Destinazione Svezia 3: Lapponia

27 02 2012

karesuando church

Prosegue il resoconto del nostro viaggio in terra di Svezia, in quella che sicuramente è stata l’esperienza che più ci ha segnati e affascinati di questo stupendo paese. Avevamo letto e ci eravamo documentati sul fatto che viaggiare nell’estremo nord del paese costituisce un’esperienza insolita, ma è solo girandoci che si capisce quanto maestosa e potente sia la natura e quanta bellezza racchiuda questo vasto territorio.

northern clouds

Lasciata Östersund di primissimo mattino, il nostro viaggio verso nord prosegue tutta la giornata verso nord. Superata Hoting, entriamo in Lapponia. Le cittadine diventano sempre più rade, e le foreste di conifere fiancheggiano la statale verso Kiruna, la nostra base di esplorazione del territorio. Dorotea, Vilhelmina, Storuman, Sorsele, Arvidsjaur sono i centri abitati che attraversiamo nel lungo tragitto verso nord. Ed è, poco prima di Jokkmokk, che ci fermiamo per la prima entusiasmante esperienza della nostra quattro giorni lappone: il superamento del Circolo Polare Artico! L’emozione è tanta, e penso che chi l’abbia vissuta sappia di cosa parlo.

arctic circle

A Jokkmokk ci fermiamo per visitare l’Ájttemuseum, un museo etnografico dedicato alla popolazione autoctona delle terre europee al di sopra del Circolo Polare Artico, i sami. Il museo è molto completo, sebbene le didascalie siano solo in svedese e in sami. Ancora più interessante, per i foodist come me, è il negozio di artigianato, tra cui una serie di preparazioni che sono subito finite in valigia come la marmellata di more artiche e la gelatina di betulla, tra le altre.

birch jelly

Dopo esserci rifocillati di pane croccante sami ricoperto di cioccolato fondente, acquistato al museo, percorriamo gli ultimi 150 chilometri fino a a Kiruna, dove arriviamo in serata (ad agosto rimane chiaro tutta la notte, sebbene il sole tramonti alcune ore – il fenomeno del sole di mezzanotte è visibile solo tra metà giugno e metà luglio). Prendiamo possesso della nostra camera e facciamo un rapido giro di esplorazione della città. La temperatura si attesta sui 5°: giubbotto, sciarpa e berretto sono naturalmente essenziali. A Kiruna non ci sono ristoranti vegetariani, ma quasi ovunque è possibile trovare opzioni vegane. Pur essendo piccola, riusciamo a provare ogni sera un ristorante diverso. Ottimi i panini di falafel del Café Safari, e creativo il menù del Camp Ripan Restaurang (ma dedicherò all’esperienza culinaria in Lapponia un prossimo post).

midnight in kiruna

Il giorno successivo ci spostiamo 120 chilometri più a nord, raggiungendo il villaggio più settentrionale di Svezia, Karesuando, minuscolo avamposto di trecento anime al confine con la Finlandia. Oltre la bella chiesa lignea di inizio Ottocento, e la piccola capanna in legno del predicatore-botanico Lars Levi Læstedius, sempre aperta con un piccolo camino perennemente acceso, non c’è molto altro da fare, se non ammirare il cielo, le limpide acque del fiume Muonionjoki, le nuvole che vi si riflettono e l’aria frizzante dell’inizio dell’autunno scandinavo.

karesuando

Ci fermiamo a pranzare nella caffetteria dell’ufficio turistico con il nostro pasto al sacco, a base di pane morbido svedese, seitan in vasetto comprato all’Ekostore di Göteborg, verdure e kanelbullar vegani trovati nel piccolo supermercato del villaggio.

a day in karesuando

Superato il ponte che collega Svezia e Finlandia, facciamo un breve giro nel villaggio gemello di Kaaresuvanto, in territorio finnico, meno interessante, in quanto vittima dell’occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale.

