Chiuso per ferie

22 08 2010

Avrei voluto pubblicare una ricetta prima di partire, avrei voluto anche parlarvi di un bellissimo posto fra Emilia-Romagna e Toscana in cui sono stato settimana scorsa, ma purtroppo non ne ho avuto il tempo. Ne riparlerò al mio ritorno, ai primi di settembre, e nel frattempo auguro a tutte e a tutti buone ferie o buona ripresa delle vostre attività di studio o di lavoro.

A presto!



Milano

15 08 2010

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Lo ammetto, ultimamente le ricette qui sul blog si fanno desiderare. Non che abbia smesso di cucinare, anzi, in questi primi giorni di ferie a casa sto trascorrendo molte ore in cucina a sperimentare, ma si tratta di piatti che verranno poi proposti durante il Vegfestival (dal 10 al 12 settembre, i laboratori di cucina indovinate chi li tiene?), e quindi per ora non possono essere pubblicati in anteprima ;-)

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Ma qualcosa devo scrivere, pena silenzio stampa, e, dato che l’archivio viaggi è decisamente da smaltire, ho pensato che due righe su una città a cui sono particolarmente legato sia giusto dedicarle. Purtroppo è da un bel po’ che manco dal capoluogo lombardo, esattamente da fine ottobre 2009 quando, con alcuni colleghi, abbiamo prenotato (con molti mesi d’anticipo!) una visita guidata al Cenacolo Vinciano.

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E così, sabato 31 ottobre, ancora semiaddormentati, arriviamo in Stazione Centrale dopo due ore di treno regionale da Torino. Avendo prenotato la visita nel primo pomeriggio, ci troviamo a disporre di diverse ore da trascorrere in città.  Le ragazze, in netta maggioranza (quattro contro due), votano all’unanimità per un giro nel Quadrilatero d’Oro, noi maschietti per un salto in Piazza Duomo. Numericamente sconfitti, ci rassegniamo a un giro tra le boutique di Via Montenapoleone & Co.

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Dopo una leeeenta camminata dribblando milanesi e turisti dediti allo shopping di lusso del sabato mattina, arriviamo al Duomo, a cui dedichiamo, giustamente, una visita approfondita. Appassionato di Medioevo e architettura gotica come sono, la cattedrale di Milano è sempre una grande emozione, soprattutto dopo i recenti restauri. Il cielo è plumbeo, ma la luce riesce a evidenziare le splendide tonalità del marmo.

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Terminata la visita, i morsi della fame non si fanno attendere. Per fortuna Govinda non è lontano, e la sua cucina ayurvedico-vegetariana servita nelle sale a volta quattrocentesche viene apprezzata dai colleghi onnivori che si concedono ampie porzioni delle specialità componenti il talis.

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govinda, milan

Rifocillati, e con un timido sole autunnale, ci dirigiamo finalmente in direzione Santa Maria delle Grazie dove, prima di entrare per la visita guidata, ci dedichiamo alla visita della chiesa e dello stupendo chiostro.

santa maria delle grazie

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La visita al Cenacolo Vinciano, preceduta dalle foto scioccanti del convento bombardato durante la guerra (con la parete del Cenacolo precariamente in piedi fra cumuli di macerie) dura una ventina di minuti, in cui la guida ci fa notare alcuni particolari che mi erano sfuggiti in passato e alcuni interessanti aneddoti. Il mio consiglio è sempre quello di non perdersi questo capolavoro, che merita da solo una visita alla città.

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Ci rimane ancora un po’ di tempo prima del treno di ritorno del tardo pomeriggio: un ultimo salto in via Torino, per visitare Santa Maria presso San Satiro, con la sua piccola cupola ottagonale e la falsa ma mirabile prospettiva interna ideata dal Bramante.

santa maria presso san satiro

Storditi da cotante bellezze artistiche e architettoniche (e per la verità ancora un po’ satolli dal pranzo ayurvedico), ci godiamo un’ultima prospettiva su Piazza del Duomo e la cattedrale illuminata dallo storico Zucca in Galleria, prima di dirigerci in Stazione Centrale per far ritorno a casa.

duomo by night

 

La mappa di Milano del Cucchiaio di Legno

 

Govinda
Via Valpetrosa 5
20123 Milano
Tel. 02 862417
Metro: Italia Missori; Duomo
Tram: Torino Palla (linee 2, 3, 14)
Google Maps

Cucina: latto-vegetariana; vedico-indiana
- carne/pesce: no
- latticini:
- uova: no
Orari: lun-sab 12.30-15 e 19.30-22
Prezzi: EUR 20 circa il menù completo a pranzo; EUR 25 a cena
Piatti vegan: il ristorante è latto-vegetariano, ma la maggior parte dei piatti proposti è vegan. Basterà semplicemente chiedere la versione senza latticini del vassoio.
Note: il bagno non è accessibili ai disabili.
Altre recensioni: Happy Cow

Vedi anche:

Un altro post su Milano con la ricetta della cutelèta



Cafe Proverbs 15:17

5 08 2010

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Meglio un piatto d’erbe, dov’è l’amore, che un bove ingrassato, dov’è l’odio.

