Alghe arame sott’aceto

12 03 2009

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Sole, sole, sole… La primavera sta facendo capolino lentamente dopo questo lunghissimo e rigidissimo inverno. E sebbene consumi sempre, anche d’inverno, la mia buona quota di verdure crude a inizio pasto, con i primi tepori è decisamente più piacevole gustare le insalate primaverili che iniziano a essere presenti sul mercato in questo periodo. E perché non arricchirle con delle alghe conservate sott’aceto, che danno quella giusta combinazione di acidità e ulteriore croccantezza?

L’alga arame è un’alga giapponese raccolta prevalentemente intorno alla penisola di Ise (uno dei luoghi più interessanti dell’arcipelago). Simili alle hijiki, ma più dolci e morbide (ho scoperto da poco che ciò è dovuto alla presenza di mannitolo, uno zucchero non calorico), sono naturalmente ricche, come tutte le alghe, di iodio e calcio.
Sono ideali in cucina in abbinamento con tofu, seitan, radici e ortaggi, così come in sformati, zuppe e… ho trovato anche un suggerimento per usarle nei muffin!! Dovrò sperimentare…


Alghe arame sott’aceto
Per questa preparazione procuratevi un vasetto di vetro da mezzo litro. Il tutto è estremamente elementare, e il tempo di resa è comunque abbastanza breve (in meno di una settimana potrete gustare le vostre alghe aggiungendole a insalate miste).

alghe arame 25 g
acidulato di riso 250 ml
acqua minerale o filtrata 250 ml

Riempite il vasetto con una soluzione di acqua e acidulato di riso. Aggiungete le alghe e chiudete.
Lasciate riposare in frigo per almeno 4 giorni.

Tempo di preparazione: 2′ + 4 gg. di riposo

Altre mie ricette con protagoniste le alghe:
patè di hijiki
tofu e arame in padella

In giro per la rete (ben accette ulteriori segnalazioni!):
insalata di alghe arame e rucola
seitan con alghe arame e cipollotto (Petula)
carote e alghe arame in agrodolce (Lisette)
insalata di carote con arame
roll di arame

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Farro con cavolo nero

22 02 2009

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Ogni tanto mi rifaccio sentire… Vorrei essere più presente sul blog, ma è un periodo un po’ impegnativo, e in più alcuni problemi sul mio computer di casa non mi permettono di essere assiduo come vorrei.
Questa che vi presento è una ricetta realizzata qualche settimana fa, dopo aver acquistato una cassa da 10 kg di cavolo nero… Ingrediente comunissimo in Toscana, ma a quanto pare introvabile qui in Piemonte. Per poterlo provare ho quindi chiesto al verduriere di recuperarmi una cassa di questo raro ortaggio (tra l’altro ho scoperto poi essere coltivato da un’azienda agricola nei dintorni di Torino). E vi assicuro che non è difficile smaltire 10 kg di cavolo nero in pochi giorni, è davvero ottimo… Tanto più che è considerato un alimento utile nella prevenzione di numerose forme tumorali e dell’ulcera gastrica, oltre ad essere ricchissimo di vitamina C.

Farro con cavolo nero
In questa ricetta di chiara derivazione toscana, ho utilizzato del farro decorticato (un po’ più lungo da cuocere del farro perlato), in unione a una purea di borlotti e al cavolo nero. Se proprio non lo trovate, potete sostituirlo con della verza, anche se il gusto e la consistenza cambiano considerevolmente. Le dosi sono per 4 persone.

farro decorticato 200 g
fagioli borlotti 200 g
pomodori pelati 1 confezione
cavoli neri 2
cipolla 1
carota 1
sedano 1 gambo
olio extravergine d’oliva 5 cucchiai
sale marino integrale 2 cucchiaini

