Seitan al prosecco in crosta di nocciole

14 01 2010

seitan with prosecco and hazelnuts

Non so se succeda anche a voi, ma periodicamente mi ritrovo con bottiglie di vino aperte per casa. Quindi, per evitare l’iscrizione alla sezione locale degli alcolisti anonimi, mi metto a usarlo ampiamente in cucina: trovo infatti che arricchisca e dia “colore” a molti piatti.
In questo caso, dopo Natale & Co., faceva bella mostra di sé in frigorifero un bottiglione aperto da un litro e mezzo di prosecco  extra-dry del Trevigiano e, per non disperderne l’aroma al contempo fruttato e deciso, l’ho  utilizzato come ingrediente principe di diversi piatti,  tra cui questa velocissima ricetta in cui il seitan, reso morbido e profumato da un generoso bagno nel vino, fa da contraltare alla croccantezza delle nocciole tostate che vanno a ricoprirlo.

Seitan al prosecco in crosta di nocciole

Per quanto riguarda il vino, ho usato un prosecco bio extra-dry del trevigiano, ma va benissimo anche uno spumante, mentre al posto del tè potete usare del brodo vegetale o più semplicemente dell’acqua calda. Importante scegliere un seitan corposo, consiglio caldamente quelli lavorati a mano in fette spesse. Le dosi sono per 4 persone.

seitan 4 fette (ca. 500 g)
olio extravergine d’oliva 3 cucchiai
prosecco extra-dry 240 ml
nocciole tostate 70 g
tè bancha caldo 2 cucchiai
prezzemolo 1 ciuffo
sale marino integrale 1 pizzico abbondante

Scaldate l’olio in una padella abbastanza capiente. Saltatevi le fette di seitan, girandole una volta.
Ricoprite con il prosecco e cuocete per 10’. Nel frattempo sciacquate e asciugate il prezzemolo e tritatelo finemente. Tritate le nocciole grossolanamente.
Rimuovete il seitan e tenetelo al caldo. Mescolate le nocciole in padella insieme al tè e al liquido rimasto.
Ricoprite il seitan con le nocciole e aggiungete il prezzemolo. Salate e servite.

15 minuti



Linzer Kekse

20 12 2009

linzer kekse

Quest’anno ho fatto il bravo e ho evitato acquisti folli… Però dell’aggeggio da cucina inutile non ho potuto fare a meno neanche per questo Natale, e il taglia-biscotti di Linz in cui mi sono imbattuto settimana scorsa è finito nella mia strabordante collezione di gadget culinari. Si tratta di un attrezzo per creare una doppia coppia di biscotti, di cui quello che costituirà il lato superiore è forato al centro con un motivo ornamentale. In realtà potete realizzarli con dei semplici tagliabiscotti di misure diverse: il biscotto superiore dovrà essere più piccolo di quello che funge da base.
I biscotti di Linz sono un caposaldo della pasticceria austriaca, come dimostrano anche forum online dedicati al celebre pasticcino (non molto conosciuto da noi, però). Nel mio caso ho adattato la ricetta classica arricchendola con cioccolato e noci (suvvia, siamo a Natale!). Il risultato è stato eccezionale: ho ottenuto infatti dei biscotti morbidi che si sono mantenuti alla perfezione per una settimana in una scatola di latta. Forse si sarebbero conservati anche più a lungo, ma non mi è dato saperlo ;-)
Se preferite invece un biscotto dall’aroma sempre natalizio (mandorle e arancia), ma più salutare (senza burro di soia e zucchero, ma con olio di girasole e malto), vi rimando ai biscotti di kamut e mandorle
Lasciandovi quindi la ricetta di queste delizie mitteleuropee, non mi resta che augurarvi Frohe Weihnachten ;-)

 

Biscotti di Linz
Linzer Kekse

La realizzazione di questi biscotti è piuttosto semplice, l’importante, quando si stende col mattarello, è lavorare con una frolla ben fredda, essenziale data la presenza contemporanea di burro di soia, noci e cioccolato. Se non possedete i tagliabiscotti appositi, utilizzate una forma rotonda per la base, e una forma più piccola con un motivo natalizio o di altro genere per il biscotto superiore. Importante è anche curar bene la cottura, quindi sorvegliate il forno e non vi allontanate. Per quanto riguarda gli ingredienti, scegliete quelli del commercio equosolidale e per la farcitura una buona marmellata di lamponi dolcificata con succo di mela. Il lievito per dolci è quello naturale a base di cremortartaro e bicarbonato, che si trova nei negozi bio, così come lo zucchero di canna a velo vanigliato (altrimenti realizzatelo voi frullando finemente zucchero di canna e un pizzico di vaniglia naturale). Le dosi sono abbondanti perché ne ho preparati per amici e parenti, si ottengono infatti da 80 a 120 biscotti circa.

