Claudia Lotta Sweet Designer

12 01 2012

claudia lotta, turin

Claudia Lotta l’ho scoperta per caso una sera in carcere. O meglio, in un ex-carcere torinese, “Le Nuove”, riallestito in spazio espositivo.  E in occasione di “The Others”, fiera di arte contemporanea che si tiene a inizio novembre, Claudia esponeva le sue invitanti creazioni in un’ala della vecchia prigione. Ho preso il suo biglietto da visita, incuriosito dalla sua bravura, covando la speranza di scovare qualche sorpresa vegan nel suo atelier.

claudia lotta, turin

Detto fatto sono così andato a curiosare in un pomeriggio di ferie tra Natale e Capodanno. Il laboratorio, in una via del centro storico parallela al Po, è una vera e propria bakery di stampo anglosassone e, se non fosse per le scritte in italiano, parrebbe proprio di essere a Londra o a New York.

claudia lotta, turin claudia lotta, turin claudia lotta, turin claudia lotta, turin claudia lotta, turin claudia lotta, turin

Bianco e colori pastello dominano il piccolo ambiente, sapientemente ingrandito da specchi e rientranze. Sedie da giardino, piccoli tavolini, un albero stilizzato porta-biglietti da visita, bigiotteria e oggettistica a guisa di dolcetti si armonizzano con cupcake e torte decorate, che  fanno bella mostra di sé anche nella vetrina su strada.

claudia lotta, turin

Per fortuna le mie speranze non vengono disattese. Alla mia domanda di rito, arriva la conferma inaspettata. Non ha purtroppo cupcake vegani da gustare subito, dato che la domanda per ora è ancora bassa, ma può prepararli con un paio di giorni di avviso mezza giornata di anticipo (si possono ordinare al mattino e gustare al pomeriggio), avendo elaborato appositamente delle ricette speciali prive di derivati animali. L’ordine minimo è di sei minitorte (circa 600 g), racchiuse in una leziosa scatoletta di cartone rosa.

claudia lotta, turin claudia lotta, turin claudia lotta, turin

Ne ordino dodici per Capodanno. Base di torta al cioccolato, una metà con frosting di cioccolato fondente, l’altra di pistacchio. Tutti e dodici impreziositi poi da un orologio di mezzanotte in pasta di zucchero. Allieva della londinese Peggy Porschen e formatasi anche alla Wilton School, la più importante scuola di cake decorating degli Stati Uniti, Claudia, psicologa per formazione ma sweet designer per passione, è davvero brava. La base al cioccolato è deliziosa e adeguatamente soffice, non troppo dolce, in perfetto equilibrio con il frosting (che va a invadere anche il centro della tortina) zuccherino e morbido, in particolare nella versione al pistacchio.

claudia lotta, turin

Il mio augurio è naturalmente quello che la domanda di dolci senza derivati animali aumenti, in modo tale da poter assaggiare una delle sue delizie senza doverle prenotare in anticipo. Il mio consiglio è quello di lasciarvi guidare dalla sua fantasia e dalla sua passione nella realizzazione di dolci decorati senza latticini e uova che nulla hanno da invidiare a quelli della tradizione classica.

claudia lotta, turin

Claudia Lotta
Sweet Designer

Via Alfonso Bonafous, 7
10123 Torino
Tel. 011 4270053

Produzione dolciaria: vegetariana, vegan su ordinazione
Orari: mar-sab 16-20, dom 10-13
Prezzi: cupcake 3 €, cupcake decorati 4,50 € – ordine minimo 6 pezzi
Note: solo asporto; carte OK.



Venezia, l’arte, il cibo, il tè

17 07 2011

after the rain 2

Tra Biennale, Guggenheim e Fondazione Pinault, Venezia è uno dei principali centri propulsori dell’arte contemporanea mondiale. Ed è per il consueto appuntamento di giugno con l’inaugurazione della Biennale che LDM e io facciamo la nostra usuale puntata in laguna.

the use of mobile phones is strictly prohibited walking alone after the rain

L’arrivo è di venerdì sera per cena, al ristorante Frary’s, storico locale di specialità greche e mediorientali, purtroppo un po’ deludente dal punto di vista qualità-prezzo. I piatti sono sì ottimi e cucinati con cura (sublime il biryani di verdure cotte al forno), ma le porzioni sono un po’ piccole per i prezzi proposti. Poco male, avremo modo di rifarci il giorno seguente con due interessanti scoperte.

hummus at frary's

Il sabato mattina ci avviamo di buon’ora verso Piazza San Marco, per l’ascesa sul parón de caxa (il Campanile di San Marco). La coda è breve, il panorama sulla città storica e su tutta la laguna è come al solito mozzafiato. Era da un po’ che non ci salivo, e facciamo bene perché vediamo arrivare da nord-est nubi che non promettono nulla di buono.

campanile, st. mark's square

san giorgio maggiore

Difatti poco dopo veniamo sorpresi da un forte acquazzone, ma per fortuna ripariamo prima alla Drogheria Mascari, con le sue piramidi di spezie esposte in vetrina (l’acquisto di berberè etiope e bigoli è d’obbligo), e poi al Rialto Bio Center, fornito supermercato del biologico in cui riesco a trovare anche un’introvabile salsa teriyaki.

spice towers

A pranzo scopriamo un locale aperto da poco meno di un anno. Ed è colpo di fulmine. Si tratta del Caffè Orientale su Rio Marin, a cui dedico giustamente qualche riga in più qui a seguire.

