Il 2009 che se ne va…

31 12 2009

Mancano poche ore allo scoccare della mezzanotte, e anche il 2009 ci abbandonerà lasciando spazio ai buoni propositi e alle nuove prospettive del 2010. Da due anni leggo con piacere il resoconto annuale di Sigrid, e l’idea di fare un riepilogo di quanto scritto e pensato mi è sembrato molto stimolante. Quindi copio spudoratamente l’idea, che comunque ricalca quello che da anni fa la nostra cara Vera mese per mese (ma dato che scrivo meno di lei, sarebbe inutile tentare un riepilogativo mensile, basterebbe scorrere la barra per leggere i pochi articoli scritti…), e vi tedio con un riepilogo, mese per mese, dell’anno che volge al termine, casomai vi foste (o mi fossi) perso qualcosa.

antibes

Gennaio
Torino è ricoperta da uno spesso manto di neve: non mi resta che sognare della Costa Azzurra e rinfrancarmi con una zuppetta bella densa.

<farro con cavolo nero

Febbraio
Cerco affannosamente di smaltire 10 kg di cavolo nero toscano e  mi do a colazioni crudiste.

alghe

 

Marzo
Dopo una delle mie classiche trasferte lavorative in Giappone mi dedico all’autoproduzione di alghe sott’aceto. La lunga trasvolata siberiana mi invoglia invece a un’insalata dal gusto deciso.

caviale

Aprile
Il mese del mio compleanno! E difatti ricordo quello dell’anno precedente trascorso per lavoro a San Pietroburgo. Il mese è stato però funestato purtroppo dal terremoto in Abruzzo, a cui vanno ancora i miei pensieri (qualche giorno fa se ne parlava a tavola con due amici aquilani). La Pasqua la trascorro a Zurigo, quindi nessun esperimento ai fornelli, se non una versione vegan del caviale

salsa verde

Maggio
Il mese scorre frenetico per via dei preparativi del Vegfestival, ma riesco comunque a riappacificarmi con la cucina indiana e a prepararmi una salsetta verde per il pinzimonio.

thyme croutons with tofu brie and strawberries with balsamic vinegar

Giugno
Durante il Vegfestival ho l’occasione di incontrare e conoscere diversi miei lettori, il che mi fa naturalmente un gran piacere. Riprendo le mie recensioni di locali con un ristorante (pseudo)eco di Milano, e mi do a esperimenti vari tra tè affumicati e formaggi vegetali. Riesco anche a fare un salto a Venezia per la Biennale, da cui scaturirà la malsana idea delle mini guide del CDL (Cucchiaio di Legno, che pensavate??)

daikon, carrot and cucumber salad

Luglio
Fuggo dal caldo italiano e mi godo l’uggioso clima brussellese, non senza prima interrogarmi sulla stagionalità del daikon e affogare una panna cotta con un single malt a ricordo di un soggiorno edimburghese. 

gondolas

Agosto
I pianti dei bambini dell’Artusi accompagnano gli zaleti al termine della prima miniguida del CDL dedicata a Venezia, e prima di partire per Londra per le vacanze, vi propongo una bella insalata di farro e un fresco lassi. Per gli amici veneti, anche il gelato veneziano del signor Pistacchi può offrire un ottimo refrigerio dalla calura, così come una cena in terrazza nelle valli valdesi del Piemonte.

peach and flavoured tea conserve with candy ginger

Settembre
Tornato da Londra (e in ufficio), Dreena Burton mi ispira per dei pancake celestiali, mentre Acilia mi invia una selezione dei suoi splendidi tè e mi ingegno così a preparar composte alla brezza di seta. L’abbonamento a Cucina Naturale dà i suoi frutti, e dal Mediterraneo mi sposto prima in territorio indo-scozzese e poi a far colazione ad Addis Abeba.

