Cake di miglio, porri e zucchine

6 10 2013

millet, leek and courgette cake

Il miglio è uno dei quegli ingredienti che ogni volta che lo utilizzi ti convincono sempre di più. Innanzi tutto è uno dei pochi cereali integrali che cuociono in poco tempo (difficilmente ho superato la ventina di minuti affinché l’acqua si assorbisse). Poi è un’ottima fonte di magnesio e ferro, ma soprattutto è senza glutine, perfetto per chi soffre di celiachia. È piacevolmente dolce, e assorbe bene i sapori degli altri ingredienti che lo accompagnano. E soprattutto ha il vantaggio di compattarsi perfettamente una volta raffreddato, quindi perfetto per sformati o cake salati, o per polentine un po’ diverse dal solito. Okay, ai più fa venire sempre in mente il mangime dei canarini, peccato però aver ormai dimenticato che era largamente utilizzato per l’alimentazione umana in Europa (rimane ingrediente comune in Africa e Asia), e pure da noi, fino al XVIII secolo, era uno dei cibi-base in Italia settentrionale (Emilia-Romagna in testa).

La ricetta è facilissima da preparare, realizzata fra un impegno e un altro di una domenica pomeriggio sempre troppo indaffarata, per la sera e, soprattutto, per i primi giorni della settimana iniziante in cui il tempo da dedicare in cucina è praticamente nullo. Si conserva in frigo, si taglia a fette, e si fa arrostire in padella antiaderente senza condimenti, arricchendosi così anche di una piacevole crosta croccante.

 

Cake di miglio, porri e zucchine

Al posto del sale marino integrale previsto nella ricetta potreste aggiungere un tocco diverso al piatto con un sale aromatizzato, come ad esempio un sale affumicato, che ben contrasta con la tipica dolcezza del miglio, delle zucchine e del porro. Oppure niente contrasti e un bel tono su tono con un sale rosso all’argilla. Le dosi sono per 6 persone.

miglio 250 g
acqua 1 litro
zucchine 3
porro 1
mandorle 40 g
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
sale marino integrale 1 pizzico abbondante

Tostate le mandorle in un padellino per 5’, facendo attenzione che non brucino, e poi tritatele grossolanamente.
Lavate e mondate le verdure, tagliatele a fette. Versate 2 cucchiai di olio in una padella antiaderente, rosolatevi il porro e le zucchine fino a che non si ammorbidiscano.
Portate l’acqua a ebollizione, versatevi il sale e il miglio lavato, abbassate il fuoco non appena riprende il bollore e coprite con un coperchio.
Dopo 20’-25’, non appena il miglio avrà assorbito tutta l’acqua, unitevi le verdure rosolate e mescolate bene. Versate il composto in uno stampo da plumcake leggermente oliato e spianatelo bene con un cucchiaio inumidito di acqua.
Lasciate raffreddare, estraetelo capovolgendo lo stampo e tagliatelo a fette, guarnendo con le mandorle.

40 minuti
+ raffreddamento

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Torta di albicocche secche, zenzero e cannella

5 05 2013

dried apricot, cinnamon and ginger cake

Qui la primavera tarda decisamente a manifestarsi nella sua pienezza e, più che alla fine di aprile e inizio di maggio, viene da pensare di essere prossimi al Natale. E così viene anche voglia di rispolverare ricette che farebbero più pensare alla stagione fredda che non al clima solitamente più mite di questo periodo dell’anno. La ricetta è quella di una classica torta a doppio strato anglosassone, con la particolarità di essere senza glutine. Non mi ero mai cimentato fino ad ora con lievitati di questo tipo, e devo dire che il risultato è stato più che soddisfacente. Gran parte dei dolci senza glutine fanno uso di uova nell’impasto a supporto della lievitazione, ma è possibile creare una torta al contempo gluten-free e cruelty-free senza problema, con l’aiuto di lievito e farina di tapioca. In questo caso il mix di farine di partenza prevede l’utilizzo di cereali come il riso integrale, il miglio e il sorgo (quest’ultimo di non facilissimo reperimento, ma si può trovare online su Tibiona), che donano una consistenza piacevolmente umida e soffice.
È un dolce da preparare con cura e con calma, in più tempi. Dapprima la crema di albicocche e cannella, che servirà da copertura. Poi la doppia torta, per esagerare davvero come si fa al di là dell’Atlantico. E poi i tempi di riposo, per permettere alla copertura di rassodare e solidificare bene. Ed è da gustare anche con calma, dato che è decisamente ricca e consistente, oltre che profumatissima.
E con un dolce così, lo vogliamo chiudere un occhio su questa primavera anomala e piovosa?

