Golden Age

31 01 2010

golden age, auckland

Dopo un indiano in Giappone, eccomi a parlarvi di un cinese in Nuova Zelanda… Una delle cucine maggiormente sconosciute nel nostro paese, a differenza di quello che avviene in molte altre parti del mondo, è quella cinese vegetariana. E non parlo di involtini primavera e verdure brasate, bensì di tutta quelle serie di preparazioni tradizionali che venivano preparate nel Regno di Mezzo durante le festività buddhiste. La Cina ha infatti un ricco repertorio di sostitutivi della carne a base di soia: soia che, insieme a tofu e yuba, veniva e viene preparata per dar vita a versioni senza spargimento di sangue di anatra, pollo, maiale, manzo e pesce realizzati con ingredienti vegetali, riproducendone fattezze, consistenza e sapore, in maniera talvolta inquietante per chi ne ha abbandonato da tempo il consumo.

Ma veniamo al ristorante in questione, aperto da neppure un anno e situato in uno dei luoghi maggiormente strategici e facilmente raggiungibili di Auckland. Il locale si trova difatti proprio davanti alla Sky Tower, il simbolo per eccellenza della città neozelandese. Ristorante cinese completamente vegan, come ce ne sono tanti nei paesi anglosassoni, è gestito dai discepoli della Maestra Suprema Ching Hai (“Oceano d’Amore”), il che significa che nel locale troneggiano un paio di televisori che trasmettono i programmi della sua emittente televisiva. Ora, a prescindere dal fatto che stia diventando un vecchio brontolone allergico a qualsiasi tipo di dogma e di ingerenza mediatica (dovendo già sopportare quella nostrana), c’è però da dire che il messaggio di abbracciare il veganesimo per migliorare le condizioni ambientali del pianeta è sicuramente encomiabile.

Venendo all’aspetto forse più interessante, quello culinario, il ristorante offre una ricca selezione di cucina cinese vegetariana. A pranzo potrete servirvi dal buffet, ma io l’ho provato solo a cena, con servizio al tavolo. Nel mio caso ho optato per due piatti di wonton, di cui uno in zuppa. Le porzioni sono davvero abbondanti, e la zuppa bollente, come da tradizione asiatica. Il ripieno, a base di cavolo, carote, sedano, funghi e tritato di soia, eccellente.
Ma è nei piatti principali che il locale offre il meglio di sé: dal “pollo” al limone (delizioso), al “manzo” di soia brasato, all’”anatra” laccata, sfido qualunque onnivoro a non scambiarli per i corrispettivi piatti carnei.
Il dessert non l’ho provato, anche perché non vado pazzo per i dolci cinesi, sebbene abbia visto servire alcune proposte piuttosto invitanti agli altri tavoli. Il servizio è veloce e attento, sebbene un po’ spartano (ma siamo noi italiani a essere abituati troppo bene con coperti e tovagliette).

Un locale quindi da consigliare, sia per l’offerta, che per il prezzo (davvero basso, come potete vedere dalla scheda in basso). In più la posizione centrale lo rendono una tappa obbligata per chi si trova ad Auckland (Alessandra, se lo proverai, fammi poi sapere che te ne pare!).

golden age, auckland golden age, auckland golden age, auckland golden age, auckland golden age, auckland golden age, auckland

Golden Age
61 Victoria Street West
Auckland
Tel. +64 (0)9-3032531
Google Maps

Cucina: cinese vegan
Orari: tutti i giorni, pranzo e cena
Prezzi: buffet a pranzo dal lun al ven a NZD 7,90-9,90 (EUR 4-5) – tre portate e dessert NZD 20-30 (EUR 10-15)
Piatti vegan: tutto il menù è 100% vegetale. Da provare le carni e i pesci vegetali (pollo al limone, anatra arrosto, manzo brasato), i wonton, i piatti di pasta e riso, le zuppe.
Note: se non sopportate la propaganda televisiva ma volete lo stesso godervi le delizie di questo ristorante, dovreste riuscire a sedervi senza problemi dando le spalle allo schermo ;-) Il menù è in inglese e cinese.
Altre recensioni: Happy Cow



Biscotti ai fiocchi d’avena, in doppia versione

26 01 2010

Un buon libro di cui consiglio la lettura, soprattutto per chi vuole avvicinarsi o vuole saperne di più di cucina naturale, è ABC dell’alimentazione naturale di Giuliana Lomazzi, edito da AAM Terra Nuova, che presenta tutta una serie di spunti interessanti per alimentarsi in maniera corretta. Al fondo anche una serie di semplici ricette per sperimentare piatti a base di cibi integrali, biologici e quasi tutti di origine vegetale. Da queste facili preparazioni ho tratto questa mia versione dei biscotti ai fiocchi d’avena (la versione originale la trovate a pag. 182).

Credo che l’avena sia il cereale che consumo con maggior frequenza, dopo il grano e il riso. Fra i più proteici, ha un gusto ricco e pieno, adatto al rigido clima invernale (non a caso, è uno dei cereali più diffusi e consumati nei paesi freddi). E oltre a consumarla al mattino nel classico porridge, ogni tanto preparo per l’appunto questi biscottini, che durano purtroppo sempre troppo poco ;-)

oat rolls biscuits

 

Biscotti ai fiocchi d’avena
in versione dolce al malto di riso

Questi biscotti sono realizzati con i classici fiocchi d’avena, quelli più grandi, che rimangono integri e permettono quindi di ottenere dei dolcetti croccanti molto adatti alla prima colazione. Con queste dosi otterrete circa 40 biscotti, da consumare preferibilmente in 3-4 giorni.

fiocchi d’avena grandi 300 g
farina integrale di grano 100 g
malto di riso 160 g
bicarbonato di sodio 1 cucchiaino abbondante
olio extravergine d’oliva 120 ml
acqua calda 300 ml
sale marino integrale 1 pizzico

Mescolate i fiocchi d’avena con la farina integrale, il bicarbonato e il sale. Aggiungete il malto, l’olio e l’acqua e lavorate l’impasto con un cucchiaio in modo da ottenere un impasto omogeneo.
Foderate una teglia con carta da forno e stendete l’impasto.
Accendete il forno a 150°. Lasciate riposare l’impasto per 15’.
Prima di infornare, incidete la superficie dell’impasto per ottenere i biscotti. Cuocete in forno per 20’.
Estraete la teglia e fate raffreddare i biscotti su una gratella per dolci.