Così recita la Bibbia (Proverbi 15:17 per l’appunto), a cui il nome del locale fa riferimento. Ma, a parte questa mistica denominazione (senza stupirsi più di tanto di questi richiami religiosi, da noi in Europa c’è il Buddha Bar…) il Cafe Proverbs 15:17 è uno dei posti migliori in Giappone dove poter gustare un felice mix di tradizioni asiatiche, dolci europei e piatti californi-americani.

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Situato al terzo piano di un anonimo edificio proprio all’angolo con la Imadegawa Dōri, davanti al tempio Chion-ji e all’angolo opposto dell’Università di Kyoto, il locale, arredato sulle tonalità del verde e del marrone, è un posto piacevole dove trascorrere un paio d’ore gustando piatti saporiti e ben presentati.

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Uno dei punti forti del locale è di proporre specialità della cucina asiatica senza utilizzo di prodotti animali: si va dalle contaminazioni provenienti dal Sudest asiatico, come il sate, a felici connubi pan-asiatici, come il teriyaki tempeh, o la classica cucina nippo-cinese, con gli splendidi gyoza ripieni di glutine al lievemente piccante mabo dofu, fino ai ramen con latte di soia.

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Verdure di stagione, tofu e tempeh sono i protagonisti assoluti, le porzioni sono un po’ più abbondanti dello standard nipponico, e tutto è preparato con massima cura.

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Uno dei punti forti del locale sono poi naturalmente i dessert. È risaputo che in Giappone la pasticceria europea è perfino migliore di quella prodotta nel Vecchio Continente: abili copiatori e rielaborizzatori, anche in questo caso hanno appreso e superato la lezione.

17, kyoto

Cafe Proverbs 15:17
28-20, 3rd floor, Tanakamonzen-chō, Sakyo-ku
Kyōto
Tel. +81 (0)75 707 6856
Metro: Keihan Demachiyanaga
Google Maps

Cucina: vegana; asiatica, occidentale, fusion
Orari: mar-gio-ven-sab 11-22 (ultimo ordine 21.30); mer 11-18.30 (ultimo ordine 18); dom 12-22 (ultimo ordine 21.30)
Prezzi: JPY 650-1200 (a piatto); JPY 580 (dessert)
Piatti vegan: tutto vegan. Fra le varie proposte: ramen al latte di soia, teriyaki tempeh sandwich, sate, bistecca di tofu con salsa teriyaki; torta di panna e fragole.
Note: Non è possibile pagare con carta di credito. Menù anche in inglese.
Altre recensioni: Happy Cow

Voto: 5/5

 

17, kyoto

Se questo articolo ti ha interessato, vedi anche:

La mia guida a Kyoto
La cucina di tofu del Seigen’in



Shortbread di tè al gelsomino

29 07 2010

jasmine tea shortbreads

Con i primi freschi (luglio è solitamente il mese più afoso a Torino, di solito ad agosto per fortuna rinfresca un po’) mi è nuovamente tornata voglia di rimettermi in cucina, forse anche costretto dal dover in qualche modo utilizzare una confezione di burro di soia prossima alla scadenza.
L’idea è stata quella di farlo fuori con una ricetta di Martha Stewart scovata su Internet, con le opportune modifiche: si cambia il tè (devo far fuori le scorte acquistate in Cina), si elimina lo zucchero, si cambiano ancora un paio di cose. Insomma, la ricetta originale è stata abbastanza stravolta, ma il risultato è stato molto apprezzato: dei biscottoni stile shortbread scozzese morbidi e con un profumo spiccato molto piacevole.

Shortbread di tè al gelsomino

Dovendo trattare la pasta frolla d’estate, bisogna contenere i tempi di preparazione al minimo, pena ritrovarsi con un impasto troppo morbido da lavorare. Ecco perché niente stampini per biscotti, ma un semplice taglio col coltello, veloce e immediato, in modo da dargli la tipica forma degli shortbread scozzesi. E soprattutto mattarello e spatola in congelatore per una decina di minuti prima di iniziare, per evitare di scaldare la pasta frolla in fase di lavorazione.  
Le dosi sono per 40 biscotti.

farina di grano tenero 0 500 grammi
burro di soia 225 grammi
malto di riso 375 grammi
tè al gelsomino 8 grammi
vaniglia in polvere ½ cucchiaino
sale marino integrale 1 pizzico abbondante
farina per la spianatoia

Attrezzatura
macinacaffè, mixer, mattarello, spatola, coltello, teglia da forno, spianatoia, gratella per dolci; pellicola trasparente per alimenti, carta da forno.

Macinate il tè con un macinacaffè riducendolo in polvere.
Mescolate con il mixer burro e malto. Aggiungete il tè, la vaniglia, il sale e la farina, mescolando bene.
Dividete l’impasto in due parti e avvolgetelo nella pellicola per alimenti. Fate riposare in frigo almeno 2 ore, meglio se tutta la notte.
Trascorso il tempo di riposo, accendete il forno a 150°.
Su una spianatoia infarinata stendete uno dei due impasti col mattarello a un’altezza di ½ cm e tagliate l’impasto a rettangoli di 6×3 cm all’incirca. Riponete i biscotti su una teglia ricoperta di carta da forno con l’aiuto di una spatola e infornate tra i 10’ e i 15’ (meglio meno che più tempo, in quanto tenderanno a compattarsi raffreddandosi).
Estraete la teglia e appoggiate i biscotti su una gratella per dolci per farli raffreddare.
Ripetete l’operazione con l’altra metà dell’impasto.
Conservateli in una scatola di latta per biscotti.