Torta di albicocche secche, zenzero e cannella

Relativamente agli ingredienti, per cui è necessaria un po’ di ricerca, oltre alla farina di sorgo figurano il tofu vellutato compatto, una versione di tofu vellutato meno morbido di quello solitamente in commercio nei negozi di alimenti naturali. In Europa si trova quello in contenitore asettico della Morinaga (Mori Nu extra-firm). Io l’ho comprato a Londra a febbraio, ma in Italia l’ho intravisto anche in negozi specializzati in alimenti etnici e orientali (come Kathay a Milano). In mancanza di questo, usate il normale tofu vellutato, avendo cura di pretrattarlo, ponendo un piccolo peso sopra e lasciandolo un’oretta per far uscire quanto più liquido possibile, asciugatelo con un tovagliolo di carta, e nella ricetta della copertura aumentate il burro di anacardi a 90 g e lo zucchero a 50 g e diminuite lo sciroppo d’acero a 70 ml.
L’estratto naturale di vaniglia è un ingrediente tipico della pasticceria americana, mentre da noi non è facilmente reperibile. Potete acquistarlo online (anche qui) o farlo da voi. Oppure sostituirlo con della vaniglia naturale macinata.
Avrete infine bisogno di due teglie per torta da 20 o 24 cm, a seconda dell’altezza che vorrete ottenere. Le dosi sono per 12-16 fette.

Per la copertura di albicocca e cannella
tofu vellutato compatto (Mori Nu) 350 g
estratto naturale di vaniglia 15 ml
composta di albicocche 40 g
burro di anacardi 70 g
cannella in polvere ½ cucchiaino
sciroppo d’acero 90 ml
zucchero grezzo di canna 30 g
sale marino integrale 1 pizzico

Miscelate con il mixer in maniera uniforme. Fate raffreddare in frigo e lasciate rapprendere almeno il giorno prima.

Per la torta

Ingredienti secchi:
farina di riso integrale 135 g
farina di miglio 125 g
farina di sorgo 135 g
semi di sesamo 40 g
farina di tapioca 25 g
cannella macinata 3 cucchiaini
sale marino integrale 3 g
lievito per dolci al cremortartaro 10 g
albicocche secche 100 g

Ingredienti liquidi:
olio di girasole deodorato 60 ml
olio vergine di cocco 50 g
purea di mele 90 g
sciroppo d’acero 180 ml
melassa 240 g
zucchero integrale di canna 65 g
succo fresco di zenzero 2 cucchiai (ottenuto grattugiando una grossa radice di zenzero sbucciata)
estratto naturale di vaniglia 15 ml
latte di cocco 400 ml
acqua 60 ml

Per il ripieno
composta di albicocche a piacere

olio di girasole e farina di riso o miglio o sorgo per le teglie
albicocche secche per decorare

Tagliate le albicocche a pezzetti. Macinate i semi di sesamo con un macinacaffè.
Accendete il forno a 190°C (170°C se ventilato). Oliate e infarinate due tortiere.
Mescolate gli ingredienti secchi (compresi i semi di sesamo macinati) e aggiungete le albicocche a pezzetti.
Miscelate in maniera omogenea gli ingredienti liquidi e unite al resto, mescolando con un cucchiaio di legno per amalgamare il composto, che andrà poi suddiviso in maniera uguale nei due stampi da torta.
Infornate gli stampi e cuocete per 30-40 minuti. Verificate con un bastoncino o un tester per torte che l’impasto sia cotto, estraete dal forno e lasciate raffreddare.
Ponete la prima torta su un piatto al contrario (la parte bassa piatta sarà sopra) e spalmatevi la composta di albicocche. Ricoprite con la seconda torta (sempre appoggiata all’incontrario) e infine stendete con una spatola la copertura di albicocche e cannella sulla parte superiore e sui bordi. Lasciate rapprendere in frigorifero per almeno due ore (meglio ancora se la preparate il giorno prima).
Prima di servirla, reidratate le albicocche secche intere per un paio d’ore, scolatele e asciugatele, e usatele come decorazione sulla torta.

