Kyoto

6 05 2010

kinkaku-ji


秋の夜や
窓の子穴
笛を吹く

一茶

Aki no yo ya
mado no ko ana
fue wo fuku

Issa

Notte autunnale:
il buco nella finestra
soffia come un flauto

Kobayashi Issa

Ed ecco la miniguida n. 5 – questa volta dedicata a una delle città che più amo al mondo. Capitale del Giappone per un migliaio di anni (dal 794 al 1868), l’unica grande città dell’arcipelago a essere stata risparmiata dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale, Kyoto è la quintessenza dell’immagine che noi occidentali possiamo avere del Giappone tradizionale. Le quattro stagioni si susseguono ben distinguendosi una dall’altra, le centinaia di ciliegi si colorano di boccioli rosa in primavera, e gli altrettanti numerosi aceri si tingono di rosso in autunno. Le colline boscose che circondano la città racchiudono decine di antichi templi dove si torna indietro di secoli, l’aria è più rilassata e quasi provinciale rispetto a Tokyo, le biciclette sono quasi più numerose delle automobili ed è facile incrociare geishe e maiko che si muovono veloci e scompaiono fugacemente all’interno delle case da tè.

fade to pink

Non c’è dubbio che le stagioni migliori per visitare Kyoto siano la primavera e l’autunno, per via dei colori di cui si ammanta la città. Ma anche l’estate (estremamente afosa) e l’inverno – gelido!- sono da provare: la prima per i numerosi festival che si tengono nelle calde sere estive, il secondo per ammirare i templi ricoperti di neve.
Ed è proprio in autunno, la stagione in cui secondo me la città dà il meglio di sé, che vi propongo questo giro a Kyoto – con dieci consigli che spero possano tornarvi utili per apprezzare questa città di raffinate e nascoste bellezze.

autumn

1. Kinkaku-ji

Nella malaugurata ipotesi che, andando in Giappone, possiate visitare un solo luogo, ecco cosa andare a vedere. Il Kinkaku-ji (Tempio del Padiglione d’Oro), nato come villa e convertito in tempio zen, è uno dei luoghi più affascinanti della città. Godetevi il giro attraverso il giardino, acquistate un omamori e fermatevi nella casa da tè del tempio (v. punto 8).

vision

2. Gion

Il quartiere a est del Kamogawa, il fiume che divide in due la città, conserva scorci di grande fascino e, data l’alta concentrazione di case da tè, ristoranti e locali notturni, è piuttosto facile imbattersi in una geisha o in una maiko dirette a qualche appuntamento. Hanami-kōji è la strada solitamente più battuta, fiancheggiata da ristoranti e case da tè in legno del XVII secolo, da percorrere con calma, magari svoltando in qualche stradina secondaria. All’incrocio con la Shijō-dōri, fate incetta delle centinaia di varietà di tsukemono (insalatini) da assaggiare e acquistare da Doishibazuke. Non molto lontano, la via più bella di Kyoto, Shirakawa Minami-dōri, con i suoi edifici storici a ridosso del fiume Shirakawa e gli aceri e i ciliegi lungo la riva.

the sound of water

3. I ristoranti vegani

Facilissimo mangiare vegan a Kyoto – due i miei ristoranti preferiti: Cafe Proverbs 15:17, di fianco all’Università e che propone piatti e dolci da ricordare, e il pranzo obanzai al rilassante Vege Note.
Se cenate al Cafe Proverbs, dirigetevi poi in direzione del Kamogawa, per un tè yogi al Salutya Cafe.

vege note

4. Nishiki Ichiba

L’incredibile varietà di cibi del mercato di Nishiki lascia senza parole. Dalle verdure alla frutta autoctona, a preziose varietà di tè, dal tofu fresco al fu, fino ai già citati fagioli tigre e ai negozi di ceramiche artigianali, è un posto dove è facile perdere un paio d’ore guardando, assaggiando e comprando.
Fermatevi nel mentre da Aritsugu, con i migliori coltelli da cucina del Giappone (ergo, del mondo). Se poi non siete saturi di ingredienti giapponesi, vi consiglio anche un salto al reparto alimentari di Daimaru.