1 ora + 2 ore di riposo



Sydney

22 07 2010

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È da un bel po’ che volevo raccontarmi del mio fine settimana a Sydney lo scorso novembre. Non che ci sia andato apposta per passarci due giorni, ma trovandomici per lavoro, e dovendo proseguire per altri appuntamenti verso la Nuova Zelanda, il dubbio era se trascorrere il weekend a Sydney o ad Auckland. Ho scelto Sydney, soprattutto perché ci ero già stato altre due volte per lavoro, ma non ero ancora riuscito a farmene bene un’idea. Ed ecco cosa ne è venuto fuori.

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1. Sydney Harbour

La baia di Sydney, conosciuta anche come Port Jackson, è l’anima della città, quello che la rende così affascinante e piacevole, col suo intrico di spiagge, baie, insenature, isole e parchi che appaiono improvvisamente a poche decine di metri dai grattacieli e dai palazzi della metropoli australiana. Il mio consiglio è quello di godersela andando verso le spiagge di Manly, con uno dei battelli del sistema di trasporti pubblici della città.

 

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2. Sydney Opera House
La fantasmagorica creazione dell’architetto danese Jørn Utzon è il simbolo per antonomasia della città. Da vedere due volte: da lontano, da uno dei battelli che solcano il porto, e da vicino, per ammirarne i contrasti e i giochi di luce. Altamente consigliato il tour guidato, che permette di visitare quasi tutti i teatri contenuti all’interno e di conoscerne la faticosa realizzazione e la straordinaria statica.

 

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3. Darlinghurst

Su Oxford Street si susseguono cinema, bar, locali, librerie, negozi di abbigliamento made in Australia: Darlinghurst (o Darlo, come viene soprannominata dai Sydneysiders), cuore della comunità gay della città, offre una vita notturna e diurna decisamente movimentata. Io ci sono stato per due sere di seguito, facendo shopping di costumi da bagno e le cartoline irriverenti di Dean Morris (Go Green!), cenando macrobiotico, andando al cinema, e terminando il tutto con un caffè da Berkelouw Books dopo aver naturalmente fatto incetta di libri e ricettari.

 

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4. Le spiagge di Manly

Non ce l’ho fatta a resistere… La possibilità di stendersi su una spiaggia di sabbia bianca, sotto il sole cocente di un principio d’estate australiana, sapendo che in Italia si gelava in un novembre particolarmente rigido, è stata impagabile. Sul Corso ho fatto un po’ d’acquisti: un telo con la bandiera australiana e un paio di pantaloncini da spiaggia di The Earth Collection mi hanno permesso di arrivare equipaggiato all’appuntamento col solleone australe. Poi, per rinfrancarmi, un bel centrifugato e un hamburger vegetale da Pure Wholefoods, dove ho fatto anche incetta di prodotti della Orgran e, soprattutto, di crema di macadamia.

 

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5. Delizie vegan
Vi pare che non avrei provato un bel po’ di posti? Dalle squisitezze macrobiotiche di Iku Wholefoods, catena esclusivamente locale sparsa un po’ ovunque in città, agli yum cha di Bodhi, al cibo rustico di Badde Manors, alle carni vegetali di Vina per terminare con le colazioni australiane di Naked Espresso.

 

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6. Vita notturna
Non molta, per la verità, non è che ami farla da solo! Quindi, a parte cinema e cene, ho voluto almeno provare i cocktail di frutta grigliata di Zeta, un locale molto trendy sopra il Sydney Hilton. Ma bere da solo non è il massimo e, dato che non mi interessava più di tanto tessere relazioni sociali con stuoli di avvocatesse e giornaliste single, me ne sono poi andato per godermi il centro a piedi, con la strana sensazione delle luminarie natalizie con temperature estive.

 

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7. In vino veritas
E non dimentichiamoci che l’Australia sta producendo davvero dei vini di alta qualità e sempre più interessanti. Quindi un salto all’Australian Wine Centre è d’obbligo, per capirne di più (il personale è molto competente e disponibile), e per acquistare un paio di bottiglie da mettere, ben protette, in valigia. In attesa di un giorno tornare (in vacanza!) e vagare nella Wine Valley intorno a Melbourne…

 

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La mappa di Sydney del Cucchiaio di Legno

 

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Il dolce alla limetta e cioccolato frutto di un’altra permanenza a Sydney



Tofu saltato con insalata di patate al limone

16 07 2010

pan fried tofu with lemon potato salad

Tornato dalla Cina, tra il caldo torrido sofferto lì, e quello nostrano,  mi è totalmente venuta meno la voglia di cucinare. Sarà poi che sono in un momento un po’ di stanchezza da fornello, e quindi sto dedicando alla cucina il minimo indispensabile. Però un piatto veloce e semplice da gustare tiepido ve lo propongo volentieri.

