Peperonata fritta in agrodolce

5 06 2011

fried bell peppers with sweet-sour onions

Non so perché, ma l’estate (ormai ci siamo, anche se non sembrerebbe dal tempo che che sta facendo qui al Nord) io l’associo sempre con la peperonata. È uno dei miei piatti estivi preferiti, e di solito lo preparo facendo stufare peperoni e cipolle in poco olio, giusto per dimostrare che sono anche capace di una cucina sana e salutare.
Ma lo spirito meridionale (che alla fine è quello che mi scorre nelle vene, pur essendo nato e cresciuto al di sotto delle Alpi) è sempre in agguato, e ho custodito gelosamente questa ricetta strappata da un vecchio numero di Cucina Naturale per provarla con successo ieri. Nonostante possa sembrare un ossimoro, si tratta di una ricetta leggera (peperonata-fritta-digeribile?) e deliziosa, purché la prepariate il giorno prima, utilizziate una generosa quantità di olio extravergine d’oliva e un bel po’ di carta assorbente. Magari accompagnandola con una fresca birra belga d’abbazia doppio malto, che stempera il sottile retrogusto agrodolce del piatto, e un buon pane alle olive cotto in forno a legna. Burp!

Peperonata fritta in agrodolce

Come per tutti i fritti, consiglio di utilizzare un wok in ghisa se lo avete: il calore si distribuisce uniformemente e il risultato è assicurato. Le dosi sono per 4-6 persone.

peperone rosso 1grande (o 2 piccoli)
peperone giallo 1grande (o 2 piccoli)
cipolle bianche 2 grandi (o 4 piccole)
uvetta 20 g
pinoli 20 g
aceto di vino rosso 2 cucchiai
zucchero integrale 1 cucchiaio
basilico 1 mazzetto
olio extravergine d’oliva 600 ml
sale marino integrale

Lavate i peperoni, tagliateli a metà e mondateli dai semi e dalle coste interne. Tagliateli per il lungo a strisce di circa 1 cm e dividetele poi a metà.
Mettete a rinvenire l’uvetta in un po’ d’acqua calda.
Tostate i pinoli in padella calda per 3’ e metteteli da parte.
Mondate le cipolle, affettatele sottilmente, dividete gli anelli e fate cuocere in padella con 3 cucchiai d’olio a fuoco basso, coprendo con un coperchio. Ammorbiditele per una decina di minuti, unite poi i pinoli, l’uvetta scolata e lo zucchero. Mescolate, unite l’aceto, alzate la fiamma e fate sfumare a fuoco medio. Conservate il tutto da parte.
Scaldate il resto dell’olio in un wok o in una pentola a fuoco alto. Quando l’olio avrà raggiunto la temperatura corretta (per regolarvi, gettate un pezzetto di peperone nell’olio: la temperatura è corretta se verrà subito a galla con la formazione di piccole bollicine sfrigolanti), immergetevi una parte dei peperoni (una manciata abbondante, per non abbassare troppo la temperatura dell’olio) e friggeteli per 4’ circa. Scolateli e posateli su carta assorbente. Proseguite in questo modo fino a esaurimento. L’olio lo lascerete poi raffreddare e andrà raccolto in una bottiglia per lo smaltimento (non versatelo nel lavandino!!).
Sistemate i peperoni fritti in una terrina, salateli e aggiungete l’intingolo agrodolce di cipolle. Sfogliate il basilico, lavate le foglie, asciugatele e tritatele finemente, aggiungendole al resto. Mescolate bene e lasciate riposare in frigo per varie ore, meglio ancora se per il giorno dopo.