40 minuti

L’avena poi la consumo anche in preparazioni salate, per lo più sotto forma di chicchi o, se in fiocchi, in minestre di verdure. La pasta di farina di avena non mi ha invece convinto del tutto perché tende a rompersi e sfaldarsi facilmente in cottura. Magari rende meglio al forno, ma devo ancora elaborare qualcosa di interessante. Qualcuno per caso l’ha fatto?
Da provare anche la versione salata dei biscotti di cui sopra, che può fungere da originale finger food dal sapore rustico per l’ora dell’aperitivo. In questo caso ho utilizzato in parte dei fiocchi d’avena piccoli (quelli che uso per il porridge del mattino, più veloci da cuocere) in quanto tendono a disfarsi e compattarsi fra di loro, donando quindi una maggiore morbidezza all’impasto.

oat rolls and cumin snacks

Biscotti ai fiocchi d’avena
in versione salata con il cumino

In questo caso basta eliminare il malto, aggiungere un po’ più di sale e le spezie che più vi aggradano per questo aperitivo dall’aspetto e dalla consistenza ruvidi e rustici. Il cumino in particolare dona una nota di freschezza che rende questi snack decisamente stuzzicanti. Le dosi sono per circa 30 biscotti, anche questi da consumare preferibilmente nei 4 giorni.

fiocchi d’avena grandi 200 g
fiocchi d’avena piccoli 100 g
farina integrale di grano 100 g
sale marino integrale 1 cucchiaino
cumino 1 cucchiaino
bicarbonato di sodio 1 cucchiaino abbondante
olio extravergine d’oliva 120 ml
acqua calda 300 ml

Mescolate i fiocchi d’avena con la farina integrale, il bicarbonato, il sale e il cumino. Aggiungete l’olio e l’acqua e lavorate l’impasto con un cucchiaio in modo da ottenere un impasto omogeneo.
Foderate una teglia con carta da forno e stendete l’impasto.
Accendete il forno a 150°. Lasciate riposare l’impasto per 15’.
Prima di infornare, incidete la superficie dell’impasto per ottenere i biscotti. Cuocete in forno per 20’.
Estraete la teglia e fate raffreddare i biscotti su una gratella per dolci.

40 minuti



Nataraj Ginza

19 01 2010

nataraj ginza

Nataraj è l’unico ristorante indiano totalmente vegetariano di Tokyo, con ben tre punti dislocati su tutto il territorio metropolitano (Ginza, Aoyama e Ogikubo). Quello collocato a Ginza, in particolare, è il più bello e grande, dislocato su tre piani (di cui uno con salette private alla giapponese), nel cuore di una delle zone più eleganti e famose della città.
Tra piacevoli oggetti d’artigianato e luci soffuse, si pranza e cena a base di specialità indiane e indo-giapponesi. Il Giappone ha infatti inglobato molti piatti indiani, nipponizzandoli (il curry è uno dei piatti più amati nell’arcipelago), e Nataraj non è da meno, nonostante gli chef siano tutti originari della penisola indiana. 
Il ristorante è vegetariano, ma sul menù sono chiaramente indicati i piatti contenenti latticini. Nataraj offre anche un menù macrobiotico, sempre di ispirazione indiana, il che è un’esperienza di per sé, dato che il connubio tra cucina indiana e macrobiotica non sempre è così immediato.
Un’avvertenza: non ordinate il naan, perché preparato con il ghee. E infine ricordate che in Giappone vale la regola tassativa dell’ultimo ordine: i camerieri passeranno infatti a chiedervi se volete ancora qualcosa allo scoccare dell’orario prefissato (di solito mezz’ora prima della chiusura del locale). Dopo non avrete più possibilità di mettere sotto i denti nulla!

nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza

Nataraj Ginza
Ginza Kosaka Building 7F-9F
6-9-4 Ginza
Chūō-ku
Tōkyō
Tel. +81 (0)3 5537 1515
Metro: Ginza
Google Maps

Cucina: indiana vegetariana e vegan, macrobiotica vegan.
Orari: lun-dom 11.30-23 (ultimo ordine 22.30)
Prezzi: JPY 3800 (EUR 29) menù macrobiotico vegan; piatti principali JPY 1800 (EUR 14); dessert JPY 730 (EUR 6)
Piatti vegan: curry di tofu, insalata shanti, budino di zucca.
Note: si trova al settimo, ottavo e nono piano del Ginza Kosaka Building, sulla Chūō-dōri (uscita A2 della stazione metro Ginza). Accessibile ai disabili, accetta carte di credito.
Altre recensioni: Happy Cow

Indirizzo in giapponese:
ナタラジ 銀座店
東京都中央区6・9・4銀座小阪ビル7・9F



Seitan al prosecco in crosta di nocciole

14 01 2010

seitan with prosecco and hazelnuts

Non so se succeda anche a voi, ma periodicamente mi ritrovo con bottiglie di vino aperte per casa. Quindi, per evitare l’iscrizione alla sezione locale degli alcolisti anonimi, mi metto a usarlo ampiamente in cucina: trovo infatti che arricchisca e dia “colore” a molti piatti.
In questo caso, dopo Natale & Co., faceva bella mostra di sé in frigorifero un bottiglione aperto da un litro e mezzo di prosecco  extra-dry del Trevigiano e, per non disperderne l’aroma al contempo fruttato e deciso, l’ho  utilizzato come ingrediente principe di diversi piatti,  tra cui questa velocissima ricetta in cui il seitan, reso morbido e profumato da un generoso bagno nel vino, fa da contraltare alla croccantezza delle nocciole tostate che vanno a ricoprirlo.