1 ora e 10 minuti
+ tempi di riposo

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Rosette al cioccolato e pistacchio

28 11 2012

chocolate and pistachio roses

Qual è il vostro ricettario preferito? O quello di cui siete maggiormente soddisfatti per l’acquisto? Per me è abbastanza semplice: da goloso quale sono senza ombra di dubbio è La Cucina Etica Dolce, di Dora Grieco e Roberto Politi. Pubblicato due anni fa, è una ricca raccolta di dessert della tradizione, ricette da chef (scritte da Giuseppe Morra) e dolci naturali (opera di Silvia Tonelli). Ma soprattutto le ricette sono a prova di errore. E quest’autunno esce la riedizione, aggiornata con il contributo di due cari amici, Silvia Voltolini e Fabrizio Trevisson (sì quelli della Pasticceria Delizi di Andezeno!). La pasticceria non c’è più purtroppo: avrebbero dovuto aprirne una interamente vegan nei pressi di Torino ma, a causa di divergenze con il socio, il progetto non si è realizzato, sebbene, in cuor mio, nutra sempre la speranza che si tratti solo di un “ritardo” per l’avvio di una nuova attività. Nel frattempo è stata avviata la consueta produzione di panettoni vegan (i migliori in circolazione, senz’ombra di di dubbio), e i due si danno da fare anche con corsi e consulenze. Il capitolo aggiuntivo da loro curato è interamente dedicato al cioccolato, dove verrà svelato come temperarlo senza sporcare mezza cucina, creare dolcetti e praline e magari farvi venire voglia di aprire una cioccolateria vegan. Di seguito una delle loro ricette, dei pasticcini al cioccolato dal tocco maghrebino. Il risultato è eccezionale, assaggiato a casa loro in un pomeriggio di metà autunno. Ah dimenticavo… ho avuto anche il piacere di curare le fotografie che corredano il loro capitolo!

 

Rosette al cioccolato e pistacchio
di Silvia e Fabrizio

In questa particolare ricetta i cioccolatini vengono preparati su una base di pasta di mandorle e poi tuffati nel cioccolato. Questa tecnica permette di evitare l’utilizzo degli stampi per cioccolatini, quindi molto più semplice da realizzare. La ricetta permette di ottenere 1 kg di cioccolatini.

Per il marzapane
farina di mandorle 125 g
zucchero a velo 225 g
sciroppo di glucosio 150 g

Per la ganache al cioccolato e pistacchio
cioccolato fondente 70% 190 g
panna di soia 100 g
pasta di pistacchio 30 g

Per la copertura
cioccolato fondente 70% temperato

Per guarnire
pistacchi

Preparate il marzapane

Setacciate molto accuratamente la farina di mandorle e lo zucchero a velo aiutandovi se necessario anche con un pestello o un cucchiaio. Il risultato dovrà essere una polvere molto molto sottile. Formate una fontana, aggiungete lo sciroppo di glucosio e impastate energicamente fino a ottenere un impasto liscio e compatto.

Preparate la ganache al cioccolato

Versate la panna di soia in un pentolino e fatela andare a fiamma bassa fino all’ebollizione.Nel frattempo sminuzzate finemente il cioccolato fondente al 70% e mettetelo in un contenitore resistente al calore.

Quando la panna di soia avrà raggiunto il bollore, versatela tutta in una volta sul cioccolato fondente e attendete 1 minuto prima di lavorarlo, in modo che il composto arrivi alla giusta temperatura, circa 50° C

Con un cucchiaio di legno cominciate a girare la ganache dal centro, lentamente, finché i due ingredienti non si saranno amalgamati perfettamente.

Lasciate raffreddare per 30 minuti e aggiungete la pasta di pistacchio.

Preparate le rosette

Stendete con il mattarello il marzapane allo spessore di 5 mm. Con l’aiuto di un coppapasta ritagliate delle basi rotonde e disponetele su carta da forno.

Preparate una sacca da pasticcere con bocchetta a stella N° 8 e riempitela con la ganache al cioccolato e pistacchio.

Formate delle rosette sopra i dischi di marzapane e subito decorate con un pistacchio.

Lasciate riposare per almeno 30 minuti in modo che si formi una leggera crosticina.

Nel frattempo temperate il cioccolato.

Con l’aiuto di una forchettina immergete 2/3 delle rosette nel cioccolato fondente temperato. Adagiate il cioccolatino sulla carta forno e lasciate completamente raffreddare. Eliminate con un coltello il cioccolato in eccesso sui bordi del cioccolatino. Mettete i cioccolatini nei pirottini e serviteli.

40 minuti

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Confettura speziata di mele e scorze di agrumi

17 03 2012

spicy apple and citrus fruit peel jam

No, il mio silenzio di queste tre settimane non è dovuto a una fuga in Lapponia dettata da rimembranze estive. Né a vacanze forzate o a una disintossicazione dal blog. Semplicemente è che, per complicarmi ulteriormente la vita, due mesi e mezzo fa ho accettato una proposta di lavoro che mi interessava molto. Con un solo piccolo neo. L’azienda in questione è a 120km da casa mia (per chi fosse curioso, sono finito qui). Le ultime tre settimane sono quindi coincise con le ultime consegne nella precedente società, con l’inserimento nella nuova, con il trasloco, e con il fatto di dover fare e disfare valigie non solo per le mie trasferte lavorative, ma anche per andare e tornare da Torino nei fine settimana. Quindi poco tempo per spignattare, sebbene la casa nuova sia dotata di una cucina abbastanza spaziosa. Al momento sto essenzialmente vivendo di cereali, legumi, frutta e tanta verdura. E riscoprendo i vantaggi del congelatore per sopravvivere da professionista-indefesso-nonché-single-dal-lunedì-al-venerdì. Per fortuna che per colazione mi sono portato almeno un po’ di vasetti di questa confettura invernale speziata preparata tempo fa.

