Canapé con crema di tofu e germogli di alfa alfa

30 03 2011

canapés with tofu cream and alfa-alfa sprouts

Una delle cose sicuramente più stimolanti dello scrivere un blog è la quantità di persone interessanti che ho conosciuto su questo spazio. Con alcune si è in contatto ormai da anni (alla fine sono già passati quasi quattro anni e mezzo da quando ho iniziato a documentare il mio passaggio dal latto-ovo-vegetarianesimo al veganesimo e il blog l’avevo concepito come stimolo iniziale per continuare), con altre magari solo da poco tempo, ma è incredibile il livello di sintonia che si riesce a instaurare tra persone che in ogni caso condividono una realtà soltanto virtuale come questa. E alcune persone ho avuto anche la fortuna di incontrarle in carne e ossa, e spero di conoscerne prima o poi anche altre.
Ed è grazie al blog che ho fatto anche conoscenza con una ragazza da cui non si può che imparare costantemente, e che è anche una delle migliori penne in circolazione sulla rete, per stile, ironia e preparazione: Grazia, ovvero Erbaviola.
Per chi ancora non sapesse chi è, consiglio visite regolari al suo blog, anche per la sua grande disponibilità nel divulgare informazioni utili e per risolvere dubbi, amletici e non.

Ma è di una cosa che le sono maggiormente grato. Finalmente, dopo anni e anni di esperimenti col mio Toni, quest’ultimo non si ribella più contro di me nel propormi semi rinsecchiti o colture batteriche da distruzione di massa. E il suo “L’orto dei germogli” è ormai diventato un amico fedele, un novello Virgilio che mi guida in quello che per me era ormai l’inferno della germogliazione casalinga.

Il libro, edito dalla casa milanese FAG, si compone di otto capitoli: si parte dalla storia dei germogli e dalla loro importanza un tempo nell’alimentazione umana, alle loro eccezionali proprietà nutritive. Poi la parte per me più importante: la coltivazione domestica. Grazie alle spiegazioni chiare e concise sono ora in grado di produrre cibo vivo e vitale e non armi batteriologiche. Segue una lunga carrellata di tutti i germogli commestibili possibili e immaginabili, con proprietà e caratteristiche (avevate mai sentito parlare del trifoglio incarnato?), a cui seguono le modalità di consumo. Comode tabelle riassuntive accompagnano inoltre la lista dei principali produttori di semi biologici.
Da ultimo il compendio per evitare i principali errori di germogliazione (manco a farlo apposta, per produrre le mie bombe batteriche ho scoperto di farne almeno dieci contemporaneamente) e infine alcune interessanti ricette, da cui ho impunemente copiato questa che vi presento.

Il tutto al prezzo di una pizza e birra. Ma i germogli fanno molto meglio, no?
…E allora accattatevillo!!! (Non prima di aver letto anche quello che ne hanno detto, fra gli altri, KiaIsabella e Alice).

Canapé di crema di tofu con germogli di alfa alfa

Ricetta di una semplicità quasi banale, ma perfetta come finger food da aperitivo. Così come la presento (pedissequamente copiata dal libro a pagina 190) ha un gusto fresco e pulito, che esalta tra l’altro il lieve sentore piccante dei germogli. I germogli li ho ottenuti da semi biologici nel tempo record di 3 giorni (Grazia ne dà un tempo di germogliazione di una settimana, ma evidentemente Toni si è particolarmente impegnato dopo anni di cattivo utilizzo…). Le dosi sono per 4 persone.

pancarré integrale 8 fette
germogli di alfa alfa (erba medica) 20 g
tofu 300 g
olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
latte di soia 2 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero
erba cipollina

Sciacquate velocemente i germogli e l’erba cipollina, tamponandoli bene per farli asciugare.
Frullate il tofu con l’olio, il latte, sale e pepe, ottenendo una crema consistente. Aggiustate poi ancora di sale e pepe.
Ricavate dei canapé dal pane con un tagliabiscotti sagomato.
Con una siringa da pasticceria, decorateli con la crema di tofu. Ricoprite con un po’ di germogli e spolverizzate di erba cipollina tritata.

