Kolach

9 02 2014

kolach

Ogni tanto mi rifaccio vivo sul blog, nella speranza di tornare a essere più regolare in futuro. Ma tant’è, gli impegni sono tanti, il tempo libero scarseggia e qualche ora devo anche dormirla… In una delle ultime domeniche piovose mi sono però rimesso ai fornelli, o meglio, con le mani in pasta. In procinto infatti di partire per la Bulgaria per la prima volta a fine mese (lavoro, lavoro), mi sono letto un po’ di pagine su Internet relative anche alla gastronomia tradizionale del paese. Carne, carne e ancora carne, com’è d’uopo nei Balcani, ma anche un interessante pane solitamente preparato per le feste (Natale, ma soprattutto Pasqua), il kolach, in realtà ben conosciuto, in varianti simili tra loro, in tutta l’Europa orientale, dalla Repubblica Ceca all’Ucraina, nonché in diverse zone degli Stati Uniti dove più forte è stata l’immigrazione dall’est europeom.
Lievemente dolce, morbido e gradevole, facile da realizzare, si è rivelato un pane estremamente versatile per qualsiasi utilizzo: a colazione, con confettura di frutti di bosco o crema di nocciole, a pranzo e cena, come valido accompagnamento di qualsiasi piatto, ma soprattutto in coppia perfetta con un robusto tagliere di affettati vegetali e formaggi vegan.
E ora vi scrivo velocemente la ricetta, che ne ho lasciato ancora un po’ di là in cucina con qualche fetta di carpaccio di mopur…

Kolach

Il segreto per un buon risultato è, come per ogni lievitato, un bel po’ di impegno nella fase dell’impastamento (almeno 15 minuti a mano!) e soprattutto un luogo caldo e ben isolato da correnti d’aria per le lievitazioni. La doppia lievitazione permette di ottenere un pane leggero e ben digeribile, oltre che particolarmente piacevole al palato.

farina 00 680 g
lievito di birra fresco 25 g
latte di soia 170 ml
malto d’orzo 15 ml
yogurt di soia 220 g
margarina vegetale 70 g
sale marino integrale 10 g

Per la glassa
malto d’orzo 3 cucchiaini
acqua 1 cucchiaino
semi di papavero

farina e olio per la spianatoia

Sciogliete la margarina a bagnomaria. Mescolate 45 ml di latte di soia, lo yogurt e la margarina.
Scaldate il resto del latte (30°C circa), scioglietevi il malto e il lievito, e lasciate a riposo cinque minuti.
Setacciate la farina e il sale. Versatevi il lievito sciolto e mescolate. Aggiungete poi la miscela di latte, yogurt e margarina, lavorando energicamente con le mani.
Trasferite il composto su una spianatoia infarinata e impastate bene per 15’. Ponetelo poi in una ciotola unta con un po’ d’olio e coprite con un telo umido. Lasciate lievitare l’impasto in un luogo caldo e al riparo da correnti d’aria per 1h30’.  
Trascorso questo tempo l’impasto dovrebbe essere raddoppiato. Riprendetelo, premetelo per far uscire l’aria, e rimpastatelo formando una palla. Create un foro centrale premendo il centro dell’impasto fino a toccare il piano sottostante. Ruotate poi l’impasto fino ad allargare il foro centrale e a ottenere una ciambella.
Sistemate la ciambella su una teglia ricoperta di carta da forno e fate riposare, sempre coperto e in luogo caldo e riparato, per 40’ (raddoppierà nuovamente di volume).
Accendete nel frattempo il forno portandolo a 200°C (statico).
Trascorso il tempo, riprendete la ciambella e spennellatela con una glassa ottenuta mescolando il malto con l’acqua. Cospargetela di semi di papavero e infornate per 30’.
Al termine sfornatela e fatela raffreddare su una gratella.

45 minuti
+ 2 ore e 10 minuti di lievitazione
+ 30 minuti di cottura

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Eating Out–Londra 1

6 01 2014

big

Inutile dire che a Londra è estremamente facile mangiare vegan, e che di sicuro non si patisce la fame. In tre articoli (questo il primo), tutti i locali provati negli ultimi due anni per viaggi di lavoro e di piacere nella capitale britannica.

ALARA HEALTH CAFE & STORE

Nel cuore di Bloomsbury, è uno dei più vecchi negozi biologici di Londra, dove potrete trovare il burro d’arachidi a pezzi grossi o quello golosissimo di anacardi, i flapjack e i biscotti scozzesi senza burro e uova, oltre a un vasto assortimento di spezie, cosmetici naturali e integratori. Molto buono il loro buffet vegetariano e vegano (90% di quanto cucinato è senza derivati animali, 80% senza glutine), da cui potrete scegliere tutto quello che vi va e pagare a peso. Il cibo spazia da piatti mediterranei a influenze asiatiche, fino a classici britannici rivisitati. Noi abbiamo assaggiato una buona selezione di piatti del Mediterraneo orientale ben cucinati, come dolmades, falafel, hummus, nonché un ottimo stufato di lenticchie e tofu.

alara health cafe, london alara health cafe, london alara health cafe, london alara health cafe, london