lemon potato salad

Tofu saltato con insalata di patate al limone

Questa ricetta è dello chef Bill Granger, uno dei maggiori esponenti dell’ondata “Mod Oz” (Modern Australian), cucina che riprende le tradizioni delle molteplici componenti culturali della società australiana (anglosassone, italiana, greca, asiatica) coniugandole con l’utilizzo di ingredienti locali. Io l’ho seguita pari pari, sostituendo però il pesce con del tofu. Le dosi sono per 4 persone.

tofu
250 gr
patate 600 gr
limoni 4
cipollotti 6
peperoncino verde 1
peperoncini rossi 2
prezzemolo 1 cespo
menta 1 cespo piccolo
olio extravergine d’oliva 120 ml + 2 cucchiai
sale marino integrale 1 cucchiaino + 1 pizzico
pepe nero 1 macinata
foglie di menta per decorare

Portate a ebollizione una pentola con acqua e nel frattempo pelate e affettate le patate. Lessatele quindi insieme al sale, avendo cura di abbassare la fiamma, per 10 minuti.
Scolate le patate.
Mondate e lavate le verdure. Tritate le foglie di menta e di prezzemolo, affettate i cipollotti, private i peperoncini dei semi interni e affettateli sottilmente.
Spremete tre limoni, raccogliete il succo e mescolatelo con 120 ml d’olio, un pizzico abbondante di sale e di pepe. Aggiungete il peperoncino verde e quelli rossi, la menta, il prezzemolo e i cipollotti. Condite le patate con questa citronette.
Tagliate il tofu a fette.
Scaldate il resto dell’olio in una padella antiaderente e saltatevi il tofu 3’ per lato.
Servite il tofu con foglie di menta tritata, un limone a spicchi e l’insalata di patate.

45 minuti

Se ti è piaciuta la ricetta, vedi anche:

Le patate al limone
Il tofu saltato al wok con ortaggi



Le Speakeasy

4 07 2010

le speakeasy, nice

Qui a Pechino è domenica notte, sono in albergo, ho sbrigato le mail di lavoro e quelle personali (non tutte, chi attende una mia risposta abbia ancora un attimo di pazienza, che prima o poi rispondo!) e, dato che non voglio mettermi a parlare (male? bene?) della Cina (sono qui da dieci giorni, ma torno nel Belpaese dopodomani), vi propinerò invece un locale di cui non si può parlare che bene, dato che è assolutamente bizzarro, ma che consiglio caldamente  se capitate in Costa Azzurra. Si tratta dello Speakeasy, un minuscolo ristorantino di Nizza gestito da una professoressa di San Francisco emigrata anni orsono in Francia (prima a Parigi, poi, attratta dal sole e dal calore mediterranei, sulla Riviera).

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Il locale, uno stretto corridoio, sembra più il negozio di un vecchio rigattiere che una trattoria. Scritte animaliste sui muri, ritagli di giornali e campagne animaliste, vecchi mobili in legno (molto belli), centrini in pizzo, se poi ci unite la proprietaria sulla sessantina, californiana femminista e animalista con treccia argentea, che volteggia tra i tavoli riempiendovi il piatto di cibo, capirete che bizzarro è il minimo che si possa dire, abituati come siamo qui in Italia a ristoranti-veg-ma-non-(troppo)-animalisti-che-se-no-la-gente-scappa.

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Ma intrattenersi con lei a parlare è un vero piacere, dato che è poco comune incontrare gente di una certa età così combattiva ed energica (amica di Hans Ruesch, all’epoca, due anni fa, stava lottando con il gioielliere di fianco che voleva farla sloggiare per ingrandire l’attività). Così come è un vero piacere la sua cucina, a metà tra salutismo (quasi tutto è bio, e non usa zucchero e margarina nei dolci) e rischio d’indigestione (sarebbe un eufemismo definire abbondanti le sue porzioni), tanto più che la signora è propensa a riempirvi i piatti un’altra volta. E poi, quelle olive nell’insalatiera di legno, come fare a non resistere? Insomma, sembra quasi di essere nell’antro della strega di Hänsel e Gretel, con l’eccezione che, dopo avervi fatti ingrassare con pasticci di verdure e patate, bisteccone di seitan, taboulé di quinoa, muffin, crostate e tortine di cereali con marmellata di fichi, al massimo vi chiederà di firmare qualche petizione animalista (e peggio per voi se non lo farete e finirete nel forno, non dite che non vi avevo avvertito). 

