La Casota

10 11 2013

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Alle mie solite peregrinazioni sia lavorative (tante) che di piacere (meno di quante vorrei), si sono da un anno a questa parte unite quelle per la promozione del libro che, oltre a rendere ancora più complicata la mia già incasinata agenda, mi hanno però permesso di conoscere gente davvero molto piacevole, e di dare un volto e una voce a tanti contatti virtuali.

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Nella seconda metà di settembre ho avuto la possibilità di andare finalmente a trovare Tiziana e Sebastiano, conoscenze più che reali, ma con cui l’amicizia è nata proprio grazie a Internet, che mi hanno invitato a presentare il Cucchiaio Arcobaleno nel loro bed & breakfast inaugurato l’anno scorso. Tiziana, ex-funzionaria del Comune di Milano, ha scelto così di abbandonare il lavoro sicuro ma poco stimolante per dedicarsi all’apertura di un’attività 100% vegan che le sta fortunatamente dando molte soddisfazioni e una nuova carica vitale.

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Il B&B è ospitato nella vecchia casa di famiglia di Tiziana, a breve distanza a piedi dalle sponde del lago e dal centro storico di Torbole. Le camere sono tre, molto confortevoli, ognuna recante il nome di uno dei venti caratteristici che spirano in questa cittadina e che l’hanno resa famosa tra i velisti che vi accorrono a frotte.

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Il punto forte della Casota è sicuramente la colazione, a cui la padrona di casa si dedica con particolare impegno (praticamente io in due giorni l’ho vista solo spignattare). Quasi tutto è autoprodotto, dal pane ai formaggi ai dolci. La sala colazione è allestita nel retro della casa, proprio di fronte alla Stalota, una piccola costruzione in pietra un tempo adibita a ricovero della capra di casa, che in futuro verrà probabilmente riadattata a piacevole sala di lettura e ricreazione.

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Una grande tavola imbandita pone davvero l’imbarazzo della scelta, mentre una lavagna riporta tutto quello che troverete per colazione, sempre diverso e frutto dell’estro e delle sperimentazioni della padrona di casa. Si va da vari tipi di pane realizzati con farine integrali e pasta madre, al classico muesli tostato in casa, a torte sia della tradizione locale (ma quanto è buona quella di grano saraceno?) che di altre zone del mondo, al salato con formaggi e affettati 100% vegetali. Non da ultimo, ogni giorno viene servito un piatto caldo dolce, nel mio caso un corroborante waffle con frutta fresca e sciroppo d’acero.

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Prima della presentazione è il momento per un breve giro nel centro storico della cittadina, unita in un’unica realtà comunale con la sovrastante Nago (Nago-Torbole è infatti il nome ufficiale), ma da essa separata non soltanto geograficamente, ma anche da una storica rivalità. Meta già di pellegrinaggi tedeschi dal XVIII secolo (una targa nel centro storico riporta il luogo di residenza di Goethe durante il suo viaggio italiano), la cittadina si sviluppa dalla spiaggia tra le pittoresche montagne che si ergono maestose dal lato settentrionale del Garda e sale su verso le colline circostanti.

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E durante la presentazione, molto interessante e vivace, con un pubblico curioso e avido di risposte, ho avuto modo anche di conoscere dal vivo Annalisa e la sua splendida famiglia (che mi ha fatto dono di un ingrediente che cercavo da tempo e che sarà il protagonista della prossima ricetta), nonché un’altra Annalisa, che ha appena aperto un ristorante vegetariano a Rovereto, L’Orto di Pitagora, che spero di andare a provare quanto prima (buona scusa per tornare in Trentino!).

La Casota
Bed & Breakfast 100% vegan

Via di Coize, 10
Torbole sul Garda
38096 Nago-Torbole
Tel. +39 335 1435742 / +39 0464 506037
www.lacasotavegan.it

Consigli di lettura

Trentino

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Monregalese

10 12 2012

vicoforte

A est di Cuneo si estende una zona storica del Piemonte, il Monregalese, di nascoste bellezze e di natura ancora ben preservata. La zona la conosco abbastanza bene, avendoci trascorso innumerevoli vacanze, e che, grazie alla seconda casa dei miei, diventa un rifugio speciale dallo stress e dalla frenesia lavorativa.

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Il Monregalese costituisce l’estremità sud-ovest delle Langhe. Il fulcro è Mondovì, una graziosa cittadina di impianto medievale e barocco, divisa in due parti: il quartiere Piazza, abbarbicato sull’omonimo colle, e Breo, ai piedi della collina, da cui è possibile salire a Piazza tramite la bella funicolare di inizio Novecento da poco restaurata.

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Mondovì Piazza, con le sue architetture barocche e i suoi resti medievali, le sue stradine tortuose e la vista sulle colline e sulle montagne vicine, è di gran lunga la parte più affascinante della città. Qui si possono visitare la Cattedrale di San Donato e la Chiesa di San Francesco Saverio, il Palazzo di Città e il Palazzo dei Bressani.

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A Mondovì Piazza si può pranzare o cenare da La Bua, osteria di livello ospitata in un palazzo storico, dove è possibile gustare buoni piatti indiani (chiedete sempre di farvi cucinare le portate senza ghee ma con olio) e visitare l’infernot, la classica cantina piemontese, in questo caso regno di affascinanti muffe secolari. Con la precedente gestione era possibile anche cenare con piatti di ispirazione macrobiotica e vegan, di gusto ricercato, ma la titolare ha purtroppo abbandonato l’attività di ristorazione per dedicarsi al vicino Okra Eco-Store.

la bua, mondovì pakora la bua, mondovì la bua, mondovì indian rice la bua, mondovì

Giù in basso, a Breo, tra le vie porticate, si apre un bello spiazzo in cui si erge la Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, con la sua scalinata di marmo e la Fontana del Delfino (più simile a un mostro marino, per la verità). Una vasta scelta di prodotti bio e vegan si può trovare da Il Frutto Proibito (che non vende carne e pesce, tra l’altro) mentre vale la pena di gustare un sorbetto o un gelato di riso alla Gelateria Lurisia. Nella parte invece più moderna e anonima, dal lato opposto della zona storica, è infine possibile acquistare tofu e seitan alla Gastronomia Marchisio e, su prenotazione, farsi preparare piatti vegan da asporto. Poco fuori Mondovì c’è poi il Molino Bongiovanni, con il suo spaccio, in cui però purtroppo non sono ancora riuscito a passare.

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A pochi chilometri da Mondovì, a Vicoforte, sorge uno dei tesori più belli e meno conosciuti d’Italia, l’enorme Santuario barocco progettato da Ascanio Vitozzi, con la sua impressionante cupola ellittica (la più grande del mondo).