BUFFET

Ex-ristorante vegan cino-thailandese, offre un ricco menù a buffet. Quando ci sono stato l’ultima volta era ancora interamente vegan, ma so che recentemente hanno purtroppo inserito anche carne e altri prodotti animali. Cercherò di riprovarlo la prossima volta che sarò a Londra, nel frattempo ricordo con piacere i numerosi piatti anche con l’utilizzo di carni vegetali. Qualità non eccezionale, ma centrale e ideale per un pasto veloce e saziante. Molto d’effetto l’ambientazione.

buffet, london buffet, london

INSPIRAL LOUNGE

Nel quartiere di Camden, affacciato sul Camden Canal, questo piccolo ma accogliente ristorante vegetariano offre una cucina interamente vegetale, nonché dolci, praline e gelati 100% vegan. Buona scelta anche di dolci e prodotti crudisti. Vi si tengono anche concerti e altri eventi. Mi chiedo solo come mai offrano ancora il latte vaccino per frullati e caffetteria, oltre a quelli vegetali.

inspiral lounge, london

inspiral lounge, london inspiral lounge, london inspiral lounge, london inspiral lounge, london inspiral lounge, london inspiral lounge, london

LE PAIN QUOTIDIEN – Wimbledon

La catena belga (purtroppo ancora assente dal territorio italico dopo una breve parentesi romana) è un vero aiuto soprattutto per quanto riguarda la colazione (latte di soia, muesli, pane casereccio e confetture), ma anche a pranzo e cena offre diverse opzioni cruelty-free. Presente nella capitale britannica con una ventina di location, io ho avuto modo di provare quella di Wimbledon. Ottimo lo stufato di lenticchie e verdure autunnali, così come i crostini del loro pane artigianale con hummus e verdure miste.

le pain quotidien, wimbledonm, london

LOVING HUT – Edgware

Catena vegan d’origine taiwanese purtroppo ancora assente dal nostro territorio, a Londra è presente con tre punti. Io ho provato quello a Edgware (gli altri due ad Archway e Camden). Ricco buffet e possibilità di ordinare alla carta. Se avete voglia di un po’ di buon frittume cinese, è il posto giusto! Discreta selezione anche di carni vegan. Molto buona la cheesecake ai mirtilli e la frutta fritta. Offrono anche sushi vegan.

 

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Eating Out
Londra

parte 1

Alara Health Cafe & Store
58-60 Marchmont St
London WC1N 1AB
Tel. +44 20 7837 1172
Orari: lun-ven 9-20, sab 10-18, dom 11-18

Buffet
40 New Oxford Street
London WC1A 1EP

inSpiral Lounge
250 Camden High St
London NW1 8QS
Tel. +44 20 7428 5875

Le Pain Quotidien – Wimbledon
4-5 High St
London SW19 5DX
Tel. +44 20 3657 6926
Orari: lun-ven 7.30-21, sab 8-21, dom 8-19

Loving Hut – Edgware
236 Station Rd
London HA8 7AU
Tel. +44 20 8905 3033

Vedi anche tutti gli articoli già apparsi relativi a Londra.

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Budino di mosto

2 12 2013

budino di mosto

Viva la semplicità! Complice un inaspettato quanto gradito regalo fattomi da Annalisa durante la presentazione dei libri a Torbole, ovvero una bottiglia di mosto di vino rosso, sono finalmente riuscito a realizzare una ricetta che da tempo volevo sperimentare, non tanto per la sua complessità o difficoltà di realizzazione (anzi), quanto per il gusto. Nonostante l’autunno sia per me sinonimo soprattutto di vendemmia, con i filari di viti dalle foglie gialle e rossicce che, da quando mi sono (semi)trasferito in Monferrato sono una costante quotidiana, il budino di mosto risultava ancora un autentico sconosciuto, se non per quelle pseudo-versioni che è possibile trovare al supermercato. Forse anche perché si tratta di un dolce amato e diffuso in Emilia-Romagna e in Veneto, mentre qui in Piemonte non è particolarmente conosciuto.

Vegan già in origine, è un classico dolce povero di tradizione contadina, dalla realizzazione quanto mai rapida e facile, di una semplicità quanto mai disarmante, ma dal gusto rustico e particolarmente piacevole. Non è semplicissimo solo trovare la materia prima, bisogna infatti recarsi nelle cantine di vinificazione o avere la fortuna che qualcuno ve lo regali come nel mio caso. Può essere inoltre interessante sperimentarne varie tipologie, da quello di uva fragola a quello di bonarda, l’importante è che sia di uva nera, più dolce rispetto a quello realizzato con grappoli bianchi.

Budino di mosto

La ricetta è veramente facile, ma la semplicità è d’altronde il marchio di questo dolce. Volendo si può aggiungere un cucchiaio di zucchero integrale, ma secondo me si va a perdere il retrogusto piacevolmente aspro del mosto, già naturalmente dolce di suo. Le dosi sono per 4 persone.

mosto di vino rosso 500 ml
farina integrale 50 g

Setacciate la farina e ponetela in un pentolino.
Unite, sempre mescolando per evitare grumi, il mosto. Ponete sul fuoco e portate a ebollizione sempre mescolando. Lasciate cuocere per 5 minuti.
Versate in vasetti monoporzione e lasciate raffreddare a temperatura ambiente.