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Avrei però un’ultima (e unica) obiezione: ma qualcuno sa spiegarmi come mai Oltralpe si ostinano sempre a spacciare i budini della Provamel come ricercati dessert al cucchiaio dall’altisonante nome di “crème de soja”? Ma è sempre e solo un budino confezionato (buono, per carità) versato dentro una coppetta di vetro ;-)

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Le Speakeasy
7, Rue Lamartine
06000 Nice
Tel. +33 (0)4 93 85 59 50
Tram: Jean Médecin (linea 1)
Google Maps

Cucina: mediterranea, vegana
- carne/pesce: no
- latticini: no
- uova: no
Orari: lun-ven 12-14.30 e 19-21.15, sab (solo estate) 19-21.15.
Prezzi: antipasto, piatto principale e dessert sui 12-15 EUR.
Piatti vegan: tutto è vegan e quasi tutto bio, i dolci sono senza zucchero e margarina. Insalate miste con germoglio, pasticci e tortini, torte salate, insalate di cereali e verdure, seitan, tofu, legumi; muffin, tortine di marmellata, crostate, budini di soia.
Note: il locale è accessibile ai disabili (tranne il bagno). Animali bene accetti. Non è possibile pagare con carta di credito. Fa anche da take-away. Lingue parlate: francese e inglese.
Altre recensioni: Happy Cow

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L’Éléphant Bleu ad Antibes



Weekend veneziano

29 06 2010

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Come già detto, a inizio giugno LDM (=la dolce metà) ed io abbiamo trascorso un fine settimana veneziano letteralmente rubato agli impegni lavorativi di entrambi e sicuramente fitto fitto come piace a noi, tra arte, architettura e buon cibo.
Partenza in auto da Torino venerdì sera dopo cena, arrivo a Venezia poco dopo mezzanotte, parcheggio e camminata fino a casa, nelle calli silenziose che conducono dal Ponte degli Scalzi a San Giacomo dell’Orio.
La sveglia, implacabile, ci fa balzare in piedi qualche ora dopo. Ma ne vale la pena, dato che ci permette di arrivare in Piazza San Marco al mattino presto, con ancora pochi turisti, dopo essere passati da Rialto, in pieno fermento pre-apertura negozi.

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Il fuggiasco Casanova
La sveglia antelucana è dovuta alla prenotazione fatta qualche giorno prima per gli Itinerari Segreti di Palazzo Ducale. Si visitano infatti zone non aperte al pubblico, tra cui gli uffici segreti della Serenissima, dove operavano i servizi segreti e dove venivano custodite tutte le informazioni vitali della repubblica veneziana. Si passa poi alle carceri del sottotetto, per prigionieri “di lusso”, tra i quali Giacomo Casanova, reo di aver avuto troppe amanti, tra cui una badessa (il che fa quasi sorridere, rispetto agli odierni scandali della Chiesa) e di cui vengono narrati, con dovizia di particolari, la vita in carcere e la sua rocambolesca fuga dai Piombi.
Terminata la visita, salita la Scala d’Oro del Sansovino, abbiamo poi vagato per le splendide sale del Palazzo, con, tra opere di Paolo Veronese, di Tintoretto e del Tiepolo, fino alla piccola collezione di quadri di Hyeronimous Bosch (sono un fan della pittura fiamminga) e, attraversato il Ponte dei Sospiri, ci siamo ritrovati infine nelle Prigioni Nuove, sicuramente meno ospitali di quelle dei Piombi. Visita a Palazzo Ducale che ho rifatto per la terza volta, ma che consiglio altamente per comprendere appieno la potenza economico-commerciale di cui la città godette fino al XVII secolo.

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Pasta artigianale
Colti dai morsi della fame, dopo un ultimo sguardo all’inconfondibile facciata rosa di Palazzo Ducale con la sua loggia gotica, ci siamo quindi diretti giù per Riva degli Schiavoni dribblando orde di turisti. Giù per Castello fino in Via Garibaldi, dove siamo andati a pranzare da Le Spighe, pastificio bio e gastronomia vegetariana. L’hummus è fenomenale, ma niente male anche lo spezzatino di seitan. Per non parlare dei muffin cacao e kiwi appena sfornati. Ho naturalmente fatto incetta di pasta fresca senza uova, preparata quotidianamente dalla proprietaria, Doriana, disponibile in vari gusti, tra cui curry, spinaci, barbabietola.

memento mori just did the laundry? our daily bread de bello venetianarum capturing emotions the lion of venice

Fasti barocchi
Rifocillati, dopo una breve tappa all’Arsenale e al Sotoportego dei Preti con il suo mattone a forma di cuore, attraversato il Ponte dell’Accademia, giù per Dorsoduro, con breve tappa al Museo degli Strumenti Musicali nella Chiesa di San Maurizio Martire, fino a Ca’ Rezzonico, gioiello del Longhena, e allo splendido Museo del Settecento Veneziano ospitato al suo interno.
Dopo cotanta bellezza, non potevamo naturalmente esimerci da una capatina da Grom, nel vicino Campo San Barnaba. La granita alla mandorla d’Avola è davvero sublime.

