Burro al tè verde

9 05 2011

vegan butter with green tea

Che fare di tutti i pacchetti di tè accumulati tra viaggi e acquisti vari, che giacciono un po’ dimenticati e negletti in dispensa? Beh, prepararseli e berli, armati dei consigli di esperte in materia come Acilia o Francesca.
Magari accompagnandoli, come da migliore tradizione inglese, a scones, tramezzini e fette di pane tostato con burro vegetale e marmellata. E magari riprendendo l’aroma del tè nel burro, creandosi dei panetti personalizzati con le varie miscele. In questo caso consiglio di utilizzare tè verdi aromatizzati – io sto bevendo (e ho usato) “Viaggio in Marocco”, miscela di tè verde Yunnan, cardamomo, cannella, limone, pompelmo, pepe e fiori di papavero acquistata tempo fa da Tea & Company, negozio-tempio del tè torinese che consiglio vivamente sia per la gentilezza delle proprietarie, sia per la loro competenza. Un altro consiglio è quello di affidarsi alle mani esperte di Acilia, e di acquistare direttamente dalla sua bottega on-line. E infine quello di tostare del buon pane (integrale è perfetto) e di dedicarsi, con lentezza zen, a spalmarvi riccioli di burro profumato (col vantaggio che la preparazione dello stesso non richiede che cinque minuti).

Burro al tè verde

Per questa veloce preparazione ho utilizzato il burro vegetale di Luca Montersino, che consiglio vivamente qualora riusciste a procurarvelo (in Piemonte, a Torino, Alba, Saluzzo, Chieri, Pinerolo e San Germano Chisone, oppure on-line sul sito di Tibiona). Oltre a essere un prodotto decisamente più salutare rispetto agli altri burri vegetali e margarine (non è realizzato con olio di palma), ha il vantaggio di contenere una buona dose di burro di cacao, che ha lo stesso punto di fusione del burro di origine animale. Ciò significa che al palato ha un sapore e una consistenza simile, e si presta bene a essere spalmato su fette di pane tostato caldo. Poi vanno bene anche il burro di soia o una margarina biologica non idrogenata, ci mancherebbe altro!

burro vegetale (Burrolì) 250 g
tè verde aromatizzato 10 g

Ammorbidire il burro a temperatura ambiente per almeno 2 ore. Mescolarlo con le foglie di tè, inserirlo in una forma preventivamente ricoperta di pellicola trasparente e lasciar rassodare in frigorifero per un paio d’ore.

5 minuti
+ 2 ore di ammorbidimento
+ 2 ore di rassodamento

   
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Arrosto di muscolo di grano con salsa dolce di visciole

12 03 2010

yagga vegetarian roast with morello cherry sweet sauce

Strani i personaggi che compongono le monarchie europee, sarà forse il sangue blu? C’è chi si assicura la forma fisica per il resto dei suoi giorni. C’è chi fa di tutto per dimostrarsi all’altezza del paese che l’ha adottato. C’è chi è cornuta e mazziata. C’è chi fa l’ecoprincipe e si dà al bio, che forse è la cosa meno strana. Potevo quindi non provare qualche prodotto magari preparato direttamente dalle manine del principe di Galles? Detto fatto, mi sono ritrovato a comprare un paio di confetture della Duchy Originals. Per la verità, nonostante il prezzo esorbitante, non mi sembrano proprio il massimo come contenuto… Primo ingrediente è lo zucchero, biologico (e ci mancherebbe altro), ma pur sempre raffinato. Terzo è la pectina, non bio, ingrediente un po’ troppo industriale per i miei gusti. In mezzo sembra esserci anche della frutta. Il sapore di entrambe è comunque molto gradevole, per fortuna, sia di quella a base di prugne damascene (Damson plums), che di quella preparata con morello cherries (che, nonostante sulla confezione siano state tradotte come ciliegie morello, sono in realtà una varietà di amarene più o meno simili alle visciole). Forse un po’ troppo dolci per il mio palato, ed è per questo che ho pensato di accompagnarle a piatti salati, sia per mitigarne la zuccherosità, sia per rimanere in terra d’Albione e lodare l’abbinamento dolce/salato che spesso si ripropone nei piatti inglesi.