Seitan al prosecco in crosta di nocciole

Per quanto riguarda il vino, ho usato un prosecco bio extra-dry del trevigiano, ma va benissimo anche uno spumante, mentre al posto del tè potete usare del brodo vegetale o più semplicemente dell’acqua calda. Importante scegliere un seitan corposo, consiglio caldamente quelli lavorati a mano in fette spesse. Le dosi sono per 4 persone.

seitan 4 fette (ca. 500 g)
olio extravergine d’oliva 3 cucchiai
prosecco extra-dry 240 ml
nocciole tostate 70 g
tè bancha caldo 2 cucchiai
prezzemolo 1 ciuffo
sale marino integrale 1 pizzico abbondante

Scaldate l’olio in una padella abbastanza capiente. Saltatevi le fette di seitan, girandole una volta.
Ricoprite con il prosecco e cuocete per 10’. Nel frattempo sciacquate e asciugate il prezzemolo e tritatelo finemente. Tritate le nocciole grossolanamente.
Rimuovete il seitan e tenetelo al caldo. Mescolate le nocciole in padella insieme al tè e al liquido rimasto.
Ricoprite il seitan con le nocciole e aggiungete il prezzemolo. Salate e servite.

15 minuti



Che magni?

8 01 2010

Come primo articolo del 2010 nessuna ricetta, nessun ristorante, nessun viaggio, ma qualcosa di cui non ho ancora mai parlato, primo perché non pensavo potesse essere molto interessante elencarvi quello che consumo regolarmente, secondo perché di informazioni specifiche su un regime vegano ne trovate a bizzeffe su internet. Ma siccome con l’anno nuovo ho naturalmente espresso qualche buon proposito, tra cui quello di rispondere con dovuta sollecitudine alle mail che ricevo, mi sembra giusto raccogliere in un post pubblico le risposte ad alcune domande che mi sono arrivate. In particolare ne approfitto per scusarmi con Riccardo di Padova e con Julia di Bolzano a cui avrei dovuto rispondere qualche mese orsono… Purtroppo lavoro e impegni vari non mi hanno permesso di essere più veloce, mi dispiace e vi ringrazio per la pazienza.

Di seguito un elenco dei punti secondo me fondamentali per adottare una dieta senza prodotti di origine animale. Spero possa esservi utile e, naturalmente, se doveste avere dubbi o domande, potete anche contattarmi personalmente al solito indirizzo: ilcucchiaiodilegno@gmail.com.
Prima di iniziare premetto di non essere un medico nutrizionista, ma di capirci abbastanza sia per interesse personale, sia per, diciamo, osmosi, dato che ne ho uno in famiglia.

Validità dal punto di vista scientifico-nutrizionale

Qualora nutriste dubbi sulla validità nutrizionale di un regime vegano, o qualora temeste di poter incorrere in carenze di vario tipo, consiglio la lettura approfondita delle seguenti fonti:
http://www.scienzavegetariana.it/
http://www.vegpyramid.info/

Ce ne sono molti altri, ma questi due hanno la valenza scientifica per supportare e confermare la validità della scelta di nutrirsi in questo modo, scelta principalmente etica, ma anche attenta alla salute.

Le basi

In generale, adottare una dieta vegan è più semplice di quanto possa sembrare (e non sapete quanto ho tentennato per passare dal latto-ovo-vegetarianesimo al veganesimo – ora mi sembra la scelta più naturale del mondo).  
Come regola, ricordatevi che i capisaldi su cui basare i propri pasti quotidiani sono sei, da consumare regolarmente tutti i giorni:

  1. cereali integrali (avena, farro, frumento, kamut, mais, miglio, orzo, riso, segale – più amaranto, quinoa e saraceno, anche se questi ultimi non sono propriamente cereali);
  2. verdura di stagione;
  3. legumi (ceci, cicerchie, fagioli, fave, lenticchie, lupini, piselli, soia);
  4. frutta di stagione;
  5. noci (anacardi, macadamia, mandorle, noci, nocciole, pinoli, pistacchi) e semi oleosi (semi di canapa, girasole, lino, sesamo, zucca);
  6. olii vegetali di elevata qualità spremuti a freddo (in primis l’extravergine d’oliva e quello di lino).

Come vedete, si tratta di alimenti caratteristici della dieta mediterranea, che potete trovare in qualsiasi luogo della penisola. Non c’è davvero bisogno di dover far scorte di seitan e tofu quindi. 
Seconda regola, a cui mi attengo nella scelta dei miei pasti quotidiani: consumate i prodotti quanto più possibile vicino al loro stato di natura. Meglio un frutto fresco di un succo di frutta, meglio il riso integrale del riso raffinato, il sale marino integrale del sale comune da cucina, e così via. In questo modo potrete mantenervi in salute, controllare il peso e non patire i morsi della fame ;-) 
Il consumo di prodotti industriali, seppure biologici e vegetali, come burro di soia e margarine, panna vegetale, budini vegetali, soia ristrutturata, e di zucchero integrale o grezzo è bene che rimanga limitato, magari solo per la preparazione di piatti più elaborati per i giorni di festa. Vi consiglierei inoltre di abolire o limitare fortemente il consumo di zucchero raffinato, facendo attenzione ai prodotti che ne contengono in grande quantità (marmellate e cioccolato), preferendo ad esempio marmellate realizzate con dolcificanti naturali o senza zuccheri aggiunti e cioccolato fondente equosolidale, dove si fa uso soltanto di piccole quantità di zucchero integrale.

