Patate nere al rosmarino

22 12 2010

rosemary black potatoes

Quest’anno, mi dispiace, ho pubblicato davvero poco rispetto al mio solito. Complici un computer ormai troppo lento e tanti impegni di lavoro, ho lasciato trascorrere tempi abissali tra un post e l’altro. Ora il computer personale l’ho cambiato, così come ho cambiato azienda e settore, e quindi dovrei riuscire a stabilizzarmi e a essere un po’ più regolare.
Tra le altre cose non sono riuscito a preparare nessuna ricetta di Natale da proporvi in anticipo (sebbene abbia ben chiaro in testa cosa preparare per il pranzo, che sarà vegan e in famiglia), quindi ho raschiato dal fondo del barile e non mi è rimasta che questa ricetta che mi piace assai, un po’ rustica e vergognosamente semplice, se non fosse per l’utilizzo di una varietà di patata sicuramente particolare, che a volte viene definita nera, a volte viola (la polpa in effetti tende più al porpora che all’ebano).
Io l’ho scovata da un produttore bio del torinese, che espone i suoi frutti mensilmente all’Oltremercato in Piazza Palazzo di Città a Torino. No, il nome dell’azienda agricola purtroppo non me lo ricordo proprio…

Patate nere al rosmarino

Ricetta semplicissima ma da preparare con cura, per apprezzarne il sapore rustico e casalingo. Oltre alle patate nere, non facilissime da trovare, si possono usare quelle rosse, che hanno consistenza e grana simili. Le dosi sono per 4 persone.

patate nere 800 grammi
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
aglio 8 spicchi
rosmarino 2 rametti
sale marino integrale 1 cucchiaino + 1 pizzico
pepe nero 1 spolverata

Lavate le patate e mettetele in pentola, senza pelarle, coprendole con acqua e sciogliendovi un cucchiaino di sale. Da ebollizione, fatele cuocere 20 minuti.
Nel frattempo schiacciate gli spicchi d’aglio e tritate gli aghi del rosmarino.
Scolatele e lasciatele raffreddare.
Tagliatele poi a pezzi. Riscaldate l’olio in una padella a fuoco medio-alto, aggiungete le patate formando un solo strato (uno solo, se ne avanzano ripetete l’operazione), e abbassate la fiamma a fuoco medio. Fatele dorare senza muoverle per circa 7 minuti. Aggiungete gli spicchi d’aglio. Girate le patate dall’altro lato e fatele dorare altri 7 minuti.
Aggiungete infine il rosmarino e mescolatelo insieme alle patate. Coprite con un coperchio e fate cuocere altri 7 minuti.
Spegnete la fiamma, rimuovete l’aglio, salate, pepate e servite subito.

1 ora

Vedi anche:

le patate al limone e le verdure grigliate al rosmarino

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Pomodori secchi sott’olio agli aromi

11 11 2010

sundried tomatoes with herbs in extra-virgin olive oil

Mi prendo (e vi offro) una pausa dalla trilogia newyorchese (anche perché devo finire di sistemare le foto…) con una preparazione da bravo autoproduttore, e da amante dei pomodori. Beninteso che gli ortaggi rossi compaiono nel mio frigorifero soltanto da maggio a settembre (sono un po’ un fanatico della stagionalità degli ingredienti), rimane il problema di che fare negli altri mesi? Certo, ci sono sempre pelati & co., di cui, a dir la verità, non sono un grande estimatore. Al contrario, i pomodori secchi suscitano in me un amore incondizionato e senza riserve: soprattutto se piccoli e raggrinziti, che conservano tutto il sapore dell’estate, come quelli effettivamente essiccati al sole e non nei forni industriali. Per fortuna il mio spacciatore di fiducia (il verduriere) si procura quelli riarsi al sole calabro…

L’optimum per la conservazione sott’olio sarebbe quello di partire da pomodori freschi biologici fatti essiccare al sole estivo. Ma 1) abitando a Torino 2) non avendo balconi esposti a sud 3) avendo avuto un agosto alquanto piovoso, per questa volta ho desistito. Tutte le tecniche di essicazione solare le potete però trovare in questo bel libretto (che potete scaricare gratuitamente qui), da cui ho tratto anche la ricetta in basso (variata in alcuni particolari).

 

Pomodori secchi sott’olio agli aromi

Preferite pomodori essiccati naturalmente al sole (l’optimum sarebbe autoprodurseli), e optate per un olio extravergine d’oliva piuttosto corposo (pugliese). Le dosi sono per 6 vasetti da 250 grammi.

pomodori secchi 1 kg
alloro secco spezzettato
capperi sotto sale 40 grammi
peperoncino secco in scaglie
aglio secco

sale marino integrale 
olio extravergine d’oliva (pugliese) 200 ml
aceto di mele 1 litro

Dissalate i capperi, lasciandoli a bagno per una decina di minuti in un bicchiere di acqua fredda. Scolateli eliminando il sale residuo.
Portate a ebollizione l’aceto di mele con 1 litro di acqua, versatevi i pomodori secchi e fateli bollire per 10’.
Scolateli e fateli asciugare su un paio di vassoi ricoperti con carta da cucina per un paio d’ore. Nel frattempo sterilizzate i vasetti (lavate bene i vasetti di vetro e i coperchi, metteteli in una pentola e ricoprite il tutto con acqua. Portate a ebollizione e fate bollire per 30′. Fate intiepidire l’acqua ed estraete vasetti e coperchi con delle pinze. Rovesciateli su uno strofinaccio pulito e lasciarli asciugare).
Sistemateli nei vasetti, schiacciandoli bene, alternandoli con sale, aglio, peperoncino, alloro e capperi, e ricoprite di olio. Aspettate che l’olio vada a inserirsi bene in tutti gli anfratti (una ventina di minuti), e rabboccate in modo che siano tutti perfettamente coperti.
Avvitate il tappo. Lasciate riposare almeno trenta giorni prima di consumarli.