1 ora + almeno 8 ore di riposo

Vedi anche il tofu saltato al wok con ortaggi

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Burro al tè verde

9 05 2011

vegan butter with green tea

Che fare di tutti i pacchetti di tè accumulati tra viaggi e acquisti vari, che giacciono un po’ dimenticati e negletti in dispensa? Beh, prepararseli e berli, armati dei consigli di esperte in materia come Acilia o Francesca.
Magari accompagnandoli, come da migliore tradizione inglese, a scones, tramezzini e fette di pane tostato con burro vegetale e marmellata. E magari riprendendo l’aroma del tè nel burro, creandosi dei panetti personalizzati con le varie miscele. In questo caso consiglio di utilizzare tè verdi aromatizzati – io sto bevendo (e ho usato) “Viaggio in Marocco”, miscela di tè verde Yunnan, cardamomo, cannella, limone, pompelmo, pepe e fiori di papavero acquistata tempo fa da Tea & Company, negozio-tempio del tè torinese che consiglio vivamente sia per la gentilezza delle proprietarie, sia per la loro competenza. Un altro consiglio è quello di affidarsi alle mani esperte di Acilia, e di acquistare direttamente dalla sua bottega on-line. E infine quello di tostare del buon pane (integrale è perfetto) e di dedicarsi, con lentezza zen, a spalmarvi riccioli di burro profumato (col vantaggio che la preparazione dello stesso non richiede che cinque minuti).

Burro al tè verde

Per questa veloce preparazione ho utilizzato il burro vegetale di Luca Montersino, che consiglio vivamente qualora riusciste a procurarvelo (in Piemonte, a Torino, Alba, Saluzzo, Chieri, Pinerolo e San Germano Chisone, oppure on-line sul sito di Tibiona). Oltre a essere un prodotto decisamente più salutare rispetto agli altri burri vegetali e margarine (non è realizzato con olio di palma), ha il vantaggio di contenere una buona dose di burro di cacao, che ha lo stesso punto di fusione del burro di origine animale. Ciò significa che al palato ha un sapore e una consistenza simile, e si presta bene a essere spalmato su fette di pane tostato caldo. Poi vanno bene anche il burro di soia o una margarina biologica non idrogenata, ci mancherebbe altro!

burro vegetale (Burrolì) 250 g
tè verde aromatizzato 10 g

Ammorbidire il burro a temperatura ambiente per almeno 2 ore. Mescolarlo con le foglie di tè, inserirlo in una forma preventivamente ricoperta di pellicola trasparente e lasciar rassodare in frigorifero per un paio d’ore.

5 minuti
+ 2 ore di ammorbidimento
+ 2 ore di rassodamento

   
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Canapé con crema di tofu e germogli di alfa alfa

30 03 2011

canapés with tofu cream and alfa-alfa sprouts

Una delle cose sicuramente più stimolanti dello scrivere un blog è la quantità di persone interessanti che ho conosciuto su questo spazio. Con alcune si è in contatto ormai da anni (alla fine sono già passati quasi quattro anni e mezzo da quando ho iniziato a documentare il mio passaggio dal latto-ovo-vegetarianesimo al veganesimo e il blog l’avevo concepito come stimolo iniziale per continuare), con altre magari solo da poco tempo, ma è incredibile il livello di sintonia che si riesce a instaurare tra persone che in ogni caso condividono una realtà soltanto virtuale come questa. E alcune persone ho avuto anche la fortuna di incontrarle in carne e ossa, e spero di conoscerne prima o poi anche altre.
Ed è grazie al blog che ho fatto anche conoscenza con una ragazza da cui non si può che imparare costantemente, e che è anche una delle migliori penne in circolazione sulla rete, per stile, ironia e preparazione: Grazia, ovvero Erbaviola.
Per chi ancora non sapesse chi è, consiglio visite regolari al suo blog, anche per la sua grande disponibilità nel divulgare informazioni utili e per risolvere dubbi, amletici e non.

Ma è di una cosa che le sono maggiormente grato. Finalmente, dopo anni e anni di esperimenti col mio Toni, quest’ultimo non si ribella più contro di me nel propormi semi rinsecchiti o colture batteriche da distruzione di massa. E il suo “L’orto dei germogli” è ormai diventato un amico fedele, un novello Virgilio che mi guida in quello che per me era ormai l’inferno della germogliazione casalinga.

Il libro, edito dalla casa milanese FAG, si compone di otto capitoli: si parte dalla storia dei germogli e dalla loro importanza un tempo nell’alimentazione umana, alle loro eccezionali proprietà nutritive. Poi la parte per me più importante: la coltivazione domestica. Grazie alle spiegazioni chiare e concise sono ora in grado di produrre cibo vivo e vitale e non armi batteriologiche. Segue una lunga carrellata di tutti i germogli commestibili possibili e immaginabili, con proprietà e caratteristiche (avevate mai sentito parlare del trifoglio incarnato?), a cui seguono le modalità di consumo. Comode tabelle riassuntive accompagnano inoltre la lista dei principali produttori di semi biologici.
Da ultimo il compendio per evitare i principali errori di germogliazione (manco a farlo apposta, per produrre le mie bombe batteriche ho scoperto di farne almeno dieci contemporaneamente) e infine alcune interessanti ricette, da cui ho impunemente copiato questa che vi presento.