La sera prima mettete a bagno i fagioli e a parte il farro. 
Scolate i fagioli, sciacquateli e metteteli in pentola a pressione, coprendoli con acqua. Chiudete la pentola a pressione e calcolate 30′ dal fischio. Una volta cotti aggiungete ½ cucchiaino di sale e mescolate.
Sciacquate il farro.
Tritate cipolla, sedano e carota e fateli appassire in una casseruola con 1 cucchiaio d’olio e un pizzico di sale. Unite al soffritto i pelati e sobbollite per qualche minuto. Lavate il cavolo nero e tagliatelo a pezzetti. Unitelo alle verdure.
Nel frattempo passate i fagioli al mixer con un po’ della loro acqua di cottura. Unite la purea alle verdure e infine aggiungete il farro.
Lasciate cuocere il farro per un’ora a fuoco lento, aggiungendo di tanto in tanto dell’acqua calda.
Aggiungere un cucchiaino di sale e condire ogni piatto con un cucchiaio di olio.

Tempo di preparazione: 1h 50′ + 8 h ammollo

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Zuppa di lenticchie rosse e miglio

6 01 2009

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Ed eccoci approdati al 2009… Durante questi giorni di festa sono riuscito a sperimentare un po’ di ricette, oltre che rilassarmi e a ritrovare una vita sociale degna degli anni d’oro universitari ;-)
E non potevo non cominciare l’anno proponendovi una delle mie solite zuppe, questa volta bella densa e corposa, adatta ai rigori di quest’inverno finalmente freddo e nevoso. Una ricetta veloce anche, con l’utilizzo delle lenticchie, ingrediente cardine dei festeggiamenti di Capodanno, ma in versione decorticata per abbreviare i tempi di cottura e per ottenere una giusta cremosità.

Buon 2009 a tutti!

Zuppa di lenticchie rosse e miglio
Ricetta semplicissima, per 4 persone, dove le lenticchie rosse decorticate e il miglio si fondono in una crema densa e gustosa, e dove il miso completa in maniera perfetta questa “unione”. Gli ingredienti sono tutti di facile reperibilità.

lenticchie rosse 200 g
miglio 150 g
carota 1
cipolla ½
olio extravergine d’oliva 1 cucchiaio
acqua 2 l
alloro 1 foglia
prezzemolo 1 manciata
alga kombu 2 cm
miso d’orzo 3 cucchiai
sale marino integrale 1 pizzico

Lavate lenticchie e miglio per togliere le impurità. Raschiate la carota sotto acqua corrente e tagliatela a pezzetti. Tritate la cipolla con la mezzaluna.
Dorate la cipolla nell’olio e in un paio di cucchiai d’acqua. Aggiungete la carota e fate stufare qualche minuto. Aggiungete un pizzico di sale e i 2 l d’acqua.
Portate a ebollizione, unite le lenticchie, il miglio, l’alga kombu, l’alloro e fate sobbollire a fuoco lento per 20′. Eliminate l’alga.
Nel frattempo lavate, asciugate e tritate il prezzemolo. Stemperate il miso in un po’ d’acqua calda, aggiungetelo a fine cottura.
Servite con un filo d’olio e un po’ di prezzemolo.

Tempo di preparazione: 50′
 

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Zuppa friulana

23 11 2008

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Ero un po’ dubbioso se pubblicare questa ricetta o meno, dato che ultimamente le zuppe e le minestre abbondano sul mio blog, anzi credo che siano la categoria più nutrita del ricettario! Però questa versione veg della tipica zuppa friulana di orzo e fagioli (la ricetta originaria non è vegetariana, prevede l’utilizzo della pancetta) ha riscosso un notevole successo in casa mia, e quindi non potevo non rendervene partecipi :-)

Zuppa friulana
Utilizzate dell’orzo decorticato, dalle proprietà nutritive più compete rispetto alla più comune versione perlata. Necessario l’ammollo, che ne riduce i tempi di cottura. La zuppa può essere preparata in anticipo, ma, dato che l’orzo tende a gonfiarsi assorbendo il brodo, tenete dell’altro brodo vegetale pronto per quando vorrete servirla, aggiungendolo quando la riscaldate. Gli ingredienti sono per 8 persone, io l’ho anche surgelata e consumata qualche giorno dopo.