1 ora e 30 minuti + 2 ore di riposo
+ 30 giorni di ulteriore riposo 

Per altri invasettamenti salati, vedi anche:

I legumi in vasetto
Le alghe arame sott’aceto

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Formaggio di tofu alle erbe

29 09 2010

tofu cream cheese with fresh herbs

Ultimamente sto facendo fatica a scrivere qualcosa di interessante sul blog. La vena creativa credo sia rimasta ancora a godersi le ferie, probabilmente si è nascosta in qualche sala inesplorata del Met o è rimasta a gozzovigliare al Café Blossom. Magari non appena mi deciderò a scrivere di New York riapparirà come d’incanto. Altrimenti mi toccherà rievocarla con una seduta spiritica e una macumba.
Non che non voglia rendervi partecipi del mio soggiorno nella Grande Mela, ma è che sono intimorito dal dover catalogare le +1000 foto scattate. O meglio, +950, dato che le prime cinquanta sono misteriosamente svanite nel trasferimento dalla macchina fotografica al computer. Le ho cercate, ma invano. Svanite, volatilizzate, desaparecidas.  Empire State Building, Central Park sotto la pioggia, Fifth Avenue… Dove siete finiti? Magari hanno solo raggiunto quella dannata vena creativa.

Quindi, nell’attesa, vi dovrete sorbire i miei simil-formaggi. E se avete pure seguito il laboratorio al Vegfestival, rassegnatevi alle mie elucubrazioni da casaro vegano…

E dato che la vena creativa deve ancora compiere la trasvolata atlantica, vi propongo una ricetta della chef Rosanna Passione, una delle mie preferite, veloce da preparare e gustosissima.  Nella mia versione ho semplicemente rivisto un po’ alcune dosi, per renderlo più deciso e interessante.
La ricetta è davvero veloce, a parte i tempi di riposo necessari a insaporire bene il tofu. E poi è anche l’ideale per questi primi giorni autunnali in cui il sole diurno intiepidisce gli ultimi meriggi di settembre.  

Formaggio di tofu alle erbe

Scegliete un tofu compatto, che andremo poi ad aromatizzare con un trito di erbe aromatiche. Per un gusto meno deciso (e per continuare ad avere una vita sociale), potete omettere l’aglio (peccato!). Le dosi sono per 4-6 persone.

tofu 500 g
acidulato di umeboshi 3 cucchiai
tahin 2 cucchiai
aglio 2 spicchi
prezzemolo 1 manciata
basilico 1 manciata
cipollotto 1
olio extravergine d’oliva 6 cucchiai
sale marino integrale 1 pizzico

Passare il tofu al mixer riducendolo in crema. Mescolarlo con l’acidulato di umeboshi, il tahin, l’olio e il sale. Mettere a riposare in frigo per 24 ore.
Qualche ora prima di servirlo, mondare e lavare il prezzemolo, il basilico e il cipollotto, mondate gli spicchi d’aglio e tritate tutto finemente. Aggiungete al formaggio.
Servite dopo qualche ora spalmato su pane integrale.

15’ + 27-28h di riposo

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Ananas alla griglia

17 09 2010

grilled pineapple

Ed eccomi finalmente tornato con una ricetta! Era un bel po’ che non proponevo qualcosa di “commestibile” su un blog che dovrebbe essere essenzialmente dedicato alla cucina ma, tra ferie, Vegfestival* e lavoro, son riuscito a cucinare poco e a postare ancor di meno.

Ma, dopo due settimane trascorse a New York (di cui vi parlerò prossimamente, dato che sono state un susseguirsi di arte, cultura, estenuanti camminate e ottimo cibo vegan), una minima ispirazione dall’ossessione tutta americana per le grigliate estive un po’ mi è venuta fuori. E dopo aver spulciato la rete e i ricettari alla ricerca di qualcosa di originale senza ricorrere a tofu, seitan e salsicce di soia, ecco che mi si è presentata questa ricetta di una semplicità disarmante. Quattro ingredienti per un dessert tropicale velocissimo da preparare.

E, tra il dolce dell’ananas, l’aroma di rum e il tocco di cannella, sembra quasi di essere tornati in vacanza…

Ananas alla griglia

La ricetta è davvero semplicissima. Scegliete un ananas del commercio equo-solidale e un buon rum giamaicano e otterrete un dessert morbido e dolcissimo, magari ancora un po’ caldo dalla cottura sulla piastra. Le dosi sono per 4 persone.

ananas 1
cannella macinata 1 cucchiaio
rum 250 ml
acqua 500 ml

Con un coltello affilato, eliminate la parte inferiore e superiore dell’ananas. Pelate poi il frutto eliminando la parte esterna.
Tagliate l’ananas a fette di circa 2 cm.
Mettetele a marinare in un misto di acqua, rum e cannella per almeno un’ora (io le ho tenute per una notte).
Scaldate una piastra: una volta rovente, appoggiate le fette di ananas. Lasciate grigliare un paio di minuti, e poi rigirate le fette per un altro paio di minuti.
Servire con una spolverata di cannella.

10 minuti + 1 ora di marinatura

 

* a proposito di Vegfestival, nessun reportage da parte mia, dato che l’ho passato quasi esclusivamente a lavorare dietro le quinte, ma potete leggere il bel reportage di Veganlife o quello tragicomico di Grazia – che, pur bacchettandoci per bene, ci ha dato un grande stimolo per migliorare – e infine i video di Massimo e Julia di Veggie Channel, che stanno caricando di giorno in giorno e che quindi vi consiglio di tenere sott’occhio.