Vita di relazione

In generale, impedite che la vostra scelta diventi un impedimento nella vita di relazione. Siamo animali sociali e tali dobbiamo restare. Ecco alcuni consigli sperimentati di persona:

  • cene fuori con amici: facilissimo trovare alternative ovunque. Nel caso chiedete al ristoratore di prepararvi qualche piatto semplice: un’insalata, una pasta al pomodoro o le verdure alla griglia le preparano ovunque. E la pizza ortolana basta chiederla senza mozzarella. Altrimenti organizzate voi e portate tutti in qualche posto vegan-friendly (fate riferimento al database di http://www.veganhome.it/ristoranti-locali/).

  • cene a casa di qualcuno: se non conoscete la persona, avvisatela preventivamente riguardo a quello che non mangiate ed eventualmente offritevi di preparare e portare qualche piatto. Nell’ultima cena da amici prima di Natale, mi hanno preparato una magnifica torta salata di verdure, oltre a verdure alla griglia e alle mie amatissime bruschette.

  • cene aziendali/di lavoro: di solito finirete in qualche ristorante che di piatti vegani non ne ha neanche l’ombra. In questo caso telefonate preventivamente e spiegate le vostre esigenze. Si tratta di solito di ristoranti di un certo livello che sapranno venire incontro alle vostre richieste senza problemi, anzi vi distinguerete con il vostro menù ad hoc. Io sono riuscito a cenare benissimo in templi della cucina piemontese come il Ristorante del Cambio o Il Nuovo Carretto, suscitando spesso l’invidia di chi era con me ;-) E non dimenticate di chiedere dello chef alla fine, e di complimentarsi per la sua inventiva e per la sua gentilezza.

  • Un’interessante lettura a tal proposito è Suzanne Havala, Essere vegetariani per negati, Mondadori.

In viaggio

Credo di essere un viaggiatore più o meno esperto, dato che mi piace farlo e dato che lo faccio anche per lavoro (sebbene odi immensamente fare le valigie!). Ecco alcuni consigli sperimentati sul campo:

  • Programmate con cura il viaggio. Questo non significa avere una scaletta definita di cosa fare, vedere, ecc. (sarebbe alquanto noioso e frustrante), ma di informarvi preventivamente sul paese o località dove andrete, sulle usanze, e sulle tradizioni gastronomiche. Quasi ovunque è possibile trovare e gustare piatti tradizionali senza prodotti animali. Certo sarà più semplice farlo a Londra e New York che ad Almaty o Ulan Bator, ma non è impossibile neppure lì.

  • Consultate uno dei migliori siti per individuare ristoranti e negozi di prodotti naturali, ovvero http://www.happycow.net/. Se ne avete voglia, registratevi e contribuite anche voi ad arricchirlo e a mantenerlo aggiornato, dato che è una vera manna (ah, mi trovate pure lì sopra). Oppure andate su http://www.veganhome.it/viaggi/.

  • Portate con voi qualcosa da mangiare che sia poco ingombrante e non deperibile. Io viaggio sempre con dei mix di frutta secca ed essiccata (i famosi mix dello studente…) e con barrette di frutta secca. Leggeri, comodi, stanno senza problemi nello zaino o nella ventiquattrore, sono un grande aiuto se proprio non trovate nulla di adatto per placare quella voragine nello stomaco ;-)

  • Sulle lunghe distanze aeree (oltre le quattro ore di volo), ricordatevi di prenotare il pasto vegano (codice VGML), offerto da qualsiasi compagnia (anzi molte, nell’ottica del risparmio, hanno eliminato il pasto latto-vegetariano VLML, sostituendolo in toto con quello totalmente vegetale). Tra l’altro, mi è più volte capitato di trovarmi sul vassoio anche un po’ di prodotti biologici, alla faccia delle schifezze propinate sui pasti normali.

  • Se viaggiate per lavoro, avvisate i vostri clienti/colleghi/partner commerciali, che sapranno così aiutarvi una volta a destinazione.

Attività sportiva

Non sono uno sportivo agonista, ma solo un semplice dilettante. Reputo l’attività fisica oltre che un piacere anche un elemento essenziale per vivere sani il più a lungo possibile. Naturalmente la dieta vegan è assolutamente compatibile con qualsiasi attività fisica di qualunque intensità, e a tal proposito vi rimando a numerosi siti sull’argomento.

In italiano:
http://www.vegansport.org/ita/
http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=38
http://www.veganitalia.com/modules/news/article.php?storyid=100
http://www.scienzavegetariana.it/
http://blog.libero.it/RANGERS/view.php?reset=1&id=RANGERS

In inglese:
http://www.veganfitness.net/
http://www.vibrantvegan.com/vegan-fitness.html
http://www.veganbodybuilding.org/
http://www.veganbodybuilding.com/

Quello che mi sento di aggiungere, basandomi sulla mia esperienza personale, è che, se mangiate correttamente (seguendo le indicazioni date ad esempio da www.vegpyramid.info) e se vi allenate con costanza (dando importanza anche al riposo), i risultati non tarderanno a presentarsi.

Sì, ma che magni?

Detto tutto ciò, a mo’ di esempio, vi riporto quello che è il mio piano alimentare tipo, considerando che sono un uomo di trenta(due, quasi tre) anni, che svolgo un lavoro sedentario, che pratico attività sportiva regolare (3/4 allenamenti a settimana in palestra/piscina), e che ho un robusto appetito ;-)

Colazione
Inizio sempre frutta fresca di stagione, saltuariamente anche spremuta o centrifugata sul momento. Per reintegrare i liquidi persi durante la notte, non manca mai una tazza di tè (solitamente bancha/kukicha o verde), o caffè di cereali (orzo, yannoh), o tisane e infusi. E poi una delle seguenti alternative:

  • porridge: fiocchi di cereali cotti in latte vegetale, con uvetta, cocco in scaglie e frutta secca tritata, dolcificato con malto;

  • muesli con latte o yogurt vegetale;

  • creme di cereali: utilizzo farine biologiche per la prima infanzia sciolte in latte vegetale, sempre con uvetta e frutta essiccata, frutta secca tritata, dolcificando con malto o amasake o altri dolcificanti naturali (sciroppo d’agave o d’acero);

  • pane tostato o di segale, oppure fette biscottate integrali, oppure gallette di cereali, spalmate di creme di frutta secca (burro di mandorla, arachidi, nocciole, tahin, ecc.) e di marmellata senza zucchero aggiunto, il tutto accompagnato da una tazza di latte vegetale;

  • crema Budwig quando sono in vena di mettermi a tritare i cereali in chicco ;-)

Con una colazione del genere si arriva tranquillamente alla tarda mattinata.