Ottobre
Per riprendermi dall’aver scoperto di essere un vecchio barbagianni 1.0 dopo avervi raccontato un po’ di fatti miei, vado da Eataly e compro un olio di nocciole del Monferrato. Ogni tanto rispolvero pure il wok e ripenso con nostalgia alla birra e al cioccolato belga scrivendo quello che ho combinato a Bruxelles.

gam gam, venice

Novembre
Tra Venezia e Alessandria, cancello dalla mia lunga lista altri due locali, in procinto di partire per tre settimane di lavoro in giro per il Pacifico. Ed è dalla camera di un albergo di Kyoto che vi mando notizie di me attraverso un cavolo ripieno.

what they must have seen last

Dicembre
Tornato dalla Nuova Zelanda, mi becco un veloce raffreddore che mi costringe a letto (e grazie al quale trovo il tempo di scrivere la terza guida su Londra). Faccio fuori il cheddar della Bute Island su dei toast anglo-mediterranei, mentre ricordo con piacere i falafel e il caldo di Tel Aviv e le torte di mandorle e il gelo di Berlino. Per Natale sforno poi quantità industriali di biscotti austriaci, che tanto vengono divorati in meno di una settimana.

Non mi resta che augurarvi un felice anno nuovo, con la speranza di ritrovarci di qui a un anno con un mondo migliore e più rispettoso di ogni essere vivente.
TANTI AUGURI!!!

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Natural’Mente

27 12 2009

natural'mente, berlin

La morsa di ghiaccio che ha investito l’Italia settimana scorsa è nulla se confrontata con il gelo che solitamente interessa Berlino nei mesi invernali. E un buon motivo per rifugiarsi da Natural’Mente, ristorante macrobiotico nonché scuola di cucina, è quello di cercare conforto dal vento gelido che spazza la capitale tedesca con piatti salutari cucinati con cura e inventiva.
Natural’Mente, che si autodefinisce ein Paradies für Geniesser (un paradiso per buongustai), vanta una tradizione più che ventennale nel campo della ristorazione naturale e macrobiotica. Aperto purtroppo solo a pranzo, dal lunedì al venerdì, è situato in posizione strategica vicino allo Schloß Charlottenburg. Il menù, che varia ogni giorno e ogni settimana, dà ampio spazio ai classici della macrobiotica (il pesce viene proposto una sola volta a settimana). Riso integrale, ma anche grano saraceno, miglio e orzo accompagnano verdure cotte ad arte (da provare quelle croccanti al forno) e interessanti proposte a base di seitan, tofu e tempeh.

Per quanto riguarda la mia esperienza personale, dopo la classica, e ottima, zuppa di miso, abbiamo assaggiato il monopiatto del giorno, a base di grano saraceno, carote, broccoli alle nocciole e seitan al sesamo, accompagnato da un vassoio di crudità. 
Infine, discorrendo con lo chef, Herr Schmid, trasferitosi dalla natia Austria alla vivace metropoli tedesca, sulla scena culturale e gastronomica berlinese, abbiamo terminato con la sua squisita torta di mandorle accompagnata da crema pasticcera. Un capolavoro.

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Natural’Mente
Schustehrusstraße 26
10585 Berlin
Tel. +49 (0)30 3414166
Metro: Richard-Wagner-Platz
Google Maps

Cucina: macrobiotica (con pesce)
Orari: lun-ven 12-15.30
Prezzi: EUR 8,20-11,30 (monopiatto), EUR 3,60 zuppa del giorno, EUR 2,80 dessert 
Specialità vegan: monopiatti macrobiotici con cereali integrali, verdure crude e cotte di stagione e proteine vegetali (legumi o, a rotazione, seitan, tofu, tempeh). Dessert macrobiotici senza zucchero.
Note: è anche scuola di cucina e fornisce un servizio di catering.  
Altre recensioni: Happy Cow

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Linzer Kekse

20 12 2009

linzer kekse

Quest’anno ho fatto il bravo e ho evitato acquisti folli… Però dell’aggeggio da cucina inutile non ho potuto fare a meno neanche per questo Natale, e il taglia-biscotti di Linz in cui mi sono imbattuto settimana scorsa è finito nella mia strabordante collezione di gadget culinari. Si tratta di un attrezzo per creare una doppia coppia di biscotti, di cui quello che costituirà il lato superiore è forato al centro con un motivo ornamentale. In realtà potete realizzarli con dei semplici tagliabiscotti di misure diverse: il biscotto superiore dovrà essere più piccolo di quello che funge da base.
I biscotti di Linz sono un caposaldo della pasticceria austriaca, come dimostrano anche forum online dedicati al celebre pasticcino (non molto conosciuto da noi, però). Nel mio caso ho adattato la ricetta classica arricchendola con cioccolato e noci (suvvia, siamo a Natale!). Il risultato è stato eccezionale: ho ottenuto infatti dei biscotti morbidi che si sono mantenuti alla perfezione per una settimana in una scatola di latta. Forse si sarebbero conservati anche più a lungo, ma non mi è dato saperlo ;-)
Se preferite invece un biscotto dall’aroma sempre natalizio (mandorle e arancia), ma più salutare (senza burro di soia e zucchero, ma con olio di girasole e malto), vi rimando ai biscotti di kamut e mandorle
Lasciandovi quindi la ricetta di queste delizie mitteleuropee, non mi resta che augurarvi Frohe Weihnachten ;-)