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Nella zona porticata a est del Santuario la Panetteria Corsini offre paste di meliga e cremino (due specialità dolciarie piemontesi) inaspettatamente prive di ingredienti animali (ho controllato attentamente la lista degli ingredienti).

vicoforte vegan paste di meliga vicoforte

Ma Vicoforte è anche il regno di uno dei principali cioccolatieri italiani, Silvio Bessone. Nel suo regno, Le Delizie, a pochi passi dal Santuario, potrete deliziarvi con le sue creazioni di cioccolato fondente e gianduia senza latte ispirate al mondo della musica.

silvio bessone's chocolate

Nelle valli alpine che si dipanano da Mondovì, altre piacevoli sorprese gastronomiche si svelano insieme a paesaggi rurali e naturali ancora incontaminati. A Lurisia Terme, frazione di Roccaforte Mondovì, oltre a sgorgare la celebre acqua omonima salita alle stelle gastronomiche grazie a una sapiente opera di marketing, troverete la migliore pizzeria della zona, Amadeus, che propone pizze dagli ingredienti genuini ma, soprattutto, in cui è possibile farsi mettere il tofu al posto della mozzarella come condimento. C’è anche la possibilità di richiedere l’impasto lievitato naturalmente con pasta madre, ma purtroppo come attivante c’è il miele, quindi non adatto a chi è vegan. La pizzeria propone inoltre alcuni piatti interessanti, come una ottima minestra di riso realizzata con le farine del Mulino Bongiovanni.

focaccia with hawaiian salt amadeus, roccaforte mondovì rice cream

Nella Valle Maudagna, alle pendici del Monte Moro, oltre che sciare d’inverno e fare escursioni d’estate, è poi possibile cenare veg all’Hotel Miramonti di Frabosa Soprana (su prenotazione, ne avevo parlato qui) mentre, per chi è goloso come me, il vero paradiso è la pasticceria Sugar Free di Frabosa Sottana. Qui è possibile gustare ottima pasticceria secca di tradizione piemontese (baci di dama e risole sono eccezionali) realizzata senza uova, latticini e saccarosio, così come crostate, biscotti e fette biscottate salutari e golose allo stesso tempo.

vegan pastries from sugar free, frabosa sottana

Non lontana da Torino e da Genova, la zona delle Langhe Monregalesi si offre in tutto il suo fascino e la sua semplice eleganza per un soggiorno che coniuga alla perfezione piaceri gastronomici (vegan, naturalmente!), arte, cultura e attività all’aria aperta.

mondovì

 

Il Monregalese
per golosi vegan

Osteria La Bua
Via Vasco, 8
Mondovì Piazza
12084 Mondovì (CN)
Tel. 0174 558212
www.labua.it  
Cucina indiana, attenzione al ghee, chiedere sempre di utilizzare olio al suo posto.

Il Frutto Proibito
Corso Statuto, 2
12084 Mondovì (CN)
Tel. 0174 42423
Erboristeria e negozio bio con un’ottima scelta di prodotti vegan, seitan, tofu e pane cotto al forno a legna.

Gelateria Lurisia
Via Luigi Einaudi, 2
12084 Mondovì (CN)
Tel. 0174 43525
www.gelaterialurisia.it
Ottimi sorbetti preparati con acqua Lurisia e golosi gelati vegan di riso.

Gastronomia Marchisio
Piazza Monteregale, 2/C
Mondovì Altipiano
12084 Mondovì (CN)
Tel. 0174 42851
www.gastronomiamarchisio.it  
Su prenotazione, gastronomia salutista vegan da asporto.

Molino Bongiovanni
Via Case Molino di Pogliola, 1
12089 Villanova Mondovì (CN)
Tel. 0174 686106
www.molinobongiovanni.com  
Ci si trova di tutto! Hanno anche un sito vendite online (www.tibiona.it).

Le Delizie
Via F. Gallo, 19
12080 Vicoforte (CN)
Tel.0174 563312 
www.silviobessone.it  
Cioccolato di alta qualità dalle ispirazioni musicali, è possibile visitare anche il laboratorio.

Amadeus
Via delle Terme, 6
Lurisia Terme
12080 Roccaforte Mondovì (CN)
Tel. 0174 583572 
Pizza adatta anche a vegan e intolleranti al lattosio, con utilizzo di tofu al posto del formaggio.

Hotel Miramonti
Via Roma, 84
12082 Frabosa Soprana (CN)
Tel. 0174 244533
www.miramonti.cn.it
Cucina vegan macrobiotica al ristorante dell’albergo su prenotazione.

Sugar Free
Via Gosi, 21
12082 Frabosa Sottana (CN)
Tel. 0174 345404
www.nientezucchero.it
Ottima scelta di pasticceria secca senza latticini, uova e saccarosio, oltre a crostate e fette biscottate artigianali vegan.

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Canapé misti di pane di segale integrale

3 06 2012

rye bread canape mix

Un paio di mesi fa sono stato contattato dall’Ufficio Comunicazione italiano di Pema, azienda tedesca produttrice di pane integrale di segale, proponendomi di provare il loro nuovo pane biologico. L’azienda già la conoscevo da consumatore (di tanto in tanto acquisto Pema Pratico, la confezione con porzioni monodose di cinque varietà di pane integrale) e, unitamente al fatto che già nei prodotti non bio adottano un’etichetta “pulita” (pochi ingredienti e zero additivi), oltre alla praticità di un pane facilmente trasportabile e conservabile, ho accettato ben volentieri la proposta.

Il cestino Pema Biologico è composto da 10 porzioni di pane da 50 grammi ciascuna, realizzato con cereali integrali da agricoltura biologica, lievitazione naturale e cottura lenta. Quattro le varietà di pane presenti nella confezione: un pane integrale alla segale (segale integrale, pasta madre, acqua e sale); un pane integrale ai quattro cereali (segale, avena, orzo e frumento); un pane integrale di segale con semi di lino; e infine, un pane integrale di farro (con una lieve percentuale di segale).

Il gusto e la consistenza sono quelli tipici del vero pane di segale integrale tedesco. Mi è capitato di provare altri pani di segale confezionati e, rispetto a questi, ne ho apprezzato la consistenza granulosa e il sapore pieno e ricco al palato. In particolare ho apprezzato molto quello ai semi di lino, piacevolmente gustoso.

Niente di meglio quindi che provarli sotto forma di piccoli canapé in accompagnamento a una (birra) bionda tedesca. Se avete amici a casa, birra in frigo, e una scorta di creme e affettati vegetali, in 20 minuti o anche meno ecco una serie di stuzzichini molto, molto invitanti. 

Canapé misti con pane di segale integrale

Più che una ricetta, quanto mai banale, si tratta di suggerimenti per preparare stuzzichini sfiziosi adatti a palati esigenti. Da variare naturalmente a piacere. Le dosi sono per circa 4 persone.

pane integrale di segale (Pema Bio) 1 confezione da 500 g
crema di olive e kombu (Frantoio Lotus)
olive nere snocciolate
burro vegetale (Burrolì)
salame vegetale (Wheaty)
cetrioli sott’aceto
senape
wurstel vegetale affumicato
tofu affumicato
caviale di alghe
(Ikea
limone 1
pepe di Szechuan

Estraete le porzioni monodose da 50 grammi e ricavatane da ognuna 4 quadrati che potrete utilizzare così come sono o tagliare con forme da biscotto.

Canapé di segale, olive e kombu: versate su ogni canapé un cucchiaino di crema di olive e kombu e appoggiatevi sopra un’oliva snocciolata. Fissate con uno stecchino di betulla.