Arrosto di muscolo di grano con salsa dolce di visciole

Una ricetta vergognosamente facile e veloce che sfrutta ingredienti già pronti, quali il muscolo di grano sotto forma di arrosto (per chi ancora non lo conoscesse, maggiori informazioni qui). Come sale aromatico potete sbizzarirvi, io ho usato una miscela a base di sale di Guérande e paprica. Per la salsa, potete naturalmente usare altre varietà di amarene o ciliegie, o magari provare delle confetture di frutti di bosco. Le dosi sono per 4 persone.

arrosto di muscolo di grano 800 g
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
sale aromatico
pepe nero

Per la salsa:
marmellata di visciole 200 g
aceto di vino rosso 3 cucchiai
zucchero integrale 2 cucchiai
cannella in polvere ¼ cucchiaino
pepe di Szechuan 1 pizzico
sale marino integrale 1 pizzico

Preparate la salsa dolce, mescolando tutti gli ingredienti e facendoli bollire a fuoco basso per 6’.
Ricoprire le fette di arrosto con sale aromatico e pepe nero macinato. Passare in padella con l’olio per 3’ per lato.
Servire l’arrosto con la salsa dolce.

20 minuti

 

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Biscotti ai fiocchi d’avena, in doppia versione

26 01 2010

Un buon libro di cui consiglio la lettura, soprattutto per chi vuole avvicinarsi o vuole saperne di più di cucina naturale, è ABC dell’alimentazione naturale di Giuliana Lomazzi, edito da AAM Terra Nuova, che presenta tutta una serie di spunti interessanti per alimentarsi in maniera corretta. Al fondo anche una serie di semplici ricette per sperimentare piatti a base di cibi integrali, biologici e quasi tutti di origine vegetale. Da queste facili preparazioni ho tratto questa mia versione dei biscotti ai fiocchi d’avena (la versione originale la trovate a pag. 182).

Credo che l’avena sia il cereale che consumo con maggior frequenza, dopo il grano e il riso. Fra i più proteici, ha un gusto ricco e pieno, adatto al rigido clima invernale (non a caso, è uno dei cereali più diffusi e consumati nei paesi freddi). E oltre a consumarla al mattino nel classico porridge, ogni tanto preparo per l’appunto questi biscottini, che durano purtroppo sempre troppo poco ;-)

oat rolls biscuits

 

Biscotti ai fiocchi d’avena
in versione dolce al malto di riso

Questi biscotti sono realizzati con i classici fiocchi d’avena, quelli più grandi, che rimangono integri e permettono quindi di ottenere dei dolcetti croccanti molto adatti alla prima colazione. Con queste dosi otterrete circa 40 biscotti, da consumare preferibilmente in 3-4 giorni.

fiocchi d’avena grandi 300 g
farina integrale di grano 100 g
malto di riso 160 g
bicarbonato di sodio 1 cucchiaino abbondante
olio extravergine d’oliva 120 ml
acqua calda 300 ml
sale marino integrale 1 pizzico

Mescolate i fiocchi d’avena con la farina integrale, il bicarbonato e il sale. Aggiungete il malto, l’olio e l’acqua e lavorate l’impasto con un cucchiaio in modo da ottenere un impasto omogeneo.
Foderate una teglia con carta da forno e stendete l’impasto.
Accendete il forno a 150°. Lasciate riposare l’impasto per 15’.
Prima di infornare, incidete la superficie dell’impasto per ottenere i biscotti. Cuocete in forno per 20’.
Estraete la teglia e fate raffreddare i biscotti su una gratella per dolci.

40 minuti

L’avena poi la consumo anche in preparazioni salate, per lo più sotto forma di chicchi o, se in fiocchi, in minestre di verdure. La pasta di farina di avena non mi ha invece convinto del tutto perché tende a rompersi e sfaldarsi facilmente in cottura. Magari rende meglio al forno, ma devo ancora elaborare qualcosa di interessante. Qualcuno per caso l’ha fatto?
Da provare anche la versione salata dei biscotti di cui sopra, che può fungere da originale finger food dal sapore rustico per l’ora dell’aperitivo. In questo caso ho utilizzato in parte dei fiocchi d’avena piccoli (quelli che uso per il porridge del mattino, più veloci da cuocere) in quanto tendono a disfarsi e compattarsi fra di loro, donando quindi una maggiore morbidezza all’impasto.