Il tutto al prezzo di una pizza e birra. Ma i germogli fanno molto meglio, no?
…E allora accattatevillo!!! (Non prima di aver letto anche quello che ne hanno detto, fra gli altri, KiaIsabella e Alice).

Canapé di crema di tofu con germogli di alfa alfa

Ricetta di una semplicità quasi banale, ma perfetta come finger food da aperitivo. Così come la presento (pedissequamente copiata dal libro a pagina 190) ha un gusto fresco e pulito, che esalta tra l’altro il lieve sentore piccante dei germogli. I germogli li ho ottenuti da semi biologici nel tempo record di 3 giorni (Grazia ne dà un tempo di germogliazione di una settimana, ma evidentemente Toni si è particolarmente impegnato dopo anni di cattivo utilizzo…). Le dosi sono per 4 persone.

pancarré integrale 8 fette
germogli di alfa alfa (erba medica) 20 g
tofu 300 g
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
latte di soia 2 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero
erba cipollina

Sciacquate velocemente i germogli e l’erba cipollina, tamponandoli bene per farli asciugare.
Frullate il tofu con l’olio, il latte, sale e pepe, ottenendo una crema consistente. Aggiustate poi ancora di sale e pepe.
Ricavate dei canapé dal pane con un tagliabiscotti sagomato.
Con una siringa da pasticceria, decorateli con la crema di tofu. Ricoprite con un po’ di germogli e spolverizzate di erba cipollina tritata.

20 minuti
(+ 4-7 giorni per la germogliazione dei semi)

Per la serie, viva il finger food, vedi anche:

Le tartine con paté di seitan e il tofu al lapsang souchong con pepe di Szechuan.

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Pane afghano

13 02 2011

afghan bread

Lo scorso settembre, al Vegfestival, ho avuto modo di tenere una dimostrazione di cucina afghana. Non che ne sia un esperto, ma questo paese a cavallo tra quattro mondi e culture (Asia centrale-Russia, regione indiana, Cina e mondo arabo-musulmano) mi ha sempre incuriosito, e anche la sua cucina riflette appieno la sua collocazione geografica. Protagonisti sono i cereali coltivati sulle sue terre: grano, mais, orzo, riso, e grande utilizzo di noci e frutta secca ed essiccata, in particolar modo l’uva. Accompagnamento di qualsiasi pasto, utilizzato come vera e propria posata, è il nan-e afghani, pane piatto cotto in un forno tandoor. Nella versione originale l’impasto andrebbe spalmato sui lati del forno, cosa non fattibile con un normale forno casalingo. Si può comunque ottenere un buon compromesso, anche se si otterrà un pane meno malleabile dell’originale, ma comunque ottimo per accompagnare patè e creme.

Pane afghano
Nan-e afghani

Velocissimi da preparare, sono molto buoni e altrettanto digeribili. Possono essere realizzati anche con farina 0 o semintegrale. I semi di cumino nero si trovano nei negozi di prodotti arabi e mediorientali, altrimenti potete sostituirli con del più comune cumino (carvi). Le dosi sono per 8 pani.

acqua filtrata o minerale 375 millilitri
lievito di birra essiccato 10 grammi (1 bustina)
malto di riso 1 cucchiaio
farina integrale di grano tenero 600 grammi + 50 grammi per la spianatoia
sale marino integrale 1 cucchiaio
olio di girasole 60 millilitri
cumino nero 1 cucchiaio
latte di soia
q.b.

Intiepidite l’acqua. Mescolatela con il lievito e il malto e lasciate riposare 10’. Aggiungete poi mezzo cucchiaino di farina e lasciate schiumare per 5’.
Mescolate il sale con la farina. Disponete la miscela a vulcano e versarvi l’olio e la miscela di lievito. Mescolate e impastate per 5’.
Coprite l’impasto con un tovagliolo umido e lasciate riposare, al caldo e lontano da correnti, per un’ora e mezza.
Trascorso questo tempo, dividete l’impasto, infarinando la spianatoia, in 8 parti uguali e formate 8 palle. Stendetele poi in ovali lunghi circa 15 cm e spessi 1cm.
Passate i rebbi di una forchetta lungo i nan per creare un motivo decorativo. Spennellate del latte di soia e coprite con i semi di cumino.
Adagiateli su una teglia da forno e cuocete in forno caldo a 180° per 20’.

