Vegan, kosher, halal…

7 03 2010

Tokyo 002

Tokyo, ore 23.55: mentre cerco disperatamente di far stare in valigia tutto il cibo che ho comprato oggi (domani sono in partenza per Nagoya), e mi inquieto come al solito leggendo le notizie online dal Belpaese, mi è caduto l’occhio su quest’articolo. Happy Cow lo conosco bene, gli altri due siti segnalati no, andrò a esplorarli.
E, a proposito di halal, se ancora non lo avete fatto, andate a leggervi l’articolo di Erbaviola e magari scrivete una letterina alla Coop…



Ta’am HaChaim

5 03 2010

ta'am hachaim, tel aviv

Sì, sono sempre a Tokyo, non mi sono (tele)trasportato in Israele. È solo che non ho ancora scaricato le foto appena fatte, e poi in ogni caso ho sempre un archivio dei locali provati che sembra non esaurirsi mai. In questo caso era da un po’ che volevo parlare di questo piccolo ristorante vegano – tra l’altro l’ultimo in cui ho scattato le foto con la vecchia compatta (la qualità non è quindi la loro dote principale).

A Tel Aviv ci sono stato per lavoro nel luglio 2008 – mese non proprio ideale per lavorare in un paese del basso Mediterraneo - o per lavorare in generale ;-) Ma non mi lamento, sempre a luglio, e sempre per lavoro, ero finito, qualche anno prima, in un vorticoso giro tunisino (con pausa pranzo in giacca a cravatta nel souk di Sfax, a “rinfrescarmi” con un tè alla menta e pinoli bollente – ma questa è un’altra storia).

Alloggiando in un albergo sulla spiaggia, ho individuato vari ristoranti veg*ani della zona (sebbene mangiare in Israele sia tutt’altro che un problema) e questo in particolare sembrava il più comodo e vicino. Sembrava, perché sono riuscito a perdermi e continuare a finire immancabilmente, per cinque volte consecutive, di fronte o di lato all’ambasciata indiana (che i funzionari arrotondino mica con un tandoori all’interno?). Invece no, alla fine l’ho individuato.

Ta’am HaChaim, che in ebraico dovrebbe significare “Il Gusto della Vita”, è un piccolo locale con cinque/sei tavoli gestito dalla Comunità Israelitica Afro-Americana, radicata tra Stati Uniti (principalmente a Chicago e Washington) e, ovviamente, Israele, che ha, quale valore fondante, una dieta vegana, meglio ancora se crudista, con alimenti naturali e integrali. Naturalmente non ho potuto esimermi dall’acquistare il loro ricettario crudista, con una serie di consigli su come vivere al top dimostrando trent’anni in meno.

ta'am hachaim, tel aviv

Il cibo offerto è suddiviso in tre spazi: salad bar, piatti pronti e gelati. Da un lato la possibilità di farsi costruire ricche insalate con aggiunta di olive, semi oleosi e germogli freschi. Nulla da eccepire, la qualità del prodotto fresco è molto elevata e si percepisce.

ta'am hachaim

Nel reparto cotti fanno bella mostra di sé invece quiche, hamburger vegetali, tofu, seitan, verdure, cereali. Io in particolare ho optato per una torta salata di verdure affogata in besciamella di soia, e un più mistico contorno di verdure a vapore.

ta'am hachaim, tel aviv

Interessante la scelta di dessert, anche se, dato il clima, ho preferito optare per una coppa di gelato cioccolato e vaniglia, a base di soia. Ammetto che non si è trattato del miglior gelato vegetale assaggiato, su questo devono forse lavorarci un po’ di più.

In linea generale il rapporto qualità-prezzo è abbastanza buono, e credo che non si possa chiedere di più a un ristorante del genere (insomma, si tratta di un posto senza pretese che propone cibo genuino, biologico e “ruspante” a prezzi modici, ma con poca inventiva).

PICT0108 ta'am hachaim, tel aviv ta'am hachaim, tel aviv ta'am hachaim, tel aviv ta'am hachaim ta'am hachaim, tel aviv

Ta’am HaChaim
35 Ben Yehuda
Tel Aviv-Yafo
Tel. +972 (0)6 6203151
Google Maps

Cucina: vegan, con una buona scelta crudista; kosher; ebraica, americana, naturale; take-away.
Orari: dom-gio 10-21, ven 10-14, sab e festivi chiuso.
Prezzi: per un’insalata, un piatto con contorno e il dessert sui NIS 60-70 (EUR 12-14).
Piatti vegan: tutto 100% vegetale. Insalate miste da comporre a piacere, zuppe con cereali, quinoa, quiche, hamburger vegetali, tofu, seitan; gelati di soia.
Note: menù in ebraico e inglese; accessibile ai disabili.
Altre recensioni: HappyCow

Vedi anche:

Buddha Burgers, Tel Aviv



Una zuppa di miso a Tokyo

1 03 2010

winter miso soup

Solo un brevissimo saluto per dirvi che sono vivo e vegeto. Mi trovo a Tokyo per lavoro, ci resterò fino al 10, e ringrazio tutti e tutte coloro che hanno commentato in questi giorni e a cui non ho ancora risposto, provvederò nei prossimi giorni.  E dopo la sveglia di domenica mattina alle otto, auto fino a Malpensa, transumanza umana ai controlli tra russi e arabi - e i body scanner, quand’è che li montano? ;-) 11 ore di trasvolata siberiana, atterraggio questa mattina (ore 3 italiane), autobus fino all’albergo (giusto quelle due orette), stanza della Barbie (e meno male che m’han fatto l’upgrade), mail di lavoro, mail di lavoro, mail di lavoro, mail personali (Grazia, scusami ti rispondo nei prossimi giorni – zwischendurch danke für alles und servus!), cena nel mio ristorante preferito, mail di lavoro… forse è meglio che vada a dormire? Ma non posso farlo senza prima lasciarvi, sarà complice l’atmosfera, con la rielaborazione culinario-fotografica della mia primissima ricetta (12 novembre 2006), la mia primordiale, beneamata e adorata zuppa di miso - che qua non posso mai magnare, che ci mettono sempre il katsuo.dashi :-(
A presto!