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Cena con vista
Riposo e doccia, e poi via di nuovo per la cena. Tavolo prenotato sulla terrazza del ristorante La Piscina, alle Zattere, con un’incomparabile vista su tutta la Giudecca. Servizio impeccabile e cortese, menù vegetariano e vegano con ingredienti locali e di stagione. La serata termina al Margaret Duchamp, nel nostro beneamato Campo Santa Margherita, fulcro di vivaci localini notturni che a noi piacciono assai :-) La notte è giovane, noi un po’ meno, e quindi scoccata la mezzanotte facciamo ritorno a casa.

margaret duchamp

Shopping a Rialto
Domenica mattina, con calma, ci avviamo verso Rialto, per un giro di shopping alla Bottega della Solidarietà, dove la mia carta di credito viene messa a dura prova da polo in cotone equosolidali, CD di musica etnica e ricettari vari. Molto ricca la selezione di tè: il proprietario ne è infatti un appassionato e seleziona personalmente le miscele che poi vende sui suoi scaffali. Il nostro giro per Rialto prosegue poi nello splendido chiostro di San Salvador, che ospita il Telecom Future Centre, per poi concludersi con un frullatone di frutta fresca da Frulalà.

san salvador cloister 20100624_78 il segreto di venezia

Falafel 
Proseguendo per Strada Nova a Cannaregio, ci imbattiamo in un paio di librerie e infine da Lush. Non compriamo però nulla, fa troppo caldo, e l’idea di ritrovarsi con uno dei loro prodotti sciolto nello zaino non è il massimo; peccato, perché a Torino non ci capito mai, è troppo scomodo. Ma ci rifacciamo con gli antipasti vegetariani e i falafel di Gam Gam, tappa ormai fissa dei miei soggiorni lagunari.

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Tra vizi e virtù
Pomeriggio trascorso vagando senza meta tra le calli di San Polo e Santa Croce, fino al celebre Ponte delle Tette, dove le prostitute della Serenissima stavano a seno nudo (e non solo) per incoraggiare i clienti a godere dei loro servigi, e a cercar di convincere gli omosessuali dell’epoca che anche l’eterosessualità poteva essere interessante ;-) Beh, non proprio senza meta, per la verità, dato che in realtà scopo del nostro giro è Vizio Virtù, una delle migliori botteghe di cioccolato in Europa, con le sue pregiate selezioni di cacao e i suoi arditi accostamenti. Inutile dire che ho fatto incetta di tavolette e frutta ricoperta, senza perdermi neppure il loro gelato artigianale di puro cioccolato fondente (vegan, vegan!). Ma la tavoletta Kamasutra l’ho riservata al prossimo giro :-)

ponte delle tette (tits bridge) vizio virtù chocolate ice cream statue in san polo

Xe tempo da andar…
Ora di tornare alla base, ma non prima di esserci goduti la cena indiana da Ganesh Ji nel suo suggestivo dehors pergolato sul Rio Marin, con barche e gondole che circolano lentamente. I loro pakora sono sempre a regola d’arte, il paratha integrale ripieno di verdure ottimo, così come le porzioni sempre troppo generose.
Per quest’anno sono a posto, il mio diciottesimo soggiorno veneziano è giunto al termine, ma la ricarica venexiana dovrebbe bastarmi fino all’anno prossimo :-)

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La mappa di Venezia del Cucchiaio di Legno

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La ricetta

 

risi e bisi

Risi e bisi

Risotto o minestra? Forse tutti e due, ma io questo piatto lo preferisco più “risotto” e meno “minestra”. Di conseguenza, aumentate il brodo se li preferite più “al cucchiaio”. Uno dei piatti simbolo della città, nel XIX secolo, al grido di “risi, bisi e fragole” (=tricolore) i patrioti veneziani reclamavano la loro italianità contro l’occupazione austriaca. Patrioti che forse ora si staranno rivoltando nella tomba… Ma questa è un’altra storia, purtroppo.
Usate un ottimo riso italiano per risotti: il Vialone Nano secondo me è perfetto per garantire l’onda, così come guai a voi se usate i piselli surgelati al posto di quelli freschi ;-) Le dosi sono per 4 persone.

piselli freschi 1 kilo (circa 500 grammi sgranati)
riso Vialone Nano 200 grammi
cipollotto 1
burro di soia 60 grammi
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
prezzemolo 1 mazzetto
brodo vegetale 1,5 litri
parmigiano vegetale 3 cucchiai
sale marino integrale
pepe nero

Mettete a scaldare il bodo, che dovrà essere bollente.
Sgranate i piselli dal loro guscio e lavateli. Mondate, lavate e tritate il prezzemolo. Mondate e affettate il cipollotto.
In una casseruola capiente, fate sciogliere 30 grammi di burro con l’olio, e rosolate prezzemolo e cipollotto.
Aggiungete i piselli e fate stufare bagnando con qualche cucchiaio di brodo.
Versate il riso, mescolate e versate poco alla volta il brodo mescolando spesso. In 15-18 minuti dovrebbe essere pronto.
Aggiustate di sale, grattugiate il pepe, e unite il resto del burro e il parmigiano vegetale, mescolando bene.
Servite subito.

1 ora

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Den Teepot

14 06 2010

den teepot, brussels

Entrando nella teiera - Den Teepot in olandese o, più correttamente (per compiacere i linguisti e filologi alla lettura) neerlandese - ci si ritrova di fronte a una scala piuttosto ripida che conduce alla zona ristorante (comprensibile, essendo situato in un palazzo del centro storico di Bruxelles). Aprendo la porta ci siamo trovati in un’ampia sala in legno, luminosa (ma di quella luce soffusa tipica delle Fiandre, tra l’altro perfetta per le foto), e dalle pareti decorate con un paesaggio di magrittiana ispirazione (il che mi ha reso felice, dato che l’Empire des Lumières è uno dei miei quadri preferiti).