Confettura speziata di mele e scorze di agrumi


Utilizzate delle mele biologiche, in modo tale da non doverle sbucciare e abbreviare così i tempi di preparazione. A me piace tenere la buccia perché la frutta rimane più consistente, e se ne assumono inoltre tutte le fibre. Nel caso voleste una confettura più omogenea, sbucciate pure. L’utilizzo delle scorzette di agrumi (che potrete preparare in casa seguendo questo banalissimo procedimento) dà una piacevole nota fresca a questa marmellata. Le dosi sono per 6 vasetti da 250 g.

mele 2,5 kg
zucchero di canna integrale (dulcita) 600 g
cannella 12 g
chiodi di garofano 24
scorzette di agrumi essiccate 6 cucchiai

Lavate le mele.
Tagliate le mele a pezzetti senza sbucciarle, e lasciatele a macerare un’ora con gli altri ingredienti.
Nel frattempo potete sterilizzare i vasetti in acqua bollente per alcuni minuti. Toglieteli poi dall’acqua con delle pinze e lasciateli asciugare capovolti su un panno.
Mettete sul fuoco in una pentola, e portate a ebollizione.
Abbassate la fiamma e cuocete, mescolando di tanto in tanto, per un’ora abbondante. La confettura si dovrà essere addensata.
Invasate quindi la confettura ancora bollente nei vasetti, chiudeteli e capovolgeteli, in modo che si formi il sottovuoto. Lasciateli raffreddare.

30 minuti di preparazione +
1 ora di riposo +
1 ora di cottura +
raffreddamento

 
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Lenticchie rosse speziate

30 11 2011

spicy red lentils

Le lenticchie? Ma non portano soldi? Boh, io questo effetto collaterale ancora non l’ho visto. Per fortuna che almeno sono un’ottima fonte di proteine, ferro, zinco e magnesio. E che c’è solo da sbizzarrirsi nella scelta di quelle disponibili sul mercato: da quelle marroni (le onnipresenti inscatolate) a quelle verdi (un po’ pugliesi, come le Altamura, un po’ d’Oltralpe, di Le Puy), da quelle rosse a quelle bionde, fino alle tonalità rosa pallido (le lentillon rosé della Champagne – uhm, varran bene un viaggio in Francia?). Ma il mio imperituro amore va alla farina di lenticchie per ora soltanto scovata oltreconfine (più precisamente a Jausiers, in Alta Provenza). Nell’attesa di mettere nuovamente le mani su preziosi pacchetti verde scuro, da cui viene fuori una farinata poco ortodossa ma divina, mi accontento con una ricetta veloce, sanissima (Z-E-R-O grassi) e indian-speziata come piace a me.

Lenticchie rosse speziate

Volendo potete ottenere anche una zuppa semplicemente aggiungendo più brodo (1,2 litri). Il brodo vegetale lo potete fare da voi con (scarti di) verdure biologiche e un po’ di sale marino integrale, oppure con del dado biologico. Da notare che si tratta di una ricetta senza grassi e olio, volendo se ne può aggiungere un filo a crudo alla fine, ma sinceramente la trovo perfetta anche senza. Le dosi sono per 4 persone.

lenticchie rosse decorticate 225 g
cipolla 1
sedano 2 gambi
alloro 1 foglia
brodo vegetale 800 ml
curcuma in polvere 3 g (1/2 cucchiaino)
zenzero in polvere 3 g (1/2 cucchiaino)
sale marino integrale 1 pizzico
pepe nero 1 grattugiata abbondante 

Portate il brodo a ebollizione. Nel frattempo lavate e mondate il sedano e pelate la cipolla. Tritateli nel mixer. Raccogliete tutti gli ingredienti in una pentola e mettete a cuocere a fuoco lento per 40’ da ebollizione.
Prima di servire, eliminate soltanto la foglia di alloro.

45 minuti

Colgo l’occasione per accettare l’invito di Bibi e questa ricetta va ai bambini di Rocchetta Vara. Per maggiori informazioni leggete qui.