shopping

5. Sanjūsangen-dō

Letteralmente “sala delle trentatré campate”, l’austera struttura del XIII secolo ospita al suo interno uno dei tesori più inestimabili e suggestivi della città: 1001 (sì, milleuno) state di Kannon, la dea buddhista della misericordia.

purify yourself

6. La shōjin ryōri

La cucina buddhista zen è uno spettacolo per la vista e per il palato, e oltre che essere assolutamente etica (non si usa nessun ingrediente di origine animale, e i prodotti sono tutti assolutamente stagionali e locali!), è la quintessenza della maestria nipponica in cucina. Due i luoghi dove la shōjin ryōri diventa arte: Kanga An, un tempio seicentesco nel centro di Kyoto, e Haku’un’an, a Uji, nei sobborghi di Kyoto (celebre per le sue piantagioni di tè).

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7. Ryōan-ji

Tempio del XV secolo nei pressi del Kinkaku-ji, è uno splendido complesso appartenente alla scuola zen Rinzai, famoso per il suo giardino kare-sansui (roccia e sabbia), davanti al quale sedersi e meditare. Nei pressi dello stagno Kyoyo-chi c’è poi il ristorante Seigen’in – serve un solo piatto, il tofu bollito (il brodo è vegetale, non c’è pericolo!), da gustare davanti alle ampie vetrate che danno sul suggestivo giardino interno.

zen

8. Tè e wagashi

Gran parte dei wagashi sono senza latte e uova (rifuggite da quelli che presentano pan di spagna e simili), e sono il complemento adatto a una tazza di matcha. Kyoto è piena di case da tè dove provare questa bevanda di un verde brillante, piacevolmente amara. Il mio consiglio è quello di fermarvi nella casa da tè all’interno del Kinkaku-ji, piacevolmente immersa tra alberi secolari, dove potrete degustare un matcha preparato a regola d’arte con un wagashi impreziosito da una sottile lamina d’oro (li trovate poi anche in vendita nel negozio del tempio, da portare a casa per la vostra personalissima cerimonia del tè).
Al mercato di Nishiki, da Haku’un’an e altrove troverete poi in vendita i pregiati tè verdi di Uji.

black, green, white and red

9. Museo Nazionale di Kyoto

Il Kyōto Kokuritsu Hakubutsukan, attualmente in restauro (le splendide collezioni permanenti non sono al momento visitabili), propone anche curatissime mostre temporanee dedicate ad aspetti specifici della cultura e della storia giapponese.

jizo

10. Antiquariato giapponese

Sebbene i prezzi siano molto alti, curiosare per le botteghe di antiquariato sulla Shinmonzen-dōri è un’esperienza davvero piacevole. Poco battuta dai turisti, pur trovandosi nella zona di Gion, è anch’essa fiancheggiata da antiche case in legno. Io non ho comprato nulla, ma sono stato trattato con grande riguardo da Tessaidō, dove potrete girare indisturbati ad ammirare preziosi kakemono del periodo Edo.

blue china

 

La mappa di Kyoto del Cucchiaio di Legno

kinkaku-ji gardens ryoanji pond kinkakuji school trip kinkakuji pond golden leaves autumn leaves coins coins golden a cup of tea so delicious maples maples lake and trees dragon white pagoda trees shinmonzen the guardian old and new watch the step stop to pray just married wish i lived here do you like the view? red sticks red leaves red and green nympheas namamono - tsukemono the monk small change jap veggies this is my cup of tea! traditional shopping raku handmade vintage sanjusangendo doors red aprons road to purification pond kyoto towers serene maples in autumn red, white, green and black

La ricetta, infine…

shiitake dashi

 

Dashi di shiitake

Già sapete delle mie rimostranze nei confronti del dashi normalmente utilizzato in Giappone. Eppure esistono anche altre versioni tradizionali che sono migliori, non solo eticamente, ma anche come gusto. E una di queste è proprio quello preparato con i funghi shiitake. Preparazione base che potrete poi surgelare e utilizzare per i vostri piatti giapponesi. Le dosi sono per 2 litri di brodo.