oat rolls and cumin snacks

Biscotti ai fiocchi d’avena
in versione salata con il cumino

In questo caso basta eliminare il malto, aggiungere un po’ più di sale e le spezie che più vi aggradano per questo aperitivo dall’aspetto e dalla consistenza ruvidi e rustici. Il cumino in particolare dona una nota di freschezza che rende questi snack decisamente stuzzicanti. Le dosi sono per circa 30 biscotti, anche questi da consumare preferibilmente nei 4 giorni.

fiocchi d’avena grandi 200 g
fiocchi d’avena piccoli 100 g
farina integrale di grano 100 g
sale marino integrale 1 cucchiaino
cumino 1 cucchiaino
bicarbonato di sodio 1 cucchiaino abbondante
olio extravergine d’oliva 120 ml
acqua calda 300 ml

Mescolate i fiocchi d’avena con la farina integrale, il bicarbonato, il sale e il cumino. Aggiungete l’olio e l’acqua e lavorate l’impasto con un cucchiaio in modo da ottenere un impasto omogeneo.
Foderate una teglia con carta da forno e stendete l’impasto.
Accendete il forno a 150°. Lasciate riposare l’impasto per 15’.
Prima di infornare, incidete la superficie dell’impasto per ottenere i biscotti. Cuocete in forno per 20’.
Estraete la teglia e fate raffreddare i biscotti su una gratella per dolci.

40 minuti

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Toast cheddar e tapenade

14 12 2009

cheddar and tapenade toasts

Il cheddar? Ma non è un formaggio vaccino inglese? In un blog di ricette vegan?!? Ma che, gli ha dato di volta il cervello? Poveraccio, un mese di viaggi di lavoro, lunghi spostamenti aerei, fusi orari e anonime camere d’albergo hanno minato definitivamente la sua mente instabile…
E no, cari miei, il cheddar del titolo e della ricetta è quello degli scozzesi dell’Isola di Bute, assolutamente vegetale, e a lungo oggetto dei miei sogni culinari dopo la recensione di Vera e dopo averli assaggiati durante l’ultimo Vegfestival. I formaggi vegan di Bute Island sono distribuiti in Italia da Il Gusto della Natura, un piacevole localino/negozio di Intra, sul versante piemontese del Lago Maggiore, e venduti anche online in tutta Italia tramite il loro portale, Seme di Papavero. Naturalmente si tratta di un prodotto piuttosto lavorato e con una buona dose di grassi saturi (ma di colesterolo ovviamente non ce n’è, essendo vegetale, così come non ci sono grassi idrogenati) da consumare con moderazione. Però ogni tanto si può fare, no?

Toast cheddar e tapenade

La ricetta è una mia libera interpretazione dei tipici kipper toasts inglesi realizzati con l’aringa affumicata (kipper). Il pesce l’ho sostituito con una tapenade autoprodotta (tra l’altro, pur essendo francese, è un patè che va fortissimo sui menù dei ristoranti di Albione). Il formaggio vegan è lo strong cheddar stagionato della Bute Island Foods (strong cheddar style sheese), che conferisce un carattere deciso e vigoroso al patè. Ovviamente, tra formaggio e capperi, niente sale, mi raccomando. Le dosi sono per 8 fette.

pane integrale a cassetta 8 fette
olive nere snocciolate 100 g
capperi sotto sale 40 g
cheddar stagionato vegetale 120 g
panna di soia 4 cucchiai
burro di soia 8 cucchiaini
pepe nero
salsa Worcestershire vegan (v. ricetta in basso)

Accendete il forno a 200°.
Dissalate i capperi mettendoli a bagno in acqua fredda. Grattuggiate il cheddar con la grattugia a fori grossi. Frullate nel mixer le olive, i capperi scolati, il formaggio, la panna e una grattugiata di pepe.
Imburrate le fette di pane. Spruzzate di salsa. Spalmate ogni fetta con abbondante patè.
Grigliate i toast in forno per 5’.

