, infine…

Come recita l’Artusi: “Signore mamme, trastullate i vostri bambini con questi gialletti, ma avvertite di non assaggiarli se non volete sentirli piangere per caso molto probabile che a loro tocchi la minor parte“. Ed ecco la ricetta degli…

zaleti da te.

Zaleti
Tra i dolci tipici veneziani, gli zaleti (gialletti in veneziano), devono il loro nome alla farina di mais con cui vengono preparati. Ho naturalmente apportato alcune modifiche alla ricetta originale, e ho sostituito le uova con del No-Egg. Lo zucchero integrale che ho utilizzato è il Dulcita, in quantità tale da non coprire il sapore degli altri ingredienti. Il risultato è stato eccellente. Le dosi sono per 36 biscotti grandi.

Ingredienti
farina 0 340 g
farina di mais fioretto 340 g
burro di soia 250 g
zucchero integrale 250 g
uvetta 250 g
sostituto vegano delle uova (No-Egg) 15 g
acqua 70 ml
sale marino integrale 1 pizzico
zucchero di canna a velo vanigliato 5 cucchiaini

Mettete a bagno l’uvetta in un po’ d’acqua calda per una decina di minuti. Mescolate burro, zucchero e sale insieme. Sciogliete il No-Egg nell’acqua e versatelo nel composto di burro e zucchero. Mescolate bene. Aggiungete le farine e l’uvetta strizzata, mescolate fino a quando l’impasto sarà solido e uniforme. Mettete a riposare in frigorifero per mezz’ora.
Accendete quindi il forno a 180°.
Preparate i singoli biscotti, formando dei rotolini con l’impasto, tagliandoli a pezzi, e dando loro la forma allungata caratteristica. Cuocere in forno a 160° per 15′ su una placca ricoperta di carta da forno.
Estrarre dal forno e, ancora caldi, cospargerli di zucchero a velo.

Preparazione: 35′ + 30′ di riposo

zaleti da te.

a classic view da te.

sotoportego da te.

chatting on the phone da te.

evading tree da te.

La mappa di Venezia del Cucchiaio di Legno

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Salsa verde di prezzemolo, basilico e maggiorana con crudità

30 05 2009

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Sembra essere arrivato il caldo anche qui, quindi per un po’ mi sa che metterò a riposo forno (se non per la panificazione settimanale) e lunghe cotture. E dato che spesso mi viene “rimproverato” di presentare piatti dalle lunghe preparazioni, ho pensato di proporre una ricetta velocissima ma molto profumata.

Salsa verde di prezzemolo, basilico e maggiorana con crudità
Una salsa verde a base delle erbe fresche che ci accompagneranno fino alla fine dell’estate, da accompagnare con verdure tagliate a bastoncino o, volendo, anche con del pane. Le dosi sono per 4 persone.

Salsa verde
foglie di prezzemolo 50 g
foglie di basilico 1 manciata
foglie di maggiorana 1 cucchiaio
mandorle pelate 15 g
capperi sotto sale 1 cucchiaio
aglio 1 spicchio
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
senape di Digione 1 cucchiaino
aceto balsamico di Modena 1 cucchiaino
origano secco 1 cucchiaino
sale marino integrale 1 pizzico

Crudità
carote 2
sedano 2 gambi
finocchio 1

Lavate e asciugate le foglie di prezzemolo, basilico e maggiorana. Sbucciate l’aglio. Risciacquate i capperi.
Tritate l’aglio e le mandorle nel mixer. Aggiungete poi gli altri ingredienti e azionate il mixer per diversi minuti fino a ottenere un composto omogeneo.
Mondate e lavate carote, sedano e finocchio. Tagliate il finocchio a spicchi e affettatelo. Sbucciate le carote, tagliatele a pezzi e poi a bastoncini. Tagliate il sedano a bastoncini.
Servite la salsa con le verdure crude.

10 minuti

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Parsley, basil and marjoram green sauce with crudités
A very fast, yet tasty recipe using a selection of the most fragrant Mediterranean herbs. Try it with vegetable sticks or spread on bread. Serves 4.

Green sauce
parsley leaves 50 g (2 cups)
basil leaves ½ cup
marjoram leaves 1 tablespoon
salted capers 1 tablespoon
garlic 1 clove
dried oregano 1 teaspoon
extra virgin olive oil 4 tablespoons
skinned almonds 1 tablespoon (15 g)
Dijon mustard 1 teaspoon
balsamic vinegar of Modena 1 teaspoon
unrefined sea salt ¼ teaspoon

Crudités
carrots 2
celery stalks 2
fennel 1

Rinse parsley, basil and marjoram leaves, and the capers.
Peel and slice garlic.  Put it with the almonds into a food processor and mince.
Add the other ingredients and purée some minutes until homogeneous.
Rinse celery stalks, carrots and fennel. Cut the fennel into four and then slice it. Peel the carrots, cut them into pieces and then into sticks. Do the same with the celery stalks.
Serve the green sauce immediately with the crudités.