15 minuti
+ raffreddamento

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La Casota

10 11 2013

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Alle mie solite peregrinazioni sia lavorative (tante) che di piacere (meno di quante vorrei), si sono da un anno a questa parte unite quelle per la promozione del libro che, oltre a rendere ancora più complicata la mia già incasinata agenda, mi hanno però permesso di conoscere gente davvero molto piacevole, e di dare un volto e una voce a tanti contatti virtuali.

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Nella seconda metà di settembre ho avuto la possibilità di andare finalmente a trovare Tiziana e Sebastiano, conoscenze più che reali, ma con cui l’amicizia è nata proprio grazie a Internet, che mi hanno invitato a presentare il Cucchiaio Arcobaleno nel loro bed & breakfast inaugurato l’anno scorso. Tiziana, ex-funzionaria del Comune di Milano, ha scelto così di abbandonare il lavoro sicuro ma poco stimolante per dedicarsi all’apertura di un’attività 100% vegan che le sta fortunatamente dando molte soddisfazioni e una nuova carica vitale.

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Il B&B è ospitato nella vecchia casa di famiglia di Tiziana, a breve distanza a piedi dalle sponde del lago e dal centro storico di Torbole. Le camere sono tre, molto confortevoli, ognuna recante il nome di uno dei venti caratteristici che spirano in questa cittadina e che l’hanno resa famosa tra i velisti che vi accorrono a frotte.

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Il punto forte della Casota è sicuramente la colazione, a cui la padrona di casa si dedica con particolare impegno (praticamente io in due giorni l’ho vista solo spignattare). Quasi tutto è autoprodotto, dal pane ai formaggi ai dolci. La sala colazione è allestita nel retro della casa, proprio di fronte alla Stalota, una piccola costruzione in pietra un tempo adibita a ricovero della capra di casa, che in futuro verrà probabilmente riadattata a piacevole sala di lettura e ricreazione.

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Una grande tavola imbandita pone davvero l’imbarazzo della scelta, mentre una lavagna riporta tutto quello che troverete per colazione, sempre diverso e frutto dell’estro e delle sperimentazioni della padrona di casa. Si va da vari tipi di pane realizzati con farine integrali e pasta madre, al classico muesli tostato in casa, a torte sia della tradizione locale (ma quanto è buona quella di grano saraceno?) che di altre zone del mondo, al salato con formaggi e affettati 100% vegetali. Non da ultimo, ogni giorno viene servito un piatto caldo dolce, nel mio caso un corroborante waffle con frutta fresca e sciroppo d’acero.

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Prima della presentazione è il momento per un breve giro nel centro storico della cittadina, unita in un’unica realtà comunale con la sovrastante Nago (Nago-Torbole è infatti il nome ufficiale), ma da essa separata non soltanto geograficamente, ma anche da una storica rivalità. Meta già di pellegrinaggi tedeschi dal XVIII secolo (una targa nel centro storico riporta il luogo di residenza di Goethe durante il suo viaggio italiano), la cittadina si sviluppa dalla spiaggia tra le pittoresche montagne che si ergono maestose dal lato settentrionale del Garda e sale su verso le colline circostanti.

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E durante la presentazione, molto interessante e vivace, con un pubblico curioso e avido di risposte, ho avuto modo anche di conoscere dal vivo Annalisa e la sua splendida famiglia (che mi ha fatto dono di un ingrediente che cercavo da tempo e che sarà il protagonista della prossima ricetta), nonché un’altra Annalisa, che ha appena aperto un ristorante vegetariano a Rovereto, L’Orto di Pitagora, che spero di andare a provare quanto prima (buona scusa per tornare in Trentino!).

La Casota
Bed & Breakfast 100% vegan

Via di Coize, 10
Torbole sul Garda
38096 Nago-Torbole
Tel. +39 335 1435742 / +39 0464 506037
www.lacasotavegan.it

Consigli di lettura

Trentino

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Cake di miglio, porri e zucchine

6 10 2013

millet, leek and courgette cake

Il miglio è uno dei quegli ingredienti che ogni volta che lo utilizzi ti convincono sempre di più. Innanzi tutto è uno dei pochi cereali integrali che cuociono in poco tempo (difficilmente ho superato la ventina di minuti affinché l’acqua si assorbisse). Poi è un’ottima fonte di magnesio e ferro, ma soprattutto è senza glutine, perfetto per chi soffre di celiachia. È piacevolmente dolce, e assorbe bene i sapori degli altri ingredienti che lo accompagnano. E soprattutto ha il vantaggio di compattarsi perfettamente una volta raffreddato, quindi perfetto per sformati o cake salati, o per polentine un po’ diverse dal solito. Okay, ai più fa venire sempre in mente il mangime dei canarini, peccato però aver ormai dimenticato che era largamente utilizzato per l’alimentazione umana in Europa (rimane ingrediente comune in Africa e Asia), e pure da noi, fino al XVIII secolo, era uno dei cibi-base in Italia settentrionale (Emilia-Romagna in testa).

La ricetta è facilissima da preparare, realizzata fra un impegno e un altro di una domenica pomeriggio sempre troppo indaffarata, per la sera e, soprattutto, per i primi giorni della settimana iniziante in cui il tempo da dedicare in cucina è praticamente nullo. Si conserva in frigo, si taglia a fette, e si fa arrostire in padella antiaderente senza condimenti, arricchendosi così anche di una piacevole crosta croccante.