50 minuti
+ 1 ora e 30 minuti di riposo

Vedi anche:

La ricetta del pane integrale con pasta madre e quella del soda bread irlandese

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Fichi mandorlati con scorzette di agrumi

31 01 2011

dried figs with almonds

Proprio ultimamente mi sono state mosse delle obiezioni riguardo alla validità di un regime vegano per quanto riguarda l’apporto di calcio. Mai come in questo caso la disinformazione regna sovrana, ad opera purtroppo anche di una classe medica poco preparata e aggiornata, e del martellamento pubblicitario a cui siamo sottoposti. Per chi volesse saperne di più, consiglio alcuni riferimenti di lettura molto interessanti, quali questo, questo e quest’altro.

Un’ottima fonte di calcio è data dai fichi secchi e dalle mandorle. Insieme, possono essere combinati in una merenda veloce, energetica, crudista e senza glutine. Meglio di così?

Ma questa ricetta, ispirata ai fichi mandorlati salentini, vuole essere un mio personale omaggio alla Puglia, terra in cui mi sono recato per la prima volta per ben due volte lo scorso novembre (una volta nel Salento per lavoro - ma quant’è affascinante Lecce? - e una seconda volta per un divertente corso di cucina a Taranto), ed è dedicata agli amici tarantini (Stefania, Minny, Betty, Cecilia e Fabio, grazie ragazzi dell’eccezionale ospitalità, e un grande saluto anche alla mamma di Minny… e di Betty Occhiolino) che si prodigano con grande impegno in una realtà sicuramente più difficile per quanto riguarda l’attenzione verso gli animali.

 

Fichi mandorlati
con scorzette di agrumi

Prediligete fichi secchi da agricoltura biologica essiccati naturalmente al sole – oppure, se siete al Sud, magari essiccati da voi in tarda estate. La ricetta originale prevede i semi di finocchio al posto delle scorze di agrumi. Fate voi, ma gli agrumi donano a questi dolcetti un retrogusto molto piacevole.
Se volete potete tranquillamente raddoppiare le dosi, in modo da averne una buona scorta. Per il resto, consiglio moderazione e autocontrollo: è difficile chiudere il barattolo una volta aperto!

fichi secchi 500 g
mandorle 150 g
scorze essiccate di agrumi (v. ricetta in basso)
foglie di alloro essiccate

Tritate le scorzette.
Tagliate i fichi a metà senza separarli del tutto. Riempiteli con un paio di mandorle e delle scorzette.
Riempite dei barattoli di vetro con i fichi, alternandoli con foglie di alloro essiccate.

15 minuti

Scorzette di agrumi essiccate

Le scorzette di agrumi essiccate sono facilmente preparabili in casa e conviene farne anche una bella scorta per poter essere utilizzate quando gli agrumi non sono più di stagione. D’obbligo utilizzare agrumi ben maturi e di coltivazione biologica. Potrete poi utilizzarle nei dolci sciacquandole e tagliandole a pezzi. Le dosi indicate sono quelle necessarie per i fichi mandorlati.

arancia 1
limone 1
cedro 1
clementine 2

Lavate gli agrumi accuratamente con una spazzola. Asciugate la frutta. Con un coltello ben affilato tagliate la scorza (non tagliate la parte bianca), affettatela in strisce sottili e appoggiate le strisce su un tagliere in legno ricoperto con uno strofinaccio asciutto e pulito. Appoggiate il tagliere sopra un calorifero, coprite con un fazzoletto pulito per evitare che si depositi la polvere e lasciatele ad essiccare per 4-5 giorni, rigirandole ogni tanto.

15 minuti
+ 5 giorni di riposo

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Un crostino in compagnia…

3 01 2011

croutons with avocado cream

 

Buon anno nuovo a tutte e tutti! Spero lo abbiate trascorso nel miglior modo possibile e con le persone a voi più care. Io l’ho trascorso cucinando per alcuni amici, e il 2010 non sarebbe potuto terminare in maniera migliore.
E dato che cucinare per gli amici è sempre una cosa bella, soprattutto se cucinate insieme a loro, vi lascio la prima ricetta del 2011, dei crostini perfetti da condividere tutti insieme, da mangiare con le mani, e da preparare in brevissimo tempo chiacchierando e bevendo un bicchiere di vino insieme (o una birra, o un tè, o quel che vi aggrada!).