Funghi ripieni al genmaicha “hanafubuki”

24 02 2010

genmaicha stuffed mushrooms

Ultimamente sto subendo una fascinazione che mi sta aprendo a nuovi sapori e nuovi orizzonti. Si tratta di quella esercitata dal tè. Sebbene l’abbia sempre molto apprezzato, snobbando sin dall’adolescenza l’italico caffè (forse in un’antesignana premonizione della mia indole più nippo-“zen”-britannica che latino-“passionale”-mediterranea), è da quando leggo il blog di Acilia che mi è venuta voglia di saperne di più e di avventurarmi tra le modalità di degustazione e le innumerevoli varietà coltivate in mezzo globo. Ma la vera novità è averne scoperto la versatilità in cucina, la miriade di ricette in cui può diventare assoluto protagonista, oppure semplice comprimario, o infine presenza discreta ma caratterizzante.

Approfittando del regalo arrivatomi ormai mesi orsono dritto dritto dalla Puglia, mi ero ripromesso di dedicare una ricetta alle cinque selezioni di tè che Acilia mi ha gentilmente inviato. La prima è stata questa. Ecco la seconda, in cui il suo genmaicha, che ha come base due tè verdi di prestigio (il gyokuro, in particolare, e il sencha), e battezzato “hanafubuki” (花吹雪), termine che designa la caduta dei fiori di ciliegio in primavera, è l’attore principale di questa veloce preparazione al forno.

Funghi ripieni al genmaicha “hanafubuki”

Il genmaicha è un classico tè verde giapponese dall’aroma inconfondibile, in quanto miscelato con riso integrale tostato. Il nome stesso è indicativo della sua composizione: genmai (玄米) in giapponese è il riso non raffinato, e cha (茶), come in molte altre lingue, è l’amata bevanda. In questo abbinamento è bene utilizzare dei funghi dal sapore delicato, come i classici champignon bianchi, che non coprono l’aroma peculiare di questo tè. Le dosi sono per 6 persone.

funghi champignon 24
noci sgusciate 35 g
tofu 1 panetto (120-140 g)
pangrattato integrale 100 g
olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
acqua minerale naturale 250 ml
genmaicha 4 cucchiaini
prezzemolo 1mazzetto piccolo
sale marino integrale

Eliminate con il coltello i residui terrosi dai gambi dei funghi. Con uno strofinaccio bagnato e ben strizzato, pulite i funghi per eliminare i residui di terra e le impurità.
Staccate con delicatezza i gambi dalle cappelle e tritateli. Tritate anche le noci. Schiacciate il tofu con una forchetta. Tritate le foglie di prezzemolo
Preparate il tè: portate a bollore l’acqua e spegnete. Lasciate 5’ in modo che la temperatura dell’acqua scenda a circa 80° (il tè verde perde il proprio aroma se messo in infusione in acqua bollente). Versate quindi il genmaicha e lasciate in infusione 2’. Scolate con un colino.
In un padellino saltate i gambi tritati con l’olio per 5’ circa. Aggiungete le noci, il pangrattato, il tofu e un pizzico di sale, mescolando bene.
Versate il genmaicha nel composto, mescolando bene per ottenere un impasto omogeneo e consistente. Da ultimo unite il prezzemolo e mescolate ancora.
Accendete il forno a 180°. Ricoprite una teglia con carta da forno.
Riempite ogni cappella con un cucchiaio di ripieno, ponendole sulla teglia.
Infornate per 15’ circa in forno statico.

1 ora e 20 minuti

Vedi anche:
- Composta di pesche e “Brezza di Seta” con zenzero candito
- Spaghetti di riso con verdure al tè verde (di Acilia)



Delfinato e Alta Provenza

13 02 2010

red ivy

Ehi, non mi ero mica accorto che sono passate quasi due settimane dal mio ultimo aggiornamento! Tra una riunione in ufficio e un’altra del gruppo d’acquisto, tra commissioni varie e tanta neve, mi sono proprio reso latitante dal blog. Per farmi perdonare vi rendo partecipi del mio breve fine settimana oltre confine, qualche mese fa ormai (inizio ottobre). Nasce così la quarta miniguida, dedicata a due regioni francesi al confine con l’Italia, l’antico Delfinato e la selvaggia Alta Provenza.

the three muskeeters

Uno dei motivi che ci hanno condotto nel Delfinato è stato quello di visitare alcune delle fortificazioni di Vauban, iscritte nel 2008 nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

20091101_13

  • I forti (Fort des Têtes, Fort des Salettes, Fort du Dauphin, Fort du Randouillet) che circondano la cittadina di Briançon e che dominano le cinque vallate che confluiscono sullo sperone roccioso su cui sorge la città vecchia.

  • La vista a strapiombo sul fiume Durance dal Pont d’Asfeld (denominato anche Pont du Diable).