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Tofu saltato con insalata di patate al limone

16 07 2010

pan fried tofu with lemon potato salad

Tornato dalla Cina, tra il caldo torrido sofferto lì, e quello nostrano,  mi è totalmente venuta meno la voglia di cucinare. Sarà poi che sono in un momento un po’ di stanchezza da fornello, e quindi sto dedicando alla cucina il minimo indispensabile. Però un piatto veloce e semplice da gustare tiepido ve lo propongo volentieri.

lemon potato salad

Tofu saltato con insalata di patate al limone

Questa ricetta è dello chef Bill Granger, uno dei maggiori esponenti dell’ondata “Mod Oz” (Modern Australian), cucina che riprende le tradizioni delle molteplici componenti culturali della società australiana (anglosassone, italiana, greca, asiatica) coniugandole con l’utilizzo di ingredienti locali. Io l’ho seguita pari pari, sostituendo però il pesce con del tofu. Le dosi sono per 4 persone.

tofu
250 gr
patate 600 gr
limoni 4
cipollotti 6
peperoncino verde 1
peperoncini rossi 2
prezzemolo 1 cespo
menta 1 cespo piccolo
olio extravergine d’oliva 120 ml + 2 cucchiai
sale marino integrale 1 cucchiaino + 1 pizzico
pepe nero 1 macinata
foglie di menta per decorare

Portate a ebollizione una pentola con acqua e nel frattempo pelate e affettate le patate. Lessatele quindi insieme al sale, avendo cura di abbassare la fiamma, per 10 minuti.
Scolate le patate.
Mondate e lavate le verdure. Tritate le foglie di menta e di prezzemolo, affettate i cipollotti, private i peperoncini dei semi interni e affettateli sottilmente.
Spremete tre limoni, raccogliete il succo e mescolatelo con 120 ml d’olio, un pizzico abbondante di sale e di pepe. Aggiungete il peperoncino verde e quelli rossi, la menta, il prezzemolo e i cipollotti. Condite le patate con questa citronette.
Tagliate il tofu a fette.
Scaldate il resto dell’olio in una padella antiaderente e saltatevi il tofu 3’ per lato.
Servite il tofu con foglie di menta tritata, un limone a spicchi e l’insalata di patate.

45 minuti

Se ti è piaciuta la ricetta, vedi anche:

Le patate al limone
Il tofu saltato al wok con ortaggi

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Weekend veneziano

29 06 2010

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Come già detto, a inizio giugno LDM (=la dolce metà) ed io abbiamo trascorso un fine settimana veneziano letteralmente rubato agli impegni lavorativi di entrambi e sicuramente fitto fitto come piace a noi, tra arte, architettura e buon cibo.
Partenza in auto da Torino venerdì sera dopo cena, arrivo a Venezia poco dopo mezzanotte, parcheggio e camminata fino a casa, nelle calli silenziose che conducono dal Ponte degli Scalzi a San Giacomo dell’Orio.
La sveglia, implacabile, ci fa balzare in piedi qualche ora dopo. Ma ne vale la pena, dato che ci permette di arrivare in Piazza San Marco al mattino presto, con ancora pochi turisti, dopo essere passati da Rialto, in pieno fermento pre-apertura negozi.

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Il fuggiasco Casanova
La sveglia antelucana è dovuta alla prenotazione fatta qualche giorno prima per gli Itinerari Segreti di Palazzo Ducale. Si visitano infatti zone non aperte al pubblico, tra cui gli uffici segreti della Serenissima, dove operavano i servizi segreti e dove venivano custodite tutte le informazioni vitali della repubblica veneziana. Si passa poi alle carceri del sottotetto, per prigionieri “di lusso”, tra i quali Giacomo Casanova, reo di aver avuto troppe amanti, tra cui una badessa (il che fa quasi sorridere, rispetto agli odierni scandali della Chiesa) e di cui vengono narrati, con dovizia di particolari, la vita in carcere e la sua rocambolesca fuga dai Piombi.
Terminata la visita, salita la Scala d’Oro del Sansovino, abbiamo poi vagato per le splendide sale del Palazzo, con, tra opere di Paolo Veronese, di Tintoretto e del Tiepolo, fino alla piccola collezione di quadri di Hyeronimous Bosch (sono un fan della pittura fiamminga) e, attraversato il Ponte dei Sospiri, ci siamo ritrovati infine nelle Prigioni Nuove, sicuramente meno ospitali di quelle dei Piombi. Visita a Palazzo Ducale che ho rifatto per la terza volta, ma che consiglio altamente per comprendere appieno la potenza economico-commerciale di cui la città godette fino al XVII secolo.

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Pasta artigianale
Colti dai morsi della fame, dopo un ultimo sguardo all’inconfondibile facciata rosa di Palazzo Ducale con la sua loggia gotica, ci siamo quindi diretti giù per Riva degli Schiavoni dribblando orde di turisti. Giù per Castello fino in Via Garibaldi, dove siamo andati a pranzare da Le Spighe, pastificio bio e gastronomia vegetariana. L’hummus è fenomenale, ma niente male anche lo spezzatino di seitan. Per non parlare dei muffin cacao e kiwi appena sfornati. Ho naturalmente fatto incetta di pasta fresca senza uova, preparata quotidianamente dalla proprietaria, Doriana, disponibile in vari gusti, tra cui curry, spinaci, barbabietola.

memento mori just did the laundry? our daily bread de bello venetianarum capturing emotions the lion of venice

Fasti barocchi
Rifocillati, dopo una breve tappa all’Arsenale e al Sotoportego dei Preti con il suo mattone a forma di cuore, attraversato il Ponte dell’Accademia, giù per Dorsoduro, con breve tappa al Museo degli Strumenti Musicali nella Chiesa di San Maurizio Martire, fino a Ca’ Rezzonico, gioiello del Longhena, e allo splendido Museo del Settecento Veneziano ospitato al suo interno.
Dopo cotanta bellezza, non potevamo naturalmente esimerci da una capatina da Grom, nel vicino Campo San Barnaba. La granita alla mandorla d’Avola è davvero sublime.