 

Biscotti di Linz
Linzer Kekse

La realizzazione di questi biscotti è piuttosto semplice, l’importante, quando si stende col mattarello, è lavorare con una frolla ben fredda, essenziale data la presenza contemporanea di burro di soia, noci e cioccolato. Se non possedete i tagliabiscotti appositi, utilizzate una forma rotonda per la base, e una forma più piccola con un motivo natalizio o di altro genere per il biscotto superiore. Importante è anche curar bene la cottura, quindi sorvegliate il forno e non vi allontanate. Per quanto riguarda gli ingredienti, scegliete quelli del commercio equosolidale e per la farcitura una buona marmellata di lamponi dolcificata con succo di mela. Il lievito per dolci è quello naturale a base di cremortartaro e bicarbonato, che si trova nei negozi bio, così come lo zucchero di canna a velo vanigliato (altrimenti realizzatelo voi frullando finemente zucchero di canna e un pizzico di vaniglia naturale). Le dosi sono abbondanti perché ne ho preparati per amici e parenti, si ottengono infatti da 80 a 120 biscotti circa.

farina integrale 300 g
farina 0 300 g
burro di soia 400 g
zucchero integrale panela 450 g
cioccolato fondente al 70% 200 g
cacao amaro 50 g
gherigli di noce 300 g
cannella in polvere 2 cucchiaini
chiodi di garofano in polvere 1 cucchiaino
latte d’avena 4 cucchiai
lievito per dolci naturale 1 cucchiaino
vino passito 1 cucchiaino
marmellata di lamponi s.z. 200 g
zucchero di canna a velo vanigliato 50 g
farina per la spianatoia

Setacciate le farine, il lievito, il cacao e le spezie. Grattugiate il cioccolato e tritate al mixer le noci.
Sbattete il burro di soia con lo zucchero integrale. Aggiungete, poco alla volta e mescolando, le farine, il lievito, il cacao, le spezie, il passito e il latte d’avena. Terminate, sempre mescolando, con il cioccolato e le noci.
Dopo aver amalgamato bene il tutto, formate 4 palle, sigillatele con pellicola trasparente e mettetele in frigo, dove dovranno riposare per almeno un’ora.
Trascorsa un’ora, accendete il forno (se elettrico, in modalità statica) a 180°.
Infarinate leggermente la spianatoia e il mattarello, prendete la prima palla e stendetela a uno spessore di mezzo centimetro. Con il tagliabiscotti apposito o con uno circolare ottenete le basi del pasticcino. Con un tagliabiscotti più piccolo (o con quello apposito), realizzate la parte superiore. Con l’aiuto di una spatola, adagiateli su una teglia da forno ricoperta di carta da forno.
Infornate e cuoceteli per 8’. È molto importante controllare la cottura: essendo dolci piccoli tendono a seccarsi o peggio bruciarsi anche solo per un paio di minuti in più. Estraete la teglia e, con l’aiuto della spatola, sistemateli su un piatto per un primo raffreddamento (vi sembreranno un po’ morbidi, ma si compattano dopo qualche minuto) e poi terminate su una gratella per dolci, in modo da arearli bene.
Ripete l’operazione per gli altri tre impasti che avete in frigo.
Spalmate di marmellata i biscotti tondi che fungeranno da base. Spolverizzate di zucchero a velo quelli che fungeranno da cappello, sistemandoli infine sulla base.