farina integrale 300 g
farina 0 300 g
burro di soia 400 g
zucchero integrale panela 450 g
cioccolato fondente al 70% 200 g
cacao amaro 50 g
gherigli di noce 300 g
cannella in polvere 2 cucchiaini
chiodi di garofano in polvere 1 cucchiaino
latte d’avena 4 cucchiai
lievito per dolci naturale 1 cucchiaino
vino passito 1 cucchiaino
marmellata di lamponi s.z. 200 g
zucchero di canna a velo vanigliato 50 g
farina per la spianatoia

Setacciate le farine, il lievito, il cacao e le spezie. Grattugiate il cioccolato e tritate al mixer le noci.
Sbattete il burro di soia con lo zucchero integrale. Aggiungete, poco alla volta e mescolando, le farine, il lievito, il cacao, le spezie, il passito e il latte d’avena. Terminate, sempre mescolando, con il cioccolato e le noci.
Dopo aver amalgamato bene il tutto, formate 4 palle, sigillatele con pellicola trasparente e mettetele in frigo, dove dovranno riposare per almeno un’ora.
Trascorsa un’ora, accendete il forno (se elettrico, in modalità statica) a 180°.
Infarinate leggermente la spianatoia e il mattarello, prendete la prima palla e stendetela a uno spessore di mezzo centimetro. Con il tagliabiscotti apposito o con uno circolare ottenete le basi del pasticcino. Con un tagliabiscotti più piccolo (o con quello apposito), realizzate la parte superiore. Con l’aiuto di una spatola, adagiateli su una teglia da forno ricoperta di carta da forno.
Infornate e cuoceteli per 8’. È molto importante controllare la cottura: essendo dolci piccoli tendono a seccarsi o peggio bruciarsi anche solo per un paio di minuti in più. Estraete la teglia e, con l’aiuto della spatola, sistemateli su un piatto per un primo raffreddamento (vi sembreranno un po’ morbidi, ma si compattano dopo qualche minuto) e poi terminate su una gratella per dolci, in modo da arearli bene.
Ripete l’operazione per gli altri tre impasti che avete in frigo.
Spalmate di marmellata i biscotti tondi che fungeranno da base. Spolverizzate di zucchero a velo quelli che fungeranno da cappello, sistemandoli infine sulla base.

2 ore più
1 ora di riposo



“Tacchino” di tofu con ripieno ai cranberries, fagioli rossi e wild rice

26 12 2008

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Innanzi tutto mi scuso con tutti i miei 4 fedeli lettori per l’assenza ingiustificata di un mese, tra l’altro coinciso con dicembre, dove mi ero ripromesso di provare tutta una serie di interessanti sperimentazioni. Purtroppo non è stato un mese facile a livello personale, ho avuto una serie di problemi che mi hanno tra l’altro distolto dai fornelli. Ora va un po’ meglio, e ne approfitto per pubblicare una ricetta che avevo testato per Natale qualche settimana fa, anche se purtroppo la inserisco quando Natale è ormai passato. Pazienza, si può sempre provarla per Capodanno, no? :-)

La ricetta è un po’ laboriosa, e ricalca il tradizionale piatto servito negli Stati Uniti per la Festa del Ringraziamento a fine novembre. Trattandosi però di una preparazione lunga e ricca, si presta bene anche come piatto principale per le festività invernali nostrane.
Negli Stati Uniti viene commercializzato un tacchino di tofu già ripieno, il tofurkey, che mi incuriosisce molto. L’ho scoperto per caso due anni fa su una rivista a New York, ma non ho avuto il tempo di andarlo a cercare. Mi riprometto di acquistarne un po’ la prossima volta che ci torno di questo periodo.

Concedetevi almeno mezza giornata per la preparazione di questo piatto, e tenete conto che alla fine otterrete un piatto per circa 12 persone. Il “tacchino” di tofu si conserva bene in frigo fino a 5 giorni (il tempo che ci ho messo io a finirlo!), addirittura insaporendosi ancora di più. Si può anche gustare freddo, a fette sottili.