orzo decorticato 200 g
fagioli borlotti 200 g
sedano 2 gambi
carote 2
cipolla 1 grande
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
brodo vegetale 1 litro
sale marino integrale 2 cucchiaini + un paio di pizzichi
prezzemolo 2 gambi

Mettete in ammollo la sera prima (in due contenitori separati!), i fagioli e l’orzo.
Sciacquate i fagioli e lessateli in pentola a pressione con 600 ml d’acqua. Lasciate passare un’ora dal fischio, avendo cura di abbassare la fiamma al minimo. Trascorso questo tempo, aprite la pentola, aggiungete un cucchiaino di sale, fate sobbollire ancora 5′, scolateli. Passate la metà dei fagioli al mixer o al passaverdure in modo da ottenere una purea.
Lavate e tritate il sedano, la cipolla, le carote e un gambo di prezzemolo.  Rosolate il trito nell’olio.  Aggiungete poi la purea di fagioli, gli altri fagioli interi, il brodo vegetale e un cucchiaino di sale.  
Insaporite per 5′, e aggiungete l’orzo scolato e sciacquato. Cuocete per circa un’ora.
Fate riposare 5′ prima di servire. Al momento di servire, regolate di sale e decorate con prezzemolo tritato.

Tempo di preparazione: 2h10′ + 8h di ammollo

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Brodo cinese di tofu

17 11 2008

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Mi sono accorto che la maggior parte delle ricette di questo blog sono piuttosto lunghe a livello di preparazione o di tempi di riposo e cottura. Ecco allora una zuppa veloce, semplice ma saporita che si rifà anche alla stracciatella (cogliendo tra l’altro l’invito di Cristina, alias Tabatuga, a realizzarne una versione vegana!).

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Brodo cinese di tofu
Le uova strapazzate sono sostituite egregiamente dal tofu, e il tamari dà un gusto intenso a questo brodo leggero e corroborante, adatto ai primi freddi autunnali.

tofu 150 g
tamari 6 cucchiai
prezzemolo 1 mazzetto
acqua 1 litro

Portate a ebollizione l’acqua. Nel frattempo schiacciate il tofu con una forchetta. Tritate il prezzemolo.
Aggiungete tamari e tofu e mescolate per 1′. Servite con il prezzemolo tritato.

Tempo di preparazione: 15′

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Milano e la cutelèta (di seitan, ovvio!)

7 11 2008

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Milano, la città più dinamica, cosmopolita e ricca d’Italia, sa anche offrire piaceri più sobri e nascosti, che spesso sfuggono di fronte a un occhio disattento.
Milano mi piace molto, per quell’aria riservata ma al tempo stesso eccentrica che trasmette, per il fatto di essere italianissima ma apparentemente così poco italiana.

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Consiglio di programmare una visita a Milano con un certo anticipo, per due motivi: sarete innanzi tutto in grado di ammirare il Cenacolo Vinciano, nel Convento di Santa Maria delle Grazie, cosa che può essere fatta solo tramite prenotazione, e potrete anche approfittare di una serata alla Scala (per cui non è necessario spendere un capitale, dal loggione centrale si riesce a vedere abbastanza bene pagando poco).
D’obbligo naturalmente la visita al Duomo e la salita al tetto per una vista mozzafiato della città, così come consiglio vivamente, soprattutto se amate il Rinascimento, la Pinacoteca di Brera (purtroppo Il bacio di Hayez non l’ho visto, era in prestito altrove…). A pochi passi dal Duomo, tappa obbligata è anche la Galleria Vittorio Emanuele II e, poco oltre, il Museo Poldi Pezzoli con i tesori accumulati dalla famiglia omonima. Il quartiere però più suggestivo è secondo me quello dei Navigli, con i suoi locali e le case con i ballatoi.