Canapé di farro, salame e cetriolo: affettate a rondelle grandi due cetrioli sott’aceto; spalmate i canapé di farro integrale con un velo di burro vegetale. Appoggiatevi sopra una fettina di salame vegan arrotolata e una rondella di cetriolo.

Canapé piccante ai quattro cereali e wurstel: affettate un paio di wurstel vegan affumicati. Un cucchiaino di senape piccante su ogni porzione e una fetta di wurstel ed è fatta.

Canapé di tofu affumicato, semi di lino e caviale di alghe: con una tasca da pasticceria formate una decorazione su ogni fettina di pane con il burro vegetale. Appoggiate quindi vicino un cucchiaino di caviale di alghe. Affettate il tofu affumicato molto sottilmente con un coltello affilato, appoggiatene una fettina arrotolata su ogni canapé, aggiungete una piccola fetta di limone con la buccia e fissate il tutto con uno stecchino. Completate con qualche grano di pepe di Szechuan. 

20 minuti

 
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Praga

18 09 2011

prague perspective

Era da un po’ che volevo andarci. Almeno dal 1997. Per chi ancora non lo sapesse, ho una passione smodata per qualsiasi tipo di linguaggio umano. Se avessi tempo e risorse illimitate probabilmente me ne starei tutto il giorno a leggere e studiare qualsiasi lingua mi capiti a tiro. Al liceo e all’università, godendo di maggiore tempo libero, mi sono dedicato a gettare le basi di una quindicina di lingue diverse, senza molto filo logico per la verità. In alcuni casi si è trattato di relazioni durature che continuano ancora adesso (come nel caso del giapponese), in altri di brevi amori, passioni fugaci o semplici avventure. Una relazione che sembrava promettere bene è stata quella con il ceco. È stato durante il mio periodo slavo: il russo lo abbozzavo da autodidatta già dal liceo, il polacco era lì che mi tentava, e il ceco… Praga, i castelli boemi, le fiabe della tradizione centroeuropea, erano richiami culturali troppo forti per non interessarmi anche alla loro lingua. La relazione durò un anno, complice l’Associazione Italo-Ceca di Torino Doba, dove mi iscrissi al corso di lingua per principianti con risultati oserei anche dire soddisfacenti.

cards st vitus holiness a shop in prague

Dopo un anno di passione però l’amore svanì, non tanto per la lingua, sicuramente una delle più melodiose nella sfera slavofona, quanto a causa della mia maledetta Wanderlust, che mi portava a errare verso nuovi progetti e nuove infatuazioni. Col tempo per fortuna costanza e saggezza hanno pian piano preso il sopravvento (oltre a qualche pelo e capello bianco), e ora scelgo con molta cura le mie “compagne” di studio e di tempo libero, quest’ultimo purtroppo sempre troppo scarso.

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Comunque, a parte un piccolo kit di sopravvivenza a base di di Ahoj, Na shledanou, Děkuji e Mluvíte anglicky?, poco è rimasto purtroppo di quell’anno. Poco male, il proverbiale poliglottismo slavo si esplica in solitamente fluenti inglese e tedesco, con molti che abbozzano pure qualche frase nella lingua del sì.

dad riding afternoon walking changing the guard

Che dire di Praga? Si rischia effettivamente di essere banali, è un po’ come dover tessere le lodi di Firenze, Parigi, Roma o Venezia. Bella è bella, anzi è bellissima, senza dubbio una delle più magnifiche città del globo. E questo lo sanno anche le migliaia di turisti che abbiamo trovato in un inizio di agosto freddo e piovoso. Ma pazienza, si dribblano gli americani in pantaloncini e calze di spugna e i cinesi intenti a fotografare qualsiasi cosa (eh sì, in questo hanno preso dai giapponesi) sul Ponte Carlo, e ci si gode le viuzze acciottolate di Malá Strana con i praghesi che portano a spasso i loro cani sotto la pioggia o Hradčany di sera quando tutti si sono ormai rinchiusi nei loro alberghi. 

narrow maly buddha, prague night shadows

Den 1 (=Giorno 1)
Partenza sabato 30 luglio, volo easyJet Milano-Praga, in poco più di un’ora atterriamo e, affittata l’auto (ero con mia madre, poco propensa a perdersi fra metropolitana e mezzi pubblici) ci dirigiamo verso il Radisson Blu Alcron Hotel con i suoi interni art-deco originali. Albergo non economicissimo, ma selezionato per via di una superpromozione su booking.com, da consigliare per l’attenzione verso i vegan, dal latte e yogurt di soia a colazione, a tofu e piatti vegetali nel ristorante dell’albergo La Rotonde (ci abbiamo cenato una sera con poca voglia di uscire ancora causa pioggia battente). C’è anche da dire che a Praga essere vegan è davvero semplice, dato che di alternative se ne trovano un po’ ovunque.

maitrea, prague tofu in prague lehká hlava, prague

Il primo pomeriggio viene dedicato a uno dei grandi amori letterari di mia madre, un ebreo-praghese-di-madrelingua-tedesca (dai, è facile), quintessenza del crogiuolo di popoli della Praga di inizio Novecento. Il  Museo Franz Kafka (Muzeum Franzy Kafky) vanta un allestimento davvero eccezionale, valorizzato anche dalla scultura Proudy di David Černý di fronte all’ingresso (sì, quella di due uomini che urinano in un laghetto a forma di Repubblica Ceca… E il getto traccia famose citazioni della letteratura ceca), e dal bel negozio del museo sul lato opposto della piazzetta. Un breve sguardo a Malá Strana e poi cena da Maitrea, locale vegetariano in pieno centro, ambientazione orientaleggiante, richiami buddhisti, ricco menù di squisitezze. Da non perdere i piatti della tradizione ceca in versione cruelty-free.

k for... pissing malá strana

Den 2
Domenica piovigginosa a Praga. Ma forse è il tempo ideale per avventurarsi in Josefov, l’antica città ebraica nella città. Lunga coda per il biglietto d’ingresso al Museo Ebraico (Židovské Muzeum), comprensivo dell’ingresso a tutte le sinagoghe del quartiere. Si comincia dalla Sinagoga Pinkas (Pinkasova Synagóga), spoglio edificio del XVI secolo con riportati, su tutte le pareti interne, nomi e date di nascita e di morte dei quasi 80.000 ebrei cechi vittime del nazismo. Da qui si accede poi al Vecchio Cimitero Ebraico (Starý Židovský Hřbitov), con le centinaia di lapidi accavallate una sull’altra, perennemente all’ombra dei sambuchi.  La visita prosegue nella Sinagoga Klaus (Klauzová Synagóga) e nella Sala Cerimoniale (Obřadní Síň), con esposizioni riguardanti le cerimonie e le tradizioni ebraiche.

old jewish cemetery

Altra sinagoga è la Maisel (Maiselova Synagóga), con un’attenta ricostruzione del giudaismo ceco dal Medioevo al XIX secolo. Due passi di fronte al Municipio Ebraico (Židovská Radnice) con l’orologio dalle lancette che ruotano da destra a sinistra (come da tradizione ebraica) e l’affascinante Sinagoga Vecchio-Nuova (Staronová Synagóga), del Duecento, la più antica sinagoga europea ancora in funzione, nel cui sottotetto, secondo la leggenda, si troverebbe il corpo del Golem, il guardiano d’argilla creato dal Rabbino Löw. Non mi sono avventurato a cercarlo, dato che se ne trovano tanti altri in versione souvenir nei negozi delle varie sinagoghe.

anti-clockwise may the golems help you old-new synagogue

Cena a Hradčany, la collina di Praga, al Malý Buddha (Piccolo Buddha), sala da tè e ristorante asiatico con cucina thailandese, cinese e vietnamita ospitato in un antico palazzo barocco con soffitti a volta, candele e un enorme altare buddhista.