Per i patiti delle lenticchie, come me, consiglio anche:

La zuppa di lenticchie rosse e miglio
L’insalata tiepida di lenticchie giganti
I legumi in vasetto

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Tofu di canapa con uvetta e pinoli (e digressione universitaria)

1 09 2011

hemp tofu with raisins and pinenuts - tofu di canapa con uvetta e pinoli

La settimana scorsa è stata la mia ultima settimana di ferie. Non che mi possa lamentare, quest’anno mi è andata di lusso, sono stato via dal lavoro per quattro settimane. E giuro, non ne ho sentito minimamente la mancanza. Comunque, l’ultima settimana, oltre a sessioni ravvicinate con la lavatrice, assidua frequentazione della palestra finalmente svuotata (è stupendo allenarsi senza nessuno che ti occupi proprio la panca che ti serviva per mezz’ora perché deve fare tre set intervallati da tre sessioni di amabile conversazione con il compagno di allenamenti) e amene corse-sauna lungo il Po, ho avuto anche la brillante idea di andare a recuperare il mio diploma di laurea, abbandonato a se stesso in segreteria di facoltà da più di otto anni.

Ora, dovete sapere che la Facoltà di Scienze Politiche di Torino (a cui mi ero iscritto al termine del liceo con velleità da carriera diplomatica – tornassi indietro seguirei la ragione – Economia – o il cuore – Lingue) è stata trasferita in questi anni da Palazzo Nuovo, nota cava d’amianto in centro città, a una splendida area in disuso dell’Italgas che si rifà alla Belgrado post-bombardamenti Nato, probabilmente con lo scopo di abituare i futuri diplomatici. In questo trasloco sono stati forzatamente trascinati dietro pure i cugini fighi di Giurisprudenza. Anche la segreteria, ai miei tempi ricavata in una sorta di bunker a piano terra nei pressi della Mole Antonelliana è stata trasferita lì, e unificata a quella di Giurisprudenza. Ma a quanto pare non sembra essere cambiata solo la sede…

24 agosto 2001 – ore 8.50 – Arrivo in segreteria studenti per variazione del piano di studi. Il professore di Economia Internazionale con cui ti laurei reputa assolutamente vitale che tu sostenga almeno un esame di Econometria. Ma ti è ancora andata di lusso, a quella prima di te che voleva trattare l’impatto economico dell’ebola in Congo le è toccato inserire Patologia Generale a Medicina. Alla fine sei stato fortunato, e poi c’è solo un 1kilometro di coda.
24 agosto 2011 – ore 8.50 – Arrivo in segreteria per recupero del diploma. Cinque persone in attesa, nonostante gli uffici siano ora comuni a Giurisprudenza e Scienze Politiche.

24 agosto 2001 – ore 9.00 – Apertura della segreteria, scene di linciaggio per recupero del numero alla macchinetta. Ma è rotta. Anche questa volta. Dallo stanzino degli uffici esce la sosia di Miss Piggy gettando sulla folla dei tagliandini numerati plastificati. Unti.
24 agosto 2011 – ore 9.00 – Apertura della segreteria, due computer touch-screen ti fanno anche un chai latte (di soia) mentre recuperi il tuo numero.

24 agosto 2001 – ore 9.05 – Aspetti fuori, tanto i 30 metri quadri di segreteria si sono già trasformati nella sala partenze della stazione ferroviaria Chitpur di Calcutta. Poi meglio i 30° gradi di Via Verdi che i 30° della segreteria dove l’aria condizionata è sempre rotta.
24 agosto 2011 – ore 9.05 – Ti siedi nella confortevole sala d’aspetto di 70 metri quadri, con impianto di climatizzazione autoregolato, in attesa che il tuo numero compaia sul megaschermo di fronte a te.

24 agosto 2001 – ore 9.30 – Che fortuna, hanno passato già una persona.
24 agosto 2011 – ore 9.30 – È il tuo turno, entri nella seconda sala, un lungo corridoio, e ti accomodi sulla sedia posizionata di fronte allo sportello che ti è stato indicato sul megaschermo. Ad aspettarti la sosia di Pamela Anderson, scollacciata e sorridente.

24 agosto 2001 – ore 9.35 – Dai, forse ora chiamano il secondo. Nel frattempo cerchi di non farti notare da quello con l’alito fetente che ti ha ammorbato con i suoi racconti durante l’attesa per l’esame di Economia Monetaria a fine giugno.
24 agosto 2011 – ore 9.35 – Stai controllando che i dati sulla pergamena siano tutti corretti e firmi la ricevuta che ti viene porta dalla Anderson, che ti saluta con un caloroso arrivederci.   