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A Milano mangiare veg è molto semplice: numerose le proposte culinarie, sia etniche che europee e italiane, e per tutte le tasche, dai take away indiani a ristoranti di lusso come Joia. Per qualche dritta, controllate sul database di veganhome. Ah, tra l’altro, il risotto alla milanese NON è vegetariano ;-)

Un classico della cucina meneghina è la cotoletta (cutelèta!) alla milanese, che poi non è altro che una versione della Wiener Schnitzel o del tonkatsu giapponese (ma non ditelo ai milanesi). E la cotoletta di seitan alla milanese è un classico della cucina vegetariana. Ecco la mia versione personale.

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Cotolette di seitan alla milanese
Scegliete del seitan già tagliato a fette spesse o a cotoletta. L’uovo è stato sostituito dalla farina di ceci, che dona al piatto un sapore deciso, così come l’abbinamento con la salvia fresca, utilizzata anche nella ricetta più tradizionale. La pastella di ceci e acqua può essere preparata anche con più anticipo, volendo anche la sera prima (in questo caso conservatela in frigo). Attenzione che il pangrattato non contenga strutto (tra l’altro l’ho più volte sostituito anche con del semolino di grano duro). Le dosi sono per 4 persone.

cotolette di seitan 4 (circa 400 g)
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
salvia 4 foglie
farina di ceci 150 g
pangrattato integrale 100 g
sale marino integrale 4 pizzichi

Preparate la pastella, mescolando bene la farina di ceci con un bicchiere e mezzo d’acqua. Lasciate riposare un’oretta.
Salate le cotolette di seitan, passatele nel composto di ceci e acqua. Passatele poi nel pangrattato facendolo aderire bene su tutta la superficie.
Scaldate l’olio in una padella antiaderente con le foglie di salvia. Quando l’olio è ben caldo, friggete le cotolette 2′ da un lato, e 1′ dall’altro lato (o fino a doratura).

Tempo di preparazione: 15′ + 1h di riposo

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Vellutata di zucca Hokkaido con crostini al curry

29 10 2008

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Eccomi di ritorno dal mio tour de force indiano. È stata dura. Dura vedere gli enormi contrasti tipici delle maggiori città: palazzi curati accanto a edifici fatiscenti, autovetture lussuose sfrecciare accanto a baraccopoli di lamiera e rifiuti, negozi sfavillanti e volti derelitti sui marciapiedi. L’India non lascia indifferenti, attrae e respinge allo stesso tempo.

Per quanto riguarda la cucina, quella indiana (rigorosamente vegetariana)  di cui mi sono nutrito per sei giorni, è estremamente speziata, a volte difficile anche per un palato come il mio che apprezza i sapori forti e piccanti. Necessario quindi, al mio ritorno, riequilibrare quest’orgia di sapori con alimenti più dolci e rinfrescanti. Mi è venuto in aiuto il mio ortaggio autunnale preferito, la zucca.

La zucca l’ho scoperta intorno ai 20 anni, armeggiando per la prima volta con ricette di cucina naturale. Prima di allora era per me un ingrediente assolutamente sconosciuto, quasi esotico. Man mano l’ho conosciuta e “addomesticata”.
Una tappa fondamentale della scoperta di questo ortaggio risale a qualche anno fa, quando a Kyoto provai per la prima volta delle fette di zucca Hokkaido cotte al vapore con la buccia. La polpa, tenera e dolce, ben si amalgamava alla piacevole croccantezza della buccia verde. La zucca con la buccia la riprovai non molto tempo dopo in un ristorante di alta cucina naturale a Lussemburgo, e fu amore definitivo e incondizionato!