2 ore più
1 ora di riposo

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Buddha Burgers

16 12 2009

buddha burgers, tel aviv

Come avevo già scritto in precedenza, Israele è uno dei paesi in cui è più facile girare e trovare ottimi piatti vegani. La cucina tipica mediorientale si arricchisce di tutte le tradizioni portate dai paesi da cui provengono i suoi abitanti. Quello che sicuramente più caratterizza questo paese è, al di là delle vicende di politica internazionale naturalmente, il crogiuolo di razze che forma l’anima di questa parte del Mediterraneo. E Tel Aviv, che ne è il cuore moderno e la locomotiva economica e sociale, è uno dei posti dove più intenso è questo interscambio gastronomico.
Non è quindi difficile mangiare bene ovunque: l’hummus nella sua terra natale è assolutamente sensazionale (e viene sempre servito in porzioni più che generose), così come i prodotti ortofrutticoli e il pane locale, mentre i falafel sono in assoluto lo snack più popolare. Ottimi anche i ristoranti del cuore arabo della città, l’antico porto di Giaffa (Yafo in ebraico), ormai conurbato con la moderna metropoli. 

Tel Aviv offre però anche una manciata di ristoranti vegan, tra cui spicca Buddha Burgers, con due sedi: quella più grande a Tel Aviv sud, e un piccolo take-away in centro. Io ho provato quest’ultimo, in quanto convenientemente localizzato vicino al mio albergo. Situato lungo una via trafficata del centro, è un posto piacevole dove fermarsi a mangiare un burger vegetale “appollaiati” sugli alti tavolini degli ampi marciapiedi che caratterizzano la città. Lo spazio all’interno è limitato, ma non è un problema dato che il clima della costa mediterranea israeliana è mite quasi tutto l’anno. Io ho provato il Buddha Burger Classic, un ricco panino imbottito di un hamburger a base di germogli di lenticchia, funghi, sedano, noci, cipolla, semi di sesamo, tahin e basilico, e un’insalata con uno splendido condimento a base di tahin. Il menù offre comunque una ricca selezione, oltre che di burger (spiccano anche quelli ai falafel al forno o all’okara), anche di burritos, tortilla, zuppe. Non vengono dimenticate neppure le esigenze crudiste (ed è più che ovvio, dato il clima), con una ricca selezione di germogli, insalate, frullati, centrifugati e cracker di semi di lino. Tra le proposte più divertenti, invece, i biscotti vegan per cani (e i loro padroni), a base di farina integrale, germe di grano, semi di lino, burro d’arachidi e lievito alimentare. Altrettanto validi comunque anche i biscotti per “umani”, di cui ho fatto una buona scorta per le mattine successive (soprattutto quelli con gocce di cioccolato!).

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Buddha Burgers
86 Ibn Gabirol
Tel Aviv-Yafo
Tel. +972 (0)3 5223040
Google Maps

Cucina: 100% vegan – ebraica, indiana, mediorientale, italiana, internazionale, messicana, crudista
Orari: dom-gio 11-23, ven 11-16
Prezzi: NIS 20-30 a piatto (EUR 4-6)
Specialità: burger, toast, zuppe, burritos, “Buddha bowls”, tortilla roll, cracker crudisti di lino, antipasti, panini, pita ripiene, centrifugati e frullati freschi, insalate. Ottima selezione di tofu di vari gusti, seitan, legumi, cereali integrali.
Note: no carte di credito; cani ben accetti; menù in ebraico e inglese.
Altre recensioni: Happy Cow

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Toast cheddar e tapenade

14 12 2009

cheddar and tapenade toasts

Il cheddar? Ma non è un formaggio vaccino inglese? In un blog di ricette vegan?!? Ma che, gli ha dato di volta il cervello? Poveraccio, un mese di viaggi di lavoro, lunghi spostamenti aerei, fusi orari e anonime camere d’albergo hanno minato definitivamente la sua mente instabile…
E no, cari miei, il cheddar del titolo e della ricetta è quello degli scozzesi dell’Isola di Bute, assolutamente vegetale, e a lungo oggetto dei miei sogni culinari dopo la recensione di Vera e dopo averli assaggiati durante l’ultimo Vegfestival. I formaggi vegan di Bute Island sono distribuiti in Italia da Il Gusto della Natura, un piacevole localino/negozio di Intra, sul versante piemontese del Lago Maggiore, e venduti anche online in tutta Italia tramite il loro portale, Seme di Papavero. Naturalmente si tratta di un prodotto piuttosto lavorato e con una buona dose di grassi saturi (ma di colesterolo ovviamente non ce n’è, essendo vegetale, così come non ci sono grassi idrogenati) da consumare con moderazione. Però ogni tanto si può fare, no?