 

Cake di miglio, porri e zucchine

Al posto del sale marino integrale previsto nella ricetta potreste aggiungere un tocco diverso al piatto con un sale aromatizzato, come ad esempio un sale affumicato, che ben contrasta con la tipica dolcezza del miglio, delle zucchine e del porro. Oppure niente contrasti e un bel tono su tono con un sale rosso all’argilla. Le dosi sono per 6 persone.

miglio 250 g
acqua 1 litro
zucchine 3
porro 1
mandorle 40 g
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
sale marino integrale 1 pizzico abbondante

Tostate le mandorle in un padellino per 5’, facendo attenzione che non brucino, e poi tritatele grossolanamente.
Lavate e mondate le verdure, tagliatele a fette. Versate 2 cucchiai di olio in una padella antiaderente, rosolatevi il porro e le zucchine fino a che non si ammorbidiscano.
Portate l’acqua a ebollizione, versatevi il sale e il miglio lavato, abbassate il fuoco non appena riprende il bollore e coprite con un coperchio.
Dopo 20’-25’, non appena il miglio avrà assorbito tutta l’acqua, unitevi le verdure rosolate e mescolate bene. Versate il composto in uno stampo da plumcake leggermente oliato e spianatelo bene con un cucchiaio inumidito di acqua.
Lasciate raffreddare, estraetelo capovolgendo lo stampo e tagliatelo a fette, guarnendo con le mandorle.

40 minuti
+ raffreddamento

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Ratatouille

31 08 2013

ratatouille, turin

Su queste pagine avete sicuramente letto di due posti aperti da amici. Uno era la Pasticceria Delizi di Silvia e Fabrizio, l’altro Sale in Zucca, aperto due anni fa da Simona, coadiuvata dal suo compagno Stefano. Il primo aveva chiuso a inizio 2012, per un progetto di pasticceria vegan purtroppo poi abortito, l’altro è tuttora aperto dopo un recentissimo cambio di gestione: tutto sempre vegan al 100%, gestito da un’altra capacissima ragazza, Laura, che ha deciso di dedicarsi alla ristorazione cruelty-free.

Dall’unione e dall’esperienza dei quattro nasce Ratatouille, locale polivalente, 100% vegan, non da ultimo distante 700 m da casa mia! Difficile elencare in maniera esaustiva tutto quello che potrete trovarci e, soprattutto, gustare. Conoscendo i quattro titolari, non avevo dubbi che il risultato fosse eccellente, ma devo ammettere che hanno superato le mie più rosee aspettative.

ratatouille, turin

Ratatouille è innanzi tutto un ristorante. Piccolo e accogliente (una trentina di posti), con cucina fresca e un ricco menù che varia ogni giorno, offre servizio pranzo dal mercoledì al lunedì (il locale è chiuso il lunedì pomeriggio e il martedì) e cena, per ora, due volte la settimana, di giovedì e sabato. Ricca la scelta di antipasti (sempre ottima la farinata e l’insalata russa maison, interessante il carpaccio di mopur con formaggio in scaglie, così come le verdure in carpione o le crocchette di ceci). Da non perdere la pasta, interamente preparata fresca da loro con grano Senatore Cappelli (i ravioli sono la fine del mondo) in vendita anche al banco gastronomia. Tra i secondi, una scelta completa tra tofu, seitan, tempeh, mopur e legumi cucinati in maniera eccellente e fantasiosa (fra tutti spiccano il delicatissimo seitan con nocciole e aceto balsamico o l’ottimo tempeh al limone e zenzero). Originale il cestino di panetteria con assaggi di tutte le loro creazioni. Molto interessante anche la lista dei vini e delle birre, tutti bio e certificati vegan (quindi non chiarificati con gelatine animali o albume). Decisamente conveniente anche la possibilità di optare per un monopiatto maxi composto da antipasto, primo, secondo e contorno a scelta a 10 euro. Se poi vi avanza qualcosa, vi verrà solertemente impacchettato e consegnato per un consumo successivo a casa vostra.

ratatouille, turin

Ma è con i dessert che il locale fa veramente la differenza con gli altri (seppur ottimi) ristoranti vegan di Torino: la carta è ricca e varia, e si spazia dagli assaggi di pasticceria fresca e secca, ai semifreddi e ai monoporzione gelati, al tiramisù, ricco e sofficissimo, alle crostate e a tante altre golosità che vengono regolarmente variate secondo la stagione.

ratatouille, turin

Ratatouille, nato dalle costole di Sale di Zucca, è naturalmente anche gastronomia fresca e, come anticipavo sopra, pastificio: è possibile trovarvi i grandi classici vegan (dalla farinata alle deliziose torte salate, dai piatti di cereali, legumi e verdure ai tofumini al verde), ma anche, per l’appunto, pasta fresca e soprattutto affettati vegan di tofu, seitan e muscolo di grano tagliati freschi con l’affettatrice (e il gusto è totalmente diverso rispetto agli omologhi già confezionati che si trovano nei banchi frigo).

ratatouille, turin

Ratatouille è anche caffetteria: colazioni e merende a base di cappuccini di soia e caffè del commercio equosolidale, affogati al caffè o cioccolato, estratti freschi di frutta e verdura, croissant appena sfornati, bomboloni alla crema e altre piccole golosità.

ratatouille, turin ratatouille, turin

Ratatouille è anche panetteria: ogni giorno vengono sfornati un eccellente pane semintegrale morbido e profumato che si conserva per giorni, pani ai semi e noci, pizze, focacce e cracker aromatizzati.