Pranzo e cena
Regola base per me è quella di iniziare con un piatto di verdure crude (2/3 varietà), condite con semi oleosi e una salsina a base di olio spremuti a freddo (di solito 1 cucchiaio di extra vergine d’oliva a pranzo e 1 di lino a cena), succo di limone o aceto di mele/riso, erbe aromatiche ed eventualmente qualcosa di piccante come un po’ di senape artigianale o di pasta di wasabi. Segue poi un piatto unico a base di cereali integrali, legumi o altre proteine vegetali (tofu e seitan li consumo non più di 2-3 volte a settimana) e verdure cotte. Grosso modo suddivido il mio piatto in due parti: una metà è occupata dai cereali, un quarto dalle verdure e un quarto dalle proteine vegetali. Il tutto accompagnato da un paio di fette di pane integrale a lievitazione naturale o di pane di segale.
A pranzo solitamente mi porto dietro i resti della cena precedente in thermos appositi, magari rielaborati velocemente al mattino. Usufruisco molto raramente della mensa aziendale :-) Qualora ne facciate uso, cercate di sensibilizzare i cuochi e scegliete comunque piatti non troppo elaborati.

Spuntini
Assolutamente vitali per me, sia a metà mattina che a metà pomeriggio. Al mattino un paio di frutti, al pomeriggio frutta, gallette di cereali, noci e qualche volta uno yogurt vegetale al naturale. Nei giorni di allenamento aggiungo una banana e gallette un’ora e mezza prima di iniziare, e, quando mi alleno con i pesi in palestra, un frullato proteico post-allenamento a base di latte di soia, banana, un paio di cucchiai di proteine della soia in polvere (bio senza OGM), un cucchiaio di cacao amaro o di carrube in polvere e un cucchiaino di spirulina. Il frullato non è naturalmente necessario, consideratelo qualora facciate sport di resistenza e se ne sentite il bisogno, però personalmente mi aiuta ad arrivare senza i morsi della fame se manca ancora un po’ all’ora di cena. Oppure mi porto una barretta proteica autoprodotta a base di burro d’arachidi bio, sciroppo d’acero, proteine di soia in polvere, uvetta e noci.

Integrazione
L’unica integrazione che faccio è quella di vitamina B12, cosa che dovrei fare anche se fossi onnivoro perché manco del fattore intrinseco (ho scoperto di soffrire di carenza da B12 quando ho fatto degli esami specifici nel passaggio da una dieta onnivora e molto ricca di prodotti animali al vegetarianesimo).

Extra
L’utilizzo di panna vegetale e burro di soia che trovate nelle mie ricette è quindi molto saltuario (1-2 volte al mese al massimo). Anche di dolci non ne consumo un granché, riservandone il consumo a occasioni di festa (e il fatto di non farli comparire quotidianamente me li fa apprezzare ancora di più come qualcosa di speciale e unico).

Per concludere

Se state muovendo i primi passi o se state considerando la scelta vegan, vi consiglio anche la lettura approfondita dei seguenti siti:
http://www.vegfacile.info/
http://www.saicosamangi.info/
E se non sapete che cucinarvi, oltre a prendere spunto dal mio blog e dai numerosi altri blog vegani e vegetariani che trovate anche fra i miei preferiti, vi consigli altri due siti e un forum in italiano:
http://www.vegan3000.info/
http://www.ricette-vegetariane.it/
http://www.vegangourmet.it/



Il 2009 che se ne va…

31 12 2009

Mancano poche ore allo scoccare della mezzanotte, e anche il 2009 ci abbandonerà lasciando spazio ai buoni propositi e alle nuove prospettive del 2010. Da due anni leggo con piacere il resoconto annuale di Sigrid, e l’idea di fare un riepilogo di quanto scritto e pensato mi è sembrato molto stimolante. Quindi copio spudoratamente l’idea, che comunque ricalca quello che da anni fa la nostra cara Vera mese per mese (ma dato che scrivo meno di lei, sarebbe inutile tentare un riepilogativo mensile, basterebbe scorrere la barra per leggere i pochi articoli scritti…), e vi tedio con un riepilogo, mese per mese, dell’anno che volge al termine, casomai vi foste (o mi fossi) perso qualcosa.

antibes

Gennaio
Torino è ricoperta da uno spesso manto di neve: non mi resta che sognare della Costa Azzurra e rinfrancarmi con una zuppetta bella densa.

<farro con cavolo nero

Febbraio
Cerco affannosamente di smaltire 10 kg di cavolo nero toscano e  mi do a colazioni crudiste.

alghe

 

Marzo
Dopo una delle mie classiche trasferte lavorative in Giappone mi dedico all’autoproduzione di alghe sott’aceto. La lunga trasvolata siberiana mi invoglia invece a un’insalata dal gusto deciso.

caviale

Aprile
Il mese del mio compleanno! E difatti ricordo quello dell’anno precedente trascorso per lavoro a San Pietroburgo. Il mese è stato però funestato purtroppo dal terremoto in Abruzzo, a cui vanno ancora i miei pensieri (qualche giorno fa se ne parlava a tavola con due amici aquilani). La Pasqua la trascorro a Zurigo, quindi nessun esperimento ai fornelli, se non una versione vegan del caviale

salsa verde

Maggio
Il mese scorre frenetico per via dei preparativi del Vegfestival, ma riesco comunque a riappacificarmi con la cucina indiana e a prepararmi una salsetta verde per il pinzimonio.