caffetteria orientale in the rain crossing rialto bridge st. mark's square

La pioggia sembra placarsi un po’, ma decidiamo comunque di dedicare il primo pomeriggio al da poco riaperto Museo di Storia Naturale, ospitato nel Fontego dei Turchi. L’allestimento interno è molto suggestivo, così come alcune sale di reperti ottocenteschi mantenute secondo gli schemi originari.

natural history museum blue sky 1 blue sky 2 gran teatro la fenice

Giusto il tempo di cambiarsi, per dirigersi poi verso il Teatro La Fenice, dove ci aspetta un concerto di musica classica e classica contemporanea diretto da John Axelrode, direttore d’orchestra americano decisamente capace e molto simpatico. L’interno del teatro è stato rifatto esattamente secondo lo schema precedente al rogo di quindici anni fa, e decisamente è quello che mi aspettavo pur avendolo visto soltanto in Senso di Luchino Visconti.

la fenice

A cena rimaniamo in San Marco, più precisamente all’HK Venezia, ristorante-enoteca che propone, su prenotazione (ma anche sul momento), raffinati piatti vegetali a base di verdure di stagione e cereali. Dopo cena, di ritorno verso casa, ci fermiamo ancora fra i mosaici dorati del B Bar per i loro fantasiosi cocktail intitolati a celebrità cinematografiche degli anni Cinquanta e Sessanta. Da provare quello a base di Martini bianco e tè verde.

hk venezia nightlife in rialto at night b bar

Dopo un sonno ristoratore, la domenica, come da programma, verrà dedicata alla Biennale d’Arte. Dopo un sabato piovoso e freddino, ci attende una giornata caldissima e soleggiata. Prima tappa l’Arsenale, con le ali dedicate all’esposizione delle ultimissime tendenze in fatto di arte contemporanea. Come sempre molto interessante e ricco il Padiglione Italia.

biennale biennale arsenale relax biennale

Una pausa veloce e senza infamia e senza lode per pranzo (focaccia con pomodoro e rucola), è l’ora di affrontare le opere esposte nei Padiglioni della Biennale presso i Giardini di Castello.

biennale biennale biennale biennale biennale biennale

I padiglioni sono uno spettacolo di per sé, e valgono una visita anche nei periodi in cui non espongono i manufatti della Biennale dell’Arte e della Biennale d’Architettura, in quanto vero e proprio compendio dell’architettura contemporanea: dallo stile palladiano del padiglione britannico, a quello secessionista con splendidi mosaici dell’Ungheria, al minimalismo scandinavo della struttura svedese a quello essenziale del Giappone, fino a quello italiano di epoca fascista a quello di vetro e cemento del Venezuela realizzato da Carlo Scarpa.

israeli pavilion japanese pavilion german pavilion venezuelan pavilion

Il pomeriggio scorre veloce tra un padiglione e l’altro, ed è ormai tempo di fare ritorno a casa. Ma non prima del gelato di puro cioccolato fondente di Vizio Virtù (di cui vi avevo già parlato in passato), che ha raddoppiato con la nuova apertura, da qualche mese, della bottega di golosità Vizio Virtù e… altro, dove fanno bella mostra di sé vasetti di frutta e cioccolato fondente da spalmare, aceti balsamici, pregiate marmellate Bernadette de Lavernette, gelatine di frutta e pasticceria secca senza latticini, uova e saccarosio. La carta di credito fa il suo dovere, e non ci resta che ripartire carichi di provviste golose, fino alla prossima puntata in laguna!

gondolas after the rain

CAFFÈ ORIENTALE

Situata nel sestiere di Santa Croce, su Rio Marin, questa recente apertura in città non poteva che rendermi felicissimo.

caffè orientale, venice

Musica classica di sottofondo, pareti turchesi con quadri di animali dai colori sgargianti, legno e luci soffuse, e un’attenta selezione di tè. Tè bianchi, verdi, neri, oolong fanno bella mostra da scaffali in legno e sulle pagine del menù. Naturali o aromatizzati, pregiati o più comuni, la scelta è difficile, ma alla fine vince una tazza di gyokuro giapponese.

caffè orientale, venice

La cucina è vegetariana, anzi praticamente vegana per i piatti salati. LDM opta per un’insalata di farro con verdure legumi, io per uno splendido cuscus di verdure e piselli con salsa al cocco. Altre opzioni sono la pappa al pomodoro e la panzanella. D’inverno invece compare anche una corroborante ribollita.

caffè orientale, venice caffè orientale, venice caffè orientale, venice

Se i piatti salati sono decisamente mediterranei, per i dolci si fa sentire la tradizione pasticciera anglosassone, decisamente consona per un locale che è innanzi tutto una sala da tè: scone, crumble e torte fanno bella mostra di sé sul bancone, ma sono purtroppo realizzati con latte e uova. Per fortuna hanno da qualche tempo inserito anche una torta vegan, quel giorno una consistente fruit cake davvero deliziosa.

caffè orientale, venice caffè orientale, venice caffè orientale, venice

Se ci andate, non dimenticate di leggere e firmare il loro libro degli ospiti: vi troverete pensieri, commenti, disegni e poesie degli avventori, veneziani e non, residenti e turisti, in un piacevole miscuglio linguistico. Difficile alzarsi da questo splendido locale, in cui le ore passano velocemente sorseggiando tè, degustando piatti, osservando e scrivendo.