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Cena con vista
Riposo e doccia, e poi via di nuovo per la cena. Tavolo prenotato sulla terrazza del ristorante La Piscina, alle Zattere, con un’incomparabile vista su tutta la Giudecca. Servizio impeccabile e cortese, menù vegetariano e vegano con ingredienti locali e di stagione. La serata termina al Margaret Duchamp, nel nostro beneamato Campo Santa Margherita, fulcro di vivaci localini notturni che a noi piacciono assai :-) La notte è giovane, noi un po’ meno, e quindi scoccata la mezzanotte facciamo ritorno a casa.

margaret duchamp

Shopping a Rialto
Domenica mattina, con calma, ci avviamo verso Rialto, per un giro di shopping alla Bottega della Solidarietà, dove la mia carta di credito viene messa a dura prova da polo in cotone equosolidali, CD di musica etnica e ricettari vari. Molto ricca la selezione di tè: il proprietario ne è infatti un appassionato e seleziona personalmente le miscele che poi vende sui suoi scaffali. Il nostro giro per Rialto prosegue poi nello splendido chiostro di San Salvador, che ospita il Telecom Future Centre, per poi concludersi con un frullatone di frutta fresca da Frulalà.

san salvador cloister 20100624_78 il segreto di venezia

Falafel 
Proseguendo per Strada Nova a Cannaregio, ci imbattiamo in un paio di librerie e infine da Lush. Non compriamo però nulla, fa troppo caldo, e l’idea di ritrovarsi con uno dei loro prodotti sciolto nello zaino non è il massimo; peccato, perché a Torino non ci capito mai, è troppo scomodo. Ma ci rifacciamo con gli antipasti vegetariani e i falafel di Gam Gam, tappa ormai fissa dei miei soggiorni lagunari.

steps door eyes wide shut

Tra vizi e virtù
Pomeriggio trascorso vagando senza meta tra le calli di San Polo e Santa Croce, fino al celebre Ponte delle Tette, dove le prostitute della Serenissima stavano a seno nudo (e non solo) per incoraggiare i clienti a godere dei loro servigi, e a cercar di convincere gli omosessuali dell’epoca che anche l’eterosessualità poteva essere interessante ;-) Beh, non proprio senza meta, per la verità, dato che in realtà scopo del nostro giro è Vizio Virtù, una delle migliori botteghe di cioccolato in Europa, con le sue pregiate selezioni di cacao e i suoi arditi accostamenti. Inutile dire che ho fatto incetta di tavolette e frutta ricoperta, senza perdermi neppure il loro gelato artigianale di puro cioccolato fondente (vegan, vegan!). Ma la tavoletta Kamasutra l’ho riservata al prossimo giro :-)

ponte delle tette (tits bridge) vizio virtù chocolate ice cream statue in san polo

Xe tempo da andar…
Ora di tornare alla base, ma non prima di esserci goduti la cena indiana da Ganesh Ji nel suo suggestivo dehors pergolato sul Rio Marin, con barche e gondole che circolano lentamente. I loro pakora sono sempre a regola d’arte, il paratha integrale ripieno di verdure ottimo, così come le porzioni sempre troppo generose.
Per quest’anno sono a posto, il mio diciottesimo soggiorno veneziano è giunto al termine, ma la ricarica venexiana dovrebbe bastarmi fino all’anno prossimo :-)

rio marin


La mappa di Venezia del Cucchiaio di Legno

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La ricetta

 

risi e bisi

Risi e bisi

Risotto o minestra? Forse tutti e due, ma io questo piatto lo preferisco più “risotto” e meno “minestra”. Di conseguenza, aumentate il brodo se li preferite più “al cucchiaio”. Uno dei piatti simbolo della città, nel XIX secolo, al grido di “risi, bisi e fragole” (=tricolore) i patrioti veneziani reclamavano la loro italianità contro l’occupazione austriaca. Patrioti che forse ora si staranno rivoltando nella tomba… Ma questa è un’altra storia, purtroppo.
Usate un ottimo riso italiano per risotti: il Vialone Nano secondo me è perfetto per garantire l’onda, così come guai a voi se usate i piselli surgelati al posto di quelli freschi ;-) Le dosi sono per 4 persone.

piselli freschi 1 kilo (circa 500 grammi sgranati)
riso Vialone Nano 200 grammi
cipollotto 1
burro di soia 60 grammi
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
prezzemolo 1 mazzetto
brodo vegetale 1,5 litri
parmigiano vegetale 3 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero

Mettete a scaldare il bodo, che dovrà essere bollente.
Sgranate i piselli dal loro guscio e lavateli. Mondate, lavate e tritate il prezzemolo. Mondate e affettate il cipollotto.
In una casseruola capiente, fate sciogliere 30 grammi di burro con l’olio, e rosolate prezzemolo e cipollotto.
Aggiungete i piselli e fate stufare bagnando con qualche cucchiaio di brodo.
Versate il riso, mescolate e versate poco alla volta il brodo mescolando spesso. In 15-18 minuti dovrebbe essere pronto.
Aggiustate di sale, grattugiate il pepe, e unite il resto del burro e il parmigiano vegetale, mescolando bene.
Servite subito.

1 ora

Piaciuto l’articolo? Allora dai un’occhiata anche a:

Il mio giro a Venezia di giugno 2009 (con la ricetta degli zaleti)
Il ristorante ebraico-kosher Gam Gam
Il gelato di Alaska
La mia personalissima versione dei bigoli in salsa

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Kyoto

6 05 2010

kinkaku-ji


秋の夜や
窓の子穴
笛を吹く

一茶

Aki no yo ya
mado no ko ana
fue wo fuku

Issa

Notte autunnale:
il buco nella finestra
soffia come un flauto

Kobayashi Issa

Ed ecco la miniguida n. 5 – questa volta dedicata a una delle città che più amo al mondo. Capitale del Giappone per un migliaio di anni (dal 794 al 1868), l’unica grande città dell’arcipelago a essere stata risparmiata dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale, Kyoto è la quintessenza dell’immagine che noi occidentali possiamo avere del Giappone tradizionale. Le quattro stagioni si susseguono ben distinguendosi una dall’altra, le centinaia di ciliegi si colorano di boccioli rosa in primavera, e gli altrettanti numerosi aceri si tingono di rosso in autunno. Le colline boscose che circondano la città racchiudono decine di antichi templi dove si torna indietro di secoli, l’aria è più rilassata e quasi provinciale rispetto a Tokyo, le biciclette sono quasi più numerose delle automobili ed è facile incrociare geishe e maiko che si muovono veloci e scompaiono fugacemente all’interno delle case da tè.

fade to pink

Non c’è dubbio che le stagioni migliori per visitare Kyoto siano la primavera e l’autunno, per via dei colori di cui si ammanta la città. Ma anche l’estate (estremamente afosa) e l’inverno – gelido!- sono da provare: la prima per i numerosi festival che si tengono nelle calde sere estive, il secondo per ammirare i templi ricoperti di neve.
Ed è proprio in autunno, la stagione in cui secondo me la città dà il meglio di sé, che vi propongo questo giro a Kyoto – con dieci consigli che spero possano tornarvi utili per apprezzare questa città di raffinate e nascoste bellezze.