Toast cheddar e tapenade

La ricetta è una mia libera interpretazione dei tipici kipper toasts inglesi realizzati con l’aringa affumicata (kipper). Il pesce l’ho sostituito con una tapenade autoprodotta (tra l’altro, pur essendo francese, è un patè che va fortissimo sui menù dei ristoranti di Albione). Il formaggio vegan è lo strong cheddar stagionato della Bute Island Foods (strong cheddar style sheese), che conferisce un carattere deciso e vigoroso al patè. Ovviamente, tra formaggio e capperi, niente sale, mi raccomando. Le dosi sono per 8 fette.

pane integrale a cassetta 8 fette
olive nere snocciolate 100 g
capperi sotto sale 40 g
cheddar stagionato vegetale 120 g
panna di soia 4 cucchiai
burro di soia 8 cucchiaini
pepe nero
salsa Worcestershire vegan (v. ricetta in basso)

Accendete il forno a 200°.
Dissalate i capperi mettendoli a bagno in acqua fredda. Grattuggiate il cheddar con la grattugia a fori grossi. Frullate nel mixer le olive, i capperi scolati, il formaggio, la panna e una grattugiata di pepe.
Imburrate le fette di pane. Spruzzate di salsa. Spalmate ogni fetta con abbondante patè.
Grigliate i toast in forno per 5’.

Salsa Worcestershire vegan

La salsa Worcestershire non è vegetariana in quanto contiene acciughe. Nei paesi anglosassoni sono disponibili anche varianti senza pesce, ma qui in Italia non le ho mai trovate. La versione vegan che mi autoproduco non è di mia invenzione, l’ho semplicemente trovata qui sulla rete. Il risultato è comunque molto interessante e assolutamente adatto a insaporire una miriade di preparazioni.

aceto di mele 120 ml
tamari 2 cucchiai
acqua 2 cucchiai
zucchero integrale 1 cucchiaio
zenzero in polvere ¼ cucchiaino
senape in polvere ¼ cucchiaino
cipolla secca in polvere ¼ cucchiaino
aglio secco in polvere ¼ cucchiaino
cannella 1 punta
pepe nero

Preparate la salsa Worcestershire: mettete tutti gli ingredienti in una padella e mescolateli bene. Portate a ebollizione mescolando. Cuocete per 1’. Fate raffreddare, e versate in una bottiglietta. Si conserva in frigo.

20 minuti
(salsa inclusa)

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Londra

9 12 2009

henry and his wives

“When a man is tired of London he is tired of life”

E come dar torto a Samuel Johnson, che già trecento anni fa  scriveva di quanto sia  difficile stancarsi della capitale britannica. Così come non me ne stanco mai anch’io, tanto da averci trascorso le mie ultime vacanze estive, tornandoci per l’ottava volta (complice anche la sterlina debole, una volta tanto!). Ed ecco a voi la terza miniguida del Cucchiaio di Legno, con i miei personalissimi consigli, adatti sia a chi ha intenzione di andarci per la prima volta (ho rivisitato con piacere tanti luoghi già visti e conosciuti, avendo accompagnato un amico “neofita” della città), sia per chi invece la bazzica di frequente. Sempre ben accetti i vostri suggerimenti, di cui farò tesoro per la mia nona visita ;-)

bread galore

  • Covent Garden Piazza al sabato pomeriggio, con artisti di strada davanti alla St. Paul’s Church e con il mercato alimentare (da provare le delizie vegetariane libanesi).

  • Il mix di Cina e Inghilterra di Chinatown, con una delle più antiche comunità cinesi in Europa.

  • L’offerta teatrale su Shaftesbury Avenue. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

  • Piccadilly Circus, uno dei cuori pulsanti e delle icone più famose di Londra.

brown, please!

  • Un salto al Japan Centre su Piccadilly: il sushi vegano con riso integrale è impareggiabile. Oltre alla possibilità di reperire ingredienti rintracciabili solo in Giappone.

  • Le querce e l’atmosfera rilassata di Green Park, la vista su Buckingham Palace dal Mall, e gli scoiattoli sfrontati di St. James’s Park.