Il ripieno è a base di tre prodotti tipici della cucina nordamericana, utilizzati solitamente in inverno: i mirtilli rossi nordamericani, i famosi cranberries (da utilizzare essiccati a meno di non riuscire a procurarsi il prodotto fresco), i kidney beans (fagioli rossi), e il riso selvaggio, che in realtà è una graminacea originaria delle paludi dell’America settentrionale, ricchissimo di proteine.

Tacchino di tofu con ripieno ai cranberries, fagioli rossi e wild rice

Per quanto riguarda gli ingredienti, dovreste trovarli tutti nei negozi più forniti di prodotti biologici. In particolare la casa tedesca Rapunzel commercializza i mirtilli rossi cranberries essiccati (a Torino li trovo all’Iperbiobottega, ma sicuramente si trovano anche al Naturasì). Per l’insaporitore d’arrosti sceglietene uno bio, senza glutammato monosodico, così come per il dado vegetale in polvere. Alla fine otterrete un piatto forte per 12 persone.

Per il “tacchino”
tofu 1200 g
salvia 10 foglie
rosmarino 3 rametti
timo essiccato 1 cucchiaino
brodo vegetale in polvere 3 cucchiai
insaporitore per arrosti 2 cucchiai
sale marino integrale 1 cucchiaino

Per la salsa
aceto balsamico di Modena 50 ml
vino rosso 70 ml
senape di Digione 2 cucchiaini
shoyu 2 cucchiai

Per il ripieno
pane integrale secco 120 g
tofu 100 g
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
cipolla ½
sedano 1 gambo
mirtilli rossi cranberries essiccati 50 g
riso selvaggio (wild rice) 100 g
fagioli rossi 100 g
salvia 10 foglie
timo essiccato 1 cucchiaino
alga kombu 3 cm
brodo vegetale in polvere 1 cucchiaio
sale marino integrale 2 cucchiaini
pepe nero
insaporitore per arrosti
2 cucchiai

Per prima cosa, preparate il “tacchino”. Lavate e asciugate gli aghi del rosmarino e dieci foglie di salvia. Tritateli. 
Passate il tofu nel  mixer, ottenendo una crema. Unite all’impasto la salvia, il rosmarino, il timo, il brodo vegetale in polvere, l’insaporitore e il sale. Mescolate tutto bene.
Inserite un tovagliolo sottile in uno scolapasta, appoggiato su un piatto. Mettete il tofu all’interno, premete bene e coprite con un altro tovagliolo. Ponete poi sopra un peso di 1kg circa. Mettete in frigo e lasciate tutta la notte.
Mettete a mollo i fagioli rossi con l’alga.

Il mattino dopo preparate il ripieno. Sciacquate i fagioli e l’alga, metteteli a cuocere in 250 ml d’acqua per circa un’ora in pentola a pressione. Nel frattempo mettete a cuocere anche il riso nero selvatico in 200 ml d’acqua e mezzo cucchiaino di sale. Lasciate cuocere per un’ora.
Al termine della cottura dei fagioli, aprite la pentola, togliete l’alga e aggiungete mezzo cucchiaino di sale, mescolando e lasciando sul fuoco per un paio di minuti.
Preparate del brodo vegetale, scaldando 200 ml d’acqua e versando il brodo granulare. Alternativamente potete utilizzare anche l’acqua di cottura residua dei fagioli.
Lasciate i cranberries in ammollo in acqua calda per una decina di minuti.
Affettate la cipolla e il sedano. Passateli in padella con l’olio per 10′. Aggiungete poi i cranberries scolati e cuocete ancora per 5′. Aggiungete 100 ml brodo e cuocete per altri 5′.
Tagliate il pane a cubetti. Schiacciate il tofu con una forchetta. Tritate la salvia.
Mettete in un contenitore il pane, il tofu, il riso, la salvia, il timo e le verdure spadellate. Aggiungete il brodo residuo. Mescolate bene il tutto, aggiungete poi l’insaporitore per arrosti, i fagioli, sale e pepe.

Una volta pronto il ripieno, preparate il “tacchino”. Riprendete il tofu dal frigorigero, togliete il peso e il tovagliolo, scavate un “pozzo” al centro lasciando circa 4 cm di bordo. Riempite con metà del ripieno e richiudete col tofu rimosso, compattando bene e livellando quella che costituirà la base del piatto.