24 agosto 2001 – ore 10.00 – Ancora attesa. Il tipo con l’alitosi ti sta ora ammorbando a proposito della sua tesi di laurea. In cuor tuo lo maledici.
24 agosto 2011 – ore 10.00 – Sei già a casa e ti chiedi cosa possa aver contribuito a un cambiamento così straordinariamente positivo.

24 agosto 2001 – ore 10.30 – È il tuo turno. Presenti la variazione del tuo piano di studi a Miss Piggy, che con un grugnito e una risatina sadica ti dice che la marca da bollo da applicare non è quella corretta e che devi ritornare lunedì mattina perché al venerdì pomeriggio sono chiusi. In cuor tuo maledici Miss Piggy, il tuo professore, la tua scelta universitaria e già che ci sei rimaledici il tipo di prima che sta sgomitando dietro di te perché è il prossimo in coda.
24 agosto 2011 – ore 10.30 – Sei giunto alla conclusione che è sicuramente merito dei cugini fighi di Giurisprudenza, esci e te ne vai al negozio bio a comprarti un panetto di tofu di canapa per la ricetta qui sotto.   

Tofu di canapa con uvetta e pinoli


Il tofu di canapa è un ottimo alimento proteico ottenuto dai semi della Cannabis Sativa, con un ottimo profilo amminoacidico e un’elevata concentrazione di fibre. In Italia è prodotto da Armonia e Bontà, e commercializzato con il nome di
Hemp-Fu. Pur conoscendone l’esistenza da quando è uscito qualche anno fa, non l’avevo ancora mai provato. E devo dire che è stato un colpo di fulmine. Rispetto al tofu classico è più saporito e friabile, e passato in padella è davvero eccezionale, in quanto tende a formare una gustosa crosticina. La ricetta non è mia, l’ho presa da questo libro qui, e naturalmente si prepara in pochi minuti. Le dosi sono per 4 persone.

tofu di canapa 480 g
uvetta 25 g
pinoli 25 g
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
prezzemolo fresco 1 manciata
sale marino integrale 1 pizzico

Mettete a bagno l’uvetta in acqua tiepida. Tagliate il tofu a cubetti.
Scaldate l’olio in una padella antiaderente e saltatevi i cubetti di tofu per qualche minuto. Aggiungete poi le uvette scolate e i pinoli e saltate per 5’, fino a che non si formi una crosticina sul tofu.
Salate e spolverizzate con prezzemolo fresco tritato.

15 minuti

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Sale al rosmarino

10 07 2011

homemade rosemary salt

Quasi mi vergogno di pubblicare una (pseudo)ricetta del genere, ma ultimamente sono particolarmente pigro in cucina (e dietro l’obiettivo della macchina fotografica). In teoria avrei anche pronta una ricetta un po’ più consistente, preparata un mese fa ormai, ma mi toccherà aspettare la prossima primavera per la pubblicazione, essendo a base di asparagi, decisamente fuori stagione a metà luglio…
Quindi, nell’attesa che la pigrizia faccia le valigie e se ne vada in vacanza, mi accontento di fornirvi un piccolo suggerimento per crearsi una scorta di sale aromatizzato particolarmente profumato. E perché no, regalarne anche in giro.

Sale al rosmarino

Preferite naturalmente mazzi di rosmarino freschissimi e profumati (meglio se appena colti). Per il sale di rigore quello marino integrale non iodato, altrimenti c’è anche la possibilità di sbizzarrirsi con sali più pregiati ormai facilmente rintracciabili nei negozi di specialità alimentari o di alimenti biologici. Le dosi sono per 4 vasetti da 250 g.

foglie di rosmarino 30 g (pari a circa 4 mazzi)
sale marino integrale grosso 250 g
sale marino integrale fino 700 g

Lavate e asciugate bene le foglie di rosmarino. Tritatele al mixer con il sale grosso (a impulsi o comunque con brevi sessioni per non surriscaldare il motore) in modo da ottenere un composto simile a piccoli fiocchi. Mescolate quindi il tutto al sale fino.
Stendete il miscuglio su una teglia da forno, coprite con carta da cucina e lasciate asciugare alcune ore. Travasate quindi il tutto in vasetti. Si conserva praticamente in eterno…

10 minuti + qualche ora di riposo

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Peperonata fritta in agrodolce