Den 3
Lunedì per fortuna soleggiato, interamente dedicato alla collina di Hradčany e al Castello di Praga (Pražský Hrad). Mentre ci dirigiamo dall’altro lato della Moldava, ecco apparire la Casa Danzante (Tančící Dům) di Frank Gehry e Vlado Milunić, dall’inconfondibile sagoma.

ginger & fred

Prima di entrare al Castello, sosta davanti  al Palazzo Černin (Černinský Palác), oggi sede Ministero degli Esteri, ma un tempo usato come quartier generale delle SS e poi scenario della defenestrazione “accidentale” di Jan Masaryk
Facendosi largo tra la folla riunita per il cambio della guardia, entriamo nel Castello, anche questo splendida città nella città, con le sue decine di luoghi da scoprire. In primis l’imponente Cattedrale di San Vito (Chrám sv Víta), gelosa custode dei gioielli della corona ceca, con la loro maledizione, l’enorme Monolite di Plečník in granito, l’Antico Palazzo Reale (Starý Královský Palác) e il bellissimo soffito gotico della Sala di Venceslao (Vladislavský Sál).

silver holiness granite gothic ceiling

Ecco poi la Basilica di San Giorgio (Bazilika sv Jiří), chiesa in realtà romanica ma ben mascherata da una facciata di stucchi crema e rossi, non prima di una doverosa sosta per una dissetante Pilsner Urquell. Segue shopping da Manufaktura, catena di negozi che propone il meglio dell’artigianato ceco in chiave ecologica e solidale. Dai giocattoli in legno, alle ceramiche, ai cosmetici non testati (certificati HCS), senza parabeni e quasi tutti vegan, con interessanti varianti quali quelli alla birra ceca.

mix of styles sewage blue

Da ultimo il pittoresco Vicolo d’Oro (Zlatá Ulička), le sue affascinanti casette colorate, la Torre Daliborka e un trdlo (manicotto di Boemia) caldo e inaspettatamente vegan. (attenzione, Stefania nei commenti qui sotto scrive giustamente di fare molta attenzione e di chiedere bene, perché potrebbero non solo contenere uova o latticini, ma anche lardo. Io ho chiesto tutto nello specifico e mi è stato detto che non c’erano ingredienti di origine animale…).

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Prima di andare via, ultimo giro di acquisti al Hračky-Houpací Kůň, vera mecca di giocattoli tradizionali cechi  (bellissime le bamboline in legno). 

czech toys

Serata al Teatro degli Stati Generali (Stavovské Divadlo), interessante, più che per la qualità degli spettacoli (ci attendono alcune arie mozartiane da Le Nozze di Figaro, Die Zauberflöte e Die Entführung aus dem Serail), per i suoi splendidi interni originali che videro lo stesso Mozart dirigere la prima Don Giovanni nel 1787.

ready for opera mozart's soul back to the past

Den 4
Ultimo giorno utile per scoprire Praga. Tanti, troppi i luoghi ancora da vedere, i locali da provare, i negozi in cui andare. Ci accontentiamo di percorrere a piedi uno dei simboli della città, il Ponte Carlo (Karlův Most), storico collegamento tra Malá Strana e Staré Město, per poi dirigerci verso Piazza della Città Vecchia (Staroměstské Náměstí) e attendere lo spettacolo che le varie statuine dell’Orologio Astronomico (Staroměstský Orloj) compiono pazientemente da secoli ogni ora.

gate to the bridge the damned charles' bridge what's the time? ring the bell our lady of tyn

Non resta che perdersi nel labirinto di vicoli e passaggi coperti della Città Vecchia, rifocillarsi al Country Life (vedi sotto) e aspettare pazientemente che mia madre saltelli tra negozi vintage ed etnici, per poi rituffarsi in un ultimo bagno di folla. 
Le ultime ore praghesi ci conducono alla Sinagoga Spagnola (Španělská Synagóga), dagli elaborati interni moreschi e con una bellissima mostra sul giudaismo ceco nel XX secolo, e a alla statua dedicata a Kafka da Jaroslav Róna, proprio di fianco alla sinagoga.

vintage shopping kafka&kafka think pink

L’ultima cena praghese non può che essere da Lehká Hlava, locale vegetariano sempre affollato in cui è d’obbligo la prenotazione, soprattutto per cenare nella sala con il cielo stellato. Personale gentile, piatti eccezionali.

Den 5
La vacanza è conclusa, il tempo di chiudere le valigie, tornare in aeroporto e… Na shledanou Praho!

air balloon

COUNTRY LIFE
Nel dedalo di viuzze dietro Piazza della Città Vecchia si incontra questo locale (con annesso negozio di prodotti alimentari), che offre un buffet interamente vegetale ma, soprattutto, decisamente gustoso. Primo negozio-ristorante veg nella Praga postcomunista, Country Life ha anche altre filiali dislocate in città. La sede storica ha anche un piccolo dehors in un cortile seicentesco.

country life, prague

Dopo aver preso vassoio, piatto e posate, non resta che assecondare il proprio appetito in una vasta scelta che spazia dalle più classiche insalate, che si possono comporre a piacimento attingendo da contenitori di verdure crude e cotte, semi oleosi, cereali integrali e legumi, a interessanti hamburger di miglio o di grano saraceno, a sfiziosi involtini di pasta sfoglia con wurstel di soia, fino a un’ottima pizza di verdure e formaggio vegan.

country life, prague country life, prague country life, prague country life, prague

Buona anche la scelta dei dessert, in questo caso una torta di banane e vaniglia. Si paga a peso, si spende poco. Tutto bio, tutto vegan, tutto ottimo. Il problema è forse riuscire poi ad alzarsi da tavola.

country life, prague

Country Life – Melantrichova
Melantrichova 15
Praha
Metro: Můstek
Tel. +420 224 213 366

Cucina: vegan
Orari: lun-gio 9-20.30, ven 9-18, 11-20.30 dom
Prezzi: 200-350 CZK (da 8 a 14 EUR)
Piatti vegan: buffet di insalate, cereali integrali, legumi, burger di grano saraceno e di miglio, pizza, zucchine ripiene di soia, rotoli di sfoglia con wurstel; crostate, torte di cioccolato, banane, vaniglia.
Note: accessibile ai disabili.