Accendete il forno a 180°.
Ricoprite una teglia con carta da forno, rovesciate lo scolapasta in modo da appoggiarci la cupola di tofu.
Oliate una teglia da forno con 1 cucchiaio d’olio extra vergine e mettete il ripieno residuo, coprendo poi il tutto con della carta stagnola.
Preparate ora la salsa di cottura, mescolando aceto, vino, senape e shoyu. Versatene poco meno della metà sulla cupola di tofu. Infornatela insieme alla teglia con il ripieno.
Ogni 15′ aprite il forno e bagnate il “tacchino” con un paio di cucchiai di salsa. Dopo 30′ togliete inolte la stagnola dalla teglia del ripieno. Passati altri 15′, estraete la teglia del ripieno, che verrà utilizzato come accompagnamento ulteriore al piatto.
La cupola di tofu andrà invece tenuta in forno per altri 45′, per un totale di cottura di 90′. Ricordatevi di bagnarla ogni quarto d’ora.Una volta trascorso il tempo di cottura, estraete il piatto dal forno, tagliatelo a spicchi e servite nei piatti con un paio di cucchiai di ripieno.

…È buonissimo ;-)

Tempi di preparazione: per il “tacchino” 20′ + una notte di riposo; per il ripieno, 1h40′ + 1 notte di ammollo per i fagioli; per la salsa, 5′; cottura al forno 90′. Quindi in totale calcolate 20′ il giorno prima, una notte di ammollo e poi 3h15′ il giorno dopo.

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Eggnog vs. Zabajone

12 01 2008

Un’altra delle sperimentazioni natalizie è stata quella di provare la versione vegan dell’eggnog, una bevanda a base di latte e uova tipica del periodo natalizio in Nordamerica, aromatizzata con spezie e liquore. La bevanda ricorda in parte il nostrano zabajone e, girovagando su Internet, ho scoperto numerose altre versioni diffuse in America Latina e in Europa centrale. Gli ingredienti base dell’eggnog li ho riciclati anche per questa sperimentazione dello zabajone, e il risultato sembra essere particolarmente ben riuscito. Devo però ancora decidere chi dei due abbia vinto la gara del titolo ;-)


Eggnog

Ingredienti per 6:

latte di soia 60 ml
tofu vellutato (kinugoshi) 200 g
sciroppo d’acero 6 cucchiai
brandy 60 ml
vaniglia naturale Bourbon 2 cucchiaini
cannella in polvere ½ cucchiaino
cardamomo 6 semi
noce moscata grattuggiata ¼ cucchiaino
chiodi di garofano 4

Preparazione: 10′

Polverizzate i chiodi di garofano col frullatore. Aprite i bacelli di cardamomo per estrarre i semi neri, e pestateli accuratamente.
Passate al mixer tutti gli ingredienti in modo da ottenere una crema fluida.
Refrigerate oppure scaldate a bagnomaria a seconda di come preferite gustarlo.


Zabajone

Ingredienti per 6:

latte di soia 60 ml
tofu vellutato (kinugoshi) 200 g
sciroppo d’acero 6 cucchiai

marsala 60 ml
zafferano 1 bustinaPreparazione: 5′

Passate tutti gli ingredienti al mixer fino a ottenere una crema omogenea. Refrigerate se lo preferite consumare freddo, oppure scaldate a bagnomaria (in questo caso si esalterà maggiormente il gusto del marsala).



Bisque di patate e spezie

30 12 2007


La bisque è una zuppa francese a base di crostacei passati finemente, e addizionata con crème fraîche. Personalmente ritengo che i crostacei se ne stiano meglio in fondo al mare che cotti e frullati, e dato che esistono numerose versioni di bisque vegetali, a base di zucca, funghi o quant’altro, perché non usare delle patate americane, di cui siamo in piena stagione, insieme a delle patate comuni e a un bel mix di spezie?