swedish-finnish border

Ritornati in territorio svedese, ci spostiamo verso sud-est e, dopo pochi chilometri, troviamo le indicazioni per raggiungere uno dei punti che costituiscono l’Arco Geodetico di Struve, una catena di triangolazioni che va dalla Norvegia all’Ucraina, e che venne ideata dall’omonimo scienziato tedesco a inizio Ottocento per determinare la forma esatta della Terra. Il punto (Pajtas-vaara) è situato sul Tynnyrilaki, un’altura da cui è possibile ammirare un panorama mozzafiato. Arrivarci è abbastanza semplice: dopo cinque chilometri di strada sterrata (molto ben tenuta), si parcheggia e si affronta l’ultimo chilometro di salita a piedi.

climbing tynnyrilaki

Il percorso non è impegnativo, però consiglio degli scarponcini da trekking, perché il terreno è piuttosto umido (noi non eravamo purtroppo attrezzati in tal senso, e non è bello farlo con le scarpe di tela!). Dopo essere stato infatti fulminato durante la salita dalle maledizioni di LDM per questa deviazione di programma, sono certo però di essere stato in parte perdonato per il panorama selvaggio che si gode dal Tynnyrilaki: vastissime distese di boschi, alture, laghi e corsi d’acqua, e nessun segno di civiltà umana. Un’esperienza davvero da non perdere.

triumph of nature

Il secondo giorno viene dedicato a Kiruna (Giron in lingua sami), il centro più importante della Lapponia svedese. Al mattino visitiamo la Kiruna Kyrka, bellissima chiesa lignea dal tetto rosso modellata sulle forme delle capanne sami, e lo Stadshus (Municipio), con una piccola mostra di artigianato sami. Al pomeriggio ci aspetta invece la visita della miniera di ferro LKAB, in cui si scende a 540 metri di profondità nel sottosuolo. La miniera è la principale fonte economica della città, ma nel contempo ne sta decretando la distruzione: le attività estrattive stanno infatti compromettendo la stabilità del sottosuolo di Kiruna. Ma sarà proprio lo stesso colosso minerario a occuparsi dell’intero spostamento della città a qualche chilometro più a nord, non appena verrà individuato il punto più idoneo.

kiruna church

A una ventina di chilometri a est di Kiruna, ci spostiamo nel villaggio di Jukkasjärvi, dove visitiamo il sito del famoso Ice Hotel. D’estate chiaramente ci sono solo i bungalow in legno, ma all’interno di un enorme magazzino congelatore, l’Ice Hotel Art Center, è possibile girare tra le sculture di ghiaccio, il bancone del bar e gli igloo con i letti di ghiaccio a una temperatura di -5°. Oltre all’albergo, a Jukkasjärvi c’è anche una chiesa lignea rossa, da cui vediamo anche alcune renne brucare (purtroppo non libere, ma allevate dai sami per la produzione di carne e pelliccia…)

ice bar, jukkasjärvi

L’ultimo giorno in Lapponia lo dedichiamo alla zona a nord-ovest di Kiruna, spostandoci verso il Parco Nazionale di Abisko, vera mecca per gli escursionisti. Non equipaggiati e allenati, rinunciamo all’esperienza, ma ci godiamo la risalita sul monte Nuolja con la seggiovia che ci porta sulla vetta della montagna, non senza aver prima visitato il piccolo ma interessante spazio espositivo del Naturum. La vista sulle montagne e sul Torneträsk, il lago cristallino ai piedi delle vette è incomparabile. Sulla cima del monte Nuolja c’è poi il Panorama Café, che offre tra l’altro degli splendidi panini vegan a base di hummus e verdure fresche.