 

Crostini con crema di avocado

Scegliete un avocado medio-grande ben maturo, pena ritrovarvi con una polpa impossibile da schiacciare (e da mangiare). L’avocado maturo ha infatti una polpa che può essere spalmata come burro (e che vi consiglio anche di provare, spalmata così com’è, su una fetta di pane integrale!).

avocado 1 medio-grande
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai 
limone ½
aglio 1 spicchio
prezzemolo 1 mazzetto
sale marino integrale

pane (baguette) 1

Mondate e lavate il prezzemolo, tritatelo con la mezzaluna insieme allo spicchio d’aglio sbucciato. Spremete il mezzo limone.
Tagliate la baguette a fettine, mettetele su una teglia ricoperta di carta da forno e passatele in forno caldo a 180° per circa 10’, in modo da ottenere dei crostini.
Sbucciate l’avocado, tagliatelo a metà ed eliminate il seme centrale. Schiacciatelo in un mortaio (o passatelo al mixer) fino a ottenere una crema, da condire con il succo di limone, il sale e l’olio. Spalmatela sui crostini di pane e terminate guarnendoli con il prezzemolo e l’aglio tritati.

20 minuti

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Patate nere al rosmarino

22 12 2010

rosemary black potatoes

Quest’anno, mi dispiace, ho pubblicato davvero poco rispetto al mio solito. Complici un computer ormai troppo lento e tanti impegni di lavoro, ho lasciato trascorrere tempi abissali tra un post e l’altro. Ora il computer personale l’ho cambiato, così come ho cambiato azienda e settore, e quindi dovrei riuscire a stabilizzarmi e a essere un po’ più regolare.
Tra le altre cose non sono riuscito a preparare nessuna ricetta di Natale da proporvi in anticipo (sebbene abbia ben chiaro in testa cosa preparare per il pranzo, che sarà vegan e in famiglia), quindi ho raschiato dal fondo del barile e non mi è rimasta che questa ricetta che mi piace assai, un po’ rustica e vergognosamente semplice, se non fosse per l’utilizzo di una varietà di patata sicuramente particolare, che a volte viene definita nera, a volte viola (la polpa in effetti tende più al porpora che all’ebano).
Io l’ho scovata da un produttore bio del torinese, che espone i suoi frutti mensilmente all’Oltremercato in Piazza Palazzo di Città a Torino. No, il nome dell’azienda agricola purtroppo non me lo ricordo proprio…

Patate nere al rosmarino

Ricetta semplicissima ma da preparare con cura, per apprezzarne il sapore rustico e casalingo. Oltre alle patate nere, non facilissime da trovare, si possono usare quelle rosse, che hanno consistenza e grana simili. Le dosi sono per 4 persone.

patate nere 800 grammi
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
aglio 8 spicchi
rosmarino 2 rametti
sale marino integrale 1 cucchiaino + 1 pizzico
pepe nero 1 spolverata

Lavate le patate e mettetele in pentola, senza pelarle, coprendole con acqua e sciogliendovi un cucchiaino di sale. Da ebollizione, fatele cuocere 20 minuti.
Nel frattempo schiacciate gli spicchi d’aglio e tritate gli aghi del rosmarino.
Scolatele e lasciatele raffreddare.
Tagliatele poi a pezzi. Riscaldate l’olio in una padella a fuoco medio-alto, aggiungete le patate formando un solo strato (uno solo, se ne avanzano ripetete l’operazione), e abbassate la fiamma a fuoco medio. Fatele dorare senza muoverle per circa 7 minuti. Aggiungete gli spicchi d’aglio. Girate le patate dall’altro lato e fatele dorare altri 7 minuti.
Aggiungete infine il rosmarino e mescolatelo insieme alle patate. Coprite con un coperchio e fate cuocere altri 7 minuti.
Spegnete la fiamma, rimuovete l’aglio, salate, pepate e servite subito.