Salsa Worcestershire vegan

La salsa Worcestershire non è vegetariana in quanto contiene acciughe. Nei paesi anglosassoni sono disponibili anche varianti senza pesce, ma qui in Italia non le ho mai trovate. La versione vegan che mi autoproduco non è di mia invenzione, l’ho semplicemente trovata qui sulla rete. Il risultato è comunque molto interessante e assolutamente adatto a insaporire una miriade di preparazioni.

aceto di mele 120 ml
tamari 2 cucchiai
acqua 2 cucchiai
zucchero integrale 1 cucchiaio
zenzero in polvere ¼ cucchiaino
senape in polvere ¼ cucchiaino
cipolla secca in polvere ¼ cucchiaino
aglio secco in polvere ¼ cucchiaino
cannella 1 punta
pepe nero

Preparate la salsa Worcestershire: mettete tutti gli ingredienti in una padella e mescolateli bene. Portate a ebollizione mescolando. Cuocete per 1’. Fate raffreddare, e versate in una bottiglietta. Si conserva in frigo.

20 minuti
(salsa inclusa)

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Londra

9 12 2009

henry and his wives

“When a man is tired of London he is tired of life”

E come dar torto a Samuel Johnson, che già trecento anni fa  scriveva di quanto sia  difficile stancarsi della capitale britannica. Così come non me ne stanco mai anch’io, tanto da averci trascorso le mie ultime vacanze estive, tornandoci per l’ottava volta (complice anche la sterlina debole, una volta tanto!). Ed ecco a voi la terza miniguida del Cucchiaio di Legno, con i miei personalissimi consigli, adatti sia a chi ha intenzione di andarci per la prima volta (ho rivisitato con piacere tanti luoghi già visti e conosciuti, avendo accompagnato un amico “neofita” della città), sia per chi invece la bazzica di frequente. Sempre ben accetti i vostri suggerimenti, di cui farò tesoro per la mia nona visita ;-)

bread galore

  • Covent Garden Piazza al sabato pomeriggio, con artisti di strada davanti alla St. Paul’s Church e con il mercato alimentare (da provare le delizie vegetariane libanesi).

  • Il mix di Cina e Inghilterra di Chinatown, con una delle più antiche comunità cinesi in Europa.

  • L’offerta teatrale su Shaftesbury Avenue. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

  • Piccadilly Circus, uno dei cuori pulsanti e delle icone più famose di Londra.

brown, please!

  • Un salto al Japan Centre su Piccadilly: il sushi vegano con riso integrale è impareggiabile. Oltre alla possibilità di reperire ingredienti rintracciabili solo in Giappone.

  • Le querce e l’atmosfera rilassata di Green Park, la vista su Buckingham Palace dal Mall, e gli scoiattoli sfrontati di St. James’s Park.

  • L’imponenza di Trafalgar Square.

  • Una cena da Mildred’s, sempre e costantemente affollato. Ma vale la pena aspettare per la torta tartufata al cioccolato e arancia.

thanks, sir foster!

  • Il British Museum a più riprese. O almeno una visita alle Sainsbury African Galleries, un’ottima introduzione all’Africa subsahariana, alla Mexican Gallery (sala 27) con la sinistra maschera di Tezcatlipoca (sì, è un teschio vero ricoperto di pietre preziose), e alla King’s Library, compendio delle idee illuministiche alla base della creazione del museo, o ancora le ricche collezioni dedicate alla Cina e all’Asia meridionale delle sale 33 e 34. Naturalmente, da non perdere assolutamente, nonostante le folle oceaniche, la Stele di Rosetta (sala 4) e i marmi del Partenone (sala 18).

  • Shopping gastronomico da Alara Wholefoods, dove potrete trovare il burro d’arachidi a pezzi grossi o quello golosissimo di anacardi, i flapjack biologici e i biscotti scozzesi senza burro e uova, oltre a un vasto assortimento di spezie, cosmetici naturali e integratori. D’obbligo pranzare al loro buffet vegetariano, economico ed estremamente soddisfacente.

  • Spulciare le centinaia di ricettari in vendita da Books for Cooks, comodamente seduti sul divanetto centrale. Senza possibilmente lasciarci lo stipendio. Sì, lo so, è difficile.