  • Il meraviglioso centro storico medievale e rinascimentale della Vieille Ville di Briançon, con la sua ripida Grande Gargouille, che corre da nord a sud.

    silence, please

  • L’imponente Collégiale Notre-Dame et Saint Nicolas da un lato della città vecchia, e la francescanamente vetusta Église des Cordeliers, che mi ha ricordato tanto certe semplici architetture dell’Italia meridionale.

  • Fare scorta di marmellate biologiche locali, pani rustici cotti nel forno a legna e piccolo farro da Le Panier Bio.

    my second house... (i'm kidding)

  • Non molte le opzioni vegan a Briançon, ma sono comunque riuscito a rimediare una coreografica insalata vegetariana servita su un tavolo in ardesia da Le Passé Simple e cenare a base di specialità cinesi e vietnamite da Le Jasmin.

  • Il villaggio fortificato di Mont-Dauphin, con la sua Place-Forte (sempre progettata da Vauban) che si erge solenne su uno sperone roccioso.

  • Prendere nota di una delle ricette tipiche del posto, lou matafan, una semplice crespella a base di farina integrale diluita nel latte e insaporita semplicemente con sale, pepe ed erbe di Provenza, cotta in un padellino (vabbè l’originale prevederebbe anche le uova e il burro, ma ci vuol niente a sostituirli, no?).

    breathe!

  • Avventurarsi nell’incontaminata natura dell’Alta Provenza, in particolare nella selvaggia Vallée de l’Ubaye, esplorando i piccoli tesori nascosti come il paesino di Saint-Paul-sur Ubaye.

  • Evitare di comprare tutto quello che troverete alla Maison des Produits du Pays nel villaggio di Jausiers: artigianato in legno, marmellate di frutti selvatici, piccolo farro, lenticchie verdi della vallata e soprattutto l’introvabile farina di lenticchie  con cui realizzare gustose farinate – tutto naturalmente a kilometro zero.

  • Inerpicarsi fra gli aspri paesaggi del Parc National du Mercantour fino a uno dei valici più alti d’Europa, il Col de Restefond-la Bonette, che mette in comunicazione (solo in estate e autunno) questa aspra regione con Nizza e la Costa Azzurra. La vista sulle brulle montagne e il silenzio gratificano della lunga strada impervia per arrivarci.

sleep tight

La mappa di Delfinato e Alta Provenza del Cucchiaio di Legno

colours of dauphiné deep blue sky dark alley on the blackboard la collégiale deep blue sky 2 simplicity the mayor's second job? the brave knight the devil's bridge the fort dog rose mountain cross little alpine church smile! night vision woods and mountains what time is it? how much barley you said for the recipe? an essential garden yellow leaves where's the roof gone? a tiny flea market what a scenery mountain church love this view fence the twin towers i'm not looking down! looks like sophia, isn't it?

La ricetta, infine…

chickpeas and petit épautre soup

Zuppa di ceci e piccolo farro di Alta Provenza
Soupe de pois chiches et petit épautre de Haute-Provence
*

Il piccolo farro di Alta Provenza (triticum monococcum), presidio Slow Food, è una varietà ben distinta rispetto al farro italiano (triticum dicoccum) e alla spelta o grande farro (triticum spelta), è un prodotto tipico di quest’area e, necessitando di poche cure, riesce a crescere bene in questo territorio impervio. Il piccolo farro di Alta Provenza l’ho scoperto grazie a Cristina, che ne ha parlato proprio la scorsa estate, proponendoci un’interessante insalata estiva.  Questa ricetta, adattata dal sito ufficiale, ha come protagonisti il piccolo farro e i ceci, coltivati entrambi nella stessa zona, spesso a rotazione. Si tratta di una zuppa rustica e dal sapore deciso, adatta all’inverno. Le dosi sono per 6 persone.

olio extravergine d’oliva 4 cucchiai
aglio 3 spicchi
cipolle 2
carote 3
porro 1
sedano 2 gambi
piccolo farro di Alta Provenza 400 g
ceci 200 g
sale marino integrale 1 cucchiaio
acqua 3 litri
pepe nero
chiodi di garofano 10
rosmarino
prezzemolo
salvia
alloro
spago di lino da cucina

La sera prima mettete a bagno i ceci.
Sbucciate le cipolle. Tritatene solo una insieme agli spicchi d’aglio. Nell’altra cipolla inserite i chiodi di garofano.
Lavate e mondate le carote, il porro e i gambi di sedano e tagliate tutto a pezzetti.
Sciacquate i ceci e il piccolo farro.
Preparate un bouquet garni, legando con spago da cucina i gambi di rosmarino, prezzemolo, salvia e le foglie di alloro. Lasciate l’estremità del filo un po’ più lunga, per legarlo a uno dei manici della pentola e rimuoverlo così con maggior facilità una volta pronta la zuppa.
In una grande casseruola (se di terracotta naturale ancora meglio) rosolate l’aglio e la cipolla con l’olio per un paio di minuti. Aggiungete le verdure a pezzetti, il piccolo farro, i ceci, la cipolla con i chiodi di garofano e l’acqua.Legate il bouquet garni a uno dei manici della pentola e immergetelo insieme al resto.
Fate cuocere per circa 2 ore. Aggiungete infine il sale, mescolate bene, e insaporite ancora sul fuoco per 10’ circa.
Eliminate il bouquet garni. Estraete anche la cipolla intera, privatela dei chiodi di garofano, affettatela e rimettetela nella zuppa.
Servite con pepe nero macinato al momento.

2 ore e 45 minuti + ammollo dei ceci

*Pour les amis francophones, vous trouverez la recette ici (éliminez simplement la viande).