acqua 2 l
alga kombu 6 cm
funghi shiitake essiccati 100 g
cipollotti 4
sale marino integrale 1 cucchiaino

Mondate i cipollotti.
Mettete l’acqua con l’alga in una pentola con coperchio e portate a ebollizione. Non appena bolle, togliete l’alga, aggiungete i funghi, i cipollotti e il sale.
Fate bollire per 30 minuti.
Trascorso questo tempo, togliete i cipollotti e i funghi, strizzandoli per far fuoriscire tutto il liquido rimasto.
I funghi possono essere poi usati come ingrediente in altre ricette.

40 minuti

Piaciuta la guida? Allora date un’occhiata anche a:

La guida vegetariana a Kyoto di Alessandra
Il tè sencha di Uji di Acilia
Gli articoli su Kyoto di Bunny



Arrosto di muscolo di grano con salsa dolce di visciole

12 03 2010

yagga vegetarian roast with morello cherry sweet sauce

Strani i personaggi che compongono le monarchie europee, sarà forse il sangue blu? C’è chi si assicura la forma fisica per il resto dei suoi giorni. C’è chi fa di tutto per dimostrarsi all’altezza del paese che l’ha adottato. C’è chi è cornuta e mazziata. C’è chi fa l’ecoprincipe e si dà al bio, che forse è la cosa meno strana. Potevo quindi non provare qualche prodotto magari preparato direttamente dalle manine del principe di Galles? Detto fatto, mi sono ritrovato a comprare un paio di confetture della Duchy Originals. Per la verità, nonostante il prezzo esorbitante, non mi sembrano proprio il massimo come contenuto… Primo ingrediente è lo zucchero, biologico (e ci mancherebbe altro), ma pur sempre raffinato. Terzo è la pectina, non bio, ingrediente un po’ troppo industriale per i miei gusti. In mezzo sembra esserci anche della frutta. Il sapore di entrambe è comunque molto gradevole, per fortuna, sia di quella a base di prugne damascene (Damson plums), che di quella preparata con morello cherries (che, nonostante sulla confezione siano state tradotte come ciliegie morello, sono in realtà una varietà di amarene più o meno simili alle visciole). Forse un po’ troppo dolci per il mio palato, ed è per questo che ho pensato di accompagnarle a piatti salati, sia per mitigarne la zuccherosità, sia per rimanere in terra d’Albione e lodare l’abbinamento dolce/salato che spesso si ripropone nei piatti inglesi.

Arrosto di muscolo di grano con salsa dolce di visciole

Una ricetta vergognosamente facile e veloce che sfrutta ingredienti già pronti, quali il muscolo di grano sotto forma di arrosto (per chi ancora non lo conoscesse, maggiori informazioni qui). Come sale aromatico potete sbizzarirvi, io ho usato una miscela a base di sale di Guérande e paprica. Per la salsa, potete naturalmente usare altre varietà di amarene o ciliegie, o magari provare delle confetture di frutti di bosco. Le dosi sono per 4 persone.

arrosto di muscolo di grano 800 g
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
sale aromatico
pepe nero

Per la salsa:
marmellata di visciole 200 g
aceto di vino rosso 3 cucchiai
zucchero integrale 2 cucchiai
cannella in polvere ¼ cucchiaino
pepe di Szechuan 1 pizzico
sale marino integrale 1 pizzico

Preparate la salsa dolce, mescolando tutti gli ingredienti e facendoli bollire a fuoco basso per 6’.
Ricoprire le fette di arrosto con sale aromatico e pepe nero macinato. Passare in padella con l’olio per 3’ per lato.
Servire l’arrosto con la salsa dolce.