Altro ricordo, decisamente fantozziano, è quello di una cena per Halloween presso un circolo immerso nei boschi della collina torinese, qualche anno fa. Le due proprietarie, due signore tedesche di mezza età, ci fanno intagliare, svuotare e raccogliere la polpa di diverse zucche (a me, a dei miei amici e ad altri sventurati) . Di sicuro servirà per una classica cena autunnale a base di zucca… A tavola, un’anonima cena senza la benché minima traccia di zucca…  Ma la cosa più stupefacente è che, oltre a farci pagare a caro prezzo la cena, ci addebitano anche le zucche che avevamo sapientemente modellato… Che le due signore vivano da troppo in Italia?  

Vellutata di zucca Hokkaido con crostini al curry
Di rigore utilizzare una zucca dolce come la giapponese Hokkaido, senza buccia però, per questa ricetta che pone l’accento proprio su questo meraviglioso ortaggio. La dolcezza del piatto è mitigata dal sapore più deciso dei crostini di pane tostato al curry. Le dosi sono per 4 persone.

zucca Hokkaido 1 kg
cipolla 1
alga kombu 1 pezzo
alloro 3 foglie
miso d’orzo 1 cucchiaio
prezzemolo 4 gambi
pane integrale raffermo 4 fette
olio extravergine d’oliva 3 cucchiai
curry 2 cucchiaini
sale marino integrale 1 cucchiaino

Tagliate la zucca a pezzi, sbucciatela e tagliatela a pezzetti. Lavate e asciugate il prezzemolo.
Tagliate la cipolla a dadini e portate a ebollizione tre dita d’acqua. Versatevi la cipolla e scottatela con il sale per 5′.
Aggiungete quindi la zucca, l’alloro e la kombu. Coprite d’acqua il tutto. Portate a ebollizione e cuocete con il coperchio per 20′. Eliminate l’alloro e l’alga, raccogliete un po’ di brodo (mezzo bicchiere) e passate il tutto con il mixer o con un frullatore a immersione.
Rimettete sul fuoco la crema ottenuta e aggiungete il miso sciolto nel mezzo bicchiere di brodo. Fate sobbollire per 2′.
Accendete il forno a 200°, tagliate il pane a dadini e mescolatelo con l’olio, il curry e un pizzico di sale. Tostatelo in forno per 10′.
Nel frattempo tritate finemente il prezzemolo.
Servite la vellutata con il prezzemolo tritato e i crostini.

Tempo di preparazione: 1h20′

 

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Pot-au-feu

12 10 2008

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« Quand elle s’asseyait, pour dîner, devant la table ronde couverte d’une nappe de trois jours, en face de son mari qui découvrait la soupière en déclarant d’un air enchanté: «Ah! le bon pot-au-feu! je ne sais rien de meilleur que cela», elle songeait aux dîners fins, aux argenteries reluisantes, aux tapisseries peuplant les murailles de personnages anciens et d’oiseaux étranges au milieu d’une forêt de féerie; elle songeait aux plats exquis servis en des vaisselles merveilleuses, aux galanteries chuchotées et écoutées avec un sourire de sphinx, tout en mangeant la chair rose d’une truite ou des ailes de gélinotte. » (Guy de Maupassant, La parure).*

Piatto rustico della cucina francese, spesso associato (anche da Maupassant) al ceto medio, il pot-au-feu è  un classico piatto “slow-food”, da preparare con calma e con cura, possibilmente in pentole di coccio, e da assaporare con i primi freddi. La mia versione (veg, e ci mancherebbe altro!) è stata leggermente orientalizzata e “macrobioticizzata”. Da provare come piatto forte per una cena autunnale.