  • Lasciarsi sopraffare dal profumo inebriante che si respira da The Spice Shop, dove una quantità esorbitante di spezie fa bella mostra di sé nel claustrofobico negozietto di Notting Hill.

london holidays

  • “All you can eat” è il motto del ristorante cino-thailandese Buffet V. Tutto veg, of course. Un’altra opzione simile la propone il minuscolo Chi Vegan Noodle Bar, dietro Trafalgar Square.

  • Se non ce la fate proprio a farne a meno, il migliore caffè espresso di Londra lo trovate da Algerian Coffee Stores, con un’impressionante selezione di caffè, tè e prodotti dolciari provenienti da tutta Europa.

  • Se capitate a Londra in agosto e settembre, quando la regina è in vacanza in Scozia, è divertente e un po’ kitsch visitare le sale aperte al pubblico di Buckingham Palace. Anche se la collezione di abiti della regina l’avrei volentieri evitata.

  • Shopping su Oxford Street e Regent Street, soprattutto per fare il pieno di CD e DVD scontati da HMV o navigare gratis all’Apple Store.

japanese sweeties

  • Gustarsi un tè con dolci tipici giapponesi (la maggior parte dei wagashi sono vegan) da Minamoto Kitchoan, pasticceria del Sol Levante su Piccadilly. Oishii!

  • Dedicare un’altra intera giornata ai capolavori contenuti nella National Gallery, con la sua carrellata di pittura europea dal Medioevo al XIX secolo, da Giotto a Degas.

  • Per un vero tè inglese con vista su Londra, dirigersi al Portrait, il ristorante della National Portrait Gallery.

  • Almeno una serata nei locali e pub di Soho, cena inclusa (magari a base di bento vegetariano da Osatsuma).

  • gargoyles & co.

  • La magnificenza della Westminster Abbey, capolavoro dell’architettura medievale inglese e uno dei luoghi che reputo più suggestivi della capitale inglese. Il mio consiglio, quando è affollata di visitatori, è quello di rifugiarsi nella vetusta e disadorna St. Faith’s Chapel, di fianco al Poets’ Corner. Insieme alla contigua St. Margaret’s Church, la cattedrale è inserita dall’Unesco fra i siti patrimonio dell’umanità.

  • Un giro in barca sul Tamigi è divertente, soprattutto per i commenti dei marinai, più gossip che spiegazione turistica, da Westminster verso est, fino a Greenwich. E a Greenwich tornate indietro con la metro, non senza prima aver percorso a piedi il Greenwich Foot Tunnel, passaggio pedonale proprio sotto il fiume. E l’umidità si sente eccome!

  • Le decine di tesori conservati nella Tower of London, altro sito iscritto nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La normanna White Tower centrale è uno dei miei scorci londinesi preferiti.

  • Salire sulla passerella aerea di uno dei simboli più noti della città, il Tower Bridge.

  • you should be working

  • Pranzare nella cripta della chiesa cockney di St. Mary-le-Bow, in quello che era lo storico The Place Below, ora divenuto, da pochi mesi, Café Below. O anche fuori all’aperto.

  • Assistere a uno dei numerosi spettacoli proposti dal Southbank Centre.

  • Un po’ troppo turistico per i miei gusti, ma effettivamente la vista sulla città dal British Airways London Eye è impareggiabile. Anche se ho francamente temuto per la tenuta della capsula quando, in cima alla ruota, quelle cinque americane oversize con un balzo si sono spostate tutte insieme verso l’esterno per scattare foto ricordo.

  • Ottima selezione di pane di ogni genere da Konditor & Cook. Mmm… Pane alle noci, olive o di segale? Vabbè, provo tutto.

  • a pint, please

  • La birra al pub è un’istituzione britannica. Tanto vale berla nel suggestivo George Inn, pub storico del XVII secolo iscritto al National Trust. E gli inglesi diventano mooooolto più loquaci quando bevono. Poi per farli smettere potete tirargli la bottiglia vuota in testa.

  • Sempre se capitate a Londra in estate, vale la pena partecipare alle visite guidate alle Houses of Parliament nel Palace of Westminster (anch’esso iscritto nell’elenco UNESCO), e capire come suona il politichese al di là della Manica. Che sembrerebbe suonare meglio che nel Belpaese, soprattutto quando si scopre che qualunque cittadino di Sua Maestà può presentarsi in parlamento e richiedere un colloquio immediato con un deputato, qualora presente.