  • L’imponenza di Trafalgar Square.

  • Una cena da Mildred’s, sempre e costantemente affollato. Ma vale la pena aspettare per la torta tartufata al cioccolato e arancia.

thanks, sir foster!

  • Il British Museum a più riprese. O almeno una visita alle Sainsbury African Galleries, un’ottima introduzione all’Africa subsahariana, alla Mexican Gallery (sala 27) con la sinistra maschera di Tezcatlipoca (sì, è un teschio vero ricoperto di pietre preziose), e alla King’s Library, compendio delle idee illuministiche alla base della creazione del museo, o ancora le ricche collezioni dedicate alla Cina e all’Asia meridionale delle sale 33 e 34. Naturalmente, da non perdere assolutamente, nonostante le folle oceaniche, la Stele di Rosetta (sala 4) e i marmi del Partenone (sala 18).

  • Shopping gastronomico da Alara Wholefoods, dove potrete trovare il burro d’arachidi a pezzi grossi o quello golosissimo di anacardi, i flapjack biologici e i biscotti scozzesi senza burro e uova, oltre a un vasto assortimento di spezie, cosmetici naturali e integratori. D’obbligo pranzare al loro buffet vegetariano, economico ed estremamente soddisfacente.

  • Spulciare le centinaia di ricettari in vendita da Books for Cooks, comodamente seduti sul divanetto centrale. Senza possibilmente lasciarci lo stipendio. Sì, lo so, è difficile.

  • Lasciarsi sopraffare dal profumo inebriante che si respira da The Spice Shop, dove una quantità esorbitante di spezie fa bella mostra di sé nel claustrofobico negozietto di Notting Hill.

london holidays

  • “All you can eat” è il motto del ristorante cino-thailandese Buffet V. Tutto veg, of course. Un’altra opzione simile la propone il minuscolo Chi Vegan Noodle Bar, dietro Trafalgar Square.

  • Se non ce la fate proprio a farne a meno, il migliore caffè espresso di Londra lo trovate da Algerian Coffee Stores, con un’impressionante selezione di caffè, tè e prodotti dolciari provenienti da tutta Europa.

  • Se capitate a Londra in agosto e settembre, quando la regina è in vacanza in Scozia, è divertente e un po’ kitsch visitare le sale aperte al pubblico di Buckingham Palace. Anche se la collezione di abiti della regina l’avrei volentieri evitata.

  • Shopping su Oxford Street e Regent Street, soprattutto per fare il pieno di CD e DVD scontati da HMV o navigare gratis all’Apple Store.

japanese sweeties

  • Gustarsi un tè con dolci tipici giapponesi (la maggior parte dei wagashi sono vegan) da Minamoto Kitchoan, pasticceria del Sol Levante su Piccadilly. Oishii!

  • Dedicare un’altra intera giornata ai capolavori contenuti nella National Gallery, con la sua carrellata di pittura europea dal Medioevo al XIX secolo, da Giotto a Degas.

  • Per un vero tè inglese con vista su Londra, dirigersi al Portrait, il ristorante della National Portrait Gallery.

  • Almeno una serata nei locali e pub di Soho, cena inclusa (magari a base di bento vegetariano da Osatsuma).

  • gargoyles & co.

  • La magnificenza della Westminster Abbey, capolavoro dell’architettura medievale inglese e uno dei luoghi che reputo più suggestivi della capitale inglese. Il mio consiglio, quando è affollata di visitatori, è quello di rifugiarsi nella vetusta e disadorna St. Faith’s Chapel, di fianco al Poets’ Corner. Insieme alla contigua St. Margaret’s Church, la cattedrale è inserita dall’Unesco fra i siti patrimonio dell’umanità.

  • Un giro in barca sul Tamigi è divertente, soprattutto per i commenti dei marinai, più gossip che spiegazione turistica, da Westminster verso est, fino a Greenwich. E a Greenwich tornate indietro con la metro, non senza prima aver percorso a piedi il Greenwich Foot Tunnel, passaggio pedonale proprio sotto il fiume. E l’umidità si sente eccome!

  • Le decine di tesori conservati nella Tower of London, altro sito iscritto nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La normanna White Tower centrale è uno dei miei scorci londinesi preferiti.

  • Salire sulla passerella aerea di uno dei simboli più noti della città, il Tower Bridge.