1 ora

Vedi anche:

le patate al limone e le verdure grigliate al rosmarino

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Pomodori secchi sott’olio agli aromi

11 11 2010

sundried tomatoes with herbs in extra-virgin olive oil

Mi prendo (e vi offro) una pausa dalla trilogia newyorchese (anche perché devo finire di sistemare le foto…) con una preparazione da bravo autoproduttore, e da amante dei pomodori. Beninteso che gli ortaggi rossi compaiono nel mio frigorifero soltanto da maggio a settembre (sono un po’ un fanatico della stagionalità degli ingredienti), rimane il problema di che fare negli altri mesi? Certo, ci sono sempre pelati & co., di cui, a dir la verità, non sono un grande estimatore. Al contrario, i pomodori secchi suscitano in me un amore incondizionato e senza riserve: soprattutto se piccoli e raggrinziti, che conservano tutto il sapore dell’estate, come quelli effettivamente essiccati al sole e non nei forni industriali. Per fortuna il mio spacciatore di fiducia (il verduriere) si procura quelli riarsi al sole calabro…

L’optimum per la conservazione sott’olio sarebbe quello di partire da pomodori freschi biologici fatti essiccare al sole estivo. Ma 1) abitando a Torino 2) non avendo balconi esposti a sud 3) avendo avuto un agosto alquanto piovoso, per questa volta ho desistito. Tutte le tecniche di essicazione solare le potete però trovare in questo bel libretto (che potete scaricare gratuitamente qui), da cui ho tratto anche la ricetta in basso (variata in alcuni particolari).

 

Pomodori secchi sott’olio agli aromi

Preferite pomodori essiccati naturalmente al sole (l’optimum sarebbe autoprodurseli), e optate per un olio extravergine d’oliva piuttosto corposo (pugliese). Le dosi sono per 6 vasetti da 250 grammi.

pomodori secchi 1 kg
alloro secco spezzettato
capperi sotto sale 40 grammi
peperoncino secco in scaglie
aglio secco

sale marino integrale 
olio extravergine d’oliva (pugliese) 200 ml
aceto di mele 1 litro

Dissalate i capperi, lasciandoli a bagno per una decina di minuti in un bicchiere di acqua fredda. Scolateli eliminando il sale residuo.
Portate a ebollizione l’aceto di mele con 1 litro di acqua, versatevi i pomodori secchi e fateli bollire per 10’.
Scolateli e fateli asciugare su un paio di vassoi ricoperti con carta da cucina per un paio d’ore. Nel frattempo sterilizzate i vasetti (lavate bene i vasetti di vetro e i coperchi, metteteli in una pentola e ricoprite il tutto con acqua. Portate a ebollizione e fate bollire per 30′. Fate intiepidire l’acqua ed estraete vasetti e coperchi con delle pinze. Rovesciateli su uno strofinaccio pulito e lasciarli asciugare).
Sistemateli nei vasetti, schiacciandoli bene, alternandoli con sale, aglio, peperoncino, alloro e capperi, e ricoprite di olio. Aspettate che l’olio vada a inserirsi bene in tutti gli anfratti (una ventina di minuti), e rabboccate in modo che siano tutti perfettamente coperti.
Avvitate il tappo. Lasciate riposare almeno trenta giorni prima di consumarli.

1 ora e 30 minuti + 2 ore di riposo
+ 30 giorni di ulteriore riposo 

Per altri invasettamenti salati, vedi anche:

I legumi in vasetto
Le alghe arame sott’aceto

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Formaggio di tofu alle erbe

29 09 2010

tofu cream cheese with fresh herbs

Ultimamente sto facendo fatica a scrivere qualcosa di interessante sul blog. La vena creativa credo sia rimasta ancora a godersi le ferie, probabilmente si è nascosta in qualche sala inesplorata del Met o è rimasta a gozzovigliare al Café Blossom. Magari non appena mi deciderò a scrivere di New York riapparirà come d’incanto. Altrimenti mi toccherà rievocarla con una seduta spiritica e una macumba.
Non che non voglia rendervi partecipi del mio soggiorno nella Grande Mela, ma è che sono intimorito dal dover catalogare le +1000 foto scattate. O meglio, +950, dato che le prime cinquanta sono misteriosamente svanite nel trasferimento dalla macchina fotografica al computer. Le ho cercate, ma invano. Svanite, volatilizzate, desaparecidas.  Empire State Building, Central Park sotto la pioggia, Fifth Avenue… Dove siete finiti? Magari hanno solo raggiunto quella dannata vena creativa.