20 minuti

 



Seitan al prosecco in crosta di nocciole

14 01 2010

seitan with prosecco and hazelnuts

Non so se succeda anche a voi, ma periodicamente mi ritrovo con bottiglie di vino aperte per casa. Quindi, per evitare l’iscrizione alla sezione locale degli alcolisti anonimi, mi metto a usarlo ampiamente in cucina: trovo infatti che arricchisca e dia “colore” a molti piatti.
In questo caso, dopo Natale & Co., faceva bella mostra di sé in frigorifero un bottiglione aperto da un litro e mezzo di prosecco  extra-dry del Trevigiano e, per non disperderne l’aroma al contempo fruttato e deciso, l’ho  utilizzato come ingrediente principe di diversi piatti,  tra cui questa velocissima ricetta in cui il seitan, reso morbido e profumato da un generoso bagno nel vino, fa da contraltare alla croccantezza delle nocciole tostate che vanno a ricoprirlo.

Seitan al prosecco in crosta di nocciole

Per quanto riguarda il vino, ho usato un prosecco bio extra-dry del trevigiano, ma va benissimo anche uno spumante, mentre al posto del tè potete usare del brodo vegetale o più semplicemente dell’acqua calda. Importante scegliere un seitan corposo, consiglio caldamente quelli lavorati a mano in fette spesse. Le dosi sono per 4 persone.

seitan 4 fette (ca. 500 g)
olio extravergine d’oliva 3 cucchiai
prosecco extra-dry 240 ml
nocciole tostate 70 g
tè bancha caldo 2 cucchiai
prezzemolo 1 ciuffo
sale marino integrale 1 pizzico abbondante

Scaldate l’olio in una padella abbastanza capiente. Saltatevi le fette di seitan, girandole una volta.
Ricoprite con il prosecco e cuocete per 10’. Nel frattempo sciacquate e asciugate il prezzemolo e tritatelo finemente. Tritate le nocciole grossolanamente.
Rimuovete il seitan e tenetelo al caldo. Mescolate le nocciole in padella insieme al tè e al liquido rimasto.
Ricoprite il seitan con le nocciole e aggiungete il prezzemolo. Salate e servite.

15 minuti



Toast cheddar e tapenade

14 12 2009

cheddar and tapenade toasts

Il cheddar? Ma non è un formaggio vaccino inglese? In un blog di ricette vegan?!? Ma che, gli ha dato di volta il cervello? Poveraccio, un mese di viaggi di lavoro, lunghi spostamenti aerei, fusi orari e anonime camere d’albergo hanno minato definitivamente la sua mente instabile…
E no, cari miei, il cheddar del titolo e della ricetta è quello degli scozzesi dell’Isola di Bute, assolutamente vegetale, e a lungo oggetto dei miei sogni culinari dopo la recensione di Vera e dopo averli assaggiati durante l’ultimo Vegfestival. I formaggi vegan di Bute Island sono distribuiti in Italia da Il Gusto della Natura, un piacevole localino/negozio di Intra, sul versante piemontese del Lago Maggiore, e venduti anche online in tutta Italia tramite il loro portale, Seme di Papavero. Naturalmente si tratta di un prodotto piuttosto lavorato e con una buona dose di grassi saturi (ma di colesterolo ovviamente non ce n’è, essendo vegetale, così come non ci sono grassi idrogenati) da consumare con moderazione. Però ogni tanto si può fare, no?

Toast cheddar e tapenade

La ricetta è una mia libera interpretazione dei tipici kipper toasts inglesi realizzati con l’aringa affumicata (kipper). Il pesce l’ho sostituito con una tapenade autoprodotta (tra l’altro, pur essendo francese, è un patè che va fortissimo sui menù dei ristoranti di Albione). Il formaggio vegan è lo strong cheddar stagionato della Bute Island Foods (strong cheddar style sheese), che conferisce un carattere deciso e vigoroso al patè. Ovviamente, tra formaggio e capperi, niente sale, mi raccomando. Le dosi sono per 8 fette.

pane integrale a cassetta 8 fette
olive nere snocciolate 100 g
capperi sotto sale 40 g
cheddar stagionato vegetale 120 g
panna di soia 4 cucchiai
burro di soia 8 cucchiaini
pepe nero
salsa Worcestershire vegan (v. ricetta in basso)

Accendete il forno a 200°.
Dissalate i capperi mettendoli a bagno in acqua fredda. Grattuggiate il cheddar con la grattugia a fori grossi. Frullate nel mixer le olive, i capperi scolati, il formaggio, la panna e una grattugiata di pepe.
Imburrate le fette di pane. Spruzzate di salsa. Spalmate ogni fetta con abbondante patè.
Grigliate i toast in forno per 5’.