5 06 2011

fried bell peppers with sweet-sour onions

Non so perché, ma l’estate (ormai ci siamo, anche se non sembrerebbe dal tempo che che sta facendo qui al Nord) io l’associo sempre con la peperonata. È uno dei miei piatti estivi preferiti, e di solito lo preparo facendo stufare peperoni e cipolle in poco olio, giusto per dimostrare che sono anche capace di una cucina sana e salutare.
Ma lo spirito meridionale (che alla fine è quello che mi scorre nelle vene, pur essendo nato e cresciuto al di sotto delle Alpi) è sempre in agguato, e ho custodito gelosamente questa ricetta strappata da un vecchio numero di Cucina Naturale per provarla con successo ieri. Nonostante possa sembrare un ossimoro, si tratta di una ricetta leggera (peperonata-fritta-digeribile?) e deliziosa, purché la prepariate il giorno prima, utilizziate una generosa quantità di olio extravergine d’oliva e un bel po’ di carta assorbente. Magari accompagnandola con una fresca birra belga d’abbazia doppio malto, che stempera il sottile retrogusto agrodolce del piatto, e un buon pane alle olive cotto in forno a legna. Burp!

Peperonata fritta in agrodolce

Come per tutti i fritti, consiglio di utilizzare un wok in ghisa se lo avete: il calore si distribuisce uniformemente e il risultato è assicurato. Le dosi sono per 4-6 persone.

peperone rosso 1grande (o 2 piccoli)
peperone giallo 1grande (o 2 piccoli)
cipolle bianche 2 grandi (o 4 piccole)
uvetta 20 g
pinoli 20 g
aceto di vino rosso 2 cucchiai
zucchero integrale 1 cucchiaio
basilico 1 mazzetto
olio extravergine d’oliva 600 ml
sale marino integrale

Lavate i peperoni, tagliateli a metà e mondateli dai semi e dalle coste interne. Tagliateli per il lungo a strisce di circa 1 cm e dividetele poi a metà.
Mettete a rinvenire l’uvetta in un po’ d’acqua calda.
Tostate i pinoli in padella calda per 3’ e metteteli da parte.
Mondate le cipolle, affettatele sottilmente, dividete gli anelli e fate cuocere in padella con 3 cucchiai d’olio a fuoco basso, coprendo con un coperchio. Ammorbiditele per una decina di minuti, unite poi i pinoli, l’uvetta scolata e lo zucchero. Mescolate, unite l’aceto, alzate la fiamma e fate sfumare a fuoco medio. Conservate il tutto da parte.
Scaldate il resto dell’olio in un wok o in una pentola a fuoco alto. Quando l’olio avrà raggiunto la temperatura corretta (per regolarvi, gettate un pezzetto di peperone nell’olio: la temperatura è corretta se verrà subito a galla con la formazione di piccole bollicine sfrigolanti), immergetevi una parte dei peperoni (una manciata abbondante, per non abbassare troppo la temperatura dell’olio) e friggeteli per 4’ circa. Scolateli e posateli su carta assorbente. Proseguite in questo modo fino a esaurimento. L’olio lo lascerete poi raffreddare e andrà raccolto in una bottiglia per lo smaltimento (non versatelo nel lavandino!!).
Sistemate i peperoni fritti in una terrina, salateli e aggiungete l’intingolo agrodolce di cipolle. Sfogliate il basilico, lavate le foglie, asciugatele e tritatele finemente, aggiungendole al resto. Mescolate bene e lasciate riposare in frigo per varie ore, meglio ancora se per il giorno dopo.

1 ora + almeno 8 ore di riposo

Vedi anche il tofu saltato al wok con ortaggi

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Burro al tè verde

9 05 2011

vegan butter with green tea

Che fare di tutti i pacchetti di tè accumulati tra viaggi e acquisti vari, che giacciono un po’ dimenticati e negletti in dispensa? Beh, prepararseli e berli, armati dei consigli di esperte in materia come Acilia o Francesca.
Magari accompagnandoli, come da migliore tradizione inglese, a scones, tramezzini e fette di pane tostato con burro vegetale e marmellata. E magari riprendendo l’aroma del tè nel burro, creandosi dei panetti personalizzati con le varie miscele. In questo caso consiglio di utilizzare tè verdi aromatizzati – io sto bevendo (e ho usato) “Viaggio in Marocco”, miscela di tè verde Yunnan, cardamomo, cannella, limone, pompelmo, pepe e fiori di papavero acquistata tempo fa da Tea & Company, negozio-tempio del tè torinese che consiglio vivamente sia per la gentilezza delle proprietarie, sia per la loro competenza. Un altro consiglio è quello di affidarsi alle mani esperte di Acilia, e di acquistare direttamente dalla sua bottega on-line. E infine quello di tostare del buon pane (integrale è perfetto) e di dedicarsi, con lentezza zen, a spalmarvi riccioli di burro profumato (col vantaggio che la preparazione dello stesso non richiede che cinque minuti).