Vedi anche:

Insalata di piccolo farro (di Cristina)
Farro con cavolo nero



Golden Age

31 01 2010

golden age, auckland

Dopo un indiano in Giappone, eccomi a parlarvi di un cinese in Nuova Zelanda… Una delle cucine maggiormente sconosciute nel nostro paese, a differenza di quello che avviene in molte altre parti del mondo, è quella cinese vegetariana. E non parlo di involtini primavera e verdure brasate, bensì di tutta quelle serie di preparazioni tradizionali che venivano preparate nel Regno di Mezzo durante le festività buddhiste. La Cina ha infatti un ricco repertorio di sostitutivi della carne a base di soia: soia che, insieme a tofu e yuba, veniva e viene preparata per dar vita a versioni senza spargimento di sangue di anatra, pollo, maiale, manzo e pesce realizzati con ingredienti vegetali, riproducendone fattezze, consistenza e sapore, in maniera talvolta inquietante per chi ne ha abbandonato da tempo il consumo.

Ma veniamo al ristorante in questione, aperto da neppure un anno e situato in uno dei luoghi maggiormente strategici e facilmente raggiungibili di Auckland. Il locale si trova difatti proprio davanti alla Sky Tower, il simbolo per eccellenza della città neozelandese. Ristorante cinese completamente vegan, come ce ne sono tanti nei paesi anglosassoni, è gestito dai discepoli della Maestra Suprema Ching Hai (“Oceano d’Amore”), il che significa che nel locale troneggiano un paio di televisori che trasmettono i programmi della sua emittente televisiva. Ora, a prescindere dal fatto che stia diventando un vecchio brontolone allergico a qualsiasi tipo di dogma e di ingerenza mediatica (dovendo già sopportare quella nostrana), c’è però da dire che il messaggio di abbracciare il veganesimo per migliorare le condizioni ambientali del pianeta è sicuramente encomiabile.

Venendo all’aspetto forse più interessante, quello culinario, il ristorante offre una ricca selezione di cucina cinese vegetariana. A pranzo potrete servirvi dal buffet, ma io l’ho provato solo a cena, con servizio al tavolo. Nel mio caso ho optato per due piatti di wonton, di cui uno in zuppa. Le porzioni sono davvero abbondanti, e la zuppa bollente, come da tradizione asiatica. Il ripieno, a base di cavolo, carote, sedano, funghi e tritato di soia, eccellente.
Ma è nei piatti principali che il locale offre il meglio di sé: dal “pollo” al limone (delizioso), al “manzo” di soia brasato, all’”anatra” laccata, sfido qualunque onnivoro a non scambiarli per i corrispettivi piatti carnei.
Il dessert non l’ho provato, anche perché non vado pazzo per i dolci cinesi, sebbene abbia visto servire alcune proposte piuttosto invitanti agli altri tavoli. Il servizio è veloce e attento, sebbene un po’ spartano (ma siamo noi italiani a essere abituati troppo bene con coperti e tovagliette).

Un locale quindi da consigliare, sia per l’offerta, che per il prezzo (davvero basso, come potete vedere dalla scheda in basso). In più la posizione centrale lo rendono una tappa obbligata per chi si trova ad Auckland (Alessandra, se lo proverai, fammi poi sapere che te ne pare!).

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Golden Age
61 Victoria Street West
Auckland
Tel. +64 (0)9-3032531
Google Maps

Cucina: cinese vegan
Orari: tutti i giorni, pranzo e cena
Prezzi: buffet a pranzo dal lun al ven a NZD 7,90-9,90 (EUR 4-5) – tre portate e dessert NZD 20-30 (EUR 10-15)
Piatti vegan: tutto il menù è 100% vegetale. Da provare le carni e i pesci vegetali (pollo al limone, anatra arrosto, manzo brasato), i wonton, i piatti di pasta e riso, le zuppe.
Note: se non sopportate la propaganda televisiva ma volete lo stesso godervi le delizie di questo ristorante, dovreste riuscire a sedervi senza problemi dando le spalle allo schermo ;-) Il menù è in inglese e cinese.
Altre recensioni: Happy Cow



Biscotti ai fiocchi d’avena, in doppia versione

26 01 2010

Un buon libro di cui consiglio la lettura, soprattutto per chi vuole avvicinarsi o vuole saperne di più di cucina naturale, è ABC dell’alimentazione naturale di Giuliana Lomazzi, edito da AAM Terra Nuova, che presenta tutta una serie di spunti interessanti per alimentarsi in maniera corretta. Al fondo anche una serie di semplici ricette per sperimentare piatti a base di cibi integrali, biologici e quasi tutti di origine vegetale. Da queste facili preparazioni ho tratto questa mia versione dei biscotti ai fiocchi d’avena (la versione originale la trovate a pag. 182).