20 minuti
(+ 4-7 giorni per la germogliazione dei semi)

Per la serie, viva il finger food, vedi anche:

Le tartine con paté di seitan e il tofu al lapsang souchong con pepe di Szechuan.

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Birmingham

21 03 2011

cathedral of st. philip

Do you know that Birmingham has more canals than Venice? With the only difference that Venice is gorgeous, while Birmingham sucks” (Lo sai che Birmingham più canali di Venezia? Con la sola differenza che Venezia è magnifica, mentre Birmingham fa schifo): parola di un mio collaboratore inglese che ci vive, alla mia richiesta di informazioni sulla città in vista di un mio viaggio di lavoro. Che potesse non essere quel che si dice una bella città l’avevo intuito. Pochissime informazioni turistiche. Zero guide dedicatele (e in Inghilterra è  possibile trovare guide monotematiche pure su Truro o su Llanfairpwllgwyngyll). Ma soprattutto manco uno straccio di pagina su una delle mie bibbie di riferimento per i viaggi, il terrificante tomo 501 Must-Visit Cities. Accipicchia, deve proprio far vomitare.
Ma tant’è. Prenotato ormai già il volo del primissimo mattino da Newcastle a Birmingham, e avendo un’intera giornata a disposizione prima degli impegni lavorativi dei due giorni seguenti di permanenza, non mi resta che far buon viso a cattivo gioco.

council house

E invece no, mi sono dovuto ricredere. Certo non è uno dei più bei luoghi d’Europa, ma Birmingham, seconda città del Regno Unito e principale centro manifatturiero del paese fin dal XIX secolo, sventrata dai bombardamenti tedeschi e avvilita dagli scempi architettonici del dopoguerra, conserva ancora tanti piccoli scorci che testimoniano la sua importanza e la sua ricchezza in epoca vittoriana.

b'ham canals

Si comincia con la visita alla Cathedral Church of St. Philip, una delle più piccole cattedrali inglesi, costruita all’inizio del Settecento e impreziosita dalle vetrate di Edward Burne-Jones.

b'ham sky

Da qui si arriva all’imponente Victoria Square, circondata dalla Council House e dal Birmingham Town Hall, modellato sul Tempio di Castore e Polluce di Roma, e impreziosita da varie statue e fontane. Non lontano l’Iron Man di Antony Gormley, enorme statua senza braccia.

victoria square spheres victoria square town hall iron man church

Non distante, il Birmingham Museum and Art Gallery, offre una ricca collezione di pittura preraffaelita, ma anche tele di Degas, Renoir, Braque e Canaletto. L’allestimento è molto ottocentesco, il che lo rende ancora più suggestivo.

bullring

Più a sud il gigantesco Bullring, un enorme centro commerciale che occupa buona parte del centro della città, e in cui spicca Selfridge’s, ospitato in un vero e proprio gioiello di architettura contemporanea. Non lontano da qui i morsi della fame mi spingono da The Warehouse.

the warehouse, birmingham

A fianco del ristorante, shopping gastronomico da One Earth Shop, negozio di alimentari vegan, in cui è possibile trovare alcune rarità sul mercato italiano, dal cioccolato bianco ai semi di canapa integri, dal Vegemite ai sostituti vegani delle uova. Oltre a un inquietante vegan suet (=grasso di rognone vegano).

one earth shop

Nel pomeriggio (gelido), non poteva mancare il giro della zona dei canali. Effettivamente quelli veneziani sono un’altra cosa, ma anche questi hanno un grande fascino e devono essere sicuramente molto piacevoli nel periodo estivo.

b'ham canals canals b'ham goose bridge and canals

Da qui un salto infine nel Jewellery Quarter, il quartiere degli orafi, con le sue belle casette vittoriane, e le sue chiese con annessi cimiteri piacevolmente gotici.

jewellery quarter

Il tutto termina da un giro da Waterstone’s e dalla cena al ristorante The Thai Orchid: ospitato in un bel palazzo ottocentesco, questo ampio ristorante thailandese offre splendidi piatti vegetariani a base di verdure, riso, tofu e latte di cocco. Da non perdere l’antipasto a base di verdure e tofu in pastella, così come gli stufati vegetali a base di latte di cocco.