Salsa Worcestershire vegan

La salsa Worcestershire non è vegetariana in quanto contiene acciughe. Nei paesi anglosassoni sono disponibili anche varianti senza pesce, ma qui in Italia non le ho mai trovate. La versione vegan che mi autoproduco non è di mia invenzione, l’ho semplicemente trovata qui sulla rete. Il risultato è comunque molto interessante e assolutamente adatto a insaporire una miriade di preparazioni.

aceto di mele 120 ml
tamari 2 cucchiai
acqua 2 cucchiai
zucchero integrale 1 cucchiaio
zenzero in polvere ¼ cucchiaino
senape in polvere ¼ cucchiaino
cipolla secca in polvere ¼ cucchiaino
aglio secco in polvere ¼ cucchiaino
cannella 1 punta
pepe nero

Preparate la salsa Worcestershire: mettete tutti gli ingredienti in una padella e mescolateli bene. Portate a ebollizione mescolando. Cuocete per 1’. Fate raffreddare, e versate in una bottiglietta. Si conserva in frigo.

20 minuti
(salsa inclusa)



Tofu saltato al wok con ortaggi

20 10 2009

wok-sauteed tofu and vegetables da te.

Credo di essermi perso qualcosa. Dov’è finito ottobre? Almeno qui nel Nordovest si assiste a temperature ben più rigide della media. O forse mi sembrano tali visti gli ultimi recenti scampoli di un’estate tardiva.
Ottobre è un mese di transizione che mi piace moltissimo: permangono gli ultimi residui estivi con ortaggi come peperoni e melanzane, ormai al termine della loro stagione, e arrivano preponderanti a tavola le decine di varietà di cavolo, le zucche, gli spinaci. La succosa frutta estiva è un piacevole ricordo, mentre le mele, i cachi, le castagne e le melegrane conferiscono un tocco rustico e antico alla tavola. C’è poco da dire, l’autunno mi piace davvero tanto. E ha un profumo caratteristico che trovo assolutamente impareggiabile.
Ma veniamo alla ricetta che ho preparato come ultimo ricordo dell’estate, dalla cottura veloce ma dal gusto pieno e confortevole. Ho preso spunto dalla cucina della Cina sudorientale, e dalla versatilità del mio fantastico wok in ghisa, regalatomi sotto mie insistenti pressioni  ;-)

wok-sauteed tofu and vegetables.

Tofu saltato al wok con ortaggi

Come in molti piatti della cucina cinese, è importante che tutti gli ingredienti vengano tagliati a tocchetti della stessa dimensione: in tal modo la cottura sarà veloce e uniforme. Le dosi sono per 4 persone.

tofu 350 g
amido di mais 2 cucchiai
sedano 3 coste
peperone rosso 1
carote 2
cipolla 1
zenzero fresco ½ cucchiaino grattugiato
olio di sesamo 300 ml
sale marino integrale 1 cucchiaino
zucchero integrale Panela ½ cucchiaino
sherry 1 cucchiaio
shoyu 1 cucchiaino
tamari 1 cucchiaino
brodo vegetale granulare 2 cucchiai

Lavate le verdure. Tagliate il tofu a cubetti. 
Stemperate l’amido di mais con 4 cucchiai di acqua, e versate il tofu nel composto, mescolando bene.
Pelate la cipolla e tagliatela a fettine. Tagliate il peperone, dopo averlo diviso e mondato dai semi e dalle parti dure interne, e il sedano a tocchetti più o meno grandi come quelli del tofu. Affettate le carote.
Scaldate il wok su fiamma alta, aggiungete l’olio e, quando è caldo (ma non fumante), friggete il tofu per 1’. Raccogliete poi il tofu con un mestolo forato e spostatelo su un piatto con della carta assorbente.
Eliminate l’olio dal wok, tenendone solo un paio di cucchiai, aggiungete le verdure e lo zenzero grattugiato. Cuocete il tutto mescolando per 1’.
Rimettete il tofu nel wok, mescolate per 1’ circa, unite il sale, lo zucchero, lo sherry, lo shoyu, il tamari e il brodo vegetale. Mescolate per 1’.
Servite subito.