caffè orientale, venice

Caffè Orientale
Fondamenta Rio Marin
Santa Croce 888
30135 Venezia
Tel. 041 5201789
tearoomvenezia@gmail.com
Google Maps

Cucina: sala da tè con cucina vegetariana
Orari: ven-mer 12-21, gio chiuso
Specialità vegan: cuscus con salsa al cocco, insalata di farro, pappa col pomodoro, schiaccina al rosmarino, panzanella (solo estate), ribollita (solo inverno); torte vegan di frutta secca.
Prezzi: EUR 13-16 per piatto salato, tè e dessert.
Altri commenti: Happy Cow

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Chieri

3 07 2011

duomo

Ad appena quindici chilometri da Torino, Chieri è un piccolo gioiello posto tra le verdi colline del capoluogo piemontese e le ultime propaggini del Monferrato. Per chi si trovasse a Torino, vale la pena dedicarle qualche ora soprattutto per apprezzarne alcune delizie gastronomiche. Ed è per questo che abbiamo deciso di dedicarle un pomeriggio di un sabato di maggio e, pur conoscendola bene, ho deciso di valorizzarla con un breve reportage fotografico-culinario.

baroque in chieri duomo gothic galore baroque in chieri

Cittadina di origine medievale, ha un bel centro storico piuttosto compatto d’impianto medievale e barocco. Su tutto primeggia il bellissimo e imponente Duomo gotico, ma non mancano alcune sorprese passeggiando per la cittadina, come suggestivi scorci di chiese e palazzi.

alley in chieri strawberry and pink grapefruit surviving tower

Per una sosta dolce non ci si può non fermare alla filiale chierese di Grom (i coni e i biscotti sono vegan, così come la quasi totalità dei sorbetti e gelati di frutta), e acquistare una delle creazioni di cioccolato fondente “Radiosa” di Avidano, tavolette “sensoriali” da degustazione.

three in one

Dopo esserci fermati a un festival di poesia scoperto per caso, ci siamo diretti per cena da Un Punto Macrobiotico, locale dai prezzi modici e dalle quantità generose, che propone una cucina macrobiotica semplice, e quasi tutta vegan (a parte una portata di pesce). Si inizia con una zuppa a base di miso, e si può proseguire o con i nutrienti monopiatti a base di cereali, pasta, legumi, insalata e verdure, o con le interessanti pizze a lievitazione naturale realizzate con crema di carote e besciamella di riso, e arricchite da cipolle, olive, verdure di stagione, il tutto innaffiato da leggero tè bancha tiepido. Semplici e naturali anche i dessert, in questo caso gelato di fragola e tortino di riso e uvetta.

un punto macrobiotico, chieri

A conclusione del pomeriggio e della serata, una puntata finale al Grado Plato, birrificio artigianale di elevata qualità che propone alcune splendide creazioni (anche da acquisto) come la Sveva, ispirata alle lager tedesche, la Strada San Felice alle castagne, la Chococarrubica (con carrube, avena e fave di cacao) o la Weizentea, con tè verde cinese.

un punto macrobiotico, chieri grado plato brewery avidano chocolate un punto macrobiotico, chieri

Chieri
per foodies

Grom
Via Vittorio Emanuele II, 59
Gelato artigianale realizzato con ingredienti di elevata qualità, vengono riportati chiaramente i gusti vegan. Coni e biscotti sono pure loro vegetali.

Avidano
Via Vittorio Emanuele II, 46 
Bar-pasticceria, ma soprattutto cioccolato di alta qualità. Da acquistare anche come regalo la Radiosa, tavoletta di cioccolato di design da degustazione.

Un Punto Macrobiotico
Strada Andezeno 39
Necessaria la tessera, valida poi anche negli altri circoli omonimi sparsi per la penisola, propone una cucina naturale semplice e di stagione a prezzi contenuti (EUR 10-12 circa). Buon assortimento anche di prodotti alimentari naturali (da provare i maritozzi al cioccolato in versione macrobiotica).

Birrificio Grado Plato
Viale Fasano 36b
Microbirrificio più volte insignito di premi per l’alta qualità delle sue birre. Ed in più si tratta di birre realizzate con materie prime autoprodotte: le piante d’orzo con cui vengono ricavate le sue birre sono quelle coltivate sulle colline di Chieri, Pino Torinese e Pecetto Torinese (decisamente a KMzero).



Tokyo, sakura, e fucha-ryori

26 06 2011

red aprons

Il mio personale omaggio al Giappone dopo gli eventi di marzo si è fatto un po’ aspettare, ma è giunto il momento di presentare una Tokyo primaverile ricca dei luoghi che amo di più, con qualche consiglio per viverne le sue le mille sfaccettature in un tropo breve fine settimana.

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Dopo la Kyoto autunnale, ecco una Tokyo primaverile, tra luoghi dell’anima e del palato, durante i festeggiamenti dell’Hinamatsuri e con l’aspettativa della fioritura dei ciliegi (sakura). E con un occhio particolare alla cucina shōjin-ryōri, la tradizionale arte culinaria vegana del buddismo zen. Brevi note di viaggio e piccoli suggerimenti.

    bon, tokyo

  • La migliore shōjin-ryōri (cucina vegetariana buddhista) della capitale nelle stanze di Bon, di cui parlo meglio in basso.