 

den teepot, brussels

Il menù è macrobiotico e vegano. Si inizia perciò con la classica zuppa, che può essere di miso e o di verdura, ideale per il clima atlantico che caratterizza il Belgio. 

den teepot, brussels

A seguire il piatto del giorno a base di riso e cereali integrali, verdure crude e cotte, legumi e alghe. Gustoso, semplice, nutriente, è disponibile anche  in versione da asporto e, più piccolo, per bambini.

den teepot, brussels

Ma è nei dessert che il locale ci ha convinti a ritornare un’altra volta. 
No, non la crema di soia (disponibile nei gusti vaniglia e cioccolato), che in realtà nient’altro era che il budino di soia della Provamel (c’est belge, ça, non?), buona per carità, ma insomma, ci si aspetterebbe qualcosa fait maison, e non semplicemente aperto e versato in coppetta! - bensì le torte, queste sì fatte in casa! Una ricca scelta di crostate e torte di frutta cotta e secca che ci hanno fatto salivare come il cane di Pavlov. Fragranti crostate di pera o di mela e cannella, ruspanti torte di nocciole, allettanti mattoncini di cioccolato, ma soprattutto quella splendida crostata di frutta secca, con cui, in un sol colpo, abbiamo fatto il pieno di nocciole, mandorle, noci, pistacchi, semi di girasole e zucca dolcemente caramellati con malto di riso. Talmente buona che me la sogno ancora adesso.

den teepot, brussels

Il personale è gentile, la cucina a vista. Dopo aver pagato consiglio, prima di uscire, un giro nella piccola bottega di prodotti bio al piano terra. Tra le chicche, il cioccolato al latte di riso dell’olandese Bonvita, purtroppo introvabile in Italia, dolce ma non stucchevole, e la gastronomia macrobiotica fresca preparata dal ristorante, oltre alla pasticceria naturale e alla panetteria. Peccato solo non aver avuto lo spazio nel bagaglio a mano per portarsi indietro quell’intera crostata di frutta secca che faceva bella mostra di sé in vetrina…

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Den Teepot
Rue des Chartreux, 66/Kartuizersstraat, 66
1000 Bruxelles/Brussel
Tel. +32 (0)2 511 94 02
http://www.bioshop.be/winkels/brussel.html
Metro: Bourse/De Beurs
Autobus: Bourse/De Beurs (linee 46, 86, N16)
Google Maps

Cucina: macrobiotica, vegana.
- carne/pesce: no
- latticini: no
- uova: no
Orari: lun-sab, 12-14
Piatti vegan: zuppa di miso; zuppa di verdure; piatti macrobiotici (anche da asporto) a base di cereali, verdure e legumi; budino di soia; torte di frutta e di frutta secca.
Note: il locale non è purtroppo accessibile ai disabili. No cani, no carte di credito (ma si può pagare con carta al negozio sottostante).
Altre recensioni: Happy Cow

 

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Amish Friendship Bread

9 06 2010

amish friendship bread

Rientrato da un fine settimana veneziano (di cui vi parlerò a breve, uno di quei miei soliti tour-de-force artistico-gastronomici), ho recuperato una ricetta sperimentata qualche settimana fa, e basata su una di quelle antipatiche catene di Sant’Antonio. Si tratta dell’Amish Friendship Bread (pane dell’amicizia degli Amish), un cake che in realtà non è stato creato dalla famosa comunità americana, ma è frutto, secondo me, dell’usanza di far girare la pasta madre tra le famiglie di uno stesso paese o villaggio, per la panificazione. Dolce che, in questo caso si colora di una valenza speciale, perché diventa simbolo di condivisione e di riscoperta di piaceri semplici come quello di crearsi un poolish personale e di cimentarsi con un semplicissimo dolce casalingo, morbido e profumato, da condividere con gli amici (e di metterli pure in grado di preparselo poi da sé!).
Tenendo presente questo spirito di condivisione, volevo anche dire che, nonostante ultimamente lasci pochi commenti in giro, cerco sempre di leggere tutti i blog che compongono l’elenco dei miei preferiti, quelli indicati qui a destra. Riprova ne è anche il fatto che spesso attinga a idee e ricette interessanti, ragion per cui e mi farebbe piacere, a cadenza più o meno mensile, segnalare quelle in cui mi sono cimentato personalmente. Premessa importante: le ricette segnalate sono tutte vegan, dato che per pigrizia, in settimana, preferisco affidarmi a ricette già consolidate (oltre che per “pubblicizzare” una cucina saporita ma etica).
Nel mese appena trascorso, in particolare, mi sono cimentato con:

  • la gustosissima farinata di Aldo, davvero perfetta per dosi e tempi. Da leccarsi i baffi!
  • il profumatissimo liquore al carvi di Terry, che però a me è venuto scuro perché per lo sciroppo ho usato del mascobado al posto dello zucchero bianco;
  • la tortina one way ticket to Honolulu di Alessandra: banana e cocco, che volere di più? (unica variazione, zucchero integrale mascobado al posto di quello di canna fine);
  • e infine i noodles alle alghe di Isabella: preparati con udon di grano e un mix di alghe giapponesi e irlandesi. Fantastici!