Credo che l’avena sia il cereale che consumo con maggior frequenza, dopo il grano e il riso. Fra i più proteici, ha un gusto ricco e pieno, adatto al rigido clima invernale (non a caso, è uno dei cereali più diffusi e consumati nei paesi freddi). E oltre a consumarla al mattino nel classico porridge, ogni tanto preparo per l’appunto questi biscottini, che durano purtroppo sempre troppo poco ;-)

oat rolls biscuits

 

Biscotti ai fiocchi d’avena
in versione dolce al malto di riso

Questi biscotti sono realizzati con i classici fiocchi d’avena, quelli più grandi, che rimangono integri e permettono quindi di ottenere dei dolcetti croccanti molto adatti alla prima colazione. Con queste dosi otterrete circa 40 biscotti, da consumare preferibilmente in 3-4 giorni.

fiocchi d’avena grandi 300 g
farina integrale di grano 100 g
malto di riso 160 g
bicarbonato di sodio 1 cucchiaino abbondante
olio extravergine d’oliva 120 ml
acqua calda 300 ml
sale marino integrale 1 pizzico

Mescolate i fiocchi d’avena con la farina integrale, il bicarbonato e il sale. Aggiungete il malto, l’olio e l’acqua e lavorate l’impasto con un cucchiaio in modo da ottenere un impasto omogeneo.
Foderate una teglia con carta da forno e stendete l’impasto.
Accendete il forno a 150°. Lasciate riposare l’impasto per 15’.
Prima di infornare, incidete la superficie dell’impasto per ottenere i biscotti. Cuocete in forno per 20’.
Estraete la teglia e fate raffreddare i biscotti su una gratella per dolci.

40 minuti

L’avena poi la consumo anche in preparazioni salate, per lo più sotto forma di chicchi o, se in fiocchi, in minestre di verdure. La pasta di farina di avena non mi ha invece convinto del tutto perché tende a rompersi e sfaldarsi facilmente in cottura. Magari rende meglio al forno, ma devo ancora elaborare qualcosa di interessante. Qualcuno per caso l’ha fatto?
Da provare anche la versione salata dei biscotti di cui sopra, che può fungere da originale finger food dal sapore rustico per l’ora dell’aperitivo. In questo caso ho utilizzato in parte dei fiocchi d’avena piccoli (quelli che uso per il porridge del mattino, più veloci da cuocere) in quanto tendono a disfarsi e compattarsi fra di loro, donando quindi una maggiore morbidezza all’impasto.

oat rolls and cumin snacks

Biscotti ai fiocchi d’avena
in versione salata con il cumino

In questo caso basta eliminare il malto, aggiungere un po’ più di sale e le spezie che più vi aggradano per questo aperitivo dall’aspetto e dalla consistenza ruvidi e rustici. Il cumino in particolare dona una nota di freschezza che rende questi snack decisamente stuzzicanti. Le dosi sono per circa 30 biscotti, anche questi da consumare preferibilmente nei 4 giorni.

fiocchi d’avena grandi 200 g
fiocchi d’avena piccoli 100 g
farina integrale di grano 100 g
sale marino integrale 1 cucchiaino
cumino 1 cucchiaino
bicarbonato di sodio 1 cucchiaino abbondante
olio extravergine d’oliva 120 ml
acqua calda 300 ml

Mescolate i fiocchi d’avena con la farina integrale, il bicarbonato, il sale e il cumino. Aggiungete l’olio e l’acqua e lavorate l’impasto con un cucchiaio in modo da ottenere un impasto omogeneo.
Foderate una teglia con carta da forno e stendete l’impasto.
Accendete il forno a 150°. Lasciate riposare l’impasto per 15’.
Prima di infornare, incidete la superficie dell’impasto per ottenere i biscotti. Cuocete in forno per 20’.
Estraete la teglia e fate raffreddare i biscotti su una gratella per dolci.

40 minuti



Nataraj Ginza

19 01 2010

nataraj ginza

Nataraj è l’unico ristorante indiano totalmente vegetariano di Tokyo, con ben tre punti dislocati su tutto il territorio metropolitano (Ginza, Aoyama e Ogikubo). Quello collocato a Ginza, in particolare, è il più bello e grande, dislocato su tre piani (di cui uno con salette private alla giapponese), nel cuore di una delle zone più eleganti e famose della città.
Tra piacevoli oggetti d’artigianato e luci soffuse, si pranza e cena a base di specialità indiane e indo-giapponesi. Il Giappone ha infatti inglobato molti piatti indiani, nipponizzandoli (il curry è uno dei piatti più amati nell’arcipelago), e Nataraj non è da meno, nonostante gli chef siano tutti originari della penisola indiana. 
Il ristorante è vegetariano, ma sul menù sono chiaramente indicati i piatti contenenti latticini. Nataraj offre anche un menù macrobiotico, sempre di ispirazione indiana, il che è un’esperienza di per sé, dato che il connubio tra cucina indiana e macrobiotica non sempre è così immediato.
Un’avvertenza: non ordinate il naan, perché preparato con il ghee. E infine ricordate che in Giappone vale la regola tassativa dell’ultimo ordine: i camerieri passeranno infatti a chiedervi se volete ancora qualcosa allo scoccare dell’orario prefissato (di solito mezz’ora prima della chiusura del locale). Dopo non avrete più possibilità di mettere sotto i denti nulla!

nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza nataraj ginza

Nataraj Ginza
Ginza Kosaka Building 7F-9F
6-9-4 Ginza
Chūō-ku
Tōkyō
Tel. +81 (0)3 5537 1515
Metro: Ginza
Google Maps

Cucina: indiana vegetariana e vegan, macrobiotica vegan.
Orari: lun-dom 11.30-23 (ultimo ordine 22.30)
Prezzi: JPY 3800 (EUR 29) menù macrobiotico vegan; piatti principali JPY 1800 (EUR 14); dessert JPY 730 (EUR 6)
Piatti vegan: curry di tofu, insalata shanti, budino di zucca.
Note: si trova al settimo, ottavo e nono piano del Ginza Kosaka Building, sulla Chūō-dōri (uscita A2 della stazione metro Ginza). Accessibile ai disabili, accetta carte di credito.
Altre recensioni: Happy Cow