Bisque di patate e speziePer 6 persone:Per il brodo vegetale
carote 3
cipolle 2 piccole/1 grande
sedano 2 gambi
acqua 2 litri
sale marino integrale 1 cucchiaino

Per la bisque
lime 2
cipolle rosse 2
aglio 6 spicchi
radice di zenzero fresco 1 pezzo da 1,5 cm
pomodori secchi 4
peperoncino a pezzetti 1 pizzico
curcuma in polvere ½ cucchiaino
cumino in polvere 1 cucchiaino
coriandolo in polvere ½ cucchiaino
patate 500 g
patate dolci 1 kg
Tabasco una decina di gocce
sale marino integrale 1-2 pizzichi
pepe nero 1 macinata abbondante
erba cipollina essiccata

Tempo di preparazione: 1h20′

Preparate il brodo vegetale: raschiate le carote, sbucciate le cipolle e lavate il sedano. Poneteli in una pentola con due litri d’acqua e portate a bollore. Aggiungete il sale e fate bollire a fuoco lento per 30′. Filtrate: dovrete ottenere circa 1,5 litri di brodo.
Spremete uno dei due lime. Sbucciate le cipolle rosse e tagliatele a pezzi. Schiacciate gli spicchi d’aglio. Sbucciate e schiacchiate la radice di zenzero. Tagliate a pezzi anche i pomodori secchi. Versate questi ingredienti in una casseruola con 300 ml di brodo e il succo del lime. Aggiungete poi tutte le spezie (peperoncino, curcuma, cumino e coriandolo). Coprite con un coperchio e portate a ebollizione su fiamma alta. Togliete il coperchio e continuate a bollire finché il liquido non sarà quasi del tutto evaporato.
Nel frattempo pelate le patate e le patate dolci americane e tagliatele a pezzi. Unitele nella casseruola e mescolate a fuoco moderato in modo che si amalgamino con gli altri ingredienti. Versate il resto del brodo e 8-10 gocce di Tabasco. Coprite a metà con il coperchio e lasciate sobbollire per 15′ circa, fino a quando le patate saranno morbide.
Frullate ora la zuppa con un frullatore a immersione in modo da renderla liscia. Riportatela sul fuoco, spremete l’altro lime e aggiungete il succo alla zuppa. Salate e pepate.
Versate nei piatti decorando con un po’ d’erba cipollina e con qualche goccia di Tabasco a piacere.
…Molto piccante!

E con questa ricetta vi auguro un buon inizio di 2008!



Blueberry fruit nut bread

21 12 2007

Sono ufficialmente in ferie!!! Fino al Nuovo Anno il lavoro sarà solo un lontano ricordo… E dopo aver lavorato in media undici ore al giorno e dormito cinque ore a notte, è tempo di andare in semiletargo finalmente :-) Uhm, forse, dato che devo ancora fare tutti i regali… Ma su una cosa quest’anno mi sono portato in anticipo: i dolci per il pranzo di Natale. Dopo il mio esperimento con la rich fruit cake, è toccata a un’altra ricetta tradizionale, il nordamericano cranberry fruit nut bread, preparato di solito per Natale e il Giorno del Ringraziamento: uova e burro sono però spariti, e gli ossicocchi (ovvero cranberries!), praticamente introvabili, sono stati sostituiti con dei mirtilli davvero poco di stagione… (vabbè, uno strappo natalizio). La ricetta è molto semplice, richiede solo un po’ di cura per la cottura, ma il risultato è eccezionale. La torta che si ottiene si mantiene morbida e profumata per almeno cinque giorni (l’ho finita questa sera, e l’ho preparata domenica).

Blueberry fruit nut bread

Ingredienti (8-10 persone)

farina “0″ 200 g
zucchero iperintegrale Panela 150 g
amido di mais 20 g
cremortartaro 1 bustina (14-18 g)
olio di girasole bio* 3 cucchiai + 1 per lo stampo
*spremuto a freddo
arance bio 3
mirtilli 180 g
noci sgusciate 70 g
sale marino integrale 1 pizzico
pangrattato vegetale* 1 cucchiaio
*senza strutto e latte

Tempo di preparazione: 30′ + 1h15′ cottura

Per prima cosa accendete il forno a 180°.

Setacciate farina, amido di mais, cremortartaro e sale, raccogliendo il tutto in una ciotola. Tritate le noci.
Lavate e asciugate mirtilli e arance. Grattuggiate la buccia di un’arancia. Tagliate poi a metà gli agrumi e spremeteli. Dovreste ottenere circa 200-220 ml di succo.
Amalgamate in una terrina l’olio, lo zucchero, il succo e la scorza d’arancia. Versatelo quindi insieme al composto di farina. Mescolate bene per ottenere un impasto fluido e senza grumi. Aggiungete quindi i mirtilli e le noci, distribuendoli per bene.
Ungete uno stampo da plum-cake, passate del pangrattato e versatevi il composto.
Fate cuocere nel forno caldo per circa 1h15′. Passati comunque 45′ coprite il dolce con della carta da forno, per evitare che si scurisca troppo. Controllate con uno stecchino la cottura del dolce: come al solito, se lo stecchino esce pulito è ora di sfornare, altrimenti lasciate ancora al caldo.
Una volta estratto, lasciate raffreddare un po’, sformate e lasciate riposare su una gratella fino a completo raffreddamento.