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Pizza Vegusto

12 04 2011

vegan pizza

 

Stavo guardando l’indice delle ricette pubblicato e mi sono accorto di una grave mancanza (tra le molte): la pizza! Uhm, ci vuole eccome, soprattutto dato che sono iniziati i festeggiamenti dell’Unità d’Italia. E quale altro piatto è forse maggior simbolo di questo bislacco paese se non la pizza? (Gli spaghetti, forse? O il tiramisù?). In ogni caso la pizza mi viene anche in soccorso per provare tutto il ben di Dio inviatomi tempo fa da Karin e Raffaella, le titolari di Vegusto ad Arona (splendida cittadina sul Lago Maggiore), arrivato insieme a un altro mio ordine di altre bontà (tutte vegetali) commercializzate in Italia tramite il loro punto vendita.

E devo anche dire che Karin e Raffaella sono state gentilissime, nonostante abbia fatto di tutto per inimicarmele: prima costrigendo Raffaella a partecipare a estenuanti gare di flessioni al Vegfestival 2009, poi sistemando Karin col suo stand sotto una sorta di serra a ultravioletti nell’edizione seguente. Ma per fortuna sembrano aver dimenticato le malefatte combinategli (e d’altronde avendo tutto il giorno a che fare con tutte queste bontà come si può tener rancore?) e così le ringrazio pubblicamente anche per tutto il lavoro che fanno per rendere sempre più facile, piacevole e gustosa la scelta di un’alimentazione e uno stile di vita senza crudeltà!

 

Pizza Vegusto

Per questa ricetta ho utilizzato la mia pasta madre, a volte (=spesso) negletta nel frigorifero. In questo caso l’ho fatta lavorare parecchio, i tempi di lievitazione sono infatti un po’ più lunghi del normale. Ma tempi lunghi permettono di ottenere un impasto particolarmente soffice e digeribile. Armatevi quindi di santa pazienza! Nel
caso in cui siate sprovvisti dell’una e/o dell’altra, lavorate con il lievito di birra fresco (1 panetto da 25 g sciolto in acqua tiepida) e la stessa quantità di farina indicata in basso. In questo caso i tempi di lievitazione saranno più veloci (90’ circa la prima lievitazione, stendere poi la base sulle teglie e lasciare ancora lievitare altri 40’).
Le dosi sono per due pizze piuttosto consistenti che dovrebbero bastare per 4 persone.

Per la biga:
pasta madre 50 g
acqua minerale o filtrata 120 g
farina di grano tenero 00 280 g

La mattina precedente sciogliete la pasta madre nell’acqua intiepidita. Aggiungete la farina e lavorate il tutto in modo da ottenere un panetto che metterete a lievitare in luogo caldo, al riparo da correnti, e coperto con un tovagliolo umido.

Per l’impasto:
farina di grano tenero 00 300 g
farina di grano tenero integrale 300 g
sale marino integrale 1 cucchiaio
acqua minerale o filtrata 300 g

La sera riprendete la biga e pesatela. Prendetene 300 g, il resto mettetelo via in un contenitore: sarà la pasta madre per la panificazione successiva. Intiepidite l’acqua, e mettetevi la biga a riposare per 30’.
Aggiungete 150 g di farina 00 e 150 g di farina integrale e il sale. Mescolate bene con un cucchiaio di legno. Portate poi l’impasto su un piano di legno o di marmo infarinato, e iniziate a lavorarlo aggiungendo il resto della farina per circa 10’, fino a ottenere un impasto sodo ed elastico che non si appiccica più alle mani.
Mettete in un recipiente, fate un taglio a croce e ponete al caldo, al riparo da correnti, coperto con un tovagliolo umido per tutta la notte.

Per la farcitura:
salsa marinara 4 mestoli 
tofu 250 g
formaggio vegetale No-Muh Melty 230 g
affettato vegetale di tagliata classica 200 g
wurstel vegetale alla maggiorana 1
carciofi 2
olio extravergine d’oliva 7 cucchiai
sale marino integrale grosso

Preparate la salsa marinara come indicato qui. Mondate i carciofi, eliminando le foglie esterne più dure, e tagliando la punta e il gambo. Divideteli in quattro spicchi, eliminate le barbe interne e affettateli sottilmente. Metteli a stufare in padella a fuoco basso con 3 cucchiai d’olio e un pizzico di sale per circa 15’.
Sbriciolate il tofu. Tagliate il formaggio e il wurstel a fette, e l’affettato a pezzetti.
Accendete il forno a 250° (220° se ventilato). Stendete l’impasto in due teglie. Condite una teglia con la salsa marinara, mentre oliate l’altra base e aggiungete qualche granello di sale grosso.
Passate in forno caldo per circa 10’.
Estraete le basi e conditele: quella rossa con il tofu e metà dei prodotti Vegusto (formaggio, affettato e wurstel), l’altra con i carciofi e il resto degli ingredienti (formaggio, affettato, wurstel). Terminate con un filo d’olio. Passate in forno per circa 10’-15’, fino a quando il formaggio inizierà a fondere e gli ingredienti saranno dorati. 

1 ora e 10 minuti 
e 1 giorno per la lievitazione

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Pane afghano

13 02 2011

afghan bread

Lo scorso settembre, al Vegfestival, ho avuto modo di tenere una dimostrazione di cucina afghana. Non che ne sia un esperto, ma questo paese a cavallo tra quattro mondi e culture (Asia centrale-Russia, regione indiana, Cina e mondo arabo-musulmano) mi ha sempre incuriosito, e anche la sua cucina riflette appieno la sua collocazione geografica. Protagonisti sono i cereali coltivati sulle sue terre: grano, mais, orzo, riso, e grande utilizzo di noci e frutta secca ed essiccata, in particolar modo l’uva. Accompagnamento di qualsiasi pasto, utilizzato come vera e propria posata, è il nan-e afghani, pane piatto cotto in un forno tandoor. Nella versione originale l’impasto andrebbe spalmato sui lati del forno, cosa non fattibile con un normale forno casalingo. Si può comunque ottenere un buon compromesso, anche se si otterrà un pane meno malleabile dell’originale, ma comunque ottimo per accompagnare patè e creme.

Pane afghano
Nan-e afghani

Velocissimi da preparare, sono molto buoni e altrettanto digeribili. Possono essere realizzati anche con farina 0 o semintegrale. I semi di cumino nero si trovano nei negozi di prodotti arabi e mediorientali, altrimenti potete sostituirli con del più comune cumino (carvi). Le dosi sono per 8 pani.

acqua filtrata o minerale 375 millilitri
lievito di birra essiccato 10 grammi (1 bustina)
malto di riso 1 cucchiaio
farina integrale di grano tenero 600 grammi + 50 grammi per la spianatoia
sale marino integrale 1 cucchiaio
olio di girasole 60 millilitri
cumino nero 1 cucchiaio
latte di soia
q.b.

Intiepidite l’acqua. Mescolatela con il lievito e il malto e lasciate riposare 10’. Aggiungete poi mezzo cucchiaino di farina e lasciate schiumare per 5’.
Mescolate il sale con la farina. Disponete la miscela a vulcano e versarvi l’olio e la miscela di lievito. Mescolate e impastate per 5’.
Coprite l’impasto con un tovagliolo umido e lasciate riposare, al caldo e lontano da correnti, per un’ora e mezza.
Trascorso questo tempo, dividete l’impasto, infarinando la spianatoia, in 8 parti uguali e formate 8 palle. Stendetele poi in ovali lunghi circa 15 cm e spessi 1cm.
Passate i rebbi di una forchetta lungo i nan per creare un motivo decorativo. Spennellate del latte di soia e coprite con i semi di cumino.
Adagiateli su una teglia da forno e cuocete in forno caldo a 180° per 20’.