Visualizza la mappa di Birmingham del Cucchiaio di Legno

THE WAREHOUSE CAFE

Il ristorante, ospitato in un ex-magazzino ottocentesco, ha la particolarità di essere autosufficiente dal punto di vista energetico: elettricità e acqua calda sono entrambe frutto dei pannelli solari montati sul tetto. A ciò si aggiunge una cucina interessante, con numerosi piatti della tradizione britannica in versione vegetale.

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Il menù degustazione che ho provato comprendeva una zuppa di sedano rapa e rosmarino con crema di noci e pane biologico (interessanti anche le gorditas messicane piccanti con salsa di pomodoro e chipotle e purée di mango e limetta), seguita delle splendide salsicce di lenticchie marroni e pomodori secchi con mash di patate alla colcannon e gravy di birra ale biologica. Sempre fra i piatti principali un ricco tabouleh marocchino e un orzotto. Eccezionali i dessert, in particolare quello assaggiato: un brownie cioccolato-arancia con gelato al cardamomo e pistacchi arrostiti.

the warehouse, birmingham

Il personale è disponibile seppur non particolarmente caloroso (ma siamo in Inghilterra, d’altronde), la cucina è a vista, la sala luminosa e arredata in legno. Unico neo è che il ristorante è situato al primo piano a cui si accede tramite una ripida scalinata. Non il massimo quindi per i disabili.

the warehouse, birmingham

In definitiva, comunque, una delle migliori esperienze gastronomiche vegan in Inghilterra. Da provare.

 

BIRMINGHAM
per vegan-buongustai

The Warehouse Cafe
54 Allison Street
tel. +44-121-6330261
tram: Snow Hill Station
orari: lun-ven 11-22, sab 11-18

Ristorante vegetariano, con numerose opzioni vegane, ripropone classici della cucina inglese e internazionale, soprattutto mediterranea, messicana e asiatica. Da non perdere le salsicce e i dessert. Buona scelta anche di burger, compresi i cheeseburger con formaggio e pesto vegan.  
Accetta carte di credito.

The Thai Orchid
7 Bennetts Hill
tel. +44-121-2121000
tram: Snow Hill Station
orari: lun-dom 12-14.30 e 17.30-22.30

Ristorante thailandese, offre una ricca selezione di piatti vegani. Da provare il “vegetarian banquet”, composto da una ricca serie di antipasti e piatti principali 100% vegetali. Solo i dessert non lo sono, con l’eccezione della macedonia di frutta, sebbene non credo che possiate averne voglia perché le dosi sono esageratamente abbondanti.
Accetta carte di credito.

One Earth Shop 
56 Allison Street
tel. +44-121-6326909
tram: Snow Hill Station
orari: lun-sab 10-17

Di fianco al Warehouse Cafe, questo piccolo negozio di alimentari vegani propone tutta una serie di prodotti di difficile reperibilità in Italia, come il cioccolato bianco, i vari sostituti delle uova, e il mix per realizzare il gravy (tipica salsa inglese). Da provare inoltre i prodotti freschi di panetteria e pasticceria. Ed eventualmente anche il vegan suet (v. sopra).