109 building

  • Un giro al 109 Building a Shibuya, dove vedere tutte le ultimissime nippo-tendenze che solo in minima parte arriveranno anche in Europa. E poi è impareggiabile osservare la ressa di kogyaru che vi si accalca…

ginza

  • Ginza, la corrispettiva giapponese della Fifth Avenue newyorchese, con quel suo aspetto sofisticato e un po’ snob, dove trascorrere qualche ora per negozi e gallerie d’arte.

    buddha

  • Asakusa, il cuore della vecchia Shitamachi, con lo splendido Sensō-ji, e il suo grande incensiere il cui fumo garantisce buona salute.

    inori incense incense inori2

  • La cucina macrobiotica inventiva del Brown Rice Cafe.

    brown rice cafe, tokyo

    kappabashi-dori

  • Kappabashi-dōri, il paradiso dell’attrezzistica da cucina, con i suoi negozi specializzati nel rifornire i ristoranti.

    cafe eight, tokyo

  • Le squisite del miglior ristorante vegan della città, il Cafe Eight.

    kanro shichifukujin, tokyo

  • La pasticceria giapponese e i piattini macrobiotici del pittoresco Kanro Shichifukujin.

bon, tokyo

BON

bon, tokyo

Bon, ristorante in attività da più di cinquant’anni, offre il meglio della cucina fucha-ryōri, la versione cinese della cucina dei templi buddisti. Il locale, in una piccola via vicino al tempio Saitoku, è una splendida oasi di pace e rilassatezza. Si viene accolti con un sorriso (la prenotazione è d’obbligo in locali come questo), si lasciano le scarpe all’ingresso e si viene condotti in stanze private in stile giapponese. La porta scorrevole viene chiusa, e in silenzio si potrà apprezzare la decorazione del tokonoma e il piccolo giardino interno.

bon, tokyo

Si inizia con una tazza di tè, che varia a seconda delle stagioni, e si termina con il tè, con lo scopo di portare amicizia e pace fra i commensali. Il cibo è stagionale, e i piatti riflettono il susseguirsi delle stagioni, com’è d’uopo nella cucina zen.

bon, tokyo

Dopo il tè di fiori di ciliegio e dopo aver ordinato il mio amato umeshu (vino di prugne) e il tè kukicha che accompagneranno il pasto, inizia la successione delle varie portate, servite con cura e diligenza dai camerieri in kimono. Le portate seguono un ordine prestabilito.

bon, tokyo

Si inizia con lo shao ping (o shosai), l’antipasto freddo, costituito da verdure di stagione intagliate e fettine di seitan…

bon, tokyo bon, tokyo bon, tokyo

per poi procedere con crema di riso e tofu al miso.

bon, tokyo

A seguire lo shunkan, una presentazione decorativa di vegetali cotti, in questo caso a richiamare il rosa della primavera.

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È poi la volta dell’unpen, una zuppa densa di derivazione cinese che riprende antiche ricette del XVII secolo, a base di radici e funghi primaverili.

bon, tokyo

Dopo il tepore della zuppa, è la volta di ritornare a un piatto freddo, l’otsukuri, ovvero verdure presentate a sashimi, quindi fredde e tagliate in maniera sottilissima.

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Segue l’onsai, la ciotola di calde verdure bollite e accompagnate da una stupenda salsina di miso bianco.

bon, tokyo

Non può poi mancare uno dei miei piatti preferiti della cucina zen, uno dei classici della fucha-ryōri, ovvero l’anguilla vegetale, sapientemente realizzata con sottili strati di yuba e alga nori e grigliata sapientemente in modo da renderla tenera e saporita.

bon, tokyo

Altro classico immancabile è il mafu, il tofu di sesamo servito bello gelido, dal sapore inconfondibile e dalla consistenza deliziosa.

bon, tokyo

A seguire il delicatissimo yuji, il tempura di verdura lieve come una nuvola. Tra gli ingredienti, anche l’apice della piantina di riso con i suoi chicchi, sapientemente impastellati e fritti con il gambo (si mangia tutto!).

bon, tokyo

È l’ora di cambiare tè, un classico sencha giapponese per ripulire il palato dal fritto dello yuji.

bon, tokyo

Il pasto sta ormai per concludersi. Immancabili messaggere della fine del viaggio gastronomico, le tre ciotole contenenti zuppa di miso, riso al vapore e tsukemono (verdure fermentate) vengono servite in contemporanea.

bon, tokyo

Da ultimo il suigo, il piattino di frutta e kanten che conclude questa avventura del palato.

Bon
1-2-11, Ryusen
Taito-ku
Tōkyō
Tel. +81-3-3872-375
Metro: Iriya
Google Maps

Cucina: fucha-ryōri (cucina buddista zen vegan, d’ispirazione cinese)
Orari: lun-mar-gio-ven 12-15 (ultimo ordine 13.30); sab 12-21 (ultimo ordine 19); dom 12-20 (ultimo ordine 18), chiuso il mercoledì.
Prezzi: menù da JPY 6000 (EUR 41) a JPY 10.000 (EUR 82).
Altri commenti: Happy Cow

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Burro al tè verde

9 05 2011

vegan butter with green tea

Che fare di tutti i pacchetti di tè accumulati tra viaggi e acquisti vari, che giacciono un po’ dimenticati e negletti in dispensa? Beh, prepararseli e berli, armati dei consigli di esperte in materia come Acilia o Francesca.
Magari accompagnandoli, come da migliore tradizione inglese, a scones, tramezzini e fette di pane tostato con burro vegetale e marmellata. E magari riprendendo l’aroma del tè nel burro, creandosi dei panetti personalizzati con le varie miscele. In questo caso consiglio di utilizzare tè verdi aromatizzati – io sto bevendo (e ho usato) “Viaggio in Marocco”, miscela di tè verde Yunnan, cardamomo, cannella, limone, pompelmo, pepe e fiori di papavero acquistata tempo fa da Tea & Company, negozio-tempio del tè torinese che consiglio vivamente sia per la gentilezza delle proprietarie, sia per la loro competenza. Un altro consiglio è quello di affidarsi alle mani esperte di Acilia, e di acquistare direttamente dalla sua bottega on-line. E infine quello di tostare del buon pane (integrale è perfetto) e di dedicarsi, con lentezza zen, a spalmarvi riccioli di burro profumato (col vantaggio che la preparazione dello stesso non richiede che cinque minuti).