50 minuti
+ 1 ora e 30 minuti di riposo

Vedi anche:

La ricetta del pane integrale con pasta madre e quella del soda bread irlandese

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Amish Friendship Bread

9 06 2010

amish friendship bread

Rientrato da un fine settimana veneziano (di cui vi parlerò a breve, uno di quei miei soliti tour-de-force artistico-gastronomici), ho recuperato una ricetta sperimentata qualche settimana fa, e basata su una di quelle antipatiche catene di Sant’Antonio. Si tratta dell’Amish Friendship Bread (pane dell’amicizia degli Amish), un cake che in realtà non è stato creato dalla famosa comunità americana, ma è frutto, secondo me, dell’usanza di far girare la pasta madre tra le famiglie di uno stesso paese o villaggio, per la panificazione. Dolce che, in questo caso si colora di una valenza speciale, perché diventa simbolo di condivisione e di riscoperta di piaceri semplici come quello di crearsi un poolish personale e di cimentarsi con un semplicissimo dolce casalingo, morbido e profumato, da condividere con gli amici (e di metterli pure in grado di preparselo poi da sé!).
Tenendo presente questo spirito di condivisione, volevo anche dire che, nonostante ultimamente lasci pochi commenti in giro, cerco sempre di leggere tutti i blog che compongono l’elenco dei miei preferiti, quelli indicati qui a destra. Riprova ne è anche il fatto che spesso attinga a idee e ricette interessanti, ragion per cui e mi farebbe piacere, a cadenza più o meno mensile, segnalare quelle in cui mi sono cimentato personalmente. Premessa importante: le ricette segnalate sono tutte vegan, dato che per pigrizia, in settimana, preferisco affidarmi a ricette già consolidate (oltre che per “pubblicizzare” una cucina saporita ma etica).
Nel mese appena trascorso, in particolare, mi sono cimentato con:

  • la gustosissima farinata di Aldo, davvero perfetta per dosi e tempi. Da leccarsi i baffi!
  • il profumatissimo liquore al carvi di Terry, che però a me è venuto scuro perché per lo sciroppo ho usato del mascobado al posto dello zucchero bianco;
  • la tortina one way ticket to Honolulu di Alessandra: banana e cocco, che volere di più? (unica variazione, zucchero integrale mascobado al posto di quello di canna fine);
  • e infine i noodles alle alghe di Isabella: preparati con udon di grano e un mix di alghe giapponesi e irlandesi. Fantastici!

Ed è infine grazie a un’altra blogger, Barbara, che ho appena scoperto che esiste pure una versione italica di questo pane dolce americano… ;-)

Amish Friendship Bread
aka Torta di Padre Pio

Primo passo è quello di crearsi un poolish personalizzato, vegan, da distribuire poi in giro. Le dosi sono per 2 cake più l’impasto necessario per essere donato a tre persone.

Giorno 1
farina di grano tenero 0 140 g
malto di riso 300 g
latte di soia 240 ml
lievito di birra secco istantaneo 1 pacchetto (9 g)

Mescolate il tutto in un recipiente capace e coprire con un telo inumidito. Riponete in un luogo asciutto, al riparo da correnti.

Giorno 2
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 3
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 4
farina di grano tenero 0 140 g
malto di riso 300 g
latte di soia 240 ml

Mescolate questi ingredienti all’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 5
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 6
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 7
farina di grano tenero 0 140 ml
malto di riso 300 g
latte di soia 240 ml

Mescolate questi ingredienti all’impasto con un cucchiaio di legno. Procuratevi tre barattoli e versate in ognuno una tazza di questo impasto. Chiudete e regalate i barattoli a tre persone che vi sono care (e che amino cucinare!), accompagnando il tutto con le istruzioni (identiche a quelle della ricetta, se non che, per il giorno 1, dovranno semplicemente versare l’impasto ricevuto in un contenitore e mescolarlo con un cucchiaio di legno).

Con l’impasto rimasto, dopo esservi procurati i seguenti ingredienti, si prepareranno due cake profumati e lievemente aciduli.

olio di mais 140 ml
farina di grano tenero 0 300 g
malto di riso 300 g
uvetta 30 g
noci 50 g
banana 1
cannella 2 cucchiaini rasi
sale marino integrale 1 pizzico
bicarbonato ½ cucchiaino
lievito naturale per dolci (cremortartaro) 1 cucchiaino abbondante

Accendete il forno a 150°.
Mettete a bagno l’uvetta in acqua tiepida. Tritate le noci. Sbucciate e schiacciate la banana riducendola in poltiglia.
Unite tutti gli ingredienti all’impasto originale, mescolando bene.
Ungete due stampi da cake, infarinateli leggermente e versatevi il composto. Infornate (se con forno elettrico, in modalità statica) per circa 50’-un’ora.

6 giorni (5 minuti al giorno)
+ 1 ora e 20 minuti

Ne approfitto infine, per rispondere a un’altra catena di Sant’Antonio ;-), quella lanciatami da Virginie, en version bilingue ;-)

1. Mettre les règles sur votre blog – Mettere le regole sul vostro blog
2. Indiquer le nom de la personne qui vous l’a décerné ainsi qu’un lien vers son blog – Indicare il nome della persona che ve l’ha assegnato così come un collegamento al suo blog.
3. Répondre aux cinq questions – Rispondere alle cinque domande.
4. Transmettre le tag à dix personnes, en précisant noms et blogs – “Taggare” dieci persone, precisando nomi e blog.

Signe particulier: ben… fou de voyage :-)
Segno particolare: beh… fissato di viaggi :-)

Mauvais souvenir: la sachertorte cuite au four à micro-ondes au lycée, s’étant transformée en pierre ponce ;-) (mais le prof de chimie a bien apprécié ça)
Cattivo ricordo: la sachertorte cotta al forno a microonde al liceo, trasformatasi in pietra pomice ;-) (ma il prof di chimica ha apprezzato molto)

Souvenir d’enfance: la bruschetta huile-tomate que maman me préparait pendant les vacances d’été à la montagne.
Ricordo d’infanzia: la bruschetta olio e pomodoro che mamma mi preparava durante le vacanze estive in montagna.

Défaut: quand je suis une recette, je suis parfois trop stricte et j’improvise peu.
Difetto: quando seguo una ricetta, sono a volte troppo rigido e improvviso poco.

Film “bonne mine”: Chère Martha (l’original allemand avec Martina Gedeck et Sergio Castellitto, pas l’horrible version américaine avec Catherine Zeta-Jones et Aaron Eckhart). Et puis le classique de tout gourmand, Le Festin de Babette, bien sûr! - mais les pauvres cailles en sarcophage :-(
Film preferito: Ricette d’amore (quello originale tedesco con Martina Gedeck e Sergio Castellitto, non l’orribile versione americana con Catherine Zeta-Jones e Aaron Eckhart). E poi il classico di qualsiasi gourmet, Il Pranzo di Babette, naturalmente! – ma quelle povere cailles en sarcophage :-(

Passo quindi la palla a (rigorosamente estratti a sorte):
Barbara di Correndomi incontro
Daniela di Fairydoor
Puccina de Il mondo di Puccina
Isafragola
Keroppi di Nutrimente
Ale/Vale di V(ale)ntinamente
Ariel di Vegan lifestyle
Edera di Voglio una pelle splendida
Alessandra di Only Recipes
Isabella di Cotto al vapore

Buon divertimento!