thyme croutons with tofu brie and strawberries with balsamic vinegar

Giugno
Durante il Vegfestival ho l’occasione di incontrare e conoscere diversi miei lettori, il che mi fa naturalmente un gran piacere. Riprendo le mie recensioni di locali con un ristorante (pseudo)eco di Milano, e mi do a esperimenti vari tra tè affumicati e formaggi vegetali. Riesco anche a fare un salto a Venezia per la Biennale, da cui scaturirà la malsana idea delle mini guide del CDL (Cucchiaio di Legno, che pensavate??)

daikon, carrot and cucumber salad

Luglio
Fuggo dal caldo italiano e mi godo l’uggioso clima brussellese, non senza prima interrogarmi sulla stagionalità del daikon e affogare una panna cotta con un single malt a ricordo di un soggiorno edimburghese. 

gondolas

Agosto
I pianti dei bambini dell’Artusi accompagnano gli zaleti al termine della prima miniguida del CDL dedicata a Venezia, e prima di partire per Londra per le vacanze, vi propongo una bella insalata di farro e un fresco lassi. Per gli amici veneti, anche il gelato veneziano del signor Pistacchi può offrire un ottimo refrigerio dalla calura, così come una cena in terrazza nelle valli valdesi del Piemonte.

peach and flavoured tea conserve with candy ginger

Settembre
Tornato da Londra (e in ufficio), Dreena Burton mi ispira per dei pancake celestiali, mentre Acilia mi invia una selezione dei suoi splendidi tè e mi ingegno così a preparar composte alla brezza di seta. L’abbonamento a Cucina Naturale dà i suoi frutti, e dal Mediterraneo mi sposto prima in territorio indo-scozzese e poi a far colazione ad Addis Abeba.

Ottobre
Per riprendermi dall’aver scoperto di essere un vecchio barbagianni 1.0 dopo avervi raccontato un po’ di fatti miei, vado da Eataly e compro un olio di nocciole del Monferrato. Ogni tanto rispolvero pure il wok e ripenso con nostalgia alla birra e al cioccolato belga scrivendo quello che ho combinato a Bruxelles.

gam gam, venice

Novembre
Tra Venezia e Alessandria, cancello dalla mia lunga lista altri due locali, in procinto di partire per tre settimane di lavoro in giro per il Pacifico. Ed è dalla camera di un albergo di Kyoto che vi mando notizie di me attraverso un cavolo ripieno.

what they must have seen last

Dicembre
Tornato dalla Nuova Zelanda, mi becco un veloce raffreddore che mi costringe a letto (e grazie al quale trovo il tempo di scrivere la terza guida su Londra). Faccio fuori il cheddar della Bute Island su dei toast anglo-mediterranei, mentre ricordo con piacere i falafel e il caldo di Tel Aviv e le torte di mandorle e il gelo di Berlino. Per Natale sforno poi quantità industriali di biscotti austriaci, che tanto vengono divorati in meno di una settimana.

Non mi resta che augurarvi un felice anno nuovo, con la speranza di ritrovarci di qui a un anno con un mondo migliore e più rispettoso di ogni essere vivente.
TANTI AUGURI!!!



Natural’Mente

27 12 2009

natural'mente, berlin

La morsa di ghiaccio che ha investito l’Italia settimana scorsa è nulla se confrontata con il gelo che solitamente interessa Berlino nei mesi invernali. E un buon motivo per rifugiarsi da Natural’Mente, ristorante macrobiotico nonché scuola di cucina, è quello di cercare conforto dal vento gelido che spazza la capitale tedesca con piatti salutari cucinati con cura e inventiva.
Natural’Mente, che si autodefinisce ein Paradies für Geniesser (un paradiso per buongustai), vanta una tradizione più che ventennale nel campo della ristorazione naturale e macrobiotica. Aperto purtroppo solo a pranzo, dal lunedì al venerdì, è situato in posizione strategica vicino allo Schloß Charlottenburg. Il menù, che varia ogni giorno e ogni settimana, dà ampio spazio ai classici della macrobiotica (il pesce viene proposto una sola volta a settimana). Riso integrale, ma anche grano saraceno, miglio e orzo accompagnano verdure cotte ad arte (da provare quelle croccanti al forno) e interessanti proposte a base di seitan, tofu e tempeh.

Per quanto riguarda la mia esperienza personale, dopo la classica, e ottima, zuppa di miso, abbiamo assaggiato il monopiatto del giorno, a base di grano saraceno, carote, broccoli alle nocciole e seitan al sesamo, accompagnato da un vassoio di crudità. 
Infine, discorrendo con lo chef, Herr Schmid, trasferitosi dalla natia Austria alla vivace metropoli tedesca, sulla scena culturale e gastronomica berlinese, abbiamo terminato con la sua squisita torta di mandorle accompagnata da crema pasticcera. Un capolavoro.

natural'mente, berlin natural'mente, berlin natural'mente, berlin natural'mente, berlin natural'mente, berlin natural'mente, berlin

Natural’Mente
Schustehrusstraße 26
10585 Berlin
Tel. +49 (0)30 3414166
Metro: Richard-Wagner-Platz
Google Maps

Cucina: macrobiotica (con pesce)
Orari: lun-ven 12-15.30
Prezzi: EUR 8,20-11,30 (monopiatto), EUR 3,60 zuppa del giorno, EUR 2,80 dessert 
Specialità vegan: monopiatti macrobiotici con cereali integrali, verdure crude e cotte di stagione e proteine vegetali (legumi o, a rotazione, seitan, tofu, tempeh). Dessert macrobiotici senza zucchero.
Note: è anche scuola di cucina e fornisce un servizio di catering.  
Altre recensioni: Happy Cow