Nota artistica ;-)
Il piatto e il portacandela delle foto sono opera dello studio Effeti & Simo (acronimi dei nomi di due mie colleghe). Non voglio annunci commerciali sul mio blog (contrappasso professionale?), ma in questo caso ci tengo a presentare questa loro piccola attività perché sono davvero brave, e perché utilizzano materiali semplici decorandoli con grande eleganza e originalità. Se per caso vi interessassero i loro lavori potete contattarmi al mio indirizzo di posta e… no, non sono assolutamente il loro agente ;-)



Rich fruit cake

11 12 2007

Raccolgo anch’io l’invito di Francescav per la raccolta di ricette natalizie, con un dolce tipico australiano servito durante le festività. Nel Downunder, dove viene consumato insieme a tè e caffè il giorno di Natale, lo preparano addirittura da uno a tre mesi prima!
La ricetta originale prevede l’utilizzo di oltre 1 kg di uvetta secca, io ho ridotto un po’ le dosi (già così è dolcissima), oltre a veganizzare la ricetta, sostituendo uova e burro, e ad eliminare la frutta candita a vantaggio di quella essiccata, più sana e naturale.

Rich fruit cake

Ingredienti (per 12 persone)

farina “0″ 200 g
zucchero iperintegrale Panela* 200 g
*del commercio equosolidale
margarina vegetale non idrogenata 250 g
amido di mais 4 cucchiai colmi
uvetta secca 750 g
mirtilli 125 g
arancia secca 100 g
zenzero essiccato candito 25 g
ciliegie secche 125 g
datteri 80 g
rum 1 bicchierino
vaniglia naturale Bourbon 1 cucchiaino
arancia bio 1
limone bio 1
marmellata di arance amare* 2 cucchiai

*senza zucchero
cannella in polvere 1 cucchiaino
noce moscata grattuggiata 1 cucchiaino
sale marino integrale 2 pizzichi
brandy 2 cucchiaiTempo di preparazione: 4h30′

Preriscaldate il forno a 150°. Rivestite uno stampo quadrato con 4 strati di carta da forno, lasciando che fuoriescano dai bordi.
Tagliate i datteri a metà ed eliminate il nocciolo. Tagliateli poi a pezzetti, e fate lo stesso con le fette di arancia essiccata e con lo zenzero candito. Dividete le ciliegie secche a metà. Raccogliete l’uvetta, l’arancia essiccata, lo zenzero, le ciliegie, i datteri e i mirtilli in una terrina e bagnateli con il rum, amalgamandoli bene. Grattuggiate poi la scorza d’arancia e quella di limone.
In una ciotola capiente sbattete con la frusta la margarina con la vaniglia e le scorze grattuggiate. Aggiungete lo zucchero e mescolate. Sciogliete in un bicchiere l’amido di mais con 8 cucchiai d’acqua e incorporateli all’impasto, sempre mescolando. Unite poi, sempre girando, la farina, il sale, la marmellata d’arance, la cannella e la noce moscata.
Amalgamate al composto la frutta macerata nel rum. Riempite la tortiera con il composto, facendolo ben aderire alle pareti. Livellatelo con una spatola e infornate.
Fate cuocere nel forno caldo per 3h30′ (sì, è lunga, e considerando che in Australia è estate, si capisce come mai venga preparato con mesi di anticipo!), controllando che non scurisca troppo (nel caso coprite con un foglio d’alluminio).
Una volta cotta estraete lo stampo dal forno e spennellatelo subito con il brandy. Sigillate il dolce (senza estrarlo) con dell’alluminio e fatelo raffreddare per qualche ora. Toglietelo quindi dallo stampo, lasciando la carta da forno.
Avvolgetelo in pellicola trasparente e lasciatelo riposare almeno mezza giornata. Se poi volete seguire la tradizione (io non l’ho fatto…) riponetelo in un contenitore ermetico fino al momento del consumo, ricordandovi di aprirlo entro tre mesi ;-)