Ed è infine grazie a un’altra blogger, Barbara, che ho appena scoperto che esiste pure una versione italica di questo pane dolce americano… ;-)

Amish Friendship Bread
aka Torta di Padre Pio

Primo passo è quello di crearsi un poolish personalizzato, vegan, da distribuire poi in giro. Le dosi sono per 2 cake più l’impasto necessario per essere donato a tre persone.

Giorno 1
farina di grano tenero 0 140 g
malto di riso 300 g
latte di soia 240 ml
lievito di birra secco istantaneo 1 pacchetto (9 g)

Mescolate il tutto in un recipiente capace e coprire con un telo inumidito. Riponete in un luogo asciutto, al riparo da correnti.

Giorno 2
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 3
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 4
farina di grano tenero 0 140 g
malto di riso 300 g
latte di soia 240 ml

Mescolate questi ingredienti all’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 5
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 6
Mescolate l’impasto con un cucchiaio di legno.

Giorno 7
farina di grano tenero 0 140 ml
malto di riso 300 g
latte di soia 240 ml

Mescolate questi ingredienti all’impasto con un cucchiaio di legno. Procuratevi tre barattoli e versate in ognuno una tazza di questo impasto. Chiudete e regalate i barattoli a tre persone che vi sono care (e che amino cucinare!), accompagnando il tutto con le istruzioni (identiche a quelle della ricetta, se non che, per il giorno 1, dovranno semplicemente versare l’impasto ricevuto in un contenitore e mescolarlo con un cucchiaio di legno).

Con l’impasto rimasto, dopo esservi procurati i seguenti ingredienti, si prepareranno due cake profumati e lievemente aciduli.

olio di mais 140 ml
farina di grano tenero 0 300 g
malto di riso 300 g
uvetta 30 g
noci 50 g
banana 1
cannella 2 cucchiaini rasi
sale marino integrale 1 pizzico
bicarbonato ½ cucchiaino
lievito naturale per dolci (cremortartaro) 1 cucchiaino abbondante

Accendete il forno a 150°.
Mettete a bagno l’uvetta in acqua tiepida. Tritate le noci. Sbucciate e schiacciate la banana riducendola in poltiglia.
Unite tutti gli ingredienti all’impasto originale, mescolando bene.
Ungete due stampi da cake, infarinateli leggermente e versatevi il composto. Infornate (se con forno elettrico, in modalità statica) per circa 50’-un’ora.

6 giorni (5 minuti al giorno)
+ 1 ora e 20 minuti

Ne approfitto infine, per rispondere a un’altra catena di Sant’Antonio ;-), quella lanciatami da Virginie, en version bilingue ;-)

1. Mettre les règles sur votre blog – Mettere le regole sul vostro blog
2. Indiquer le nom de la personne qui vous l’a décerné ainsi qu’un lien vers son blog – Indicare il nome della persona che ve l’ha assegnato così come un collegamento al suo blog.
3. Répondre aux cinq questions – Rispondere alle cinque domande.
4. Transmettre le tag à dix personnes, en précisant noms et blogs – “Taggare” dieci persone, precisando nomi e blog.

Signe particulier: ben… fou de voyage :-)
Segno particolare: beh… fissato di viaggi :-)

Mauvais souvenir: la sachertorte cuite au four à micro-ondes au lycée, s’étant transformée en pierre ponce ;-) (mais le prof de chimie a bien apprécié ça)
Cattivo ricordo: la sachertorte cotta al forno a microonde al liceo, trasformatasi in pietra pomice ;-) (ma il prof di chimica ha apprezzato molto)

Souvenir d’enfance: la bruschetta huile-tomate que maman me préparait pendant les vacances d’été à la montagne.
Ricordo d’infanzia: la bruschetta olio e pomodoro che mamma mi preparava durante le vacanze estive in montagna.

Défaut: quand je suis une recette, je suis parfois trop stricte et j’improvise peu.
Difetto: quando seguo una ricetta, sono a volte troppo rigido e improvviso poco.

Film “bonne mine”: Chère Martha (l’original allemand avec Martina Gedeck et Sergio Castellitto, pas l’horrible version américaine avec Catherine Zeta-Jones et Aaron Eckhart). Et puis le classique de tout gourmand, Le Festin de Babette, bien sûr! - mais les pauvres cailles en sarcophage :-(
Film preferito: Ricette d’amore (quello originale tedesco con Martina Gedeck e Sergio Castellitto, non l’orribile versione americana con Catherine Zeta-Jones e Aaron Eckhart). E poi il classico di qualsiasi gourmet, Il Pranzo di Babette, naturalmente! – ma quelle povere cailles en sarcophage :-(

Passo quindi la palla a (rigorosamente estratti a sorte):
Barbara di Correndomi incontro
Daniela di Fairydoor
Puccina de Il mondo di Puccina
Isafragola
Keroppi di Nutrimente
Ale/Vale di V(ale)ntinamente
Ariel di Vegan lifestyle
Edera di Voglio una pelle splendida
Alessandra di Only Recipes
Isabella di Cotto al vapore

Buon divertimento!






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