  • I 13 gusti di gelato vegan, tutti senza latte di soia e zucchero (ma a base di latte di cocco, anacardi e sciroppo d’agave), che troverete da Inspiral Lounge. Il raw chocolate è D-i-V-i-N-o.

  • Mettere a dura prova fiato, claustrofobia e vertigini salendo in cima alla St. Paul’s Cathedral, il capolavoro di Christopher Wren miracolosamente scampato ai bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale. Gli interni sono altrettanto magnifici. Sempre che sopravviviate alla salita.

  • E infine ringrazio Alice per avermi fatto scoprire Saf, uno dei templi mondiali della cucina vegan, con un eccelso menù crudista e una costante ricerca e innovazione gastronomica. I “ravioli di rapa rossa con ricotta di anacardi e verdure croccanti con fichi al balsamico e olio di zucca” (senza pause!!!) sono il degno commiato a una città che riesce a riservare  ogni volta piacevoli sorprese e stimoli sempre nuovi.

  • i love raw food

     

La mappa di Londra del Cucchiaio di Legno

catching the flight

 

La ricetta, infine…

bubble & squeak

Bubble and squeak

Classico piatto a base di avanzi, si prepara tradizionalmente con le verdure avanzate dell’arrosto della domenica. Nulla vieta comunque di prepararlo appositamente, dato che è una ricetta assolutamente squisita e molto adatta al freddo invernale che sta arrivando. Le patate sbucciatele dopo la lessatura, e volendo unite anche altre verdure (le più adatte sono carote e cavolini di Bruxelles). Volendo potete sostituire il burro con dell’olio di girasole bio, possibilmente altoleico, in modo da sopportare le alte temperature. Le dosi sono per 4 persone.

patate 450 g
cavolo cappuccio 250 g
cipolla 1
burro di soia 70 g
olio di girasole altoleico 2 cucchiai
acqua 3 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero

Portare a ebollizione dell’acqua con un pizzico di sale. Lessare le patate per 25’. Fatele raffreddare, sbucciatele e tagliatele a pezzetti. Schiacciatele insieme a 55 g di burro, un pizzico di sale e pepe.
Affettare il cavolo. Metterlo in una padella antiaderente con 15 g di burro e l’acqua su fuoco medio e coprire. Cuocere per 10’. Aggiungerlo alle patate e controllare di sale e pepe.
Mondare e affettare la cipolla. Scaldare l’olio in una padella antiaderente e ammorbidire la cipolla. Aggiungere la miscela di cavolo e patate e schiacciarla in modo da ottenere un tortino.
Cuocere il tortino per 15’, poi girarlo sull’altro lato, e cuocere per altri 10’.

1 ora e 20 minuti 

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Porridge d’avena

14 06 2007


Vigilia del Vegfestival: tra tempeste tropicali che stanno investendo Torino e il Nord Italia e (molte) cose ancora da finire, oggi è stata un po’ tragica, ma sono sicuro che andrà tutto per il meglio (spero…).
E prima di buttarmi a capofitto nel vortice festivaliero, vi saluto con una delle mie ricette preferite per la prima colazione (e per quando ho tempo a sufficienza per prepararla). Tipicamente invernale, il porridge d’avena è ottimo anche a temperatura ambiente per i mesi più caldi, o addirittura freddo come dessert.Ingredienti per 4:

fiocchi d’avena 200 g
acqua 600 ml
mela 1
uva sultanina 2 cucchiai
zucchero iperintegrale (Mascobado)* 1 cucchiaino
sale marino integrale 1 pizzico

*del commercio equosolidaleTempo di preparazione: 15′
Stagionalità: tutto l’anno
Lavate la mela, sbucciatela se non è bio, tagliatela a fette.
Mettete tutti gli ingredienti in un pentolino e portate a ebollizione.
Lasciate quindi cuocere a fuoco basso per 10′, fino a quando i fiocchi si scioglieranno. E lasciate raffreddare almeno un pochino prima di consumarlo!

Ci risentiamo la prossima settimana!

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