ratatouille, turin

Ratatouille è però anche figlio di Delizi: pasticceria fresca e secca, splendidi e ammicanti petits-fours (bignole, chantilly, macarons, mini crostatine, diplomatici e altre piccole leccornie) da restare incollati alle vetrine, pasticceria secca salutista, torte e monoporzioni, per non parlare delle splendide creazioni esposte in frigo (profiterole, torte Sacher, torte alla panna). Non mancheranno poi con la stagione fredda cioccolatini, praline e i dolci natalizi tradizionali.

ratatouille, turin

Ratatouille è anche un fornito bio-vegan-market, in cui si può fare la spesa con tranquillità senza doversi scervellare a leggere gli ingredienti per vedere se c’è qualche derivato animale. Fanno bella mostra di sé tutti i classici prodotti da alimentari bio, con in più molti prodotti solitamente “introvabili”: dai formaggi Vegusto e altre marche italiane ed estere, al mopur e al muscolo di grano, dal cioccolato bianco ai prodotti Fry’s, dal veg-pesce alla panna di soia, riso e cocco da montare, fino al No-Egg, la polvere sostitutiva delle uova con cui realizzare anche meringhe vegan. Non mancano poi prodotti per l’igiene personale e la cosmesi, detersivi, borse e accessori in canapa, libri e presto anche trucchi per le fanciulle. Se poi non potete fare un salto personalmente, è possibile acquistate online e, qualora abitiate a Torino, c’è la possibilità di vedersi recapitare la spesa a casa.

ratatouille, turin ratatouille, turin

Ratatouille offre poi servizi personalizzati: dal catering alle feste di compleanno, dalle torte nuziali ai dolci per qualsiasi altra occasione. E infine, dall’esperienza di Simona e Fabrizio, si propone anche come scuola di cucina con aula didattica separata e attrezzata, e con un ricco programma didattico.

ratatouille, turin

Conoscendoli tutti e quattro da anni, so bene che l’impegno e la passione profusi quotidianamente, nati principalmente dall’amore verso gli animali e da un antispecismo sempre professato con grande coerenza, danno vita alle splendide realizzazioni che escono costantemente dal loro trafficatissimo laboratorio di cucina. E mi fa piacere che un locale del genere sia nato proprio in Italia e a Torino, ponendosi davvero come una dei migliori ristoranti vegan non solo d’Italia, ma d’Europa.

ratatouille, turin

 

Ratatouille
Corso Tortona, 2G
10153 Torino
Tel. 011 0362693

Cucina e produzione dolciaria: 100% vegan 
Orari: lun 10-15, mer-ven-dom 10-19:30, gio-sab 10-23, chiuso lun pomeriggio e martedì
Prezzi: ristorante € 10-30
Specialità: antipasti e gastronomia, affettati vegetali freschi, pasta fresca, secondi a base di seitan, tofu, tempeh e mopur, pasticceria fresca e secca, tiramisù, semifreddi.
Note: accessibile ai disabili; sì carte di credito; sì animali.

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Un’estate sull’Appennino tosco-emiliano

21 07 2013

in the woods

Chissà perché, ma l’estate mi porta sempre a essere un po’ malinconico, e i ricordi delle stagioni precedenti riaffiorano costantemente. Profumi, colori, sapori e sensazioni si ripresentano non appena si allenta un po’ la tensione del tran-tran quotidiano. Le vacanze agostane sono ancora lontane (le ferie saranno solo nella seconda metà del mese), ma ormai si respira sempre più in giro un’aria più rilassata che invoglia a lasciarsi andare a piacevoli ricordi. E uno di questi è proprio quello di una brevissima vacanza trascorsa a casa di amici sull’Appennino tosco-emilano tre anni orsono, ormai. Non ero mai riuscito a scriverne prima, ma è un piacere ora parlarne e ritornare indietro di qualche anno.

View from Loiano Castiglioncello Loiano flowers

Il soggiorno, breve ma intenso, è stato reso possibile grazie alla squisita ospitalità di Grazia, alias Erbaviola, e del suo compagno Matteo (oltre a quella dei loro due splendidi gatti, Kiki e Mako, pazientemente rassegnati per avergli rubato il divano letto), che ci hanno accolto, portato in giro e rimpinzato per quattro giorni.

Tuscan cow Beer Castiglioncello On the Tuscan side

Ringraziandoli ancora, e in attesa di andarli a trovare nella loro nuova casa, dedico loro qualche scatto e qualche piacevole ricordo degli incantevoli luoghi nei quali hanno deciso di stabilirsi, in zone ancora relativamente incontaminate, a cavallo tra Bologna e Firenze.

Castel dell'Alpi Lake

Loiano, Monterenzio e il vicino Parco Eolico di Casoni di Romagna, nonché i bellissimi castagneti della zona.

Casoni di Romagna eolic park

Il paese abbandonato di Castiglioncello, importante luogo di transito tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio, con i suoi suggestivi ruderi.

Lost town of Castiglioncello

Il Lago di Castel dell’Alpi, a San Benedetto Val di Sambro, e la piacevole passeggiata lungo il suo perimetro.