abisko

Da Abisko decidiamo poi di spostarci verso la Norvegia. Superato il minuscolo insediamento di Riksgränsen, superiamo il confine di stato in direzione della città marittima di Narvik. Il paesaggio norvegese è ancora più bello di quello svedese. Più vario e pittoresco, ci permette di avere un primo assaggio degli splendidi fiordi che ne caratterizzano la costa. A Narvik dedichiamo solo qualche ora, tra cui la risalita in cabinovia sul Narvikfjellet, un’altura che domina la città portuale e da cui si ammira un panorama mozzafiato.

narvik, norway

Ed è nel ritorno verso Kiruna, per l’ultima serata lappone, che incontriamo finalmente, a distanza ravvicinata, uno splendido esemplare di alce. Buffi e maestosi allo stesso tempo, sono animali pacifici e timidi, purtroppo normalmente cacciati (diversi i cartelli di älgjakt, caccia all’alce, visti in giro). Riesco a scattare solo una foto fugace, ma si tratta del miglior addio (o arrivederci) di questo territorio maestoso e selvaggio.

running moose

Vedi anche:

Destinazione Svezia 1: Stoccolma
Destinazione Svezia 2: Eksjö, Göteborg, Östersund
Mangiare veg a Stoccolma e Göteborg

  • Share/Bookmark


Minestra di lenticchie rosse e timo

13 02 2012

red lentil and thyme soup

Già avevo parlato, neanche troppo tempo fa, del mio spassionato amore verso le lenticchie. Sono una delle mie fonti proteiche preferite e, considerando che tra Natale e Capodanno, tra acquisti e regali, hanno colonizzato la mia dispensa, non è neanche troppo strano che stiano diventando un ingrediente assiduo della mia cucina.
In particolare le lenticchie rosse sono fra le mie preferite, per la velocità di preparazione, la resa (enorme!) e il gusto (e a chi non piacciono?). 
In questo caso la ricetta che vi presento si prepara davvero in pochi minuti, la cottura va avanti per conto suo, e ci si può così dedicare tranquillamente a far altro. Ed è talmente semplice e veloce che l’ho realizzata nei giorni di convalescenza a letto per una bronchite con febbre, per fortuna amorevolmente accudito dai miei cinque coinquilini (tutti Felis silvestris catus) che a turno si sono dati da fare per farmi riprendere nel minor tempo possibile, chi trasformandosi in borsa dell’acqua calda, chi stimolandomi per emulazione a dormire, chi ricordandomi di reagire alla malattia perché c’erano cose ben più importanti (le ciotole del cibo mica si riempiono da sole…). E ne approfitto così anche per pubblicizzare un bel contest a cui mi ha invitato Lo. Trovate tutte le informazioni qui.

 

image

Minestra di lenticchie rosse e timo

Qualora aveste un brodo vegetale già salato o usaste quello in polvere o in dado, non aggiungete sale alla fine. La cottura in pentola a pressione permette di ottenere una minestra densa grazie al fatto che le lenticchie si disfarranno completamente.

lenticchie rosse decorticate 300 g
brodo di verdura aromatico non salato 2 litri
cipolla 1
aglio 1 spicchio
carote 3
timo secco 2 cucchiaini
sale marino integrale 1 cucchiaino
pepe nero
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
pane integrale 60 g

Sbucciate l’aglio e la cipolla e tritateli. Lavate, mondate e tagliate le carote a rondelle.
Versate l’olio in una pentola capiente, rosolatevi per un paio di minuti carote, aglio e cipolla. Aggiungete quindi le lenticchie, il brodo, il timo, il sale e una grattugiata di pepe.
Portate a ebollizione. Trasferite quindi il tutto in pentola a pressione e cuocete per 30’ abbondanti.
Tagliate il pane a dadini e passate in forno a 180° per una decina di minuti scarsi.
Servite la minestra con i crostini di pane e un filo di olio extravergine d’oliva, anche aromatizzato.

50 minuti

  • Share/Bookmark





Bad Behavior has blocked 1392 access attempts in the last 7 days.

Chiudi
Invia e-mail