Quindi, nell’attesa, vi dovrete sorbire i miei simil-formaggi. E se avete pure seguito il laboratorio al Vegfestival, rassegnatevi alle mie elucubrazioni da casaro vegano…

E dato che la vena creativa deve ancora compiere la trasvolata atlantica, vi propongo una ricetta della chef Rosanna Passione, una delle mie preferite, veloce da preparare e gustosissima.  Nella mia versione ho semplicemente rivisto un po’ alcune dosi, per renderlo più deciso e interessante.
La ricetta è davvero veloce, a parte i tempi di riposo necessari a insaporire bene il tofu. E poi è anche l’ideale per questi primi giorni autunnali in cui il sole diurno intiepidisce gli ultimi meriggi di settembre.  

Formaggio di tofu alle erbe

Scegliete un tofu compatto, che andremo poi ad aromatizzare con un trito di erbe aromatiche. Per un gusto meno deciso (e per continuare ad avere una vita sociale), potete omettere l’aglio (peccato!). Le dosi sono per 4-6 persone.

tofu 500 g
acidulato di umeboshi 3 cucchiai
tahin 2 cucchiai
aglio 2 spicchi
prezzemolo 1 manciata
basilico 1 manciata
cipollotto 1
olio extravergine d’oliva 6 cucchiai
sale marino integrale 1 pizzico

Passare il tofu al mixer riducendolo in crema. Mescolarlo con l’acidulato di umeboshi, il tahin, l’olio e il sale. Mettere a riposare in frigo per 24 ore.
Qualche ora prima di servirlo, mondare e lavare il prezzemolo, il basilico e il cipollotto, mondate gli spicchi d’aglio e tritate tutto finemente. Aggiungete al formaggio.
Servite dopo qualche ora spalmato su pane integrale.

15’ + 27-28h di riposo

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Ananas alla griglia

17 09 2010

grilled pineapple

Ed eccomi finalmente tornato con una ricetta! Era un bel po’ che non proponevo qualcosa di “commestibile” su un blog che dovrebbe essere essenzialmente dedicato alla cucina ma, tra ferie, Vegfestival* e lavoro, son riuscito a cucinare poco e a postare ancor di meno.

Ma, dopo due settimane trascorse a New York (di cui vi parlerò prossimamente, dato che sono state un susseguirsi di arte, cultura, estenuanti camminate e ottimo cibo vegan), una minima ispirazione dall’ossessione tutta americana per le grigliate estive un po’ mi è venuta fuori. E dopo aver spulciato la rete e i ricettari alla ricerca di qualcosa di originale senza ricorrere a tofu, seitan e salsicce di soia, ecco che mi si è presentata questa ricetta di una semplicità disarmante. Quattro ingredienti per un dessert tropicale velocissimo da preparare.

E, tra il dolce dell’ananas, l’aroma di rum e il tocco di cannella, sembra quasi di essere tornati in vacanza…

Ananas alla griglia

La ricetta è davvero semplicissima. Scegliete un ananas del commercio equo-solidale e un buon rum giamaicano e otterrete un dessert morbido e dolcissimo, magari ancora un po’ caldo dalla cottura sulla piastra. Le dosi sono per 4 persone.

ananas 1
cannella macinata 1 cucchiaio
rum 250 ml
acqua 500 ml

Con un coltello affilato, eliminate la parte inferiore e superiore dell’ananas. Pelate poi il frutto eliminando la parte esterna.
Tagliate l’ananas a fette di circa 2 cm.
Mettetele a marinare in un misto di acqua, rum e cannella per almeno un’ora (io le ho tenute per una notte).
Scaldate una piastra: una volta rovente, appoggiate le fette di ananas. Lasciate grigliare un paio di minuti, e poi rigirate le fette per un altro paio di minuti.
Servire con una spolverata di cannella.

10 minuti + 1 ora di marinatura

 

* a proposito di Vegfestival, nessun reportage da parte mia, dato che l’ho passato quasi esclusivamente a lavorare dietro le quinte, ma potete leggere il bel reportage di Veganlife o quello tragicomico di Grazia – che, pur bacchettandoci per bene, ci ha dato un grande stimolo per migliorare – e infine i video di Massimo e Julia di Veggie Channel, che stanno caricando di giorno in giorno e che quindi vi consiglio di tenere sott’occhio.

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