Burro al tè verde

Per questa veloce preparazione ho utilizzato il burro vegetale di Luca Montersino, che consiglio vivamente qualora riusciste a procurarvelo (in Piemonte, a Torino, Alba, Saluzzo, Chieri, Pinerolo e San Germano Chisone, oppure on-line sul sito di Tibiona). Oltre a essere un prodotto decisamente più salutare rispetto agli altri burri vegetali e margarine (non è realizzato con olio di palma), ha il vantaggio di contenere una buona dose di burro di cacao, che ha lo stesso punto di fusione del burro di origine animale. Ciò significa che al palato ha un sapore e una consistenza simile, e si presta bene a essere spalmato su fette di pane tostato caldo. Poi vanno bene anche il burro di soia o una margarina biologica non idrogenata, ci mancherebbe altro!

burro vegetale (Burrolì) 250 g
tè verde aromatizzato 10 g

Ammorbidire il burro a temperatura ambiente per almeno 2 ore. Mescolarlo con le foglie di tè, inserirlo in una forma preventivamente ricoperta di pellicola trasparente e lasciar rassodare in frigorifero per un paio d’ore.

5 minuti
+ 2 ore di ammorbidimento
+ 2 ore di rassodamento

   


Lubiana per (vegan) foodies

19 04 2011

trees

Circa un mesetto fa sono capitato per lavoro in Slovenia, la Svizzera dei Balcani. Prima volta che ci andavo, e devo dire che si tratta di un paese molto piacevole da girare, con numerosi scorci interessanti e una popolazione gentile anche se un po’ schiva. Nessun giro culturale purtroppo, ma un paio di sere libere che mi hanno permesso di sperimentare l’offerta gastronomica della capitale. Nasce così la prima guida per (vegan) foodies, in cui non c’è spazio che per il cibo!

walking in the rain night visions ljubljanica alongside the river night lights white baroque

Pur essendo una città non grandissima (270.000 abitanti), Lubiana offre numerose opzioni vegetariane e vegane: ci sono 6-7 ristoranti vegetariani, ma quasi ovunque è possibile trovare opzioni interessanti, dai piatti d’impronta mediterranea rivolti specificatamente a una clientela vegetariana, a bar che offrono panini farciti di tofu e verdure. Il centro storico, adagiato sul fiume Ljubljanica, di impronta fortemente austriaca, è un gioiellino di edifici barocchi e art nouveau, molto piacevole da girare a piedi. Numerosi i locali notturni e le gallerie d’arte, il tutto unito a un’atmosfera rilassata e raccolta.

old town

Attenzione, attenzione, però. Si cena presto in Slovenia. Ma presto presto. Cioè alle 18. Se sperate di trovare qualcosa di aperto dopo le 19, beh… buona fortuna!

prefer staying inside?

AJDOVO ZRNO
Ajdovo Zrno è stata la mia prima fregatura slovena. Non per il cibo (buono e abbondante), né per i prezzi (ridicoli, sotto i  5 euro a pasto), quanto per il fatto di aspettarmi che gli orari dei pasti italici coincidano ovunque nel mondo. (vedi avvertenza in alto). Il locale è piccolo, ma sui toni del giallo, con tavoli e sedie in legno. Il banco delle insalate è molto ricco, con una buona scelta di cereali, legumi, verdure, semi e interessanti proposte di verdure essiccate (spiccano in particolare le fette di cipolle e zucchine disidratate).. Nel mio caso insalata mista a scelta e stufato di fagioli e verdure, il tutto innaffiato da rooibos e accompagnato da pane fatto in casa. Corroborante, saziante, appagante.

aidovo zrno, ljubljana aidovo zrno, ljubljana aidovo zrno, ljubljana

aidovo zrno, ljubljana aidovo zrno, ljubljana aidovo zrno, ljubljana aidovo zrno, ljubljana

LOVING HUT – ovvero il lurido vegan -
Il sogno di molti vegetariani e vegani, quello di un banchetto ambulante di cibo vegetale, a Lubiana è realtà. Strategicamente localizzato vicino alla Facoltà di Filosofia, la sede locale della catena vegana non passa inosservata. Ospitata in un caravan giallo, offre una ricca serie di panini imbottiti (kebab di seitan, falafel, sandwich di salame vegan, ecc.), versioni cruelty-free di piatti mitteleuropei (gulasch e diversi piatti tradizionali sloveni) e cucina cinese (chow mein, kung pao…). Non mi sono fatto mancare il riso integrale con tofu e verdure (buono, bollente, ma un po’ troppo oleoso) e il panino-kebab (iperfarcito di seitan, crauti e maionese vegetale, davvero ottimo), acquistati, incartati e consumati con tranquillità in camera d’albergo. Peccato invece per il tiramisù, decisamente malriuscito (crema di tofu, ma non ben frullata… non è il massimo trovarsi cubetti insapori tra uno strato di pan di spagna e l’altro). Personale gentile, servizio veloce, prezzi bassi, porzioni molto abbondanti.