Succo di agrumi ayurvedico

6 12 2007

L’ayurveda è la medicina tradizionale indiana, e la sua principale caratteristica è quella di porre identica enfasi sul corpo, la mente e lo spirito, così come sullo stato di salute (e non solo su quello di malattia).
Il fondamento della medicina ayurvedica è la prakryti, la costituzione individuale: una volta individuata la propria, è possibile formulare delle linee-guida, anche alimentari, per il mantenimento del benessere. Corpo e ambiente sono infatti formati dagli stessi cinque elementi fondamentali: aria, fuoco, acqua, terra e spazio, dando origine a tre umori corporei, Vata, Pitta e Kapha. Ci sono così varie combinazioni dei tre umori corporei, che danno vita a svariati tipi di costituzione individuale. Ogni persona, in base alla sua composizione corporea, deve ricevere il giusto tipo di nutrimento e i rimedi opportuni.
Qui il test per scoprire la propria prakryti (io sono essenzialmente Pitta).
La cucina ayurvedica è una cucina vegetariana che presenta molti tratti in comune con la cucina dell’India del Sud e del Kerala, la regione dove questa scienza è particolarmente sentita e praticata. Viene fatto largo uso di spezie ed erbe aromatiche, che funzionano da “combustibile” per avviare il processo digestivo.
Per maggiori informazioni, c’è un bel sito in italiano che propone tra l’altro una ricetta diversa per ogni giorno dell’anno.

Succo di agrumi ayurvedico

Ingredienti per 4

pompelmi rosa 2
arance 4 medie
zenzero 2 pezzi da 3-4 cm
cardamomo 4 baccelli
sale marino integrale 2 pizzichi
malto di riso 2 cucchiai

Tempo di preparazione: 20′

Aprite i baccelli di cardamomo ed estraete i semi scuri all’interno. Pestateli accuratamente in un mortaio, riducendoli in polvere.
Sbucciate lo zenzero e grattuggiatelo raccogliendo il succo.
Lavate gli agrumi, tagliateli a metà e spremeteli.
Passate la spremuta di agrumi attraverso un colino per eliminare le parti solide. Fate lo stesso con il succo di zenzero per eliminare i residui di polpa. Dovreste ottenere circa 2 cucchiai di succo, non usatene di più perché è molto piccante.
Mescolate in una caraffa la spremuta dei due agrumi con cardamomo e sale. Aggiungete il succo di zenzero e mescolate. Terminate dolcificando con il malto.
Si otterrà una bevanda piuttosto pungente ma gradevole, ottima per stuzzicare l’appetito.



Pasta frolla (con margarina)

27 09 2007

Di regola la pasta frolla la preparo con olio extravergine d’oliva, ma questa volta ho voluto fare un’eccezione, utilizzando della margarina vegetale non idrogenata. È vero, i dolci è meglio farli con l’olio, però a volte perdono in morbidezza e consistenza. Quindi ogni tanto non mi nego un dessert con un ingrediente un po’ “difficile”. L’importante è che la margarina sia non idrogenata, vegetale e bio. Di regola utilizzo quella della Rapunzel, a base di olio di girasole, che ha una percentuale di grassi saturi (olio di palma) piuttosto contenuta.Ingredienti

farina integrale 300 g
zucchero iperintegrale Mascobado 100 g
margarina vegetale non idrogenata 150 g
latte di soia 2 cucchiai
cremortartaro 1 cucchiaino
vaniglia Bourbon naturale 1 cucchiaino
sale marino integrale 1 pizzico

Tempo di preparazione: 10′ + 30′ riposo

Tagliate a cubetti la margarina. Mescolate insieme farina, zucchero, cremortartaro, sale e vaniglia.
Aggiungete la margarina. Lavorate l’impasto velocemente con le mani, e agigungete lentamente il latte di soia, in modo da ottenere una palla compatta.
Avvolgete l’impasto in uno strofinaccio e lasciate riposare in frigo per almeno 30′.

La pasta frolla così ottenuta, una volta stesa col mattarello, potrà essere usata come base per una crostata o per dei frollini.



Venezia e i bigoli in salsa

30 08 2007

Venezia è un po’ come la mia seconda casa, è la città che conosco meglio dopo Torino, dato che ci vado praticamente ogni anno da quando l’ho scoperta a 14 anni. E come ogni anno, mi piace rivedere posti conosciuti e scoprirne di nuovi. L’ultima volta, in un “fugace” fine settimana all’inizio di giugno, mese ideale perché fa caldo senza essere umido, e l’offerta culturale della città si fa ancora più ricca e variegata.