30 minuti



Soma d’aj

12 10 2009

Ottobre… Val mi ha ricordato che la vendemmia è in pieno corso e così mi sono voluto ispirare alla tipica merenda dei vignaioli piemontesi che, dopo una mattinata passata a raccogliere grappoli d’uva, consumavano un pasto frugale a base di bagnet ‘nt l’òli (il pinzimonio piemontese) e soma d’aj, (“soma” in quanto ricorda la schiena dell’asino, in questo caso ricurva sotto il “peso” dell’aglio), il tutto accompagnato da un grappolo d’uva e da un bicchiere di Barbera o Dolcetto. Sicuramente si tratta di una piacevole deviazione da uno dei miei piatti preferiti, la classicissima bruschetta.

Soma d’aj
con olio di nocciola del Monferrato

Per questa tipica bruschetta delle Langhe e del Monferrato, procuratevi dell’ottimo pane casereccio, a lievitazione naturale e cotto nel forno a legna. Importante è anche la scelta dell’olio. In questo caso ho utilizzato un olio di nocciola del Monferrato, dal gusto molto delicato, ma vanno bene anche un più aromatico olio di noce valdostano o un olio extravergine d’oliva ligure. Le dosi sono per 4 persone.

pane casereccio 8 fette
aglio 8 spicchi
olio di nocciola del Monferrato
sale marino integrale
pepe nero

Sbucciate gli spicchi d’aglio. Calcolate uno spicchio per ogni fetta di pane, che andrete a infilzare con una forchetta e  sfregare abbondantemente su tutti i lati, compresa la crosta esterna.
Condite ogni fetta con olio di nocciola, un pizzico di sale e una macinata di pepe.

10 minuti



Lassi al limone e cumino

12 08 2009

lemon and cumin lassi da te.

Oggi sono alle prese con bucati, foto di prossime ricette e soprattutto con la parte più noiosa del viaggiare: che metto in valigia? Quest’anno non andrò lontano, passerò una decina di giorni a Londra per scovare nuovi posti interessanti, e per scoprirne altri di cui ho letto negli ultimi mesi in rete. Ci si risente quindi dopo il 24, e nel frattempo vi saluto e vi auguro buone vacanze con la ricetta della tipica bevanda indiana, il lassi, da preparare bello freddo per contrastare il caldo d’agosto!

Lassi al limone e cumino
Il lassi è una tipica bevanda indiana a base di yogurt originaria del Punjab. Si può preparare sia in versione salata che dolce, e io ho optato per la prima, semplicemente arricchendolo con limone e cumino. Assicuratevi di usare yogurt e acqua freddi. Le dosi sono per 4-6 persone.

yogurt di soia 1 kg
acqua minerale 500 ml
cumino in polvere 1 cucchiaino
limone 1 + qualche fetta per decorare
menta fresca

Spremete il limone. Mescolate il succo con lo yogurt e l’acqua. Versate in bicchieri alti, spolverate con il cumino in polvere e decorate con fette di limone e foglie di menta.

Preparazione: 5′



Salsa verde di prezzemolo, basilico e maggiorana con crudità

30 05 2009

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Sembra essere arrivato il caldo anche qui, quindi per un po’ mi sa che metterò a riposo forno (se non per la panificazione settimanale) e lunghe cotture. E dato che spesso mi viene “rimproverato” di presentare piatti dalle lunghe preparazioni, ho pensato di proporre una ricetta velocissima ma molto profumata.

Salsa verde di prezzemolo, basilico e maggiorana con crudità
Una salsa verde a base delle erbe fresche che ci accompagneranno fino alla fine dell’estate, da accompagnare con verdure tagliate a bastoncino o, volendo, anche con del pane. Le dosi sono per 4 persone.