  • you should be working

  • Pranzare nella cripta della chiesa cockney di St. Mary-le-Bow, in quello che era lo storico The Place Below, ora divenuto, da pochi mesi, Café Below. O anche fuori all’aperto.

  • Assistere a uno dei numerosi spettacoli proposti dal Southbank Centre.

  • Un po’ troppo turistico per i miei gusti, ma effettivamente la vista sulla città dal British Airways London Eye è impareggiabile. Anche se ho francamente temuto per la tenuta della capsula quando, in cima alla ruota, quelle cinque americane oversize con un balzo si sono spostate tutte insieme verso l’esterno per scattare foto ricordo.

  • Ottima selezione di pane di ogni genere da Konditor & Cook. Mmm… Pane alle noci, olive o di segale? Vabbè, provo tutto.

  • a pint, please

  • La birra al pub è un’istituzione britannica. Tanto vale berla nel suggestivo George Inn, pub storico del XVII secolo iscritto al National Trust. E gli inglesi diventano mooooolto più loquaci quando bevono. Poi per farli smettere potete tirargli la bottiglia vuota in testa.

  • Sempre se capitate a Londra in estate, vale la pena partecipare alle visite guidate alle Houses of Parliament nel Palace of Westminster (anch’esso iscritto nell’elenco UNESCO), e capire come suona il politichese al di là della Manica. Che sembrerebbe suonare meglio che nel Belpaese, soprattutto quando si scopre che qualunque cittadino di Sua Maestà può presentarsi in parlamento e richiedere un colloquio immediato con un deputato, qualora presente.

  • I 13 gusti di gelato vegan, tutti senza latte di soia e zucchero (ma a base di latte di cocco, anacardi e sciroppo d’agave), che troverete da Inspiral Lounge. Il raw chocolate è D-i-V-i-N-o.

  • Mettere a dura prova fiato, claustrofobia e vertigini salendo in cima alla St. Paul’s Cathedral, il capolavoro di Christopher Wren miracolosamente scampato ai bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale. Gli interni sono altrettanto magnifici. Sempre che sopravviviate alla salita.

  • E infine ringrazio Alice per avermi fatto scoprire Saf, uno dei templi mondiali della cucina vegan, con un eccelso menù crudista e una costante ricerca e innovazione gastronomica. I “ravioli di rapa rossa con ricotta di anacardi e verdure croccanti con fichi al balsamico e olio di zucca” (senza pause!!!) sono il degno commiato a una città che riesce a riservare  ogni volta piacevoli sorprese e stimoli sempre nuovi.

  • i love raw food

     

La mappa di Londra del Cucchiaio di Legno

catching the flight

 

La ricetta, infine…

bubble & squeak

Bubble and squeak

Classico piatto a base di avanzi, si prepara tradizionalmente con le verdure avanzate dell’arrosto della domenica. Nulla vieta comunque di prepararlo appositamente, dato che è una ricetta assolutamente squisita e molto adatta al freddo invernale che sta arrivando. Le patate sbucciatele dopo la lessatura, e volendo unite anche altre verdure (le più adatte sono carote e cavolini di Bruxelles). Volendo potete sostituire il burro con dell’olio di girasole bio, possibilmente altoleico, in modo da sopportare le alte temperature. Le dosi sono per 4 persone.

patate 450 g
cavolo cappuccio 250 g
cipolla 1
burro di soia 70 g
olio di girasole altoleico 2 cucchiai
acqua 3 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero

Portare a ebollizione dell’acqua con un pizzico di sale. Lessare le patate per 25’. Fatele raffreddare, sbucciatele e tagliatele a pezzetti. Schiacciatele insieme a 55 g di burro, un pizzico di sale e pepe.
Affettare il cavolo. Metterlo in una padella antiaderente con 15 g di burro e l’acqua su fuoco medio e coprire. Cuocere per 10’. Aggiungerlo alle patate e controllare di sale e pepe.
Mondare e affettare la cipolla. Scaldare l’olio in una padella antiaderente e ammorbidire la cipolla. Aggiungere la miscela di cavolo e patate e schiacciarla in modo da ottenere un tortino.
Cuocere il tortino per 15’, poi girarlo sull’altro lato, e cuocere per altri 10’.

1 ora e 20 minuti 

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