La tradizione culinaria della città è ricca e interessante, anche se a volte poco adatta ai vegetariani. In ogni caso non è difficile trasformare alcuni piatti tipici sostituendo o eliminando determinati ingredienti.

I bigoli in salsa sono uno dei piatti “poveri” della città, e in effetti ingredienti e ricetta sono molto semplici. Protagonista è l’omonimo formato di pasta, che si presenta come un lungo spaghetto (circa il doppio), con un diametro più spesso e dal colore più scuro (vengono difatti preparati con una parte di farina integrale).
I bigoli sono facilmente reperibili in Veneto, un po’ meno nel resto d’Italia, ed è per questo che ne ho approfittato per acquistarne qualche scorta.

Il problema principale che si è presentato è stato quello di sostituire la base di acciughe con qualcosa che, per consistenza e sapore si avvicinasse al gusto del pesce. L’idea è stata quella di creare una salsa a base di tofu (per la cremosità), capperi sotto sale (per il gusto) e olive nere (per il colore).


Gli ingredienti per 4 persone sono:

bigoli 360 g
cipolle bianche 2
tofu 100 g
capperi sotto sale 50 g
olive nere snocciolate 50 g
olio extravergine d’oliva 6 cucchiai
latte di soia 1-2 cucchiai
sale marino integrale 1 cucchiaio raso
pepe nero 1 macinata abbondante

Tempo di preparazione 45′

Per prima cosa, sbucciate e lavate le cipolle, e affettatele molto sottilmente. Mettetele in una padella con l’olio e fatele imbiondire e cuocere per 30′ a fuoco basso.
Mettete una pentola d’acqua a bollire.
Nel frattempo lavate in acqua i capperi, per eliminare il sale in eccesso, e passateli al mixer o al frullatore con il tofu e le olive, aggiungendo il latte di soia per amalgamare il tutto.
Quando l’acqua inizia a bollire, versate il sale e i bigoli (magari spezzandoli a metà prima), e mescolate. Questo tipo di pasta impiega di solito 12′ a cuocere, comunque verificate i tempi di cottura con quelli indicati sulla confezione.
Aggiungete il mix di “finte acciughe” alle cipolle, e mescolate a fuoco basso per amalgamare il tutto e ottenere così una salsa morbida e ben amalgamata.
Scolate la pasta e versatela in padella, fatela saltare un minuto per mescolare tutti gli ingredienti.

Infine servite con una generosa spolverata di pepe nero.

IN VIAGGIO…

La mia top-ten (anzi, eleven) personale veneziana (adatta a chi la visita per la prima volta o a chi si è perso qualcosa…)

1. L’asimmetria di Piazza San Marco
2. La Basilica di San Marco e la vista dal Campanile
3. Palazzo Ducale e il passaggio attraverso il Ponte dei Sospiri
4. La bellissima collezione di arte contemporanea del Guggenheim
5. Le Gallerie dell’Accademia e la loro ricca collezione di arte veneziana
6. La coloratissima Burano e la solitaria Torcello
7. Perdersi nel dedalo del centro storico
8. La città e il Canal Grande visti da una gondola
9. I “grattacieli” e le sinagoghe del Ghetto
10. La salita sulla Scala del Bovolo
11. Tirar tardi nei locali di Campo Santa Margherita

Qualche consiglio su dove mangiare vegano:

Osteria La Zucca
Calle del Tintor 1762
12.30-14.30 e 19-22.30 lun-sab
Tel. 041 5241570
Vaporetto: San Stae

Abbastanza minuscolo, ma curato nei dettagli, non è un ristorante vegetariano, ma è quasi sempre possibile trovare un antipasto, un primo e un secondo di legumi vegan. Se vi piace poi il vino, siete nel locale giusto.

Gam Gam
Calle del Ghetto Vecchio 1123
12.15-15.15 venerdì
19.30-22 sabato
12-22 dalla domenica al giovedì
Tel. 041 715284
Vaporetto: Guglie
È il ristorante ebraico-kosher della città, all’interno sembra di essere capitati nel Lower East Side o a Gerusalemme, ma è una vera manna per noi vegan, perché gran parte dei piatti sono vegetali (si va dai falafel al cous cous di verdure, dall’hummus ai fondi o cuori di carciofi alla veneziana). In più non è caro e le porzioni sono abbondanti.