Indirizzo in giapponese:
ナタラジ 銀座店
東京都中央区6・9・4銀座小阪ビル7・9F



Seitan al prosecco in crosta di nocciole

14 01 2010

seitan with prosecco and hazelnuts

Non so se succeda anche a voi, ma periodicamente mi ritrovo con bottiglie di vino aperte per casa. Quindi, per evitare l’iscrizione alla sezione locale degli alcolisti anonimi, mi metto a usarlo ampiamente in cucina: trovo infatti che arricchisca e dia “colore” a molti piatti.
In questo caso, dopo Natale & Co., faceva bella mostra di sé in frigorifero un bottiglione aperto da un litro e mezzo di prosecco  extra-dry del Trevigiano e, per non disperderne l’aroma al contempo fruttato e deciso, l’ho  utilizzato come ingrediente principe di diversi piatti,  tra cui questa velocissima ricetta in cui il seitan, reso morbido e profumato da un generoso bagno nel vino, fa da contraltare alla croccantezza delle nocciole tostate che vanno a ricoprirlo.

Seitan al prosecco in crosta di nocciole

Per quanto riguarda il vino, ho usato un prosecco bio extra-dry del trevigiano, ma va benissimo anche uno spumante, mentre al posto del tè potete usare del brodo vegetale o più semplicemente dell’acqua calda. Importante scegliere un seitan corposo, consiglio caldamente quelli lavorati a mano in fette spesse. Le dosi sono per 4 persone.

seitan 4 fette (ca. 500 g)
olio extravergine d’oliva 3 cucchiai
prosecco extra-dry 240 ml
nocciole tostate 70 g
tè bancha caldo 2 cucchiai
prezzemolo 1 ciuffo
sale marino integrale 1 pizzico abbondante

Scaldate l’olio in una padella abbastanza capiente. Saltatevi le fette di seitan, girandole una volta.
Ricoprite con il prosecco e cuocete per 10’. Nel frattempo sciacquate e asciugate il prezzemolo e tritatelo finemente. Tritate le nocciole grossolanamente.
Rimuovete il seitan e tenetelo al caldo. Mescolate le nocciole in padella insieme al tè e al liquido rimasto.
Ricoprite il seitan con le nocciole e aggiungete il prezzemolo. Salate e servite.

15 minuti



Che magni?

8 01 2010

Come primo articolo del 2010 nessuna ricetta, nessun ristorante, nessun viaggio, ma qualcosa di cui non ho ancora mai parlato, primo perché non pensavo potesse essere molto interessante elencarvi quello che consumo regolarmente, secondo perché di informazioni specifiche su un regime vegano ne trovate a bizzeffe su internet. Ma siccome con l’anno nuovo ho naturalmente espresso qualche buon proposito, tra cui quello di rispondere con dovuta sollecitudine alle mail che ricevo, mi sembra giusto raccogliere in un post pubblico le risposte ad alcune domande che mi sono arrivate. In particolare ne approfitto per scusarmi con Riccardo di Padova e con Julia di Bolzano a cui avrei dovuto rispondere qualche mese orsono… Purtroppo lavoro e impegni vari non mi hanno permesso di essere più veloce, mi dispiace e vi ringrazio per la pazienza.

Di seguito un elenco dei punti secondo me fondamentali per adottare una dieta senza prodotti di origine animale. Spero possa esservi utile e, naturalmente, se doveste avere dubbi o domande, potete anche contattarmi personalmente al solito indirizzo: ilcucchiaiodilegno@gmail.com.
Prima di iniziare premetto di non essere un medico nutrizionista, ma di capirci abbastanza sia per interesse personale, sia per, diciamo, osmosi, dato che ne ho uno in famiglia.

Validità dal punto di vista scientifico-nutrizionale

Qualora nutriste dubbi sulla validità nutrizionale di un regime vegano, o qualora temeste di poter incorrere in carenze di vario tipo, consiglio la lettura approfondita delle seguenti fonti:
http://www.scienzavegetariana.it/
http://www.vegpyramid.info/

Ce ne sono molti altri, ma questi due hanno la valenza scientifica per supportare e confermare la validità della scelta di nutrirsi in questo modo, scelta principalmente etica, ma anche attenta alla salute.

Le basi

In generale, adottare una dieta vegan è più semplice di quanto possa sembrare (e non sapete quanto ho tentennato per passare dal latto-ovo-vegetarianesimo al veganesimo – ora mi sembra la scelta più naturale del mondo).  
Come regola, ricordatevi che i capisaldi su cui basare i propri pasti quotidiani sono sei, da consumare regolarmente tutti i giorni:

  1. cereali integrali (avena, farro, frumento, kamut, mais, miglio, orzo, riso, segale – più amaranto, quinoa e saraceno, anche se questi ultimi non sono propriamente cereali);
  2. verdura di stagione;
  3. legumi (ceci, cicerchie, fagioli, fave, lenticchie, lupini, piselli, soia);
  4. frutta di stagione;
  5. noci (anacardi, macadamia, mandorle, noci, nocciole, pinoli, pistacchi) e semi oleosi (semi di canapa, girasole, lino, sesamo, zucca);
  6. olii vegetali di elevata qualità spremuti a freddo (in primis l’extravergine d’oliva e quello di lino).