autumn

1. Kinkaku-ji

Nella malaugurata ipotesi che, andando in Giappone, possiate visitare un solo luogo, ecco cosa andare a vedere. Il Kinkaku-ji (Tempio del Padiglione d’Oro), nato come villa e convertito in tempio zen, è uno dei luoghi più affascinanti della città. Godetevi il giro attraverso il giardino, acquistate un omamori e fermatevi nella casa da tè del tempio (v. punto 8).

vision

2. Gion

Il quartiere a est del Kamogawa, il fiume che divide in due la città, conserva scorci di grande fascino e, data l’alta concentrazione di case da tè, ristoranti e locali notturni, è piuttosto facile imbattersi in una geisha o in una maiko dirette a qualche appuntamento. Hanami-kōji è la strada solitamente più battuta, fiancheggiata da ristoranti e case da tè in legno del XVII secolo, da percorrere con calma, magari svoltando in qualche stradina secondaria. All’incrocio con la Shijō-dōri, fate incetta delle centinaia di varietà di tsukemono (insalatini) da assaggiare e acquistare da Doishibazuke. Non molto lontano, la via più bella di Kyoto, Shirakawa Minami-dōri, con i suoi edifici storici a ridosso del fiume Shirakawa e gli aceri e i ciliegi lungo la riva.

the sound of water

3. I ristoranti vegani

Facilissimo mangiare vegan a Kyoto – due i miei ristoranti preferiti: Cafe Proverbs 15:17, di fianco all’Università e che propone piatti e dolci da ricordare, e il pranzo obanzai al rilassante Vege Note.
Se cenate al Cafe Proverbs, dirigetevi poi in direzione del Kamogawa, per un tè yogi al Salutya Cafe.

vege note

4. Nishiki Ichiba

L’incredibile varietà di cibi del mercato di Nishiki lascia senza parole. Dalle verdure alla frutta autoctona, a preziose varietà di tè, dal tofu fresco al fu, fino ai già citati fagioli tigre e ai negozi di ceramiche artigianali, è un posto dove è facile perdere un paio d’ore guardando, assaggiando e comprando.
Fermatevi nel mentre da Aritsugu, con i migliori coltelli da cucina del Giappone (ergo, del mondo). Se poi non siete saturi di ingredienti giapponesi, vi consiglio anche un salto al reparto alimentari di Daimaru.

shopping

5. Sanjūsangen-dō

Letteralmente “sala delle trentatré campate”, l’austera struttura del XIII secolo ospita al suo interno uno dei tesori più inestimabili e suggestivi della città: 1001 (sì, milleuno) state di Kannon, la dea buddhista della misericordia.

purify yourself

6. La shōjin ryōri

La cucina buddhista zen è uno spettacolo per la vista e per il palato, e oltre che essere assolutamente etica (non si usa nessun ingrediente di origine animale, e i prodotti sono tutti assolutamente stagionali e locali!), è la quintessenza della maestria nipponica in cucina. Due i luoghi dove la shōjin ryōri diventa arte: Kanga An, un tempio seicentesco nel centro di Kyoto, e Haku’un’an, a Uji, nei sobborghi di Kyoto (celebre per le sue piantagioni di tè).

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7. Ryōan-ji

Tempio del XV secolo nei pressi del Kinkaku-ji, è uno splendido complesso appartenente alla scuola zen Rinzai, famoso per il suo giardino kare-sansui (roccia e sabbia), davanti al quale sedersi e meditare. Nei pressi dello stagno Kyoyo-chi c’è poi il ristorante Seigen’in – serve un solo piatto, il tofu bollito (il brodo è vegetale, non c’è pericolo!), da gustare davanti alle ampie vetrate che danno sul suggestivo giardino interno.

zen

8. Tè e wagashi

Gran parte dei wagashi sono senza latte e uova (rifuggite da quelli che presentano pan di spagna e simili), e sono il complemento adatto a una tazza di matcha. Kyoto è piena di case da tè dove provare questa bevanda di un verde brillante, piacevolmente amara. Il mio consiglio è quello di fermarvi nella casa da tè all’interno del Kinkaku-ji, piacevolmente immersa tra alberi secolari, dove potrete degustare un matcha preparato a regola d’arte con un wagashi impreziosito da una sottile lamina d’oro (li trovate poi anche in vendita nel negozio del tempio, da portare a casa per la vostra personalissima cerimonia del tè).
Al mercato di Nishiki, da Haku’un’an e altrove troverete poi in vendita i pregiati tè verdi di Uji.

black, green, white and red

9. Museo Nazionale di Kyoto

Il Kyōto Kokuritsu Hakubutsukan, attualmente in restauro (le splendide collezioni permanenti non sono al momento visitabili), propone anche curatissime mostre temporanee dedicate ad aspetti specifici della cultura e della storia giapponese.

jizo

10. Antiquariato giapponese

Sebbene i prezzi siano molto alti, curiosare per le botteghe di antiquariato sulla Shinmonzen-dōri è un’esperienza davvero piacevole. Poco battuta dai turisti, pur trovandosi nella zona di Gion, è anch’essa fiancheggiata da antiche case in legno. Io non ho comprato nulla, ma sono stato trattato con grande riguardo da Tessaidō, dove potrete girare indisturbati ad ammirare preziosi kakemono del periodo Edo.

blue china

 

La mappa di Kyoto del Cucchiaio di Legno

kinkaku-ji gardens ryoanji pond kinkakuji school trip kinkakuji pond golden leaves autumn leaves coins coins golden a cup of tea so delicious maples maples lake and trees dragon white pagoda trees shinmonzen the guardian old and new watch the step stop to pray just married wish i lived here do you like the view? red sticks red leaves red and green nympheas namamono - tsukemono the monk small change jap veggies this is my cup of tea! traditional shopping raku handmade vintage sanjusangendo doors red aprons road to purification pond kyoto towers serene maples in autumn red, white, green and black