10 minutes

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Farro con cavolo nero

22 02 2009

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Ogni tanto mi rifaccio sentire… Vorrei essere più presente sul blog, ma è un periodo un po’ impegnativo, e in più alcuni problemi sul mio computer di casa non mi permettono di essere assiduo come vorrei.
Questa che vi presento è una ricetta realizzata qualche settimana fa, dopo aver acquistato una cassa da 10 kg di cavolo nero… Ingrediente comunissimo in Toscana, ma a quanto pare introvabile qui in Piemonte. Per poterlo provare ho quindi chiesto al verduriere di recuperarmi una cassa di questo raro ortaggio (tra l’altro ho scoperto poi essere coltivato da un’azienda agricola nei dintorni di Torino). E vi assicuro che non è difficile smaltire 10 kg di cavolo nero in pochi giorni, è davvero ottimo… Tanto più che è considerato un alimento utile nella prevenzione di numerose forme tumorali e dell’ulcera gastrica, oltre ad essere ricchissimo di vitamina C.

Farro con cavolo nero
In questa ricetta di chiara derivazione toscana, ho utilizzato del farro decorticato (un po’ più lungo da cuocere del farro perlato), in unione a una purea di borlotti e al cavolo nero. Se proprio non lo trovate, potete sostituirlo con della verza, anche se il gusto e la consistenza cambiano considerevolmente. Le dosi sono per 4 persone.

farro decorticato 200 g
fagioli borlotti 200 g
pomodori pelati 1 confezione
cavoli neri 2
cipolla 1
carota 1
sedano 1 gambo
olio extravergine d’oliva 5 cucchiai
sale marino integrale 2 cucchiaini

La sera prima mettete a bagno i fagioli e a parte il farro. 
Scolate i fagioli, sciacquateli e metteteli in pentola a pressione, coprendoli con acqua. Chiudete la pentola a pressione e calcolate 30′ dal fischio. Una volta cotti aggiungete ½ cucchiaino di sale e mescolate.
Sciacquate il farro.
Tritate cipolla, sedano e carota e fateli appassire in una casseruola con 1 cucchiaio d’olio e un pizzico di sale. Unite al soffritto i pelati e sobbollite per qualche minuto. Lavate il cavolo nero e tagliatelo a pezzetti. Unitelo alle verdure.
Nel frattempo passate i fagioli al mixer con un po’ della loro acqua di cottura. Unite la purea alle verdure e infine aggiungete il farro.
Lasciate cuocere il farro per un’ora a fuoco lento, aggiungendo di tanto in tanto dell’acqua calda.
Aggiungere un cucchiaino di sale e condire ogni piatto con un cucchiaio di olio.

Tempo di preparazione: 1h 50′ + 8 h ammollo

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Zuppa friulana

23 11 2008

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Ero un po’ dubbioso se pubblicare questa ricetta o meno, dato che ultimamente le zuppe e le minestre abbondano sul mio blog, anzi credo che siano la categoria più nutrita del ricettario! Però questa versione veg della tipica zuppa friulana di orzo e fagioli (la ricetta originaria non è vegetariana, prevede l’utilizzo della pancetta) ha riscosso un notevole successo in casa mia, e quindi non potevo non rendervene partecipi :-)

Zuppa friulana
Utilizzate dell’orzo decorticato, dalle proprietà nutritive più compete rispetto alla più comune versione perlata. Necessario l’ammollo, che ne riduce i tempi di cottura. La zuppa può essere preparata in anticipo, ma, dato che l’orzo tende a gonfiarsi assorbendo il brodo, tenete dell’altro brodo vegetale pronto per quando vorrete servirla, aggiungendolo quando la riscaldate. Gli ingredienti sono per 8 persone, io l’ho anche surgelata e consumata qualche giorno dopo.

orzo decorticato 200 g
fagioli borlotti 200 g
sedano 2 gambi
carote 2
cipolla 1 grande
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
brodo vegetale 1 litro
sale marino integrale 2 cucchiaini + un paio di pizzichi
prezzemolo 2 gambi

Mettete in ammollo la sera prima (in due contenitori separati!), i fagioli e l’orzo.
Sciacquate i fagioli e lessateli in pentola a pressione con 600 ml d’acqua. Lasciate passare un’ora dal fischio, avendo cura di abbassare la fiamma al minimo. Trascorso questo tempo, aprite la pentola, aggiungete un cucchiaino di sale, fate sobbollire ancora 5′, scolateli. Passate la metà dei fagioli al mixer o al passaverdure in modo da ottenere una purea.
Lavate e tritate il sedano, la cipolla, le carote e un gambo di prezzemolo.  Rosolate il trito nell’olio.  Aggiungete poi la purea di fagioli, gli altri fagioli interi, il brodo vegetale e un cucchiaino di sale.  
Insaporite per 5′, e aggiungete l’orzo scolato e sciacquato. Cuocete per circa un’ora.
Fate riposare 5′ prima di servire. Al momento di servire, regolate di sale e decorate con prezzemolo tritato.

Tempo di preparazione: 2h10′ + 8h di ammollo

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