Come vedete, si tratta di alimenti caratteristici della dieta mediterranea, che potete trovare in qualsiasi luogo della penisola. Non c’è davvero bisogno di dover far scorte di seitan e tofu quindi. 
Seconda regola, a cui mi attengo nella scelta dei miei pasti quotidiani: consumate i prodotti quanto più possibile vicino al loro stato di natura. Meglio un frutto fresco di un succo di frutta, meglio il riso integrale del riso raffinato, il sale marino integrale del sale comune da cucina, e così via. In questo modo potrete mantenervi in salute, controllare il peso e non patire i morsi della fame ;-) 
Il consumo di prodotti industriali, seppure biologici e vegetali, come burro di soia e margarine, panna vegetale, budini vegetali, soia ristrutturata, e di zucchero integrale o grezzo è bene che rimanga limitato, magari solo per la preparazione di piatti più elaborati per i giorni di festa. Vi consiglierei inoltre di abolire o limitare fortemente il consumo di zucchero raffinato, facendo attenzione ai prodotti che ne contengono in grande quantità (marmellate e cioccolato), preferendo ad esempio marmellate realizzate con dolcificanti naturali o senza zuccheri aggiunti e cioccolato fondente equosolidale, dove si fa uso soltanto di piccole quantità di zucchero integrale.

Vita di relazione

In generale, impedite che la vostra scelta diventi un impedimento nella vita di relazione. Siamo animali sociali e tali dobbiamo restare. Ecco alcuni consigli sperimentati di persona:

  • cene fuori con amici: facilissimo trovare alternative ovunque. Nel caso chiedete al ristoratore di prepararvi qualche piatto semplice: un’insalata, una pasta al pomodoro o le verdure alla griglia le preparano ovunque. E la pizza ortolana basta chiederla senza mozzarella. Altrimenti organizzate voi e portate tutti in qualche posto vegan-friendly (fate riferimento al database di http://www.veganhome.it/ristoranti-locali/).

  • cene a casa di qualcuno: se non conoscete la persona, avvisatela preventivamente riguardo a quello che non mangiate ed eventualmente offritevi di preparare e portare qualche piatto. Nell’ultima cena da amici prima di Natale, mi hanno preparato una magnifica torta salata di verdure, oltre a verdure alla griglia e alle mie amatissime bruschette.

  • cene aziendali/di lavoro: di solito finirete in qualche ristorante che di piatti vegani non ne ha neanche l’ombra. In questo caso telefonate preventivamente e spiegate le vostre esigenze. Si tratta di solito di ristoranti di un certo livello che sapranno venire incontro alle vostre richieste senza problemi, anzi vi distinguerete con il vostro menù ad hoc. Io sono riuscito a cenare benissimo in templi della cucina piemontese come il Ristorante del Cambio o Il Nuovo Carretto, suscitando spesso l’invidia di chi era con me ;-) E non dimenticate di chiedere dello chef alla fine, e di complimentarsi per la sua inventiva e per la sua gentilezza.

  • Un’interessante lettura a tal proposito è Suzanne Havala, Essere vegetariani per negati, Mondadori.

In viaggio

Credo di essere un viaggiatore più o meno esperto, dato che mi piace farlo e dato che lo faccio anche per lavoro (sebbene odi immensamente fare le valigie!). Ecco alcuni consigli sperimentati sul campo:

  • Programmate con cura il viaggio. Questo non significa avere una scaletta definita di cosa fare, vedere, ecc. (sarebbe alquanto noioso e frustrante), ma di informarvi preventivamente sul paese o località dove andrete, sulle usanze, e sulle tradizioni gastronomiche. Quasi ovunque è possibile trovare e gustare piatti tradizionali senza prodotti animali. Certo sarà più semplice farlo a Londra e New York che ad Almaty o Ulan Bator, ma non è impossibile neppure lì.

  • Consultate uno dei migliori siti per individuare ristoranti e negozi di prodotti naturali, ovvero http://www.happycow.net/. Se ne avete voglia, registratevi e contribuite anche voi ad arricchirlo e a mantenerlo aggiornato, dato che è una vera manna (ah, mi trovate pure lì sopra). Oppure andate su http://www.veganhome.it/viaggi/.

  • Portate con voi qualcosa da mangiare che sia poco ingombrante e non deperibile. Io viaggio sempre con dei mix di frutta secca ed essiccata (i famosi mix dello studente…) e con barrette di frutta secca. Leggeri, comodi, stanno senza problemi nello zaino o nella ventiquattrore, sono un grande aiuto se proprio non trovate nulla di adatto per placare quella voragine nello stomaco ;-)

  • Sulle lunghe distanze aeree (oltre le quattro ore di volo), ricordatevi di prenotare il pasto vegano (codice VGML), offerto da qualsiasi compagnia (anzi molte, nell’ottica del risparmio, hanno eliminato il pasto latto-vegetariano VLML, sostituendolo in toto con quello totalmente vegetale). Tra l’altro, mi è più volte capitato di trovarmi sul vassoio anche un po’ di prodotti biologici, alla faccia delle schifezze propinate sui pasti normali.

  • Se viaggiate per lavoro, avvisate i vostri clienti/colleghi/partner commerciali, che sapranno così aiutarvi una volta a destinazione.

Attività sportiva

Non sono uno sportivo agonista, ma solo un semplice dilettante. Reputo l’attività fisica oltre che un piacere anche un elemento essenziale per vivere sani il più a lungo possibile. Naturalmente la dieta vegan è assolutamente compatibile con qualsiasi attività fisica di qualunque intensità, e a tal proposito vi rimando a numerosi siti sull’argomento.