loving hut, ljubljana

loving hut, ljubljana loving hut, ljubljana loving hut, ljubljana

ZRNO DO ZRNA
Fornitissimo negozio di cibo bio e specialità alimentari dal mondo, ci trovate lo splendido pane sloveno (integrale, di varie farine, con semi di zucca e altro), panzerotti dolci vegani, e il meglio della produzione bio e vegetariana di provenienza britannica, americana, tedesca e italiana, oltre a panini vegani già pronti nel reparto frigo.

zrno do zrna

LE PALAIS DES THES
Filiale slovena della maison parigina, anche qui un’ottima scelta di miscele pregiate, sia sfuse che confezionate, oltre a confetture al té e pain d’épices (vegan!) per accompagnarlo. Personale gentile e chiusura tardiva (per gli standard locali). Da provare il Fleur de Geisha e il Thé des Enfants.

le palais des thés - le palais d'été?

 

Lubiana 
per vegan foodies 

Ajdovo Zrno
Trubarjeva cesta 7
tel. +386 41690478
orari: lun-ven 9-19

Ristorante vegetariano con un fantastico salad bar, ottimi piatti e frullati fenomenali.

Loving Hut
Aškerčeva cesta 12-18 (più o meno)
tel. +386 70531500
orari: lun-sab 9-19

Fast food vegan da asporto, abbondante ed economico.

Zrno do Zrna
Trubarjeva cesta 8
orari: lun-sab 9-19.30

Negozio bio con vasto assortimento di prodotti.

Le Palais des Thés
Stari trg 11
tel. +386 59926299
orari: lun-sab 9-20

Tè, tè, e ancora tè. E il pain d’épices…



Golosi di Salute

28 12 2010

golosi di salute, alba

Era da un po’ che facevo il filo alla pasticceria di Luca Montersino e, complice un sabato pomeriggio di un paio di settimane fa in cui LDM e io siamo andati ad Alba per una commissione, ho subito colto la palla al balzo per una visita al suo tempio.

Avendo sfogliato in libreria il suo libro omonimo, ero piuttosto curioso di vedere se la sua pasticceria salutistica prevedeva in qualche modo delle elaborazioni in chiave vegan. Carico di aspettative, la prima cosa che abbiamo fatto arrivati in città è stata quella di andare alla ricerca della pasticceria, impresa piuttosto semplice dato che si trova in pieno centro storico proprio dietro il Duomo.

golosi di salute, alba golosi di salute, alba golosi di salute, alba

Varcata la soglia, attraversato uno stretto corridoio fiancheggiato da banconi carici di prelibate creazioni, ci siamo diretti alla sala degustazione, a metà tra l’essenziale e il neo-barocco (ma comunque nell’insieme molto piacevole), dove ci siamo seduti in attesa (trepidante, almeno la mia) di scorrere il menù. Menù effettivamente interessante, con una buona selezione di bevande a base di latte vegetale, caffè e caffè d’orzo, succhi di frutta bio, vini delle Langhe. Nessun cenno però alla pasticceria, ma veniamo presto invitati dalla giovane cameriera, molto gentile, a scegliere da noi quali degustare.

golosi di salute, alba golosi di salute, alba golosi di salute, alba

“Io sarei vegano, avete qualcosa senza uova e latticini?” faccio io, speranzoso… “Dovremmo avere qualcosa…” Listino ingredienti alla mano, ha inizio la ricerca… “Questa è senza uova, ma c’è il latte”, “Questa è senza latticini, ma con le uova”, “Questi sono senza latticini e uova, ma hanno la gelatina”… La possibilità di affondare la forchetta in una friabile pasta frolla, o di avventarmi con il cucchiaino in un’invitante crema pasticciera si fanno sempre più remote. La signora di mezza età alla cassa arriva in soccorso: “Ah sì, abbiamo qualcosa per vegani, una torta pere e caramello – senza latticini, uova, glutine – insomma, non ha proprio nulla di nulla…” (una campionessa di marketing, fra un po’ dimmi pure che fa schifo!) – “OK, aggiudicata!!!” – “Ehm, ci sarebbe un problema…” – “?!??” – “L’abbiamo terminata… Ne abbiamo una pronta nell’abbattitore, ma bisogna farla scongelare e ci vuole almeno mezz’ora…”. Che sfiga… I miei sogni di gloria sfumano così in pochi istanti, di aspettare più di mezz’ora per una fettina di torta, per quanto promettente,  non se ne parla proprio, okay essere vegano, ma masochista no Occhiolino

golosi di salute, alba

Per fortuna la pagina delle cioccolate calde offre alcune valide proposte, come quella che alla fine ci concediamo: due tazze di fumante Kumabo, ovvero cioccolato fondente sciolto in latte di riso, piacevolmente amara, per veri intendori. Decisamente una bomba corroborante, che non mi fa rimpiangere la torta-senza-nulla. Peccato, sarà per la prossima volta, nella speranza che magari Montersino se ne esca con qualche ulteriore opzione cruelty-free. In ogni caso alla cassa ne approfitto per acquistare una confezione di Burrolì, la sua ultima creazione salutistica molto interessante: un burro-margarina senza latticini e olii di palma, composto da olio di riso, olio extravergine d’oliva e burro di cacao. Un’alternativa vegan estremamente salutare (e anche piuttosto costosa) che adesso fa bella mostra di sé nel mio frigo in attesa di utilizzo. Adesso mi toccherà “veganizzare” qualcuna delle sue ricette (che dite, poi gliela giro?).