Linzer Kekse

20 12 2009

linzer kekse

Quest’anno ho fatto il bravo e ho evitato acquisti folli… Però dell’aggeggio da cucina inutile non ho potuto fare a meno neanche per questo Natale, e il taglia-biscotti di Linz in cui mi sono imbattuto settimana scorsa è finito nella mia strabordante collezione di gadget culinari. Si tratta di un attrezzo per creare una doppia coppia di biscotti, di cui quello che costituirà il lato superiore è forato al centro con un motivo ornamentale. In realtà potete realizzarli con dei semplici tagliabiscotti di misure diverse: il biscotto superiore dovrà essere più piccolo di quello che funge da base.
I biscotti di Linz sono un caposaldo della pasticceria austriaca, come dimostrano anche forum online dedicati al celebre pasticcino (non molto conosciuto da noi, però). Nel mio caso ho adattato la ricetta classica arricchendola con cioccolato e noci (suvvia, siamo a Natale!). Il risultato è stato eccezionale: ho ottenuto infatti dei biscotti morbidi che si sono mantenuti alla perfezione per una settimana in una scatola di latta. Forse si sarebbero conservati anche più a lungo, ma non mi è dato saperlo ;-)
Se preferite invece un biscotto dall’aroma sempre natalizio (mandorle e arancia), ma più salutare (senza burro di soia e zucchero, ma con olio di girasole e malto), vi rimando ai biscotti di kamut e mandorle
Lasciandovi quindi la ricetta di queste delizie mitteleuropee, non mi resta che augurarvi Frohe Weihnachten ;-)

 

Biscotti di Linz
Linzer Kekse

La realizzazione di questi biscotti è piuttosto semplice, l’importante, quando si stende col mattarello, è lavorare con una frolla ben fredda, essenziale data la presenza contemporanea di burro di soia, noci e cioccolato. Se non possedete i tagliabiscotti appositi, utilizzate una forma rotonda per la base, e una forma più piccola con un motivo natalizio o di altro genere per il biscotto superiore. Importante è anche curar bene la cottura, quindi sorvegliate il forno e non vi allontanate. Per quanto riguarda gli ingredienti, scegliete quelli del commercio equosolidale e per la farcitura una buona marmellata di lamponi dolcificata con succo di mela. Il lievito per dolci è quello naturale a base di cremortartaro e bicarbonato, che si trova nei negozi bio, così come lo zucchero di canna a velo vanigliato (altrimenti realizzatelo voi frullando finemente zucchero di canna e un pizzico di vaniglia naturale). Le dosi sono abbondanti perché ne ho preparati per amici e parenti, si ottengono infatti da 80 a 120 biscotti circa.

farina integrale 300 g
farina 0 300 g
burro di soia 400 g
zucchero integrale panela 450 g
cioccolato fondente al 70% 200 g
cacao amaro 50 g
gherigli di noce 300 g
cannella in polvere 2 cucchiaini
chiodi di garofano in polvere 1 cucchiaino
latte d’avena 4 cucchiai
lievito per dolci naturale 1 cucchiaino
vino passito 1 cucchiaino
marmellata di lamponi s.z. 200 g
zucchero di canna a velo vanigliato 50 g
farina per la spianatoia

Setacciate le farine, il lievito, il cacao e le spezie. Grattugiate il cioccolato e tritate al mixer le noci.
Sbattete il burro di soia con lo zucchero integrale. Aggiungete, poco alla volta e mescolando, le farine, il lievito, il cacao, le spezie, il passito e il latte d’avena. Terminate, sempre mescolando, con il cioccolato e le noci.
Dopo aver amalgamato bene il tutto, formate 4 palle, sigillatele con pellicola trasparente e mettetele in frigo, dove dovranno riposare per almeno un’ora.
Trascorsa un’ora, accendete il forno (se elettrico, in modalità statica) a 180°.
Infarinate leggermente la spianatoia e il mattarello, prendete la prima palla e stendetela a uno spessore di mezzo centimetro. Con il tagliabiscotti apposito o con uno circolare ottenete le basi del pasticcino. Con un tagliabiscotti più piccolo (o con quello apposito), realizzate la parte superiore. Con l’aiuto di una spatola, adagiateli su una teglia da forno ricoperta di carta da forno.
Infornate e cuoceteli per 8’. È molto importante controllare la cottura: essendo dolci piccoli tendono a seccarsi o peggio bruciarsi anche solo per un paio di minuti in più. Estraete la teglia e, con l’aiuto della spatola, sistemateli su un piatto per un primo raffreddamento (vi sembreranno un po’ morbidi, ma si compattano dopo qualche minuto) e poi terminate su una gratella per dolci, in modo da arearli bene.
Ripete l’operazione per gli altri tre impasti che avete in frigo.
Spalmate di marmellata i biscotti tondi che fungeranno da base. Spolverizzate di zucchero a velo quelli che fungeranno da cappello, sistemandoli infine sulla base.

2 ore più
1 ora di riposo



Buddha Burgers

16 12 2009

buddha burgers, tel aviv

Come avevo già scritto in precedenza, Israele è uno dei paesi in cui è più facile girare e trovare ottimi piatti vegani. La cucina tipica mediorientale si arricchisce di tutte le tradizioni portate dai paesi da cui provengono i suoi abitanti. Quello che sicuramente più caratterizza questo paese è, al di là delle vicende di politica internazionale naturalmente, il crogiuolo di razze che forma l’anima di questa parte del Mediterraneo. E Tel Aviv, che ne è il cuore moderno e la locomotiva economica e sociale, è uno dei posti dove più intenso è questo interscambio gastronomico.
Non è quindi difficile mangiare bene ovunque: l’hummus nella sua terra natale è assolutamente sensazionale (e viene sempre servito in porzioni più che generose), così come i prodotti ortofrutticoli e il pane locale, mentre i falafel sono in assoluto lo snack più popolare. Ottimi anche i ristoranti del cuore arabo della città, l’antico porto di Giaffa (Yafo in ebraico), ormai conurbato con la moderna metropoli. 