Castel dell'Alpi Lake

Le gustosissime creazioni culinarie di Grazia, tra cui i fenomenali burger di okara e la splendida pasta ripiena, ma le confetture, il pesto, le formaggelle di soia, la panzanella e tante altre golosità.

okara burgers Homemade vegan ravioli Homemade jams Okara burgers

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Spadellata di “pollo” vegan e asparagi

24 06 2013

vegan "chicken" and asparagus stir fry

Generalmente tutte le novità nel settore dell’alimentazione vegan mi entusiasmano parecchio, essendo fortemente curioso di sperimentare. Capisco anche chi è critico nei confronti di prodotti che in qualche modo vogliano “scimmiottare” carne e prodotti animali, anche se non mi trovo d’accordo con queste posizioni che in qualche modo temo allontanino molta gente dalla scelta di un’alimentazione cruelty-free. Nella mia dieta quotidiana, come scritto anche più volte in passato, consumo cibi il più possibile semplici e integrali, ma di tanto in tanto trovo che sia salutare e importante, più per lo spirito e l’appagamento sensoriale, oltre che per l’aspetto conviviale dello stare a tavola, introdurre alimenti più lavorati, come in questo caso.

Fry’s è un’azienda sudafricana che produce sostituti vegetali della carne surgelati, e che viene commercializzata in Italia da due torinesi impegnati anche dal punto di vista dell’attivismo animalista. Una realtà che mi sento quindi di supportare in quanto li conosco personalmente. La reperibilità non è semplicissima, ma li potete contattate per ordini sulla loro pagina Facebook. A Torino i loro prodotti saranno in vendita nel nuovo ristorante-pasticceria-biomarket vegan Ratatouille che aprirà i battenti il 1° luglio in Corso Tortona, 2 (così come da Sale in Zucca, attualmente chiuso per rinnovi, ma in riapertura entro fine luglio). Il gusto? Assolutamente delizioso!

 

Spadellata di “pollo” vegan e asparagi

Classico piatto fusion, a cavallo tra Australia e Thailandia, si prepara in pochissimo tempo (ottimo per single disperati e con poco tempo, o per ospiti improvvisi), ed è buonissimo. Per chi non trovasse o non volesse utilizzare le strisce di soia chicken-style, può sostituirle con tofu o tempeh a cubetti, seitan a strisce o legumi lessati.

strisce di soia chicken-style (Fry’s) 300 g
asparagi 1 mazzo
aglio 4 spicchi
peperoncino 1
salsa di soia 2 cucchiai
salsa di thai vegan 1 cucchiaio (v. ricetta in basso)
acqua 2 cucchiai
coriandolo fresco
olio di sesamo 2 cucchiai

Per il riso:
riso basmati 280 g
acqua 3 tazze

Per prima cosa, preparate il riso: versate il riso e l’acqua in pentola, portate a ebollizione, abbassate la fiamma e coprite con il coperchio. Cuocete 10’ fino ad assorbimento del liquido.
Lavate e mondate gli asparagi, tagliateli a pezzi di 5 cm circa. Tritate l’aglio e il peperoncino.
Scaldate l’olio nel wok a fiamma alta, aggiungete l’aglio e saltatelo per 20 secondi. Abbassate quindi la fiamma e versate gli straccetti di pollo veg surgelati, e saltateli per circa 5’ fino a farli dorare. Toglieteli dal wok.
Versate ora gli asparagi, 1 cucchiaio di salsa di soia, 1 cucchiaio di acqua e la salsa di mare thai. Saltate per 3’.
Aggiungete il pollo veg, la restante salsa di soia, il peperoncino e fate saltare il tutto ancora per 2’.
Servite sul riso, decorando con foglioline di coriandolo.

25 minuti

***

Salsa thai vegan

Valida alternativa alla difficilmente rintracciabile salsa vegetariana ai funghi (solitamente utilizzata nella cucina vegetariana thailandese a sostituzione dell’onnipresente salsa di pesce), si conserva in frigo per un mese ed è un ottimo condimento per qualsiasi piatto passato in padella, anche per dare tono a del semplicissimo riso bollito.

alga wakame a pezzi 30 g
acqua 1,5 l
aglio 6 spicchi, schiacciati e non pelati
grani di pepe 1 cucchiaio
funghi shiitake essiccati e tritati 10 g
miso 1 cucchiaio
salsa di soia 250 ml

Versate in una pentola l’alga, i funghi, l’aglio e il pepe con l’acqua e portate a ebollizione. Abbassate la fiamma e fate bollire per 20’.
Scolate il brodo con un colino e rimettetelo in pentola. Aggiungete la salsa di soia e fate ridurre a fuoco lento per circa 50’.
Al termine, aggiungete il miso (prendete un mestolo di salsa, scioglietevi bene il miso, e aggiungete al resto della salsa).
Travasate poi in una bottiglietta di vetro sterilizzata con acqua bollente (vedi procedimento qui).