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Golosi di Salute
Piazza Rossetti 6
12051 Alba (CN)
Tel. 0173 442983
Google Maps

Cucina: pasticceria e caffetteria
- carne/pesce: alcuni tramezzini contengono affettati e alcuni dessert gelatina
- latticini:
- uova:
Orari: mar-dom 07.30-13 e 15-19.30, chiuso lun, 10 gg a gennaio, 10 gg ad agosto
Prezzi: EUR 5-10 (dolce + bevanda)
Proposte vegan: torta caramello-pera; caffetteria a base di latte di soia e riso; cioccolata calda a base di latte di riso e cioccolato fondente.
Note: carte di credito accettate; accessibile ai disabili.



Shortbread di tè al gelsomino

29 07 2010

jasmine tea shortbreads

Con i primi freschi (luglio è solitamente il mese più afoso a Torino, di solito ad agosto per fortuna rinfresca un po’) mi è nuovamente tornata voglia di rimettermi in cucina, forse anche costretto dal dover in qualche modo utilizzare una confezione di burro di soia prossima alla scadenza.
L’idea è stata quella di farlo fuori con una ricetta di Martha Stewart scovata su Internet, con le opportune modifiche: si cambia il tè (devo far fuori le scorte acquistate in Cina), si elimina lo zucchero, si cambiano ancora un paio di cose. Insomma, la ricetta originale è stata abbastanza stravolta, ma il risultato è stato molto apprezzato: dei biscottoni stile shortbread scozzese morbidi e con un profumo spiccato molto piacevole.

Shortbread di tè al gelsomino

Dovendo trattare la pasta frolla d’estate, bisogna contenere i tempi di preparazione al minimo, pena ritrovarsi con un impasto troppo morbido da lavorare. Ecco perché niente stampini per biscotti, ma un semplice taglio col coltello, veloce e immediato, in modo da dargli la tipica forma degli shortbread scozzesi. E soprattutto mattarello e spatola in congelatore per una decina di minuti prima di iniziare, per evitare di scaldare la pasta frolla in fase di lavorazione.  
Le dosi sono per 40 biscotti.

farina di grano tenero 0 500 grammi
burro di soia 225 grammi
malto di riso 375 grammi
tè al gelsomino 8 grammi
vaniglia in polvere ½ cucchiaino
sale marino integrale 1 pizzico abbondante
farina per la spianatoia

Attrezzatura
macinacaffè, mixer, mattarello, spatola, coltello, teglia da forno, spianatoia, gratella per dolci; pellicola trasparente per alimenti, carta da forno.

Macinate il tè con un macinacaffè riducendolo in polvere.
Mescolate con il mixer burro e malto. Aggiungete il tè, la vaniglia, il sale e la farina, mescolando bene.
Dividete l’impasto in due parti e avvolgetelo nella pellicola per alimenti. Fate riposare in frigo almeno 2 ore, meglio se tutta la notte.
Trascorso il tempo di riposo, accendete il forno a 150°.
Su una spianatoia infarinata stendete uno dei due impasti col mattarello a un’altezza di ½ cm e tagliate l’impasto a rettangoli di 6×3 cm all’incirca. Riponete i biscotti su una teglia ricoperta di carta da forno con l’aiuto di una spatola e infornate tra i 10’ e i 15’ (meglio meno che più tempo, in quanto tenderanno a compattarsi raffreddandosi).
Estraete la teglia e appoggiate i biscotti su una gratella per dolci per farli raffreddare.
Ripetete l’operazione con l’altra metà dell’impasto.
Conservateli in una scatola di latta per biscotti.

1 ora + 2 ore di riposo



Udon di riso al genmaicha

31 05 2010

genmaicha udon

Bene, siamo al termine di maggio, il mese che ho consacrato interamente al Giappone, e da ultimo vi propongo una semplicissima ricetta che potrà essere utilizzata perfino nei giorni più afosi, dati i tempi rapidissimi di cottura, avendo l’accortezza di cuocere gli udon qualche ora prima e farli raffreddare in frigorifero.
Ricetta che si rifà un po’ alla zaru soba, la pasta di grano saraceno servita fredda un po’ ovunque in Giappone con alghe nori tritate, pasta di wasabi e salsa ponzu (che, manco a dirlo, contiene il famigerato katsuobushi, gli onnipresenti fiocchi di tonno essiccato). Ma basta saperlo, resistere agli sguardi di stupore frammisto a pietà dei camerieri quando chiederete “katsuo nashi, oyu dake onegai-shimasu” (senza katsuo, la vorrei solo con l’acqua di cottura). Beh, li capisco anche, effettivamente intingere la soba dentro la sua acqua di cottura, pur opportunatamente insaporita con salsa di soia e wasabi, è una richiesta un po’ bislacca.
Oppure, più semplicemente, fatevi portare tutto il set, lasciate stare la salsa ponzu nel suo contenitore, e conditevi la pasta con shoyu e tanto nanami togarashi.
Sempre che non vi sorprendano cospargendo il tutto preventivamente di  katsuobushi…