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Vienna

3 03 2011

henry moore & karlskirche

(Articolo dedicato a Grazia, un’altra amante della città, che ci ha anche vissuto, per i numerosi consigli fornitimi prima di partire)

Vienna suscita pareri contrastanti. C’è chi ne è fortemente attratto, e forse anche innamorato, e chi invece la considera una città poco stimolante, cristallizzatasi sulle sue antiche glorie dopo il crollo dell’impero, più adatta a turisti in pensione. Io ricado pienamente nel primo gruppo. Verliebt in Wien, senza alcun dubbio.

judenplatz

E cogliendo l’occasione di un fine settimana allungato d’inizio primavera, l’anno scorso ci ho portato mia madre. Due giorni pieni per girarla, sebbene a ritmi un po’ più tranquilli di quelli a cui sono abituato, data la presenza di mammà (mica potevo stremarla!). E due giorni purtroppo dal tempo un po’ infame: pioggia e freddo polare. Ma anche questo è il fascino di Vienna.

austria tabak steffl candle steffl, inside

Prima tappa del nostro giro è stata naturalmente il suo cuore, Stephansplatz, con il simbolo per eccellenza della capitale austriaca, lo Stephansdom, chiamato affettuosamente Steffl dai viennesi. Bellissimo dall’esterno, con il suo tetto in tegole colorato, è ancora più sorprendente all’interno. E nonostante la mia proverbiale paura dell’altezza, ci siamo spinti su per la torre nord per una vista ravvicinata dell’aquila asburgica sul tetto (io ero saldamente aggrappato alla ringhiera dell’iperprotetto balcone panoramico).

habsburgic eagle

Dopo tanto penare, facciamo una visita da Manner, storico produttore dei Neapolitaner Schnitten (i “tagli napoletani”, ovvero i wafer ripieni di crema) nel suo negozio rosa pesca. Ebbene sì, quelli base tradizionali, ripieni di crema alla nocciola, sono vegani! Non rimane che fare rifornimento, acquistandoli nella loro scatola di latta, sempre rosa pesca, con tanto di Stephansdom disegnato sopra.

manner, wien bottles stephansdom manner

Giù poi per la Kärntnerstraße fino al Ring, con sosta in due caffè storici della città (può mancare una visita a qualche leggendaria caffetteria viennese?): Aida, con i suoi arredi rosa e marrone e il Café Sacher, gremito all’inverosimile, bellissimo all’interno, ma deludente per quella che dovrebbe essere la sua specialità conosciuta in tutto il mondo, la Sachertorte che, a detta di mia madre (io non l’ho ordinata, non essendo vegana) non era eccezionale, anzi pure piuttosto duretta (“meglio quella che fate voi vegani” sussura l’italica genitrice, e come darle torto  – soprattutto poi quello squallido riccio di panna industriale messo di fianco…).

waiting for mum sacher strassenbahnhaltestelle

Sulla Ringstraße d’obbligo salire sul tram n. 1 (o n. 2) che gira intorno all’Innere Stadt, il centro storico di Vienna, da cui è possibile ammirare alcuni dei palazzi più belli della città.

chat on a tram

Di domenica Vienna è una città pigra, sonnacchiosa, poco incline alla frenesia di Londra o Berlino. Ed è nel Quartiere Ebraico intorno a Judenplatz, che iniziamo il nostro giro mattutino, piazza barocca con al centro il monolitico Holocaust-Denkmal, monumento che rende omaggio ai 65.000 ebrei austriaci morti nella Shoah. Sul lato nord della piazza la splendida Böhmische Hofkanzlei, l’ex cancelleria boema opera di Fischer von Erlach. E sempre sulla piazza, si scende nei settorranei del Museum Judenplatz, dove si cammina fra i resti della sinagoga medievale che un tempo vi sorgeva.

behind the door wrenkh treblinka

museum judenplatz

E dopo un breve giro nelle vie circostanti, ci attende uno dei pochi locali aperti la domenica, il Bio Bar von Antun, ristorante vegano molto piacevole gestito da una coppia serba di mezza età. Qui in zona un altro ristorante in cui siamo andati a cena, Wrenkh, ristorante biologico molto bello ma con un servizio non proprio all’altezza, purtroppo (e con poca scelta vegan).