La ricetta, infine…

shiitake dashi

 

Dashi di shiitake

Già sapete delle mie rimostranze nei confronti del dashi normalmente utilizzato in Giappone. Eppure esistono anche altre versioni tradizionali che sono migliori, non solo eticamente, ma anche come gusto. E una di queste è proprio quello preparato con i funghi shiitake. Preparazione base che potrete poi surgelare e utilizzare per i vostri piatti giapponesi. Le dosi sono per 2 litri di brodo.

acqua 2 l
alga kombu 6 cm
funghi shiitake essiccati 100 g
cipollotti 4
sale marino integrale 1 cucchiaino

Mondate i cipollotti.
Mettete l’acqua con l’alga in una pentola con coperchio e portate a ebollizione. Non appena bolle, togliete l’alga, aggiungete i funghi, i cipollotti e il sale.
Fate bollire per 30 minuti.
Trascorso questo tempo, togliete i cipollotti e i funghi, strizzandoli per far fuoriscire tutto il liquido rimasto.
I funghi possono essere poi usati come ingrediente in altre ricette.

40 minuti

Piaciuta la guida? Allora date un’occhiata anche a:

La guida vegetariana a Kyoto di Alessandra
Il tè sencha di Uji di Acilia
Gli articoli su Kyoto di Bunny

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Legumi in vasetto

21 04 2010

canned beans

Devo dire che, per essere scomparso dal blog per gli ultimi 12 giorni, sarei pure potuto tornare con qualcosa di più originale. E invece vi tocca leggere di una delle mie armi di sopravvivenza alla dura e cronica mancanza di tempo che mi impedisce di dedicarmi con la dovuta attenzione a tutto quello che mi piace fare, in primis sbizzarrirmi ai fornelli.

E non di solo seitan vive l’uomo vegan – anzi, in realtà ne mangio molto poco, come già detto qui. Vera base del mio introito proteico è  dato dalle mille varietà di legumi: azuki, ceci, cicerchie, lenticchie dalle svariate fogge e colori, fagioli di ogni tipo, fave, lupini. Impressionante la varietà di legumi che esistono già solo in Italia, per non parlare di quello che si trova all’estero: immaginate la mia espressione stupito-estasiata di fronte a varietà quali il fagiolo-uva (identico a un chicco di uva fragola, per intendersi) o il fagiolo-tigre (dal manto, per l’appunto, identico a quello del felino) scovate a Kyoto (ma ne parlerò in futuro). Non c’è che esultare e meravigliarsi ogni giorno dell’enorme biodiversità agricola, e lottare affinché venga preservata.

Svantaggio dei legumi è che bisogna ricordarsi di cuocerli – crudi così non sono poi un granché ;-) Il che implica messa a mollo la sera prima, cottura in pentola a pressione da 30’ a 2h. Bisogna quindi un attimo organizzarsi – anche perché le varietà in scatola sono decisamente limitate e poi… beh, anche poco ecologiche ed economiche.

E quindi, in previsione di tempi ristretti o quando l’estate si avvicina e di accendere un fornello, soprattutto per sistemarci sopra una pentola che dovrà bollire per almeno un’ora, se ne farebbe decisamente a meno, ogni tanto faccio il bravo massaio e mi dedico a prepararmi una scorta di barattoli già pronti di legumi lessati da svitare per una cena superveloce.

Legumi in vasetto

Vero salvavita in caso di tempi ristretti o di afa estiva, i legumi in vasetto autoprodotti possono essere personalizzati a piacere con l’aggiunta di spezie, erbe aromatiche, alghe e verdure. In questo caso ho preparato in un pomeriggio due pacchi di lenticchie regalatemi a Natale (giusto quella decina di pacchetti…), uno dei miei amatissimi ceci, e diverse varietà di fagioli. Con le dosi indicate di seguito si ottengono circa 6 vasetti da 250 g.

legumi 500 g
cipolla 1
rosmarino
sale marino integrale 1 pizzico

vasetti per conserve con tappi

Mettete a bagno i legumi la sera prima.
Il giorno dopo, affettate la cipolla a fettine e tagliate dei rametti teneri di rosmarino.
Sciacquateli, metteteli in pentola a pressione nelle proporzioni indicate in   basso insieme alla cipolla e al rosmarino, e fateli cuocere,dall’inizio del fischio, per i tempi indicati in basso, a fiamma bassissima.
Nel frattempo sterilizzate i vasetti e i tappi. Metteteli in una pentola grande con acqua fredda, portate a ebollizione e fateli bollire per 30’. Estraeteli con delle pinze e metteteli a scolare a testa in giù su un canovaccio pulito.
Quando i legumi saranno pronti, togliete il coperchio dalla pentola, aggiungete un pizzico di sale e lasciate cuocere ancora un paio di minuti. Travasate il contenuto nei vasetti e chiudete con i tappi.
Per creare il sottovuoto, riponete i vasetti in un pentolone, coprite con acqua e portate a ebollizione. Fate bollire per 30’. Aspettate che l’acqua si raffreddi ed estraete infine i vasetti. Controllate la chiusura sottovuoto: premendo sul centro del vasetto non deve fare “click”. Se lo fa, riaprire il tappo, richiudere, e ripetere l’operazione finale di sterilizzazione in pentola.

da 1 ora  a 2 ore e 30 minuti
più i tempi di ammollo


Tempi di cottura dei legumi
(in pentola a pressione)

azuki, lenticchie, fagioli neri/rossi
1 parte di legumi – 3 di acqua
60’ con ammollo

 ceci, fagioli cannellini/borlotti, piselli interi
1 parte di legumi – 4 di acqua
90’ con ammollo

 lenticchie rosse, piselli spezzati
1 parte di legumi – 3 di acqua
30’ senza ammollo
no pentola a pressione

Vedi anche:

Insalata tiepida di lenticchie giganti
Crema di ceci e fagioli neri

Canned beans
(or lentils, or other pulses…)

My protein staple, beans, lentils and pulses are an everyday component of my meals, And if so is for you, why don’t make them in advance and preserve them in jars? It takes a while, sure, but then it’s so easy to open a jar and just enjoy your daily beans (and don’t forget to add your favourite herbs and spices!).

beans/lentils/pulses 500 g (18 oz.)
onion 1
rosemary
natural sea salt (Atlantic or kosher)

Soak beans overnight.
Cook them with sliced onions and rosemary leaves. When ready, season with a pinch of salt. Pour into sterilized glass jars.