Burro al tè verde

Per questa veloce preparazione ho utilizzato il burro vegetale di Luca Montersino, che consiglio vivamente qualora riusciste a procurarvelo (in Piemonte, a Torino, Alba, Saluzzo, Chieri, Pinerolo e San Germano Chisone, oppure on-line sul sito di Tibiona). Oltre a essere un prodotto decisamente più salutare rispetto agli altri burri vegetali e margarine (non è realizzato con olio di palma), ha il vantaggio di contenere una buona dose di burro di cacao, che ha lo stesso punto di fusione del burro di origine animale. Ciò significa che al palato ha un sapore e una consistenza simile, e si presta bene a essere spalmato su fette di pane tostato caldo. Poi vanno bene anche il burro di soia o una margarina biologica non idrogenata, ci mancherebbe altro!

burro vegetale (Burrolì) 250 g
tè verde aromatizzato 10 g

Ammorbidire il burro a temperatura ambiente per almeno 2 ore. Mescolarlo con le foglie di tè, inserirlo in una forma preventivamente ricoperta di pellicola trasparente e lasciar rassodare in frigorifero per un paio d’ore.

5 minuti
+ 2 ore di ammorbidimento
+ 2 ore di rassodamento

   
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Fichi mandorlati con scorzette di agrumi

31 01 2011

dried figs with almonds

Proprio ultimamente mi sono state mosse delle obiezioni riguardo alla validità di un regime vegano per quanto riguarda l’apporto di calcio. Mai come in questo caso la disinformazione regna sovrana, ad opera purtroppo anche di una classe medica poco preparata e aggiornata, e del martellamento pubblicitario a cui siamo sottoposti. Per chi volesse saperne di più, consiglio alcuni riferimenti di lettura molto interessanti, quali questo, questo e quest’altro.

Un’ottima fonte di calcio è data dai fichi secchi e dalle mandorle. Insieme, possono essere combinati in una merenda veloce, energetica, crudista e senza glutine. Meglio di così?

Ma questa ricetta, ispirata ai fichi mandorlati salentini, vuole essere un mio personale omaggio alla Puglia, terra in cui mi sono recato per la prima volta per ben due volte lo scorso novembre (una volta nel Salento per lavoro - ma quant’è affascinante Lecce? - e una seconda volta per un divertente corso di cucina a Taranto), ed è dedicata agli amici tarantini (Stefania, Minny, Betty, Cecilia e Fabio, grazie ragazzi dell’eccezionale ospitalità, e un grande saluto anche alla mamma di Minny… e di Betty Occhiolino) che si prodigano con grande impegno in una realtà sicuramente più difficile per quanto riguarda l’attenzione verso gli animali.

 

Fichi mandorlati
con scorzette di agrumi

Prediligete fichi secchi da agricoltura biologica essiccati naturalmente al sole – oppure, se siete al Sud, magari essiccati da voi in tarda estate. La ricetta originale prevede i semi di finocchio al posto delle scorze di agrumi. Fate voi, ma gli agrumi donano a questi dolcetti un retrogusto molto piacevole.
Se volete potete tranquillamente raddoppiare le dosi, in modo da averne una buona scorta. Per il resto, consiglio moderazione e autocontrollo: è difficile chiudere il barattolo una volta aperto!

fichi secchi 500 g
mandorle 150 g
scorze essiccate di agrumi (v. ricetta in basso)
foglie di alloro essiccate

Tritate le scorzette.
Tagliate i fichi a metà senza separarli del tutto. Riempiteli con un paio di mandorle e delle scorzette.
Riempite dei barattoli di vetro con i fichi, alternandoli con foglie di alloro essiccate.

15 minuti

Scorzette di agrumi essiccate

Le scorzette di agrumi essiccate sono facilmente preparabili in casa e conviene farne anche una bella scorta per poter essere utilizzate quando gli agrumi non sono più di stagione. D’obbligo utilizzare agrumi ben maturi e di coltivazione biologica. Potrete poi utilizzarle nei dolci sciacquandole e tagliandole a pezzi. Le dosi indicate sono quelle necessarie per i fichi mandorlati.

arancia 1
limone 1
cedro 1
clementine 2

Lavate gli agrumi accuratamente con una spazzola. Asciugate la frutta. Con un coltello ben affilato tagliate la scorza (non tagliate la parte bianca), affettatela in strisce sottili e appoggiate le strisce su un tagliere in legno ricoperto con uno strofinaccio asciutto e pulito. Appoggiate il tagliere sopra un calorifero, coprite con un fazzoletto pulito per evitare che si depositi la polvere e lasciatele ad essiccare per 4-5 giorni, rigirandole ogni tanto.

15 minuti
+ 5 giorni di riposo

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