wienmuseum sunday morning sweets and candles wienmuseum

A causa del tempo avverso, come dicevo, non abbiamo potuto girare molto all’esterno. Meta di un’altra mezza giornata di visite è stato quindi il quartiere di Wieden, e in particolare la Karlsplatz, dove ci siamo dedicati al Wienmuseum, museo della storia della città, dove mia madre si è particolarmente appassionata della grottesca storia d’amore tra lo sciagurato Franz Grillparzer e Katharina Fröhlich. Sempre sulla piazza, la più bella chiesa barocca di Vienna, la Karlskirche, dedicata a san Carlo Borromeo, e opera sempre del von Erlach. Da non perdere l’ascesa alla cupola in ascensore (sempre per sfidare le mie ansie dell’altezza!).

armour wine list zum apotheker

Il commiato da Vienna è con la pioggia, e prima di andare in aeroporto per il rientro, andiamo a pranzo da Landia, locale consigliatomi da Grazia (sì, sono pazzi, avevi ragione). Gentili e fuori di testa, abbiamo mangiato molto bene, e abbiamo anche sventato un incendio quando un’enorme fiammata si è levata dalla cucina a vista. Nessun ferito, nessun danno, solo una fantastica puzza di olio fritto che si è impregnata sui nostri vestiti pochi minuti prima di andarcene in aeroporto. Auf Wiedersehen!

früh am sonntag

Visualizza la mappa di Vienna del Cucchiaio di Legno

 

bio bar von antun, vienna

BIO BAR VON ANTUN

A volte, purtroppo, quando si gira e si va a pranzo o cena in qualche ristorante vegetariano, capita di trovare piatti un po’ troppo standardizzati, simili un po’ ovunque, che si rifanno spesso a una concezione salutistico-macrobiotica, sicuramente positiva, ma alla lunga un po’ spersonalizzante. Sarebbe invece piacevole trovare più spesso rivisitazioni in chiave etica di piatti locali. Al Bio Bar von Antun per fortuna si mangia come in un vero Beisl viennese.

bio bar von antun, vienna

Il locale, di chiara impronta animalista, è ospitato in un bel palazzo del XV secolo di fianco a Judenplatz e, nonostante i proprietari siano serbi (“bio bar di Antun”, no?), ha una forte impronta austriaca. Il servizio è gentile e discreto, ma nel contempo veloce e preciso.

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Il pane è quello della tradizione germanica, soffice e appetitoso, arricchito da semi vari. Come inizio, optiamo per una vellutata di sedano rapa, corroborante e profumata.

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Non può poi mancare un lungo elenco di salsicce e wurstel vegetali: la salsiccia di glutine e lenticchie è strepitosa, ma altrettanto validi i wurstel viennesi, con contorno di insalata mista e patate arrosto.

Nota un po’ deludente il dessert. Ci viene consigliata una torta-budino di cioccolato con base di biscotto che purtroppo non mi convince. In una delle città simbolo della pasticceria mondiale mi sarei forse aspettato qualche esperimento più interessante.

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L’elemento positivo del locale è quello di essere aperto a pranzo e cena tutti i giorni della settimana. Un luogo sicuro quindi per visitatori affamati!

Bio Bar von Antun
Drahtgasse 3
1010 Wien 
Tel. +43-1-9689351
Google Maps

Cucina: vegetariana, vegana, austriaca
- carne/pesce: no
- latticini: sì
- uova: sì
Orari: lun 11.30-15, mar-ven 11.30-23, sab-dom 12-22.30
Prezzi: a pranzo circa EUR 10, a cena e festivi tre portate a EUR 25
Alcuni piatti vegan: zuppa cremosa di verdure con gnocchi, vellutata di sedano rapa, paella, patate al forno con crema di spinaci, involtini di cavolo con lenticchie, rösti di patate alla tirolese con tofu affumicato, Wiener Würstchen, Wiener Schnietzel di seitan; tiramisù, budini.
Note: non accetta carte di credito; accessibile ai disabili.
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