In italiano:
http://www.vegansport.org/ita/
http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=38
http://www.veganitalia.com/modules/news/article.php?storyid=100
http://www.scienzavegetariana.it/
http://blog.libero.it/RANGERS/view.php?reset=1&id=RANGERS

In inglese:
http://www.veganfitness.net/
http://www.vibrantvegan.com/vegan-fitness.html
http://www.veganbodybuilding.org/
http://www.veganbodybuilding.com/

Quello che mi sento di aggiungere, basandomi sulla mia esperienza personale, è che, se mangiate correttamente (seguendo le indicazioni date ad esempio da www.vegpyramid.info) e se vi allenate con costanza (dando importanza anche al riposo), i risultati non tarderanno a presentarsi.

Sì, ma che magni?

Detto tutto ciò, a mo’ di esempio, vi riporto quello che è il mio piano alimentare tipo, considerando che sono un uomo di trenta(due, quasi tre) anni, che svolgo un lavoro sedentario, che pratico attività sportiva regolare (3/4 allenamenti a settimana in palestra/piscina), e che ho un robusto appetito ;-)

Colazione
Inizio sempre frutta fresca di stagione, saltuariamente anche spremuta o centrifugata sul momento. Per reintegrare i liquidi persi durante la notte, non manca mai una tazza di tè (solitamente bancha/kukicha o verde), o caffè di cereali (orzo, yannoh), o tisane e infusi. E poi una delle seguenti alternative:

  • porridge: fiocchi di cereali cotti in latte vegetale, con uvetta, cocco in scaglie e frutta secca tritata, dolcificato con malto;

  • muesli con latte o yogurt vegetale;

  • creme di cereali: utilizzo farine biologiche per la prima infanzia sciolte in latte vegetale, sempre con uvetta e frutta essiccata, frutta secca tritata, dolcificando con malto o amasake o altri dolcificanti naturali (sciroppo d’agave o d’acero);

  • pane tostato o di segale, oppure fette biscottate integrali, oppure gallette di cereali, spalmate di creme di frutta secca (burro di mandorla, arachidi, nocciole, tahin, ecc.) e di marmellata senza zucchero aggiunto, il tutto accompagnato da una tazza di latte vegetale;

  • crema Budwig quando sono in vena di mettermi a tritare i cereali in chicco ;-)

Con una colazione del genere si arriva tranquillamente alla tarda mattinata.

Pranzo e cena
Regola base per me è quella di iniziare con un piatto di verdure crude (2/3 varietà), condite con semi oleosi e una salsina a base di olio spremuti a freddo (di solito 1 cucchiaio di extra vergine d’oliva a pranzo e 1 di lino a cena), succo di limone o aceto di mele/riso, erbe aromatiche ed eventualmente qualcosa di piccante come un po’ di senape artigianale o di pasta di wasabi. Segue poi un piatto unico a base di cereali integrali, legumi o altre proteine vegetali (tofu e seitan li consumo non più di 2-3 volte a settimana) e verdure cotte. Grosso modo suddivido il mio piatto in due parti: una metà è occupata dai cereali, un quarto dalle verdure e un quarto dalle proteine vegetali. Il tutto accompagnato da un paio di fette di pane integrale a lievitazione naturale o di pane di segale.
A pranzo solitamente mi porto dietro i resti della cena precedente in thermos appositi, magari rielaborati velocemente al mattino. Usufruisco molto raramente della mensa aziendale :-) Qualora ne facciate uso, cercate di sensibilizzare i cuochi e scegliete comunque piatti non troppo elaborati.

Spuntini
Assolutamente vitali per me, sia a metà mattina che a metà pomeriggio. Al mattino un paio di frutti, al pomeriggio frutta, gallette di cereali, noci e qualche volta uno yogurt vegetale al naturale. Nei giorni di allenamento aggiungo una banana e gallette un’ora e mezza prima di iniziare, e, quando mi alleno con i pesi in palestra, un frullato proteico post-allenamento a base di latte di soia, banana, un paio di cucchiai di proteine della soia in polvere (bio senza OGM), un cucchiaio di cacao amaro o di carrube in polvere e un cucchiaino di spirulina. Il frullato non è naturalmente necessario, consideratelo qualora facciate sport di resistenza e se ne sentite il bisogno, però personalmente mi aiuta ad arrivare senza i morsi della fame se manca ancora un po’ all’ora di cena. Oppure mi porto una barretta proteica autoprodotta a base di burro d’arachidi bio, sciroppo d’acero, proteine di soia in polvere, uvetta e noci.

Integrazione
L’unica integrazione che faccio è quella di vitamina B12, cosa che dovrei fare anche se fossi onnivoro perché manco del fattore intrinseco (ho scoperto di soffrire di carenza da B12 quando ho fatto degli esami specifici nel passaggio da una dieta onnivora e molto ricca di prodotti animali al vegetarianesimo).

Extra
L’utilizzo di panna vegetale e burro di soia che trovate nelle mie ricette è quindi molto saltuario (1-2 volte al mese al massimo). Anche di dolci non ne consumo un granché, riservandone il consumo a occasioni di festa (e il fatto di non farli comparire quotidianamente me li fa apprezzare ancora di più come qualcosa di speciale e unico).

Per concludere

Se state muovendo i primi passi o se state considerando la scelta vegan, vi consiglio anche la lettura approfondita dei seguenti siti:
http://www.vegfacile.info/
http://www.saicosamangi.info/
E se non sapete che cucinarvi, oltre a prendere spunto dal mio blog e dai numerosi altri blog vegani e vegetariani che trovate anche fra i miei preferiti, vi consigli altri due siti e un forum in italiano:
http://www.vegan3000.info/
http://www.ricette-vegetariane.it/
http://www.vegangourmet.it/