Tel Aviv offre però anche una manciata di ristoranti vegan, tra cui spicca Buddha Burgers, con due sedi: quella più grande a Tel Aviv sud, e un piccolo take-away in centro. Io ho provato quest’ultimo, in quanto convenientemente localizzato vicino al mio albergo. Situato lungo una via trafficata del centro, è un posto piacevole dove fermarsi a mangiare un burger vegetale “appollaiati” sugli alti tavolini degli ampi marciapiedi che caratterizzano la città. Lo spazio all’interno è limitato, ma non è un problema dato che il clima della costa mediterranea israeliana è mite quasi tutto l’anno. Io ho provato il Buddha Burger Classic, un ricco panino imbottito di un hamburger a base di germogli di lenticchia, funghi, sedano, noci, cipolla, semi di sesamo, tahin e basilico, e un’insalata con uno splendido condimento a base di tahin. Il menù offre comunque una ricca selezione, oltre che di burger (spiccano anche quelli ai falafel al forno o all’okara), anche di burritos, tortilla, zuppe. Non vengono dimenticate neppure le esigenze crudiste (ed è più che ovvio, dato il clima), con una ricca selezione di germogli, insalate, frullati, centrifugati e cracker di semi di lino. Tra le proposte più divertenti, invece, i biscotti vegan per cani (e i loro padroni), a base di farina integrale, germe di grano, semi di lino, burro d’arachidi e lievito alimentare. Altrettanto validi comunque anche i biscotti per “umani”, di cui ho fatto una buona scorta per le mattine successive (soprattutto quelli con gocce di cioccolato!).

buddha burgers, tel aviv buddha burgers, tel aviv buddha burgers, tel aviv buddha burgers, tel aviv buddha burgers, tel aviv buddha burgers, tel aviv

Buddha Burgers
86 Ibn Gabirol
Tel Aviv-Yafo
Tel. +972 (0)3 5223040
Google Maps

Cucina: 100% vegan – ebraica, indiana, mediorientale, italiana, internazionale, messicana, crudista
Orari: dom-gio 11-23, ven 11-16
Prezzi: NIS 20-30 a piatto (EUR 4-6)
Specialità: burger, toast, zuppe, burritos, “Buddha bowls”, tortilla roll, cracker crudisti di lino, antipasti, panini, pita ripiene, centrifugati e frullati freschi, insalate. Ottima selezione di tofu di vari gusti, seitan, legumi, cereali integrali.
Note: no carte di credito; cani ben accetti; menù in ebraico e inglese.
Altre recensioni: Happy Cow



Toast cheddar e tapenade

14 12 2009

cheddar and tapenade toasts

Il cheddar? Ma non è un formaggio vaccino inglese? In un blog di ricette vegan?!? Ma che, gli ha dato di volta il cervello? Poveraccio, un mese di viaggi di lavoro, lunghi spostamenti aerei, fusi orari e anonime camere d’albergo hanno minato definitivamente la sua mente instabile…
E no, cari miei, il cheddar del titolo e della ricetta è quello degli scozzesi dell’Isola di Bute, assolutamente vegetale, e a lungo oggetto dei miei sogni culinari dopo la recensione di Vera e dopo averli assaggiati durante l’ultimo Vegfestival. I formaggi vegan di Bute Island sono distribuiti in Italia da Il Gusto della Natura, un piacevole localino/negozio di Intra, sul versante piemontese del Lago Maggiore, e venduti anche online in tutta Italia tramite il loro portale, Seme di Papavero. Naturalmente si tratta di un prodotto piuttosto lavorato e con una buona dose di grassi saturi (ma di colesterolo ovviamente non ce n’è, essendo vegetale, così come non ci sono grassi idrogenati) da consumare con moderazione. Però ogni tanto si può fare, no?

Toast cheddar e tapenade

La ricetta è una mia libera interpretazione dei tipici kipper toasts inglesi realizzati con l’aringa affumicata (kipper). Il pesce l’ho sostituito con una tapenade autoprodotta (tra l’altro, pur essendo francese, è un patè che va fortissimo sui menù dei ristoranti di Albione). Il formaggio vegan è lo strong cheddar stagionato della Bute Island Foods (strong cheddar style sheese), che conferisce un carattere deciso e vigoroso al patè. Ovviamente, tra formaggio e capperi, niente sale, mi raccomando. Le dosi sono per 8 fette.

pane integrale a cassetta 8 fette
olive nere snocciolate 100 g
capperi sotto sale 40 g
cheddar stagionato vegetale 120 g
panna di soia 4 cucchiai
burro di soia 8 cucchiaini
pepe nero
salsa Worcestershire vegan (v. ricetta in basso)

Accendete il forno a 200°.
Dissalate i capperi mettendoli a bagno in acqua fredda. Grattuggiate il cheddar con la grattugia a fori grossi. Frullate nel mixer le olive, i capperi scolati, il formaggio, la panna e una grattugiata di pepe.
Imburrate le fette di pane. Spruzzate di salsa. Spalmate ogni fetta con abbondante patè.
Grigliate i toast in forno per 5’.

Salsa Worcestershire vegan

La salsa Worcestershire non è vegetariana in quanto contiene acciughe. Nei paesi anglosassoni sono disponibili anche varianti senza pesce, ma qui in Italia non le ho mai trovate. La versione vegan che mi autoproduco non è di mia invenzione, l’ho semplicemente trovata qui sulla rete. Il risultato è comunque molto interessante e assolutamente adatto a insaporire una miriade di preparazioni.

aceto di mele 120 ml
tamari 2 cucchiai
acqua 2 cucchiai
zucchero integrale 1 cucchiaio
zenzero in polvere ¼ cucchiaino
senape in polvere ¼ cucchiaino
cipolla secca in polvere ¼ cucchiaino
aglio secco in polvere ¼ cucchiaino
cannella 1 punta
pepe nero

Preparate la salsa Worcestershire: mettete tutti gli ingredienti in una padella e mescolateli bene. Portate a ebollizione mescolando. Cuocete per 1’. Fate raffreddare, e versate in una bottiglietta. Si conserva in frigo.

20 minuti
(salsa inclusa)