1 ora e 10 minuti

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Torta di albicocche secche, zenzero e cannella

5 05 2013

dried apricot, cinnamon and ginger cake

Qui la primavera tarda decisamente a manifestarsi nella sua pienezza e, più che alla fine di aprile e inizio di maggio, viene da pensare di essere prossimi al Natale. E così viene anche voglia di rispolverare ricette che farebbero più pensare alla stagione fredda che non al clima solitamente più mite di questo periodo dell’anno. La ricetta è quella di una classica torta a doppio strato anglosassone, con la particolarità di essere senza glutine. Non mi ero mai cimentato fino ad ora con lievitati di questo tipo, e devo dire che il risultato è stato più che soddisfacente. Gran parte dei dolci senza glutine fanno uso di uova nell’impasto a supporto della lievitazione, ma è possibile creare una torta al contempo gluten-free e cruelty-free senza problema, con l’aiuto di lievito e farina di tapioca. In questo caso il mix di farine di partenza prevede l’utilizzo di cereali come il riso integrale, il miglio e il sorgo (quest’ultimo di non facilissimo reperimento, ma si può trovare online su Tibiona), che donano una consistenza piacevolmente umida e soffice.
È un dolce da preparare con cura e con calma, in più tempi. Dapprima la crema di albicocche e cannella, che servirà da copertura. Poi la doppia torta, per esagerare davvero come si fa al di là dell’Atlantico. E poi i tempi di riposo, per permettere alla copertura di rassodare e solidificare bene. Ed è da gustare anche con calma, dato che è decisamente ricca e consistente, oltre che profumatissima.
E con un dolce così, lo vogliamo chiudere un occhio su questa primavera anomala e piovosa?

Torta di albicocche secche, zenzero e cannella

Relativamente agli ingredienti, per cui è necessaria un po’ di ricerca, oltre alla farina di sorgo figurano il tofu vellutato compatto, una versione di tofu vellutato meno morbido di quello solitamente in commercio nei negozi di alimenti naturali. In Europa si trova quello in contenitore asettico della Morinaga (Mori Nu extra-firm). Io l’ho comprato a Londra a febbraio, ma in Italia l’ho intravisto anche in negozi specializzati in alimenti etnici e orientali (come Kathay a Milano). In mancanza di questo, usate il normale tofu vellutato, avendo cura di pretrattarlo, ponendo un piccolo peso sopra e lasciandolo un’oretta per far uscire quanto più liquido possibile, asciugatelo con un tovagliolo di carta, e nella ricetta della copertura aumentate il burro di anacardi a 90 g e lo zucchero a 50 g e diminuite lo sciroppo d’acero a 70 ml.
L’estratto naturale di vaniglia è un ingrediente tipico della pasticceria americana, mentre da noi non è facilmente reperibile. Potete acquistarlo online (anche qui) o farlo da voi. Oppure sostituirlo con della vaniglia naturale macinata.
Avrete infine bisogno di due teglie per torta da 20 o 24 cm, a seconda dell’altezza che vorrete ottenere. Le dosi sono per 12-16 fette.

Per la copertura di albicocca e cannella
tofu vellutato compatto (Mori Nu) 350 g
estratto naturale di vaniglia 15 ml
composta di albicocche 40 g
burro di anacardi 70 g
cannella in polvere ½ cucchiaino
sciroppo d’acero 90 ml
zucchero grezzo di canna 30 g
sale marino integrale 1 pizzico

Miscelate con il mixer in maniera uniforme. Fate raffreddare in frigo e lasciate rapprendere almeno il giorno prima.

Per la torta

Ingredienti secchi:
farina di riso integrale 135 g
farina di miglio 125 g
farina di sorgo 135 g
semi di sesamo 40 g
farina di tapioca 25 g
cannella macinata 3 cucchiaini
sale marino integrale 3 g
lievito per dolci al cremortartaro 10 g
albicocche secche 100 g

Ingredienti liquidi:
olio di girasole deodorato 60 ml
olio vergine di cocco 50 g
purea di mele 90 g
sciroppo d’acero 180 ml
melassa 240 g
zucchero integrale di canna 65 g
succo fresco di zenzero 2 cucchiai (ottenuto grattugiando una grossa radice di zenzero sbucciata)
estratto naturale di vaniglia 15 ml
latte di cocco 400 ml
acqua 60 ml

Per il ripieno
composta di albicocche a piacere

olio di girasole e farina di riso o miglio o sorgo per le teglie
albicocche secche per decorare

Tagliate le albicocche a pezzetti. Macinate i semi di sesamo con un macinacaffè.
Accendete il forno a 190°C (170°C se ventilato). Oliate e infarinate due tortiere.
Mescolate gli ingredienti secchi (compresi i semi di sesamo macinati) e aggiungete le albicocche a pezzetti.
Miscelate in maniera omogenea gli ingredienti liquidi e unite al resto, mescolando con un cucchiaio di legno per amalgamare il composto, che andrà poi suddiviso in maniera uguale nei due stampi da torta.
Infornate gli stampi e cuocete per 30-40 minuti. Verificate con un bastoncino o un tester per torte che l’impasto sia cotto, estraete dal forno e lasciate raffreddare.
Ponete la prima torta su un piatto al contrario (la parte bassa piatta sarà sopra) e spalmatevi la composta di albicocche. Ricoprite con la seconda torta (sempre appoggiata all’incontrario) e infine stendete con una spatola la copertura di albicocche e cannella sulla parte superiore e sui bordi. Lasciate rapprendere in frigorifero per almeno due ore (meglio ancora se la preparate il giorno prima).
Prima di servirla, reidratate le albicocche secche intere per un paio d’ore, scolatele e asciugatele, e usatele come decorazione sulla torta.