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INDICE RICETTE

8 08 2008

antipasti
alghe arame sott’aceto
caviale di funghi champignon e cipollotti
crema di azuki
crema di barbabietole
cubetti di tofu marinato
ful all’etiope
insalata di barbabietole, arance e rucola con vinaigrette alla barbabietola
insalata di miglio e valerianella
insalata di noci e tofu affumicato
paté di hijiki
pomodori secchi sott’olio agli aromi
renette e cetriolini
terrina arcobaleno
tortino di patate e tarassaco
tzatziki

finger food

arachidi piccanti
biscotti ai fiocchi d’avena e cumino
bruschetta
canapé con crema di tofu e germogli di alfa alfa
canapé di pane di farro, salame e cetriolo
canapé di pane di segale, olive e kombu 
canapé di tofu affumicato, pane ai semi di lino e caviale di alghe
canapé piccante di pane ai quattro cereali e wurstel
crostini con crema di avocado
crostini integrali al timo con brie di soia e fragole all’aceto balsamico
cucchiai di riso selvatico e hummus
nigiri sushi
pizzapiadina
salsa verde di prezzemolo, basilico e maggiorana con crudità
soma d’aj con olio di nocciola del monferrato
tartine con paté di seitan
toast cheddar e tapenade
tofu al lapsang souchong con pepe di szechuan

zuppe e minestre

bisque di patate e spezie
brodo aromatico
brodo cinese di tofu
caldo verde
dashi di shiitake
kitsune udon
minestra di lenticchie rosse e timo
minestra di miglio e zucca
minestrone
potaje canario
vellutata di zucca hokkaido con crostini al curry
vellutata estiva di carote
zuppa di azuki e spinaci
zuppa di borlotti e radicchio
zuppa di ceci e piccolo farro di alta provenza
zuppa di cipolle e ravanelli
zuppa di lenticchie rosse e miglio
zuppa di miso
zuppa di vanda
zuppa friulana

pasta

bigoli in salsa
maccaroncelli al cavolfiore
orecchiette con broccoli
orecchiette con pesto di noci e tofu
rigatoni con broccoli
tagliatelle al ragù di verdure 
timballini di pasta e melanzane con olive taggiasche
udon di riso al genmaicha con tofu e shiitake

cereali

bulgur (preparazione base)
bulgur e quinoa
cake di miglio, porri e zucchine
farro alla mediterranea con cannellini, pomodori secchi e scorza di limone
farro con cavolo nero
nasi goreng
polpette di miglio e radicchio
risi e bisi
riso con cipolla rossa e rosmarino
riso misto

insalate e crudità
crudità marinate con semi aromatici
insalata di carciofi
insalata di crauti e mele con aneto e prezzemolo
insalata di daikon, carote e cetriolo
sauerkraut (crauti)

ortaggi e verdure
bubble and squeak
funghi ripieni al genmaicha “hanafubuki”
himmel und erde
patate al limone
patate viola al rosmarino
peperonata fritta in agrodolce
teglia di verdure estive al forno
tempura di carote
verdure grigliate al rosmarino

legumi
azuki macrobiotici
chana dal con chutney di mango e soia
crema di ceci e fagioli neri
insalata tiepida di lenticchie giganti
legumi in vasetto
lenticchie rosse speziate

seitan e muscolo di grano 
arrosto di muscolo di grano con salsa dolce di visciole
cavolo ripieno di seitan con panna acida all’aneto
cotoletta di seitan alla milanese
pot-au-feu
seitan al forno
seitan alla birra rossa
seitan al prosecco in crosta di nocciole
seitan impanato

soia, tofu e tempeh
makiyaki di sedano
omelette di tofu con salsa cinese 
spadellata di “pollo” vegan e asparagi
tempeh mediterraneo
tofu allo hojicha “kaori fumi”
“tofucchino” con ripieno ai mirtilli rossi, fagioli rossi e riso selvatico   
tofu di canapa con uvetta e pinoli
tofu e arame in padella
tofu marinato all’origano
tofu saltato al wok con ortaggi
tofu saltato con insalata di patate al limone
vegbullar med potatis

formaggi vegan
brie di soia
formaggio di tofu alle erbe
parmigiano vegetale

pizza e torte salate
pizza “vegusto
torta al tarassaco

salse e condimenti

besciamella (con margarina)
besciamella (con olio d’oliva)
besciamella leggera
sale al rosmarino
vinaigrette agrumata

impasti di base 
pasta frolla (con margarina)
pasta madre (lievito naturale)
pasta sfoglia

pane 
kolach
pane afghano
pane integrale (lievitazione naturale)
soda bread

biscotti e piccola pasticceria
biscotti ai fiocchi d’avena e malto di riso
biscotti di kamut e mandorle
biscotti di linz
pain à la grecque
shortbread di tè al gelsomino
speculoos
zaleti

frutta
ananas alla griglia
fichi mandorlati con scorzette di agrumi

torte e crostate
amish friendship bread
brazil nut fruit cake
brownie agli azuki 
blueberry fruit nut bread
crostata di farro con crema di limone e timo
dolce di mele e arance
rich fruit cake
torta di albicocche secche, zenzero e cannella

dolci al cioccolato
brownie al cioccolato
dolce al lime e cioccolato con baci fondenti al cocco
rosette al cioccolato e pistacchio

dessert al cucchiaio
budino di mosto
eggnog
panna cotta al whisky di malto con fragole al caramello
tiramisù al matcha macrobiotico
zabaione

gelati e sorbetti
sorbetto al mango
sorbetto al tè bianco “hanai”

colazioni e brunch
apfelmuesli
burro al tè verde
colazione veloce
composta di pesche e "brezza di seta" con zenzero candito
confettura speziata di mele e scorze di agrumi
crêpes bretoni ai marroni
latke
latte di soia
macedonia d’inverno
muesli tostato
pancake di mais e avena con lamponi e crema alla vaniglia
porridge d’avena