Salsa verde
foglie di prezzemolo 50 g
foglie di basilico 1 manciata
foglie di maggiorana 1 cucchiaio
mandorle pelate 15 g
capperi sotto sale 1 cucchiaio
aglio 1 spicchio
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
senape di Digione 1 cucchiaino
aceto balsamico di Modena 1 cucchiaino
origano secco 1 cucchiaino
sale marino integrale 1 pizzico

Crudità
carote 2
sedano 2 gambi
finocchio 1

Lavate e asciugate le foglie di prezzemolo, basilico e maggiorana. Sbucciate l’aglio. Risciacquate i capperi.
Tritate l’aglio e le mandorle nel mixer. Aggiungete poi gli altri ingredienti e azionate il mixer per diversi minuti fino a ottenere un composto omogeneo.
Mondate e lavate carote, sedano e finocchio. Tagliate il finocchio a spicchi e affettatelo. Sbucciate le carote, tagliatele a pezzi e poi a bastoncini. Tagliate il sedano a bastoncini.
Servite la salsa con le verdure crude.

10 minuti

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Parsley, basil and marjoram green sauce with crudités
A very fast, yet tasty recipe using a selection of the most fragrant Mediterranean herbs. Try it with vegetable sticks or spread on bread. Serves 4.

Green sauce
parsley leaves 50 g (2 cups)
basil leaves ½ cup
marjoram leaves 1 tablespoon
salted capers 1 tablespoon
garlic 1 clove
dried oregano 1 teaspoon
extra virgin olive oil 4 tablespoons
skinned almonds 1 tablespoon (15 g)
Dijon mustard 1 teaspoon
balsamic vinegar of Modena 1 teaspoon
unrefined sea salt ¼ teaspoon

Crudités
carrots 2
celery stalks 2
fennel 1

Rinse parsley, basil and marjoram leaves, and the capers.
Peel and slice garlic.  Put it with the almonds into a food processor and mince.
Add the other ingredients and purée some minutes until homogeneous.
Rinse celery stalks, carrots and fennel. Cut the fennel into four and then slice it. Peel the carrots, cut them into pieces and then into sticks. Do the same with the celery stalks.
Serve the green sauce immediately with the crudités.

10 minutes



Caviale di funghi champignon e cipollotti

26 04 2009

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A Torino sono tornati gelo invernale e pioggia, e quindi non è male mettersi ai fornelli e preparare piatti caldi, ma che comunque stimolino il fisico ad affrontare l’arrivo definitivo della primavera (o direttamente dell’estate, se continua così…)

Questo antipasto semplicissimo rappresenta un buon connubio tra un gusto più invernale, dato dai funghi, con il sapore fresco e lievemente piccante dei cipollotti primaverili.

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Caviale di funghi champignon e cipollotti
Per questa ricetta, per 4 persone, avrete bisogno anche di un’erba primaverile, il timo fresco, che stempera ottimamente il sapore più accentuato dato dai cipollotti. Importante è inoltre non esagerare col  mixer, in quanto l’impasto deve risultare piuttosto grossolano. Se poi volete esagerare, potete anche tritare l’aglio e inserirlo nel composto, anziché eliminarlo.

funghi champignon 250 g
cipollotti 4
aglio 2 spicchi
timo fresco 2 rametti
olio extravergine d’oliva 3 cucchiaini
limone ¼
aceto balsamico di Modena 4 cucchiaini
sale marino integrale 2 pizzichi
pepe nero macinato 2 pizzichi

Mondare e lavare i cipollotti, eliminando la parte verde più dura. Affettarli sottilmente.
Scaldare a fuoco medio 1 cucchiaino di olio in una padella antiaderente e saltare i cipollotti per 2′. Mettere da parte.
Sbucciare l’aglio. Tritare le foglie di timo.
Pulire con un panno umido i funghi per eliminare il terriccio. Tagliarli a cubetti.
Scaldare l’altro olio in padella antiaderente. Aggiungere i funghi, l’aglio e il timo. Far cuocere per 5′-10′ facendo asciugare bene i funghi. Eliminare l’aglio
Passare i funghi e i cipollotti al mixer. Il composto deve risultare un po’ grossolano e non molliccio.
Spremere il limone.
Rimettere il composto in padella insieme al succo di limone, all’aceto balsamico, al sale e al pepe. Saltare a fiamma alta per 2′.
Servire con verdure crude di stagione affettate, come carote e finocchi, o con cracker. Decorare con rametti di timo fresco.