Pot-au-feu
Per questa ricetta sono necessarie due casseruole (meglio se di coccio) della stessa dimensione, in quanto non bisogna mescolare gli ingredienti. Scegliete del seitan spesso, piuttosto poroso. Al posto, o in aggiunta delle verdure che ho utilizzato (d’obbligo però sempre la cipolla, il cavolo e le carote), si possono usare anche cavolfiori, topinambur e scorzonere. Le dosi sono per 4 persone.

seitan 300 g
carciofi 2
carote 2
cipolla 1
cavolo verza ¼
finocchio 1
mela 1
porro 1
biete da costa 3
tamari 1 cucchiaio
sale marino integrale ½ cucchiaino

Tagliate il seitan a dadi di almeno 1 cm.
Private i carciofi delle brattee esterne più dure, tagliateli in quattro e privateli della peluria interna (i gambi possono essere utilizzati, da togliere soltanto le spine e la parte terminale esterna più fibrosa). Tagliateli a spicchi grossi.
Spazzolate le carote sotto l’acqua, tagliatele a pezzi grossi come una noce. Mondate e lavate il cavolo verza, la cipolla, il porro e il finocchio, tagliateli a pezzi grossi come le carote.
Lavate la mela, dividetela in quattro parti, privatela del torsolo e tagliatela a pezzi grossi. Lavate anche le coste di bietola e tagliatele a pezzi grandi.
Mettete tutte le verdure in una casseruola con il seitan, salate con il tamari e il sale e aggiungete un bicchiere d’acqua.
Portate a ebollizione e fate cuocere a pentola coperta, a fuoco basso, senza mai mescolare per 10′. Trascorso questo tempo, rovesciate il contenuto della pentola nell’altra vuota, e continuate la cottura per 10′.
Ripetete poi un’altra volta, per altri 10′.
Servite senza mescolare.

Tempo di preparazione: 20′ + 35′ di cottura

*Quando lei si sedeva, per cenare, davanti al tavolo rotondo coperto da una tovaglia di tre giorni, di fronte al marito che scopriva la zuppiera dichiarando con aria soddisfatta: “Ah! Il buon pot-au-feu! Non conosco nulla di meglio”,  pensava alle cene prelibate, alle argenterie splendenti, agli arazzi che popolavano i muri con personaggi antichi e strani uccelli nel mezzo di una foresta incantata; pensava ai piatti squisiti serviti in stoviglie meravigliose, alle galanterie bisbigliate e ascoltate con un sorriso da sfinge, mangiando la carne rosa di una trota o delle ali di francolino.

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Cubetti di tofu marinato

26 08 2008

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Se avete acquistato il numero di luglio e agosto di Aam Terra Nuova, avrete sicuramente letto l’articolo dedicato alle ricette estive da fare col tofu, realizzate dalla chef Rosanna Passione. D’obbligo quindi cimentarsi con almeno una di queste promettenti elaborazioni. 
La mia attenzione è naturalmente calata su quella più complicata ;-) In realtà di complicato non c’è nulla, bisogna solo considerare le 24 ore di marinatura e l’ora necessaria per “impacchettare” il tofu.

Il tofu è uno degli alimenti più versatili che ci siano in giro: grazie al suo sapore neutro infatti, si presta davvero a una miriade di esperimenti, dolci e salati. È anche vero che è necessaria un po’ di conoscenza del prodotto, per poterne apprezzare appieno le caratteristiche.

Cubetti di tofu marinato
Le dosi sono per minimo quattro persone, se consumato come secondo, o anche per sei, se utilizzato come antipasto. La lunga marinatura nello zenzero, nel wasabi e nel toscanissimo vin santo permettono di ottenere un tofu particolarmente gustoso e dal sapore interessante. Strano a dirsi, nonostante zenzero e wasabi, non è assolutamente piccante.

tofu 400 g
shoyu 4 cucchiai
zenzero 5 cm
vin santo 3 cucchiai
wasabi in polvere ½ cucchiaino
senape in grani ½ cucchiaino
acqua ½ bicchiere
alga nori 1 foglio
semi di sesamo 4 cucchiai
prezzemolo 2 grosse manciate
rucola  1 mazzo