1 ora e 10 minuti
+ tempi di riposo

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VegOut: Kyoto

24 03 2013

haku un an, uji

Già sapete del mio amore particolare per il Giappone. E se il Giappone è una delle mie grandi passioni, la sua antica capitale, Kyoto, col suo ricco patrimonio storico-architettonico, è uno dei luoghi che più sento miei ogni volta che ci vado. Di questa splendida città già ne avevo parlato, così come di alcuni posti dove andare a mangiare. Completo la panoramica veg-culinaria di questa città con tre raccomandazioni, tre piccoli segreti ben nascosti da assaporare con calma.

kanga an, kyoto

KANGA AN
Il Kanga An è un luogo oserei dire magico. Un tempio ancora funzionante, l’unico a offrire piatti di fucha ryōri (la cucina vegetariana buddhista giapponese) anche la sera. Il complesso risale al XVII secolo, ben nascosto in una stretta via tra costruzioni più moderne, ed era all’epoca frequentato assiduamente anche dalla famiglia imperiale. Si accede al tempio di legno vero e proprio tramite un sentiero acciottolato pittorescamente illuminato da lanterne, mentre i due lati sono costeggiati dai padiglioni dove ci si accomoda per il pranzo o la cena.

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Seduti su comode sedie (non sul tatami, che sarà pure bello e caratteristico, ma pure piuttosto scomodo per noi poveri europei), separati dagli altri commensali da porte scorrevoli, si gustano le varie portate godendosi anche la suggestiva vista sui giardini alla giapponese. Come capita spesso in Giappone, la vista viene sollecitata quanto il palato, con l’ambientazione, con i colori e le curatissime preparazioni dei piatti. Si va dalla finta anguilla vegetale, realizzata sapientemente con glutine e alga nori, al tofu di sesamo, al tempura vegetale in cui figurano anche fiori e bacche di ginko biloba. Presentazioni, profumi e consistenze sono perfettamente calibrate.

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Il pranzo varia tra i JPY 5250 e i JPY 8400 (EUR 40-68), la sera si cena a JPY 12600-16800 (EUR 100-135). Davvero ben spesi, per un’esperienza che sicuramente rimarrà indelebile nella memoria. Si pranza dalle 12 alle 15, e la cena viene servita tra le 17 e le 21. Il tempio è vicinissimo alla stazione della metro Kuramaguchi.

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Kanga An
278 Shingoryōguchi-chō
Kita-ku
Kyoto
Tel. +81752562480

VILLAGE & PADMA CAFE
Nascosto nel retro di un cortile, sopra un ristorante di ramen, questo locale è quanto di più diverso ci possa essere dal Kanga An. Piccolo e scarsamente illuminato, ospita concerti dal vivo e una cucina rapida ed eco-friendly, tra cui spiccano alcuni piatti vegan indicati chiaramente sul menù (solo in giapponese). A pranzo è tutto vegan, la sera servono invece anche pesce. Il locale è chiuso il lunedì, gli altri giorni è aperto per pranzo dalle 11.30 alle 14.30, e a cena dalle 18.00 alle 24.00

village, kyoto village, kyoto

Io ci sono capitato nel mezzo di un jam-session di musica elettronica. Unico occidentale, mi sono gustato il mio menù vegetale a base di riso integrale, tofu, tempura e verdure, perforandomi i timpani e soddisfacendo la curiosità degli altri avventori su come diavolo fossi finito lì dall’Italia.

village, kyoto

Village & Padma Café
95 Tsukita-chō
Sakyō-ku
Maizon Shirokawa 202
Tel. +81757123372

HAKU UN AN
Uji, cittadina alla periferia sud di Kyoto, è famosa per i suoi splendidi templi, per essere l’ambientazione dei capitoli finali del Genji Monogatari, ma soprattutto per le sue piantagioni di tè verde, considerato uno dei più pregiati al mondo (e la Tsuen-cha-ya è considerato il più antico negozio di tè del mondo, risalente al XII secolo). Tutto questo per introdurre lo Haku-Un-An, uno dei classici ristoranti di fucha-ryōri che preparano e servono la tradizionale cucina vegetariana buddhista. Cucina che è assolutamente vegan in tutti i suoi piatti.

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Il ristorante è situato di fronte al tempio Manpuku-ji e vi si accede attraverso uno splendido giardino tradizionale giapponese, che fa da contraltare ai vari piccoli edifici che compongono il ristorante (tra cui una piccola casa da tè circolare).

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Il cibo, armoniosamente servito da camerieri in kimono, viene presentato su grandi piatti comuni da cui ogni persona attingerà con le sue bacchette, in modo tale da creare uno spirito di armoniosa comunanza che è la base del fucha ryōri.

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È possibile scegliere tre diversi tipi di pasti, i costi variano da JPY 5300 a JPY 8400 (circa EUR 45-70). Il ristorante è aperto tutti i giorni tranne il mercoledì, dalle 11 alle 20 (ma bisogna arrivare entro le 18 per cenare). Consigliata la prenotazione. Per arrivarci prendete la JR Nara Line o la Keihan Uji Line dalla stazione di Kyoto e scendete a Obaku. Il ristorante è a 5 minuti a piedi.

Haku-Un-An
30 Shiura
Gokasho
Uji
Tel. +81774320700
www.hakuunan.com

 

Se l’articolo ti è piaciuto, vedi anche:

Café Proverbs 15:17
Seigen’in

Kyoto

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