bevande
lassi al limone e cumino
succo di agrumi ayurvedico

tofu al lapsang souchong con pepe di szechuan crostini integrali al time con brie di soia e fragole all'aceto balsamico insalata di daikon, carote e cetriolo panna cotta al whisky di malto con fragole al caramello zaleti lassi al limone e cumino farro alla mediterranea con cannellini, pomodori secchi e scorza di limone ful all'etiope soma d'aj con olio di nocciola del Monferrato bubble and squeak cavolo ripieno di seitan con panna acida all'aneto pain à la grecque tofu saltato al wok con ortaggi toast cheddar e tapenade biscotti di linz seitan with prosecco and hazelnuts oat rolls biscuits oat rolls and cumin snacks corn and oat pancakes with raspberries and vanilla cream peach and flavoured tea conserve with candy ginger little pies with pasta, aubergine and taggiasca olives chickpeas and petit épautre soup genmaicha stuffed mushrooms winter miso soup yagga vegetarian roast with morello cherry sweet sauce Bai Mu Dan white tea sorbet canned beans shiitake dashi hojicha tofu genmaicha udon amish friendship bread risi e bisi pan fried tofu with lemon potato salad jasmine tea shortbreads grilled pineapple tofu cream cheese with fresh herbs sundried tomatoes with herbs in extra-virgin olive oil rosemary black potatoes croutons with avocado cream dried figs with almonds afghan bread canapés with tofu cream and alfa-alfa sprouts vegan pizza vegan butter with green tea fried bell peppers with sweet-sour onions homemade rosemary salt hemp tofu with raisins and pinenuts - tofu di canapa con uvetta e pinoli farro pie with lemon and thyme custard spicy red lentils speculoos baked seitan red lentil and thyme soup spicy apple and citrus fruit peel jam chocolate brownies azuki brownies rye bread canape mix Avocado and matcha tiramisu chocolate and pistachio roses brazil nut fruit cake wild rice and hummus spoons

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Meme per veg-bloggers

20 11 2007

Raccolgo l’invito di Vera per sbandierare un po’ di fatti miei:

1) Il tuo latte vegetale preferito?
Il latte di mandorla, ma anche quello d’avena. Quello però che consumo quotidianamente è quello di soia, per via del suo apporto proteico (e perché lo compro arricchito di calcio).

2) Tre piatti che hai in progetto di cucinare?
Sushi, bisque (una crema francese a base di crostacei macinati, naturalmente senza crostacei!) e un aperitivo ayurvedico a base di agrumi e spezie.

3) Come condisci i pop corn?
Non li preparo quasi mai, e comunque li mangio senza nulla.

4) La ricetta più disastrosa e non ancora riuscita?
A volte ho dei problemi con il pane a lievitazione naturale.

5) Il tuo prodotto in scatola preferito?
Le olive.

6) Scrivete le ricette riuscite?
Ho aperto il blog anche per questo!

7) Compost, immondizia, o raccolta differenziata?
Differenziata per carta, plastica, vetro e alluminio. Non riesco ancora a fare l’organico perché dove abito non si sono ancora organizzati… (e meno male che sono a Torino…)

8) Sei solo su un’isola deserta e puoi portarti solo tre alimenti, quali?
Riso integrale, azuki e mandorle. Frutta e verdura li trovo sull’isola, no?

9) Il prodotto alimentare che ti fa pensare alla tua infanzia?
Quelle merendine chimiche chiamate girelle.

10) Il tuo gelato preferito?
Ne mangio davvero pochissimo, comunque il pistacchio.

11) L’elettrodomestico che più usi in cucina?
Il frullatore a immersione.

12) L’erba/spezie che non deve mai mancare?
Il peperoncino!

13) Il tuo ricettario o libro di cucina più utile?
Faccio la collezione di libri di cucina, comunque direi La Cucina Etica.

14) Il tuo gusto preferito di marmellata?
Mirtillo, rigorosamente senza zucchero.

15) La ricetta vegana che vorresti far assaggiare anche ai tuoi amici?
Assaggiano già di tutto, sono delle cavie perfette ;-)

16) Preferisci cucinare di mattina, pomeriggio o sera?
Pomeriggio.

17) Seitan, tofu, o tempeh?
Seitan mon amour.

18) Cosa tieni sul frigo?
Calamite dei posti che ho visitato.

19) I tre alimenti che ricordi di avere nel congelatore?
Non amo molto i surgelati, comunque ieri sera ho sbirciato e ho trovato una confezione di funghi misti, una di fagiolini e una di carotine.

20) La lista dei prodotti che devi comprare in un negozio di alimentazione naturale?
Cereali strani, pasta non di grano, seitan, tofu, tempeh, alimenti macrobiotici, dolcificanti naturali, ecc.

21) Qual è il tuo negozio di alimentazione naturale?
Dalla Terra Al Cielo, li conosco da anni e sono dietro casa mia. Ogni tanto vado all’Iper Biobottega per l’enorme varietà di prodotti (dal prosciutto di seitan, ai salamini vegetali, alle bistecche di lupino, al silk-tofu).

22) Quale prodotto alimentare vorresti fosse veganizzato?
L’albume d’uovo, non so davvero come sostituirlo per fare le meringhe :-( So che esistono dei preparati nei paesi anglosassoni, ma qui in Italia mi sembra che non ce ne siano.

23) Tre link dei tuoi foodblog preferiti.
Vedi a lato. In ogni caso il sito di Vera occupa un posto speciale perché è stato il primo vegan-blog in cui mi sono imbattuto.

24) La tua caramella preferita? Il tuo cioccolatino preferito?
Non mi piacciono le caramelle. Da buon torinese però adoro i gianduiotti e i “turinot” di Gobino (un celebre cioccolataio di Torino).

25) L’ultimo prodotto alimentare “strano” che hai acquistato?
Il kuzu, ma l’avevo già comprato in precedenza. Novità assoluta, invece, il natto miso.

26) Scrivi qualche domanda o qualcosa che vuoi sapere del blogger a cui invierai queste domande.
Non lo invierò in giro, ci ha già pensato Vera ;-)

27) Ti dedichi all’autoproduzione di cibo?
Qualche volta, quando ho più tempo. Ho prodotto la pasta madre, il pane, il latte di soia, la pasta sfoglia e la pasta frolla.

28) Hai mai la sensazione che i tuoi conoscenti non assaggino i cibi da te preparati solo ed esclusivamente perché sono vegan?
No. Anche perché sanno che mi incazzerei!

29) Hai mai fatto il test della VegPersonalità?
Vegan-amichevole.

30) Sei già stufo di questo test?
Naaa…

31) Da quanto sei vegan?
Poco più di un anno, da quando ho aperto il blog. Ma prima ero già vegetariano.

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Cena vegan # 3

17 07 2007

Terzo appuntamento con la cena vegan per amici non-veg, tenutasi sabato 30 giugno. Si sarebbe dovuta tenere nella casa nuova di una mia amica, che purtroppo è stata male all’improvviso. Ma niente panico: l’evento si è spostato a casa mia!
Aiutato dalle solerti mani di Romina e del suo novello fidanzato Giuseppe, siamo riusciti in poche ore a preparare un menù decisamente apprezzato.Come aperitivo, con un buon spumante (di casa Valda), una focaccia lievitata naturalmente con pasta madre (quella di Vera), con triplo condimento: pomodori piccanti, tofu e fagiolini, e un mix di verdure.

Una volta seduti, un tris di antipasti: arancini di riso alle zucchine e spinaci, zucchine tonde ripiene di tofu e basilico…


…e il classico seitan tofuné.


Si prosegue con un timballo di riso basmati all’indiana…


…e con uno sformato di ceci accompagnato da paté di olive.


Per concludere, una tavolozza di dessert: “sfere” di noci e cioccolato, fondente di cioccolato con crema alla vaniglia e sorbetto di albicocche e spumante.

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