Pestate in un mortaio (o nel suribachi) i semi di senape fino a ridurli in polvere. Sbucciate lo zenzero e grattuggiatelo, facendo attenzione a raccogliere tutto il succo (che è quello che ci interessa ai fini della marinatura).
Tagliate il tofu a cubetti piccoli. Mescolate shoyu, 1 cucchiaio di succo di zenzero, vin santo, wasabi, senape e acqua. Immergete il tofu e lasciate marinare in frigo per 24 ore.
Scolate quindi i cubetti (la marinatura l’ho poi usata per cuocere del seitan).
Tagliate il foglio di nori in piccole strisce, larghe più o meno mezzo centimetro. Lavate, asciugate e tritate il prezzemolo. Fate tostare per 5 minuti a fuoco basso i semi di sesamo in una padella antiaderente.
Preparate due ciotole, una con i semi di sesamo e l’altra con il trito di prezzemolo.
Dividete i cubetti di tofu in tre gruppi. Passate il primo gruppo nel prezzemolo tritato, facendolo aderire bene; il secondo gruppo nel sesamo.
Infine armatevi di pazienza (alla fine ero idrofobo!) e avvolgete le strisce di nori intorno ai cubetti rimasti come se doveste impacchettare dei pacchi con del nastro… E no, non è necessario fare anche il fiocco.
Lavate infine la rucola, asciugatela e tagliatela molto sottile. Fate un letto di rucola su un piatto, e distribuiteci sopra i cubetti.

Tempo di preparazione: 1h30′ + 24h di marinatura

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Seitan alla birra rossa

8 08 2008

La birra artigianale sta riscuotendo grande successo ultimamente in Italia, grazie anche all’ottimo lavoro svolto da diversi microbirrifici (tra i quali l’ottimo Birrificio di Torino): difficilmente filtrano la birra e in nessun caso la pastorizzano, in modo tale che i lieviti rimangano nella bevanda. Diversi sono poi quelli che utilizzano esclusivamente ingredienti di origine biologica, con lievito non ogm, cereali e luppolo coltivati senza l’ausilio della chimica. Tra questi, la celebre Officina della Birra di Bresso, in provincia di Milano. Ed è proprio una delle loro birre, quella rossa, che ho trovato al supermercato (bio ;-)) l’altro giorno, e di cui ho fatto incetta.
Si tratta più precisamente di una birra Weizen, tipologia originaria della Baviera, rinfrescante e lievemente aspra. Con piatti veg, accompagna molto bene spinaci saltati in padella, piatti a base di limone e bresaola di muscolo di grano.
Dopo averne bevute un bel po’ ghiacciate, mi è venuta una semplice quanto banale ispirazione… E se la usassi in cucina?
Detto, fatto: una ricetta velocissima ma perfetta per una veloce cena estiva:

Seitan alla birra rossa
Per questa ricetta (4 persone), ho utilizzato del seitan a pezzi grossi, adatto ad assorbire i liquidi della birra. Importante è chiaramente la scelta della birra: preferite una Weizen (volendo anche chiara) di origine biologica. Ho usato infine del prezzemolo secco, mi sono accorto di non avere all’ultimo minuto quello fresco, sicuramente migliore per la resa finale del piatto. L’olio d’oliva è chiaramente extravergine spremuto a freddo.

seitan 400 g
birra rossa (Weizen) 300 ml
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
aglio 3 spicchi
sale marino integrale 1 pizzico
prezzemolo secco

Tagliate il seitan a pezzi grossi.
Mondate gli spicchi d’aglio, schiacciateli, e metteteli in un tegame con l’olio. Scaldate per 1′ circa, e aggiungete il seitan. Fate rosolare per 2′ circa, giratelo e completate la rosolatura anche dal lato opposto.
Versate la birra e lasciatela evaporare quasi del tutto (circa 15′).
A fine cottura salate.
Decorate con il prezzemolo.

Tempo di preparazione: 25′

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