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Londra

9 12 2009

henry and his wives

“When a man is tired of London he is tired of life”

E come dar torto a Samuel Johnson, che già trecento anni fa  scriveva di quanto sia  difficile stancarsi della capitale britannica. Così come non me ne stanco mai anch’io, tanto da averci trascorso le mie ultime vacanze estive, tornandoci per l’ottava volta (complice anche la sterlina debole, una volta tanto!). Ed ecco a voi la terza miniguida del Cucchiaio di Legno, con i miei personalissimi consigli, adatti sia a chi ha intenzione di andarci per la prima volta (ho rivisitato con piacere tanti luoghi già visti e conosciuti, avendo accompagnato un amico “neofita” della città), sia per chi invece la bazzica di frequente. Sempre ben accetti i vostri suggerimenti, di cui farò tesoro per la mia nona visita ;-)

bread galore

  • Covent Garden Piazza al sabato pomeriggio, con artisti di strada davanti alla St. Paul’s Church e con il mercato alimentare (da provare le delizie vegetariane libanesi).

  • Il mix di Cina e Inghilterra di Chinatown, con una delle più antiche comunità cinesi in Europa.

  • L’offerta teatrale su Shaftesbury Avenue. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

  • Piccadilly Circus, uno dei cuori pulsanti e delle icone più famose di Londra.

brown, please!

  • Un salto al Japan Centre su Piccadilly: il sushi vegano con riso integrale è impareggiabile. Oltre alla possibilità di reperire ingredienti rintracciabili solo in Giappone.

  • Le querce e l’atmosfera rilassata di Green Park, la vista su Buckingham Palace dal Mall, e gli scoiattoli sfrontati di St. James’s Park.

  • L’imponenza di Trafalgar Square.

  • Una cena da Mildred’s, sempre e costantemente affollato. Ma vale la pena aspettare per la torta tartufata al cioccolato e arancia.

thanks, sir foster!

  • Il British Museum a più riprese. O almeno una visita alle Sainsbury African Galleries, un’ottima introduzione all’Africa subsahariana, alla Mexican Gallery (sala 27) con la sinistra maschera di Tezcatlipoca (sì, è un teschio vero ricoperto di pietre preziose), e alla King’s Library, compendio delle idee illuministiche alla base della creazione del museo, o ancora le ricche collezioni dedicate alla Cina e all’Asia meridionale delle sale 33 e 34. Naturalmente, da non perdere assolutamente, nonostante le folle oceaniche, la Stele di Rosetta (sala 4) e i marmi del Partenone (sala 18).

  • Shopping gastronomico da Alara Wholefoods, dove potrete trovare il burro d’arachidi a pezzi grossi o quello golosissimo di anacardi, i flapjack biologici e i biscotti scozzesi senza burro e uova, oltre a un vasto assortimento di spezie, cosmetici naturali e integratori. D’obbligo pranzare al loro buffet vegetariano, economico ed estremamente soddisfacente.

  • Spulciare le centinaia di ricettari in vendita da Books for Cooks, comodamente seduti sul divanetto centrale. Senza possibilmente lasciarci lo stipendio. Sì, lo so, è difficile.

  • Lasciarsi sopraffare dal profumo inebriante che si respira da The Spice Shop, dove una quantità esorbitante di spezie fa bella mostra di sé nel claustrofobico negozietto di Notting Hill.

london holidays

  • “All you can eat” è il motto del ristorante cino-thailandese Buffet V. Tutto veg, of course. Un’altra opzione simile la propone il minuscolo Chi Vegan Noodle Bar, dietro Trafalgar Square.

  • Se non ce la fate proprio a farne a meno, il migliore caffè espresso di Londra lo trovate da Algerian Coffee Stores, con un’impressionante selezione di caffè, tè e prodotti dolciari provenienti da tutta Europa.

  • Se capitate a Londra in agosto e settembre, quando la regina è in vacanza in Scozia, è divertente e un po’ kitsch visitare le sale aperte al pubblico di Buckingham Palace. Anche se la collezione di abiti della regina l’avrei volentieri evitata.

  • Shopping su Oxford Street e Regent Street, soprattutto per fare il pieno di CD e DVD scontati da HMV o navigare gratis all’Apple Store.

japanese sweeties

  • Gustarsi un tè con dolci tipici giapponesi (la maggior parte dei wagashi sono vegan) da Minamoto Kitchoan, pasticceria del Sol Levante su Piccadilly. Oishii!

  • Dedicare un’altra intera giornata ai capolavori contenuti nella National Gallery, con la sua carrellata di pittura europea dal Medioevo al XIX secolo, da Giotto a Degas.

  • Per un vero tè inglese con vista su Londra, dirigersi al Portrait, il ristorante della National Portrait Gallery.

  • Almeno una serata nei locali e pub di Soho, cena inclusa (magari a base di bento vegetariano da Osatsuma).

  • gargoyles & co.

  • La magnificenza della Westminster Abbey, capolavoro dell’architettura medievale inglese e uno dei luoghi che reputo più suggestivi della capitale inglese. Il mio consiglio, quando è affollata di visitatori, è quello di rifugiarsi nella vetusta e disadorna St. Faith’s Chapel, di fianco al Poets’ Corner. Insieme alla contigua St. Margaret’s Church, la cattedrale è inserita dall’Unesco fra i siti patrimonio dell’umanità.

  • Un giro in barca sul Tamigi è divertente, soprattutto per i commenti dei marinai, più gossip che spiegazione turistica, da Westminster verso est, fino a Greenwich. E a Greenwich tornate indietro con la metro, non senza prima aver percorso a piedi il Greenwich Foot Tunnel, passaggio pedonale proprio sotto il fiume. E l’umidità si sente eccome!

  • Le decine di tesori conservati nella Tower of London, altro sito iscritto nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La normanna White Tower centrale è uno dei miei scorci londinesi preferiti.