Udon di riso al genmaicha
con tofu e shiitake

Gli udon di riso, che potete trovare nei negozi di alimentazione naturale, sono perfetti cotti nel genmaicha, in quanto tendono ad assorbirlo e a prenderne il caratteristico aroma, pur rimanendo comunque al dente.
Per una versione senza glutine, eliminate lo shoyu e aggiungete mezzo cucchiaino di sale marino integrale al tè. (Mi scuso ma ho controllato e gli udon di riso contengono anche farina di grano, quindi non sono adatti a un regime senza glutine). Le dosi sono per 4 persone.

udon di riso 400 g
tofu 250 g
acqua minerale 1 l
genmaicha 15 g
cipollotti 2
funghi shiitake secchi 30 g
germogli di ravanello 1 manciata
coriandolo fresco 1 mazzetto
olio di sesamo 4 cucchiai
shoyu 2 cucchiai
nanami togarashi

Mettete i funghi shiitake in acqua calda e fateli rinvenire per 30’.
Tagliate il tofu a cubetti e mettetelo da parte.
Lavate e mondate cipollotti e coriandolo. Affettate i cipollotti sottilmente. Sciacquate i germogli.
Preparate il condimento mescolando l’olio di sesamo con lo shoyu.
Portate l’acqua minerale a ebollizione. Spegnete e lasciate raffreddare per 3’. Aggiungete il genmaicha e lasciate in infusione per 3’. Scolate l’infusione.
Riportate l’infusione di tè a ebollizione, cuocetevi gli udon per 5’. Spegnete, mescolate e lasciate al caldo (gli udon rimarranno al dente ma tenderanno comunque ad assorbire il tè residuo).
Scolate i funghi, eliminate i gambi (sono troppo duri) e tagliate le cappelle a fettine.
Aggiungete il tofu e i funghi agli udon, condite con l’emulsione di olio e shoyu. Mescolate bene e servite in ciotole individuali.
Terminate con l’aggiunta dei cipollotti, dei germogli, di foglioline di coriandolo e una spolverata di nanami togarashi.

35 minuti

Se la ricetta vi garba, date un’occhiata anche a:

Kitsune udon
Funghi ripieni al genmaicha “hanafubuki”



Tofu allo hojicha “Kaori Fumi”

18 05 2010

hojicha tofu

Vi avverto che questo mese sarà dedicato al Giappone: quindi, se non vi interessa, ritornate qui a giugno ;-)
Durante il mio ultimo silenzio di più di dieci giorni sono proseguite le mie sperimentazioni con le selezioni di Acilia. Questa volta tocca è toccata a un tè che bevo spesso e che, onnipresente in qualunque albergo del Sol Levante, mi fa sentire subito a casa non appena ne percepisco l’inconfondibile aroma: lo hōjicha. La selezione di Acilia punta come al solito a piccole gemme, come è il caso di questo tè ottenuto da gyōkuro e sencha di elevata qualità.  Per chi non lo sapesse, è un tè che si può gustare abbastanza liberamente in quanto il processo di tostatura a cui è sottoposto ne riduce in maniera drastica la caffeina (da 0,5 a 1,5%).
Ottimo da bere come accompagnamento ai pasti, è decisamente adatto a essere usato tra i fornelli in preparazioni veloci in cui ne venga esaltato l’inconfondibile sapore, come quella che vi propongo, da accompagnare con delle verdure verdi scottate (in questo caso sedano, cicoria e rucola con una spolverata di wasabi in polvere e semi di sesamo).

Tofu allo hōjicha “Kaori Fumi”

Ricetta d’ispirazione nipponica, è un buon modo per far fuori quel panetto di tofu che vi guarda spaurito dal ripiano del frigo, quando non avete voglia di mangiarlo così com’è, o saltato in padella con le verdure, o ridotto in crema con qualche condimento. Il nanami togarashi potete sostituirlo eventualmente con una spolverata di gomasio e un pizzico di peperoncino in polvere. Le dosi sono per 4 persone

tofu 300 g
tè hōjicha “Kaori Fumi”  5 g
acqua minerale 500 ml
shoyu 1 cucchiaio
zenzero in polvere 1 cucchiaino
olio di sesamo 2 cucchiai
nanami togarashi

Portate l’acqua minerale a ebollizione. Lasciatela raffreddare 3’ e aggiungete le foglie di tè, lasciandole in infusione per 4’.
Scolate e tenete da parte le foglie del tè.
Portate a ebollizione un pentolino d’acqua, aggiungete le foglie di tè e il panetto di tofu, fate sobbollire 5’.
Scolate quindi il tofu e tagliatelo in 4 fette.
Preparate una marinata con l’infusione di hojicha, lo shoyu e lo zenzero. Immergetevi le fette di tofu e lasciate a marinare per almeno mezz’ora.
Trascorso questo tempo, scaldate l’olio in una padella antiaderente e friggetevi il tofu scolato girandolo ogni 5’. In 15’ dovreste ottenere delle fette dorate, croccanti all’esterno e morbide all’interno.
Servitele con una spolverata abbondante di nanami togarashi.

40 minuti
+ 30 minuti per la marinatura

Hai provato la ricetta e vuoi qualcos’altro di simile? Allora dai un’occhiata anche a:

Tofu e arame in padella
Tofu marinato all’origano
Tofu saltato al wok con ortaggi

E le mie altre ricette con le selezioni di Acilia:
Composta di pesche e “Brezza di Seta” con zenzero candito
Funghi ripieni al genmaicha “Hanafubuki”
Sorbetto al tè bianco “Hanai”






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