Tempo di preparazione: 25′



Insalata di crauti e mele con prezzemolo e aneto

15 03 2009

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A Mosca sono stato due volte ed è, nella sua caoticità e nelle sue contraddizioni, una città che non lascia indifferenti. Il freddo intenso (ci sono stato a febbraio e ad aprile dell’anno scorso per lavoro), il traffico caotico, le architetture di epoca stalinista, e i luoghi carichi di storia, la rendono un luogo affascinante ma a tratti difficile.

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Per me è stata comunque una bella esperienza, e un modo per concretizzare, un po’ tardivamente, l’interesse verso il mondo russo che ho coltivato per alcuni anni, studiandone la lingua e la cultura. Purtroppo ho smesso di imparare il russo da almeno sette anni, la mia conoscenza si è praticamente annullata, ma sono stato comunque in grado di formulare qualche frase di sopravvivenza e soprattutto di orientarmi nella bellissima, ma complicata, metropolitana moscovita, il vero antidoto per muoversi velocemente da un capo all’altro della città. Tutte le scritte all’interno delle stazioni, e il nome delle stazioni stesse, sono solo in cirillico, così come gli annunci sono emessi esclusicavamente in russo. E consiglio a chiunque abbia in mente di fare una capatina in Russia di studiarsi l’alfabeto cirillico, giusto per leggere i nomi (non è difficile, in un pomeriggio s’impara). Non è divertente ritrovarsi in una banchina affollatissima, col rischio di farsi travolgere, tentando di capire se la Преображенская corrisponde o meno alla Teatralnaya ;-)

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La cucina russa di per sé non è particolarmente facile per un palato nostrano, ed è ancora meno facile riuscire ad evitare prodotti di origine animale. A ciò unitevi la scarsità di ristoranti e luoghi adatti ai vegani, e la generale sufficienza dei russi verso questo aspetto - poco mancava che venissi deriso pubblicamente da un mio cliente :-). Comunque non è impossibile mangiare veg, anche senza andare in un ristorante che preveda opzioni specificamente vegetariane. Il pane russo di segale è ottimo, così come la grande varietà di verdure fermentate (dal cavolo ai cetrioli, alle cipolle e perfino all’aglio). Immancabili naturalmente le patate, anche se dovrete cercare di non farvele annegare nella panna acida. In ogni caso, su Happy Cow potrete trovare indirizzi utili per rifocillarvi e scaldarvi (a meno che non ci capitiate d’estate). E date anche un’occhiata alla mia recensione del centralissimo Jagannath, dove potrete cenare a lume di candela con musica russo-indiana (!!), consumare un pasto veloce al buffet, prendere un tè bollente, collegarvi a internet o fare un po’ di spesa bioveg.Okay, tutto questo panegirico per presentarvi un antipasto velocissimo, e dal sapore estremamente russo. Potrebbe non piacere a tutti, ma secondo me vale la pena provarlo.

Insalata di crauti e mele con prezzemolo e aneto
Per questa veloce insalata avrete bisogno di un po’ di crauti, che potrete preventivamente prepararvi una settimana prima in casa facendo fermentare del cavolo cappuccio tagliato in striscioline con del sale marino (il procedimento lo trovate nel collegamento in basso). Immancabile l’aneto, aroma essenziale delle cucine del Nordeuropa. Le dosi sono abbondanti, per 8 persone.

crauti 450 g
mele 2
zucchero integrale 1 cucchiaio
aneto 1 mazzetto
prezzemolo 1 mazzetto

Lavate e asciugate aneto e prezzemolo. Tritateli.
Sbucciate le mele, eliminate il torsolo. Tagliatele a cubetti. Mescolatele con i crauti e lo zucchero.
Completate con le erbe tritate.

Tempo di preparazione: 10′






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