  • Salire sulla passerella aerea di uno dei simboli più noti della città, il Tower Bridge.

  • you should be working

  • Pranzare nella cripta della chiesa cockney di St. Mary-le-Bow, in quello che era lo storico The Place Below, ora divenuto, da pochi mesi, Café Below. O anche fuori all’aperto.

  • Assistere a uno dei numerosi spettacoli proposti dal Southbank Centre.

  • Un po’ troppo turistico per i miei gusti, ma effettivamente la vista sulla città dal British Airways London Eye è impareggiabile. Anche se ho francamente temuto per la tenuta della capsula quando, in cima alla ruota, quelle cinque americane oversize con un balzo si sono spostate tutte insieme verso l’esterno per scattare foto ricordo.

  • Ottima selezione di pane di ogni genere da Konditor & Cook. Mmm… Pane alle noci, olive o di segale? Vabbè, provo tutto.

  • a pint, please

  • La birra al pub è un’istituzione britannica. Tanto vale berla nel suggestivo George Inn, pub storico del XVII secolo iscritto al National Trust. E gli inglesi diventano mooooolto più loquaci quando bevono. Poi per farli smettere potete tirargli la bottiglia vuota in testa.

  • Sempre se capitate a Londra in estate, vale la pena partecipare alle visite guidate alle Houses of Parliament nel Palace of Westminster (anch’esso iscritto nell’elenco UNESCO), e capire come suona il politichese al di là della Manica. Che sembrerebbe suonare meglio che nel Belpaese, soprattutto quando si scopre che qualunque cittadino di Sua Maestà può presentarsi in parlamento e richiedere un colloquio immediato con un deputato, qualora presente.

  • I 13 gusti di gelato vegan, tutti senza latte di soia e zucchero (ma a base di latte di cocco, anacardi e sciroppo d’agave), che troverete da Inspiral Lounge. Il raw chocolate è D-i-V-i-N-o.

  • Mettere a dura prova fiato, claustrofobia e vertigini salendo in cima alla St. Paul’s Cathedral, il capolavoro di Christopher Wren miracolosamente scampato ai bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale. Gli interni sono altrettanto magnifici. Sempre che sopravviviate alla salita.

  • E infine ringrazio Alice per avermi fatto scoprire Saf, uno dei templi mondiali della cucina vegan, con un eccelso menù crudista e una costante ricerca e innovazione gastronomica. I “ravioli di rapa rossa con ricotta di anacardi e verdure croccanti con fichi al balsamico e olio di zucca” (senza pause!!!) sono il degno commiato a una città che riesce a riservare  ogni volta piacevoli sorprese e stimoli sempre nuovi.

  • i love raw food

     

La mappa di Londra del Cucchiaio di Legno

catching the flight

 

La ricetta, infine…

bubble & squeak

Bubble and squeak

Classico piatto a base di avanzi, si prepara tradizionalmente con le verdure avanzate dell’arrosto della domenica. Nulla vieta comunque di prepararlo appositamente, dato che è una ricetta assolutamente squisita e molto adatta al freddo invernale che sta arrivando. Le patate sbucciatele dopo la lessatura, e volendo unite anche altre verdure (le più adatte sono carote e cavolini di Bruxelles). Volendo potete sostituire il burro con dell’olio di girasole bio, possibilmente altoleico, in modo da sopportare le alte temperature. Le dosi sono per 4 persone.

patate 450 g
cavolo cappuccio 250 g
cipolla 1
burro di soia 70 g
olio di girasole altoleico 2 cucchiai
acqua 3 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero

Portare a ebollizione dell’acqua con un pizzico di sale. Lessare le patate per 25’. Fatele raffreddare, sbucciatele e tagliatele a pezzetti. Schiacciatele insieme a 55 g di burro, un pizzico di sale e pepe.
Affettare il cavolo. Metterlo in una padella antiaderente con 15 g di burro e l’acqua su fuoco medio e coprire. Cuocere per 10’. Aggiungerlo alle patate e controllare di sale e pepe.
Mondare e affettare la cipolla. Scaldare l’olio in una padella antiaderente e ammorbidire la cipolla. Aggiungere la miscela di cavolo e patate e schiacciarla in modo da ottenere un tortino.
Cuocere il tortino per 15’, poi girarlo sull’altro lato, e cuocere per altri 10’.

1 ora e 20 minuti 

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Ful all’etiope

26 09 2009

ethiopian ful (fava bean cream with vegetables cubes) da te.

Piatto tipico egiziano, il ful medames è una ricetta a base di fave (“ful” nella lingua dell’antico Egitto), prezzemolo, aglio, cipolla e succo di limone. Particolarmente sostanzioso, è popolare in tutto il Medio Oriente come colazione saziante nei giorni di Ramadan. Oltre che in Egitto, è consumato regolarmente in Israele, Siria, Libano, Sudan, e giù fino in Etiopia e Somalia. Qui ve lo propongo nella versione etiope, preso dal bel ricettario, che vi consiglio caldamente di consultare, della IVU (un titolo come Recipes around the world non può che destare la mia più profonda ammirazione, no?)

Ful all’etiope

Potete usare anche delle fave lesse in scatola, per abbreviare i tempi di cottura. Però se le cuocete voi, è meglio! Le dosi sono per 4 persone. Da servire possibilmente con del pane injera. In mancanza, scegliete del pane arabo o una francofona baguette.

fave secche decorticate 200 g
pomodoro 1
peperoncino 1
cipolla ½
olio extravergine d’oliva 5 cucchiai
cumino in polvere 1 cucchiaino
peperoncino in polvere 1 pizzico
sale marino integrale 1 cucchiaino

Cuocete le fave in 800 ml d’acqua per 40’. Al termine della cottura aggiungete il sale. Scolatele tenendo da parte un mestolo della loro acqua di cottura. Schiacciatele riducendole in poltiglia, se necessario aggiungete dell’acqua.
Aggiungete l’olio, il cumino e il peperoncino in polvere, mescolate bene il tutto.
Lavate pomodoro e peperoncino, sbucciate la cipolla e tagliate tutto a cubetti.

1 ora circa

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